Indicazioni pastorali per la celebrazione dell'eucaristia per categorie e gruppi



    CONFERENZA EPISCOPALE SVIZZERA

    (NPG 1973-01-26)

    La Conferenza episcopale svizzera ha emanato un direttorio per la celebrazione dell'Eucaristia per categorie e gruppi di persone. Il direttorio è impreziosito da una batteria di sussidi: «testi per la celebrazione eucaristica». La commissione liturgica svizzera ha accompagnato il documento con una «nota esplicativa» che riprende e rende operative le norme.
    Riportiamo quest'ultimo intervento, rimandando coloro che fossero interessati al testo completo del direttorio, reperibile presso il Centro di Liturgia Pastorale di Lugano.
    La nota contiene interessanti indicazioni di ordine dottrinale e riflessioni preziose per l'educazione dei giovani alla partecipazione piena all'Eucaristia. Da questa «mentalità» sono derivate le «applicazioni» pratiche.
    Il documento può aiutare quindi decisamente gli operatori della pastorale giovanile italiana: le indicazioni dottrinali superano evidente
    mente la normatività (o la possibilità di utilizzare le concessioni) legata ai soli destinatari immediati.

    INTRODUZIONE

    Il nuovo messale contiene soprattutto le norme e i testi per la celebrazione della Messa per un'assemblea di tipo parrocchiale. Non sono tenute in considerazione le celebrazioni eucaristiche per assemblee particolari.
    A proposito di queste il n. 6 dell'IG recita: «Questa IG ha lo scopo di presentare sia i lineamenti generali, mediante i quali viene convenientemente ordinata la celebrazione dell'eucaristia, sia di esporre le norme mediante le quali devono essere disposte le singole forme di celebrazione. Le Conferenze episcopali poi, secondo la Costituzione sulla sacra liturgia, possono stabilire, per il proprio territorio, delle norme che tengano conto delle tradizioni e dell'indole dei popoli, delle regioni e delle diverse categorie di persone».
    Nell'ambito dell'ecclesiologia si dà oggi un'attenzione sempre maggiore anche a gruppi particolari di persone.
    Infatti dove si radunano nel nome del Signore coloro che sono chiamati da Dio, là si manifesta la Chiesa. Inoltre la sociologia richiama l'attenzione sull'importanza che hanno nella vita moderna non solo questi gruppi, ma anche le categorie di persone e sottolinea la necessità di tenerne conto nel contesto della pastorale.
    La Commissione liturgica svizzera incaricata dalla Conferenza episcopale svizzera, si è occupata, in collaborazione con i rappresentanti dei Consigli presbiterali e pastorali e delle associazioni giovanili, del problema delle Messe per categorie e gruppi di persone. La seguente esposizione vuol dare delle indicazioni, che tengono conto degli aspetti sociologici e teologici.

