Il «volto» di Cristo per i giovani d'oggi



    Egidio Viganò

    (NPG 1972-02-11)

    Negli «appunti di pastorale giovanile» pubblicati lungo l'annata scorsa, si e incentrato il «metodo» pastorale nella formula: l'uomo interroga se stesso e la vita, Dio gli si fa risposta in Cristo. Cristo e la risposta di Dio all'uomo. Quindi il centro, il cuore del «messaggio» della salvezza.
    La serie di articoli dello scorso anno avevano un sapore soprattutto metodologico, erano indicate alcune strade preferenziali per stimolare l'incontro «tra Dio che si rivela e l'uomo che lo va cercando per varie strade» (RdC, 198).
    Quest'anno vogliamo completare il quadro sottolineando elementi soprattutto contenutistici (l'avverbio «soprattutto» - ripetuto nei due contesti - indica una precisa scelta: preferenza e non esclusione. Il metodo dell'«incarnazione» per cui si è optato rifiuta la distinzione classica tra contenuti e metodi, quando e esasperata).
    «Il rinnovamento della catechesi», presentando Cristo come centro vivo della catechesi-pastorale della Chiesa dettaglia già un certo iter di approccio alla persona di Cristo. Le annotazioni di RdC sono necessariamente generali: raggiungono tutto l'arco della vita cristiana.
    Per i giovani e necessario operare un'ulteriore scelta. Ritrovare le variabili per adattare «la misura e il modo della pienezza (della rivelazione) alle attitudini e necessità di fede dei singoli cristiani e al contesto di cultura e di vita in cui si trovano» (RdC, 75). Un «volto» di Cristo per i giovani degli anni settanta.
    Ad un esperto abbiamo chiesto una proposta di sintesi. Con lui abbiamo discusso e lavorato a fondo in sede di redazione per confrontare la sua «proposta» con le indicazioni de «Il rinnovamento della catechesi», paradigmatiche per la chiesa italiana e per cercare un raccordo con la situazione dei giovani italiani almeno a livello globale (ad ogni operatore pastorale la responsabilità di storicizzare il quadro proposto a livello dei suoi giovani).
    Questo studio è il frutto del lavoro descritto. Aggiungiamo qualche indicazione ulteriore, per una retta comprensione dell'articolo.
    - il perno dell'articolo
    I molti temi dell'articolo possono vibrare differentemente nei singoli operatori pastorali, a partire dalle personali sensibilità. Per evitare fraintendimenti, l'autore desidera precisare il punto di perno inteso oggettivamente.
    La comprensione passa attraverso queste linee successive:
    * La storia è la patria di Dio: Cristo è Dio vivente oggi nella storia. La centratura non è unicamente sull'uomo, ma sulla storia. In essa si ritrova l'uomo. Ma non solo l'uomo. La storia è comprensibile pienamente solo attraverso la categoria del «regno di Dio», del Dio, cioè, in azione all'interno della storia.
    * La storia e l'insieme di tutti gli uomini, secondo la concezione biblica. Si tratta cioè di superare la visione individualistica della salvezza, per approdare ad una visione comunitaria: la salvezza dell'umanità.
    * La storia è un divenire continuo: è una realtà che si fa. E si fa, a partire da un impegno preciso per realizzarlo. Da qui la necessità dell'impegno.
    * Cristo è persona viva, oggi, in azione nella storia e che immette nella storia, per lavorare al suo sviluppo ottimale: verso la costruzione di un mondo capace di diventare la «patria di Dio»:
    - chi è Cristo: persona-amore impegnato nella storia;
    - che fa Cristo: libera (la categoria «liberazione», più biblica e comprensiva di quella tradizionale di «redenzione» è certo uno dei punti cardine della relazione, anche se non è il punto totalizzante).
    A questo proposito è opportuno ricordare che, se non tutti i giovani italiani sono egualmente sensibili all'ideale della «liberazione», molti giovani oggi lo avvertono tra i problemi più urgenti e più totalizzanti (cf alcune recenti ricerche). D'altra parte il tema è centrale nel quadro della persona di Cristo. Si tratterà perciò di utilizzare la sensibilità dei giovani più impegnati per scuotere l'apatia e il disimpegno della massa. E questo proprio per permettere un adeguato incontro con Cristo.
    - come lo fa: attraverso la morte, la lotta, il «pagar di persona» (molto spesso questo elemento è il primo nella realtà del quotidiano: il cristiano che «paga di persona» obbliga a chiedersi: perché lo fai... e quindi conduce a risalire al Cristo-amore-nella storia).
    - cambi da attuare
    Perché la proposta non resti lettera morta o si fermi sulla sfera intellettuale, sono necessari soprattutto tre cambi:
    * Un cambio di mentalità: dalla concezione di «fuggire dal mondo, per salvarmi», all'«entrare nel mondo, per salvarlo».
    La cristologia è il punto di perno del cambio, proprio perché è il cuore del problema.
    * Superamento dell'individualismo: la salvezza è un fatto che prima di tutto interessa l'umanità, la storia. Salvare la storia significa condurla verso il suo senso trionfale. Lì sta la salvezza anche personale, di ogni singolo uomo.
    * Superamento del rifiuto del passato: i giovani vivono l'oggi, proiettati verso il futuro. Troppo spesso dimenticano il passato, la «storia». Cristo è comprensibile solo ancorando il futuro al passato. Il nostro sì a lui è inverare continuamente il passato e la storia nel futuro che ogni giorno inizia.
    - sviluppo dell'argomento
    Questo articolo è una sintesi. Una lettura anche affrettata lo fa rimbalzare immediatamente. Una sintesi costruita in base ad alcune scelte molto qualificanti.
    I temi sottaciuti e quelli evidenziati dicono a fondo «quale» volto di Cristo per i giovani d'oggi.
    Per fare un servizio il più possibile concreto ai nostri lettori, nei numeri successivi della Rivista riprenderemo alcune linee portanti dell'articolo, per uno sviluppo approfondito.
    I temi che svilupperemo con abbondanza di riflessione e, possibilmente, con proposte di strumentazione pratica (esempi e sussidi), sono, grosso modo, i seguenti:
    - Cristo rivelatore di Dio all'uomo
    - Cristo rivelatore dell'uomo all'uomo
    - Cristo sintesi tra sacro e profano (dimensione sacramentale della realtà)
    - Cristo, il Liberatore che libera (speranza)
    - Cristo libera attraverso la croce e la lotta. Siamo lieti di comunicare ai lettori che lo sviluppo analitico dei singoli temi sarà curato da Juan Arias, teologo-scrittore ben conosciuto e apprezzato nella comunità ecclesiale italiana.

