Le comunità come luogo di esperienza cristiana



    Comunità giovanile di Verona-Tomba extra

    (NPG 1972-03-40)

    Il progetto editoriale di quest'anno prevede una presentazione, in chiave critica, di gruppi e comunità giovanili.
    Ci stiamo preoccupando di offrire una rosa ampia e differenziata di esperienze, proprio per mettere tra le mani un materiale ricco di spunti per le varie esigenze pastorali.
    Il pluralismo di situazioni risponde a questo pratico criterio. Ma è contemporaneamente funzionale ad un secondo, di notevole portata educativa. La chiusura, l'autismo è la morte del gruppo.
    L'animatore saggio può confrontare la vita del suo gruppo con le varie esperienze descritte, ritrovando all'interno di ciascuna quei particolari elementi che gli possono essere di stimolo per vivificare e completare la propria.
    Questa rassegna è molto collegata con la trattazione teorica sulla utilizzazione pastorale della dinamica di gruppo iniziata nella rubrica STUDI. Queste esperienze «pratiche sono complementari al discorso tecnico. L'animatore ha bisogno dei due momenti: dello studio per costruirsi i quadri di riferimento e quella manicatura scientifica che gli permetta di muoversi con un certo agio all'interno dei fenomeni di gruppo; e del confronto con esperienze vive, per fare personalmente un'opera di traduzione alla vita delle nozioni teoriche.
    Alla luce di queste affermazioni, si comprende anche il perché di una scelta molto precisa operata in sede di redazione. Per presentare dei gruppi ben funzionanti... potevamo slittare verso i molti gruppi che vivono ai margini delle istituzioni: lì c'è un amplissimo materiale reperibile. Ma scegliere questa strada significava non fornire esperienze immediatamente «normali», non fornire cioè quei quadri di riferimento concreto di cui l'animatore ha bisogno per «comprendere» le annotazioni di studio. Gli esempi non sarebbero stati... calzanti!
    Il gruppo-comunità di Bolzaneto (cfr. 1972 /1) e questo di Verona-Tomba sono gruppi parrocchiali: sono una dimostrazione che per essere vivi... non è necessario tagliare i ponti con le istituzioni!
    Come abbiamo fatto per l'esperienza precedente, ci pare utile sottolineare alcuni elementi significativi specifici, individuare anche alcune costanti ed avanzare eventuali interrogativi. È una semplice indicazione di lettura: uno stimolo a rifletterci su personalmente.

    ^ elementi significativi specifici

    1. Lentamente la comunità di questi giovani si avvia a diventare una vera comunità, più completa e articolata. Nella vita i giovani sono assieme agli adulti. La separazione produce reciproco disservizio. L'altro (adulto o giovane) ha bisogno della controparte e matura nei rapporti frequenti con la controparte: anche se non sempre in sintonia di idee e di atteggiamenti. Il giovane matura accettando di convivere con l'adulto, anche se «scomodo». E viceversa. La maturazione diventa aiuto alla altrui maturazione. L'integrazione è quindi servizio reciproco. Questa è la vita.
    Purtroppo molto spesso i giovani preferiscono restare da soli: farsi i propri gruppi. E gli adulti... non vogliono giovani tra i piedi. Anche nelle strutture ecclesiali si corre il rischio di accentuare questa divisione: ciascuno si fa la sua «chiesa». E così riduce la Chiesa ad un piccolo meschino ghetto.
    Un approfondimento teorico di questo tema è in cantiere, in una delle prossime monografie della Rivista.
    Evidentemente non è sempre necessario che il «gruppo» adegui questa pienezza di rapporti. I giovani hanno molti contatti con gli adulti, nel ritmo normale della vita. Se non li sfuggono per partito preso, l'integrazione avviene fuori. I giovani di Tomba hanno cercato qualcosa di più, integrando nel gruppo dei giovani delle coppie di giovani-sposi.

    2. La comunità, dopo un primo rodaggio, ha raggiunto una discreta capacità di azione pastorale. Sente di avere dei «talenti». Non li può sotterrare. Da qui l'impegno di mettersi a disposizione delle altre parrocchie. È un servizio tacito, non burocratizzato, non fatto piovere dall'alto. Chi ha bisogno... sa di trovare gente disponibile.
    La capacità e le realizzazioni sono il miglior biglietto da visita. È chiara la volontà di «aprirsi»: un'apertura che non raggiunge solo gli adulti della parrocchia, ma le parrocchie viciniori, le strutture diocesane.
    D'altra parte questa apertura, questo stato di servizio, è lo stimolo a procedere in avanti, a studiare, ad approfondire la capacità tecnica di fare qualcosa di significativo.
    Un esempio tipico: nei momenti forti liturgici (Natale, Pasqua) i giovani non fanno delle «celebrazioni» raffinate, da consumarsi tra iniziati. Ma si proiettano verso la comunità più vasta. Preparano «celebrazioni» per tutta la parrocchia.

    3. Un aspetto caratteristico di questo gruppo di giovani è la serietà con cui «studiano». Appare dalla descrizione dell'esperienza. E ci consta per contatto diretto.
    Hanno il coraggio di dedicare serate su serate per uno studio a livello teologico-biblico, sotto la guida di esperti, appositamente invitati. Hanno affrontato in questi anni, per esempio, uno studio serio dell'Esodo, dei Vangeli, degli Atti, sotto la guida di un docente di Sacra Scrittura.

    ♦  elementi costanti

    Raffrontando l'esperienza di Tomba con quella di Bolzaneto, emergono immediatamente alcuni elementi comuni, a riprova che chi desidera fare qualcosa di serio ha alcune strade obbligate...

