Scopi e compiti della pastorale giovanile



    Sinodo nazionale tedesco

    (NPG 1974-05-56)


    Trascriviamo un documento del Sinodo Nazionale Tedesco che ha per oggetto la «pastorale giovanile oggi» e che quindi offre stimoli alla riflessione deg operatori pastorali italiani.
    Un aspetto tra gli altri desideriamo sottolineare, perché ci pare rispondente quella istanza di concretezza che tante volte abbiamo raccomandato dalle pagine della nostra rivista.
    La pastorale giovanile non viene dedotta aprioristicamente, ma indotta da un analisi accurata della realtà sociale e psicosociale del mondo giovanile.
    Partendo da questo concreto, l'approdo non può essere che l'elaborazione di alcune linee operative capaci di superare un certo diffuso genericismo e spontaneismo.
    Molte annotazioni sono trasferibili di peso anche nel nostro ambiente. Altre evidentemente, risentono del contesto in cui sono nate.
    Ma proprio per queste, è rilevante il metodo di lavoro, al di là degli stessi contenuti elaborati.


    L'impegno per il mondo giovanile viene considerato oggi da molti responsabili un'impresa problematica, inquietante e difficile. In particolare modo rimane insoluto il problema di una migliore interrelazione tra le diverse generazioni. Pur non essendo nuovo, tale conflitto sembra inasprirsi per la progressiva differenziazione sociale e per la crescente perdita di valori comuni. Inoltre, la rapida evoluzione della società ha ridotto il numero di anni che determinano una generazione. Tra le altre dimostrazioni dell'effettiva esistenza di questo fenomeno, vi è una difficoltà sempre maggiore che ostacola l'intesa anche fra persone di età non troppo diversa. Le idee, il linguaggio e le abitudini, infatti, sono tanto eterogenee da rendere problematica ogni possibilità di dialogo.
    Le soluzioni e i rimedi proposti vanno dalle formule a breve scadenza fino alla rassegnazione. A prescindere da questi due atteggiamenti radicali, v'è la necessità che tutte le forze sociali, e quindi anche le chiese, concorrano con i giovani a risolvere il problema.
    La pastorale giovanile è un momento di autorealizzazione e di diaconia della chiesa.
    Autorealizzazione: in quanto giovani cristiani che compongono la chiesa cercano di fare l'esperienza di comunione di vita strutturandola in modo autonomo. Di norma, il rapporto generico fra il mondo dei giovani e quello degli adulti è contrassegnato da controversie, da conflitti, da difficoltà di intesa. Pertanto anche la relazione tra la chiesa e la gioventù - la «chiesa giovane» - va vista come un rapporto di tensione che talvolta può dare l'impressione di antitesi. Anche se così fosse la pastorale giovanile rimane un'autorealizzazione della realtà ecclesiale.
    D'altro canto essa è anche diaconia della comunità dei cristiani, servizio ai giovani in genere e ai giovani della chiesa. La sollecitudine verso gli individui in fase di maturazione è un servizio reso alle singole persone e alla società, il cui futuro dipende strettamente dalla riuscita dell'interrelazione tra le varie generazioni. Pertanto l'interessamento di un gruppo sociale verso i giovani non può mai essere considerato come una trasmissione dei propri valori e delle proprie idee. La pastorale giovanile andrebbe quindi intesa come diaconia sociale, servizio ai giovani, alla società e al suo futuro. Solo dove questo atteggiamento fondamentale è credibile, la pastorale giovanile può sperare che vi saranno sempre giovani disposti a seguire Gesù.
    Il contenuto del servizio della chiesa alla gioventù sarebbe menomato se i giovani fossero visti solo come i destinatari e l'oggetto di questo servizio, senza essere essi stessi inseriti in misura crescente nel processo di diaconia. La pastorale giovanile, in quanto autorealizzazione della «chiesa giovane», è esercizio della maturità cristiana e sociale nella misura in cui dischiude ai giovani la possibilità di partecipare alla strutturazione della realtà ecclesiale e sociale.

