I giovani e l'amore nella stampa italiana



    Aldo Rabino

    (NPG 1969-10-33)

    La stampa – si dice – è il polso della realtà. Non sempre; non con assolutezza. Perché rimane facile la tentazione di strumentalizzazione di idee e fatti a comprova di tesi prefabbricate.
    Ne rimane, decisamente, almeno una voce significativa.
    Il nostro giovane collaboratore A. Rabino ha sfogliato con passione tutta la produzione italiana di un semestre, relativa al problema giovanile: sui giovani si scrive molto. Tra i tanti argomenti ha preferito analizzare quello dell'amore, anche perché occupava una grossa fetta della produzione.
    Da questo studio è nato il presente articolo. In esso, sono esaminate due prospettive, interessanti e complementari:
    • Qual è il pensiero dei giovani, nei riguardi dell'amore secondo l'angolo visuale della stampa italiana. La stragrande maggioranza degli articoli è di tipo «inchiesta»: riesce quindi agevole raccogliere pareri e giudizi.
    • Qual è il pensiero della grande stampa, nei riguardi dell'amore giovanile. Generalmente, ogni articolista tradisce una visione della vita, che filigrana il suo scritto; molte affermazioni di giovani, trasportate sulla stampa, sono fatte oggetto di valutazione, altri articoli sono chiaramente a tesi: la somma di queste «impressioni» denuncia una mentalità.

    I LIMITI DELLA RICERCA

    Lo scopo di questo studio è solamente quello di analizzare il complesso mondo giovanile nelle sue manifestazioni più indicative ed esplicite, così come sono state presentate dalla stampa italiana nei primi sei mesi del 1967.
    Cronologicamente i termini della nostra ricerca sono compresi tra i mesi di gennaio e giugno di due anni fa, periodo che non a torto possiamo definire «il semestre dei giovani». I campioni che abbiamo esaminato ci sono stati forniti dall'Eco della Stampa di Milano, che ha curato lo stralcio degli articoli tenendo come unico criterio la scelta di pubblicazioni che potessero dare una panoramica della problematica giovanile delle varie parti d'Italia e che nello stesso tempo avessero una certa consistenza per la loro diffusione e il loro impegno.
    È venuta fuori una raccolta di ben 534 articoli. La tabella che segue ne delinea una dislocazione per aree geografiche e per periodicità:

                      Nord Centro Sud Isole Totale
    quotidiani      154     99     15   45     313
    settim.-quind.  85     82       9    4     180
    mensili-bim.    30       7       1            38
    non qualif.                 3                       3

    Gli stralci esaminati affrontavano il tema «giovani» in una gamma vastissima di argomenti. Ne abbiamo tentato una sintesi che riportiamo, a documentazione:

    Argomenti              Numero articoli
    Associazionismo               39
    scuola                              38
    atteggiamenti giovanili       38
    cronaca giovani                 38
    i giovani                            36
    religione                            27
    famiglia-genitori                 22
    cinema tv                          21
    società                              21
    tempo libero                       20
    capelloni                            18
    lavoro                                18
    stampa-cultura                   18
    politica                               17
    musica                               17
    psicologia                           17
    educazione                         16

    Argomenti             Numero articoli
    amore                                34
    problemi giovanili                29
    beats                                 28
    ideali giovani                      27
    protesta                             27
    provos                               15
    matusa e giovani                13
    spese giovani                     13
    droga delinquenza               12
    dialogo                               11
    rubriche giovanili                 10
    europeismo                          7
    lettere                                  6
    pedagogia                            4
    stato                                    3
    varie                                  27

    (NB. Alcuni articoli trattavano di argomenti diversi. Per questo la voce è stata ripetuta).

