Mario Midali
(NPG 1976-10-24)
Riprendiamo il discorso sulla spiritualità per operatori di pastorale giovanile, traducendo nella situazione specifica le linee teologiche generali presentate nell'articolo precedente.
Il quadro di riferimento è il progetto di pastorale giovanile di cui la rivista si fa portatrice. Le linee teologiche generali sono cioè rilette all'interno delle categorie operative che caratterizzano «questa» pastorale giovanile. Nascono istanze che qualificano l'operatore pastorale: determinano il suo agire e quindi chiamano in causa la sua persona, la sua identità.
Crediamo di poter sintetizzare questo «quadro di riferimento» sottolineando un fatto. Per molti aspetti, la pastorale giovanile si svolge in strutture secolari e con attività secolari, profane: scuola, sport, vita di gruppo... La «Gaudium et spes» ci ricorda l'autonomia e la consistenza di queste attività e strutture umane: esse non sono mai per sé mezzi di finalità religiose.
Questo dato pone dei problemi alla vita spirituale e apostolica dell'operatore di pastorale giovanile. C'è il pericolo che queste attività e strutture non vengano riconosciute come autonome, ma vengano strumentalizzate o assorbite in un progetto criticabile di pastorale e di spiritualità apostolica. Oppure, c'è il rischio che tali attività e strutture vengano talmente assolutizzate da non poter essere assunte in un'esperienza di fede da parte dell'operatore pastorale, creando così nella sua vita una pericolosa disintegrazione tra impegni educativi e vita di fede.
Per ovviare a questi rischi, l'autore suggerisce una serie di «atteggiamenti». Dal loro insieme nascerà, anche nell'operatore di pastorale giovanile, un principio di «integrazione tra fede e vita», capace di fondare una sua autonoma spiritualità.
Le annotazioni fatte nell'articolo precedente riguardano gli operatori pastorali laici, preti o religiosi indistintamente, e mettono in luce gli atteggiamenti inerenti specialmente al loro ministero laicale o presbiterale e meno alle condizioni concrete in cui si svolge la loro azione apostolica, e senza distinguere i destinatari della medesima.
Vorremmo ora definire meglio questi stessi atteggiamenti ma considerandoli nei distinti momenti in cui si snoda l'azione pastorale (analisi della situazione, progettazione e strategia d'intervento) e mettendoli in diretto riferimento al mondo dei giovani. Ciò ci consentirà di evidenziare le movenze e i significati particolari che vengono ad assumere nella concretezza dell'agire pastorale tra i giovani.
Le schematiche indicazioni che seguono sono sostanzialmente il frutto di una riflessione teologica sulla vita e azione quotidiana degli educatori cristiani dei giovani; sono frutto di una riflessione sulla prassi dell'educazione liberatrice tra i giovani.
ATTEGGIAMENTI SPIRITUALI INERENTI ALL'ANALISI E VALUTAZIONE PASTORALE DELLA SITUAZIONE GIOVANILE
Vanno sottolineati i seguenti:
a) Senso profondo dell'agire di Dio nella storia individuale e comunitaria dei giovani, non come concorrente o come semplice accompagnatore della loro vita, ma come primo operatore nel mistero della loro persona a tu per tu con la loro coscienza. Più dettagliatamente, senso profondo dell'agire privilegiato di Dio con i giovani «poveri», della sua presenza gratificante o giudicante nel loro quotidiano, nei loro interessi, problemi e attese, nei loro sentimenti di frustrazione, di colpa, di insoddisfazione, di ricerca... Senso profondo dell'agire di Dio che si manifesta negli avvenimenti quotidiani e specialmente nei segni dei tempi: è attraverso essi che significa la sua volontà, cioè quello che è positivo e va promosso, e quello che è negativo e va combattuto ed eliminato. Questo senso profondo della presenza operativa di Dio nel quotidiano dei giovani esige il costante superamento di una visione terrenista o laicista delle persone e degli avvenimenti, esige il superamento di un atteggiamento secolarista facilmente respirabile in non pochi ambienti culturali attuali.