    CATEGORIE E GRUPPI DI PERSONE

    Classificazioni sociologiche

    Dal punto di vista sociologico, un'assemblea di persone può essere considerata: come gruppo primario, come categoria, come massa.
    Si può parlare di gruppo primario se si tratta:
    1. di poche persone (circa 5-25),
    2. le quali hanno una frequente, reciproca relazione («interazione»), con un alto grado di coesione,
    3. sono consapevoli del loro rapporto di appartenenza al gruppo e
    4. hanno una specifica strutturazione di ruoli.
    Nel gruppo primario ciascuno si sente quindi coinvolto negli interessi e nelle finalità generali, esercita un ruolo determinato e partecipa attivamente alla vita comune.
    5. Infine, ultima caratteristica, la vita di un simile gruppo suppone che abbia una certa durata.
    Per categorie di persone si intende l'associazione di persone in base a una determinata qualità comune. Si classificano secondo l'età, la professione, il ceto, il sesso, ecc. A differenza del «gruppo primario», il numero delle persone che costituisce una categoria non può essere fissato e può essere anche molto ampio. Così pure in una categoria il senso della integrazione vicendevole e unitaria dei membri, il contatto di tutti i membri tra loro, l'impegno esercitato nello svolgimento del proprio ruolo, non raggiungono lo stesso grado di intensità e di efficienza come in un gruppo.
    Per sé tra gruppo primario e categoria si distinguono ancora i gruppi secondari o le associazioni di persone, in cui l'interazione reciproca è pure meno intensa che nei gruppi primari e la strutturazione dei ruoli è più fluida. Ma la distinzione fra gruppi secondari e categorie non è sempre netta e nel nostro caso Le due classificazioni sono equivalenti, intendendo per categoria anche le associazioni o gruppi secondari.
    Categorie e gruppi di persone possono costituirsi, tanto a livello parrocchiale quanto a livello interparrocchiale, per motivi di natura sociologica o psicofisica o a motivo di particolari finalità o esigenze pastorali.
    Sono categorie di persone:
    – quelle date da differenziazioni di situazione di vita (per es. isolati, coppie, genitori, lavoratori, stranieri);
    – quelle date da differenziazioni di attività e di professione (per es. operai, impiegati nell'industria alberghiera, scolari, studenti);
    – quelle date da attività parrocchiali o interparrocchiali (per es. Consiglio pastorale parrocchiale, associazione di apostolato, associazione di apostolato di quartiere, Consiglio vicariale);
    – quelle date da differenziazioni di età (per es. bambini, giovani, anziani);
    – quelle basate su strutture psicofisiche (per es. giovani, uomini, signorine, donne).
    Sono ancora categorie, motivate da esigenze o finalità pastorali,
    – studenti, apprendisti, ecc.
    – animatori, d'ambo i sessi, di gruppi giovani (per corsi specializzati);
    – partecipanti regolari di celebrazioni eucaristiche feriali;
    – minorati di corpo (malati) e di spirito;
    – turisti.
    Per massa, che è una specificazione di aggregato *, si intende l'incontro di persone motivato o occasionato da una circostanza esteriore (convocazione a una determinata ora, per una determinata occasione, per un interesse comune): la gente si raduna e poi si separa nuovamente, senza che si sia giunti a un contatto interpersonale. Perciò la coesione di una massa è ancora meno salda di quella di una categoria.
    Tuttavia si presenta sempre di nuovo la possibilità che in una massa si trovino o si formino dei gruppi.
    Gruppi e categorie possono contribuire a dare a una massa una determinata fisionomia, così che in circostanze favorevoli può svilupparsi un certo contatto reciproco con relativo senso di integrazione vicendevole.
    La distinzione tra massa e categoria, come già tra categoria e gruppo, non è sempre così chiara: il passaggio da una formazione all'altra è spesso fluttuante. Da una categoria può formarsi una rete di gruppi (per es. associazioni diverse, gruppi di amici o di azione). È possibile al contrario che più gruppi (secondari) si trovino in vista di una finalità e formino delle categorie o delle masse.
    Un numero ristretto di persone può costituire tanto un gruppo nel senso proprio della parola, quanto una categoria e perfino una (piccola) «massa». Il fattore determinante è il grado di partecipazione alla vita del gruppo e l'intensità delle reciproche interazioni (cioè la dinamica di gruppo).
    Nella trattazione seguente le formazioni sociologiche, gruppo primario e categoria, verranno designate semplicemente con i termini di gruppo e categoria.
    Nel presente documento non si parla espressamente delle assemblee di persone che corrispondono alla classificazione sociologica di «massa»: ad esse si applicano le norme della «celebrazione tipo» contenute nella IG del messale romano.

