(NPG 1969-01-87)
Ancora scuola e famiglia
Non c'è festa scolastica che non esalti, davanti ad un pubblico, più attento alla medaglia del figlio che alle parole dell'oratore, la «collaborazione fra scuola e famiglia».
Ma davvero la famiglia partecipa alla vita della scuola?
Ahimè, no! Specialmente perché la scuola, pur dichiarandosi disponibile per un incontro con le famiglie, non riesce a superare – come in altri campi della sua attività – il suo «complesso nativo» burocratico-istituzionale, per cui i rapporti si esauriscono nell'ambito delle relazioni formali: iscrizione dell'alunno, pagamento di tasse, documentazione di assenze, qualche intervento, soprattutto dopo i voti disastrosi del primo trimestre, con un gelido colloquio con l'insegnante, il quale, il più delle volte, sembra domandare: Ma perché mi venite a disturbare?
Così la famiglia non è capace ancora di uscire da questo rapporto di subordinazione, in cui la tiene la scuola e che le dà solo la possibilità di un benevolo assenso e timida docilità.
Pur tuttavia qualcosa si muove: la famiglia si accorge sempre più che l'istruzione dei figli non è solo affare della scuola, anzi ne scopre con sempre maggiore consapevolezza i difetti, ne sollecita sempre più di continuo il rinnovamento e l'aggiornamento di strutture e programmi.
A questo servono i richiami che con frequenza vengono da istituzioni di alto livello sia ecclesiastiche che laiche.
Così la conferenza dei Vescovi tedeschi a Fulda (settembre u.s.) ha elaborato un piano per un incontro a dimensioni regionali, che si terrà in ogni Leander della Germania, sul problema della scuola e della educazione, a cui parteciperanno genitori, insegnanti, delegati di scuole libere e di associazioni giovanili, amministratori, pedagoghi, politici.
La Settimana Sociale dei Cattolici d'Italia, svoltasi a Catania alla fine di settembre, annunciava la costituzione di associazioni di genitori per sviluppare in seno alle famigile la coscienza dei loro diritti e doveri nei confronti della società, con particolare riferimento ai problemi scolastici, del tempo libero, dei mezzi di comunicazione sociale.
L'Unione Cattolica Insegnanti Medi (UCIIM), per mezzo della sua Presidenza Nazionale, riunitasi a Roma ai primi di ottobre, auspicava che l'ordinamento scolastico «venga sollecitamente modificato, introducendo in tutte le scuole la presenza dei genitori entro comitati scuola-famiglia, aventi competenze anche deliberative».
Infine il 27 settembre u.s. è stato presentato da alcuni senatori al senato un disegno di legge per la istituzione del Comitato Scuola-Famiglia e del Consiglio degli Studenti negli Istituti di Istruzione primaria e secondaria. Il disegno di legge risponde in modo costruttivo al diritto della famiglia di entrare istituzionalmente in rapporto con la scuola, come esige un effettivo costume democratico. Se il provvedimento si concluderà, finalmente nella scuola italiana si uniranno le tre componenti (professori, genitori, alunni) più atte alla formazione completa della gioventù.
Noi della scuola cattolica non possiamo che appoggiare queste iniziative, anzi dobbiamo sollecitarle ed esperimentarle in casa nostra, per costruire un fecondo dialogo fra docenti e genitori, che hanno sì distinte responsabilità, ma sono unite in un unico fine, la formazione più completa e viva degli alunni.
(Ivo Paltrinieri)
Una triste eliminatoria
In un manifesto diffuso dalle ACLI all'inizio di ottobre, sul problema scolastico italiano, è detto fra l'altro: «Nell'attuale situazione solo il 21% dei diplomati e l'8% dei laureati sono figli degli operai e di contadini». Come un anno fa avevano scritto gli alunni di Barbiana!
Il fatto si verifica – e continuerà ad accadere – perché ancora non è mutata la concezione selettiva della nostra scuola, al posto di una giusta concezione orientativa.