b) Vigile consapevolezza di un mistero di iniquità anch'esso operante nella storia individuale e comunitaria dei giovani, e delle gravi e spesso irreparabili conseguenze che esso provoca in loro. Di qui l'urgenza costante a saper cogliere le molteplici forme di manipolazione, sfruttamento e oppressione dei giovani, emergenti nei distinti ambienti, e il superamento di facili atteggiamenti di acquiescenza alla conoscenza raggiunta della situazione reale della gioventù.
c) Ricorso corretto e aggiornato alle scienze e agli strumenti di rilevazione e valutazione dei fenomeni socioreligiosi: l'agire concreto di Dio si esprime in eventi, in valori e disvalori che affiorano continuamente nei gruppi umani. Per coglierli, sono oggi indispensabili le conoscenze e le metodologie offerte dalle scienze antropologiche, la psicologia e la sociologia. L'operatore di pastorale giovanile è chiamato dalla dinamica stessa della sua azione e dallo spirito con cui va attuata, a superare comodi atteggiamenti di empirismo, di pressappochismo, di dilettantismo, nell'analisi della situazione, e deve sentirsi continuamente stimolato a ricorrere all'uso corretto di tali scienze e metodologie e a un aggiornamento permanente in esse. Ciò fa parte dell'ascesi dell'azione pastorale e, oggi soprattutto, implica un impegno e sforzo non indifferenti, atteso il rapido sviluppo di dette scienze e metodologie.
d) Saggezza evangelica e ascesi pastorale nel saper cogliere e valutare i segni della presenza gratificante di Dio nei giovani (tutti i loro valori e valide aspirazioni) e della presenza giudicante di Dio in loro (tutti gli aspetti negativi dell'agire dei giovani) Quindi, la sempre rinnovata volontà di accettare i giovani come sono, di sottolinearne i valori, di comprenderne con simpatia (la bontà del Buon Pastore) i limiti, le debolezze, alla luce del progetto di Dio su loro.
e) Carità apostolica giovanile che faccia assumere in maniera permanente gli atteggiamenti spirituali caratteristici dei giovani (ma non esclusivi di loro): l'attenzione perseverante al futuro sempre nuovo che viene da Dio; la radicale disponibilità alla novità; la speranza di un futuro che viene da Dio; le manifestazioni particolari della presenza dello Spirito. Questi atteggiamenti giovanili implicano negli operatori pastorali un'ascesi che li mantenga aperti al futuro, attenti criticamente alla novità e disponibili ad assumere quanto è dono nuovo di Dio, pieni di speranza nel lavoro di costruzione del piano di Dio nei giovani, dinamicamente fedeli all'azione dello Spirito ovunque soffi. In tutto questo va visto il realismo ottimista che deve guidare gli operatori nell'analisi e valutazione pastorale della situazione giovanile concreta. Esso è diametralmente opposto al massimalismo e al minimalismo, alla facile sfiducia, al disimpegno, al comodo conservatorismo e alla routine pastorale.
ATTEGGIAMENTI PASTORALI INERENTI ALLA ELABORAZIONE DEL PROGETTO GLOBALE
Sotto questo numero intendiamo definire gli atteggiamenti principali che devono guidare costantemente nell'elaborazione e riformulazione permanente del progetto globale a lunga scadenza, e non principalmente nella programmazione immediata e a breve scadenza.
a) Coscienza di fede della grandezza e novità del piano divino sull'uomo, su ogni uomo e, quindi, su ogni giovane, ancorché povero e bisognoso di liberazione e promozione; coscienza che sappia far superare gli angusti limiti di ogni progetto umano suggerito più da una visione sovente troppo umana quando non meschina dei giovani e generalmente espressione più dei limiti dei risultati pastorali dell'operatore che non dell'azione potente, ancorché nascosta e non valutabile, di Dio. Il piano di Dio su ogni uomo è sempre un evento di futuro, aperto al nuovo, all'inedito. Nell'elaborare il progetto pastorale, l'operatore deve calcolare su questa novità e deve quindi armarsi di speranza coraggiosa, prudentemente temeraria (quanto lo furono i Santi apostoli!), perennemente ammalata di un sano ottimismo, fedele irriducibilmente al detto «contra spem in spem credidi». Questo perché in ogni progetto pastorale c'è dentro Dio e la sua onnipotenza operante nel mistero delle persone e della storia umana.