    ALCUNE PREMESSE

    Messaggio cristiano oggi

    Il concetto di «messaggio» implica sempre una vera novità in un clima dialogico. Da dove procede questa novità? Il messaggio cristiano è correlativo all'ambiente storico; è definitivo, ma sempre nuovo.
    In un'ora di profondi cambi è indispensabile rivedere il senso di attualità del messaggio cristiano con una rilettura originale del Vangelo.
    Oggi è veramente necessaria una nuova formulazione che comporti una comunicazione specifica all'uomo attuale che appare, dal punto di vista culturale, un uomo nuovo.

    Messaggio unico

    Ci possono essere differenti formulazioni dell'unico messaggio cristiano non solo in epoche storiche distinte, ma anche in una stessa epoca, secondo le culture, le mentalità, i punti di vista, le necessità situazionali, ecc.
    Ciò che importa assicurare di fronte a un pluralismo di formulazioni è la vera unicità del messaggio.
    Qual è questo messaggio unico? Qual è il contenuto comune dei 27 libri del N.T.? Qual è il contenuto comune di 20 secoli di evangelizzazione cristiana?
    La risposta è chiara ed unanime: Gesù Cristo!
    La catechesi, come la fede, si svolge attorno a questo nucleo centrale, che ha un carattere definitivo e irrevocabile.