    Scopo dello studio era però unicamente il tema dell'amore; ci siamo chiesti cioè che cosa la stampa dice su questo argomento nei confronti dei giovani e che cosa i giovani stessi affermano, quando sono intervistati. In queste pagine si prenderanno perciò unicamente in esame i 34 articoli sull'amore. La loro distribuzione geografica è indicata dalla seguente tabella:

                       Nord Centro Sud Isole Totale
    quotidiani         7       3        1    4      15
    settim.-quind.   6       6        1    1      14
    mensili             4       1                       5

    A titolo di documentazione, riportiamo l'elenco dei giornali e delle riviste esaminate, relativamente al tema dell'amore:

    Torino - Video - Il Nostro Tempo
    Milano - Ciao Amici - Epoca - L'Unità - Il Corriere della Sera - L'Avanti
    Bergamo - Il Giornale di Bergamo
    Genova - Il Corriere Mercantile
    Bologna - Carlino Sera - Il Resto del Carlino - La Settimana del Clero
    Firenze - L'Osservatore Toscano
    Roma - Persona - Energie Nuove - Orizzonti - Paese Sera - L'Osservatore Romano - La Fiera Letteraria
    Napoli - Napoli Notte - La Croce
    Palermo - L'Ora - Telestar
    Alba - Famiglia Cristiana
    Cefalù - Il Corriere delle Madonie
    Messina - La Gazzetta del Sud
    Verona - L'Arena
    Catania - Espresso Sera

    QUESTI I DATI DI FATTO

    Una definizione dell'amore

    «L'amore. Se ne fa un gran parlare in questi tempi. C'è perfino la frase, il motto di moda, ci sono i manifesti: fate l'amore non fate la guerra. Un motto ammonitore... come se i giovani volessero dire: Viviamo, vogliamoci bene, cerchiamo di avere ciascuno il nostro amore, e non pensiamo a distruggerci, a morire, ad annientarci con l'Apocalisse atomica fabbricata in laboratorio» [1]. Questo sembrano dirci i giovani oggi, anche se in definitiva non dicono nulla di nuovo, poiché di amore se n'è sempre parlato e si continuerà a parlarne. L'originalità della loro presenza è piuttosto costituita dall'averne parlato in una forma più spontanea, senza inibizioni o falsi pudori e con una forte carica (comprensibilissima!) di entusiasmo.
    Vorremmo subito sottolineare come in tutto il materiale esaminato, non appare mai una definizione in forma esplicita dell'amore. Troviamo qua e là degli accenni generici, dei tentativi: «L'amore è dedizione, stima, rispetto reciproco, affetto, amicizia, attrazione fisica»... «È un sentimento fatto di stima, fiducia, rispetto e fedeltà»... oppure, più palesemente: «lo non Nu proprio definire l'amore» [2]: ma non appare mai una nozione completo e scientifica. Del resto, sarebbe pretendere troppo, poiché, più che averla dai giovani, i quali rischierebbero di darci una definizione piuttosto astratta e idealistica, converrebbe sentirla da chi ha già sperimentato e vissuto l'amore non solo giovanile.
    D'altra parte le stesse riviste esaminate nei loro reportages, non sembrano accarezzare tale presunzione; il loro intendimento è piuttosto dimostrare che l'«Amore, quello con la A maiuscola, non è solo un flirt che dura una settimana... che i giovani sono uniti, che parlano e vogliono parlare di queste cose in modo sano e serio» [3].

    A che età ci si innamora?

    È difficile poterlo stabilire; ogni uomo porta dentro di sé la propria esperienza. Uno sguardo agli articoli esaminati, l'attualità del tema, il desiderio espresso anche dai giovanissimi perché siano trattati tali problemi in forma educativa, il sistema socio-culturale nel quale viviamo, ci indurrebbero a credere che, probabilmente, il periodo del primo «colpo di fulmine» sia stato anticipato. Inchieste condotte infatti tra ragazzi e adolescenti di ceti diversi, pare confermino tale anticipo, anche se il problema sembra assumere diversa importanza tra i giovani della città, tra i quali predomina il problema del «comportamento tra ragazzi e ragazze», a differenza dei giovani di campagna, dove si manifesta un più precoce «pensiero al matrimonio» [4]. Anche l'analisi dei nostri articoli conferma tale anticipo; ma più che parlare di amore, viene ammessa l'esistenza di una prima «cotta, affetto, incapocciata»...; un giovane accenna all'esistenza del flirt come ad «una fortissima emozione, una novità, è qualcosa che non si è mai provato prima, un qualche cosa di epidermico, che anche se non si dimentica non lascia tracce» [5].
    La maggior parte dei giovani intervistati, tutti in età tra i 16 e i 19 anni, concorda, invece, nell'ammettere che un «amore vero», quello diverso dal colpo di fulmine, «non possa raggiungerci che con la maturità...; l'amore è un sentimento fatto di stima, fiducia, rispetto e fedeltà e che può nascere solo con la maturità»... che «un ragazzo se non è diventato uomo non possa amare davvero»... che «ripensando alle cotte che ho preso in passato, e che credevo che fossero amore, devo ammettere che oggi le valuto in maniera diversa: erano semplici ed inconcludenti flirt» [6].
    Dunque: netta separazione tra «prima cotta» e convinzione profonda che un vero amore è tale solo se raggiunto con la «maturità». Questa appare, almeno secondo i giovani, l'età in cui ci si può innamorare, anche se risulta assai problematico (e sono i giovani stessi ad ammetterlo) stabilire se ciò avvenga a 17, a 20 o a 25 anni.

