(NPG 1970-03-27)
L'assemblea plenaria dell'Episcopato Francese, riunita a Lourdes nel novembre scorso, ha discusso, tra l'altro, l'annoso problema della scuola.
Riportiamo, utilizzando la traduzione di «Regno-doc.», i documenti conclusivi, per la viva attualità anche nell'ambiente italiano.
1. COMUNICATO RELATIVO ALL'INSEGNAMENTO SUPERIORE CATTOLICO
L'insegnamento superiore cattolico favorisce l'incontro e il confronto permanente tra teologi, filosofi, scienziati e ricercatori di ogni disciplina. Permette loro di analizzare in una medesima prospettiva di fede le dimensioni dell'uomo e del mondo. In tal modo professori e studenti si sforzano di realizzare quella sintesi coerente del sapere che oggi esige iI rinnovamento della cultura; una tale iniziativa è utile alla nazione e alla Chiesa.
Questo sforzo deve essere continuato. Esso merita la nostra stima e simpatia. I vescovi della Francia desiderano esprimere ai responsabili dell'insegnamento superiore cattolico la loro fiducia, il loro affetto ed appoggio.
2. DICHIARAZIONI SU L'EDUCAZIONE E LA FEDE
1. I problemi della scuola sono oggi particolarmente gravi. Le tecniche pedagogiche e l'organizzazione non sono le sole in causa.
Si tratta più profondamente d'una crisi della società, della cultura e della civiltà. Questa crisi raggiunge anche l'educazione la quale cerca di definire, più che i metodi, i suoi scopi in una società in evoluzione.
2. Il mondo della scuola non è certo l'unico crogiuolo della vita culturale. La cultura non si limita ad un'attività intellettuale. Esige pensiero e azione, conoscenza e tecnica, arte e ragione. Accanto alle forme letterarie e scientifiche, esistono nel patrimonio nazionale delle autentiche espressioni culturali elaborate dal mondo rurale e da quello operaio. Oggi, la stampa, la radio, la televisione, il cinema, la pubblicità e tutte le situazioni create dalle tecniche modellano negli ambienti in cui l'uomo vive, lavora e si diverte, nuove e differenti forme di cultura.
3. Tuttavia le attività scolastiche e universitarie occupano una importanza sempre maggiore nella vita degli uomini e della nazione. I figli devono essere mandati a scuola da 3 a 16 anni; molti tra essi continueranno gli studi secondari e superiori; un quarto della popolazione si trova quindi a formare un mondo scolastico in continuo sviluppo.
La scuola rappresenta quindi il principale strumento per una educazione continuata, graduale e metodica capace di assicurare a tutti una formazione di base che permette di trarre profitto dagli altri mezzi educativi.
4. Inoltre l'istruzione e, più genericamente – come si suol dire oggi –,
i beni di formazione, sono considerati di estrema importanza nella stessa vita economica. Sembra che «il sapere divenga potere». Esso tende poi a diventare accessibile alla maggioranza.
5. Il senso di tale evoluzione lo si sta cercando attraverso errori ed insuccessi.
Manterrà l'uomo il dominio delle sue scoperte e del suo destino collettivo e personale? Quale tipo di civiltà riuscirà a darsi?
Molti si chiederanno già quale apertura l'uomo accetterà nella sua dignità e libertà, quale significato attribuirà alla sua esistenza personale e al suo intimo mistero.
L'esperienza quotidiana di molti verifica quanto afferma la Costituzione pastorale Gaudium et Spes: «Noi siamo testimoni della nascita d'un nuovo umanesimo in cui l'uomo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia» (55).
6. La posta in gioco della crisi di civiltà nella quale noi siamo impegnati è decisiva. Non basta che la conoscenza intellettuale e la potenza, dati all'uomo dalla scienza e dai metodi di investigazione, siano l'espressione della sua dignità; devono essere anche gli agenti e i garanti di questa dignità. L'uomo non tollera di essere considerato come un oggetto, il cui contenuto venga ridotto a servizio di metodi che convengono al mondo materiale.