    PRESUPPOSTI SOCIALI E PSICO-SOCIALI

    I presupposti sociali per una pastorale giovanile, considerata autorealizzazione e diaconia della chiesa, sono una realtà in continua evoluzione e vanno continuamente modificati.
    Questi mutamenti influiscono sempre sulle condizioni psichiche e sociali nelle quali i giovani crescono.
    L'analisi critica di tali presupposti, come pure il tentativo e la sollecitudine a intervenire per migliorarli e a collaborare alla loro strutturazione, sono insieme presupposto e compito di un impegno a favore dei giovani. È inoltre necessario un continuo esame della condizione psichica e sociale dei giovani, dei loro problemi, delle loro esigenze e del loro modo di interpretare la vita, per riuscire così a trovare un vero contatto con loro. Situazioni sociali e psico-sociali influiscono in notevole misura sull'esperienza individuale del mondo. L'interdipendenza dei due fattori viene sempre più sentita e articolata da molte persone, anche giovani, le quali colgono in modo particolare le contraddizioni, le ingiustizie e i fenomeni alienanti della realtà sociale. Varie sono le loro reazioni, sia come gruppo di coetanei, che come minoranza: apatia e fuga, protesta e ribellione, ma anche un atteggiamento positivo e critico, come si nota in gruppi impegnati che esperimentano forme di vita e di comportamento alternative. La minoranza critica e il notevole influsso che essa ha esercitato sull'opinione pubblica negli ultimi anni, non deve far dimenticare il fatto che molti giovani si trovano indifesi di fronte alla pressione e agli influssi esterni, e, senza un adeguato aiuto, finiscono per adattarsi all'inevitabile contrapposizione.
    Accanto a costoro e alla minoranza sopra accennata, v'è un terzo gruppo di giovani che cerca la sua posizione nella società attraverso un atteggiamento di discussione critica.
    In questa discussione, i giovani hanno maggiori possibilità di riuscita quanto più ampie sono le possibilità di istruzione, che sono diverse per le varie età. Ne consegue che nella nostra società contemporanea le possibilità di socializzazione dei primi anni del bambino sono determinanti rispetto alle successive possibilità di formazione, e ciò lo si nota principalmente nei primi anni del bambino.
    È necessario non cedere alla tentazione di voler comprendere tutta la vasta gamma di posizioni, atteggiamenti e forme di vita dei giovani in una formula unica. Per questo motivo, appunto, l'impegno per i giovani esige la costante disponibilità a prendere continuamente atto del modo con cui i giovani vedono se stessi, esaminando attentamente la realtà giovanile. Ogniqualvolta i giovani assumono un atteggiamento critico, presentano un comportamento deviante, si ribellano, oppure, viceversa, si impegnano, mettono in evidenza la loro tipica problematica, quella cioè che riguarda il senso della loro esistenza. Essi vedono il loro destino indissolubilmente legato con il futuro comune della loro società e dell'umanità.
    Tuttavia anche i fenomeni di apatia o di adattamento sono indirettamente espressione di una difficoltà di maturazione dietro alla quale si celano, in modo più o meno consapevole, i medesimi interrogativi circa il senso della propria esistenza, la ricerca della felicità e della accettazione da parte dei propri simili.
    L'impegno a favore dei giovani partirà dalla contraddizione e dal divario tra realtà sociale e problematica giovanile; si fonderà su questi problemi e su queste loro necessità elementari.
    Esso diviene quindi parte integrante dell'impegno umano per dare un senso al mutamento sociale che non si può più intendere come un cieco fato, ma va visto come opera dell'uomo.
    D'altronde, alla programmazione razionale si oppongono ostacoli che provengono in parte da forze irrazionali, come ad esempio i meccanismi che portano alla distruzione dell'ambiente, in parte da interessi ben precisi di coloro che traggono profitto dalle ingiustizie esistenti. Il crescente divario tra nazioni ricche e paesi poveri, la guerra quale mezzo per estendere le zone d'influsso delle proprie ideologie, il cieco e gretto nazionalismo vengono condannati da un numero sempre maggiore di uomini, soprattutto giovani. Nelle nostre società altamente industrializzate si nota che il passaggio dal progresso scientifico-tecnico al progresso economico non ha portato con sé solo un miglioramento delle condizioni di vita, ma rischia di divenire fallimentare a causa di una progressiva perdita di valori umani. L'uso indiscriminato di forze umane e di beni materiali ai fini di un aumento dei profitti è contraddittorio dal punto di vista di una programmazione umana del futuro. Lo stesso vale per uno sviluppo economico basato sulla creazione di esigenze nuove, in parte equivoche, specificamente finalizzate.
    I giovani manifestano una crescente sensibilità a queste contraddizioni e ai loro effetti sul proprio sviluppo. Nel contesto dell'esistenza individuale, tali contraddizioni aumentano a causa del pluralismo ideologico delle società moderne. Da un lato esso viene sentito senza dubbio come una crescita e una maggiore libertà, dall'altro comporta ulteriori difficoltà di orientamento per il giovane. Non è raro che i giovani, alla ricerca della verità e di riferimenti orientativi, siano preda di ideologie, cadendo in modo acritico nei loro sistemi logici e nelle loro risposte precostituite con la stessa facilità con cui subiscono altri influssi e manipolazioni. Nella loro ricerca di libertà, di felicità e di veri rapporti umani, spesso si sentono ingannati, quando queste esigenze vengono sfruttate per riuscire a porre i giovani in una nuova situazione di subordinazione.
    L'impegno per i giovani dovrà anzitutto essere una collaborazione ad articolare le contraddizioni sociali e personali percepite, a rendersi conto dei rapporti esistenti, e insieme esprimere in essi il problema del senso dell'esistenza umana e del giovane. Un impegno responsabile di matrice cristiana - accettando il dato rivelato sulla realtà umana - darà peso al reciproco influsso della situazione di peccato dell'uomo e della società e alla necessità di perfezione.
    Essa non addosserà tutto il male esistente solo alle condizioni sociali, ma anche alla colpa e alle carenze, alla peccabilità e all'imperfezione degli uomini, e anche della chiesa, che, per molti giovani, costituisce uno scandalo simile a quello della società imperfetta che contestano.
    Metro dell'agire cristiano è la donazione altruistica di Gesù agli uomini; in essa si è manifestato in modo definitivo l'atteggiamento di benevolenza di Dio verso l'uomo. Pertanto l'impegno dei cristiani sarà un servizio altruistico ai giovani e alla strutturazione di una società che potrà essere considerata valida e degna dell'uomo da parte di coloro che sono in fase di maturazione. Il suo non è uno scopo propagandistico, ma quello di dare all'uomo i motivi e la capacità di orientare la propria vita sul modello di Gesù.