    Una visione più realistica

    Il settimanale Epoca, in un articolo apparso a cura di Grazia Livi, fa notare che l'elemento che caratterizza meglio degli altri i giovani di oggi sia proprio il modo di concepire l'amore, o se si vuole, nella sua forma più completa, il matrimonio. Da questo articolo si rileva facilmente che l'interesse dei giovani per il matrimonio è oggi visto sotto un aspetto qualitativo..
    «Un tempo il matrimonio era un mito che entrambi gli sposi subivano impreparati, senza neanche chiedersi il perché. Oggi invece vogliamo porci delle domande insieme, cercare insieme. In fondo noi possiamo essere tanto sinceri da confessarci un affetto non travolgente, ma solido e duraturo» [7], ci conferma un giovane studente. In altre parole, pare che i giovani oggi pensino all'amore con una problematica più vissuta, più realistica.
    Tale situazione pare già avvertita con serietà persino dai più giovani, che sottolineano l'urgenza di sapere «come comportarsi tra ragazzi e ragazze»... la necessità dl «apprendere lezioni sulla sessualità»... «Penso che il problema del civismo sia uno dei più importanti insieme a quello dell'educazione sessuale che va trattato nella giusta misura, senza storture e senza pregiudizi, perché di solito i ragazzi da soli apprendono sempre male i vari argomenti (da cui derivano dei veri e propri traumi psichici)», aggiunge infine un quattordicenne. Le nuove generazioni sembrano quindi avviate verso una valutazione più coscienziosa dell'amore, del matrimonio, dell'avvenire familiare.
    Questo ci pare sia confermato anche dagli atteggiamenti riscontrati negli articoli esaminati, da cui appare che i giovani sono disposti a rinunciare anche al matrimonio se non si realizzerà a determinate condizioni: «... mi sposerò solo quando troverò un ragazzo con cui desidero passare insieme la vita»..., commenta una segretaria d'azienda. «... a volte mia madre fa un accenno all'importanza di prender marito. Io l'ho abituata all'idea che se non trovo l'uomo giusto posso benissimo non sposarmi», conferma una seconda ragazza; e ancora più decisa appare una terza: «Quando mi sono accorta che col mio ragazzo, dopo tre anni che filavamo insieme, non andava proprio, ho preferito troncare» [8]. Cioè sembra oggi manifestarsi, a riguardo del matrimonio, un maggior senso di responsabilità, il desiderio di stabilire un rapporto serio, duraturo, maturo, anche se con sfumature diverse.