Nonostante il già fatto, soprattutto nella nuova scuola media (ma quante ricriminazioni ancora contro di essa, da parte di nostalgici delle strutture passate!), non pochi insegnanti pensano ad un «prototipo» di scolaro, la cui personalità è data da un certo genere di preparazione scolastica, con un livello minimo di rendimento in tutte le materie: chi non corrisponde sufficientemente al «tipo-modello», viene bocciato, respinto, eliminato. E questi sono per lo più «i poveri» culturalmente, che hanno poche idee, espressioni scritte o parlate non limpide e chiare, scarse conoscenze del campionario linguistico della vita borghese di oggi... cioè i figli degli operai e dei contadini, cioè dei poveri reali. Perché la nostra scuola apprezza ancora i «Pierini» dal colletto inamidato, dall'abitino lindo e pulito, come apprezza nei suoi metodi le forme definite, accademiche, nozionistiche del sapere e della cultura e non ha ancora molta disponibilità per la comprensione delle attitudini vere, ma nascoste, come la genialità e l'intuito, che sono pure nei figli dei poveri.
E in questa triste gara eliminatoria è incorsa anche la scuola cattolica, troppo presto dimentica – per allinearsi supinamente alla scuola statale, che è nata (e vuol restare) liberale, cioè selettiva – del comando evangelico: Io vi ho mandato ad evangelizzare i poveri!
(i. p.)
Autovalutazione
Ha suscitato interesse nella stampa, e giustamente per il suo valore pedagogico, l'iniziativa di un presidente di commissione agli esami di maturità classica in un liceo di Cagliari.
Prima che il candidato si presentasse dinanzi alla commissione esaminatrice, poteva compilare un questionario, composto di un centinaio di domande, opportunamente studiate, dalle quali era possibile ricavare il profilo dell'allievo, con, le sue attitudini e i suoi hobbies, i suoi interessi e le sue preferenze nel campo della scuola come nel divertimento e nello sport. Era inoltre invitato ad esprimere un suo giudizio sul grado di preparazione nelle singole materie e le difficoltà incontrate nello studio di esse.
Nell'interrogare, i commissari hanno tenuto conto delle risposte al questionario, dando così l'avvio ad un colloquio disteso, cordiale, incoraggiante, nel quale l'allievo ebbe l'impressione di trovarsi completamente a suo agio, perché sentiva che la sua personalità non solo era conosciuta, ma veniva pure rispettata. Non è avvenuto, come il più delle volte in questi esami, che gli allievi sono, da una parte del tavolo, «dei cosi» da promuovere, da respingere o da rimandare, e dall'altra stanno loro, i catoni e i sapienti che tutto hanno imparato e conoscono a memoria le domande che devono fare!
Con questa felice sperimentazione invece, l'esame-colloquio si è adeguato alla preparazione di ciascun candidato, ne ha posto in risalto le caratteristiche personali, dando all'allievo atto di una maturità raggiunta e di una corresponsabilità in un momento importante della vita, quale l'ingresso all'Università.
Il risultato è stato lusinghiero: la metà dei candidati ha superato gli esami in prima sessione. Complessivamente si è avuto una percentuale di promossi del novanta per cento.
(i. p.)
Ai genitori italiani è nato DUE +
«Non è una rivista specializzata per genitori modello, ma un giornale sensato che risponde al problema di tutti coloro che hanno figli», dice Anna Gualteri, direttrice di DUE + (Noi due più i nostri figli) , il nuovo mensile Monda-dori uscito in edicola il 4 ottobre. La rivista si 'rivolge a un pubblico vasti& simo, che comprende le coppie dai 20 ai 40, 50 anni, quelle alle prese con il primo figlio neonato e quelle con ragazzi già ventenni. «I temi che trattiamo», dice Anna Gualteri, «sono quelli fondamentali della vita di una famiglia qualunque. Il nostro scopo è dare una risposta di freschissima attualità, scientifica e pratica, alle domande dei genitori e dei figli. Il nostro motto è: contro il luogo comune informazioni precise».
Alla redazione di giornalisti professionisti si affiancano quattro specialisti fissi (un pediatra, uno psicologo, un ginecologo e un pedagogista) e un gruppo di consulenti scientifici, che hanno il compito di rivedere e aggiornare tutte le notizie specifiche che vengono pubblicate. Regola fissa del giornale è la semplicità. Il linguaggio è facile, comprensibile a tutti. Gli argomenti, anche quelli definiti comunemente scabrosi, sono trattati con franchezza ma senza inutili inopportune crudezze. L'aderenza alla realtà è di rigore.
