Mario Giovazzi
(NPG 1968-12-43)
Il discorso sui Centri Giovanili induce frequentemente quello più ampio della coeducazione.*
Un problema vivo e assillante, che si inserisce - ci pare - in un contesto forse non ancora sufficientemente maturo per una risposta precisa.
Un problema, d'altra parte, da non ignorare, per non scoprirci travolti dal ritmo della vita. Per questo, pubblichiamo l'articolo di Mario Giavazzi, già intervenuto sull'argomento anche su "La Famiglia".
L'A., docente alla Cattolica e Assistente di movimenti giovanili, propone una sua esperienza concreta, in chiave di revisione critica: non è certamente una presa di posizione, contestativa di strutture e metodi; ha solo il peso di una personale riflessione dopo un molteplice contatto con gruppi giovanili.
I termini di un problema
Esistono due fatti generali che possono costituire il punto di partenza della nostra riflessione sulla coeducazione. Il primo è un fatto di sempre: gli uomini sono destinati a vivere insieme ed a costruire la loro opera in collaborazione. L'altro è un fatto recente: l'evolversi della società ha portato a numerose e profonde modificazioni delle sue strutture e tra le tante conseguenze che hanno avuto origine da questo possiamo annoverare anche l'incontro più precoce e più
frequente dei sessi, diversamente che in passato. L'educazione della persona umana ha come suo compito anche l'inserimento del singolo nel suo ambiente e in quel tipo di società che incontra al suo apparire, affinché in essa possa esprimere un suo contributo di arricchimento e da essa possa ricevere una integrazione di valori. Perciò, formare l'uomo significa, tra le altre cose, anche metterlo in condizione di stare ordinatamente ed efficacemente con l'altro sesso del quale è complementare, portandolo a scoprire il significato proprio del suo sesso e quello dell'altro, perché tutto converga verso il bene comune. È questo appunto il problema della coeducazione, il quale non incontra divergenze per quanto riguarda la sua necessità e le sue finalità, ma suscita vive discussioni per quanto riguarda i metodi e i tempi di esecuzione. Un problema né nuovo, né semplice, legato da una parte alle condizioni di una data società e dall'altra ai diversi momenti dell'età evolutiva.
Nel mondo contemporaneo il mutamento della realtà sociale avviene con rapidità e in profondità, per cui tanti problemi, dei quali sembrava essersi raggiunta una soddisfacente e definitiva soluzione, esigono una rimessa in discussione, essendo troppi gli elementi modificati per non dubitare dell'efficacia dei risultati acquisiti. In questo contesto storico-culturale così mobile pensiamo si possa collocare anche un documento del Magistero della Chiesa, l'enciclica di Pio XI Divini illius Magistri. Naturalmente rimettere in discussione un documento della Gerarchia non significa né invalidarne i princìpi permanenti che sono alla base, né denunciare come scaduta la sua funzione normativa per un cattolico perché si mette in dubbio un certo contesto. Significa invece entrare nello spirito del documento e, nella ricerca di soluzioni divergenti, salvo decisioni esplicite contrarie, esercitare un legittimo dovere di ogni cristiano responsabile di inserire il messaggio evangelico nella società in cui vive. Del resto, pe restare al nostro particolare argomento, l'enciclica suddetta, pur mettendosi in posizione negativa nei riguardi della coeducazione, non esclude una attenuazione del principio ribadito tenendo conto delle «varie età e circostanze».
L'intento di queste nostre note tuttavia non è quello di riprendere in modo esteso e completo la discussione del problema e, tanto meno, di presentare una interpretazione dirimente di esso, ma è molto più modesto. Si vorrebbe presentare alcune riflessioni su un'esperienza per raccogliere indicazioni più positive circa la coeducazione. Infatti, quando si parla di coeducazione, la fase dell'età evolutiva che interessa è quella che va dalla fanciullezza alla adolescenza: una fase tra le più delicate in cui tutti i problemi devono essere collocati in una prospettiva molto particolare. Oggetto della nostra analisi invece è un'età successiva, quella di giovani universitari o per lo meno di giovani studenti di scuole superiori, un'età quindi ormai alle soglie del compimento dell'età evolutiva nella quale il problema della coeducazione è presente solo di riflesso.
Tuttavia, nonostante questa limitazione di orizzonte, riteniamo si possano raccogliere indicazioni utili a sollecitare una maggiore fiducia in una coeducazione precedente e a orientare verso una sua prudente realizzazione.