    Dimensione educativa

    Vogliamo ancora sottolineare come i giovani abbiano richiesto una impostazione del tema dell'amore, con tutti i problemi ad esso relativi, su un piano educativo: la loro protesta li ha infatti trovati solidali nell'esigere una maggior preparazione a tutti i livelli anche se di preferenza le loro richieste sono rivolte alla famiglia, possibilmente ai genitori, e alla scuola. Notiamo che l'istanza giovanile costituisce uno dei temi più accentuati e nello stesso tempo più delicati che i giovani abbiano avuto il coraggio di affrontare. Ricerche effettuate da psicologi rivelano nei giovani un maggior senso di apertura, e conseguentemente una maggior disponibilità, ad arricchirsi su argomenti fino a ieri considerati «tabù».
    E questo concorda con l'analisi delle riviste-campione esaminate; oppure chiaro e indiscutibile che la lamentela dominante è la carenza educativa sul tema specifico dell'educazione sessuale, nei suoi aspetti fisici ed affettivi. Tale lagnanza è confermata dalla facilità con cui i giovani rispondono positivamente alle inchieste promosse dalle riviste sulla necessità o meno di impostare una educazione del genere [9], anche se poi le risposte si diversificano quando si tratta di determinare chi debba prendersi tale responsabilità. L'inchiesta promossa da Ciao Amici, ad esempio, rivela che molti giovani sono orientati per una educazione impartita dalla famiglia, considerata come la cellula naturale e più indicata per fare un discorso sul sorgere della «futura famiglia» [10]. Alle stesse conclusioni approda pure l'inchiesta promossa da Epoca su «I giovani e il matrimonio» [11].
    Se i giovani sono i primi a chiedere un impegno familiare, sono nello stesso tempo consapevoli delle difficoltà che una educazione di tal genere può incontrare nella famiglia, o perché i genitori «non sono in grado di dire certe cose»... o perché «la materia è troppo spinosa perché se ne possa parlare in famiglia»... oppure perché «la mamma avrebbe vergogna a parlarne con me, perché sono dell'altro sesso, mio padre si sentirebbe sminuito» [12].
    Non vengono tuttavia dimenticate le possibilità e il contributo che possono portare la scuola e la preparazione di persone competenti in problemi giovanili. Parte della gioventù pare orientata anche a tale soluzione, pur rilevando la difficoltà pratica nel trovare un insegnante che voglia e sappia affrontare con gli alunni un dialogo di questo genere [13]. Non abbiamo invece notato, negli articoli vagliati, la richiesta di un intervento diretto del sacerdote nell'illuminare il giovane sul problema dell'amore; tuttavia ci pare che ciò non implichi un totale rifiuto della sua persona, potendo benissimo essere compresa in quelle categorie di educatori che lavorano al di fuori della famiglia e dalle quali il giovane accetta un discorso formativo.

    In concreto

    Concludendo dobbiamo rilevare l'esigenza chiaramente palesata dai giovani di una educazione sessuale, all'amore, al matrimonio, esigenza avvertita a tutti i livelli, dai ragazzi agli adolescenti, ai giovani; dagli abitanti della città come da quelli della campagna; dagli studenti e dai lavoratori.
    Però ci preme far notare come dalle risposte date dai giovani non emerga nessuna proposta concreta per facilitare questo compito educativo. Dell'educazione familiare, anche se viene affermato che sarebbe la più indicata, i giovani si limitano a farne una critica, soprattutto per quello che riguarda il sistema di educazione tradizionale, fondato su tabù o sul silenzio, senza determinare come si potrebbe educare. Per la scuola si limitano a dire che occorrerebbe imitare l'esempio della Svezia o della Russia [14], ma senza entrare in ulteriori specificazioni, o perché consci della difficoltà di trasportare un sistema da un paese all'altro per le caratteristiche spesso opposte che esistono, o perché privi di una vera conoscenza su come tale educazione viene impartita in quei paesi che l'hanno già sperimentata. A riguardo dell'educazione, o meglio dell'istruzione, impartita talora da terze persone il discorso è pressoché inesistente; un approfondimento in tale senso è accettato solo quando non ci sono altre soluzioni; ma sono i giovani per primi ad accorgersi che quella è solo una soluzione di ripiego e di poco vantaggio.

    COME È STATO VALUTATO IL PROBLEMA

    Quelli che siamo venuti fin qui descrivendo possono essere considerati i temi base trattati dalla stampa italiana. Ora, ed è la cosa che riteniamo più importante, vogliamo approfondire meglio come la stampa si è inserita nel vivo di questo problema.