b) Ascesi di creatività e fedeltà: l'elaborazione del progetto pastorale sui giovani va fatta sulla base delle indicazioni fatte da Dio nella storia della salvezza ed emergenti, sotto forme sempre rinnovantesi, nei segni del quotidiano e specialmente nei segni dei tempi. Si tratta quindi di un progetto elaborato non a tavolino, ma nell'attenzione vigile e critica a quello che la vita umana e cristiana fa affiorare continuamente di buono e valido per la promozione dell'uomo. Si tratta ancora di un progetto che va periodicamente verificato e riempito di sempre nuovi valori rispondenti alle attese dei giovani in ogni ambiente ed epoca storica. Questo lavoro non può essere compiuto senza un'ascesi di fedeltà e di creatività. Di fedeltà a Dio che indica nel divenire storico come promuovere realmente la dignità dell'uomo, e che offre nella Scrittura, letta e interpretata nella Chiesa, la chiave di comprensione del suo attuale agire nella storia. Di creatività nel saper cogliere i validi aspetti nuovi e nell'integrarli nel progetto che dovrà essere perennemente rinnovato con fantasia pastorale. L'operatore pastorale deve armarsi di grande coraggio e costanza nell'assumere i valori della prassi e quelli della riflessione sulla medesima. Solo così il suo progetto pastorale manterrà la credibilità e il potenziale contagioso indispensabile per aver presa sulle reali e profonde attese giovanili.
c) Atteggiamento intelligente e critico nel personalizzare il progetto. Ogni progetto pastorale non resta una semplice meta ideale Esso opera dinamicamente nell'intero divenire dell'azione pastorale che mira appunto alla realizzazione progressiva in un determinato piano. Di conseguenza esso deve essere personalizzato attraverso l'azione pastorale, deve essere cioè tradotto in traguardi parziali raggiungibili concretamente dai giovani nelle distinte fasi della, loro maturazione umano-cristiana. Ciò implica la lotta contro forme più o meno aperte di massimalismo che lo vorrebbe attuato pienamente e subito, e contro forme di minimalismo che si limitano al raggiungimento di obiettivi alla portata di tutti. Ciò implica ancora l'attenzione critica agli aspetti contingenti e necessariamente imperfetti di ogni realizzazione del progetto, ed inoltre, la volontà fattiva di relativizzare tali realizzazioni e di superarle con un sano senso del provvisorio.
d) Dura mistica dell'integrazione tra fede e vita: il progetto pastorale per essere credibile dai giovani e dai destinatari in genere dell'azione pastorale, deve essere già realizzato, anche se imperfettamente, dall'operatore. È qui espresso il valore insostituibile e il potenziale contagioso della personalità e della testimonianza dell'apostolo dei giovani. Un progetto pastorale sprigiona tutta la sua forza attraente solo quando l'operatore pastorale si presenta ai giovani come una persona in cui tale progetto è già, almeno parzialmente, realizzato. Si ridurrebbe a ben poca cosa il proporre anche nel modo più intelligente ed aggiornato un progetto pastorale, se poi esso non trovasse nell'apostolo o nell'équipe pastorale un riscontro vissuto e, quindi, credibile. Di qui l'estrema importanza che l'operatore di pastorale giovanile abbia attuato, lui per primo, l'integrazione tra fede e vita che si prefigge nella formazione dei giovani, e sia costantemente impegnato in questa difficile mistica, perché tale «grazia d'unità» non è mai pienamente raggiunta ed è perennemente minacciata.