Le scienze umane possono farci conoscere i condizionamenti psicologici, sociologici ed economici dell'uomo. Esse possono e devono contribuire anche ad una prima riflessione sulla sua natura e il suo destino. Non riusciranno però a capire tutto il suo segreto. L'uomo, soggetto pensante e libero, non può essere raggiunto nel suo mistero che da scienze e metodi, in primo luogo la metafisica, di ordine diverso e, nel loro genere, rigorosi. In conclusione, per i credenti, il significato ultimo dell'esistenza umana è reso pienamente manifesto soltanto dalla rivelazione di Gesù Cristo.
7. È per questo che i cristiani i quali «condividono con tutti gli uomini le inquietudini e le speranze del nostro tempo» cooperano pure essi, attraverso molte difficoltà, a dare un valore umano ai mutamenti della società e della cultura.
La Costituzione pastorale Gaudium et Spes (soprattutto dal n. 53 al 63) dev'essere per tutti un aiuto in un compito così complesso.
L'umile fedeltà a Gesù Cristo li illuminerà in mezzo alle incertezze che caratterizzano la nostra azione e i nostri pensieri di uomini.
8. Senza volere studiare qui i problemi specifici del mondo universitario e studentesco, i vescovi di Francia si sono soprattutto preoccupati dei problemi pastorali posti dall'educazione cristiana dei giovani delle scuole pubbliche e cattoliche.
Riguardo alla scelta dell'una o dell'altra scuola, i genitori impegnano la loro responsabilità di cristiani. La loro decisione, presa in considerazione di molteplici fattori, richiede una seria riflessione alla luce della fede. Se tale scelta è stata fatta in coscienza è legittima e rispettabile. Posti in tal modo in contesti diversi, i cristiani dei due differenti insegnamenti, membri dell'unica Chiesa, rendono testimonanza al Cristo, secondo che li muove lo Spirito di Dio.
A tutti proponiamo i seguenti orientamenti pastorali.
L'educazione
9. Tutto ciò che contribuisce a perfezionare l'uomo deve mobilitare le nostre energie. Nei diversi settori in cui essa viene esercitata, specialmente nella scuola, l'attività educativa è un mezzo privilegiato per promuovere tale sviluppo. Deve tra l'altro favorire anche le seguenti realtà espresse imperfettamente da parole ormai logore:
• la democratizzazione dell'insegnamento, cioè la possibilità per tutti di accedere alla cultura, tenendo conto delle legittime aspirazioni, dei valori peculiari dei diversi ambienti. Anche i più poveri hanno diritto a questo bene; perché sia loro possibile di accedervi «bisogna lavorare indefessamente» (GS 60);
• la partecipazione attiva dei giovani alla loro formazione;
• una formazione che li prepari a servire la comunità;
• la collaborazione assidua dei genitori all'educazione dei loro figli, quella degli adulti a vantaggio di tutti i giovani;
• la qualità dell'educazione basata sullo spirito di servizio, la competenza dei maestri, il senso dell'adattamento e del dialogo.
Così intesa, la funzione dell'insegnante è un servizio reso alla nazione. Essa deve suscitare la considerazione che le è dovuta e le vocazioni di cui ha bisogno.
L'educazione alla fede
10. Secondo noi, una cultura che mira allo sviluppo dell'uomo totale implica l'apertura al senso religioso.
11. La fede, dono di Dio, non si sovrappone dall'esterno; a tutti gli stadi del progresso culturale deve essere integrata, riflessa, manifestata nella vita di colui che crede. A sua volta, essa apporta a colui che l'accoglie una particolare apertura e sensibilità ai problemi dell'uomo.
12. Oggi più che mai, la Chiesa è preoccupata di trasmettere la fede in Gesù Cristo, una fede vera, sicura, viva.
Tale educazione alla fede deve preparare i giovani a dare una risposta agli interrogativi che si pongono nelle diverse tappe della loro vita, a discernere nella cultura contemporanea i costumi e le correnti favorevoli o contrarie allo spirito evangelico ed a condurre un'autentica vita cristiana aperta ad ogni vocazione.