    Messaggio vivo e personale

    La fede cristiana è l'incontro con la persona viva di Gesù Cristo, prima di essere un «credo», una catechesi o una teologia. È qui che si trova l'originalità più straordinaria del messaggio cristiano. Per capirlo è utile stabilire, per esempio, un paragone tra ciò che è Cristo per un vero cristiano e ciò che è Marx per un autentico marxista; le differenze sono realmente abissali.
    Gli annunciatori del messaggio vogliono portare l'uomo d'oggi a un incontro diretto e personale con Gesù Cristo vivo ieri, oggi e nei secoli! Non si percepisce questa originalità se non si mette al centro della catechesi la risurrezione di Gesù Cristo e la sua presenza escatologica nella storia, se non lo si vede come «Colui che viene» permanentemente. Non basta parlare del Gesù storico. Il centro di tutto il messaggio è Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, morto, risorto e Signore della storia. Si tratta del Cristo totale, nella sua dimensione storica e in quella della sua risurrezione, sempre vivo tra gli uomini e nel mondo. Non può essere un Cristo decapitato o mutilato perché allora non sarebbe il vero Salvatore.

    IL VOLTO DI GESÙ CRISTO OGGI

    Presentando una possibile base di lavoro per cercare una formulazione del messaggio cristiano ai giovani di oggi bisogna avere la coscienza della limitazione e provvisorietà di un tale sforzo.
    Tenendo conto:
    * dell'importanza che l'amore ha nella vita dei giovani (e, d'altra parte, del concetto di «agape», soprattutto secondo San Giovanni, nell'interpretazione del mistero di Cristo);
    * dell'attualità dell'impegno di «liberazione» nell'ansia personale e sociale dimostrata dalle nuove generazioni (e del grande aspetto soteriologico del mistero di Cristo nella rivelazione);
    * e del senso di efficacia nella partecipazione alla storia umana da parte dei giovani (e della paradossale efficacia del dono di sé fino alla croce nel mistero di Cristo), ci sembra possibile presentare oggi il volto di Gesù Cristo, in forma di vero messaggio, sotto i seguenti aspetti principali:
    Chi è: «amore», come totale apertura;
    Che fa: «liberazione», come impegno escatologico;
    Come lo fa: «sacrificio», come metodo storico.

    Gesù Cristo si presenta come «amore» in totale apertura

    Lo possiamo vedere sotto differenti aspetti:

    Amore-incontro

    Gesù Cristo, anche nella solitudine, non appare mai come un introverso, un egocentrico o un narcisista; il suo volto interiore è quello del permanente cercatore di un «tu»; la rivelazione ce lo presenta sempre nell'atteggiamento di «essere per» un «tu»: vive «per», muore «per»; e un «essere per gli altri».
    * Ama me: è facile percepire nei Vangeli e nella testimonianza degli apostoli (soprattutto San Paolo), che ogni uomo è il «tu» per Gesù Cristo: mi ha amato e si è donato totalmente per me;
    * Ama il Padre (Abba): nello stesso tempo c'è una percezione chiara che ama me (che ama gli uomini) «perché» ama il Padre: è un «essere per» gli uomini precisamente perché è un «essere da» Dio, diviene così profondamente interessante analizzare il senso della preghiera di Gesù Cristo e quello della sua obbedienza filiale.
    Bisogna arrivare a percepire in questa considerazione la sublimità della sintesi del mistero di Cristo e di tutta la rivelazione presentata da San Giovanni: che Dio è amore (agàpe).

    Amore-rivelazione

    Un Cristo-centrismo della catechesi, preoccupato della dimensione antropologica del mistero, che non sottolineasse la rivelazione del Padre e dello Spirito, non sarebbe fedele al vero volto di Gesù Cristo.
    Non si può infatti, vivere la fede in Gesù Cristo senza introdursi nel mistero trinitario di Dio che, a sua volta, svela in profondità l'integrale realtà dell'uomo.
    * Rivela Dio: Gesù Cristo esprime il suo amore essendo «Figlio» ed essendo «Verbo» del Padre; questi nomi del suo essere denotano intima correlatività e comunione; si presenta come «immagine» e «parola» che rivela e comunica: chi vede me, vede il Padre.
    Gesù Cristo esprime inoltre il suo amore manifestandoci le ricchezze dello Spirito ed inviandolo agli uomini; infatti, è risorto ed è asceso al cielo non «per andarsene» e lasciarci orfani, ma «per venire» inviandoci il Consolatore a realizzare la «nuova creazione».
    * Rivela l'uomo: perché «in realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo» (GS, 22). Nessun uomo è veramente più uomo di Gesù proprio perché Gesù è Dio!
    L'amore di Dio in Gesù Cristo mostra qual è il vero fine totale dell'uomo e il senso integrale della storia. Con ragione San Paolo chiama Gesù Cristo il «Secondo Adamo», ossia il tipo definitivo d'uomo e il Signore della sua avventura storica.

