Roberto Giannatelli
(NPG 1970-04-58)
LA CATECHESI SI RINNOVA
Negli ultimi vent'anni la maggior parte dei paesi cattolici ha rinnovato profondamente i propri catechismi: nel 1947 la Francia, nel 1955 la Germania, nel 1960 l'Austria, nel 1963 il Canadà, ecc. Anzi, nel giro dei due decenni alcuni episcopati hanno rifatto per ben due volte questo lavoro: così la Francia nel 1947 e nel 1967, l'Olanda nel 1948 e nel 1966 su basi totalmente diverse, la Germania nel 1955 e nel 1969. La spinta al rinnovamento veniva sia dai movimenti interni alla Chiesa come quello biblico e liturgico sia dal confronto con il mondo moderno sottoposto a partire dagli anni del dopoguerra a mutamenti rapidi e imprevedibili. Solo il nostro paese era rimasto ancorato al vecchio «formulario» proposto alle diocesi italiane dal Papa S. Pio X negli anni 1905 e 1912, che ricalcava l'antico catechismo di Mons. Casati, vescovo di Mondovì alla fine del Settecento.
Da noi soprattutto si rendeva dunque urgente rinnovare un catechismo che ormai non rispondeva più né agli orientamenti del Vaticano II né alla situazione, ai bisogni e agli interessi profondi del popolo italiano. Il «via!» al rinnovamento è stato dato dagli stessi vescovi, ai quali compete la responsabilità suprema dell'annuncio della parola di Dio.
E del 25 luglio 1966 un comunicato della Commissione episcopale che così si esprime:
«... Si è riconfermata la necessità dl un nuovo formulario a carattere nazionale per fanciulli e preadolescenti, ed stato dato mandato all'Ufficio Catechistico Nazionale dl prepararne le linee e il metodo, secondo la teologia del Concilio Ecumenico Vaticano II e tenendo conto delle esperienze fatte anche in altri paesi».
Che si siano impiegati tre anni ad approntare il primo testo per il rinnovamento della catechesi in Italia, dice della complessità del problema, che viene a scuotere una situazione «pesante» e a intaccare una certa «tradizione» rimontante ad alcuni decenni addietro, e della serietà con cui si è lavorato da parte delle commissioni.
IL DOCUMENTO DI BASE
PER IL NUOVO CATECHISMO ITALIANO
Ciò che la Conferenza episcopale ha presentato alle diocesi italiane nel febbraio scorso, non è propriamente un catechismo, ma un «documento di base» per il nuovo catechismo. Ora, per intendere il significato di questo termine, dobbiamo rifarci al progetto che la commissione incaricata dala C.E.I. ha proposto per il nuovo catechismo fin dal marzo 1967 [1]. Lo presentiamo graficamente, per poi darne un breve commento.

Come appare in modo evidente dallo schema, il progetto contemplava 4 tappe nell'itinerario che avrebbe guidato la Chiesa italiana a darsi un nuovo testo e soprattutto un nuovo stile di catechesi:
1. il lavoro inizia con un «documento di base» (D11), il quale oltre a tutti coloro che operano nel settore della catechesi (sacerdoti, catechisti, suore, genitori) i nuovi orientamenti della Chiesa post-conciliare;
2. su questo fondo le commissioni specializzate elaborano i catechismi di base per le diverse età, dalla infanzia all'età adulta;
3. viene poi assegnato ai centri catechistici e agli esperti il compito di preparare i testi didattici, cioè i libri di religione da mettere direttamente in mano ai fanciulli, adolescenti e giovani;
4. infine l'episcopato, secondo il dettato del Vaticano II (CD 44) e avvalendosi dell'esperienza accumulata in questi anni di lavoro comune e di innovazioni, darà alla Chiesa italiana le direttive che dovranno guidare e coordinare la pastorale catechistica nel nostro paese.