Prima di lanciare il nuovo mensile l'ufficio ricerche di mercato della Monda-dori ha compiuto un vasto studio per saggiare la consistenza del pubblico al quale la pubblicazione si indirizzava. Si è stabilito che in Italia, si celebrano ogni anno 400 mila matrimoni, nascono 1 milione di bambini e che esistono 6 milioni e 500 mila famiglie con figli fino ai 15 anni. Da una serie di interviste, poi, è emerso che i genitori d'oggi considerano il loro mestiere sempre più difficile e sentono la necessità di avere un'informazione precisa attraverso la stampa.
A ogni numero della rivista, è accluso un quaderno sigillato e staccabile nel quale sono trattati gli argomenti più delicati: dall'educazione sessuale all'intimità coniugale.
Fin qui la presentazione, quasi ufficiale, come è apparsa nella rivista Panorama, evidentemente legata da interessi finanziari con DUE + (anche la nuova rivista è edita da Mondadori).
Ne abbiamo sfogliato, con interesse crescente, qualche numero. Ci pare di poter condividere in pieno il giudizio ottimista del flask riportato.
La Rivista pare ben fatta, capace di colmare un vuoto notevole dell'editoria italiana: un dialogo con i genitori preoccupati dell'educazione completa del bimbo che sta loro crescendo dinnanzi.
Il linguaggio è piano e accessibile, i problemi affrontati vivi e immediati. La preoccupazione educativa ci pare notevolmente presente, anche se necessariamente «generica» per poter dialogare con tutti gli italiani, almeno sul «piano umano». Ben meditate e centrate le risposte ai lettori.
Se la Rivista condurrà avanti lo slancio educativo del primo numero, con costanza, equilibrio e senza lasciarsi prendere la mano dalla preoccupazione pubblicistica, potrà essere un sussidio vivamente raccomandabile a genitori e coppie di fidanzati desiderosi di approfondire l'impegno formativo della famiglia. Ci auguriamo che le molte rubriche della nuova Rivista sappiano accettare, almeno saltuariamente, problematiche religiose vicine ai temi educativi propri di DUE +.
(r. t.)
Colloquio Zoom 1968
«Le Monde» del 22 luglio informa del colloquio Zoom 68 che ha avuto luogo nel Villaggio Olimpico d'Austrans con la partecipazione di oltre 500 responsabili dei movimenti giovanili di ispirazione cristiana.
Sul tema «Stessa sorte per tutti in un mondo che cambia» quattro commissioni (adolescenza, tempo libero, insegnamento, avvenire professionale) hanno messo a punto delle proposte tendenti a migliorare «le condizioni d'una partecipazione attiva della gioventù».
«Zoom» suggerisce uno statuto dell'adolescente al lavoro, che riconosca l'individuo e si ponga agli occhi dei giovani come mezzo atto a considerare la scuola, come il motore della società, momento di formazione, luogo di contestazione ed infine fucina di responsabilità.
Secondo i giovani, la scuola prima, e l'Università dopo, devono rispettare e mettere in risalto la differenza socioculturale dei giovani stessi.
Questi sforzi devono affermarsi fra le organizzazioni.
Le loro azioni debbono tendere a costruire, secondo Christian Lavigne, un paese che non sia quello della necessità, bensì quello della responsabilità e della libertà.
Una difficile presenza
L'Assemblea Federale della FUCI si è riunita in Roma dal 1 al 4 settembre. Intenso il programma dei lavori cui hanno partecipato i responsabili dei gruppi FUCI di tutta Italia.