    Il fatto in sé

    È fuori di dubbio che il fatto in sé abbia avuto grande rilevanza nella stampa italiana; soltanto nella nostra ricerca il numero degli articoli riferentisi all'amore sono stati ben 34, oltre a numerosi altri nei quali è stato fatto qualche accenno più o meno direttamente. Talune riviste specializzate hanno dato maggior risalto al problema con relazioni approfondite, inchieste, interviste: è il caso di Ciao Amici; altre, specie i quotidiani, hanno dedicato una pagina ogni settimana ai giovani: l'abbiamo notato particolarmente sul Corriere della Sera, L'Avanti e L'Unità. Un buon numero poi si sono limitate ad articoli di pura cronaca e senza eccessivo impegno. Evidentemente, i giudizi che sono emersi riflettono gli atteggiamenti più disparati.

    ♦ Ci siamo trovati di fronte a riviste che hanno accusato in pieno la gravità del problema giovanile nel tema specifico dell'amore, quali Epoca, Ciao Amici, Video, ecc., e lo hanno affrontato con un certo impegno, cercando di vedere che cosa veramente si chiedevano questi giovani, che cosa li muoveva, quale verità c'era in fondo alla loro protesta, ai loro atteggiamenti.

    Altre si sono adattate alla situazione del momento secondo lo stile «giornalistico», limitandosi ad esporre fatti, commenti, situazioni, con la sola preoccupazione di riempire delle pagine e di far uscire in tempo utile la loro rivista o il loro giornale. È il caso di tanti fogli provinciali o di secondo piano che non hanno fatto altro che riprendere notizie già pubblicate su altre pagine, senza nessuna indagine personale; purtroppo tale situazione l'abbiamo vista affiorare anche in quei giornali che, pur avendo un certo prestigio, si sono limitati a presentare fatti proprio solo per non essere tacciati di assenteismo nel confronto dei giovani.

    Infine un gruppo di riviste o si è schierato contro l'istanza giovanile sull'amore, accettando malvolentieri di tentare un dialogo ed evidenziando solo i lati negativi [15], oppure è andato al di là di ogni impegno morale comune [16], riportando interviste c fatti poco costruttivi ai fini di una educazione dei giovani.

    Quanto abbiamo ora riportato ci dà motivo per avvertire un altro problema o lato caratteristico riscontrato nell'analisi degli articoli esaminati; spesso cioè ci si trova di fronte ad articoli che esprimono la protesta dei giovani a riguardo dell'amore, ma ci sembra che le interviste concesse pecchino di troppa ingenuità o per lo meno di qualunquismo. Il Giornale di Bergamo, ad esempio, riporta il fatto di due giovani che per essersi baciati alla fermata di un tram, si sono sentiti rampognare da un signore e minacciare di querela; ora, al di là del fatto in sé, commentato da un'intervista più o meno completa concessa a 5 giovani studenti, l'articolista conclude l'esposizione del fatto con queste parole: «La responsabilità della conclusione è lasciata, interamente e singolarmente, ai lettori» [17].

    Talora ci pare invece che le domande siano poste in maniera troppo generica e che, per conseguenza, le risposte non indichino mai lo stato reale degli intervistati. Oppure, dove la risposta può avere un certo valore, rimane monca o perché i giovani scelti riflettono solo una determinata categoria, perlopiù quella studentesca, o perché accanto al parere dei giovani non si pone in evidenza anche quello degli anziani, oppure perché la protesta, come tale, non giunge mai a suggerire concretamente come agire per l'avvenire. Questa ultima considerazione ci pare si debba applicare un po' a tutti i giornali esaminati.