13. È la comunità cristiana che deve assumere l'incarico della educazione alla fede dei giovani.
La catechesi, la vita liturgica, l'Azione Cattolica, i movimenti di educazione e spiritualità sono i mezzi di tale educazione, se cercano incessantemente di adattarsi alle nuove condizioni della vita dei giovani con
metodi pedagogici attivi nella profonda consapevolezza delle particolari difficoltà in cui si dibattono i giovani.
La cultura e la fede
14. Tale educazione alla fede non è indipendente da una ricerca fondamentale che si sforzerà di realizzare, durante tutta la vita, degli scambi tra il pensiero e la fede, quell'«armonia tra la cultura e il cristianesimo» di cui parla la Costituzione Gaudium et Spes (62). Oggi si richiede una vera pastorale del pensiero.
15. I cristiani e più particolarmente coloro che hanno delle responsabilità nella società: dirigenti e pubblicisti, pensatori e scienziati, artisti e teologi, devono partecipare alle necessarie ricerche sull'uomo, in tutti i settori del pensiero e dell'azione.
16. Spetta proprio a loro, nei diversi stadi di sviluppo del sapere umano, riunire alla luce della fede gli elementi d'una concezione dell'uomo, inventare il linguaggio attuale della fede, contribuire ad elaborare una scienza sia pure imperfetta e rispondere in tal modo al desiderio così ampiamente sentito di costituire una «antropologia cristiana» adatta al nostro tempo.
17. È questo un compito difficile, ma necessario, per il servizio dell'uomo che ha sempre bisogno di fare il punto sul significato della vita. Compito propriamente missionario anche perché si tratta per la Chiesa di riconoscere acutamente gli ostacoli che impediscono l'accesso alla fede come pure le possibilità di accettazione della buona novella di Gesù Cristo, luce degli uomini.
18. Genitori ed educatori, insegnanti ed alunni, adulti e giovani, laici, sacerdoti e religiosi, «ad ogni discepolo di Cristo incombe personalmente il dovere di diffondere la fede» (LG n. 17), ma anche «di assicu rare lo sviluppo dell'uomo singolo e di tutti gli uomini» (PP 42).
19. Lo Spirito del Signore si serve di noi quali strumenti per la crescita della Chiesa e del mondo. Esso ci illumina e ci spinge a lavorare per lo sviluppo della cultura e della fede, per permettere all'uomo di «diventare ciò che egli è»: immagine e figlio di Dio.
20. Riferendoci ai documenti conciliari sull'educazione cristiana e sulla libertà religiosa, per un'applicazione concreta di questa Dichiarazione, noi pubblichiamo anche due comunicazioni relative l'una all'insegnamento pubblico e l'altra alle scuole cattoliche.
3. COMUNICAZIONE RELATIVA ALL'INSEGNAMENTO PUBBLICO
I cattolici e la scuola pubblica
1. La scuola pubblica istruisce più dell'80% dei giovani francesi. Essa costituisce un crogiuolo in cui i giovani preparano il loro destino e l'avvenire del paese. È un dovere per lo Stato promuoverne l'esistenza e la buona qualità. Sarebbe insufficiente esprimere il nostro rispetto a coloro che lavorano in questo immenso settore della educazione nazionale. È la scuola pubblica stessa che ha diirtto alla stima dei cattolici e dei loro pastori.
2. L'opinione pubblica è sempre più attenta ai problemi scolastici. Oggi, la scuola e l'università sono chiamate ad una trasformazione senza precedenti. I problemi discussi sono fondamentali: i contenuti dell'insegnamento, l'orientamento, il rapporto pedagogico, la partecipazione... Questi sono gli obiettivi e le funzioni della scuola nella società che bisogna definire nuovamente. La nostra dichiarazione «Educazione e Fede» lo ricorda: la crisi della funzione della scuola è un aspetto d'una crisi più profonda, quella della società.
