Bianca Gaudiano
(NPG 1970-04-82)
Chi insegna religione nella scuola, dirige un'associazione o è impegnato nella catechesi parrocchiale, sa molto bene che, approssimativamente, già le ragazze di seconda e i ragazzi a cavallo tra la seconda e la terza media costituiscono un pubblico del tutto particolare. E l'insegnante, l'educatore o il pastore d'anime si interrogano sul modo di proporre il contenuto di uno specifico programma religioso perché sia ben accolto dai ragazzi, innestato nella loro vita, rispondente ad esigenze attuali, adeguato al livello di sviluppo raggiunto.
Come presentare, ad esempio, a delle ragazze di seconda media – ed è esattamente questo il caso dell'esperienza che riportiamo – il programma sui sacramenti?
Si tratta, si sa, di preadolescenti già prese dal gioco degli squilibri fisici, psichici e sociali propri della pubertà: ragazze caratterizzate da una più o meno intensa instabilità nell'umore, da nervosismo, suscettibilità, ombrosità; da incipienti difficoltà affettive e sentimentali, insofferenza all'autorità, irrequietezza intellettuale; da dubbi, perplessità e ansie sui fenomeni fisio-psichici della loro crescita, sui problemi dell'amicizia, dell'amore e della sessualità...
Bianca Gaudiano, dietro esplicita richiesta delle sue allieve, ha tentato una via nuova per lo svolgimento del programma di religione: ha creduto bene di abbinare catechesi sui sacramenti ed educazione sessuale, intesa quest'ultima nel senso più serio e più completo dell'espressione.
È stato il suo un accostamento troppo ardito?
Conosciamo lo schema classico di S. Tommaso: la vita sacramentale trova un riscontro, un'analogia con lo sviluppo della vita fisica. Qui il parallelismo è posto tra gli stadi dello sviluppo totale dell'individuo e il suo crescere nella Chiesa attraverso i sacramenti: e nella trattazione si tiene conto del ricco repertorio di dati offerti dalla biologia, psicologia e sociologia d'oggi.
Questa educatrice ci assicura che l'esperimento ha dato a lei personalmente dei buoni risultati.
Certo, siamo davanti a un'esperienza viva, complessa e, in qualche modo, discutibile come ogni esperienza.
Si potrà anzitutto chiedere: si tratta qui di un procedimento possibile in ogni tipo di scuola o solo nella situazione privilegiata di un istituto privato, con più di un'ora dedicata all'insegnamento religioso, con una conoscenza approfondita delle allieve da parte dell'insegnante, per via di un contatto scolastico esteso anche ad altre materie? La trattazione non è forse ancora troppo intellettualistica, astratta, superiore alla capacità di sintesi di alunne di seconda media? Un esperimento del genere è veramente opportuno?... Comunque si voglia giudicare la cosa, la relazione che presentiamo si qualifica senz'altro come originale, stimolante, ricca di buoni spunti e di interessanti osservazioni: è giusto quindi prenderla in considerazione. Anche chi non considerasse possibile questa esperienza a scuola, potrà domandarsi se essa non sia utilmente realizzabile in altri ambienti, per esempio in quello di associazione, o se non debba almeno essere tenuta presente come istanza o punto di riferimento nella catechesi: siamo di fronte, infatti, a un particolare evidenziamento della preoccupazione di inserirsi nella situazione concreta dei ragazzi, di rispondere alle loro istanze, difficoltà e problemi, di entrare in sintonia con il loro mondo, preoccupazione che deve essere vivissima in ogni educatore religioso.
(p. d.)
Quanto questa educatrice offre ai lettori della rivista non vuol essere un'elaborata metodologia da imitare, ma semplicemente uno stimolo alla riflessione, una voce, per un dialogo nella pastorale alla preadolescenza. E mentre siamo grati a Bianca Gaudiano per la sua collaborazione, ci auguriamo che anche altre voci si aggiungano alla sua, a confronto, completamento, approfondimento di questa esperienza.
UNA SINGOLARE RICHIESTA
Insegno religione in una seconda media femminile.
Parlando della nostra misteriosa crescita in Dio, un giorno ho fatto il paragone della crescita del bambino nella madre, prima della nascita. È corso tra due o tre delle alunne qualche sguardo furtivo, un risolino; in altre ho visto un certo disagio.
Conoscevo la classe: vivace all'estremo, ma essenzialmente sana. Avevo parlato alle mamme, l'anno scorso, per aiutarle nel loro compito di educatrici anche di un sereno sviluppo del sesso: per una retta conoscenza, un'equilibrata affettività, una crescita armoniosa dei valori specifici della femminilità. Ma le reazioni da me notate erano indice di mancanza di chiarezza su questi problemi.
«Ho visto qualcuna sorridere – ho fatto notare con molta tranquillità –; vuol dire che non capisce bene quanto è stato detto; chi sa e comprende, non ride, ma ammira».
Delle conversazioni a tu per tu con alcune di loro hanno portato serenità.