Riteniamo sia prudente anche per questa questione non mancare all'appuntamento con la storia, che si rende presente continuamente con avvenimenti che hanno un'estensione più generale. È facile, qui e altrove, fare attenzione principalmente agli aspetti negativi di un fatto e considerare con visione unilaterale solo le difficoltà, mentre ogni fatto nuovo porta sempre con sé qualcosa di valido, di positivo; senza dimenticare che è inutile attardarsi in posizioni statiche quando gli avvenimenti incalzano con una chiara legge di irreversibilità. Non si tratta di allinearsi alle mode, e nemmeno di indulgere a concessioni, perché stanchi di combattere, presi da un inconscio sentimento di fatalismo; ma si tratta piuttosto di chiedersi se ci si è resi sufficientemente conto che nella ambiguità di certi avvenimenti si trovano dei valori da portare alla luce pazientemente con attenzione e amore. Ricordando infine che ogni scoperta di valori autenticamente umani, oltre che ricchezza già a sé stante, è una condizione migliore, provvidenziale per una più facile interpretazione della dimensione soprannaturale. Nel clima attuale di prudente rivalutazione dell'umano, nella scia di un approfondimento delle conseguenze dell'Incarnazione, ogni valore ha un peso e un significato nella economia della salvezza.
Il problema in un contesto più ampio
Possiamo soffermarci un momento su un'altra serie di premesse, utili cogliere con più esattezza i termini della questione.
Vi è anzitutto una diversa ottica con cui affrontare il problema della coeducazione, dalla quale dipende in buona parte un istintivo orientamento ad una soluzione piuttosto che ad un'altra. Se, nell'opera educativa, si dà la preminenza al contesto di autorità, verrà spontaneo tendere ad un atteggiamento negativo verso la coeducazione. Quando si concepisce l'educazione in termini di direzione dell'evoluzione dell'individuo, con facili tentazioni di sostituirsi, il più frequentemente possibile, alle sue decisioni per impedire che sbagli, saranno molto più presenti le difficoltà che s'incontrano, soprattutto nei periodi di immaturità nei riguardi della realtà sessuale. Manca o è molto scarso un giudizio libero dalla pressione degli istinti in presenza dell'altro sesso; occorre prevenire, occorre sostituirsi, occorre aspettare una maggiore maturità. Solo che questa maturità non arriva spontaneamente, dal di fuori, per pura assimilazione di ciò che suggerisce l'educatore. Si eviteranno più facilmente, quando si evitano, certi errori, ma insieme si prolungherà dannosamente il sorgere e lo svilupparsi di una autonomia morale che sarà determinante nel successivo svolgersi delle scelte umane. Se invece ci si muove in un atteggiamento di fiduciosa stima di uno sviluppo più personale della libertà e si guarderà con minor panico la possibilità di certi sbagli, resi limitati e fecondi da un'attenta e discreta presenza dell'educatore, allora la coeducazione apparirà in tutt'altra luce ed entrerà con tutto il suo bagaglio positivo nel processo educativo. Ma non è questo l'orientamento di tutta la pedagogia contemporanea ricca ormai di indiscutibili risultati? Ed anche nel campo dell'educazione religiosa non si tende a superare un Cristianesimo sociologico per sostituirlo con un Cristianesimo personale, frutto di ricerca e di approfondimento del singolo? E, per stare in un settore intimamente connesso con il nostro problema, non si cerca di portare i giovani ad una visione più matura della scelta matrimoniale? Trascurare tutto questo significa estraniarsi dal corso della storia.
Vi è poi, legato a quanto detto sopra, l'ambiente sociale che a sua volta inclina in un senso diverso di quanto avveniva in passato. In altri tempi, anche abbastanza recenti, la dipendenza del singolo dall'ambiente era maggiore e quindi questo esercitava una funzione di sostegno per certi valori e sopperiva alla debolezza della convinzione personale. Attualmente, non solo si va attenuando questo sostegno sociologico, ma l'ambiente provoca in diverse maniere un'azione contraria, un'azione eversiva o per lo meno costringe a raggiungere opinioni personali mettendo in gioco diverse e contraddittorie tesi che scalzano il pacifico possesso di certe verità. Nel caso in questione poi, alla difesa, spesso apparente e formale, ma comunque incidente nel costume generale, del sesso, si è sostituita una smaccata e clamorosa celebrazione del sesso. Ci si domanda quindi come potrebbe rimanere immune un ragazzo oggi da una serie di sollecitazioni esterne e insistenti, quand'anche ci si preoccupasse di «custodirlo» in una educazione separata. La società è oggi quel che è, piaccia o non piaccia, ed è in questa condizione umana concreta che va affrontato il problema della coeducazione. Né vale rispondere che in molti strati del mondo, lontano dai grandi centri, la situazione è meno acuta, perché i mezzi audiovisivi e le più facili possibilità di comunicazione allineano praticamente tutti gli uomini in uno stesso contesto sociologico.
