Per educare bisogna collaborare: ragazzi, famiglia, educatori



    Luigi Bandera

    (NPG 1973-03-87)

    L'impegno a presentare strumenti operativi di immediata utilizzazione per la pastorale dei preadolescenti, si traduce, con questo intervento, in realtà. Per rendere le proposte il più possibile concrete e già pronte all'azione, abbiamo preso contatto con operatori diretti.
    Le pagine che seguono offrono del materiale pregevole, proprio perché di prima mano e nato nella sperimentazione quotidiana.
    La destinazione può essere molto più ampia di quella trascritta dall'autore. Con un pizzico di fantasia, la proposta può tentare collegamenti diversi (per esempio a livello di famiglia e convivenza educativa; oppure a livello di giovani responsabili di gruppi di preadolescenti e famiglie).

    II RAGAZZO E LA SUA FAMIGLIA

    L'educazione familiare influisce decisamente sui figli: i figli rispecchiano le idee, il modo di essere e di vivere della famiglia. D'altra parte la presenza di uno o più ragazzi in famiglia dà una configurazione tutta particolare alla famiglia, impegnando i genitori in una seria e continua revisione dei propri metodi educativi.
    Per un ragazzo la famiglia conta poco:
    • egli si sente meglio al di fuori;
    • cerca di essere il più possibile indipendente dalla famiglia;
    • agisce volentieri di propria iniziativa.
    Perciò, in pratica, il ragazzo si disinteressa della famiglia:
    • la vede come una necessità per vivere;
    • la sfrutta come un albergo;
    • pretende prestazioni (soldi, cibo) gratuite.
    Molte volte anche la famiglia si disinteressa dei ragazzi:
    • o perché li tratta da bambini, non riconoscendo la loro reale evoluzione psicologica;
    • o perché li tratta da troppo grandi lasciando eccessivo spazio di libertà incontrollata.
    In realtà il preadolescente, proprio in seguito alle difficoltà provate nelle prime esperienze di indipendenza e di libertà, si accorge di avere estremamente bisogno di un solido supporto affettivo.
    D'altra parte vuole fare da sé, senza gli adulti, senza i genitori.
    Da questo conflitto nasce l'atteggiamento di esagerata affermazione di:
    • indipendenza
    • esasperata critica ai familiari
    • enorme richiesta di libertà.
    Ma questi modi di fare, in fondo, rivelano un reale sentimento di dipendenza o per Io meno un prepotente bisogno di sostegno che, di proposito, il ragazzo cerca, almeno verbalmente, di negare in tutti i modi.

    Atteggiamento dei genitori

    I genitori si accorgono:
    • di non essere più sufficienti: quindi devono cercare di:
    – dare fiducia e libertà vigilata,
    – inserire in vive comunità educative,
    – chiedere e dare collaborazione con altri ambienti, con il sacerdote e gli altri educatori;
    • di essere ancora «validi», cioè di avere ancora valori da trasmettere al figlio, quindi devono cercare di:
    – dialogare con i figli, mantenendo forti legami affettivi ed effettivi,
    – dimostrare che il loro amore è fedele nonostante i tradimenti dei figli, lasciare sempre la porta e il cuore aperto: «va'... ma noi ti aspettiamo», dare un evidente esempio di vita faticosa ma serena, felice: riuscita.
    Perché i genitori possano svolgere un ruolo educativo positivo:

    ♦ Accorgersi che il ragazzo cresce
    – Basta avere un po' di spirito di osservazione.
    Purtroppo, però, genitori ed educatori fingono di non accorgersi. Il papà è assillato dai guai quotidiani.
    La mamma segue il figlio come il «mio piccolo».
    Molti educatori si fermano all'esterno.
    E così la vita interiore, i problemi veri del ragazzo, sono ignorati da tutti. E lui, poveretto, si sente solo.
    – Il ragazzo vuole essere trattato da uomo, vuole essere ascoltato, avere voce in capitolo. Reclama responsabilità e fiducia, vuole instaurare una vera amicizia coi genitori.
    «Tenetemi sempre con voi, fatemi partecipe dei vostri discorsi, anche solo ascoltando...».