    FONDAMENTI ANTROPOLOGICI E TEOLOGICI

    In tutti i momenti della propria esistenza, l'uomo è alla ricerca della propria autorealizzazione che egli chiama felicità, amore, gioia, salvezza. Questa ricerca trova nei giovani la sua caratterizzazione particolare nella ricerca del senso e dell'identità, della felicità e dell'accettazione da parte dei propri simili.
    In base a tale dato di fatto, una pastorale giovanile collegherà le fondamentali esperienze umane all'interpretazione cristiana.

    Autorealizzazione e fede

    L'uomo è continuamente alla ricerca della propria identità e il giovane ancor più dell'adulto è posto di fronte all'interrogativo: qual è il senso della mia vita, della comunità, dell'amore, del lavoro, della società? Vi sono le spiegazioni dell'esistenza umana date dalle ideologie profane, che nelle loro interpretazioni vanno dall'assurdità al godimento quale unico contenuto della vita, dal culto del progresso all'esaltazione del successo, da un illimitato guadagno a una società senza classi. Per quanto varie siano queste proposte per spiegare l'uomo, tutte debbono giustificare e integrare le tensioni di cui si fa ogni giorno l'esperienza: tra corpo e spirito, tra individuo e società, tra autorealizzazione e strutturazione del mondo, tra vita e morte. L'esistente umano è sempre in rapporto con se stesso e insieme con realtà che sono al di fuori di sé.
    Il significato cristiano della vita, che la pastorale giovanile illustra nella situazione concreta quale appello e proposta, è stato rivelato in Gesù Cristo, nel quale Dio dà la risposta definitiva e irrevocabile all'interrogativo degli uomini circa la salvezza.
    Mediante lui, infatti, Dio pronuncia il suo sì incondizionato all'uomo e al mondo (2 Cor 1,19-20), lo invita alla comunione totale e illimitata con sé. Questo sì di Dio non è solo proposta e appello, ma è insieme cammino: la via di Gesù. L'esistenza, la morte e la risurrezione di Cristo, la sua opera e il suo messaggio, determinano la strada che l'uomo dovrà percorrere per giungere a se stesso, al proprio simile, al mondo e a Dio. Questa «nuova via» (At 9,2), pur essendo stata aperta una volta per sempre in Gesù Cristo, va ricercata e percorsa in ogni epoca. L'esistenza cristiana deve imitare la vita di Gesù (Rm 6,1-10), deve orientarsi al comandamento principale, quello dell'amore (Mc 12,29-31) e fonderà il servizio al prossimo e al mondo nella solidarietà di Gesù con i poveri e i deboli (Mt 25,40). Nella misura in cui la sequela di Cristo sarà vissuta con maggior determinazione, tanto più sarà possibile fare una profonda esperienza di Dio (nella preghiera, nei sacramenti, nell'ascolto della parola di Dio, nell'accettazione del prossimo), tanto più sarà possibile vivere la comunione di fede e d'amore nello Spirito di Gesù, tanto più darà il coraggio di essere con Gesù al servizio di tutti. Tale atteggiamento, però, concede all'uomo anche lo spazio per realizzare i suoi talenti personali e sociali. L'aiuto a questa autorealizzazione costituisce il singolare servizio della chiesa al giovane e l'elemento discriminante per una pastorale giovanile.

    Rapporto sociale e comunità

    In tutte le sue esperienze fondamentali, l'uomo vive un costante riferimento ad altri uomini, soprattutto nell'età della maturazione. In questo processo, il giovane si allontana dalla famiglia, dalle sue categorie e dalle sue ideologie infantili, mentre sempre maggior rilievo acquista il gruppo in quanto ambiente di vita e di esperienza. La convivenza con coetanei - in gruppi di durata più o meno lunga, orientati alla persona o a determinati contenuti e con un numero più o meno grande di aderenti - porta l'individuo a prendere coscienza sempre più profondamente di sé e degli altri, fa esercitare la tolleranza, la solidarietà e la sensibilità per i processi sociali, insegna ad allacciare rapporti umani autentici. Il gruppo sarà quindi l'intermediario che renderà possibile partecipare a tutta la vita sociale ed ecclesiale.
    Nell'esperienza del rapporto con la società, l'uomo comprende il carattere comunitario della salvezza. Egli infatti non la riceve solo in quanto «uditore della parola» (Gc 1,22) e «uomo nuovo» (Ef 4,24), ma tramite un costante riferimento alla comunità che testimonia Gesù, modello primordiale dell'uomo e mediatore della salvezza.
    In questo senso, proprio la comunità cristiana si potrebbe presentare come il luogo della maturazione personale, dove il cristiano è consapevole di essere accettato dai propri fratelli e dalle sue sorelle.
    Il giovane dei nostri giorni non può tuttavia fare l'esperienza diretta di chiesa nella parrocchia indifferenziata, che non permette una visuale globale, e nella comunità anonima. È assolutamente indispensabile che egli viva il contatto con Cristo in un autentico contatto con i fratelli. Il piccolo gruppo, che è insostituibile a questo scopo, deve però rimanere aperto, perché solo questo atteggiamento gli rende possibile integrarsi nel complesso della comunità. Inoltre esso mira a una «concreta utopia» di chiesa costituita da giovani e composta da uomini di ogni età, condizione sociale, razza e confessione. Tale scopo dà origine immediatamente a un'apertura ecumenica.
    Quanto più il giovane esperimenta nella vita quotidiana che la verità della fede è un valore per la vita e si rende conto della sua credibilità nella testimonianza dei fratelli nella fede, tanto più la chiesa può divenire per lui una necessità. Con la sua critica impegnata, egli contribuirà a creare una figura di chiesa adeguata alla nostra epoca; inoltre egli cercherà di comprendere se stesso come chiesa e di assumersi quel servizio nella comunità che meglio s'adatta alle sue capacità e corrisponde alle sue esigenze del momento.
    Perché la comunità di fratelli e sorelle sia realizzabile, l'impegno a favore dei giovani deve proporre loro i doveri inerenti all'esercizio delle attitudini sociali. Deve garantire i necessari spazi operativi per un uso responsabile della libertà e inoltre deve preoccuparsi che i giovani vengano progressivamente resi capaci di collaborare attivamente a strutturare tutti i settori e tutti i diritti della chiesa.