Tanto vale allora superare lo stato di alternativa del problema e, precisati i valori che costituiscono la sostanza delle tesi in gioco, vedere come armonizzare le diverse esigenze, accettando realisticamente le difficoltà, fiduciosi in una progressiva migliore soluzione. Nessuno pensa che tanti problemi educativi vengano risolti automaticamente dalla coeducazione e nessuno pensa semplicisticamente di sottovalutare i rischi che comporta; ma gli educatori più illuminati si rendono conto che è inutile insistere a separare, in una misura che non salva niente e che impedisce un ordinato processo di maturazione umana.
Quali sono queste esigenze che entrano in conflitto nelle due tesi?
Vediamo anzitutto che cosa si ripromettono coloro che optano per la coeducazione.
Motivi a favore della coeducazione
1) La persona umana perfetta è il risultato della complementarietà dei sessi. Può sembrare, questa, una osservazione ovvia. Tuttavia il nostro universo culturale è ancora troppo permeato dalla convinzione che il parametro della persona umana ideale sia l'uomo, mentre la donna supererebbe il suo stato di inferiorità nella misura in cui assimilasse i valori maschili, rinunciando a delle sue caratteristiche che non vengono considerate come valori. Quante volte nella vita coniugale ci si muove in questa direzione, anche se in maniera per lo più incosciente ed implicita. Donde un processo di fusione che diventa confusione, dispersione di ricchezze umane e non invece armonia di valori complementari, che manifesta costantemente - e quel che è peggio con la convinzione che si è nell'ordine della «natura» - il complesso di superiorità dell'uomo verso la donna. Il danno non si limita nell'ambito della realtà coniugale e familiare, ma si estende a tutti i rapporti tra uomo e donna nella società, dove la donna sta conquistando faticosamente, e alle volte non senza intemperanze ed equivoci, il suo legittimo posto e la sua eguaglianza-diversità. Ora, nessuna discussione astratta di questo complesso problema vale una esperienza concreta fatta di confronto e di riflessione sulle diverse reazioni agli stessi problemi della vita. Nessuna discussione intellettuale può efficacemente intaccare una millenaria concezione dei rapporti uomo-donna quanto un discorso pratico che non si può improvvisare ed esprimere solo ad una certa età, ma che incomincia molto prima, perché fatto di un linguaggio che scaturisce dal contatto comune agli stessi avvenimenti della vita anche se colti in prospettive diverse.
2) Nella formazione di una persona umana è importante che la collocazione esatta dei valori dei singoli sessi avvenga in uno dei momenti più importanti della sua evoluzione, quando si scopre il mondo, il proprio io, quando il valore della persona acquista un potente diritto di cittadinanza ! nell'organizzazione del proprio universo mentale. Il pensiero personalista insiste oggi, e con ragione, nel sottolineare il peso che ha l'altro nei nostri rapporti sociali per sviluppare la conoscenza di noi stessi. Ma quando questo altro è di sesso diverso, questa conoscenza apre orizzonti nuovi e insospettati, che costringono ad una continua revisione di luoghi comuni dannosi in radice, perché contro la verità. L'uomo scopre i suoi i valori inalienabili, ma nello stesso tempo si rende conto anche dei suoi limiti nell'accostare la stessa verità quando con animo sgombro da pregiudizi affronta, con l'analisi attenta, le reazioni della donna e non supera tutto questo con la facile e banale battuta: «è logica da donne».
Certamente il fanciullo e il ragazzo adolescente non sono in grado di cogliere tutto questo in prospettive equilibrate, ma se l'educatore sa inserire nei rispettivi rapporti con l'altro sesso questa problematica e sa accompagnare con discrezione le successive reazioni, avrà creato delle stupende e preziose condizioni per lo sviluppo di giudizio che porterà grandi frutti negli anni a venire.