    Aspetti ecclesiologici

    Gesù si rivolse a tutte le categorie di società del suo tempo. Annunciò il suo messaggio nel dialogo da uomo a uomo, nel gruppo dei discepoli, nelle categorie o masse di popolo.
    Anche oggi Cristo vuol essere presente e percepito in ogni forma di comunità umana. Così si attua la sua promessa: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt. 18,20). In ogni adunanza di credenti, piccola o grande, Cristo è presente: c'è Chiesa. È necessario che i cristiani siano educati a percepire questa misteriosa presenza di Cristo. Ma è altrettanto necessario aprire al mistero di Cristo ogni forma di incontro tra gli uomini. L'attenzione maggiore rivolta a categorie e gruppi, quali comunità in cui si realizza più o meno la Chiesa, è dettata dalla situazione dell'uomo moderno. L'uomo ha scoperto la libertà come condizione base per entrare in un dialogo esistenziale con i propri fratelli e chiede contemporaneamente spazi di rapporti interpersonali, liberi da massificazioni e formalizzazioni. Evita perciò la massa e tende a far parte di una categoria o di un gruppo. La categoria rispetta le sue esigenze e gli dà la possibilità di contatti personali. Il gruppo gli permette di impegnarsi maggiormente, di sviluppare la propria personalità.
    La spontanea attenzione al gruppo o alla categoria, caratteristica del tempo in cui viviamo, risponde con intensità a questa ricerca.
    Proprio all'interno del gruppo il momento formativo o di maturazione personale (e quindi anche liturgico ed ecclesiale) assume una rilevanza tutta particolare: l'ascolto e l'interesse sono più intensi; la partecipazione più attiva; il senso della comunione scambievole più pieno; la disponibilità al servizio più pronta.
    Questa tendenza alla valorizzazione delle categorie e dei gruppi presenta pastoralmente un'occasione e con ciò stesso diventa anche un compito. Se a questo fenomeno viene dato il giusto peso, si può arrivare a una fermentazione di comunità spirituali-religiose più grandi.
    Tuttavia questo avverrà soltanto nel caso, nel quale gruppi e categorie si sottopongono alla chiamata di Cristo e vanno quindi oltre i limiti della propria autonomia. Allora i gruppi possono anche trasformarsi in lievito per un lavoro ecclesiale. Se però si isolano, ne derivano delle divisioni, dalle quali S. Paolo ci mette in guardia (cfr. 1 Cor. 1,10-13; 1-17-27).
    Se certe categorie e gruppi vengono presi sul serio nella loro funzione ecclesiale, si deve pur prendere atto del loro desiderio di celebrare l'eucaristia. In questo caso non si può semplicemente applicare il modello ordinario di una Messa, ma bisogna sforzarsi di adeguare le modalità alle loro esigenze.
    Pur tenendo conto del valore della celebrazione eucaristica, bisogna tuttavia riflettere se per taluni gruppi e per determinate categorie di persone non sia meglio raccomandare altre forme di celebrazioni o di pii esercizi o addirittura il semplice intrattenimento su di un tema religioso al posto dell'eucaristia. Infatti vi è tutta una gamma di possibilità: la meditazione (anche con mezzi audiovisivi), la lettura e la discussione di un testo biblico, l'approfondimento di un problema religioso, l'ascolto di una musica a carattere spirituale (dischi, nastri sonori, una sacra rappresentazione, la lettura di una pagina poetica a sfondo religioso); inoltre la celebrazione della Parola (per es. in connessione con o in sostituzione della liturgia delle ore), celebrazioni penitenziali e di riconciliazione. Nella scelta si terrà presente sia l'influsso che una determinata forma celebrativa può esercitare per l'incremento della vita cristiana o dello spirito di preghiera, sia quella disponibilità e impostazione di fede, richiesta dalla celebrazione dell'eucaristia, e, forse, carente in qualche categoria o gruppo di persone.

    LA CELEBRAZIONE DELLA MESSA: PRINCIPI E APPLICAZIONI

    L'art. 26 della Costituzione liturgica dice che le azioni liturgiche rendono visibile la Chiesa e ne incrementano la vita. Ciò vale in maniera eminente dell'eucaristia. Da una parte l'eucaristia edifica la comunità del Signore, dall'altra parte rende visibile il corpo di Cristo. Questo dà luogo alla seguente enunciazione di principi e di relative applicazioni. Le applicazioni si riferiscono primariamente ai gruppi, ma valgono anche per le categorie, sia che ciò appaia dal contesto o si affermi esplicitamente.

    L'Eucaristia edifica la Chiesa

    Se la Chiesa rende possibile l'eucarista, è pur vero che l'eucarista è necessaria per attuare la Chiesa. La celebrazione eucaristica coinvolge i partecipanti nel mistero della salvezza e li edifica in comunità ecclesiale.

    1. Comunione con Cristo

    La cena del Signore opera anzitutto la comunione con Cristo. La comunione di Gesù con i peccatori che si realizzava durante la sua vita terrena, quando sedeva a mensa con essi, si prolunga ancora nel convito eucaristico dopo l'evento pasquale. Il Signore raduna i suoi e si fa presente in mezzo a loro; opera in essi con misericordia e si manifesta mediante l'azione dello Spirito nella multiformità dei carismi; è presente nella proclamazione della Parola; è presente nei segni del pane e del vino, nei quali dona se stesso in cibo a noi (Gv. 6,56).
    La comunione con il Risorto significa anche vivere e soffrire con Cristo, lasciarsi crocifiggere, morire ed essere sepolti con lui, per risorgere a nuova vita, essere glorificati e regnare con lui.