    1. II gruppo sente l'esigenza simultanea della riflessione e dell'azione: i vari campi-scuola sono il momento privilegiato in cui si opera una impegnata presa di coscienza; i campi di lavoro sono la esplicitazione e la verifica della maturazione avvenuta. I due momenti sono complementari.
    Ambedue i periodi sono «tempi forti» per costruire la comunità. Il lavorare assieme per dieci-quindici giorni, in un clima di sofferta gratuità, come lo studiare assieme e il conversare a lungo su temi sentiti, è altamente funzionale al fare comunità.

    2. Il primo impegno di servizio del gruppo è verso i più piccoli. La serietà di tutte le altre scelte trova qui il momento di verifica. Questo fatto dice una cosciente assunzione di responsabilità all'interno della Chiesa locale, rapportata alla capacità reale, al carisma specifico: se i giovani di fatto influenzano i più piccoli, è necessario che l'influsso avvenga secondo una linea educativa.

    3. Una terza costante è la valorizzazione degli strumenti tradizionali. Si tratta non di una ripetizione meccanica e stanca. Ma di una vera reinterpretazione, in cui si esercita il ruolo creativo e l'apporto specifico del giovane, con un legame al passato ricercato e coltivato.

    ♦ alcuni interrogativi

    Nessuna esperienza è perfetta, in astratto. Anche quella di Tomba, analizzata in vitro, sotto un fascio di luce critica, presenta alcuni interrogativi. Ci pare utile sottolinearli. Non tanto per avanzare perplessità su quanto a Tomba si sta vivendo, quanto piuttosto per dare una mano agli operatori pastorali che intendono confrontarsi con queste pagine.

    1. È stato ricordato sopra il valore positivo che nasce dal fatto che adulti sposati vivano all'interno del gruppo. Ma questo fatto pone dei problemi e comporta dei pericoli: che l'adulto viva giovanilisticamente e non dia il suo apporto specifico e che perciò sia accettato dai giovani non in quanto adulto. O che i giovani si pongano nei confronti degli adulti con un rapporto falso: li accettino non in quanto adulti, ma in quanto essi si adeguano ai loro modelli.
    La scelta della convivenza, continua, dentro la comunità, di giovani e adulti è una scelta molto impegnativa. Comporta un continuo confronto e una totale disponibilità (comporta un amore serio...) perché sia mantenuta nella verità. Altrimenti può diventare un alibi assai pericoloso...
    L'adulto può entrare nella comunità per risolvere i suoi problemi di «sbocco»: superare il matrimonio come morte degli ideali, superare la professione come chiusura all'apostolato diretto...
    in ultima analisi si può tentare di recuperare, attraverso l'inserimento nella comunità, il rischio dell'integrazione nella società: matrimonio e professione restano le spie accese che denunciano un vuoto più profondo e ben più grave. La comunità può diventare l'alibi che tacita la coscienza. Fa sentire apposto, perché esternamente si è apposto. Mentre di fatto l'integrazione è colossale. Ricordiamo nuovamente che non c'è nessun elemento per dire che quanto abbiamo denunciato si verifica a Tomba. La scelta della comunità di Tomba è molto bella. Abbiamo voluto sottolineare un rischio immanente, per «salvarla»; e per salvare le altre comunità che possono imitare un aspetto così rilevante e così ecclesiale.

    2. Un secondo rischio può essere presente in un tipo di comunità come è quella di Tomba. Più la vita all'interno è intensa, più la comunità si chiude nei confronti dell'esterno: fa una sua vita, indipendente dal quartiere, dalla zona; non ha un deciso «impegno politico» che la decentri. La comunità diventa l'autodifesa dei suoi membri. Al limite, la comunità diventa l'assoluto da coltivare comunque: per non rompere la comunità, gli appartenenti lasciano fuori della porta tutti i problemi seri. Si crea cioè uno stato «privato», personale, di impegno, non direttamente legato alla appartenenza «ufficiale» alla comunità.
    La storia di molti gruppi giovanili cammina su queste direttrici. Ma la morte di troppi insegna che è possibile vivere in questo clima anodino di comunità-nonostante-tutto, fin tanto che l'ambiente esterno è meno fascinoso del clima che si respira dentro. Quando l'alternativa del fuori offre dei luccichii più seducenti, tutto crolla: e comunità e maturità delle persone.
    La vita della comunità è chiamata a confrontarsi, ogni giorno, con il rischio dell'impegno attivo di servizio, con i drammi e le tensioni che esso comporta: è chiamata, in una parola, ad avvertire che la «località» è il suo corpo quotidiano.

    (l'elaborazione di questa esperienza è stata fatta in sede redazionale, utilizzando i documenti e i ciclostilati messi a disposizione dalla comunità e un ampio materiale registrato nel contatto personale).