Anche la ragazza ha una visione del ragazzo deformata, che necessita di una revisione e che solo una certa frequentazione le permette di realizzare. Essa infatti ha vivo il senso del concreto, ma insieme ha la istintiva capacità di trasformare in ideale il concreto, rivestendolo abbondantemente dei sogni della sua feconda immaginazione. Quando scopre l'amore, deve necessariamente trovargli un volto, un nome, una persona viva a cui gettare addosso, con tutto il suo entusiasmo, le sue attese dall'amore. Fin tanto che la ragazza coltiva in lontananza questo suo sogno, alimenterà di continuo il sogno e non misurerà mai la distanza che separa la realtà dal sogno. Ogni più piccolo segno, come ogni dubbio, verranno trasformati in profonde certezze o in tragici inganni. Ed anche quando, fatta più matura, riuscirà a controllare meglio questa sua elaborazione fantastica, non riuscirà mai a distaccarsi con sufficiente realismo da questo mondo di sogni, pericoloso per le scelte impegnative di domani.
3) Esiste poi un fatto che tende ad avere un notevole rilievo nei rapporti tra i due sessi: l'attrattiva fisica, il desiderio sessuale. Ora, è proprio questo fatto che più di ogni altro elemento rende acuto il problema della coeducazione, soprattutto se si pensa alla adolescenza. La violenza dell'istinto sessuale, da una parte, e la immaturità del ragazzo adolescente, dall'altra, costituiscono infatti una condizione della quale è da ingenui ignorare il serio rischio. L'accostamento di due adolescenti sarebbe tanto più pericoloso, secondo alcuni, quanto l'istinto sessuale si mimetizza in questa età, specialmente in una ragazza, in espressioni apparentemente innocue perché dominate dal sentimentalismo romantico. Senza misconoscere la delicatezza della situazione, si può capovolgere l'argomentazione, e cioè affermare che proprio con una prudente e progressiva presenza dei due sessi si può ottenere un superamento della psicosi sessuale e insieme aiutare a precisare l'ambiguità sessuale di certi atteggiamenti romantici, in modo che i singoli ragazzi assumano la propria responsabilità e non vengano tratti in inganno dalle apparenze. Occorre far diventare semplice una situazione psicologica che, sebbene apparsa all'improvviso in modo violento, è orientata ad entrare nell'alveo adulto della normalità.
4) Infine bisogna fare i conti realisticamente con l'ambiente attuale che investe con violenza e provocazione fin dalla fanciullezza l'istinto sessuale con le immagini e i fatti di ogni giorno, e che è illusione pensare poter tener lontani dagli interessati, perché troppo grande e vasto è il discorso sul sesso che viene fatto in ogni maniera e attraverso i mezzi più impensati.
5) Dal punto di vista poi dell'educazione morale cristiana, è da tener presente che l'esercizio delle virtù non sta nel «non fare qualche cosa», ma nel «fare qualche cosa secondo un ordine razionale illuminato dalla fede». È noto, per esempio, quanto la castità non abbia conseguito in molti giovani risultati soddisfacenti perché presentata ed attuata in senso negativo, concepita come un valore a sé stante, ipertrofizzata a danno di altri valori, alcuni dei quali, come la carità, decisamente superiori. A parte certe reazioni violente e radicali, effetto di irrazionali compressioni psichiche, anche in casi in cui si è potuto ricostruire un certo equilibrio non mancano mai residui di paure e mancanze di libertà nelle condizioni più normali a cui costringe la vita. Educare quindi ad un concetto positivo della castità cristiana, come potente mezzo alla realizzazione della carità, significa mettere nelle condizioni concrete di sapere in quale terreno essa opera, quali ostacoli, quali insidie, quali mezzi formano la materia del suo sorgere e del suo consolidarsi.
Motivi contro la coeducazione
Quali sono invece le riserve e le obiezioni di coloro che avversano la coeducazione? Quali i valori che vengono messi in primo piano?
1) Vi è anzitutto una lunghissima tradizione del mondo cattolico, che è quella espressa autorevolmente nella Divini illius Magistri. Questa tradizione non può essere messa da parte con leggerezza, dichiarandola anacronistica, perché ha saputo conservare efficacemente certi valori del patrimonio cristiano anche nel mutare delle condizioni della società; ha prodotto uomini che hanno raggiunto la santità ed è stata seguita da certi campioni dell'educazione umana e cristiana. Uno dei princìpi che sostengono questa tradizione è la fede nel peccato originale e, di conseguenza, la radicata convinzione della costituzionale debolezza della natura umana di fronte alla pressione degli istinti. Tutti sappiamo quanto questa debolezza trovi soprattutto nel settore sessuale largo terreno ed estesa moltiplicazione, e, per poco ci si occupi di adolescenti, quanto ci si aggravi in certi periodi dell'età evolutiva. Ci domandiamo però se. questa obiezione sia insuperabile. Non ci sembra, perché occorre cogliere il senso di una tradizione e domandarsi poi se la letterale applicazione delle sue linee non sia, in profonde mutazioni d'ambiente, contraria al fine che si è prefisso. Sceverare il valido e il contingente non è certo questione semplice, ma la difficoltà dell'impresa non elimina la sua necessità, anzi la rende più urgente e più prudente.
