AI Angels: mediatori digitali tra algoritmi e pastorale nella Chiesa contemporanea


    Infosfera, AI e pastorale giovanile /2

    Marco Sanavio e team giovani collaboratori di Cube Radio (IUSVE, Venezia)

    (NPG 2026-07-77)

    Ha suscitato reazioni contrastanti il sito prega.org, pubblicato nel 2023 dalla startup ImpactOn e chiuso nel medesimo anno, che proponeva di consultare san Pio da Pietrelcina o altri santi tramite una chat testuale governata dall’Intelligenza Artificiale (IA). Nonostante l’evidente artificio e la chiara prospettiva illusoria, il riscontro delle recensioni ottenute dall’applicazione hanno messo in luce l’atavica necessità dell’uomo di affidarsi a intermediari per contattare Dio. Nel caso di prega.org, il tramite si è rivelato duplice: una prima mediazione tecnologica apriva la strada a una seconda, rappresentata da una personificazione digitale e simulata. La disambiguazione terminologica è d’obbligo, prima di inoltrarci in paragoni e similitudini tra l’esperienza digitale e il sacro: secondo la teologia cristiana cattolica unico mediatore, sostanziale, salvifico e insostituibile è Cristo (cf. 1 Tim, 2-5), mentre il termine “intercessore” indica una figura intermedia che può rappresentare un collegamento efficace tra l’umano e il divino.
    La ricerca di intermediari tra la dimensione umana e quella che la trascende sembra essere una costante messa chiaramente in evidenza già all’inizio del XX secolo dallo storico e teologo tedesco Rudolf Otto nel suo saggio Il Sacro[1] (1917), come strategia-ponte che consente l’accesso al “mysterium tremendum et fascinans” riferito all’esperienza sacra. In maniera analoga, di fronte al fascino ma anche al timore che percepiamo nell’accostare i vertiginosi progressi dell’IA e la sua pervasività che non si limita più ai soli schermi digitali, avvertiamo la necessità di mediazioni che ci accompagnino, rassicurino e introducano nel territorio liminoide costituito da quella dimensione ibrida che il filosofo Luciano Floridi ha definito “onlife”. L’IA può, infatti, essere considerata uno spazio liminale, per utilizzare il frame teorico dell’antropologo scozzese Victor Turner[2], che provoca e supporta l’uomo nello scomporre elementi culturali tradizionali, ricomporli in configurazioni inedite e riconfigurare i simboli culturali all’interno di una costante interazione algoritmica.
    Lo spazio di soglia costituito soprattutto dall’IA generativa, ovvero dai modelli linguistici di larghe dimensioni che sperimentiamo sempre più potenti e performanti, ha necessità di una mediazione specifica che è stata individuata, ad esempio, nell’ambito della didattica nella figura dell’AI Specialist. Tinterri et al., nel loro saggio “AI Specialist - a new professional figure for higher education”[3], hanno evidenziato come la figura del meditatore specializzato nell’IA, ovvero di un professionista che abbia approfondito in maniera verticale un modello governato dagli algoritmi e agisca a supporto di docenti, IT manager, tutor didattici e instructional designer, sia fondamentale per l’integrazione dell’IA nell’istruzione superiore. L’AI Specialist può rivelarsi anche mediatore prezioso nell’introdurre e accompagnare gli studenti nei nuovi ambienti di formazione permeati da algoritmi, rilevazioni automatiche e nuove interfacce didattiche. A partire da questo contesto un gruppo di giovani legati all’emittente radiofonica dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (IUSVE) ha dato vita, nel gennaio 2025, a una sperimentazione che propone l’attivazione di volontari, all’interno di parrocchie, scuole, associazioni e comunità, in grado di approfondire le varie risorse digitali che integrano l’IA e metterle gratuitamente a servizio della pastorale locale. «Gli AI angels - scrivono i giovani autori nel sito di riferimento del progetto, aiangels.eu - sono volontari con competenze tecniche di base o avanzate nell’utilizzo dell’IA e di altri strumenti digitali, che scelgono di dedicare il loro tempo e le loro abilità a supportare educatori e animatori nella creazione di contenuti formativi, facilitare l’organizzazione di eventi pastorali, grazie a strumenti di pianificazione automatizzata e gestione dei dati, personalizzare percorsi di evangelizzazione, adattando messaggi e attività ai bisogni specifici delle comunità attraverso strumenti di analisi e generazione di contenuti».
    Queste figure possono trovare cittadinanza nel tessuto sociale della comunità, incarnando quegli agenti di cambiamento teorizzati dal sociologo d’Oltreoceano Everett Rogers[4] che possono contribuire ai processi decisionali relativi all’innovazione in 5 step sequenziali: conoscenza, formazione di atteggiamenti, decisione, implementazione, conferma. Secondo le proporzioni che descrivono le cinque categorie sociali in grado di adottare nuove tecnologie, sempre nel modello teorizzato da Rogers nel 2003, gli innovatori sono il 2,5% del totale, in confronto al 34% degli scettici e al 16% dei refrattari.