    Applicazione 

    I fattori del vivere assieme, degli stretti rapporti interpersonali, dell'esperienza di una comunione umana e fraterna, devono essere coltivati e vissuti in modo da esperimentare e vivere la vicinanza e l'azione della presenza del Signore. In particolare la comunione con Cristo nel suo mistero della croce richiede che si sappiano superare con spirito di fede eventuali difficoltà che potrebbero provenire sia da elementi interni che esterni al gruppo. Così pure ci si guarderà dalla tentazione di volersi imporre agli altri.

    2. Unità di Cristo

    La comunione con Cristo conduce maggiormente alla unione dei partecipanti al convito tra di loro e a formare la comunità dei cristiani. «Il pane che spezziamo non è forse una comunione con il corpo di Cristo? Dal momento che vi è un solo pane, noi, che siamo molti, formiamo un solo corpo. Poiché noi tutti siamo partecipi di quest'unico pane» (1 Cor. 10,16-17). Nella cena del Signore si attua quell'evento che Agostino descrive con le seguenti parole: «Viene edificato il Cristo totale, capo e corpo».
    Questa prospettiva rende possibile al cristiano di aprirsi ad accettare ed accogliere l'altro, indipendentemente dalla sua condizione sociale. Tutti ascoltano il medesimo vangelo, sono obbligati verso lo stesso Signore e lo stesso Spirito e portano perciò le stesse responsabilità. La comunità ecclesiale si costituisce e si estende in forza del battesimo, tuttavia rimane Chiesa in forza della cena del Signore.
    Questa unione dei fedeli in Cristo può essere esperimentata più efficacemente in un gruppo nella misura nella quale i membri pospongono i propri desideri e le proprie preferenze per assumere degli atteggiamenti che li pongono in comunione ecclesiale. Per realizzare questo è di massima importanza una celebrazione ben preparata e giustamente ordinata, come insinua S. Paolo: «Tutto però si faccia decorosamente e con ordine» (1 Cor. 14,40).

    Applicazione 

    La Messa di gruppo, e spesso anche quella di categoria, può facilitare lo sviluppo della comunione fraterna esigita dall'eucaristia e non così facilmente percepita nelle assemblee numerose. In questo senso tali celebrazioni vanno coltivate e promosse. Si devono tuttavia rispettare la struttura e gli ordinamenti della celebrazione eucaristica, perché il sacramento dell'unità, invece di essere sorgente di comunione fra i cristiani, non diventi motivo di divisione o di turbamento della vita comunitaria.

    3. L'amore radicale che proviene da Cristo 

    L'unità con il Signore e con i fratelli deve esplicarsi nella vita quotidiana. Giustamente il Crisostomo vede la continuità che c'è tra il corpo eucaristico e il corpo ecclesiale: «Se noi tutti viviamo in vista dello stesso corpo e diventiamo un solo corpo, perché non mostriamo anche lo stesso amore, perché non diventiamo una sola cosa anche in questo senso?». La comunione fraterna non proviene da questo mondo, ma ci viene donata; tuttavia è necessario che quotidianamente si confermi nel condividere i beni materiali e spirituali, nel vivere gli uni per gli altri, nel portare l'uno il peso dell'altro, nel sentire in sé le pene e le gioie dell'altro.
    La sofferenza ha un ruolo particolare ed essenziale nel raggiungimento di questo fine. Infatti l'eucaristia, quale ricordo della passione del Signore, non permette alla comunità di lavorare esclusivamente in vista della propria affermazione e dei propri interessi. Il sacrificio eucaristico ci spinge a imitare la donazione di Cristo nel dono di noi stessi per gli altri. L'amore cristiano è comprensibile soltanto a partire dal cuore stesso della fede, ossia dalla celebrazione del corpo spezzato di Cristo e del suo sangue versato.
    La radicalità dell'amore di Cristo sulla croce si manifesta in modo particolare nel costato aperto, dal quale uscì sangue e acqua. Segno efficace di questo amore è il calice, nel quale si è fondata l'alleanza tra Dio e gli uomini e da cui i fedeli bevono il sangue di Cristo.

    Applicazione 

    Siccome il porgere il calice è più facile in una comunità ristretta di persone, la comunione al calice di tutti i partecipanti sia norma abituale per ricordare che gli uomini sono il popolo dell'alleanza di Cristo e perciò sono chiamati all'amore radicale di Cristo.