2) Gli avversari della coeducazione si fanno forti anche di un altro argomento più intrinseco al problema e che ha innegabile peso. Costoro dicono che lo sviluppo della personalità esige durante il suo divenire una delicata gradualità e teme certi traumi psichici o certe anticipazioni premature che comprometterebbero gravemente l'ordinata evoluzione della persona. L'individuo ha prima bisogno di prendere coscienza del suo io, della complessità della sua struttura, inventariarne le forze, abbozzare una certa unità della persona e, poi, misurarsi con l'altro soprattutto se quest'altro è dell'altro sesso. Il ragazzo, dicono costoro, non si può integrare con l'altro sesso, se non possiede psicologicamente e sessualmente il proprio sesso. Ai conflitti che derivano da un'educazione separata si possono contrapporre i conflitti originati da incontri prematuri con la coeducazione.
3) Questi rischi poi sarebbero attenuati se la società in cui viviamo non avesse creato l'ossessione della realtà sessuale. Quindi siamo immersi in un ambiente che non solo non difende la delicata progressione di questa coscienza sessuale, ma che è un continuo e perverso stimolo artificiale ad una concezione squilibrata di questo problema. Nel formulare perciò un giudizio realistico e non utopistico della coeducazione è necessario non dimenticare dove essa deve avvenire e chiedersi se le nobili intenzioni che essa accarezza abbiano un minimo di effettiva possibilità.
4) Un altro argomento contro la coeducazione è la facilità che essa offrirebbe al sorgere di relazioni sentimentali che, oltre a produrre possibili ferite morali, impoverirebbero la irrepetibile matura scoperta dell'amore. Quando due adolescenti s'innamorano è tanto facile che la purezza e la nobiltà delle loro intenzioni nascondano, data la loro inesperienza, la complessità del fatto, le severe esigenze di un giudizio adulto, le gravi conseguenze di un impegno così importante. E tutti sappiamo come sia difficile spiegare ad un adolescente innamorato che il suo preteso grande amore è fondamentalmente un grosso equivoco psicologico. È già difficile trattenere, in una educazione separata, dalla costruzione di sogni ideali, ci si può immaginare quando le prime esperienze concrete dell'amore esercitano tutta la loro potente attrattiva!
I risultati di una esperienza
Questi, in sintesi, i principali argomenti delle due tesi in conflitto. Come abbiamo detto, pensiamo si debba impostare una soluzione che sia composizione armonica, che garantisca il massimo di successo e il minimo di rischio. A tale scopo esaminiamo una particolare esperienza per raccogliere delle indicazioni positive riguardo a questo equilibrio, non mancando certamente di precisare la validità e l'estensione di certe indicazioni in un ambito più generale.
Questa esperienza riguarda studenti universitari e di altre scuole superiori. Questi giovani hanno già un luogo d'incontro obbligato: la scuola. Inoltre, accanto alla scuola continuano un tipo di vita che prolunga, e per certi aspetti qualifica meglio, una certa frequenza dei due sessi: vita associativa con l'amicizia, con gruppi culturali o formativi, con gite, con scelte comunitarie di vacanze sia estive che invernali.
Riflettendo su una considerevole esperienza di questi tipo siamo arrivati a queste considerazioni.