ATTEGGIAMENTI SPIRITUALI INERENTI ALLA STRATEGIA PASTORALE
Per strategia intendiamo il complesso di attività necessarie perché l'operatore pastorale conduca i giovani dalla loro situazione concreta verso il raggiungimento del progetto prospettato. Essa comprende: gli operatori pastorali e la loro interazione (= collaborazione, comunicazione), il metodo di intervento (obiettivi immediati, punti strategici) la verifica e la rettifica e le decisioni da prendere in ognuno di questi momenti.
A ciascuno di questi elementi dell'azione pastorale corrispondono degli atteggiamenti spirituali nell'operatore che vorremmo qui segnalare rapidamente.
a) Spiritualità di comunione marcatamente giovanile. Questo primo atteggiamento globale riguarda gli operatori e la comunicazione. Nella pastorale giovanile entrano come attori: gli operatori pastorali, i giovani e la comunità ecclesiale. Se vuole essere veramente ecclesiale, tale pastorale deve procedere all'insegna della comunione, della fraternità, della corresponsabilità e della solidarietà. La spiritualità dell'operatore pastorale tra i giovani dovrà essere quindi totalmente animata dal senso profondo della comunione con loro e con i collaboratori, nel quadro della pastorale organica della Chiesa locale. Tale comunione implica la giusta valorizzazione dei carismi dei giovani. Deve far in modo che i rapporti con loro e tra i collaboratori siano improntati alla fraternità evangelica. Deve trovare espressione concreta nella corresponsabilità che garantisca un ampio margine di intervento ai giovani nella programmazione, nell'elaborazione delle decisioni specialmente importanti e nella loro esecuzione. Deve riempirsi di volta in volta di contenuti concreti di solidarietà, suggeriti dalle reali necessità ed urgenze delle persone e degli ambienti.
E siccome nella pastorale giovanile attori essenziali sono gli stessi giovani (AA 12), questa spiritualità di comunione deve assumere, negli operatori pastorali, un'impronta decisamente giovanile. Sarà quindi aperta, sensibile e disponibile agli apporti dei giovani, alle loro sensibilità, alle loro attese, alle forme di rapporti interpersonali che i giovani stabiliscono tra loro nei distinti ambienti e nei differenti momenti storici. Sarà ancora attenta alle forme di comunione ecclesiale ricevute dal passato, ma altrettanto attenta a quelle continuamente emergenti nel mondo dei giovani, ancorché nuove e sovente sconcertanti. In breve, l'operatore pastorale deve essere animato da un vivo e generoso senso della Chiesa, che comprenda sia le forme concrete e i valori irrinunciabili in cui si è realizzata ieri, sia le forme nuove, le promesse e le speranze germinali in cui si esprime nell'oggi e nel domani. Per fare questo occorre l'audacia dei pionieri!
Anche la comunicazione o informazione indispensabile all'azione pastorale deve essere ovviamente ispirata da questa spiritualità di comunione sia nella sua circolazione orizzontale (tra i giovani, tra i collaboratori), sia nella sua circolazione verticale (tra gli operatori e i giovani e viceversa). Ci si dovrà conseguentemente premunire contro la sottile tentazione di trasformarla in strumento di potere, di pressione o comunque di manipolarla. Il rispetto, la valorizzazione delle persone e la volontà di coinvolgerle al massimo nell'intera opera pastorale devono essere gli atteggiamenti spirituali che guidano questo punto nevralgico del processo pastorale.
b) Crocifiggente ascesi di una pastorale giovanile pluralista. Questo secondo atteggiamento spirituale riguarda il metodo di intervento pastorale. L'esigenza di impostare un'azione pastorale pluralista che raggiunga potenzialmente tutti i giovani (specialmente i più poveri) nelle loro situazioni socio-religiose reali; la necessità di dover ricorrere a metodi di intervento pure pluralistici, quello antropologico e quello kerigmatico, utilizzati in maniere e misure differenti; la fedeltà totale a Dio, alla sua proposta e la fedeltà pure totale all'uomo e alla sua libera risposta con tutte le implicanze relative, esigono dall'operatore pastorale un'ascesi tutt'altro che facile. Crediamo che stia qui la «croce » dell'apostolo dei giovani.