    UN PO' DI STORIA 

    Nella zona Sud di Verona fa capolino la parrocchia di «Tomba-extra», che comprende, in un'area ristretta, più di 7.000 abitanti.
    Tre anni fa un giovane prete venne inviato in questa parrocchia con l'incarico di seguire i giovani. Per alcuni mesi si limitò ad osservare l'ambiente in cui i giovani vivevano e ad incontrarli nelle strade del quartiere, nelle piazze, nei bar, campi sportivi, giardini, nei luoghi cioè dove essi si rivelavano nelle loro manifestazioni più tipiche.
    La conoscenza era la premessa per un intervento più valido e profondo, e così il giovane prete cominciò a farsi amici alcuni ragazzi che appartenevano a gruppetti che sono soliti vivere insieme le esperienze della scuola e i momenti del tempo libero. L'avvicinamento di alcuni di essi permetteva di giungere in breve tempo a tutti i componenti il gruppo. Era un contatto prevalentemente umano, dove il prete era per ora solamente un amico e come tale si presentava e viveva.
    In seguito fu possibile far leva su questa amicizia per invitare ad un rapporto di tipo diverso che si concretizzava in una proposta di impegno e di vita cristiana. Il passaggio fu reso possibile perché i giovani presentavano tre caratteristiche che, in un certo senso, lo presupponevano e lo giustificavano: una notevole apertura, una buona disponibilità e una certa superficialità nell'impostazione della vita.
    Nacque quindi l'idea di mettere le basi di una comunità di giovani fortemente impegnata sia spiritualmente che apostolicamente, che si ponesse come fermento per altri giovani del quartiere, difficilmente avvicinabili. Questa comunità aveva quindi un duplice scopo: era in un certo senso fine a se stessa, in quanto mirava alla formazione spirituale dei componenti il gruppo stesso, ed in un altro senso era un mezzo per avvicinare altri giovani.
    Oggi la comunità è una realtà, composta com'è da una cinquantina di giovani dai 16 ai 22 anni, e tende ad un continuo aumento per alcuni precisi fattori a cui accenniamo.

    • L'assistente svolge un lavoro in mezzo ai giovani e cura in modo specifico i bambini, appena vengono inseriti nella parrocchia. In particolare segue personalmente i ragazzi delle medie, tenendo con ognuno di loro, di anno in anno, un colloquio in cui viene compilata una scheda che serve a tratteggiare un profilo del ragazzo stesso.
    Oltre a questo strumento di conoscenza dei ragazzi, la comunità suscita la loro simpatia ed attesa per le varie iniziative che a questo scopo vengono create: i campi estivi organizzati per classi di età, cineforum, tornei sportivi... tutti elementi che permettono un contatto con i più giovani da cui facilmente nasceranno i futuri componenti del gruppo impegnato. Ognuno degli strumenti che la comunità usa verso i ragazzi è mosso da un particolare e chiaro disegno di servizio che si vuole prestare alle personalità in formazione dei «piccoli». Tutto è in funzione della loro promozione umana e cristiana.
    Infine la comunità si autoalimenta per il fatto che alcuni ragazzi che non vi appartengono vengono di tanto in tanto agganciati dal gruppo stesso, spinti dall'esempio e dai contatti spontanei e sinceri che hanno nei loro ambienti con quelli che già ne fanno parte.
    Per ovviare alla superficialità e per fondare su basi solide l'impegno e la nuova impostazione di vita dei giovani si rese necessaria una formazione chiara e profonda dei singoli individui e della comunità come tale. Una «testimonianza» ci parla dei momenti vitali di questa formazione spirituale.

    • L'assistente si pone a disposizione tutti i giorni, dalle 18 alle 19, per le confessioni e la direzione spirituale. I giovani sanno che in quell'ora sicuramente lo trovano in chiesa. Così tutte le sere ce ne sono tre o quattro che lo avvicinano in modo spontaneo, senza cioè fissare incontri e senza inviti. Si è creato un giro abbastanza regolare; in tal modo, in pochi giorni (15-20), il sacerdote ha modo di incontrarli tutti una volta.
    Per quanto riguarda la confessione ha cercato e ottenuto che questi giovani vi si accostino con frequenza (quindicinalmente o settimanalmente). È da notare la spontaneità e la naturalezza con cui essi si accostano a tale sacramento che è amministrato in ogni circostanza e luogo. Ciò contribuisce a far vedere nel prete sempre il ministro di Dio, nonostante il rapporto di amicizia e confidenza.
    Per quanto riguarda la direzione spirituale, l'assistente la fonda innanzitutto su un rapporto di amicizia: cerca di evitare ogni atteggiamento di distacco; talvolta presenta anche le sue debolezze per essere accettato come uomo con i suoi alti e bassi. Per la direzione spirituale cerca di essere il più possibile a disposizione: se si assenta lascia un biglietto in cui dice dov'è e quando torna, evitando così che lo vadano a cercare ripetutamente invano.

    • Quotidianamente un quarto d'ora (18,45 - 19) è riservato alla preghiera comunitaria alla quale sono invitati a partecipare tutti i giovani. La frequenza a questo momento di «ricarica n è notevole.

    • Un altro punto forte di rifornimento e quindi di formazione spirituale è dato dal ritiro mensile ritenuto dai giovani stessi molto utile e, per ciò stesso, molto frequentato.
    La durata del ritiro (che solitamente si tiene di sabato) è di tre ore: 20,30 - 23,30. Ciò che si è particolarmente notato è la serietà con cui viene condotto dai giovani: puntualità, partecipazione alla preghiera e soprattutto raccoglimento, in un clima di riflessione e di silenzio perfetto.

    • Ogni anno poi, viene organizzato in estate un corso di esercizi spirituali della durata di tre giorni a cui fanno seguito altri tre giorni per la programmazione dell'anno nuovo: sull'esperienza del passato, conosciuti vantaggi e limiti, si stende l'attività per l'anno entrante.