    Mondo e servizio

    La responsabilità sociale trascende il livello esperimentale proprio del singolo individuo. Arte e tecnica, cultura e civilizzazione, formazione e scienza, ambiente umano e naturale, divengono evidentemente settori dove essa va esercitata.
    Numerosi giovani sanno cogliere questo rapporto e comprendono la loro responsabilità nei confronti di tutti e del mondo intero. In questo contesto, molti manifestano concretamente la loro disponibilità a un impegno. Dato però che spesso mancano le motivazioni e la società stessa costituisce un ostacolo, solo una minoranza è anche disposta a prospettare modelli e programmi corrispondenti alle loro vedute, impegnandosi in un'attività sociale. Tali gruppi rappresentano l'avanguardia di future generazioni che saranno caratterizzate dalla coscienza di una nuova solidarietà. La responsabilità sociale riceve una nuova motivazione in Gesù Cristo, l'«uomo per gli altri» al sommo grado. Colui che vuole la propria salvezza deve volere la salvezza di tutti; per tutti infatti è valida la verità liberatrice che testimonia la risurrezione di Gesù dai morti e la tensione della storia verso la sua piena realizzazione. Dalla visuale cristiana della realtà dell'uomo e del mondo nasce un impegno più profondo per una sollecitudine che abbraccia tutti i settori della vita. Il prossimo e l'ambiente in genere sono affidati al cristiano così come la pace e la giustizia, mete particolari della convivenza umana. Il servizio che determina in modo assoluto la vita del cristiano si coglie in modo molto concreto nell'attività sociale-caritativa e nella cooperazione con altri gruppi.
    Il servizio della chiesa è in funzione della salvezza di tutto l'uomo, pertanto la diaconia verso il mondo serve a dar credito e a realizzare l'impegno al suo essere. Il giovane scoprirà la chiesa come spazio di critica ideologica al suo lavoro per la società, banco di prova delle sue capacità sociali e tutrice delle sue aspirazioni sociali.
    La pastorale giovanile è consapevole di essere posta di fronte al compito della chiesa e a tali attese del giovane. Essa indicherà continuamente il carattere sociale dell'esistenza cristiana (sul lavoro e durante il tempo libero, nell'arte e nella scienza, nella politica e nella tecnica) e condurrà sempre a un impegno per la società. Il suo compito deriva da un messaggio che mette a nudo le cause ultime dell'ingiustizia nel mondo, promette una giustizia e una libertà definitive nel regno di Dio, nei segni sacramentali proclama che il mondo è stato accolto da Dio. Pertanto, nella pastorale giovanile non si possono separare l'orientamento spirituale (proclamazione della parola di Dio, salvezza personale e glorificazione di Dio) e l'attività sociale consapevole di essere responsabile nei confronti della «nuova terra» (Ap 21,1), come leggiamo nella Scrittura.

    LA «PROPOSTA» DELLA PASTORALE GIOVANILE

    L'impegno umano per raggiungere forme di vita migliori trova un appoggio nella proposta divina di salvezza quale promessa, compimento e metro di confronto. La chiesa comunica l'offerta di salvezza, di cui essa è segno visibile, ai diversi uomini, agli strati sociali più disparati e alle varie età, in modo diverso. Tutte le forme di comunicazione sono soggette al pericolo di essere oggettivate quando la chiesa si limita a proporre «qualcosa», dimenticando di offrire se stessa, come comunità di coloro che credono in Cristo. Il servizio della chiesa ha il suo modello nella persona di Gesù, pienamente disponibile agli uomini, a favore dei quali ha giocato la sua vita.
    Anche nella pastorale giovanile spesso la proposta di salvezza è stata oggettivata. Molti responsabili ecclesiastici si sono dedicati ai giovani con valori materiali: finanziamenti, strutture dispendiose, organizzazioni allettanti ecc. Inoltre molte persone che si dedicano con tutta la buona volontà alla pastorale di questo settore sono state inconsciamente risucchiate dal vortice di una propaganda di tipo politico e commerciale. Si imitano e si adottano, in modo più intuitivo che razionale, le strategie dell'offerta e della propaganda, soprattutto quando hanno successo nel soddisfare esigenze del mondo giovanile. Le attività di un siffatto tipo di pastorale sono in genere brutte copie di una pubblicità commerciale. Tali costatazioni possono solo indurre allo sforzo per superare una mentalità orientata ai modelli economici di offerta e domanda.
    Se la vera proposta della chiesa ai giovani ha l'aspetto dell'offerta della comunità dei credenti, ossia di uomini che vivono una fede impegnata, allora ciò che la pastorale giovanile offre dev'essere in primo luogo una «proposta personale»: gruppi solidali e impegnati, dirigenti e collaboratori. Rispetto a questo, l'offerta di «beni» (case, programmi, attività) passa in secondo ordine, in quanto ha carattere strumentale e non può rimanere separata da una proposta personale.