1) Un primo fatto che si mette in evidenza è la reciproca revisione del concetto dell'altro sesso. Ciascuno, chi più chi meno, si è prefabbricato un concetto dell'altro, tributario di una situazione risultante di molte componenti. Incominciamo dal giovane. Questi, generalmente, non avverte che sulla autentica natura della donna si è sedimentata una sovrastruttura culturale mitica; che la donna sia effettivamente così è acquisito, è fuori discussione, anzi è il punto di partenza per qualsiasi considerazione. Questo concetto sottintende il pregiudizio accennato sopra, che il paradigma della persona umana sia l'uomo, la persona di sesso maschile. Di conseguenza vi sono delle cose che possono fare solo gli uomini e che le donne, veramente tali, non possono fare o che comunque farebbero in modo imperfetto. La donna è fatta per certe incombenze, e se si sposta da quella linea si estrania dalla sua natura. La donna è fatta per il matrimonio, per la maternità, meglio per un certo concetto del matrimonio secondo il quale, per esempio, una certa capacità intellettuale è vista con perplessità, un certo desiderio di autonomia con preoccupazione. Il modo di accostare una questione da parte della donna, prima incuriosisce, ma ben presto irrita perché «non è logico!». In queste condizioni mancano i presupposti di un qualunque serio dialogo, perché l'uomo pensa di dover solo insegnare alla donna, perché la donna non gli può dare altro che l'affetto, la piacevole compagnia, ma non le idee, non un diverso valido giudizio della realtà. Ora, un'abituale frequentazione di una o più ragazze, soprattutto se intelligenti e critiche, aiuta a rimettere in discussione questo atteggiamento ed a formarsi una valutazione più serena e convincente. Per ottenere questo risultato non occorre tanto discutere sull'argomento, basta vivere insieme, riflettere su questa esperienza, misurare le proprie reazioni, avere il coraggio di ripensare ai propri luoghi comuni. Una eventuale discussione servirà o a proporre o a riassumere un problema che attinge al vivere quotidiano i suoi argomenti migliori.
Anche la ragazza, sebbene più intuitiva, è vittima di una sua visione deformata dell'altro sesso, in parte incoscientemente succube del pregiudizio della mascolinità, che accetta passivamente rassegnata ai «perentori» argomenti del ragazzo che si appella alla natura. L'ambiente sociale che l'avvolge, le ripete in tutti i toni che se si sposa realizzerà la sua femminilità, quindi la sua vita avrà un significato solo se riuscirà a farsi notare tra molte altre e ad essere scelta come sposa. Importante quindi accondiscendere alle «attese» dell'altro, comunque esse si presentino. Ha un vivo desiderio di sposarsi perché non ha scoperto che un conto è l'amore, la vera ragione della sua vita, e un conto il matrimonio, e il matrimonio che le è adatto, che è solo uno dei modi possibili per realizzare la sua vocazione all'amore. Ma se il ragazzo la giudica troppo intellettuale, mentre è solo più cosciente e più critica nei suoi giudizi, più responsabile della sua femminilità, lo spauracchio di un abbandono la rende più remissiva, più ossequente, negando la sua capacità complementare. Ora si potrà certamente illuminare una ragazza di queste insidie psicologiche, ma solo una riflessione sul concreto è capace di portare a risultati più efficaci.
2) La reciproca conoscenza tra persone di diverso sesso porta spesso ad un legame sentimentale. Per quanto riguarda la nostra questione questo fatto ha una sua caratteristica ambivalenza. Da una parte può far nascere decisioni premature in ordine al matrimonio, dall'altra può offrire un terreno prezioso per una preparazione meno astratta a questo importante avvenimento.
Il giovane che sente simpatia verso una ragazza e che si pone seriamente il quesito del matrimonio e della particolare scelta personale, deve fare i conti con una situazione psicologica che ha assoluto bisogno di chiarezza per non incorrere in gravi errori. Nasce la simpatia verso una ragazza e dietro alla simpatia prende corpo, con tutte le parvenze della oggettività, una` valutazione morale integrale, della persona interessata decisamente positiva, anzi eccezionalmente positiva.
Questa trasformazione della persona di cui ci si innamora, senza il minimo dubbio che si tratti di costruzione soggettiva, impedisce ovviamente che la scelta decisiva avvenga in una condizione di verità, fin tanto che permane questo schermo. Tante decisioni avventate ed affrettate, da cui conseguono situazioni drammatiche, hanno la loro origine proprio da questo inganno psicologico. Ciò che colpisce di più nella persona amata ha la capacità di condensare attorno a sé tante altre qualità, ma spesso non nella realtà oggettiva, solamente nella fantasia di colui che è innamorato, che non s'accorge del salto tra ciò che desidera sia presente nell'altro e ciò che veramente è presente.
Sappiamo perciò quanto utilmente serva una abituale frequentazione dei due sessi anche per scoprire queste variazioni soggettive di valutazione. Infatti, passata una prima impressione, originata da un'intensa simpatia, e considerati meglio gli altri elementi di quella data persona, il giudizio si avvicina meglio alla realtà, avviene un ridimensionamento che per lo meno permette di creare le condizioni di una scelta più libera, perché più veritiera. Per esempio, una ragazza può suscitare un improvviso interesse per la sua particolare bellezza; a questa impressione segue la costruzione soggettiva delle altre qualità che «deve necessariamente avere» perché... piace. Ma talvolta basta solo far due chiacchiere assieme per smontarsi di colpo, tal altra occorrerà maggior tempo e altre occasioni di osservazione, comunque sarà lo stare insieme che aiuterà a verificare se alle attese corrisponde la verità.