    I PILASTRI DELLA COMUNITÀ

    I momenti specifici di formazione dei giovani impegnati non sono che conseguenza di un determinato modo di concepire la vita.
    Il vero centro della nostra comunità è Cristo da cui partono e su cui si situano i fondamenti della nostra vita di gruppo.
    Pertanto l'essere profondamente cristiani e il vivere a pieno respiro i valori che Cristo ci propone sono le nostre caratteristiche. Per questo noi pensiamo che:
    • una comunità cristiana si fonda innanzitutto sull'ascolto della Parola: riceve l'annuncio del piano di Salvezza. Cristo ne è il rivelatore;
    • una comunità si rifà perennemente a Cristo e trova nella Eucaristia la fonte e il culmine della propria vita;
    • una comunità cristiana si realizza nella «comunanza fraterna»: «mettevano in comune». Tale comunanza si attua quando ogni discepolo del Vangelo mette sé «responsabilmente» a servizio della comunità;
    • una comunità simile diventa «annuncio» di Cristo agli uomini del suo tempo; è incarnata e diversa, diventa richiamo, inquietudine e segno di contraddizione: chi la perseguita, chi la guarda con simpatia... Così Cristo può aggregare discepoli al Vangelo.
    Ecco allora i pilastri della comunità: Parola - Eucaristia - Fraternità - Missione
    Nella Parola scopriamo il piano di Dio e lo leggiamo alla luce dei segni dei tempi.
    Nella Eucaristia entriamo nel piano di Dio che mediante il segno del pane e del vino, si incarna nella nostra realtà storica ed esistenziale.
    La Fraternità è l'esplosione vitale dell'Eucaristia. Unico Corpo di Cristo, tutti cooperiamo in Cristo con tutto noi stessi alla edificazione dell'intero corpo.
    Se la fraternità raggiunge la pienezza, per cui siamo sul serio la famiglia &i liberi figli di Dio, allora comprendiamo la Missione che il Signore Gesù ci ha affidato: «siano uno e il mondo veda e creda che tu mi hai mandato».

    ASCOLTO DELLA PAROLA

    Abbiamo preso coscienza che i credenti fanno comunità in quanto riuniti dalla Parola di Dio.
    • Cristo che, fattosi Parola, raduna tutti in unità.
    Per questo ci siamo sforzati di essere:
    • comunità di coloro che credono al Vangelo delle Beatitudini e si ritrovano insieme per approfondire il significato e scoprire i modi più validi per viverlo oggi, nella situazione concreta di ciascuno.
    • comunità di coloro i quali, ogni giorno, rinnovano il loro impegno di conversione interiore, cercando le vie concrete per vivere nello spirito della povertà evangelica, della giustizia proclamata da Cristo, in quella pace che è dono di Dio agli uomini di buona volontà;
    • comunità che cerca la risposta ai problemi e agli interrogativi di ogni giorno non nelle indicazioni di una prudenza umana, ma nella luce che discende dalla Parola di Dio. Con essa si confrontano, ad essa si aprono con fiducia, mettendo in comune quella parte di verità che Dio dà a ciascuno, in modo che tutti possano comprendere meglio ciò che Dio chiede concretamente, giorno per giorno, ai singoli e alla comunità nel suo insieme.
    Per questo nella Celebrazione Eucaristica quotidiana poniamo una particolare attenzione alla proclamazione della Parola di Dio, ricavando da essa lo stile di vita cristiana e collaborando con il sacerdote alla preparazione delle omelie al fine di aiutarlo, nella trasmissione del messaggio, ad essere fedele alla Parola di Dio, all'interpretazione della Chiesa e alla comunità verso la quale si rivolge.
    Ogni anno ci ritroviamo per alcuni giorni presso una casa di spiritualità per rinnovare la nostra scelta di vita cristiana, confrontandoci con la Parola di Dio particolarmente efficace in un clima di silenzio attivo e di disponibilità allo Spirito.
    Periodicamente accostiamo la Parola di Dio in giornate di spiritualità, durante le quali riserviamo la maggior parte del tempo alla meditazione, alle ricerche comunitarie e alla preghiera per verificare la autenticità della nostra esperienza religiosa. Ultimamente i ritiri, che in un primo tempo erano limitati alla comunità giovanile, li abbiamo vissuti assieme agli adulti.
    Nel ciclo degli incontri settimanali della comunità abbiamo inserito un corso di studio sul Vangelo di San Marco e sul Libro dell'Esodo, presentatici entrambi da un esperto. Successivamente si è avuta una ricerca di gruppo al fine di approfondire la nostra conoscenza della Sacra Scrittura. L'ascolto e lo studio critico del Libro dell'Esodo ci sono stati necessari per trarre il concetto di «Liberazione», che nel periodo pasquale abbiamo sviluppato a livello di riflessione parrocchiale.
    Per vivere maggiormente assieme a tutta la chiesa i tempi forti della Liturgia, abbiamo iniziato a Natale con l'approfondire il senso dell'Incarnazione, per giungere poi a Pasqua a conoscere i frutti: «la Liberazione». Nel concretizzare questi lavori abbiamo maturato l'esigenza di una apertura verso le comunità parrocchiali della vicaria sulla linea di un servizio agli altri, apertura attuata successivamente nella preparazione della Pentecoste. Durante tale incontro abbiamo cercato di vivere i quattro punti base della vita di comunione.
    Questa comunione si realizza anche in un continuo contatto con il Vescovo e il Papa, attraverso una particolare attenzione a quello che gli stessi affermano nei loro documenti, nei loro discorsi, nelle loro precisazioni.