    Amore-unificazione

    L'amore di Dio in Gesù Cristo ha rotto il muro dei dualismi che infestano la storia umana. Ciò costituisce la grande originalità del cristianesimo; è di notevole importanza considerare questo aspetto per non ridurre la nostra «fede» a una semplice «religione» per quanto profonda e spirituale.
    Indichiamo alcune tra le più importanti unificazioni:
    * Dio-uomo: in Gesù Cristo questa unificazione ci deve far percepire la radice prima del concetto peculiare di «sacramentalità» cristiana: l'intercambio, nell'unità esistenziale, di due nature inconfuse; in Gesù Cristo, e nel cristianesimo in modo derivato, la realtà umana diviene segno manifestativo e strumento comunicativo della vita divina. In questa prospettiva antropologica originale si supera l'alienazione del Deismo e la negatività dell'Ateismo.
    Il concetto di «sacramentalità» è alla base di una giusta visione del volto di Gesù Cristo.
    * Sacro-profano: questa seconda unificazione ha enormi proiezioni nel rinnovamento della catechesi; qui non possiamo se non suggerirne il senso generale. L'amore in Gesù Cristo fa vedere superata la separazione tra «sacro» e «profano», tra «rito» e «storia», tra «culto» e «vita».
    Egli, infatti, è «consacrato» sacerdote nell'atto «biologico» della sua concezione; vive la sua funzione «sacerdotale» in una categoria che nelle distinzioni religiose dell'epoca era piuttosto di «laici»; celebra il «sacrificio cultuale» nell'avvenimento «storico» della sua condanna giuridica a morte «profana» in croce; fa del suo «corpo» il tempio vivo del culto spirituale; assume tutta la creazione (la realtà «profana») nel microcosmo della sua natura umana santificando tutto dal di dentro (eccetto il peccato).
    È importante sottolineare oggi nel cristianesimo questa unificazione; soprattutto dopo il rilancio da parte del Vaticano II del sacerdozio dei fedeli e del valore primario del culto spirituale, incorporato a Cristo per mezzo della specifica sacramentalità della sua presenza pasquale nella Chiesa.
    In questo senso urge oggi superare il grave errore di questi ultimi tempi: «il distacco tra la fede e la vita quotidiana» (GS, 43), per ottenere la «santificazione» (piuttosto che «consacrazione») del mondo.
    * Libero-schiavo: giudeo-greco, uomo-donna, e tutte le distanze sociali sono veramente superate in Gesù Cristo.
    C'è, nella rottura di questo muro, la radice di una fede che esige di impegnarsi in cambi autentici e che fa del messaggio cristiano un energia che rivoluziona di fatto la storia umana.
    Il volto di Gesù Cristo, in questo ambito, non è quello del ribelle improvvisato e transitorio che può difendere le rivendicazioni di un gruppo; ma e un atteggiamento permanente e impegnato per la liberazione totale dell'uomo.
    * Consacrazione-missione: il famoso dilemma di tanti teologi «Cristo o Gesù?», è stato risolto inizialmente dall'amore del Padre che ha voluto che Gesù fosse il Cristo, e dalla concreta semplicità dei credenti che hanno riunito i due aspetti nell'unico nome «Gesù Cristo»!
    Urge oggi saper superare, nella nostra mentalità ellenizzata, il dualismo tra «essere» ed «agire», tra «contemplazione» ed «azione», e imparare a considerare la ricchezza esistenziale della «prassi», senza per questo divenire pragmatisti.
    Il volto di Gesù Cristo è assai suggerente al riguardo.
    In Gesù scopriamo una vera unificazione tra «soggetto» e «attività» nel totale dissolversi dell'io nella sua opera e nel totale coincidere dell'«agire» con il «soggetto» stesso, il quale non si riserva nulla per sé; il servire non viene più considerato come un'azione dietro la quale sussiste per conto suo la persona di Gesù; viene invece ammesso come un fatto che investe l'intera esistenza di Gesù, sicché il suo «essere» è puro «servizio» (cf Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo, pagg. 152 ss.).