    La «proposta personale»

    Un importante elemento tipico dell'età giovanile è che i giovani non distinguono chiaramente tra oggetto, ideologia, dottrina e persona e tendono a identificare idee e programmi in persona di fiducia.
    Uno dei compiti determinanti della pastorale giovanile consiste nel fare in modo che i giovani incontrino il messaggio di Gesù in persone credibili che possono essere tanto coetanei che adulti, sacerdoti e dirigenti di movimenti giovanili.
    Gli oneri della pastorale giovanile sono tanto numerosi e così complessi che non si possono assolvere senza la collaborazione di persone qualificate attraverso una preparazione specifica, le quali operino a tempo pieno in questo settore accanto ad altri responsabili. Accanto ad essi vi saranno inoltre persone fidate che collaboreranno a tempo limitato. Insieme essi costituiranno il nucleo indispensabile dei collaboratori. La formazione e l'aggiornamento di queste persone sarà il compito più importante dei collaboratori principali. La scelta e la preparazione di tutti i collaboratori sia orientata all'idea e alla massima della «proposta personale». Ne consegue che le finalità e gli elementi determinanti della loro formazione e del loro aggiornamento saranno:
    - preparazione umana e competenza in campo sociale,
    - capacità di ascoltare e risolvere problemi,
    - capacità di cogliere le problematiche dei giovani e le espressioni che essi ne danno, soprattutto quando si tratta di persone che provengono da gruppi sociali emarginati, per coglierne le radici fondamentali (esigenze più profonde, significati reconditi),
    - capacità e disponibilità a compiere con giovani esperienze originali che vadano poi riesaminate criticamente,
    - fondamentale atteggiamento di apertura, disposto anche a mettere in discussione norme e comportamenti tradizionali,
    - creatività nello scoprire e nello sperimentare nuove forme di vita comune,
    - disponibilità a un confronto con i valori tradizionali, nella propensione e nell'attitudine di comunicare in tutto ciò la propria fede.
    La disponibilità degli adulti a collaborare nella pastorale giovanile sia in primo luogo una proposta di comunicatività. Comprendano di essere amministratori di realtà ecclesiali e di norme sociali senza assumere il ruolo di guardiani gretti e paurosi. Mettano a disposizione dei giovani la loro esperienza di vita per aiutarli a risolvere i loro problemi e a interpretare la loro esperienza senza presentarla come soluzione già precostituita.
    Per avvicinare la proposta di salvezza ai giovani, i collaboratori abbiano la capacità di interpretare le esperienze vissute in comune con i giovani nel «presente», nelle loro eventuali dimensioni profonde e di fede. Nel vivere e nel riflettere su esperienze comuni, devono riuscire a rendere chiaro quanto sia importante per loro Gesù e il suo messaggio.
    Lo strumento principale e la forma metodologica fondamentale della proposta personale è costituita dal gruppo dei coetanei.
    Grazie alle più svariate forme di collaborazione degli adulti - come consulenti fissi o saltuari, come supervisori dei dirigenti o in altre funzioni analoghe - questi gruppi tendono progressivamente a divenire «gruppi di riflessione». Ciò significa offrire un aiuto a strutturare significativamente la vita e l'attività del gruppo secondo lo scopo propostosi dalla pastorale giovanile. Particolare importanza riveste in questo senso la riflessione sul gruppo in quanto tale, sul proprio evolversi e sui meccanismi psichici e collettivi che agiscono inconsciamente.
    Questo ripensamento mira a migliorare la convivenza e a modificare l'atteggiamento individuale (nel senso di una più piena apertura alla comunicazione e alla collaborazione, una maggiore sensibilità nei confronti degli altri, una più spiccata autonomia, autorealizzazione e creatività individuale). Scopo della riflessione è quello di offrire la possibilità di sviluppare rapporti più immediati con gli altri sul metro dell'autenticità, della verità, della reciprocità e della complementarietà: in definitiva secondo la misura dell'amore e della solidarietà.
    Oltre a migliorare questi atteggiamenti e queste facoltà, il «gruppo di riflessione» tende a esercitare atteggiamenti e competenze politiche: disponibilità e capacità di affrontare la discussione, conoscenza dei propri interessi e delle loro possibilità di realizzazione, disponibilità alla collaborazione, alla mediazione e alle alleanze, atteggiamento critico e uso responsabile del potere, attitudine ad esercitare un controllo sugli oggetti e sulle norme. Il «gruppo di riflessione» è, molto genericamente, il luogo e il mezzo di una formazione simultanea dell'emotività e della razionalità, in quanto le due dimensioni dell'apprendere vengono continuamente attualizzate e poste reciprocamente in relazione.
    La funzione del dirigente - adulto o coetaneo - di tali gruppi consiste in primo luogo nell'aiuto a esercitare questa riflessione. Inoltre egli sia un modello di atteggiamento e di identificazione nel senso dello scopo sopra menzionato per favorire il singolo giovane a divenirlo a sua volta. La legge della «proposta personale» porta quindi all'esigenza di creare e di stimolare il maggior numero possibile di «gruppi di riflessione» in quanto essi, se intesi rettamente, sono non solo mezzo, ma anche scopo di una pastorale giovanile: il luogo dove si può vivere l'esperienza di una convivenza umana e di una comunità.