    CELEBRAZIONE EUCARISTICA

    Nella celebrazione della Eucaristia è Cristo stesso con la Sua azione redentrice, che si rende presente fra i «suoi», celebrando l'attualità della comunità; è per Essa, soprattutto, che ci si costruisce comunità, mandati per una testimonianza di amore.
    In forza del sacerdozio battesimale, i singoli vi partecipano non come estranei gli uni agli altri; ma quasi con-celebranti di uno stesso mistero. Nota caratteristica delle nostre celebrazioni eucaristiche è una Liturgia libera e partecipata, che nasce cioè dalla vita e alla vita conduce.
    In questa «azione sacra» si torna ad essere coinvolti nella morte e risurrezione del Cristo, fatto presente qui, ora, per questa comunità situata».
    Qui la Parola viene ascoltata insieme e insieme interpretata.
    Qui il sacramento interpella e consacra la vita e le aspirazioni di questa precisa comunità.
    Qui il proprio pane e il proprio vino si fanno Corpo e Sangue di Cristo. Dentro questa precisa realtà irrompe la Sua grazia e la meravigliosa pienezza dei doni dello Spirito.
    Perché vita, questa nostra celebrazione eucaristica non può non essere realtà veramente seria, celebrazione piena, attiva e responsabile, dove ciò che è in gioco è la riassunzione della propria esistenza comunitaria e personale nella Parola e nell'olocausto di Cristo.
    In pratica abbiamo reso le nostre celebrazioni «celebrazioni della vita»:
    • prestando un servizio feriale e festivo di canto, di lettori, di inservienti;
    • preparando il commento e la preghiera dei fedeli e rinnovando nel suo giusto senso qualche gesto liturgico;
    • offrendo la possibilità della celebrazione quotidiana per tutti i membri della comunità;
    • aiutando soprattutto i giovani sposi a scoprire il valore della Messa con alcune «Messe domestiche».

    FRATERNITÀ

    Un impegno di fratellanza, di amicizia, di amore è il motivo conduttore di tutte le nostre attività; un motivo spesso dibattuto, contestato, sofferto, ina che senz'altro ci ha maturati sia come uomini, sia come cristiani. La nostra fraternità non può essere mai intesa come un semplice «stare isieme», quasi come un antidoto alla solitudine della vita. Stiamo insieme per esprimere il dinamismo pasquale della Cena, Pane di una comunità profetica e liberatrice in cammino. Convocati per una missione, riempiti comunitariamente per comunitariamente donarsi.

    Il tutto in comune per fare le attività

    Per una progressiva evoluzione della nostra comunità è necessario l'impegno costante di ciascuno, che si realizza nel programmare, organizzare e vivere le varie attività. Questo stile di vita si manifesta non solo nei momenti forti della comunità (campo di lavoro, campo scuola, esercizi spirituali), ma anche nelle piccole esigenze che il vivere insieme comporta. Una tensione continua a saper cogliere questi momenti, nei quali è necessaria la nostra piena disponibilità, ci rende responsabili, più coscienti della nostra scelta. Per questo provvediamo insieme alla parte economica (ciascuno dà liberamente in una cassa comune), raccogliamo e gestiamo insieme i fondi per poter fare le attività (raccolta carta, pane vecchio, mostra libri, cinema, spettacoli musicali, offerta dell'ulivo, tombola).

    Disponibilità di tempo, di testimonianza, di valori e limiti

    Una scelta di vita comporta un impegno personale continuo, impegno che si realizza nel mettere a disposizione della comunità il tempo libero, partecipando, per esempio, ad un campo scuola o al campo di lavoro. Viviamo questa tensione nella vita di tutti i giorni, ritrovandoci quotidianamente insieme per prestare piccoli servizi, per interessarci continuamente alla vita della parrocchia con una presenza attenta e premurosa.

    MISSIONE

    La presenza nostra nel mondo deve essere autentica, laicale e si riassume in un atteggiamento di spirito che si apre con fiducia e simpatia alla realtà terrena, vista come dono di Dio e via che riporta a Lui. Teilhard de Chardin: «Solo se i cristiani si convertiranno alle speranze degli uomini, gli uomini si potranno convertire alle promesse evangeliche».
    Ogni autentica crescita umana, proprio perché voluta da Dio, è per il laico anche una crescita cristiana e testimonianza di carità, perché ogni scoperta, ogni autentica opera dell'uomo coopera a trasformare il mondo affinché sia sempre più conforme al disegno di Dio, sempre più degna dimora dei figli di Dio. Il restare del laico nel mondo è una autentica vocazione. La casa dei cristiani non è la chiesa, ma il mondo, appunto perché essere chiesa è semplicemente essere mondo e umanità che accoglie il Signore.
    Ciò che fa credenti è un modo nuovo di essere uomini, cioè cittadini. professionisti, operai, «dentro» le varie condizioni.
    Non si vuol arrivare ad una concezione di chiesa senza strutture (quale parte concreta di umanità radunata visibilmente e storicamente dal Cristo e da Lui fornita di organismi comunitari, sacramentali e gerarchici, la comunità di fede necessariamente deve avere una sua propria struttura e conformazione sociale); ciò che si esclude è la «propria casa», ossia strutture e configurazioni che rinchiudono la chiesa sullo stesso piano e nello stesso modo delle altre società e associazioni particolari.
    La nostra missione si concreta:

