La prima raccolta
di fondi
Terumà (Es 25,1-27,19)
Daniel Taub

Qualunque impresa, per quanto nobile o spirituale, ha bisogno di un puntello pratico per funzionare. Il passo di Es 25,1-27,19 descrive la costruzione del mishkàn, il santo tabernacolo, ma affronta anche la questione terra-terra di come si sono raccolti i contributi per il mishkàn. Questa descrizione della prima raccolta di fondi nella storia ebraica ci offre illuminanti spunti su come diamo e che cosa riceviamo in cambio...
Le istruzioni di Dio a Mosè, che dovrà fare una colletta per consentire la costruzione del santo mishkàn, sono espresse in modo strano: «Ordina ai figli d'Israele che prendano un contributo in mio onore», comanda Dio, «da ogni uomo dal cuore generoso» (Es 25,2).
Certo, il comando dovrebbe dire "diano" e non "prendano", soprattutto dal momento che i contributi non sono imposti ma provengono «da ogni uomo dal cuore generoso».
Anche la prosecuzione del comando è formulata con un linguaggio insolito: «Mi faranno un santuario» - dice Dio - «e io abiterò in mezzo a loro» (Es 25,8).
Certamente la frase dovrebbe dire che Dio abiterà in "esso", cioè nel tabernacolo, non in "loro", cioè nelle persone.
L'insolita formulazione di questi due comandamenti, suggeriscono i rabbi, intende comunicare due idee sul donare caritatevole.
Il primo è che nelle questioni comuni donare è in realtà una sorta di prendere. Quello che dai è il tuo unico, autentico possesso. Per questa ragione al popolo di Israele è comandato non di dare, ma di prendere. L'atto di dare crea un di più che resterà con loro per sempre.
Come a conferma di ciò, il secondo versetto chiarisce che lo scopo non è di creare una casa per la divinità nel mondo, ma di creare una possibile dimora alla divinità nel cuore dell'uomo. Contribuendo alla costruzione di un posto per Dio, gli israeliti creano un posto di santità entro i loro stessi cuori. Come spiega il commentatore portoghese del XV secolo Isaac Abarbanel: «Le parole "abiterò in loro" vogliono insegnare che il Santo intendeva dire che, facendo il tabernacolo e i suoi arredi, la santità della divina Presenza avrebbe aderito al popolo».
L'esperienza di molti donatori mostra che le lezioni del brano riguardante la costruzione del tabernacolo si applicano altrettanto bene a molte altre situazioni. In primo luogo, come possono testimoniare molti donatori, quando hanno la consapevolezza e la soddisfazione di veder mettere radici a una nuova scuola, o un centro sociale o un ospedale, il sentimento di coinvolgimento e di orgoglio rende veramente difficile distinguere il sentimento del dare da quello del ricevere.