    «Sussidi pratici»

    Sussidi pratici hanno funzione di strumento per stimolare e sostenere la comunicazione interumana, che in linea di principio è rivolta alla persona, ma è sempre partecipata attraverso il comune interesse per un oggetto, ha un orientamento all'oggetto.
    Se l'«oggetto» della pastorale del mondo giovanile è l'esercizio sperimentale della «vita», anzi della vita comune nelle sue svariate dimensioni e in tutte le sue possibili ricchezze, la vastità dei sussidi pratici («programma») della pastorale è potenzialmente illimitata: confronto con i fenomeni della realtà politica e sociale, con i problemi del mondo del lavoro, incontro dei due sessi, impiego del tempo libero, riposo e vacanza, cultura e divertimento, ecc.
    Porre priorità di valori all'interno di questa gamma di possibili sussidi pratici sarà possibile solo nella concreta situazione locale.
    Le esigenze del momento e le motivazioni dei giovani che vi partecipano o il livello raggiunto dall'evoluzione del loro gruppo diranno se la proposta più opportuna è una discussione o un'azione sociale, una vacanza trascorsa insieme o un corso di meditazione.
    A sua volta la legge della strumentalità dei sussidi concreti non dice nulla sulla priorità di realizzazione. Un corso di meditazione, un'iniziativa politica, può essere uno stimolo che un responsabile pone all'inizio di un processo di interazione o di comunicazione fra giovani: importante è il processo stesso.
    Qualora la pastorale giovanile, nonostante queste considerazioni e con tutto il rispetto per le priorità dei singoli gruppi, sceglie dei metri di giudizio in ordine alla situazione concreta e agli scopi dei gruppi, questi metri debbono essere conformi ai compiti, che oggi si propongono alla chiesa stessa:
    - aiuto per superare le difficoltà di fede;
    - apertura di nuove possibilità per fare esperienze di fede;
    - solidarietà con i poveri e gli oppressi, con i gruppi di emarginati e sotto privilegiati;
    - impegno per la pace e la giustizia a livello mondiale;
    - sollecitudine per l'unità fra gli uomini, per l'unità dei cristiani che ne è l'importante premessa;
    - cooperazione alla struttura politica del futuro;
    - servizio sociale-caritativo ai sofferenti.
    Tra queste prospettive, le proposte e i programmi «religiosi» in senso stretto non hanno alcun carattere di priorità. Solo quando sono integrati nel contesto di tutta la pastorale giovanile possono far comprendere ai giovani il loro significato.
    Più del singolo contenuto di un sussidio concreto conta il suo rapporto o la sua dipendenza dalla proposta personale: programmi, azioni, corsi di formazione (in quanto contenuto dell'impegno per i giovani) hanno per scopo la comunicazione, la solidarietà e la comunità, come questi a loro volta rendono possibile l'azione e il servizio al mondo.

    PRESUPPOSTI PER UNA PASTORALE GIOVANILE

    Scopi, contenuti e compiti

    La società che si evolve in forma dinamica e la famiglia in fase di trasformazione non offrono più norme permanenti e comportamenti rigidamente fissati che siano in grado di aiutare anche ad affrontare la vita di domani. Pertanto la pastorale giovanile, anche in base alla maggiore disponibilità di tempo libero, è determinata dall'esigenza di essere lo spazio libero e il banco di prova nel quale il giovane, rispettato nelle sue iniziative e accettato nel suo grado di maturazione, trova l'adeguata autonomia e il necessario adattamento. Queste esercitazioni non diventino ghetti all'interno della società, siano prive di fini propagandistici, di preconcetti, di imposizioni ingiuste e aiutino il giovane a trovare quel sostegno cristiano che gli è necessario in una società pluralistica.
    Affinché questo spazio libero e questo banco di prova non rimangano affidati all'arbitrio di alcuni dirigenti e gruppi, è necessario un accordo impegnativo sugli scopi, sui contenuti e suoi compiti della pastorale giovanile.

    Raccomandazioni

    1. Le finalità, i contenuti e i compiti presentati nei paragrafi precedenti sono orientamenti vincolati per la pastorale giovanile.

    Presupposti personali

    Superamento di metri di giudizio non riflessi

    Molti adulti, soprattutto genitori e persone che ricoprono posizioni di responsabilità nella chiesa (sacerdoti e laici, consigli, ecc.) ostacolano la pastorale giovanile, perché convinti che i giovani debbano essere uniti, battaglieri, concretamente attivi, come avveniva durante la loro giovinezza o all'epoca in cui collaborarono al lavoro di pastorale giovanile in posizioni di responsabilità. Solo il rispetto per la condizione di stretta dipendenza di ogni pastorale giovanile dal suo tempo può avviare i giovani d'oggi alla necessaria ristrutturazione di una forma di vita cristiana.
    Tale strutturazione però non è favorita nemmeno da quelle fallaci concezioni della funzione della pastorale giovanile che solitamente non comprendono la situazione reale dei giovani e della società e quindi le basi del rispetto della persona e dell'oggetto della pastorale giovanile.

    Raccomandazioni

    2. In tutte le disposizioni riguardanti la formazione e l'aggiornamento dei responsabili e dei collaboratori - soprattutto la preparazione sacerdotale e dei membri dei consigli - si tenga conto della necessità di dare informazioni oggettive sulla situazione dei giovani e della pastorale giovanile, anche qualora i partecipanti non operino direttamente nel settore giovanile.
    3. Le istituzioni che curano la formazione degli adulti diano la possibilità di conoscere la situazione dei giovani e i compiti della pastorale giovanile.