Giovanni Benzoni, nella sua relazione «Tra tradizione e novità: una difficile presenza», ha stigmatizzato la posizione della FUCI in rapporto alla Chiesa, alla Società, al mondo della Scuola, in special modo all'Università. Inquietudini e speranza, sono le due linee dominanti su cui costruire un discorso che appaia come presenza feconda, come testimonianza del tempo. «Nella vita universitaria – continua la relazione Benzoni – l'elemento di novità è dato dal Movimento Studentesco contestativo». Parlare dei rapporti università-società si può solo se si comprende l'attuale struttura classista della scuola. Struttura che non è possibile determinare concretamente senza riferirsi ai nodi classisti della società che esprime quella determinata scuola».
Quale è stata la reazione della società civile nei confronti degli atteggiamenti del MS? Benzoni dice: «di disorientamento e poi di ottusità. Non solo nella stampa, né soltanto negli atteggiamenti delle Autorità, ma anche in gran parte delle forze che sono all'opposizione. Ed è difficoltà che deriva dal ristagno in cui si trova tutta la nostra società, tesa a mete consumistiche (non sempre raggiunte con successo), che indica quanto povero di fermenti sia il nostro tessuto civile. Cosicché tutto diviene più rigido, dal momento che le operazioni politiche e sociali nascono in un contesto di abilità alchimistica e nominalistica, più che in un contesto che affondi le radici nella realtà del paese.
Anche l'opinione pubblica, quindi, riflette la identica ottusità: tuttavia è chiaro che qualche cosa può mutare, nella misura in cui i temi del MS riescono ad essere capiti come inquietanti, che toccano gli «interessi» di «ciascuno».
I lavori dell'Assemblea Federale FUCI sono stati poi informati in quattro schemi riguardanti: «Evangelizzazione», «La maturazione teologica dell'universitario», «Antiche e nuove forme delle attività di servizio caritativo nei gruppi», «Movimento studentesco contestativo». L'Assemblea ha anche discusso un nuovo schema di statuto federale.
(Gioventù Italiana)
Educazione integrale senza nozionismi
Non è più possibile oggi continuare nell'equivoco secondo cui l'apprendimento si deve misurare in base ai contenuti espressi: il metro di valutazione è invece quello dello sviluppo della persona. Questa costatazione ha costituito la premessa del 25° convegno del Movimento Circoli della Didattica (MCD), che si è tenuto alla Domus pacis nel mese di settembre sul tema: «L'apprendimento nella preadolescenza e nella scuola media». Erano presenti più di cinquecento insegnanti e presidi di scuola media, che durante le giornate del convegno si sono attivamente impegnati in gruppi di studio e tavole rotonde.
Premesso che l'organizzazione scolastica attuale, pur dovendo far fronte alle mutate esigenze, è rimasta, essenzialmente, quella della metà del secolo scorso, si è costatato come la portata del processo d'apprendimento venga a basarsi soprattutto su un «impegno personale» del docente.
Così non basta «bandire il nozionismo ad ogni livello e soprattutto nella scuola media» ma anche trovare una nuova «tecnologia dell'insegnamento», nuovi sussidi didattici che aiutino a inserire nel mondo e nelle esperienze di vita dell'adolescente l'insegnamento stesso.
Rispettare la mentalità dell'alunno e tenere conto costantemente dei processi e delle condizioni dell'apprendimento è quindi da considerarsi la base di ogni insegnamento.
La pedagogia contemporanea ribadisce che il concetto di «istruzione» si può ricavare solo per astrazione da un contesto di sviluppo umano; la scuola oggi deve avere per compito soprattutto una educazione integrale, che miri allo sviluppo completo della personalità. È quindi rischioso tener conto soltanto degli aspetti fisico-psichici, in un processo educativo: occorre considerare il discepolo anche nelle sue funzioni spirituali (auto-coscienza, intelligenza, volontà, libertà) che si esprimono nella persona morale.
Ne deriva, in questo modo, e soprattutto a livello di scuola media, la priorità delle mete educative sul contenuto del programma.
A conclusione delle lezioni, delle conferenze e dei dibattiti, i convegnisti hanno proposto un ampio documento programmatico, da cui emerge, fra l'altro, la necessità che il docente moderno sia competente, non solo del contenuto culturale della sua disciplina, ma anche esperto conoscitore dei processi biopsichici, mentali e spirituali che concorrono nell'atto dell'apprendimento.