    4. Purificati nel sangue di Cristo

    L'eucaristia edifica la Chiesa non solo perché rinsalda l'unione dei fedeli con il Padre e tra di loro, ma anche perché libera progressivamente i cristiani dal peccato. È il sacramento del pellegrinante popolo di Dio, che, salvato nel battesimo, ha sempre bisogno di redenzione. Sacramento, dunque, di un popolo che sta vivendo la pasqua e compie il passaggio da una condizione di peccato verso la piena attuazione del regno di Dio.
    Quando celebriamo la morte del Signore, dice Ambrogio, annunciamo la remissione dei peccati. Ogni qualvolta viene sparso il sangue per la remissione dei peccati, lo ricevo, perché sia purificato dai miei peccati. Peccatore, ho incessante bisogno di medicina». Ma nell'eucaristia non si ha solo il perdono dei peccati commessi. La partecipazione al sangue di colui che è morto ed è risorto ci strappa all'egoismo e all'orgoglio e ci trasferisce nel mondo della carità, dove l'uomo si apre a Dio e ai suoi fratelli.
    Visto così il gesto reciproco del perdono che si compie prima di accostarsi alla mensa eucaristica, esso raggiunge la sua vera dimensione. Riconciliati con Dio, i fedeli sentono l'esigenza del perdono reciproco: solo chi chiede il perdono al fratello può offrire il suo dono all'altare.

    Applicazione 

    Ogni celebrazione dell'eucaristia, specialmente se vissuta nell'ambito di un ristretto cerchio di persone, esige che si sottolinei l'inderogabile aspetto penitenziale, quale deciso ritorno a Dio e ai fratelli. Coloro che si sono riuniti si conoscono; reciprocamente confessano i loro errori e pongono un gesto di riconciliazione.
    E, con ciò, superano gli angusti limiti del proprio gruppo, per sentirsi membri vivi all'interno della universalità della Chiesa con tutti gli uomini di buona volontà, di cui si scoprono fratelli.

    5. Gioia in Cristo 

    L'eucaristia è un invito a guardare al futuro che ci attende: all'evento della parusia (1 Cor. 11,26).
    Questo futuro, che è la gloria del Regno, è cultualmente anticipato nella celebrazione della cena del Signore. La comunione con il Risorto è segno per la comunità del prossimo compimento del banchetto messianico. Per questo la Chiesa esulta nel gesto dello spezzare il pane: unita all'eterna liturgia del cielo (cfr. Ebr. 12,22ss.), ne pregusta la gioia e vive in anticipo il ritorno del Signore. Dalla celebrazione dell'eucaristia deriva alla comunità la certezza che il futuro le appartiene e con fiducia va incontro ad essa.
    Applicazione
    Nella categoria, ma soprattutto nel gruppo, si dovrà coltivare e sviluppare un rapporto umano e cordiale, capace di interiorizzare e di approfondire la gioia della propria vocazione cristiana; allora sarà possibile comunicarla anche a comunità più grandi (cfr. Ebr. 12,22-24).

    L'Eucaristia manifesta la Chiesa

    L'art. 26 della Costituzione liturgica dice: «Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è sacramento di unità, cioè popolo santo, redento e ordinato sotto la guida dei vescovi». Questo testo riafferma il carattere ufficiale e comunitario dell'azione liturgica, in modo particolare dell'eucaristia. Anche nelle celebrazioni per gruppi o categorie si dovranno quindi tener presenti i seguenti valori:

    1. Universalità 

    Ogni Messa, per quanto sia ridotto il numero dei partecipanti, deve manifestare il carattere universale della Chiesa. Infatti dove si celebra l'eucaristia, tutta la Chiesa è presente. L'eucaristia suppone che la comunità celebrante sia aperta a tutti, evitando di escludere qualcuno, senza motivo, dalla, partecipazione. La comunità che si ritenesse autosufficiente già porterebbe in se stessa il germe della disgregazione: si formerebbero delle chiesuole.

    Applicazione 

    I membri del gruppo dovranno impegnarsi a una continua e vicendevole revisione dei propri atteggiamenti al fine di evitare ogni possibile forma di separatismo egoistico. Coloro che vivono un autentico spirito di gruppo sono aperti ai bisogni della Chiesa intera. Questo trova la sua espressione tanto nell'esame di coscienza e nella preghiera dei fedeli, quanto nella finalità per la quale vengono devoluti i doni portati dai singoli; non ci si limiterà a considerare le proprie necessità, ma ci si aprirà a riflettere sulle responsabilità verso il prossimo, la Chiesa e tutto il mondo.