    Amore-comunione

    Il vero volto di Gesù Cristo rimane oscuro se non si considera in lui la profonda dimensione di «comunione» (Koinonia); vive, infatti all'interno della comunione trinitaria ed è la fonte della comunione ecclesiale essendo il Capo della Chiesa che è il suo Corpo.
    La persona di Gesù Cristo non esiste e non vive se non in una continua interrelazione di mutue donazioni di sé.
    Il volto di Gesù Cristo è particolarmente espressivo del suo proprio mistero nella celebrazione dell'Eucaristia, che fa di lui il gran costruttore della comunione ecclesiale: tutti coloro che mangiano un solo pane e sono un solo Corpo! Quest'aspetto dovrà far sviluppare in ogni credente il «senso di membro» nella koinonia della carità in una cosciente complementarietà di vocazioni e di ministeri.
    Così Gesù Cristo ci aiuta a capire che «il cristiano», propriamente parlando, non è un «individuo», per santo che sia, ma una «comunità» nella quale molte persone insieme concorrono, con la ricchezza delle loro differenze, a costruire «il sacramento» della sua presenza salvatrice.

    Gesù Cristo attua la «liberazione» dell'uomo in un impegno escatologico

    Ci interessa indicare solo alcune linee orientatrici in questo campo.

    Dialettica trinitaria nell'attività di Gesù Cristo

    L'aspetto più dinamico del volto di Gesù Cristo deve essere collocato nella totalità della presenza attiva di Dio nel mondo; trascurare questa collocazione sarebbe esporsi a mutilare il cristianesimo.
    Dio attua nel mondo non in una sola linea, ma in tre linee che appaiono, di fatto, in tensione tra di loro, dando l'impressione di una specie di dialettica originale: tra «creazione» (e liberazione totale dell'uomo: opera del Figlio), e «santificazione» (fino ai cieli nuovi e a una terra nuova nella «nuova creazione»: opera dello Spirito) c'è una tensione reale di «continuità discontinua».
    In Gesù Cristo è chiara la partecipazione a questa triplice attività divina; la tensione vitale delle tre linee passa attraverso la paradossale «rottura pasquale» della «morte» e dell'«ascensione».
    Osserviamo: nell'«incarnazione» assume tutta la storia umana e il mondo in sviluppo; nella «redenzione» (e invio dello Spirito Santo), trasforma l'uomo in una nuova creatura.
    La nostra fede non incomincia dalla «redenzione»; dicendo il «credo» è importante non iniziarlo dalla metà, ma proclamarlo tutto, riconoscendo la triplice linea fondamentale della presenza attiva di Dio in Cristo e nella storia. Si dovrà così dare importanza sia all'impegno nello sviluppo alla luce dei segni dei tempi, sia all'accettazione della croce nel sacrificio dei compiti di salvezza, sia alla santità della risurrezione nella vita delle beatitudini. Come quella di Gesù Cristo, così anche l'attività del cristiano si muove nell'unità di tensione di queste linee concretamente complementari. Per questo sarà importante per la catechesi riconsiderare la dimensione cosmica di Cristo (magari con l'entusiasmo di un Theillard de Chardin), la sua dimensione soteriologica (con il realismo mistico di San Paolo) e la sua donazione dello Spirito Santo, in una riscoperta e approfondimento della dimensione pneumatologica (con la sensibilità e il gusto liturgico della Chiesa Orientale).

    L'attività di Gesù Cristo è rivolta verso il futuro

    Nel considerare l'attività liberatrice di Gesù Cristo nella storia è importante far risaltare l'estrema originalità della sua escatologia, ossia della sua risurrezione che gli ha aperto la funzione di essere centro di coesione di tutto.
    Per cercare di approfondire questa caratteristica della sua attività è conveniente considerare Gesù Cristo in relazione con il «tempo» e con il «nuovo».