    ♦ Ottenere la sua confidenza
    Si richiede un lavoro lungo e paziente.
    Il ragazzo sente un bisogno prepotente di confidarsi, di aprirsi... Deve poter parlare, sfogarsi...
    Deve trovare nei genitori: orecchie aperte, cuore attento, persone disponibili, genitori comprensivi, adulti competenti.
    Se l'adulto, (in particolare i genitori e gli educatori) si rende accessibile e gli offre la sua amicizia, il ragazzo gli si apre candidamente, gli si dona completamente.
    L'adolescenza è il momento educativo nel quale i genitori conquistano la stima e l'amore dei loro figli; e per sempre.

     Chiarire idee e situazioni
    Il preadolescente è in fase di maturazione; i suoi punti interrogativi sono infiniti; i dubbi sono di casa nella sua mente; una fitta nebbia avvolge il suo spirito. Se tale chiarezza non gli viene donata da noi, adulti ed educatori, il ragazzo la va a cercare altrove.
    Dobbiamo prevedere i suoi problemi.
    L'educatore abile arriva sempre per primo: e con grande tatto ed equilibrio (esperto nell'amore).

     Essere in ricerca continua; essere cioè persone in cammino, non ancora arrivate, quindi fallibili, anch'essi, come i loro figli: siamo tutti in stato di educazione permanente.
    Questo atteggiamento di fondo è molto stimato dai ragazzi.

     Stare aggiornati ai problemi del mondo, della società, della città, del paese, del quartiere...
    Conoscere la problematica caratteristica dei loro figli. Quindi ascoltarli, mostrare vero interesse ai loro problemi, stuzzicarli perché si confidino. Perciò: raccontare per primi ciò che è successo, esprimere per primi un giudizio, fare piccole ma vere confidenze, chiedere sinceramente un parere, farsi suggerire una soluzione.

     Dare l'esempio di una vita cristianamente coerente e impegnata, professionalmente onesta, educativamente impegnata.
    I genitori insomma devono possedere tre virtù educative abbastanza rare, da acquistare e più ancora da possedere con continuità:
    – la comprensione
    – l'esemplarità
    – il saper attendere.

    Un accenno alla autorità

    Il ragazzo ha bisogno di certezze, idee chiare, compiti precisi, chiarezza, autorità! Protesta, si ribella, ma avverte fortemente il bisogno di qualcuno che sappia arginare la sua insicurezza e sappia guidarlo nel suo cammino.
    • Rifiuta l'autorità che si impone con ordini duri e con comandi categorici. Accetta l'autorità che si impone per nobiltà di vita e per chiarezza di idee.
    • Rifiuta l'autoritarismo dell'ordine da eseguire ciecamente.
    Accetta invece l'autorità discreta di chi fa il cammino assieme, indicando con gioia le mete entusiasmanti e accertando con discrezione i vari pericoli esistenti e già sperimentati.
    • Rifiuta l'autorità fredda e impassibile.
    Accetta invece l'avvertimento dato con il cuore aperto di chi si sa che vuole il nostro vero bene.
    • Rifiuta l'autorità che tutto controlla con investigazione.
    Accetta invece la delicatezza di chi vuol conoscere i suoi modi di pensare e di giudicare per aiutarlo ad acquistare equilibrio e maturità.
    Se i ragazzi hanno grandi difficoltà ad obbedire, anche per i genitori è veramente problematico... comandare.
    Quando? Come?...
    Questo dell'autorità è un problema grosso per i genitori, che spesso non sanno trovare la formula giusta attraverso la quale esercitare la propria autorità. Le soluzioni sono in genere due, altrettanto estremiste e altrettanto dannose: oci si arrocca dietro un violento autoritarismo («lo devi fare perché l'ho detto io»), oppure ci si arrende in un lassismo camuffato da modernità («i giovani devono essere liberi di fare ciò che vogliono»).
    Sia l'uno che l'altro atteggiamento nascondono la paura di discutere e quindi l'insicurezza e l'incertezza riguardo alle proprie idee.
    La regola generale è di dare al giovane alcuni punti fissi da rispettare discutendoli insieme a lui, accettando le sue ragioni, ma tenendo ben fermi i principi su cui questi punti si basano.
    Come si può facilmente intendere, ciò presuppone un continuo rapporto dinamico ed un colloquio fra i membri della famiglia, colloqui che devono essere svolti in modo ininterrotto fin dal sorgere del nucleo familiare.