    ♦  in una attenzione ai più giovani.
    Organizziamo settimanalmente degli incontri formativi-ricreativi, che si svolgono per gruppi e con un triplice fine: costruire una amicizia, scoprire il mondo che ci circonda, introdurre i più giovani ad una esperienza di vita religiosa.
    La scelta del gruppo favorisce una crescita cristiana integrale, in quanto k verità conosciute trovano il banco di prova nella vita di gruppo. Tutti questi incontri culminano nel camposcuola.
    Compagnie, letture, divertimenti, incidono notevolmente sui ragazzi. L'ambiente esterno, specialmente il nostro di periferia, rende difficile e talvolta addirittura neutralizza l'opera degli educatori.
    Riesce quindi molto utile portare i ragazzi fuori dall'ambiente, per creare un clima più sereno e distensivo, nella cornice della montagna in cui siano completamente disponibili all'azione educativa, senza che elementi estranei annullino tale lavoro di maturazione.
    Ecco lo scopo dei campi-scuola:
    • individuale: educare alla lealtà, alla generosità, al sacrificio, alla riflessione, alla preghiera, al rapporto personale di amicizia con Dio.
    • sociale: educare al vivere insieme, alla collaborazione, allo spirito di servizio, a rendersi utili, prendendo come programma di vita le parole di Cristo «amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi».
    • apostolico: portare alla scoperta della chiesa come comunità di salvezza, nella quale ciascuno è un po' responsabile della Salvezza degli altri.
    I mezzi che si adoperano sono: il gruppo, il gioco, la preghiera, il contatto con la natura, le conversazioni con i sacerdoti e con i responsabili del Campo.
    Il metodo per arrivare alla maturazione dei ragazzi è un metodo vitale, che consiste nel presentare dei valori facendoli vivere, facendone fare l'esperienza.
    Momento assai importante nel servizio che la nostra comunità realizza verso i «piccoli» è la scuola adolescenti.
    Si è fatto promotore di questa iniziativa un gruppetto di 15 giovani che desiderano porsi come animatori dei gruppi di adolescenti che riescono ad avvicinare.
    Il contatto avviene in modo spontaneo, occasionale.
    È stato scartato il metodo di un «discorso» profondo ma estraneo all'interesse di questi ragazzi. Si cerca di partire da quanto essi chiedono e desiderano e tutto ciò è fatto nella massima disponibilità. Un giovane ha dovuto parlare per due mesi del buddismo perché un gruppo aveva questo interesse. Poi piano piano i ragazzi stessi convergono su temi maggiormente vicini a quelli che noi vorremmo proporre.
    Ed il punto di arrivo di tutto questo lavoro è il mettere insieme tutti questi gruppi, il far vivere loro la «comunità».
    Alla base inoltre di questo servizio c'è una profonda unione e amicizia tra il gruppo degli animatori che periodicamente si raduna e rivede la propria impostazione e la preoccupazione di interessare i genitori di quanto viene fatto per i loro figli, in modo da cercare una convergenza di intenti e di impostazione.

    ♦  In una attenzione alle attività parrocchiali.
    Abbiamo preso coscienza che non è possibile parlare di comunità parrocchiale senza una vera corresponsabilità di progettazione e di realizzazione delle varie attività.
    Per questo abbiamo organizzato degli incontri di studio, in collaborazione con gli adulti, per favorire la realizzazione del Consigilo Pastorale Parrocchiale.
    A questo gruppo l'assistente chiede anche un particolare impegno nell'attività apostolica: esigenza questa che scaturisce dallo stesso impegno spirituale dei giovani.
    L'attività che essi svolgono si articola anche nell'inserimento nella attività pastorale organizzata della parrocchia.
    L'impegno possiamo ridurlo a queste grandi linee:
    – Azione Cattolica
    – Azione caritativa
    – Divertimenti
    – Catechismo
    – Apostolato liturgico
    – Apostolato missionario
    Onesta distinzione è solo concettuale e schematica: ci è servita per descrivere a grandi linee l'attività che viene svolta. Tutto il gruppo porta avanti ransieme delle attività. In che modo le porta avanti? All'interno del gruppo impegnato si sono formati dei piccoli gruppi nati o per una precedente amicizia tra i componenti o per una affinità di interessi verso una particolare attività. Ogni gruppetto ha una vita in un certo modo autonoma nel senso che si sceglie e si organizza le attività secondo le particolari attitudini dei componenti e secondo le necessità.
    Si è costituito ad esempio, per amicizia, un gruppetto di giovani diciassettenni i quali si erano impegnati a preparare e seguire la liturgia di una messa domenicale, preparando i chierichetti, il commentatore e il lettore. Tale gruppo porta avanti anche la gestione del cinema parrocchiale. In seguito hanno iniziato una attività caritativa di assistenza.
    Da tutto questo appare come parecchie attività nascano dal gruppo stesso, man mano che i componenti prendono coscienza della loro possibilità di impegnarsi ulteriormente.

    ♦ in una attenzione ad altri settori.

    – Caritativa.
    Mensilmente alcuni di noi visitano delle famiglie bisognose portando loro una nota di allegria e qualche aiuto materiale. Avvicinando tali persone ci accorgiamo e di quanto la miseria sia vicina a noi e di quanto il nostro impegno sia ancora insufficiente e limitato.

    – Natale e Pasqua.
    Sono i momenti forti dell'anno liturgico e della vita pastorale, che ci portano ad una riflessione più accurata. Per questo abbiamo pensato di celebrare queste due festività in modo tale da viverle il più concretamente possibile, costruendo inoltre qualche cosa di utile non solo per noi, ma per tutta la parrocchia.
    Il nostro lavoro è sfociato nella realizzazione di due libretti nei quali abbiamo cercato di far conoscere, alla luce delle Sacre Scritture e della Teologia, ciò che per noi significa Natale e Pasqua.
    Abbiamo invitato, in varie serate, giovani e signorine, con i rispettivi genitori, di tutta la parrocchia per approfondire i contenuti del nostro lavoro.

    – Mese di Maggio.
    Durante il mese di maggio ci siamo proposti di valorizzare e vitalizzare una pratica che a noi sembra un po' sorpassata. Divisi in gruppi ci siamo recati in alcune zone della parrocchia per meditare assieme alle
    famiglie del luogo sul Rosario, rendendolo più vivo con un nostro commento e con alcune canzoni. Siamo riusciti così a vivere e a far vivere più intensamente un mese di spiritualità mariana e nello stesso tempo abbiamo potuto accostarci maggiormente ad alcune famiglie della comunità parrocchiale.