    - Cristo e il tempo: la prima osservazione da fare al riguardo è che Gesù Cristo risorto è il Signore della storia.
    I Greci ci hanno lasciato un concetto di tempo e di storia di tipo circolare con ricorsi ciclici simili alle stagioni dell'anno.
    Gli Ebrei hanno avuto un concetto più profondo di tempo e di storia di tipo progressivo in una linea retta che terminerebbe nel Messia per incominciare da lì l'epoca escatologica.
    La fede cristiana, anche se vincolata con il realismo progressivo degli Ebrei, ci presenta un Cristo che, a un certo punto della linea retta, raggiunge la pienezza umana nella risurrezione meritandosi il titolo di «Secondo Adamo» (o di Uomo-tipo, o di «eschaton»), per essere presente da lì in poi in una forma reale e dinamica in tutta la storia successiva, fino alla fine della linea, nel giorno della sua Parusia.
    Dalla Pasqua di Cristo fino alla sua Seconda Venuta alla fine della storia, l'agire umano è permeato di escatologia, nel senso di presenza reale di Gesù Cristo risorto per condurre concretamente l'uomo alla pienezza della sua vocazione. Essere cristiano implica incorporarsi a questa energia di futuro propria della risurrezione e collaborare generosamente al progetto, giammai statico, dell'uomo in crescita verso la sua meta.

    - Importanza cristiana del «nuovo»: quando consideriamo un po' più attentamente l'aspetto escatologico di Cristo scopriamo immediatamente un elemento di particolare interesse: la sua tendenza verso il futuro e quindi, l'impegno di creatività e di sintonia con la novità.
    È questa una osservazione di conseguenze rinnovatrici per la catechesi. Noi, infatti, apparteniamo ancora a una «cultura» di tipo ellenico amante della contemplazione filosofica; siamo stati cultori di una mentalità esistente ma che ci ha oscurato il senso del futuro (cf J. B. Metz, L'occultamento del problema del futuro nella metafisica), ci ha distratti dall'importanza della speranza e dagli impegni sociali e politici della vita; una cultura che insegna più a contemplare che a fare, più ad avere erudizione che a sacrificarsi nell'azione, più a riunire la storia nei musei che a lanciarla più in là verso la totale liberazione umana. Lo stesso Marx ha criticato fortemente un simile atteggiamento che non sa incidere nella realtà per cambiarla.
    Gesù Cristo, invece, interviene nella storia precisamente per spingerci a costruirla più giusta in vista del Regno del Padre.
    La sua Chiesa non deve amare lo «statu quo», ma, come dicevano i Padri, si muove da inizio in inizio sino all'inizio finale.
    Una mentalità e un cristianesimo semplicemente conservatori si oppongono alla legge intrinseca dell'escatologia, impegnata nella novità del futuro. La stessa rivelazione, peraltro, non è una definizione statica della verità, ma propriamente una «promessa», ossia una profezia di novità da realizzarsi.
    La nostra fede, perciò, si orienta verso la «promessa» come verso una meta da raggiungere in un cammino che invita ad andare sempre più in là sino al giorno dell'adempimento finale.
    Il volto di Gesù Cristo dovrà dunque, suscitare nei giovani una fede totalmente permeata di speranza.

    La realtà del peccato concentra l'attività di Gesù Cristo nella liberazione

    È chiara nella vita di Gesù Cristo la sua lotta contro il peccato e la straordinaria dimensione soteriologica della sua attività.
    Nel sottolineare l'impegno storico non bisognerà dimenticare l'importanza di una tale dimensione. Oggi come non mai, tanto l'ambiguità inerente ai segni dei tempi, come gli errori, le ingiustizie personali e strutturali e il peccato in genere esigono dal cristiano un'azione continua di «liberazione».
    È un'attività che si dedica a penetrare il cuore umano nel santuario della sua libertà per muoverlo a conversione; proprio qui si trova la prima e più radicale liberazione cercata da Cristo.
    Ma nell'annunciare la liberazione integrale dell'uomo, Gesù Cristo appare come vincitore di ogni forza di morte, tanto del peccato incarnato nel cuore dell'uomo, come del peccato incarnato nelle diverse strutture culturali della società. Per questo, affinché la sua Pasqua divenga pienamente la Pasqua (Liberazione) di tutta la storia, è indispensabile che la sua energia liberatrice passi non solo attraverso i cuori degli uomini, ma anche attraverso tutte le strutture che condizionano la vita della società umana: solo così si assicurerà, di fatto, la liberazione personale di tutti e di ognuno.
    Certamente è un compito arduo discernere, alla luce del Vangelo, ciò che nelle strutture sociali schiavizza realmente l'uomo, ma la nostra incorporazione all'attività salvatrice di Gesù Cristo ci impone certamente anche questo aspetto nei nostri impegni reali.
    Questo compito di liberazione integrale volge un'altra volta il cristiano verso gli orizzonti della speranza, che lo rende così instancabile facitore della città del futuro.
    Con acutezza un pensatore moderno ha tentato di riformulare il messaggio cristiano per l'uomo d'oggi nei seguenti termini, che stimiamo utile riportare: «Nella luce e per la forza di Gesù noi possiamo vivere, agire soffrire e morire, in maniera veramente umana nel mondo d'oggi, perché siamo in tutto sostenuti da Dio, impegnati a fondo per il bene degli uomini».