Qualche giorno dopo, mentre mi accingevo a parlare del battesimo, la classe mi ha rivolto in forma ufficiale, attraverso una rappresentante. una richiesta:
«Non può farci un'ora alla settimana di educazione sessuale?».
«Un po' troppo...» – ho pensato. «Ma quando la vorreste fare?». «Insieme con la religione».
«La vostra proposta mi piace, perché mi dimostra che avete interessi maturi. Per assicurarmi, d'altra parte, che siete veramente grandi e che meritate che vi tratti come tali, voglio la prova del vostro serio impegno nell'attenzione, nel comportamento, nel desiderio vero di capire e apprendere».
La classe si è impegnata ed ha impegnato me a rispondere alle sue aspettative. Mi è sembrato che il mio corso sulla vita sacramentale avrebbe avuto uno sviluppo più completo e più concreto, proprio rispondendo alla richiesta delle ragazze.
IL BATTESIMO
Ho cominciato col fare loro una lezione sulla riproduzione della cellula umana: ho parlato dei cromosomi, dei geni, dell'AND – meraviglioso codice cifrato in cui sono notati tutti i caratteri del futuro uomo: dall'altezza al colore dei capelli, alla forza muscolare, alle attitudini, ecc. –. Illustravo alla lavagna, rendevo con immagini semplici e linguaggio facile le grandi scoperte scientifiche. Le ragazze sono state molto attente, hanno imparato i nomi nuovi con facilità e hanno cominciato a capire che si trattava proprio di un discorso serio e anche ammirabile.
Dalla vita derivata da due cellule fuse in una, con una vocazione umana già scritta che aspetta la libera risposta dell'uomo, sono passata a quell'altra vita che viene data, non attraverso il dono dell'uomo, ma per un libero dono di Dio: alla vita della grazia che porta i caratteri della divina somiglianza e che si innesta nei diversi caratteri ereditari di ciascuno per variamente esprimersi.
Attraverso l'acqua battesimale, questa vita divina è posta in noi come una cellula, un seme che deve crescere per la libera collaborazione dell'uomo, secondo la vocazione divina unica e personale di ciascuno. Nelle lezioni seguenti il tema si è sviluppato e non posso che tracciare una breve sintesi.
Ho parlato dello sviluppo della cellula che in nove mesi diventa un bambino e ho fatto comprendere che come in questa cellula sono già presenti e a poco a poco si sviluppano le braccia per lavorare, le gambe per camminare, la testa per pensare, il cuore quale centro di vita, così nella vita divina posta in modo germinale in noi, ci sono la fede (occhi per vedere Dio), la speranza (intima possibilità di fiducia), la carità (cuore per amare il Signore). Queste facoltà spirituali devono crescere in seno alla Chiesa, devono svilupparsi fino alla perfetta maturità cristiana.
Abbiamo visto in seguito come la nascita nella famiglia, ambiente d'amore che nutre, educa, inserisce nella società, è per il cristiano anche immagine del suo nascere nella Chiesa, che accoglie, illumina, santifica e guida per una presenza nel mondo della testimonianza cristiana.
L'EUCARISTIA
Con alcuni accenni di psicologia evolutiva ho descritto il bisogno di comunione del bambino: ho parlato del primordiale contatto con la madre, dell'affetto e della successiva coscienza di sé, sempre nell'esigenza di comunione e immedesimazione con i genitori.
Da questo bisogno di amore e di comunione tangibile, completa, con il padre e la madre, è scaturito il discorso sul bisogno della comunione con Dio, non solo nella vita di grazia, ma anche nell'Eucaristia. Ho avuto così la possibilità di presentare la comunione vitale e completa con Cristo nella Messa, mediante la partecipazione alla sua parola e al suo sacrificio.
Parlando di che cosa significhi, per lo sviluppo sano e integrale del bambino, la presenza dei fratelli e poi degli amici, ho parlato anche del significato della comunità cristiana unica mediatrice della piena comunione con Cristo.
LA CRESIMA
Mi sono soffermata in seguito sulla diversa e complementare funzione del padre e della madre nell'educazione del bambino, che ha bisogno della tenerezza della mamma e della forza del papà per giungere all'equilibrio degli atteggiamenti. E in questa presenza di tenerezza e forza è adombrato il mistero della tenerezza e della forza dello Spirito Santo nella vita del cristiano. Abbiamo parlato così del sacramento della crescita del cristiano che, nell'intimità dell'ispirazione e nella forza della carità, matura il testimone e l'apostolo.
Ho poi preso in esame la crisi adolescenziale, facendo luce sulle modalità dello sviluppo fisiologico e psicologico. Parlando di questa maturazione umana che prepara nuove relazioni con gli altri, ho cercato di far comprendere il travaglio della grazia cresimale che forgia il cristiano maturo per un impegno con gli altri nella testimonianza e nella comunicazione della vita di fede. I doni dello Spirito Santo, che nella cresima sono abbondantemente effusi, sono stati visti come un'estensione, sul piano soprannaturale, del modo maturo di conoscere, della responsabilità nel giudicare e nello scegliere, della forza per agire, della gioia nell'amare, segno della crescita umana nella responsabile partecipazione alla vita della comunità. I doni dello Spirito Santo dànno perciò una nuova dimensione spirituale al cristiano, gli permettono di inserirsi in modo cosciente e attivo, coraggioso e fecondo, nella comunità cristiana e nel mondo.