    L'EDUCATORE E LA FAMIGLIA DEL RAGAZZO

    Il primato della famiglia

    La famiglia resta, come disse Paolo VI, la prima e insostituibile comunità educativa.
    Ricordiamo alcune espressioni del Concilio Ecumenico Vaticano Il:

    «I genitori, poiché hanno trasmesso la vita ai figli, hanno l'obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che, se manca, può appena essere supplita.
    Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell'atmosfera vivificata dall'amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l'educazione completa in senso personale e sociale.
    La famiglia è dunque la prima scuola di virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società» (Dichiarazione sull'educazione cristiana 3).

    La collaborazione con la famiglia può essere così puntualizzata:
    • La famiglia cristiana non può presumere di riuscire da sola nel suo arduo compito educativo.
    Deve contare nell'aiuto di coloro che si dedicano all'educazione: sacerdoti, insegnanti, dirigenti di movimenti giovanili, la parrocchia.
    • In particolare una sana pastorale dei ragazzi non deve ignorare o sostituire i genitori, ma deve soprattutto aiutarli ad approfondire, ad affinare il loro istinto educativo, rendendolo più adatto ai tempi e agli uomini nuovi.
    L'opera educativa deve quindi passare da una fase di sforzi, isolati e unilaterali ad una fase comunitaria, basata sul collegamento e sulla collaborazione.
    Una pastorale educativa non si può più pensare senza corresponsabilità e cooperazione: si tratta veramente di «costruire insieme».
    Poiché la famiglia gioca un ruolo decisivo nella formazione del preadolescente, senza la collaborazione con i genitori, anche i più preparati educatori possono ottenere ben poco.
    Occorre stabilire un rapporto di stima, di fiducia, di collaborazione fra educatore e famiglia.
    Occorre interessare e impegnare la famiglia.
    Occorre anzitutto sensibilizzare le famiglie.

    Proposta di iniziative

    Abbiamo sperimentato più volte una serie di iniziative:

    Incontro coni genitori 

    A gruppi non superiori alle venti famiglie, la domenica dalle 16,30 alle 17,30, in seguito ad avviso recapitato a posta o meglio personalmente dall'educatore, su temi che interessano l'educazione dei figli.
    Metodo:
    • breve introduzione dell'Assistente o del Maestro o del Responsabile del gruppo o dello Specialista invitato (10 minuti circa)
    • tutto il resto del tempo è usato per uno scambio di idee e di esperienze (rimanendo il più fedele possibile al tema fissato)
    • avvisi
    • preghiera finale.

    Ore di silenzio per la famiglia 

    Per lo più nel pomeriggio della domenica, in un luogo poco distante dalla città, possibilmente accogliente e gaio.
    Orario:
    13.30 Partenza
    14 Preghiera; lezione tenuta dal Sacerdote
    14.30 Divisione in gruppi di discussione (su schemi precedentemente preparati)
    16 Tempo libero (con possibilità di confessarsi)
    17 S. Messa con omelia
    17.45 Canti - Rinfresco - Sintesi dei lavori svolti
    18.30 Ritorno
    I figli vengono divisi in gruppi per età e vigilati da alcuni giovani o signorine; dalle 14.15 alle 17 svolgono un programma a parte (giochi comunitari, breve sosta di discussione e di preghiera).

    Gite familiari

    Si sono rivelate molto utili per unire tutti.
    Mete non troppo lontane (1 ora circa di viaggio).
    Clima: cordialità, gioia, serenità.
    Scopo: conoscere bene i genitori e fare alcune ore di convivenza con gli educatori. Orario:
    13 Partenza
    14 Arrivo
    14.30 I ragazzi partono per i giochi o sulle colline Per i genitori: incontro con gli educatori
    16 Rinfresco (tempo libero per le confessioni)
    17 S. Messa
    18 Si riparte.

    Visite alle famiglie

    Conversazione con tutti i familiari.
    Dopo il dolce o il caffè: breve preghiera familiare.
    Quando i piccoli sono andati a letto: conversazione coi genitori su problemi educativi specifici della famiglia.