LA CHIESA ITALIANA A UNA SVOLTA
Come si vede siamo solo alla prima tappa di questo lungo cammino, anche se sono già iniziati i lavori delle 4 commissioni dei catechismi secondo le età, e c'è ragione di sperare che entro due o tre anni i nostri ragazzi e giovani (e forse anche gli adulti) potranno avere dei testi finalmente aggiornati in ordine alla loro maturazione nella fede.
Ma questo inizio rappresenta già una svolta decisiva per l'avvenire della Chiesa in Italia. Se l'intero popolo di Dio (sacerdoti, religiosi, laici) saprà accogliere e attuare il rinnovamento che viene proposto dai vescovi italiani c'è da sperare che andrà crescendo tra noi una nuova generazione di cristiani, «adulti nella fede», capaci di assumere le proprie responsabilità nell'ambito della comunità ecclesiale e di rispondere in termini rigorosamente evangelici alla sfida del mondo sui grandi temi che angosciano l'umanità d'oggi, come sono quelli della pace, della giustizia sociale, della libertà. Se la catechesi invece non si rinnoverà, continueremo ad avere in Italia una massa battezzata ma religiosamente denutrita, amorfa, ferma a un livello infantile di fede, incapace perciò di reggere alla pressione che viene dal nostro tempo nel senso di un disimpegno se non di rottura di fronte al fatto religioso.
Si intravede perciò come sia di estrema importanza che tutti i cattolici militanti (come sono, ad esempio, quelli dell'A.C., i cooperatori salesiani, ecc.), tutti i cristiani di buona volontà, diano il loro apporto a tradurre in realtà operante le prospettive di rinnovamento proposte dalla C.E.I.
LE IDEE FONDAMENTALI DEL DOCUMENTO DI BASE
Quali sono dunque queste linee fondamentali su cui dovrà muoversi il rinnovamento della Chiesa in Italia? A questo proposito vogliamo seguire una traccia offerta dallo stesso Ufficio Catechistico Nazionale.
♦ L'intero popolo di Dio (vescovi, sacerdoti, religiosi e laici) è responsabile della catechesi. È perciò urgente «abilitare» tutti i battezzati, ma soprattutto i genitori, a svolgere questo fondamentale compito di educazione cristiana ai fanciulli e ai giovani. Se ogni battezzato deve essere catechista, con la parola e la testimonianza della vita, sono in particolare i genitori che devono assumere questa missione in quell'atmosfera serena e sacra che fa della propria casa una vera «ecclesia domestica».
♦ La catechesi è efficace se è opera dell'intera comunità cristiana; fallisce se viene isolata o nella sola famiglia o scuola o parrocchia. Il DB ritiene perciò che è di estrema necessità promuovere una pastorale d'insieme che solleciti e coordini meglio gli interventi educativi della famiglia, della scuola e della parrocchia.
♦ L'obiettivo a cui si deve mirare da parte di tutti i catechisti (sacerdoti, maestri, genitori) è la formazione di una mentalità di fede nel battezzato. Non serve educare a una pratica religiosa o ottenere una felice memorizzazione del catechismo, se manca questa formazione di «mentalità». I genitori e gli educatori avranno fatto una valida catechesi, quando il giovane «pensa, giudica e decide la propria azione» secondo la fede. Questo è ciò che il DB definisce come «mentalità di fede».
♦ Gesù Cristo è centro del messaggio cristiano e nucleo ispiratore della mentalità di fede.
La catechesi annuncia non «qualcosa» (una lista di dogmi, un elenco di precetti, un insieme di riti), ma «Qualcuno». Una catechesi troppo nozionistica e astratta è stata incapace di formare autentiche personalità cristiane. La nuova catechesi dovrà essere posta in chiave personalistica e impegnativa. Questo è appunto il «centro vivo» del suo messaggio: il Padre ci chiama nella Chiesa perché, per mezzo di Cristo e animati dallo Spirito Santo, ci mettiamo a servizio del mondo «a lode della Sua gloria».
♦ A quanti fanno catechesi, il DB indica infine la legge fondamentale del metodo catechistico: fedeltà a Dio e fedeltà all'uomo. I catechisti dovranno perciò costantemente riferirsi alle fonti della fede (Bibbia, vita della Chiesa, Liturgia, creato) ed essere nello stesso tempo attenti all'uomo, alla sua mentalità, alle sue esigenze, avvalendosi in questo compito dell'apporto delle scienze antropologiche: psicologia, sociologia, pedagogia.
