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    30. Qoèlet

    fabris30

    Il libro del Qoèlet si presenta come una raccolta di riflessioni, simile a un “diario di pensieri” o trattato quasi filosofico sul senso e lo scopo del vivere umano.
    Come altri libri sapienziali, è posto sotto l’autorità di Salomone: «Parole Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme» (Qo 1,1).

    1. Struttura letteraria e origine

    Il testo può essere disposto in un ordine simmetrico attorno al tema della ”religione”:


    Cornice, 1,1-3                  Cornice, 12,8
    Cosmologia, 1,4-11             Etica, 9,7-12,7
    Antropologia, 1,12-3,15             Ideologia, 6,11-9,6
    Sociologia, 3,16-4,16                 Sociologia, 5,7-6,10
    Religione, 4,17-5,6


    Nelle prime parole del prologo si presenta la tesi, con la dichiarazione: «Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità» (Qo 1,2). Il termine hāvel, “soffio”, “vento”, dà l’idea della totale inconsistenza della realtà (Qo 1,1-18). L’epilogo è nota editoriale, dove si fa l’elogio dell’autore, riassumendone il messaggio in termini tradizionali (Qo 12,9-14).el prologo e nel seguito delle riflessioni l'autore si presenta come “Qoèlet” (Qo 1,1.2.12; 7,27; 12,8.9.10).Il nome significa: “colui che parla nell'assemblea” o nella cerchia dei discepoli. È un maestro che scrive in ebraico con influssi aramaici. Il suo pessimismo discreto e i riferimenti alle situazioni sociali e politiche - titoli amministrativi - lo fanno collocare nel III secolo a.C. Un frammento del testo del Libro del Qoèlet è stato trovato nelle grotte di Qumran, II secolo a.C.

    2. Ricerca della felicità (Qo 2,1-26)

    Dopo il prologo si passano in rassegna in modo critico le varie situazioni ed esperienze della vita: le costruzioni, il successo, il possesso dei beni materiali, i piaceri. L’autore conclude con la dichiarazione programmatica iniziale: “tutto è vanità”, ripetuta sette volte, dove compare il termine ebraico: hāvel. Si intravede una possibile opzione positiva nell’invito, ripetuto cinque volte nel seguito delle riflessioni: “godi la vita come dono di Dio” (Qo 1,24). Il verbo sāmaḥ, “gioire”, “godere” ricorre 17 volte nel Libro del Qoèlet.

    3. Inchiesta sulla ricerca di senso (Qo 3,1-6,12)

    Si fa un elenco di quattordici coppie antinomiche di situazioni per dire che le esperienze della vita sono ambivalenti: «Cè un tempo per nascere e un tempo per morire… un tempo per amare e un tempo per odiare» (Qo 3,2.8). Anche le varie situazioni sociali sono contraddittorie: ingiustizia (Qo 3,16-17), oppressioni (Qo 4,1-3; 5,7-8), accumulo di beni (Qo 4,4-6; 5,9-16), eredità dei beni (Qo 4,7-8), potere (Qo 4,14-16), vita religiosa (Qo 4,17-5,6). L’inchiesta del Qoèlet è scandita dalla formula: “Ho visto sotto il cielo” (Qo 3,16; 4,1.4.7; 5,12; 6,). Nonostante tutto si intravede una soluzione nell'invito a vivere la vita nei suoi aspetti positivi (Qo 3,12; 5,17).

    4. Sapienza e felicità (Qo 7,1-12,8)

    Sono poste a confronto la stoltezza e la sapienza (Qo 7,1-14; 9,13-11,6). L’autore considera in modo critico il principio tradizionale della “retribuzione” (Qo 7,15-18; 8,10-14; 9,1-6). Alla fine egli conclude con il “canto alla vita” (Qo 11,7-12,8). Anche in questa sezione ricorre il ritornello, dove risuona l’invito a godere della vita (Qo 8,15; 9,9-10).

    5. Il messaggio di Qoèlet

    Il messaggio di questo libro della Bibbia è suggerito dal termine hāvel, che ricorre 38 volte sulle 70 complessiva dell'AT. Esso è associato alle immagini del vento, del fumo, del vapore e del soffio (= caducità, inutilità, non-senso, inconsistenza): “Tutto è hāvel, infinito nulla o vuoto, inconsistenza totale”. Il limite radicale dell'essere umano è rivelato dal suo andare verso la morte. Proprio questo limite fa scoprire la relazione con Dio, la cui azione è misteriosa, ma sempre presente.



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