Un uccellino in mano

    Ki-Tezè (Dt 21,10 - 25,19)

    Daniel Taub

    UCCELLINOINMANO

    Con i suoi settanta comandamenti su un totale di 613, la lettura di Dt 21,10-25,19 è il passo della Bibbia più fitto di mizvòt. Ma di tutti i precetti, soltanto uno ci pro - mette una ricompensa, ed è un comandamento davvero insolito: cacciar via la femmina che cova prima di pren - dere le uova dal nido: «Se, mentre cammini, troverai su un albero o per terra un nido di uccelli con gli uccellini o con le uova e la madre che cova gli uccellini o le uova, non prendere la madre sui figli. Lascia andar via la madre e prenditi i figli, perché tu sia felice e abbia lunga vita» (Dt 22,6-7).
    Perché il semplice atto di mandar via la femmina merita un comandamento specifico? E perché, di tutti i co - mandamenti, questo deve essere ricompensato con una "lunga vita"?

    All'apparenza questo comandamento è un'espressione di compassione verso gli animali, e riconosce che è sbagliato approfittare dell'istinto materno di una femmina e del fatto che resti vicina ai suoi piccoli per proteggerli, anziché volar via per proteggere se stessa.
    I rabbi della Mishnà però sembrano criticare questo approccio, affermando che non si deve dire che la ragione di questo comandamento è la misericordia del Signore: «Chi dice nelle sue preghiere: "La tua misericordia arriva fino al nido di un uccellino"... dovrebbe essere zittito» (Berakòt 5,3).
    Molti commentatori suggeriscono che questo comandamento punta meno a esprimere compassione verso gli animali e più a suscitare compassione in noi. Per esempio, Maimonide (Spagna, XIII secolo) suggerisce che dovremmo evitare di indurirci di fronte al dolore altrui: «Il principio non è quello di manifestare pietà per l'animale, ma di inculcare nell'uomo il valore della misericordia».
    Un commentatore portoghese, Don Isaac Abarbanel, statista e diplomatico del XV secolo, propone un approccio molto diverso, che ha una rilevanza per il mondo contemporaneo:

    L'intento della Torà è di impedire la possibilità di una distruzione prematura e di incoraggiare invece la creazione ad esistere con la massima pienezza possibile. Pertanto, «perché tu sia felice e abbia lunga vita» significa che sarà un bene per l'umanità quando si perpetuerà la creazione, affinché noi siamo in grado di parteciparne di nuovo nel futuro... poiché, se siamo destinati a vive re per molti anni sulla terra, possiamo contare sul perpetuarsi della creazione.

    Scrivendo oltre 500 anni fa, Abarbanel descrive il concetto moderno di "sviluppo sostenibile", ovvero la necessità di garantire che il nostro progresso non indebolisca le risorse di base che continuano a soddisfare le nostre necessità. Secondo Abarbanel, la ragione per cui lasciamo andare la femmina è, molto semplicemente, il fatto che in tal modo resta in vita la riproduttrice, e ci saranno quindi altre uova e piccoli a disposizione in futuro.
    L'idea di sviluppo sostenibile è in realtà evidente in molti insegnamenti della Bibbia. Forse quello che spicca di più è il tema del secondo paragrafo della preghiera Shema', che traccia un analogo legame tra il seguire le leggi ebraiche e la nostra capacità di costruire una società agricola duratura, concludendo con la promessa: «perché si prolunghino i vostri giorni e i giorni dei vostri figli come i giorni del cielo sopra la terra, sul suolo che il Signore ha giurato ai vostri padri di dar loro» (Dt 11,21).