3. Molti insegnanti, educatori, specialisti, giovani e genitori lavorano per il progresso e il rinnovamento della scuola pubblica in condizioni spesso difficili. Voler accogliere i giovani meno favoriti nella vita e offrire loro tutte le possibilità di riuscita è un esempio assai eloquente della gravità del compito. Riuscire in questo settore come in molti altri richiede l'appoggio di tutti i cittadini.
4. I cattolici dell'insegnamento pubblico devono adoperarsi per il suo rinnovamento e per il risveglio di una simpatia che agisca in seno all'opinione. Uniti a quanti non condividono la loro fede, risponderanno in tal modo all'attesa della comunità nazionale.
5. Per un credente, la volontà di Dio è già raggiunta quando gli uomini si sforzano di cercare la verità, di uscire dalla mediocrità e superare i loro condizionamenti. E comincia ad essere vissuta quando imparano a rispettarsi nella diversità e ad unirsi per il servizio di tutti. Preparare i giovani a prendere in mano la loro vita e l'avvenire della società è già un compiere l'opera di Dio. Al centro di tutto questo si giuoca un destino eterno.
6. In questo servizio alla scuola e ai giovani, i cristiani possono offrire un contributo originale. Illuminati dalla fede sulla dignità dell'uomo figlio di Dio, essi devono ispirarsi, nelle loro scelte più concrete, allo spirito evangelico.
L'educazione alla fede
e i giovani della scuola pubblica
7. Responsabili dell'educazione alla fede in Gesù Cristo, vogliamo rivolgere ora la nostra attenzione ai numerosi giovani che frequentano l'insegnamento secondario: tecnico, classico o moderno. La presenza di non battezzati nella scuola pubblica rappresenta un rischio ma anche un vantaggio per la loro fede, in quanto rende più presente l'impegno della loro educazione cristiana e l'esigenza di condizioni concrete che la rendono possibile.
8. La scuola non costituisce l'unica realtà nella vita dei giovani, né il solo luogo d'incontro e neppure la loro unica fonte di cultura. Dimenticare però il fatto scolastico sarebbe un errore di diagnosi pastorale. Basti ricordare la durata della scuola e la sua estensione, la conoscenza e le eredità culturali che trasmette, il carrefour sociale che essa costituisce. La vita – ed anche la vita cristiana – dei giovani è messa alla prova anche nella scuola. L'educazione alla loro fede non può ignorare ciò.
9. È la Chiesa che genera alla fede, perché è lei che crede, spera e ama. I giovani non possono quindi fare un tirocinio di vita cristiana senza comunità di riflessione e d'azione, di preghiera e di vita eucaristica. Essi diventano in tal modo maggiormente responsabili della loro formazione personale, più forti nelle difficoltà della vita e della fede, più docili ad ogni invito di Dio. Ciò serve a capire la necessità dei movimenti per i giovani. I movimenti di Azione Cattolica in particolare sono dei germi, dei fermenti di un laicato giovane, speranza della Chiesa. È auspicabile che vi siano delle diversità tra loro: diverse sono le situazioni, molteplici le analisi che possono prendere come base la vita scolastica e il radicamento sociale. Il loro accordo, per quanto difficile possa essere, diventa necessario al momento in cui tutti gli adolescenti frequentano la scuola.
10. Diversi sono i metodi d'una educazione alla fede. Tutti però devono essere:
• formazione al riconoscimento dell'azione di Dio – nella vita quoti diana e nel segreto del cuore –, alla sua celebrazione nella preghiera nella liturgia;
• risveglio dell'intelligenza alla coerenza della fede della Chiesa, alla luce del Vangelo, e presentazione del mistero cristiano continuamente ripreso e adattato all'età, agli studi, alla mentalità dei giovani;
• invito a testimoniare concretamente questa fede nella partecipazione alla vita e alle aspirazioni degli altri giovani, alle sofferenze e alle gioie del loro ambiente;
• inserimento progressivo nella vocazione alla carità e nel dinamismo della speranza, segni d'un autentico radicamento in Cristo.
