Riscavare
i pozzi dei padri
Toledòt (Gn 25,19-28,9)
Daniel Taub

La tradizione ebraica attribuisce una qualità particolare a ciascuno dei tre patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe. Abramo è associato a hèsed, la bontà amorevole, Isacco a geburà, il coraggio, e Giacobbe a 'èmet, la verità. Osservando i racconti della Bibbia, ciascuno di questi attributi appare in realtà curioso.
Il lettore della Bibbia fatica a capire perché Abramo, che cacciò di casa il figlio maggiore Ismaele e fu disposto a sacrificare il secondogenito Isacco, debba essere associato dalla tradizione ebraica alla qualità della bontà. Analogamente, è difficile immaginare come mai Giacobbe, che ingannò il padre e il fratello Esaù
per ottenere la primogenitura, e che fu a sua volta ingannato da suo zio Labano e dai propri figli, debba essere associato alla qualità della verità.
Ma la più strana di tutte è l'associazione di Isacco alla qualità della geburà, il coraggio. Mentre Abramo in effetti dimostra notevoli atti di bontà e Giacobbe in realtà conserva la propria sincerità in circostanze difficili, è difficile trovare un qualsiasi esempio di coraggio nella storia di Isacco. Anzi, la vita di Isacco, vissuta all'ombra del terribile trauma del mancato sacrificio a opera di suo padre Abramo, è un esempio non di azioni eroiche ma di passività. Non soltanto Isacco resta passivo in tutta la scena della sua legatura o sacrificio (Gn 22,1-19), ma per il resto della sua vita il suo destino è dettato da altri. La moglie è scelta da suo padre e l'eredità che lascia, contrariamente ai suoi desideri, è determinata dagli intrighi di sua moglie Rebecca e di suo figlio Giacobbe. In che modo allora Isacco merita l'etichetta di eroe?
L'atto che attira l'attenzione e l'ammirazione dei rabbi si svolge nel passo della Torà citato sopra. Isacco riapre i pozzi di suo padre Abramo, che erano stati chiusi dai Filistei. Così facendo, Isacco dimostra un coraggio personale impressionante. Molti di noi, osservano i rabbi, sono valorosi quando si tratta di combattere battaglie personali e di guadagnare una buona reputazione per sé. Ci vuole invece un coraggio di proporzioni molto diverse per combattere una battaglia che non va a nostro credito, e dove noi non tracciamo un nuovo sentiero personale.
Isacco, che aveva molti motivi per sentire di aver trascorso la vita intera all'ombra del padre Abramo, trova ugualmente il coraggio di mettere da parte la propria agenda personale e di perpetuare invece l'eredità del padre Abramo. Non soltanto ri-scava i pozzi di suo padre, ma sottolinea il suo impegno per proseguire l'eredità di suo padre. Come ci dice la Bibbia: «Li denominò con gli stessi nomi con cui li aveva chiamati suo padre» (Gn 26,18).
Che cos'è l'eroismo? Per i rabbi esso coincide con la capacità di mettere da parte le ambizioni personali per un fine più grande. In Pirkè Abòt, il compendio sapienziale della Mishnà, il maestro Ben Zoma chiede: «Chi è l'eroe?». La sua risposta: «Chi riesce a superare le proprie tentazioni» (4,1). Mettendo da parte ego e ambizione personale, e impegnandosi a consolidare l'eredità di suo padre, Isacco diventa degno di essere un modello di eroismo.