3) Un altro fatto che balza facilmente agli occhi, considerando questa esperienza, è il comportamento degli uni e delle altre riguardo all'istinto sessuale. Quando un ragazzo e una ragazza si trovano a vivere accanto l'uno all'altra per un certo tempo, in campeggi, in gite, in attività associative, è naturale che compaia in evidenza il richiamo sessuale, desterebbe meraviglia se ciò non accadesse. Tuttavia i pericoli di sbandamenti, che taluni inesperti potrebbero immaginare e numerosi e gravi, non solo sono più ridotti del previsto, ma la situazione che si crea può servire proprio ad una effettiva maturazione del problema. Naturalmente non ogni indifferente mescolanza di giovani dei due sessi e nemmeno non ogni tipo di incontro si mantiene su questa linea; occorrerà bensì una serie di attenzioni che nel rispetto della libertà dei giovani servano ad indirizzarli e a illuminarli sui possibili rischi. Al ragazzo quindi succedé frequentemente che, proprio stando assieme alle ragazze, acquisti una maggiore indifferenza verso di loro e quindi una più equilibrata valutazione di ciò che significa l'amore. Inoltre lo stesso ragazzo può scoprire, trattando con ragazze, che può esistere una sincera e costruttiva confidenza, ma insieme un delicato rispetto che ne limita i rischi e ne conserva il vantaggio. La ragazza impara, a sua volta, a non confondere il pudore naturale, talvolta con venature di scrupolo, con la virtù della castità che è molto più libera e molto più serena, diversamente da un istintivo timore di colpa. Senza poi dimenticare che la ragazza potrà imparare a scoprire quanto di sessuale si cela in tante sue manifestazioni affettive della cui nobiltà e purezza non ha il minimo dubbio.
4) Infine, un accenno ad un altro aspetto positivo di una certa convivenza di ragazzi e ragazze: il confronto della propria religiosità. Il tipo ti esperienza che ci offre l'occasione di queste considerazioni riguarda evidentemente ragazzi non solo di una certa serietà morale, ma anche in possesso di una buona e sostanziosa pratica di vita cristiana, per cui la componente religiosa nei loro rapporti ha un peso notevole. Già la situazione ambientale, il mondo d'oggi e il particolare sviluppo intellettuale di questi giovani, avvicina i due tipi di religiosità, tuttavia rimane sempre un residuo di diffidenza sul modo di pregare delle donne, sulla base sentimentale della loro adesione religiosa, etc. Un attento scambio di riflessioni, un confronto costruttivo può in realtà non solo aiutare a superare pregiudizi ma a integrare un certo intellettualismo della pietà religiosa dei ragazzi con una dimensione più vitale che la ragazza ha il dono di cogliere maggiormente. Gli stessi problemi morali messi a confronto è inevitabile che assumano toni e punti di vista diversi, per cui la complementarità anche in questo settore si sviluppa quasi insensibilmente, ma con grande vantaggio della reciproca formazione cristiana.
Considerazioni finali
Arrivati a questo punto ci possiamo chiedere a che cosa serve tutto questo al problema della coeducazione quando il suo interesse si sposta ad età precedenti e con tutt'altro contesto psicologico. A nostro parere può servire, aggiungendo alcune altre osservazioni.
I giovani e le giovani che sono i soggetti di questa esperienza analizzata provenivano da una generica formazione religiosa comune, ma insieme si differenziavano notevolmente per la formazione umana. Per schematizzare si potrebbero dividere in tre categorie. La prima è fatta da giovani che, in un modo o nell'altro, hanno ricevuto una forma di educazione che possiamo almeno avvicinare alla coeducazione, molto presto nella loro evoluzione formativa; cioè lo stare tra ragazzi e ragazze è stato un fatto che è incominciato abbastanza presto. Una seconda categoria è composta da giovani la cui esperienza promiscua è avvenuta invece di recente, per lo più nel periodo dell'adolescenza. Un'ultima categoria comprende coloro che per la prima volta affrontano una frequentazione abituale con l'altro sesso in questo periodo della loro vita. Ora mentre per i giovani della prima categoria l'acclimatamento in questa esperienza promiscua non solo avviene nel modo più normale, ma si svolge nelle condizioni di maggiore successo, per gli altri le difficoltà sono numerose e in parte insuperabili. Quando l'incontro con l'altro sesso è avvenuto durante il periodo dell'adolescenza magari in modo violento, possono essere avvenuti traumi psichici che conservano residui che impediscono libertà di movimento; sono spesso giovani che non riescono a svincolarsi da strane paure, da atteggiamenti poco disinvolti, da una certa mancanza di serenità nell'accostarsi all'altro sesso. Coloro infine che furono sempre tenuti separati si scontrano inevitabilmente in una difficoltà seria, e riescono più raramente a costruirsi un equilibrato comportamento nei riguardi dell'altro sesso. Cioè o passano a forme di disinvoltura che è leggerezza e che ha tutto il colore di una specie di reazione, venendo meno a certe regole necessarie perché l'incontro sia costruttivo, oppure si chiudono sempre più evitando ogni accostamento, con tutta una serie di conseguenze che sono alla base di tante psicopatie, soprattutto tra le ragazze.