[1] Si tratta di un'ipotesi di lavoro iniziale, che ha subito alcuni rimaneggiamenti. Il «Documento di base» è stato ora chiamato: «Il rinnovamento della catechesi». Questo per esprimere meglio che non è una specie di «fondo comune», già contenutisticamente completo, da cui attingere per la compilazione dei vari catechismi. Esso è un documento che mira invece ad un rinnovamento della mentalità in campo catechistico.
Oggi, inoltre, si tende a pensare ad un Direttorio catechistico non a raggio nazionale. Data la diversa situazione di varie zone d'Italia, si ritiene più utile compilare direttori a raggio regionale o inter-diocesano, se si vuole raggiungere quella concretezza e praticità che sono necessarie per l'efficacia di un simile documento.
Il punto, però, in maggior discussione fin dagli inizi è IL NUMERO DEI CATECHISMI.
L'ipotesi di lavoro del Documento di base dell'8 marzo 1967 parla di quattro catechismi ed uno lo destina all'adolescenza, portando così una particolare attenzione ad un periodo cruciale, nella maturazione della fede, come è quello della adolescenza e giovinezza. Gli operatori della pastorale giovanile avranno studi, opere, testi e sussidi preparati da un impegno collegiale della Chiesa italiana e non solo dalla buona volontà di alcuni.
Una più attenta riflessione sul fatto ci pone però dei dubbi che ameremmo chiarificati.
• Il catechismo della adolescenza si situa tra quello della fanciullezza e quello dell'età adulta. Intende quindi coprire un arco così vasto e differenziato (dagli 11 anni, fine della fanciullezza, ai 21-25 anni, inizio dell'età adulta)?
• È possibile pensare ad un solo catechismo?
• L'accento sarà spostato verso la preadolescenza (età scuola media), o verso gli adolescenti e i giovani?
• D'accordo che i giovani amano essere considerati «adulti», ed una catechesi destinata esclusivamente a loro può risultare non accetta. Ma che età si intende toccare quando si parla di giovani, in questo contesto?
Il nostro timore è di vedere messi in uno, i lavori distinti da farsi per i preadolescenti (della scuola media), per gli adolescenti e i giovani (biennio e triennio
della scuola secondaria superiore) e i giovani più maturi, quelli che «pendono» istintivamente e di fatto verso il mondo degli adulti (primi anni di lavoro, servizio militare, università). Considerare questi ultimi come degli adulti e quindi non pensare ad un catechismo esclusivo per loro, a noi pare cosa possibile, purché alcuni problemi loro caratteristici (preparazione alla famiglia, vocazione generale e specifica, inserimento nella vita sociale, politica, ecc.) vengano trattati a parte in modo proporzionato ai loro dinamismi.
Non ci pare invece sufficientemente differenziato il lavoro per i preadolescenti (11-14 anni) e per gli adolescenti-giovani (come ipotesi: 15-20/21 anni). Considerarli destinatari di un unico catechismo (pur tenendo conto dell'accezione con cui questo vocabolo è preso nell'ipotesi di lavoro del Documento di base) è certamente una semplificazione radicale che non mette a fuoco le vere esigenze delle due età e rischia di fare un discorso troppo generico.
Suggeriamo uno sguardo realistico alla struttura della vita italiana: la pastorale (e la catechesi) parte e si adatta alle condizioni che trova nel ritmo del quotidiano:
• periodo della vita in famiglia, con l'appoggio della scuola materna;
• periodo della scuola elementare, cui corrisponde l'iniziazione cristiana (comunione, confessione, cresima);
• periodo della scuola media dell'obbligo;
• periodo della scuola media superiore o dei corsi professionali o dell'apprendistato;
• periodo dell'università o del lavoro o della vita militare;
• periodo della responsabilità piena nella vita.
(n.d.r.)