    2. Dinamica missionaria

    Intimamente collegato con l'universalità e da essa derivante è il dinamismo missionario. Se la Chiesa non è di questo mondo, essa tuttavia è per questo mondo, come il corpo di Cristo è pane per la vita degli uomini.
    La celebrazione dell'eucaristia renderà capaci i partecipanti di essere fermento nella società, per comunicare la vita che il Signore porta in abbondanza e costruire così un mondo più umano e rendere gli uomini più felici.

    Applicazione

    La Parola di Dio, ascoltata e meditata, e la partecipazione all'eucaristia guiderà i singoli o il gruppo come tale ad assumersi un impegno missionario e a realizzarlo.

    3. Carattere festivo dell'assemblea

    Nella comunità che celebra l'eucaristia si realizza già fin d'ora il disegno di salvezza, anche se questo raggiungerà la sua piena attuazione solo con l'avvento della nuova terra e dei nuovi cieli.
    Ogni volta che la Chiesa celebra l'eucaristia, valica i confini di questo mondo, è invitata al banchetto di Cristo glorificato e partecipa alla sua mensa. L'eucaristia è più di un incontro fraterno: è un evento liturgico. Essa dovrà quindi essere celebrata in modo che, «se uno non ancora iniziato o un infedele fosse presente, i segreti del suo cuore diventino palesi e, gettandosi con la faccia a terra, glorificherà Dio, proclamando: davvero Dio è in mezzo ai suoi (1 Cor. 14,24-25).

    Applicazione

    Si dovrà far risaltare sempre il carattere festivo della celebrazione eucaristica. A questo scopo vi concorreranno non solo la scelta del luogo e il modo di arredare l'ambiente, ma anche la scelta dei vasi e degli altri oggetti che servono per l'azione liturgica e la preparazione della mensa. Inoltre i partecipanti avranno la necessaria sensibilità, purché con il loro atteggiamento e abbigliamento esprimano familiarità e cordialità, ma anche rispetto.

    4. Carattere ecclesiale

    Nella celebrazione dell'eucaristia il carattere ecclesiale si esprime precipuamente:
    a. col mantenimento degli elementi costitutivi e tradizionali;
    b. col riconoscimento e rispetto dei ministeri e carismi propri a ciascuno.

    – a. Elementi costituitivi e tradizionali.
    Bisognerà tenere conto anzitutto di quegli elementi che derivano dalla natura stessa dell'eucaristia. Cena del Signore, l'eucaristia è nel contempo «mandato» e «testamento». Le parole dell'istituzione mostrano che la lode e il ringraziamento, l'anamnesi della morte e della risurrezione di Cristo, non possono mai mancare.
    Inseparabile dall'eucaristia è «il perseverare nell'insegnamento degli apostoli» (cfr. Atti 2,42), ossia una proclamazione basata sulla S. Scrittura. Liturgia della Parola e liturgia eucaristica sono elementi indispensabili e complementari di ogni Messa (cfr. Costituzione liturgica art. 45).

    – b. Ministeri e carismi.
    «Nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o semplice fedele, svolgendo il proprio ufficio, si limiti a compiere tutto e soltanto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza» (Costituzione liturgica art. 28). Secondo questo principio il sacerdote compie anzitutto il ruolo specifico che gli proviene dal suo ministero. Egli testimonia la sua comunione con i suoi confratelli nel sacerdozio e col vescovo, osservando e applicando con criterio le disposizioni vigenti riguardanti le celebrazioni liturgiche.
    La Chiesa ha bisogno della diversità di carismi e riserva loro uno spazio anche nella celebrazione della eucaristia. Questa strutturazione della Chiesa rende particolarmente impegnativa la figura del sacerdote nell'esercizio del suo ministero presidenziale per guidare la celebrazione e coordinare i diversi carismi (cfr. 1 Cor. 14).

    Applicazione 

    a. La fedeltà agli elementi costitutivi e tradizionali della celebrazione eucaristica esige che siano osservate le norme che regolano la liturgia della Parola e quelle relative alla preghiera eucaristica.
    b. La verità dei ministeri e dei carismi richiede al sacerdote di compiere solo quelle parti che gli spettano per ufficio, rispettando i ruoli e i carismi dei partecipanti. Questi, a loro volta, non devono assumere il ruolo specifico del presidente.