    Necessità della collaborazione dei giovani

    Nonostante l'esistenza di giudizi teorici ed esperienze concrete opposte, i metodi e i contenuti della pastorale giovanile vengono ancora determinati in notevole misura da persone adulte (sacerdoti, assistenti sociali, ecc.). Gli scopi di una pastorale giovanile rispondente ai tempi, frutto di una ricerca teorica e di esperienza pratica, si possono realizzare solo se da un lato tutta la comunità prende atto della sua responsabilità per la pastorale giovanile e dall'altro i giovani vengono educati a un impegno autentico e a una collaborazione efficace; essi infatti possiedono un senso della vita tipico della loro generazione, parlano un loro linguaggio proprio, hanno finalità e valori propri.

    Raccomandazioni

    4. Nella programmazione, realizzazione e analisi delle proposte della pastorale giovanile, collaborino, in forma complementare, adulti e giovani.
    5. Per quanto possibile, le proposte della comunità nascano dalla cooperazione fra adulti e giovani, siano aperte ai giovani.
    6. Si cerchino e si incrementino forme di colloquio, di ritrovo e di formazione e azione in comune che diano la possibilità ad adulti e giovani di realizzare un atteggiamento di complementarietà.

    Collaboratori a tempo pieno e limitato

    La pastorale giovanile a livello locale viene attuata da collaboratori a tempo limitato, prevalentemente giovani, Nonostante numerosi tentativi non è stato possibile trovare a questo livello un maggior numero di adulti che svolgessero un'attività a tempo limitato tra i giovani.
    In molti settori della pastorale giovanile, il sacerdote svolge un ruolo importante, perché spesso egli inizia, sostiene, ma talvolta anche ostacola il lavoro. Negli ultimi anni, a livello diocesano e interdiocesano sono state impegnate numerose forze laiche a tempo pieno (assistenti sociali, pedagoghi, coadiutrici parrocchiali, catechisti).
    Manca tuttavia quasi dovunque una determinazione del settore di lavoro e una chiara strutturazione. La maggior parte dei collaboratori preparati a questa attività, non sono abbastanza introdotti nel lavoro da parte delle loro organizzazioni e istituzioni, il necessario aggiornamento non avviene in modo regolare e spesso è lasciato all'iniziativa dei singoli. Non vi è un sufficiente stimolo ed esame del lavoro svolto concretamente da parte dei gruppi di responsabili (consigli, organi di associazioni, conferenza episcopale) o un'istituzione di controllo sull'attività.

    Raccomandazioni

    7. A livello diocesano e interdiocesano si collabori per sviluppare e sostenere finanziariamente forme di ricerca e di preparazione (istruzione) di collaboratori adulti a tempo limitato.
    8. Siano integrate e migliorate le iniziative formative complementari e il continuo aggiornamento per i collaboratori a tempo pieno.
    9. Si elaborino i criteri per la scelta e la determinazione dei compiti per i collaboratori a tempo pieno.
    10. Per i collaboratori (sacerdoti e laici) si crei la possibilità di un'assistenza nei problemi riguardanti la pratica e di riflessione creando consulenti per i problemi concreti.

    Presupposti strutturali

    Lavoro organizzato di gruppo

    I giovani tendono a riunirsi in gruppi. Perciò la pastorale giovanile parte dai gruppi organizzati dai giovani: associazioni giovanili, case per giovani (per es. «case aperte»), opere parrocchiali e luoghi di incontro. Scopo della pastorale è, tra l'altro, quello di portare gruppi già esistenti alla riflessione, stimolare la nascita di gruppi e trovare nuovi collaboratori in gruppi già esistenti e che sono già arrivati alla riflessione. Si dovrebbe particolarmente sottolineare il lavoro con gruppi spontanei e la necessità di stimolarne la nascita. Si dovrebbe però anche prestare aiuto a coloro che non sanno organizzarsi da sé.
    I gruppi spontanei nascono per iniziativa dei giovani in base a simpatie, interessi o fini comuni, e spesso sono sostenuti dal consiglio degli adulti. Tali gruppi si trovano soprattutto nell'ambito di associazioni giovanili, in comunità parrocchiali, talvolta anche in case aperte e in punti di cristallizzazione.
    Altri gruppi, poi, sorgono di solito in base a proposte di carattere ricreativo o formativo. Tipiche in questo senso sono le proposte fatte da case e in luoghi di formazione.

    Pastorale giovanile di carattere associativo

    La pastorale giovanile di carattere associativo, oltre alle finalità contenutistiche della pastorale giovanile in genere e oltre al metodo del lavoro di gruppo testé ricordato, ha la possibilità di:
    - dare una finalità specifica all'associazione,
    - stimolare la cooperazione tra gruppi, associazioni, rappresentanti e istituzioni,
    - solidalizzare e difendere interessi comuni.

    Raccomandazioni

    11. Tramite persone e finanziamenti, le associazioni giovanili ecclesiali siano poste in grado di far fronte ai loro compiti. Si presti particolarmente attenzione che, da un punto di vista economico, le associazioni non diventino succubi di programmazioni dei comuni, delle regioni o della nazione.
    12. I collaboratori della pastorale giovanile stimolino il lavoro dei gruppi associativi con la loro continua consulenza (nella programmazione, nella soluzione di conflitti, nella riflessione sui processi evolutivi del gruppo).
    13. Ai gruppi non organizzati in forma associativa va raccomandata e proposta la collaborazione con i gruppi associati qualora essi tendano a una più vasta solidarietà e a difendere i loro interessi.