In conclusione, valutiamo positiva la coeducazione per i risultati che; essa produce quando è ben attuata e consideriamo dannosa una separazione dei sessi che si protragga per l'intero arco dell'età evolutiva.
Prima di aggiungere alcune considerazioni finali, è necessario riconoscere i limiti dell'esperienza esaminata e quindi il valore relativo di certe induzioni. In realtà il terreno in esame è molto ristretto: si tratta di giovani e di giovani selezionati sia per il loro grado di studio sia per una loro formazione religiosa e morale già consistente. La promiscuità nella scuola ha dei vantaggi sulla promiscuità nel lavoro, ma non dimentichiamo che anche nel lavoro possono avverarsi condizioni, come un maggiore senso di responsabilità, maggiore coscienza della vita, etc. migliori che nella vita di uno studente. In fondo si tratta di esaminare un campione e, dopo averlo collocato nel suo contesto sociale, trarre con buona approssimazione indicazioni valide per altri settori. Ragionare di coeducazione fermandosi solamente sul terreno in cui essa trova la sua precisa ragione di essere e non misurare il problema anche negli effetti che si possono maturare in una prospettiva più ampia significa perdersi nel dedalo delle difficoltà particolari. Questi valori che si pensa di scorgere nell'esperienza accennata non sono valori da poco anche per la dimensione religiosa della vita. Merita richiamarli brevemente. Ogni valore umano riscoperto ed approfondito significa sempre una ricchezza valida per il progresso degli uomini e insieme rappresenta sempre una migliore disposizione alla gratuita elargizione della salvezza da parte di Dio. Se l'uomo è stato creato sessuato e se la maggior parte della sua vita la deve vivere in collaborazione occorre vedere se, questa condizione così legata alla sua struttura, non debba essere messa in esercizio fin dall'inizio della evoluzione della sua personalità.
Tutto il pensiero contemporaneo si muove nel senso di una presa di coscienza sempre più profonda del valore della persona e della sua libertà. Nell'ambito dell'esercizio della libertà, l'altro sesso non occupa un posto di margine, soprattutto se si pensa al matrimonio. Non si può quindi incominciare troppo tardi l'esercizio della libertà quando le decisioni che dovrà prendere sono di grave importanza.
Lo sviluppo della teologia del matrimonio esige che tutta la problematica del sesso venga affrontata con l'impegno che esige il suo peso nel matrimonio. Il sacramento del matrimonio inserisce la grazia per la realizzazione del Mistero ecclesiale sul terreno umano degli sposi. È l'amore umano, l'amore tra due sessi, che viene assunto al piano divino, per cui tutto ciò che è sviluppo, approfondimento, arricchimento dell'amore umano serve ad una maggiore espansione dell'azione divina.
Infine, la violenza e le continue provocazioni dell'istinto sessuale si affrontano meglio demitizzandone la consistenza, e questo avviene presentandolo nella sua giusta luce molto presto, prima che sia avvenuta una dannosa ipertrofia che condizioni la sua equilibrata collocazione nell'architettura della personalità adulta.
Certamente è facile perorare la causa della coeducazione, ma rimane sempre il grosso problema del come realizzarla. Ci basti aver contribuito a richiamare l'attenzione su un problema che le mutate condizioni della società contemporanea costringono a rivedere o per arrivare a conclusioni nuove o magari a riaffermare le posizioni tradizionali, ma in tal caso con argomenti più convincenti e più consoni alle attese dei moderni.
* Il termine coeducazione ci pare facilmente equivoco, perché denso di molteplici accezioni.
Nell'articolo, l'A. intende la presenza e l'educazione in comune di giovani e ragazze durante i momenti d'incontro negli ambienti educativi, nelle scuole, nelle libere associazioni giovanili.