    Norme pratiche

    Presupposti e preparazione impegnata 

    La Messa non è un mezzo per la formazione del gruppo, né deve entrare necessariamente tra le manifestazioni di una categoria di persone. La celebrazione dell'eucaristia presuppone non solo una salda formazione di gruppo, ma anche una vera maturità di fede del gruppo stesso.
    La celebrazione dell'eucaristia per categorie e gruppi esige, per quanto possibile, un'impronta personale. È auspicabile una preparazione comunitaria dell'azione liturgica, sia nella scelta dei testi biblici e delle preghiere (o della loro formulazione), come pure dei canti e di altri elementi musicali.

    Luogo e oggetti per il culto

    Non sempre la chiesa è il luogo più adatto per la celebrazione dell'eucaristia, specialmente se vi partecipa un numero piuttosto esiguo di persone. Anzi, in questi e altri casi, la piena e attiva partecipazione è resa difficoltosa. Per questo si potrà scegliere un altro luogo adatto e conveniente. Tuttavia si tenga presente quanto è indicato sopra riguardo il carattere festivo della celebrazione eucaristica, la destinazione propria degli oggetti di culto, il decoro e il rispetto richiesti.

    Distribuzione dei ruoli

    La varietà dei ministeri e dei carismi esige anzitutto che il sacerdote proclami la preghiera eucaristica, la conclusione del rito d'inizio e della preghiera dei fedeli, l'orazione sulle offerte e dopo la comunione.
    Quale presidente dell'assemblea, poi, spezzerà la Parola di Dio, guidando eventualmente un'omelia partecipata.
    Agli altri partecipanti, soprattutto a quelli particolarmente dotati e preparati, spettano gli altri ruoli: proclamare le letture, formulare una preghiera (preghiera dei fedeli e preghiere libere dopo la comunione), dire una parola di edificazione (omelia partecipata), esprimere un motivo di ringraziamento (prima del prefazio), cooperare all'azione liturgica con un apporto di natura musicale.

    Inizio della Messa 

    Nel caso in cui la celebrazione dell'eucaristia per un gruppo fosse preceduta da un incontro, atto a creare un clima di comunione tra i singoli membri, e il rito d'inizio – così come è previsto per le messe ordinarie – si rendesse superfluo, il sacerdote sottolineerà tuttavia con una ammonizione appropriata l'inizio dell'azione liturgica.

    Letture scritturistiche 

    Il nuovo ordinamento delle pericopi offre un valido aiuto nella scelta delle letture scritturistiche. Si scelgano i passi biblici più adatti.

    Letture non-scritturistiche

    Testi non-biblici non possono sostituire la lettura della S. Scrittura. Questi, caso mai, possono servire per predisporre alla comprensione o spiegazione della bibbia. Possono anche essere motivo di riflessione e di meditazione nell'ambito dei riti introduttori, durante l'omelia o dopo la comunione.

    Omelia

    Singoli partecipanti possono collaborare sia alla preparazione dell'omelia, sia intervenendo durante la predica stessa, qualora si tratti di un'omelia partecipata.

    Testi orazionali 

    I testi delle orazioni siano scelti o adattati a seconda delle esigenze dei partecipanti o in rispondenza al tema.
    La preghiera dei fedeli, sia per la formulazione che per il rito, venga affidata preferibilmente ai partecipanti.

    Preghiera eucaristica

    Nelle preghiere eucaristiche non possono essere modificati o adattati il racconto dell'istituzione, l'anamnesi (la memoria della morte e risurrezione di Cristo che si fa, offrendo il sacrificio) e l'epiclesi (la preghiera per la santificazione delle offerte e per l'unità della Chiesa). L'azione di grazie (eucaristia), caratteristica della preghiera eucaristica, deve sempre risaltare e può essere attualizzata maggiormente prima o durante il prefazio. Si possono adattare invece gli elementi intercessori: essi trovano tuttavia preferibilmente il loro posto nella preghiera dei fedeli.

    (*) L'aggregato è un insieme di persone accomunate dalla vicinanza fisica. Si distingue: a) la massa; b) il pubblico o l'assemblea; c) la folla; d) il vicinato.