    Case per giovani

    Le case per giovani (case del giovane, case aperte, centri giovanili) oltre a essere un punto d'incontro, svolgano un lavoro programmato di formazione che venga sviluppato e organizzato dai gruppi giovanili stessi con l'assistenza di collaboratori adulti o da collaboratori adulti con l'aiuto di giovani. La funzione dei collaboratori consiste soprattutto nello stimolare la formazione di gruppi e nel far maturare la riflessione dei gruppi.

    Raccomandazioni

    14. In ogni parrocchia vi siano ambienti in cui sia possibile svolgere una pastorale giovanile comunitaria (casa del giovane).
    15. Le case aperte siano istituite a livello interparrocchiale e siano aperte a una collaborazione ecumenica. Abbiano personale e fondi sufficienti. L'ordinamento della casa deve rendere possibile ai giovani una relativa autonomia e autogestione dei programmi. Case giovanili che si trovano in buona posizione geografica siano modificate in case aperte e adattate a questo nuovo scopo.
    16. Nelle grandi città e nei centri economici e culturali delle zone di campagna si creino centri giovanili che offrano ai giovani la possibilità di incontrarsi senza alcuna costrizione (lavoro d'incontro), di trovare un'informazione e una consulenza adeguata ai loro problemi; ai gruppi delle associazioni giovanili sia data la possibilità di avere a disposizione locali per il ritrovo e per il lavoro e per la realizzazione di corsi prolungati.

    Attività nei punti di cristallizzazione

    In ogni città e comunità vi sono noti punti di ritrovo di giovani di tutti i livelli e di ogni età: piazze, caffè, locali da ballo, discoteche, stazioni. Talvolta i giovani sono già riuniti in gruppi spontanei. I luoghi sopra indicati sono adatti al contatto e al colloquio con i giovani che non sono più raggiungibili con le forme tradizionali di pastorale giovanile.

    Raccomandazioni

    17. A livello cittadino ed extracittadino si creino collaboratori a tempo pieno che cerchino, preparino e cooperino con collaboratori a tempo parziale e con giovani per tale lavoro nei punti d'incontro.
    18. Nelle zone centrali delle grandi città si affittino locali adatti a divenire luoghi d'incontro per giovani.

    Collaborazione dei giovani e della pastorale giovanile nell'ambito di strutture ecclesiali

    Molti giovani e responsabili del lavoro giovanile si lamentano che, a causa delle strutture ecclesiali, non possono essere sufficientemente corresponsabili dei compiti della chiesa a loro livello e non possono collaborare alla loro realizzazione.
    Inoltre da parte dei responsabili e degli organi ecclesiali si presta troppo poca attenzione alle esigenze dei giovani e alle necessità della pastorale giovanile.
    D'altro canto c'è da tener presente che, a causa delle carenze strutturali nella realizzazione della vita ecclesiale, gruppi di lavoro ecclesiale giovanile partecipano limitatamente alla vita della chiesa o hanno perduto ogni contatto.

    Raccomandazioni

    19. I comitati dei responsabili ecclesiali (consigli) siano composti (statuti, elezioni, ecc.) in modo da garantire la collaborazione di giovani.
    20. A tutti i livelli si sviluppino forme di organizzazione che rendano possibile, da un lato il coordinamento dei gruppi e dei rappresentanti della pastorale, dall'altro la loro presenza nei consigli.

    ESIGENZE DI UNA POLITICA GIOVANILE

    Collaborazione tra responsabili pubblici e privati dell'assistenza giovanile

    Il pluralismo della società richiede diverse responsabilità nel settore del lavoro a favore dei giovani. I dirigenti delle organizzazioni private per i giovani non solo si assumono la responsabilità dei loro compiti specifici, ma anche degli impegni di tutta la società. Pertanto i responsabili pubblici e quelli privati collaborino secondo il principio della complementarietà.

    Raccomandazioni

    21. I responsabili della pastorale giovanile curino attraverso il coordinamento, per es. istituendo gruppi di lavoro, di difendere efficacemente i loro interessi a livello opportuno. Le istituzioni già presenti siano sviluppate in funzione della cooperazione tra responsabili pubblici e privati (per es. creazione di organismi per l'assistenza ai giovani), oppure siano sviluppate forme adeguate di cooperazione che rendano possibile la collaborazione complementaristica tra tutti i responsabili del settore giovanile.

    La promozione della responsabilità dei privati per i giovani

    Lo stato democratico e una società libera hanno un interesse elementare, quello cioè che i responsabili non pubblici possano svolgere il loro lavoro in modo adeguato ed effettivo. Questo interesse si è concretizzato nei programmi e nelle direttive promozionali (a livello comunale, regionale e nazionale).
    Non raramente questi programmi promozionali sono lo strumento con cui corporazioni autonome e istituzioni parlamentari influiscono unilateralmente sugli scopi e sui compiti del settore giovanile in genere e sui suoi rappresentanti in particolare.

    Raccomandazioni

    22. Per mezzo di provvedimenti politici si garantisca il diritto alla promozione ufficiale delle iniziative private nel settore giovanile. Essi non siano limitati nello stabilirsi i loro scopi e nel sostenere i loro interessi, nella misura in cui rispondono alla Costituzione della Repubblica Federale Tedesca.
    23. Si chiede agli enti responsabili a livello comunale e nazionale di elaborare i loro programmi di politica giovanile in collaborazione con i responsabili del settore giovanile di modo che gli impegni necessari per un lavoro a favore dei giovani possano essere assolti. sviluppati a vasta scadenza e continuati secondo le finalità degli enti e in modo rispondente alla situazione.