Due peccati,
due esili
Bereshìt (Gn 1,1-6,8)
Daniel Taub

Nei primissimi capitoli della Bibbia leggiamo di due peccati e di due esili. Prima Adamo ed Eva mangiano dell'albero che Dio ha proibito e, di conseguenza, sono banditi dal giardino dell'Eden. Poi Caino uccide suo fratello Abele ed è condannato a trascorrere una vita da vagabondo.
Perché due storie di esilio? E perché devono essere questi i primi racconti che leggiamo nella Bibbia?
Le due storie con cui si apre la Bibbia presentano molte analogie: in entrambe l'uomo pecca. In entrambe, quando gli viene fornita la possibilità di difendersi, l'uomo cerca di sfuggire alle sue responsabilità. E in entrambi i casi la punizione è la stessa: esilio e vagabondaggio per il peccatore, e una maledizione sulla terra per renderla infruttuosa o sterile.
Nonostante le analogie tra i due racconti, è chiaro però che si riferiscono a due dimensioni diverse. La storia di Adamo ed Eva si concentra sul rapporto tra uomo e Dio; la storia di Caino e Abele sul rapporto tra uomo e uomo.
Mentre Adamo ed Eva trasgrediscono un comandamento divino (non mangiare dell'albero proibito) il peccato di Caino è a livello umano (Caino uccide un altro essere umano; i rabbini, partendo dall'osservazione che il primo omicidio nella Bibbia è l'assassinio del fratello Abele da parte di Caino, traggono l'insegnamento che ogni uccisione di un altro essere umano è in realtà l'assassinio di un fratello).
Le scuse fornite da Adamo e da Caino per difendersi corrispondono a queste due dimensioni. Adamo, accusato di aver violato un comando divino, cerca di dare la colpa a Dio: «La donna che tu hai messo vicino a me, mi ha dato dell'albero» (Gn 3,12), dice sottintendendo che in realtà è Dio quello da biasimare. Caino, da parte sua, è accusato di un crimine tra uomo e uomo e cerca di negare la propria responsabilità su questo livello: «Son forse io custode di mio fratello?» (Gn 4,9), chiede. E, tuttavia, entrambi i peccati conducono al medesimo risultato: esilio e vagabondaggio, e l'interruzione del legame con la terra, che diventa dura e improduttiva.
In un interessante parallelo con i due racconti con cui si apre la Bibbia, la storia ebraica ha assistito a due esili del popolo ebraico dalla loro terra. Il Talmùd insegna che ciascuno di tali esili fu il risultato di una mancanza speci fica del popolo ebraico: il primo esilio fu una punizione per l'idolatria e le mancanze tra uomo e Dio, mentre il secondo fu il risultato di un odio immotivato tra uomo e uomo. Colpisce che queste due mancanze corrispondano ai due esili di Genesi: il primo dovuto a mancanze di fede, il secondo dovuto a mancanze di responsabilità sociale.
Oggi cosa può imparare il popolo di Israele dalle due vicende con cui si apre la Bibbia? Di fatto esse espongono la duplice sfida che dobbiamo affrontare come società: essere fedeli sia alla nostra tradizione che ai nostri obblighi sociali.