11. Di questa educazione cristiana, i genitori sono diventati responsabili il giorno in cui hanno presentato il loro bambino al battesimo. Molti ne sono coscienti, si aiutano a vicenda, vogliono scuotere altri e chiedono di essere aiutati.
12. Tale dovere di aprirsi al mistero della fede esige pure la collaborazione di tutte le forze pastorali: parrocchie, sezioni, movimenti, auméneries.
4. COMUNICAZIONE RELATIVA ALL'INSEGNAMENTO CATTOLICO
1. La scuola cattolica assicura oggi in Francia un compito di insegnamento e di educazione.
Nello spirito dei testi conciliari sulla libertà, la cultura e la educazione, i vescovi di Francia, spesso interrogati, vorrebbero per quanto li riguarda precisare:
I) La situazione della libertà di insegnamento nella società francese.
II) Il carattere della scuola cattolica.
III) L'organizzazione dell'insegnamento cattolico.
La libertà d'insegnamento nella società francese
2. Nel rispetto dei diritti e delle responsabilità fondamentali dei genitori, i problemi di educazione e di insegnamento costituiscono una fra le principali missioni dello Stato. In Francia, lo Stato la esercita anzitutto assicurando il successo di una scuola pubblica rispettosa delle convinzioni filosofiche e religiose dei genitori e degli allievi.
3. Ma, nel contesto pluralistico di questo paese, i diritti fondamentali non sono pienamente rispettati che mediante il riconoscimento effettivo di una libertà di insegnamento. D'altronde il pluralismo, che sussiste in molti settori della vita economica e culturale, è pure desiderato nel campo scolastico da molti francesi. Contemporaneamente parecchi genitori, insegnanti, i giovani stessi auspicano una molteplicità d'opzioni educative. Tale aspirazione va oltre gli ambienti cristiani.
4. Del resto più una civiltà è tecnica, più deve godere di ogni apporto spirituale; più essa è anonima, più esige che si accolgano i fattori di creazione comunitaria.
5. Se tutte queste ragioni fanno sentire oggi l'importanza della pubblica libertà dell'insegnamento, e in questo contesto si intravvede la possibilità di fondare delle scuole cattoliche, questa libertà non significa beninteso anarchia. Essa non implica in alcun modo il rifiuto di un coordinamento dei diversi insegnamenti e neppure quello di una pianificazione concertata.
Il carattere della scuola cattolica
6. La scuola cattolica non vuole e non deve essere né la rivale di un'altra scuola né il rifugio di un comportamento di classe. Essa non è una semplice eredità del passato.
7. Il suo apporto originale è di unire contemporaneamente l'apprendimento del sapere, la formazione della libertà, l'educazione della fede: essa si propone la scoperta del mondo e il significato della vita. Il suo desiderio è di testimoniare l'unità dell'uomo chiamato a servire Dio e i suoi fratelli nella complessità delle civiltà moderne.
Luogo di incontro della conoscenza della ragione e della conoscenza della fede, essa può rispondere all'attesa legittima dei genitori – cristiani o meno – che apprezzano il valore di una formazione aperta alla vita ed illuminata dal Vangelo.
8. Una catechesi adattata ai livelli scolastici, rispettosa della specificità di ogni ambiente, vissuta nel mistero liturgico può condurre alla conoscenza di Dio e del Figlio suo Gesù Cristo, all'adorazione e alla preghiera.
9. Inoltre il clima particolare permetterà di riconoscere il valore permanente degli atteggiamenti evangelici di grandezza di cuore, di rispetto delle persone e d'amore verso i poveri: la scuola cristiana deve aiutare i suoi allievi a percepire le prove e le speranze degli uomini del nostro tempo, qualunque siano la loro confessione, la loro razza, il loro ambiente: non vi è cattolicesimo senza coscienza dell'universale.