    Gesù Cristo mostra il dono totale di sé nel sacrificio: ecco il suo metodo

    L'azione liberatrice di Gesù Cristo viene peculiarmente riattualizzata nella celebrazione eucaristica per la quale il cristiano si riunisce con Cristo nel sacrificio, prima di partecipare pienamente con lui nella gloria.
    In questo senso è assai profonda l'espressione di Giacomo Loew che nella Chiesa «l'aggiornamento non ha per meta la liturgia o la riforma dei seminari, l'integrazione o la promozione dei poveri, ma innanzitutto la croce con Gesù e solo più tardi la sua gloria».

    - Centralità della croce: in Gesù Cristo l'amore impegnato ha come espressione suprema del dono di sé la sua passione e morte.
    Però, la croce, in lui, non è la semplice manifestazione di una passività imposta, è piuttosto il simbolo della sua «ora», della sua attività più caratteristica, della sua missione nella storia, e del genere di efficacia da lui prescelto in forma tanto paradossale: i miei cammini non sono come i vostri!
    Una catechesi autentica deve saper rivalorizzare la centralità della croce in un contesto di iniziativa dinamica che faccia di essa il simbolo dell'amore impegnato.

    - Atteggiamento di «lotta»: una rivalorizzazione dinamica della croce farà percepire sempre meglio che la vita cristiana nella storia, come quella di Gesù, si traduce realmente in una «lotta» (militia est vita hominis super terram) e che è veramente importante educare a tale realtà approfondendone il senso secondo le situazioni concrete.
    Lotta non è sinonimo di violenza, ma neppure di passività. «Il cristiano è un facitore della pace. La pace non s'incontra, si costruisce. La tranquillità dell'ordine, secondo la definizione agostiniana della pace, non è passività né conformismo. Non è, neppure, qualche cosa che si acquisti una volta per sempre; è il risultato di un continuo sforzo di adattazione alle nuove circostanze, alle esigenze e sfide di una storia cambiante. Una pace statica ed apparente può ottenersi con l'impiego della forza; una pace autentica implica lotta, capacità inventiva, conquista permanente» (Medellin 2,14).
    La vita storica di Gesù è una iniziativa di lotta che sfocia «logicamente» sulla croce. L'elemento che esprime meglio il senso del suo essere, del suo agire, della sua missione è il «martirio», che è, in definitiva, un fatto sacramentale che testimonia un amore concretamente impegnato e che è strumento della sua efficacia liberatrice.
    Con ragione il Battesimo è sostanzialmente una vocazione al «martirio».

    - Vangelo o legge morale? La lezione della croce serve anche per considerare il metodo sconcertante preferito da Gesù nella sua lotta liberatrice.
    Non è un metodo suggerito dalla morale umana: il Vangelo non è un'Etica; il messaggio cristiano non è semplicemente una morale, è molto di più. Nell'etica c'è posto per la violenza, per la guerra «giusta», per la pena di morte, ecc.
    Il Vangelo, invece, proclama un amore che si dona fino alla morte più in là di ogni legge e di ogni morale. Il messaggio cristiano non è una «osservanza» ma una «gratuità»: è la grazia dell'amore agli altri fino al sacrificio totale di sé.
    Il metodo della lotta cristiana si muove sotto il segno della gratuità e si misura solo dalle iniziative dell'amore; non un amore sentimentale, ma un amore fattivo, che cerca la giustizia, la pace, la santità.
    La catechesi ha da far molto in questo campo per ridimensionare la figura del cristiano associato all'attività di Cristo nella costruzione della storia umana.