È praticamente impossibile realizzare una metodologia di intervento che voglia raggiungere tutti i giovani e adattarsi al differente progredire di ciascuno di loro o dei loro gruppi, senza un impegno ascetico dai seguenti tratti caratteristici: operosità instancabile; senso della concretezza delle situazioni ed esigenze dei giovani e dei valori ad essi realisticamente proponibili; senso della gradualità del proprio intervento perché sia in corrispondenza al processo di maturazione del giovane; costanza dell'impegno e fortezza della dedizione, che facciano superare le immancabili tentazioni di abbandonare il campo e di deporre le armi, vista la difficoltà dell'impresa; fantasia pastorale nel percepire sempre nuove possibilità di intervento apostolico, nel prevedere pericoli, nel superare ostacoli, nel prospettare traguardi raggiungibili, nello stimolare le energie positive dei giovani o nel bloccarne fenomeni devianti o comunque negativi.
c) Schiettezza e coraggio nella verifica e rettifica. Nell'azione pastorale vanno contemplati momenti di verifica e di eventuale rettifica dell'attività apostolica. In questo punto è facile che, coscientemente o inconsapevolmente, si sia guidati da atteggiamenti che ostacolano un serio lavoro. L'esperienza ci ha fatto conoscere come prevalenti questi: la paura di guardare in faccia con estrema schiettezza e obiettività alla situazione; la volontà di minimizzare o di nascondere gli aspetti carenti, gli eventuali sbagli o le possibili sconfitte; la ritrosia ad ammettere proprie responsabilità in errori o insuccessi; l'addebitare agli altri la colpa di possibili sconfitte; il rifugiarsi nella tristezza e difficoltà dei tempi, nella cattiveria delle persone, nei limiti dei collaboratori. Oppure, in altra direzione, il facile entusiasmo o l'ottimismo massimalista che faccia coprire gli aspetti carenti o negativi; il disinteresse per un'opera di verifica; il rimettere troppo affrettatamente e interessatamente le cose nelle mani di Dio, in un criticabile atteggiamento miracolistico... Questi ed altri atteggiamenti sono motivati da esigenze di prudenza, di non creare situazioni di paura, di non spegnere l'entusiasmo, di difficoltà a fare una vera verifica, di difficoltà a poter cambiare le cose...
Siamo invece dell'idea che un serio lavoro di verifica e, di eventuale rettifica esige schiettezza e sincerità massima che non sconfinino però nel pessimismo e nell'autolesionismo; lucidità di analisi dell'operato, delle cause della sua buona e meno buona riuscita, senza cadere nella facile generalizzazione; il coraggio di ammettere carenze, inadempienze, errori, senza cadere in atteggiamenti di sfiducia o di animose rimostranze o di acre rimprovero; la serenità e correttezza nel giudicare i risultati positivi senza cedere all'euforia del momento o a fatui entusiasmi, la disponibilità effettiva a modificare la programmazione che però non sia proclive a rimettere tutto troppo facilmente in discussione; la volontà efficace nell'effettuare i cambi stabili senza lasciarsi frenare troppo interessatamente dal timore di dover essere criticati per un cambio di opinione o di direttiva di marcia.
CONCLUSIONE
Al termine di queste scheletriche annotazioni di spiritualità per operatori di pastorale giovanile, una conclusione molto semplice si impone da sola: un'attività che voglia essere autenticamente pastorale, cioè nella linea del servizio di Cristo verso l'uomo, implica una mistica apostolica estremamente esigente, perché deve essere radicalmente fedele all'agire costante dello Spirito del Signore Gesù nelle coscienze, negli avvenimenti e nella storia. Ma tale agire divino è misterioso, sempre nuovo e imprevedibile, sempre vittorioso e sempre totale da parte di Dio stesso, come Lui stesso ha rivelato in Gesù Cristo. La mistica dell'apostolo è difficile ed estremamente impegnativa appunto perché deve percorrere la stessa via del Signore in cui crede, per cui vive, che testimonia, che annuncia.