    – Vicaria.
    Ci siamo interessati per far incontrare alcuni gruppi impegnati delle varie parrocchie della vicaria, perché si potessero scambiare esperienze, idee, amicizia.
    L'esperienza non è stata fine a se stessa, ma è continuata nell'incontro di preghiera della Pentecoste e nella vita del «campo di lavoro vicariale». È tutt'ora aperta a nuove iniziative atte ad incrementare una collaborazione sempre più fruttuosa fra i componenti delle varie comunità parrocchiali che esprimono la loro vita cristiana in una zona determinata, ma che devono superare la piccola ombra di un campanile, per convergere verso quell'unità che sola ci fa sentire ed essere chiesa.

    1. Scuola animatori.
    Il Corso animatori di gruppi impegnati in una pastorale parrocchiale si è svolto in questo clima: scambio di amicizia, di idee, di esperienze per una crescita cristiana sempre più «ecclesiale».
    I vari incontri erano così organizzati:
    – una assemblea di studio di carattere biblico-teologico per approfondire il tema del giorno;
    – una seconda assemblea per conoscere meglio la dinamica della vita di gruppo;
    – una ricerca di gruppo per agganciare lo studio fatto con le realtà esistenziali;
    – la celebrazione eucaristica come conclusione dei lavori della giornata.

    2. Incontro di Pentecoste.
    È stato un momento forte della vita della nostra comunità, perché abbiamo avuto la possibilità di celebrarlo insieme alle altre parrocchie della nostra vicaria, concludendo il lavoro fatto dagli animatori di gruppo. L'incontro è consistito in una celebrazione eucaristica, in cui si è particolarmente sviluppata la Liturgia della Parola: ogni parrocchia ha dato il suo contributo preparando il commento, il canto, l'omelia.

    3. Campo di lavoro vicariale.
    Organizzato durante il periodo invernale, è stato la conseguente, giusta concretizzazione del lavoro di formazione teorica svolto.
    Si è tenuto nell'ultima decade di luglio a Campofontana con la partecipazione dei rappresentanti di sei parrocchie. Oltre il lavoro manuale offerto alle famiglie del paese, abbiamo approfondito alcuni aspetti della spiritualità dei laici dopo il Concilio.
    I frutti dell'esperienza si possono riscontrare nella maturazione sul piano umano e cristiano, nel clima di comunione creatosi con tutti i partecipanti e nell'esigenza sempre più sentita del «lavorare insieme».

    – Inserimento nell'ambiente sociale della parrocchia.
    Dobbiamo riconoscere che la partecipazione della comunità al lavoro di tutti quei gruppi che si interessano di problemi politico-sociali, è pressoché nulla. Ciò è imputabile al fatto che la comunità fino a poco tempo fa era formata da giovani quasi tutti studenti, che con il mondo del lavoro mantenevano contatti marginali, e al fatto che, portando avanti un lavoro di carattere prettamente religioso, abbiamo voluto chiarire le idee per non creare confusioni.

    Scopo del gruppo è, oltre alla formazione dei componenti, anche quello di gettare un ponte fra la parrocchia e gli altri giovani. A tale scopo ogni membro del gruppo continua a frequentare la sua compagnia di provenienza, partecipa ai loro ritrovi: quando cioè vanno al bar, al cinema, a qualche festina, a fare quattro passi, o a fare una scarrozzata in macchina, non si estranea per nulla da queste manifestazioni di vita giovanile se non per casi in cui lo esigano motivi superiori (questo dicasi certe volte per il cinema). Non si estranea (dal momento che il gruppo impegnato non è ghetto chiuso, anzi vuol essere proprio il contrario), ma cerca di portare in queste manifestazioni uno stile di presenza che sia testimonianza di come ci si possa divertire senza cadere in atteggiamenti banali.
    E la normale presenza di ogni giovane impegnato, nella sua compagnia di provenienza, porta i suoi frutti. Infatti di tanto in tanto, qualcuno si aggancia al gruppo senza che sia stato forzato con discorsi a farlo: basta l'esempio dell'amico impegnato che è la testimonianza più credibile di come si possa essere giovani in gamba senza per questo essere degli assenteisti che si estraneano dal mondo in cui sono chiamati a vivere. Per esempio, un giovane che solitamente si trascinava avanti con un tran-tran poco degno di elogio, ha chiesto di partecipare ed ha di fatto partecipato all'ultimo ritiro. Eppure nessuno l'aveva esplicitamente invitato. Vi ha partecipato perché un giovane della sua cerchia, impegnato nel gruppo, ha detto che sabato sera non sarebbe stato con loro desiderando fare il ritiro.
    Sino ad ora qualsiasi contatto o collaborazione con giovani di concezioni politiche diverse dalle nostre è stato fatto a titolo puramente personale. Chi aveva questi rapporti era consapevole di avere alle spalle tutta la comunità, ma si trattava più di un sostegno «morale», di consapevolezza di essere appoggiati perché uniti da una stessa vita cristiana, di senso di appartenenza ad uno stesso gruppo che di un effettivo aiuto e contributo di chiarificazione e discussione.
    Dobbiamo rilevare che, già da questi primi momenti di inserimento attivo nel contesto sociale in cui viviamo, troviamo molte difficoltà nel comporre armonia tra il piano orizzontale e quello verticale. Per prepararci meglio a colmare la carenza che abbiamo notato in questo campo, abbiamo in programma un corso di studi per tutta la parrocchia sull'impegno sociale e politico, per la cui preparazione dieci giovani della comunità hanno partecipato ad opportuni convegni ad Assisi. Anche in questo campo ci poniamo come fermento per tutta quanta la comunità parrocchiale.