    Incontri tra famiglie

    Una iniziativa molto utile è l'incontro fra le famiglie per cercare e trovare insieme il miglior modo per riuscire nella difficile arte educativa.
    • Le famiglie vengono invitate secondo un criterio geografico: zona, via, condomini (cortile).
    • Si manda (la prima volta è infinitamente meglio portarlo personalmente) un cortese invito indicante l'ora, il luogo di incontro, il tema o alcune domande come traccia.

    Traccia di conversazione

    Riportiamo a modo di esempio una traccia che abbiamo usato più volte per una serie di 6 incontri sul tema famiglia e parrocchia.

    QUALI SONO LE DIFFICOLTÀ CHE OGGI, IN UNA SOCIETÀ CAMBIATA, OSTACOLANO L'UNIONE DELLA FAMIGLIA, L'UNIONE TRA I CONIUGI, TRA GENITORI E FIGLI?

    • Analisi della società attuale con spiegazioni delle ragioni di modifica della società stessa. È importante prendere coscienza del cambiamento avvenuto (GS, 4, 8).

    • Analizzata la modifica della società, quali sono gli ostacoli che si oppongono alla unità familiare?
    Esemplificazione:
    – tempo ridotto per la famiglia,
    – eccessivo impegno nel lavoro,
    – soldi e strettezze di una società consumista,
    – difficoltà di porre una gerarchia tra i valori,
    – il tipo di progresso nel quale siamo inseriti.

    • Ostacoli inerenti alla vita stessa tra i coniugi potrebbero essere:
    – le condizioni offerte dalla società del progresso (es.: il lavoro, le situazioni sociali...),
    – l'unione nella mentalità attuale è rotta da modelli presentati dalla nostra società (es.: divismo, letture, mondo dello spettacolo).

    • Ostacoli inerenti al rapporto tra genitori e figli potrebbero essere:
    – derivati dalla diversità fra le due generazioni, dal fatto che i figli non vogliono ricevere l'esperienza altrui ed i genitori non si aggiornano,
    – derivati dal falso concetto di educazione: quella dei genitori è stata conquistata nella sofferenza, ma ha fatto la loro grandezza; mentre ora i genitori vorrebbero evitare la sofferenza ai figli, però non sono capaci di offrire loro altri valori di vita,
    – derivati dalla paura dei genitori di essere superati da altri ambienti educativi (es.: scuola, società, amicizie...). I genitori invece devono convincersi che la scuola dei valori è proposta da loro ed i figli la richiedono da loro, nonostante tutto.

    COME SI CONCEPISCE IL SENSO DELLA COMUNIONE NELL'AMBITO DELLA FAMIGLIA? ESISTE UNA COMUNIONE? IN CHE RAPPORTO STA L'AUTORITÀ PATERNA CON LA COMUNIONE NELLA FAMIGLIA? QUANDO NELLA FAMIGLIA C'È L'AMORE?

    • Incominciamo a chiederci: quali sono le caratteristiche dell'amore?
    • In che misura l'amore dei due rispetta i valori personali (il tipo di educazione ricevuta, il temperamento, la fede, la vocazione propria e quella dei figli...)?
    • Quale è il concetto esatto di autorità?
    Autorevole è uno che fa crescere, uno che si mette al servizio del bene. In questo senso l'autorità è guida alla crescita, l'autorità è conversione essa stessa alla crescita dei figli. Il tipo di crescita che l'autorità promuove è in risposta ad un disegno di Dio; per questo l'autorità si esercita con grande disinteresse e completa donazione al bene dei figli ed alla loro crescita nella libertà.

    PER REALIZZARE ED INTENSIFICARE LA COMUNIONE NELLA FAMIGLIA QUALI ELEMENTI UMANI, SOCIALI, SPIRITUALI, RITIENI PIÙ UTILI?

    Analizziamo i tipi di mezzi richiesti:

    MEZZI UMANI
    – il dialogo, fatto di conversazione, di confronto, revisione di vita;
    – l'attenzione alla persona: comprendendo difficoltà, stanchezze, cambiamento di situazione;
    – recuperando in particolare il tempo della famiglia, cioè il tempo libero trascorso insieme, le vacanze, gli interessi culturali.

    MEZZI SOCIALI
    sono la scuola, il tipo di cultura ed i modelli esistenziali: tali mezzi non li riteniamo educativi in maniera soddisfacente per la comunione familiare e questo implica un discorso critico alla società attuale. Riteniamo quindi di sottolineare i mezzi soprannaturali ed umani.