    IL VOLTO DI GESÙ CRISTO E L'«UOMO NUOVO»

    L'incontro vivo con Gesù Cristo deve far emergere in ogni credente il vero «uomo nuovo». Si tratta, infatti, di un incontro profondo di persone con una interrelazione di amicizia per cui, secondo San Paolo Cristo diviene la «vita» del suo amico. In tale comunione di vita Cristo è non solo il prototipo, ma la sorgente, l'essenza e la norma dell'essere uomo nella storia.
    L'originalità del messaggio cristiano fa convergere proprio qui le esigenze della fede: rinnovare il cuore, creare un uomo nuovo.

    - L'«uomo nuovo» dei segni dei tempi: viviamo un'ora di grandi cambi; e apparso un nuovo concetto di «cultura» e si è fatto un salto reale nella crescita in umanità; gli uomini si muovono in un mondo nuovo con caratteristiche distinte dal passato.
    I «segni dei tempi» ci parlano di «accelerazione della storia», «secolarizzazione», di «personalizzazione», di «socializzazione». Sta nascendo un «uomo nuovo» (con «u» minuscola) culturalmente parlando è un uomo particolarmente «dinamico» nel suo impegno sociale e politico, «secolarizzato» nella sua mentalità religiosa, «personalizzato» nella sensibilità della sua libertà e dignità, «socializzato» nel suo aprirsi alle relazioni, alla partecipazione e alla corresponsabilità.
    Questo «uomo nuovo» della cultura attuale non è però ancora l'«Uomo nuovo» (con «U» maiuscola) di cui parla San Paolo. Se questo tipo umano, frutto dei segni dei tempi, non è fatto rinascere in Cristo può divenire tanto sfigurato come l'uomo istallato, superstizioso, minorenne e individualista del passato. C'è, dunque, urgente bisogno di «evangelizzare» la nuova cultura per dar forma in essa al vero Uomo nuovo in Cristo;

    - Il vero «Uomo nuovo» nel Cristo: l'incontro della fede con il Signore porta al rinnovamento del cuore; è da ricercare qui la massima originalità cristiana; non basta il cambio della cultura e il rinnovamento delle strutture.
    «L'originalità del messaggio cristiano non consiste direttamente nella affermazione della necessità di un cambio di strutture, ma nell'insistenza sulla conversione dell'uomo, che esige poi anche tale cambio» (Medellin 1,3).
    Non avremo un mondo nuovo senza una cultura nuova e senza strutture rinnovate, è vero; ma soprattutto, non ci sarà un mondo nuovo senza uomini nuovi che, alla luce del Vangelo e con l'energia della vita di Cristo, sappiano essere veramente liberi e responsabili.
    Oggi l'uomo nuovo, rinato nel Cristo, deve curare, secondo ciò che abbiamo considerato anteriormente, l'«evangelizzazione» del suo amore, del suo impegno concreto di liberazione e della capacità del dono di se fino al sacrificio totale.

    * Un «essere nuovo» nell'amore, da svilupparsi in due linee:
    - essere con gli altri e per gli altri; il senso della comunione sperimentato e continuamente rinnovato attraverso la comunità cristiana locale;
    - essere con Dio; un senso rinnovato e personalizzato della preghiera, come atteggiamento interiore radicale, che assicura ed esige di essere «fratello» perché si è «figlio», insieme agli altri, dello stesso Padre. L'elemento centrale per creare ed intensificare questo «essere nuovo» è l'Eucaristia.
    * Un «agire nuovo» di liberazione integrale: da svilupparsi in una nuova coscienza delle responsabilità personali e sociali, di costruzione di un'umanità sempre più libera per la lotta contro il peccato incarnato nel cuore e nelle strutture culturali e sociali.
    * Una condotta nuova, al di là dell'etica: sbocciata da una metodologia dell'amore che considera principale strumento di efficacia per la «nuova creazione» il dono di sé fino al sacrificio supremo, insistendo più sulle iniziative della gratuità che sull'obbligatorietà delle leggi.