    - Sguardo alla diocesi.
    Con il crescere della nostra esperienza ci siamo accorti che non è possibile essere autentici cristiani, se non convergendo verso le esigenze di tutta la diocesi.
    A tale scopo ci siamo fatti un dovere per arrivare ad incontrare altre comunità parrocchiali in uno stile aderente alle nostre scelte fondamentali. A Santa Maria in Stelle, a Castagnaro, a Roverè, alla Sacra Famiglia abbiamo preparato e vissuto insieme la celebrazione eucaristica, verificata la nostra vita con la Parola di Dio proclamata e passato del tempo in allegria, cercando di conoscerci e di trasmettere con l'entusiasmo giovanile il messaggio del Vangelo.
    A Campofontana poi abbiamo valorizzato tutti questi momenti in una esperienza di campo di lavoro per diciassette giorni.

    - Campo di lavoro.
    Per la seconda volta abbiamo vissuto questa esperienza presso la parrocchia di Campofontana, in un clima di vita sereno ed impegnato. Durante l'anno più volte avevamo visitato le famiglie della parrocchia e con i giovani del luogo avevamo iniziato una amicizia sincera e spontanea, ricambiata con alcune visite domenicali. Finalmente, con il primo agosto, è iniziata l'esperienza, presente la comunità nella maggior parte dei suoi membri: giovani, signorine, coppie di sposi con rispettivi figli, un diacono, un accolito e un sacerdote.
    La vita del Campo si è articolata sui «quattro pilastri della comunità» e quindi in ogni giornata:
    – studio e revisione di vita per confrontarci col Vangelo;
    – celebrazione eucaristica vespertina, col servizio dei giovani, aperta a tutti gli abitanti e villeggianti di Campofontana;
    – fraternità interna alla comunità ed esterna, cercando un dialogo costruttivo con tutte le persone che ci stavano attorno, offrendo a tutti un saluto, una conversazione, alcuni momenti di allegria;
    – un servizio concreto a tutte le famiglie nell'aiutarle a tagliare il fieno e la legna, sistemare delle stalle o delle case, a riordinare il cimitero e la chiesa. Insieme poi abbiamo organizzato la «sagra del paese» con giochi, spettacoli musicali, pesca di beneficenza a favore delle opere parrocchiali del luogo.
    I membri della comunità hanno provveduto per il proprio sostentamento e hanno fatto volentieri comunanza di tempo, di beni, di valori e qualche volta anche di limiti.
    Ci sembra che per tutti il campo di lavoro sia stato una possibilità di vivere «un'estate diversa» perché vissuta nella pienezza.

    DA COMUNITÀ GIOVANILE A COMUNITÀ

    La «comunità giovanile», soprattutto in questo ultimo anno, è andata maturando e realizzando, seguendo la strada prescelta, l'idea base che la guida da sempre: diventare «comunità dei figli di Dio».
    Nella maggior parte dei suoi componenti si è infatti sentita l'esigenza (e per una continua tensione umana e cristiana che li anima e per le critiche costruttive sorte entro e fuori la comunità) di aprirsi agli altri, a tutti quelli che desideravano e desiderano fare una esperienza religiosa. Per questo è iniziata una trasformazione in seno alla comunità stessa e ora, più che di «comunità giovanile», si deve parlare di «comunità». All'inizio vi sono stati alcuni incontri con gli adulti per la preparazione delle varie attività estive ed è stata presa in considerazione la proposta che alcune coppie di giovani sposi partecipassero al campo di lavoro parrocchiale.
    Dalla proposta si è passati all'attuazione e così alcune coppie hanno partecipato al campo di lavoro, facendo la nostra stessa vita, essendo presenti a tutte le nostre attività, tenendo però sempre presente le esigenze proprie di un nucleo familiare: i figli, la necessità di trovarsi insieme, di fare vita di famiglia.
    Questo inserimento ha portato nei giovani un arricchimento di nuove esperienze, di vita vissuta con responsabilità diverse, e con orizzonti diversi; negli sposi una carica di entusiasmo, un aiuto concreto a non fossilizzarsi, un banco di prova per il futuro rapporto con i figli.
    La tensione all'allargamento della comunità non si è esaurita. Infatti è già stato prospettato l'inserimento di coppie di fidanzati e una più fattiva e massiccia partecipazione degli adulti.
    Anche perché questa «comunità», più reale, più vicina al ritmo normale della vita, può dare sicurezza di continuità, risolvendo il problema serio del «dopo», dello sbocco.

    Qualche amico mi diceva: «Vedrai tra qualche anno. Ti fidanzerai... e tutto sarà diverso. Anch'io, alla tua età, avevo lo stesso entusiasmo tuo: avevo gli stessi tuoi ideali.
    A contatto con la vita... mi si sono ridimensionati. Ti accorgerai che non c'è posto per tanti sogni. Dovrai rassegnarti a comprometterti, per inserirti!». Un discorso del genere lo rifiuto. Decisamente.
    Ma ho bisogno di riuscire a rifiutarlo con i fatti. Ho bisogno di vedere, vicino a me, gente che sa rifiutarlo con i fatti.
    Lo sto scoprendo di persona. Sono sposato da un paio d'anni e sento quanto c'è rischio di tagliare gli ideali, per sopravvivere.
    Vedo un'unica soluzione: una comunità in cui ci siano presenti assieme i giovani, i fidanzati, gli sposi. Una comunità efficiente e vero «modello» di vita cristiana.

    Verso questa nuova comunità stiamo camminando. Le prime realizzazioni ci dicono che siamo sulla strada buona.