Con fiducia nel territorio



    Matteo Pasqual

    (NPG 2014-06-77)


    Mi presento: educatore, marito di Silvia e padre di Samuele, Niccolò e un piccolo semino che sta germogliando nel ventre di mia moglie proprio in questi mesi.

    Sono nato e cresciuto in oratorio a San Donà di Piave e dopo una serie di esperienze nell’animazione e nella scuola ho cominciato a vivere a contatto con i ragazzi in situazione di marginalità, dapprima all’interno di case famiglie e poi di comunità residenziali al di fuori della realtà salesiana, poi "sono tornato a casa" e ora lavoro come coordinatore dell’ufficio sociale del Collegio don Bosco di Pordenone. Qui esistono varie esperienze a favore dei giovani meno fortunati: un doposcuola, un centro diurno per minori, un alloggio temporaneo per giovani adulti in crisi abitativa, progetti per la dispersione scolastica e per l’inserimento lavorativo.
    Qui entro un po' nei particolari.
    Nel 2008, quando arrivai, con l’incaricato dell’oratorio ci siamo chiesti come potevano ravvivare il cortile di una gloriosa istituzione, conosciuta soprattutto come scuola superiore di pregio. Le poche persone che lo frequentavano erano ragazzi e giovani di colore (Pordenone ospita la più grande comunità ghanese d’Italia), ma soprattutto senza mezzi né mete da raggiungere.
    Abbiamo provato a dare - attraverso le cose prioritarie, istruzione e cibo - un senso alle loro giornate offrendo la possibilità di frequentare un doposcuola e inserendo qualcuno nella mensa già in funzione per i ragazzi della scuola.
    La collaborazione con l’amministrazione comunale, provinciale e l’intervento di una fondazione bancaria ha permesso di garantire educatori esperti che potessero non solo trasferire notizie e passare contenuti ma anche stare con loro con generosità, diventando confidenti, bravi insegnanti in aula e amici in cortile così da far loro intendere che è possibile un altro modo di relazionarsi con gli adulti.
    Utile all’organizzazione di un doposcuola - che oggi accoglie più di 100 ragazzi per 4 pomeriggi a settimana dalle 14.30 alle 18.00 - è stata anche la collaborazione con le scuole che hanno apprezzato l’impegno e la professionalità dell’intervento, stimolando le famiglie a rivolgersi a noi non solo per le situazioni marcatamente didattiche ma anche per quei ragazzi che erano soli i pomeriggi o avevano bisogno di imparare la lingua perché neo-ricongiunti.
    La didattica per le nostre attività rimane un mezzo e non fine, non ci mettiamo dunque in alternativa alle istituzioni scolastiche che "detengono" questo obiettivo, ma mettiamo l’accento essenzialmente sul rapporto interpersonale, la scoperta delle loro vite e il bene che si respira.
    Dopo un paio d’anni di doposcuola si è resa necessaria l’apertura del centro diurno “Sai fischiare?” in collaborazione con i servizi sociali dei comuni che hanno richiesto un progetto pomeridiano non solo di sostegno scolastico ma anche di uno spazio prettamente educativo dove un gruppo di ragazzi potesse trovarsi ed essere sostenuto nella crescita.
    Per noi, dunque, una enorme opporrtnità per esprimere il carisma salesiano, e così abbiamo iniziato con il desiderio di dare concretezza alle parole dell’allora Rettor Maggiore Pascual Chavez che chiedeva ad ogni opera salesiana di pensare qualcosa per i giovani in difficoltà.
    L’équipe degli operatori aumentava, i ragazzi cominciavano a riempire il cortile perché trovavano un ambiente accogliente, degli adulti che li aspettavano, delle attività che gli piacevano e altri amici da incontrare; ma anche la altre agenzie del territorio cominciavano a chiedere sempre più collaborazioni, stimolavano nuove progettualità e richiedevano spazi.
    L’asticella della solidarietà si sposta così sempre più in alto e sono nati altri progetti per giovani fuoriusciti dall’obbligo scolastico e formativo che non hanno nessuna competenza e che si affacciano al mondo del lavoro senza alcuna possibilità di avere un contratto di qualunque tipo.
    Così abbiamo cominciato ad inserire in borsa lavoro - uno strumento formativo economico utilizzato in Friuli - una serie di giovani che nessun ente pubblico poteva aiutare perché non entravano nei range di legge degli altri progetti. Sono stati più di venti in un anno, e ad essi abbiamo garantito un aumento delle proprie competenze, un re-indirizzamento formativo, uno stipendio mensile, la ricerca di lavoro e la conoscenza del territorio e delle sue possibilità.
    In un periodo come questo nel quale neanche i laureati riescono a trovare un impiego, abbiamo fatto un altro piccolo passo nel sostenere chi non ha neanche la licenza media, soglia minima per reali possibilità occupazionali.
    Contemporaneamente si mettevano la basi per un orizzonte più elevato, la possibilità di cominciare a contare nella gestione delle politiche giovanili messe in piedi dalle amministrazioni pubbliche con i responsabili dei vari settori dell’organizzazione sociale del territorio.
    La bellezza di questo nuovo incarico sottolinea il fatto che le azioni compiute sin d’ora vanno nella direzione giusta, e così per tutto quest’anno scolastico ogni mese i dirigenti scolastici sia pubblici che paritari, la referente del consultorio familiare, del servizio sociale, della neuropsichiatria e del centro di orientamento regionale si ritrovavano su nostro coordinamento per riflettere, organizzare e decidere soluzioni per quei ragazzi che adesso sono etichettati come DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) o BES (bisogni educativi speciali).
    Come avvertiamo questo come un proseguimento nell'oggi della vita e decisioni di don Bosco? Alcune "qualità" possiamo certamente evidenziarle:
    lo stare al passo con i tempi dialogando con tutti per il bene dei ragazzi: questo ci ha permesso di arrivare prima di altri ad organizzare servizi per le famiglie più bisognose e di farli chiedendo un piccolo contributo perché alleati ad altri soggetti;
    il documentarci su quanto avvertiamo come punto di maggior debolezza: ad esempio la normativa in materia di istruzione, sociale, bandi pubblici... (per fare il bene bisogna farlo bene, con il rispetto delò "bene comune" e delle regole di tutti);
    il perseguire la strada anche insieme con chi è distante per cultura o esperienza o ispirazione, cercando sempre il dialogo, partecipando ai tavoli organizzati per portare un contributo ispirato ai valori cui ci ispiriamo e cercando di guardare oltre il problema contingente;
    il tenere sempre ferma la dignità della nostra fede dichiarando l’apertura a tutte le religioni ma non nascondendoci dietro ad un dito: il buongiorno con la preghiera al buon Dio ha permesso ai ragazzi di altre religioni di vedere forme diverse di affidamento, e talvolta di farsi delle domande oltre la curiosità.
    Un pensiero di cornice. Da laico, affermo che tanto lavoro è stato possibile perché abbiamo trovato salesiani coraggiosi, che sanno anche rischiare, che vogliono davvero bene ai giovani e non si trincerano dietro risposte scontate o comode, che sanno coinvolgere e corresponsbalizzare laici che vivono con passione la loro professionalità e con loro si rapportano in maniera franca e diretta.