Problemi a dibattito
Giovanni Ranieri
(NPG 1968-05-89)
Antonio Barolini, cattolico liberale scrive che due sono motivi profondi della inquietudine dei giovani: la rivendicazione di alcuni provvedimenti di ordine tecnico, facilmente realizzabili mediante riforme, e contestazioni profonde di ordine psicologico e morale, inquietudini difficilmente superabili, senza l'impostazione di nuovi rapporti, che sdrammatizzino la tensione tra i giovani e loro maestri. Un rosminiano, reduce da convegni giovanili, spiega a sua volta che giovani rimproverano alla società di avere tradite alcune speranze seminate da uomini come Papa Giovanni con il suo ecumenismo, Kennedy con l'idea della «nuova frontiera», Kruscev con la destalinizzazione: «tre protagonisti di un particolare momento irreversibile della nostra storia recente».
Anche se i tre vengono considerati da alcuni storici come «incauti artefici di eventi politici anticipati, cui si fanno risalire tutti (o quasi tutti) i guai del presente»;Barolini conclude che coloro che hanno responsabilità verso i giovani, per avere diritto a stare al loro posto di genitori, educatori, maestri, devono mantenere «,con vigore e integrità le promesse fatte al mondo... ultima proposta di un integrale umanesimo cristiano» (Cfr. Barolini A. «Giovani inquieti e padri preoccupati» in Corriere della Sera, 20 marzo 1968, pg. 5).
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L'articolo citato riguarda specialmente quanto è avvenuto nelle università; ma pensando che l'agitazione dall'università è scesa alle scuole medie superiori e perfino inferiori, pubbliche e private, – anche cattoliche e religiose – è ovvio riflettere su tutto l'arco dell'opera educativa nostra e pensare alla strana resistenza che ancora qua e là si incontra in alcune comunità educative a una certa impostazione suggerita da precisi testi del Concilio (Gravissimum educationis, Libertatis humanae, Optatam totius, Apostolicam actuositatem, Gaudium et spes, ecc.), rielaborati dai documenti CISI sulle comunità educative, per attuare un dialogo degli educatori con i giovani.
È urgente attuarlo a tutti i livelli: personale nel colloquio e nella direzione spirituale, nel gruppo di interesse da animare, nelle classi scolastiche e infine nel consiglio educativo. Così i giovani diverranno maturi, responsabili; così potranno esaminare il valore delle loro istanze, la giustezza o meno delle loro richieste, la fondatezza e l'onestà delle loro aspirazioni e anche rendersi conto dei motivi che giustificano i comportamenti di coloro che hanno la responsabilità della loro formazione,
Stabilire in dialogo delle mète è molto più valido che fare delle concessioni, per evitare sussulti e contestazioni; si tratta non di fare, bene scuola, ma di farla in modo vitale, inserendo la cultura nella vita; si tratta di trovare insieme le componenti di una coscienza, di educare all'autodisciplina, di comunicare il messaggio cristiano non come fatto culturale o solo come tale, ma come sistema di vita.
Infine si tratta di aiutare i giovani ad essere veramente liberi da tutti.i condizionamenti, che minacciano di deformare la loro personalità e di togliere loro, con il dialogo di chi si mette al loro livello, il sospetto di tentativi di accaparramento, non importa per quali anche altissimi fini, che essi amano scoprire e raggiungere personalmente.
E ciò introduce il discorso sull'educatore e la sua insostituibile missione.
La trasmissione di un messaggio anche altissimo può oggi avvenire, – e con quale evidenza ed efficacia – per mezzo di strumenti sempre più perfetti e quasi infallibili inventati dall'uomo. Ma lo stile di vita, la spinta all'assunzione di responsabilità, la continuazione dell'avventura umana che si migliora nel tempo, richiedono la presenza e la comunione di vita degli educatori coi, giovani. Qui riscopriamo don Bosco e il suo metodo. «Procurino gli adulti di instaurare con i giovani un dialogo amichevole, passando sopra alla distanza di età, di conoscersi reciprocamente, e di comunicarsi reciprocamente le proprie interiori ricchezze. Gli adulti stimolino i giovani soprattutto con l'esempio, e, all'occasione con il prudente consiglio e con valido aiuto. I giovani nutrano rispetto e fiducia verso gli adulti».. E si sa che la fiducia si merita con la delicatezza e la comprensione [1].
«Un primo tratto della mentalità del giovane di oggi è l'aspirazione alla libertà e all'espressione della sua personalità totale e originale. Il Salesiano lo illumini e gli chiarisca il senso della libertà cristiana, aiutandolo quindi a realizzarla con i mezzi della grazia e facendo appello. a tutte le sue energie interiori»; sono parole del nostro ultimo capitolo generale, seguite da altre anche più impegnative [2].
A complemento di tutto ciò conviene rileggere quanto è detto nel documento della CISI sulla «Comunità Educativa», in merito allo sviluppo del senso di responsabilità e libertà vera dei giovani mediante l'associazionismo, che suppone la presenza e il rapporto di amicizia con l'educatore [3].
Recentissimo poi questo testo di Paolo VI alle settimane sociali di Spagna: «I giovani hanno preso coscienza del loro potere, accelerando non poche trasformazioni, ed esigono una loro partecipazione, non quali soggetti passivi di una pedagogia ben intenzionata, ma quasi artefici della proprio promozione culturale, sociale e politica» [4].
Sono tutte parole, alcune delle tante, di cui i giovani hanno sentito parlare e indicano tutto uno stile di educazione. Non realizzarle sa per essi di tradimento e ci priva della, loro fiducia. Realizzare invece queste promesse esalta ai loro occhi l'ideale della nostra vocazione e toglie loro la tentazione di cercare altrove la realizzazione dell'impegno, che è così viva aspirazione dei giovani d'oggi.
In un ambiente educativo così realizzato, essi vedranno tralucere nella pratica di ogni giorno un rapporto di fiducia fraterna e la proposta di un integrale umanesimo cristiano» e cioè, non la semplice trasmissione di valori culturali o morali del cristianesimo; ma la sua realtà esistenziale.
Scrivendo queste cose ho davanti a me alcune recenti esperienze di nostre comunità educative, alcune positive, alcune inquietanti; ma le une e le altre convergono in un monito: il clima della «società giovanile» (l'espressione è di Paolo VI) è cambiato; essa sta assumendo delle responsabilità che un tempo le erano sconosciute; bisogna tenerne conto e formare un ambiente educativo che aiuti i giovani a questo clima.
NOTE
[1] (Cfr. Conc. Vat. II Apostolicarrt Act ositatem, n. 12.
[2] Cfr. ACG pg. 183 ss.
[3] Comunità Educativa, P. II, 1, 2, 3.
[4] Osservatore Romano, mercoledì 27 marzo 1968.