La cresima a 10-12 anni
Con 232 voti positivi su 277 votanti la CEI ha stabilito «ad experimentum» che la cresima sia d'ora in poi amministrata tra la fine della scuola elementare e l'inizio della media. Tenendo conto dei vari fattori che potranno far oscillare tale data (visita pastorale, cicli di insegnamento...), i nostri ragazzi saranno cresimati in genere dai 10 ai 12 anni. Chi sfoglia le riviste di pastorale avrà potuto seguire le discussioni a proposito del nostro argomento. L'attuale decisione della CEI si colloca tra il suggerimento del card. Urbani, espresso nel settembre 1966 a Roma durante la settimana di aggiornamento pastorale (conferire la cresima al termine della scuola media), e una decisione definitiva, passato il periodo di esperimento, capace di orientare definitivamente l'azione pastorale.
La cresima vista nel suo rapporto al battesimo, quale coronamento della iniziazione cristiana, e in sè, quale pubblico riconoscimento della avvenuta maturità nella Chiesa, sono le due considerazioni fondamentali che hanno originato la riforma in atto.
«Sia riveduto il rito della confermazione, anche perché apparisca più chiaramente la sua intima connessione con tutta l'iniziazione cristiana; perciò è molto conveniente che la recezione di questo sacramento sia preceduta dalla rinnovazione delle promesse battesimali» (Sacrosanctum Concilium n, 71/123). È chiaro che questa rinnovazione degli impegni assunti col battesimo è consigliata per aiutare una personale e convinta adesione alla propria fede. Lo spostamento dell'età può essere di notevole aiuto ai ragazzi per la riscoperta del significato del battesimo.
«Col sacramento della confermazione vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dello Spirito santo, e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l'opera la fede come veri testimoni di Cristo (Lumen Gentium n. 11/ 313).
L'impegno dei laici nell'apostolato e nell'attività missionaria poggia, secondo i rispettivi decreti, proprio su questa verità (Apostolicam Actuositatem n. 3/ 918; Ad Gentes n. 11/1111).
Una fede bambina può rendere testimonianza alla società di una fede bambina; e gli appelli a «manifestare con l'esempio della vita e con la testimonianza della parola l'uomo nuovo e la virtù dello Spirito santo» (ivi), restano per un bambino pressoché privi di significato. Per un senso di coerenza a queste espressioni la pastorale della cresima è diventata, in alcuni luoghi, pastorale dell'adolescenza e della giovinezza.
Ma la decisione della CEI apre alcune esigenze e prospettive. Innanzi tutto è auspicabile un catechismo che dica ai ragazzi tutto il significato della confermazione. Studiando il catechismo, si dovrà necessariamente pensare a cicli di lezioni; possiamo sperare in un passo avanti nell'approfondimento della coscienza religiosa, che in più di un ambiente resta notoriamente bambina. Inoltre, se questa riforma del sacramento verrà pensata e attuata in tutte le possibilità, anche le parrocchie vi troveranno un vitale centro di interesse per una azione formativa di una certa durata.
(Ancilla Domini)
Gioventù e famiglia
all'attenzione del consiglio dei laici
La teologia del laicato, i problemi attuali della gioventù e della famiglia, i contatti con le organizzazioni laicali di tutto il mondo per una maggiore intesa su tutti i settori della vita religiosa e sociale sono stati esaminati dal consiglio dei laici che ha tenuto a Roma la quarta sessione dal 27 settembre al 6 ottobre, sotto la presidenza del cardinal Roy, arcivescovo di Québec.
Soprattutto i problemi della gioventù e della famiglia hanno impegnato Io studio dei congressisti.
Riguardo alla gioventù, è stato varato un programma di studi che sarà articolato in quattro momenti:
– informarsi sulla situazione della gioventù in generale, partendo da situazioni concrete raccolte in varie parti del mondo;
– catalogare e analizzare tutti i dati forniti da inchieste e da scandagli sulla vita dei giovani, le esperienze fatte nel mondo, i bisogni e le aspirazioni di fronte alla società e alla Chiesa;
– utilizzare i risultati così ottenuti, con l'aiuto di specialisti dei vari settori in vista di ricavare un piano di lavoro pastorale.