    Doti e qualità dell'amore

    Se nel senso sopra indicato la stampa non ha saputo portare un contributo nuovo di idee, di realizzazioni pratiche, dobbiamo però rilevare che nell'elencare le doti e le qualità che i giovani desiderano riscontrare negli altri, è stata larga di suggerimenti e di notizie. Per lo più i giovani parlano con una certa serietà e si dimostrano abbastanza esigenti qualora dovessero fare una scelta.
    Nelle loro dichiarazioni non solo evitano di vedere nel matrimonio l'unico traguardo possibile (tendenza riscontrata anche tra le ragazze) [18], ma sono disposti a rifiutarlo qualora non si verifichi con determinate condizioni. Cioè si nota una certa maturità nel pensare alla vita matrimoniale, riscontrabile nel fatto che i giovani esigono una solida base, una sicurezza morale, prima ancora di quella economica. Le loro espressioni assumono coloriture diverse: «Purché si trovi la ragazza giusta»,... «Se non trovo l'uomo giusto posso benissimo non sposarmi»,... «Mi sposerò solo quando troverò un ragazzo con cui desidero passare insieme la vita» [19], ma sempre si intravvede una volontà decisa a costruire un amore non in modo platonico, ma tendente a realizzare la famiglia nel suo senso più genuino.
    Ci preme ancora sottolineare che, al di là di quelli che possono essere i veri e segreti sentimenti dell'uomo nella scelta del proprio compagno, i giovani nelle interviste ci paiono assai concreti, anche quando si tratta di determinare nei particolari le doti che esigono nell'altro. I loro desideri sono rivolti non tanto a quelle qualità che possono emergere da un primo incontro, ma a quelle altre che verranno in superficie più tardi e che si desidera siano stabili e radicate. Così la donna di solito ricerca nell'uomo intelligenza, educazione, sincerità, bontà d'animo, fedeltà, laboriosità; mentre gli uomini richiedono dalle donne sincerità, fedeltà, cura della famiglia, della casa, dei figli [20]. E ci fa piacere confermare questa nostra constatazione con quanto riferisce Grasso a proposito delle qualità che i giovani desiderano trovare nel «giovane ideale». Dalla ricerca risultano sempre al primo posto le «qualità morali», seguite da quelle volitive, esterne, intellettive, religiose e sentimentali [21].
    Come si vede, qui appaiono le qualità fondamentali per costruire una base familiare buona ma non viene tralasciato di rilevare quei difetti, quali la vanità, un esagerato sentimentalismo, la debolezza nelle decisioni, che allontanano anziché favorire un incontro, e che i giovani tendono oggi ad evitare in quello che sarà il proprio partner nella vita.

    L'amicizia: pericoli, necessità di una educazione

    Per favorire lo sviluppo di queste doti i giovani tendono oggi a stabilire un rapporto di amicizia più concreto e sgombro da pregiudizi. In linea di massima viene rilevata la necessità che i giovani abbiano la possibilità di «cercare una piattaforma comune sulla quale discutere», che possano stabilire «rapporti di familiarità tra i due sessi», «per una più approfondita conoscenza degli animi e la possibilità di guardare senza falsi pregiudizi il campo sessuale, per una matura preparazione alla vita coniugale» [22]. Giustamente alcuni articoli sottolineano come tale dialogo giovanile vada al di là di una finalità strettamente matrimoniale. I giovani manifestano il desiderio di trovare una «amicizia fresca, aperta, dinamica, che essi chiamano di volta in volta conoscenza vera, dialogo, solidarietà, cameratismo oppure collaborazione affettuosa e simpatica» [23].
    Non mancano voci però che fanno notare i pericoli che possono scaturire da un falso cameratismo tra i giovani, in una società che ha «trovato nelle rappresentazioni a sfondo sessuale il pane per i suoi denti» [24]. Abbiamo potuto riscontrare, al riguardo, come le idee siano molto disparate; c'è chi considera ancora l'amicizia tra i giovani di sesso diverso come tabù e ci sono altri che affermano: «E bello amare e, per questo, fare esperienze non è mai cosa immorale» [25].
    Siamo dell'avviso che la ragione di queste mentalità così opposte sia proprio la mancanza di educazione sui problemi sessuali. Tale rilievo ci pare assai significativo, perché sono proprio i giovani a farlo notare, quegli stessi che da alcune inchieste hanno confermato di aver ricevuto una educazione «casuale, incompleta», basata su notizie raccolte dai compagni, per strada, attraverso libri e riviste. Ora, è notevole constatare come tutti gli articoli esaminati abbiano sottolineato questa necessità educativa, a livello scolastico e familiare. Ci sono, è vero, divergenze, ma queste riguardano piuttosto l'età in cui iniziarla: 8-9 anni, oppure 10-11 o 12 [26] e i risultati finora acquisiti, che per taluni non sembrano così eccellenti come si vorrebbe far credere [27]. Ma rimane sempre valida questa presa di coscienza della urgenza educativa, per realizzare la quale «... sarebbe auspicabile che ognuno avesse una persona di fiducia cui confidare problemi e interrogativi» [28].

