Tutti sulla stessa barca
Nòach (Gn 6,9-11,32)
Daniel Taub

In quest'era di globalizzazione in cui clima, economia, mondo delle telecomunicazioni e media si uniscono per rendere sempre più intricati i destini delle nazioni, potrebbe esserci un'immagine più impressionante del destino precario e comune dell'umanità di quella dell'arca di Noè? L'intero futuro dell'umanità (e anche del mondo animale) si trova ad affrontare gli elementi in un fragile vascello nel quale dividiamo tutti un destino comune.
La storia di Noè trasmette un messaggio profondo riguardo alla globalizzazione, riguardo all'universale e al particolare, alle cose che condividiamo in quanto nazioni e a quegli elementi che dimostrano come siamo distinti.
La storia di Noè non appartiene esclusivamente alla Bibbia. Anzi, racconti di una grande inondazione si ritrovano nelle tradizioni di molti popoli. Le tradizioni mesopotamiche in particolare hanno leggende sul diluvio che presentano impressionanti analogie con quella
di Noè. L'esempio più celebre è quello della Epopea di Gilgamesh.
In tutti questi racconti, una grande inondazione distrugge l'intera umanità, soltanto un uomo è avvertito da Dio (o dagli dèi), che gli ordina di costruire una barca e di raccogliere gli animali, e queste istruzioni portano alla sua sopravvivenza e alla continuazione dell'umanità. Ci sono anche elementi comuni: la barca finisce per arenarsi su una montagna; l'eroe invia degli uccelli per vedere se le acque si sono ritirate; nel lasciare la barca l'eroe, riconoscente, offre sacrifici di ringraziamento.
Le notevoli analogie tra la storia di Noè e questi altri racconti antichi trasmettono un formidabile messaggio su un retaggio culturale comune a diversi popoli del mondo che condividono un serbatoio comune di tradizioni e leggende.
Ma, accanto alle analogie, altrettanto importanti sono le differenze. Malgrado tutti i parallelismi con le leggende metropolitane, il racconto biblico ha un punto focale - e un messaggio - molto diversi.
Forse il più significativo è la ragione del diluvio. Nei racconti mesopotamici il diluvio è arbitrario, oppure è la reazione adirata degli dèi al rumore fatto dall'umanità, un rumore che li disturba. Nella storia biblica la ragione del diluvio è morale: la corruzione dell'umanità. Il motivo per cui Noè in particolare è salvato risiede nella sua personale rettitudine morale.
La differenza è profonda. Anzi, il messaggio delle versioni mesopotamiche della leggenda, in ultima analisi, è un messaggio di disperazione, che evidenzia l'impotenza dell'uomo di fronte a divinità arbitrarie e capricciose. Il racconto biblico, al contrario, è incoraggiante, in quanto sottolinea che la sopravvivenza della razza umana dipende da noi, e che mediante le nostre azioni possiamo diventare autori del nostro stesso destino.
In altre parole, il nostro destino non è arbitrario: noi possiamo e dobbiamo agire per garantirci sopravvivenza e posterità.