LA CONFESSIONE
Giunta a questo punto, ho potuto far notare come tutta la vita umana abbia origine e sviluppo nell'amore, e come nell'amore raggiunga il suo vertice e il suo pieno significato. Ho accennato alle conseguenze della mancanza d'amore nel dono della vita, nell'educazione, nell'esistenza dell'uomo.
Sul piano della grazia, anche se in modo diverso, avviene la stessa cosa: tutto vive per la carità. C'è un'analogia tra la legge naturale e quella soprannaturale: l'amore è vita e dà vita; la mancanza d'amore è morte e dà la morte.
A questa luce è stato compreso il valore della coscienza e della legge, e si è parlato del peccato: volontario, colpevole, grave rifiuto dell'amore del Padre, dell'amore di Cristo, dell'amore ai fratelli. Si è poi messo in relazione la necessità di comprensione e di cura per la malattia e l'anormalità con il bisogno di misericordia e di redenzione per il peccato e la cecità dello spirito. Abbiamo considerato l'amore che cura e la volontà di guarire; la misericordia che salva e il desiderio di tornare al Padre.
Riflettendo su quanto implichi di pena per il corpo un membro ammalato, per i familiari la malattia, l'invalidità e l'anormalità, si è capita la solidarietà del male e la necessità di riparazione nell'ambito della Chiesa, con l'umiliazione della confessione, manifestazione di un pentimento sincero che è amore per Cristo e amore per tutti i fratelli.
L'UNZIONE DEGLI INFERMI
In questo piano di misericordia che guarisce e salva è stata vista anche l'unzione degli infermi: misericordia e grazia per il corpo e per l'anima degli ammalati, visita di Gesù per guarire e confortare, mistero che prepara la trasformazione della vita terrena nella vita celeste.
IL MATRIMONIO
Il discorso sul sacramento del matrimonio desta, già nelle ragazze di questa età, un cumulo di desideri, di gioie e di vaghe attese, un'ansia di compimento vocazionale che urge attraverso l'irrompere del flusso di nuove forze.
L'educazione dei primi risvegli del cuore, il rapporto ragazzi-ragazze, la formazione al dono di sé nella gioia e nel sacrificio, la stima dell'ideale della famiglia, la scoperta del perché, sul piano umano, dell'unicità del rapporto matrimoniale come amore più grande e come completa possibilità di essere padri e madri: questi gli argomenti che, proporzionati all'età e alle esigenze specifiche delle ragazze, sono stati discussi proficuamente nella nostra classe.
Dopo questo discorso umano, il mistero del sacramento si rivela nella sua luce, nella sua forza e nel suo gaudio: dà dimensioni divine al gesto umano, trasporta l'amore fragile dell'uomo nella roccia dell'amore di Cristo, dà compimento alla generazione portandola alla redenzione.
L'ORDINE
Le mie alunne, che sono riuscite a vedere i sacramenti in questa luce, hanno poi compreso in profondità il significato del sacerdozio che eleva la paternità umana per il dono della verità, della santità, per la guida ai beni celesti; che distacca l'uomo dal comune modo di vivere a vantaggio dei propri fratelli. Alla luce di queste prospettive, la donna deve comprendere, stimare, aiutare il sacerdozio sacramentale.
LA VITA CONSACRATA
Al termine di un discorso come questo è d'obbligo qualche considerazione sulla vita consacrata. Non segnata da un sacramento, perché essa stessa «sacramento» della santità, nel dono totale di sé, e segno delle realtà future, nella somiglianza con Cristo povero, casto, obbediente, la consacrazione religiosa porta a pieno compimento la consacrazione battesimale, l'unzione cresimale, la comunione eucaristica, ed è lievito evangelico nella Chiesa di Cristo. La consacrazione religiosa investe e consacra tutta la realtà della donna. Le vergini consacrate sono sorelle e madri nello spirito per tutti i bisogni, le sofferenze, le attese del mondo; manifestano la purezza d'amore a cui i Cristiani devono continuamente tendere, per raggiungere Dio che è amore.
CONCLUSIONE
Questa sintesi di un corso di lezioni non può dire che parzialmente quanto su questa traccia si può comunicare dell'uomo e di Dio, parlando dell'economia sacramentale, a dei ragazzi e a delle ragazze di questa età.
Nei nostri consigli di istituto, a cui partecipano rappresentanti elette dalle studenti, portandovi i problemi, i desideri, le critiche delle classi, le ragazze di seconda media hanno detto che non vorrebbero diverse le lezioni di religione.