    Aspetto morale

    Un altro aspetto che desideriamo esaminare è quello relativo al problema morale, che viene toccato dalla stampa solo indirettamente ma in forme opposte, contraddittorie o poco chiare. Su Ciao Amici, ad esempio, si accenna di voler parlare dell'amore «in modo sano e serio» e nello stesso articolo si sottolinea che «fare esperienze non è una cosa immorale... E brutto quando si agisce in un certo modo per debolezza o curiosità. Ma quando lo si fa spinti da un sentimento vero, reale, ebbene è una cosa seria e io non mi sento di lanciare il sasso contro quanti hanno amato due, tre o quattro volte, cioè non giungono al matrimonio con la famosa verginità fisica» [29]. Oppure si inizia un articolo con «Ragazzi, state attenti: non scherzate con l'amore» [30]; titolo dal sapore paternalistico, che denota già tutto un programma di difesa negativa, di nascondimento, di fuga.
    Non mancano neppure articoli che denunciano la «nessuna importanza che essi (i giovani) dànno al gioco dell'amore» e che rinfacciano alla gioventù moderna l'assenza di quel «fondo di sentimento su cui dovrebbe poggiare ogni manifestazione di amore» [31].
    Ci sembra che in tutti questi articoli esaminati ci si limiti sempre ad evidenziare solo gli aspetti negativi, facendo di una frase staccata un assioma e non ricercando mai i motivi veri, le cause reali di certe situazioni; c'è da un lato la tendenza a ribellarsi al passato, visto solo come «epoca dell'inibizione», dalla quale occorre liberarsi «per amare senza restrizioni» [32], e dall'altra un ancor troppo scarso impegno per intrecciare un dialogo educativo su un argomento che, appunto per la sua delicatezza, impone la presenza di persone di buona volontà, capaci e preparate a tali problemi.

    Aspetto sociale

    Un ultimo aspetto che viene rilevato dai giovani è quello dell'amore visto in rapporto al contesto sociale. Si nota spesso un senso di sfiducia e di protesta, diffuso nei confronti della società, verso le strutture odierne, come già abbiamo rilevato in precedenza. La critica che viene fatta assume anche qui forme diverse: ci troviamo di fronte a chi con stile inquisitore mette sotto accusa la civiltà d'oggi per l'«esasperazione del sesso», presentato giornalmente attraverso foto, pellicole, manifesti; ad altri, fautori della «protesta» che ancora tiene legati come cose i giovani alle famiglie e queste ai loro pregiudizi e ai loro compromessi [33]. Altri, forse più concretamente, intravvedono la possibilità di conciliare le esigenze delle persone e delle cose nel mondo d'oggi in forma nuova, dove l'amore, il matrimonio, consistono nello stabilire «un patto di solidarietà e collaborazione reciproca... nel condividere una responsabilità che è identica per entrambi, come un frutto tagliato a metà. E significa cercare di plasmare il proprio affetto giorno dopo giorno, anno dopo anno, in un clima di parità; da amici, da compagni teneri ed eguali» [34].

    Conclusione

    In conclusione, ci è sembrato che i giovani, così come ce li ha presentati la stampa, fondamentalmente siano ancora sani, anche se essi sono i primi a denunciare l'impossibilità di impegnarsi a fondo per la difficoltà ad essere compresi in famiglia nei loro desideri ed angustie, per la deficienza educativa della scuola, per la stessa incertezza di comportamento caratteristica dell'età giovanile.
    Alla radice di questa difficoltà che i giovani accusano, emerge la mancanza di una vera educazione; pensiamo che proprio qui stia la chiave di ogni problema non risolto dai giovani e quindi anche dell'amore. È vero che per taluni giovani l'amore è stato posto unicamente nei termini dei rapporti tra i due sessi; da altri è stato visto in contrasto con la purezza, oppure come problema della libertà in famiglia; in altre parole, in una visione che ha rivelato una struttura morale poco armonica. Ma dobbiamo pure ammettere che la maggior parte lo ha visto come il termine di una preparazione, in cui l'uomo non soltanto poteva realizzare qualche ideale, cioè un «avere», ma si coglieva più maturo, più uomo, più giunto all'«essere» e perciò stesso più disposto al «dare», condizione indispensabile perché possa costituirsi un vero amore.
    In parole povere, questi giovani, pur nella loro forma moderna e talora sconcertante, hanno chiaramente dimostrato di non sapere farcela da soli, ma di aver bisogno degli adulti, anche se di questi non vogliono ricalcare gli stili, le forme e i difetti.