    MEZZI SPIRITUALI
    correggere il termine «spirituali» e usare il termine SOPRANNATURALI (religiosi):
    – il sacramento del matrimonio come grazia di stato a cui continuamente appellarsi,
    – la preghiera familiare,
    – i gruppi di spiritualità familiare,
    – la famiglia aperta alla carità.

    QUALE RAPPORTO HA LA FAMIGLIA CON LA PARROCCHIA? IN QUALI MOMENTI PARTICOLARMENTE LA FAMIGLIA SI SENTE PIÙ INSERITA NELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE?

    • Che cosa dice innanzitutto la gente sul rapporto parrocchia-famiglia?
    • Inserire a questo punto il discorso originario della famiglia nei confronti della parrocchia. La parrocchia infatti è parte della comunità locale ed è alla origine della vita familiare. La vita familiare si snoda e si svolge in alcuni momenti che sono i sacramenti.
    • Dopo di che ci domandiamo: la parrocchia è una stazione di servizio? È giusta una visuale del genere?
    A questo scopo potremo analizzare i rapporti occasionali.
    Sono momenti di vero incontro, oppure rimangono fatti isolati? C'è bisogno al di fuori di questi momenti, di sentirsi legati alla parrocchia? Sono veramente segno di unione ed offerta di un servizio?
    • C'è un ritorno ciclico. La famiglia si richiama alla parrocchia, questa si rivolge alla famiglia e la rende «famiglia aperta».

    CHE COSA CI ASPETTIAMO DALLA PARROCCHIA, CIRCA L'EDUCAZIONE DEI FIGLI?

    • Ascoltare le possibili risposte che potrebbero essere suggerite o da esigenze sociali, o da nessuna esigenza nei confronti della parrocchia, per il disinteresse o per la estrema laicizzazione.
    • Offrire poi una critica che, se è giusta, deve far conoscere la vera azione pastorale della Chiesa, che si esprime nella evangelizzazione, nel culto, nell'essere segno di carità.

    Testi per la preghiera

    In tutti gli incontri, un posto importante va riservato alla preghiera e alla riflessione.
    Tra i tanti brani scritturistici, ci sono sembrati molto efficaci i seguenti:

    Gn 1-4 La famiglia nel progetto di Dio
    Deut 5,16-21 I dieci comandamenti
    Prov 1,8-9 «Figlio, ascolta i consigli di tuo padre»
    Prov 19,10-31 «Una moglie assennata è un dono di Dio»
    Prov 31,10-31 Elogio della donna di casa
    Eccle 7,20-28 Consigli ai genitori e ai figli
    Eccle 30,1-13 Educazione dei figli
    Eccle 42,9-14 Consigli per l'educazione delle figlie
    1 Sam 1-4 La storia di Samuele
    Sal 78,1-7 «Osservate la mia legge»
    Sal 127,3-4 I figli, dono di Dio
    Sal 128,1-4 La famiglia» ideale»
    Tob è il libro della famiglia: va letto per intero

    Mt 10,34-39 Figlio contro il padre
    Mt 15,21-28 La madre cananea
    Mt 21,28-31 I due figli
    Mc 1,29-31 La suocera di Pietro
    Mc 3,31-35 La famiglia di Gesù
    Mc 6,1-6 Gesù a Nazareth
    Mc 10,35-36 La richiesta dei figli di Zebedeo
    Lc 1,5-7 Zaccaria e Elisabetta
    Lc 2,51-52 Gesù a Nazareth
    Lc 11,27-28 «Beata colei che ti fu madre»
    Lc 15,11-32 Il figliuol prodigo
    Gv 2,1-2 Le nozze di Cana
    Gv 4,46-54 Guarigione di un bambino
    Gv 19,25-27 «Ecco tua madre!

    Raccomandiamo, a proposito del rapporto ragazzi-famiglia-educatori, due libri particolarmente significativi:

    G. Barella, Ragazzi, parrocchia e famiglia (pp. 152 - L. 900)

    W. Saris, Scuola, pastorale e famiglia (pp. 148 - L. 1.100)

    LDC - 10096 Torino-Leumann