10. Questo difficile orientamento esige che la scuola cattolica aperta a tutti, sia comunitaria. La sua vitalità è assicurata dalla testimonianza, dalla comprensione reciproca, dalla collaborazione attiva dei responsabili, professori ed educatori, allievi, ex-allievi e genitori. Solo la convergenza degli sforzi – quelli delle persone e quelli delle associazioni – può risvegliare nei giovani il senso della comunità e il desiderio dell'insegnamento.
11. Ma la scuola cattolica non può fare tutto. Inserita nella città come in una diocesi oppure in un settore pastorale, una delle sue preoccupazioni sarà la collaborazione con i Movimenti d'educazione e d'Azione Cattolica.
12. Tale educazione aperta condurrà i giovani ad assumere la loro particolare vocazione nella Chiesa e nel mondo. Essi sono chiamati a testimoniare Gesù Cristo e a collaborare nel suo spirito alla costruzione del mondo. Alcuni accetteranno di consacrarsi esclusivamente al servizio di Dio nella vita sacerdotale o religiosa.
Ma nel rispetto delle scelte personali, la scuola cattolica non dimenticherà mai di aver cura della promozione delle classi sociali, della unità di un popolo e della vita internazionale.
13. Tale analisi è la ragione stessa della stima profonda e della riconoscenza che l'Episcopato francese nutre verso coloro che, durante tanti anni, in condizioni umane e materiali precarie, hanno assicurato e continuano ad assicurare la vitalità della scuola cattolica. Il loro coraggio è all'altezza dei compiti d'oggi: esso condurrà i genitori e gli insegnanti a rivedere periodicamente l'orientamento e la vita della comunità educatrice, ed accettare di domandarsi quale aspetto della Chiesa fa vedere agli uomini del nostro tempo.
L'organizzazione dell'insegnamento cattolico
14. L'Episcopato rimane nei confronti delle famiglie la garanzia del carattere cristiano delle scuole, così come è stato illustrato. Ma l'insegnamento cattolico deve avere nella Chiesa la sua organizzazione propria sotto la responsabilità congiunta dei laici, dei superiori religiosi e della gerarchia.
Il «Comitato nazionale dell'insegnamento cattolico francese» e i Comitati diocesani dispongono dei poteri dati loro dal proprio statuto.
15. Le istituzioni cattoliche saranno sempre più solidali e complementari. Costatiamo con piacere i progressi notevoli nell'acquisizione di questa coscienza comune.
16. Sacerdoti, religiosi e religiose avranno la convinzione che i compiti dell'insegnamento e dell'educazione costituiscono una attività professionale importante in un mondo in cui l'acquisizione del sapere, gli scambi fra alunni ed educatori sono considerati tra gli elementi fondamentali della civiltà. Al di là di questa attività professionale, coscienti di compiere un ufficio apostolico, essi avranno anzitutto la premura di agire secondo il particolare carattere della loro vocazione, apporto specifico all'educazione umana e religiosa della gioventù.
17. Senza preconizzare il «disimpegno» dei sacerdoti, religiosi, religiose nei confronti dei compiti già descritti, i vescovi domandano incessantemente che i laici condividano le responsabilità d'ogni genere (direzione, insegnamento, educazione, gestione).
18. Questa necessaria ripartizione dei compiti non deve essere confusa con la «sconfessionalizzazione». La scuola così come l'abbiamo definita deve restare cristiana. Altrimenti i genitori non le affiderebbero i loro figli e i vescovi non avrebbero più le stesse ragioni di accordarle fiducia.
Conclusione
19. Riteniamo che tutti i responsabili della scuola cattolica debbano anzitutto perseguire questi tre obiettivi:
• lo sviluppo di comunità educatrici aperte ai giovani di ogni ambiente e premurose verso quelli meno favoriti;
• la ricerca di una formazione stabile, umana e spirituale del corpo docente;
• la partecipazione ad incontri con tutti coloro che in Francia e nelle istanze internazionali si prendono cura dell'insegnamento e dell'educazione dei giovani.
Nella complessa società d'oggi, l'uomo ha bisogno di tutti i mezzi e di tutte le iniziative che l'aiutano a vivere e gli insegnano ad amare.
Lourdes, novembre 1969