    NOTE

    [1] G. Bevilacqua, Il primo amore, in Ciao Amici, Milano, 8 febbraio 1967, pag. 18.
    [2] G. Bevilacqua, art. cit., nota 1.
    [3] N.N., Inchiesta: i giovani scoprono la vita, in Ciao Amici, Milano, I marzo 1968, pag. 20.
    [4] P. Braido, A. Ronco, S. Sarti, Progetto di vita, ideali e prospettive giovanili di inserimento sociale, in Orientamenti Pedagogici, XIV (1967), 6, 1268.
    [5] G. Bevilacqua, art. cit., nota 1.
    [6] G. Bevilacqua, art. cit., nota 1.
    [7) G. Livi, Amore senza colpo di fulmine, in Epoca, Milano, 19 marzo 1967, pag. 98.
    [8] G. Livi, art. cit., nota 7.
    [9] Rimandiamo ad articoli apparsi su Ciao Amici del 1-3-67, sul Corriere delle Madonie del 31-1-67, su Epoca del 19-3-67.
    [10] N.N., art. cit., nota 3.
    [11] G. Livi, art. cit., nota 7.
    [12] N.N., art. cit., nota 3.
    [13] N.N., art. cit., nota 3.
    [14] V. Sansone, I giovani vogliono farsi una famiglia, in Paese Sera, Roma, 18 aprile 1967, pag. 8.
    [15] G. Lo Curzio, Gli slogans sull'amore, in Telestar, Palermo, 23 febbraio 1967, pag. 5. – G. Di Stasio, Il filone del sesso, in Napoli Notte, Napoli, 13 aprile 1967.
    [16] G. Dietrich, Ragazzi, cos'è un bacio?, in Il Giornale di Bergamo, Bergamo, 15 marzo 1967, pag. 7.
    [17] G. Dietrich, art. cit., nota 16.
    [18] G. Livi, art. cit., nota 7.
    [19] G. Livi, art. cit., nota 7.
    [20] C. Roma, Le ragazze giudicano i giovanotti, in Famiglia Cristiana, Alba, 29 gennaio 1967, pag. 33.
    [21] P.G. Grasso, Gioventù di metà secolo, AVE, Roma, 2' ed., marzo 1967, pag. 194.
    [22] L. Misuraca, Non siamo degli irresponsabili, in Corriere delle Madonie, Cefalù, 31 gennaio 1967, pag. 3.
    [23] G. Livi, art. cit., nota 7.
    [24] G. Di Stasio, Il filone del sesso, in Napoli Notte, Napoli, 13 aprile 1967.
    [25] N.N., art. cit., nota 3.
    [26] N.N., art. cit., nota 3.
    [27] V. Sansone, art. cit., nota 14.
    [28] N.N., art. cit., nota 3.
    [29] N.N., art. cit., nota 3.
    [30] D.Z., Ragazzi, state attenti: non scherzate con l'amore, in Famiglia Cristiana, Alba, 2 febbraio 1967, pag. 3.
    [31] G. Lo Curzio, Gli slogans sull'amore, in Telestar, Palermo, 23 febbraio 1967, pag. 5.
    [32] G. Randazzo, Non è necessario protestare per fare l'amore, in La Gazzetta del Sud, Messina, 20 aprile 1967.
    [33] Petruccioli, Non per razza ma per denaro, in L'Unità, Roma, 26 febbraio 1967.
    [34] G. Livi, art. cit., nota 7.