    Per questo motivo il team di Cube Radio sottolinea nel vademecum pubblicato su aiangels.eu che integrare l’AI nei percorsi di pastorale ordinaria «non è immediato, innanzitutto per le resistenze al suo utilizzo: il sospetto verso gli algoritmi, la poca dimestichezza, la preoccupazione per la sicurezza dei propri dati personali o il timore di inseguire una delle mode del momento». L’accompagnamento e la mediazione sono quantomai necessarie per contribuire a informare correttamente, correggere e superare le distorsioni cognitive, mettere in evidenza risultati concreti e garantire una cifra etica e una policy di protezione dei dati personali adeguate. Gli AI Angels possono creare contenuti digitali per l’animazione dei gruppi, supportare la comunicazione della comunità o della scuola, offrire formazione tecnologica e promuovere l’inclusività.
    Le caratteristiche che vengono chieste ai volontari dell’IA sono, sempre secondo il vademecum stilato da Cube Radio: disponibilità al servizio e all’agire gratuito, condivisione dei medesimi valori, predisposizione al lavoro in gruppo, aggiornamento costante, azione coordinata con responsabili della comunità e in linea con il piano pastorale della medesima. Si tratta infatti di «offrire un’azione volontaria e comunitaria totalmente disinteressata nell’ambito dei social, piuttosto che un’eccessiva esposizione personale, che potrebbe penalizzare una reale trasparenza a servizio dell’evangelizzazione. Operare in team può aumentare il confronto, amplificare la creatività, sopperire a eventuali assenze e avvicendamenti».
    I riferimenti teorici sono quelli suggeriti dagli studi della ricercatrice statunitense Heidi Campbell[5], che ha documentato scientificamente le modalità attraverso le quali le comunità cristiane sul territorio negozino l’integrazione delle tecnologie digitali e gli studi sul capitale sociale del politologo d’Oltreoceano Robert Putnam[6], che mettono in evidenza come, e soprattutto, le reti fiduciarie siano in grado di facilitare l’innovazione collettiva abbattendo ostacoli psicologici e sociali. «Mi colpisce come gli AI Angels non si limitino a usare la tecnologia – ha spiegato Gaia C., 20 anni nativa della provincia di Venezia e tra i fondatori del progetto - ma si impegnino a costruire un punto d’incontro tra chi ha competenze pastorali e chi ha la capacità di governare gli algoritmi. Il loro ruolo in ambito pastorale aiuta a creare spazi nuovi di ascolto, dialogo e collaborazione».
    Volontari che, nelle intenzioni del team che ha avviato il progetto «dovrebbero evitare l’eccessivo protagonismo – come ha riferito anche Riccardo S., 19 anni, residente in terraferma veneziana - e operare in stile comunitario, favorendo l’inclusione, la creatività condivisa e un uso etico dell’Intelligenza Artificiale a servizio dell’evangelizzazione». La corretta formazione a un'adeguata dimensione etica e la protezione di dati sensibili rientrano tra le priorità degli AI Angels che si rifanno al framework "Ethics for Design" di Virginia Dignum, il quale integra l'etica come prerequisito fondamentale del processo progettuale attraverso tre dimensioni: “accountability” (chiarezza dello scopo: servizio pastorale potenziato dall'IA), “responsibility” (definizione delle responsabilità condivise tra tutti gli stakeholder secondo valori cristiano-cattolici), e “transparency” (adozione di processi trasparenti e metriche verificabili per misurare impatto spirituale, inclusione e sostenibilità delle iniziative). Ogni progetto in parrocchie o scuole dovrebbe iniziare con una valutazione di impatto, la definizione di KPI etici e dovrebbe essere verificato con audit periodici. «Il team di volontari - spiega Eleonora I., residente in Emilia Romagna - trova la sua composizione ideale con la presenza di un volontario senior, un coordinatore tecnico, un esperto di teologia e pastorale, un esperto etico. Integrare tradizione e algoritmi, può rendere l’evangelizzazione più attuale e vicina ai giovani. Inoltre, partire per tempo su un tema cruciale come l’AI può rivelarsi una scelta strategica che giova al cammino della Chiesa». Alcune indicazioni su caratteristiche trasparenze degli algoritmi utilizzati sono fornite da Luciano Floridi[7]: beneficienza, non maleficenza, autonomia dell’esser umano, giustizia, esplicabilità.
    Il quadro teorico tracciato dal direttore del “Digital Ethics” Lab di Oxford dovrebbe essere approfondito e diffuso anche a livello pastorale. «Gli AI Angels – ha affermato Martina I. 22 anni, originaria della provincia di Padova, concludendo un suo intervento formativo – possono e devono contribuire anche alla formazione di un quadro di riferimento etico per gli operatori pastorali. Sono anche figure fondamentali per creare uno spazio di dialogo autentico tra chi ha ancora timore dell’IA e chi già la sta utilizzando con profitto. Non si limitano a utilizzare gli algoritmi, ma si pongono come figure di frontiera: ascoltano le esigenze, traducono, riflettono e accompagnano».


    NOTE

    [1] Otto, R., Das Heilige: Über das Irrationale in der Idee des Göttlichen und sein Verhältnis zum Rationalen. Breslau: Trewendt & Granier, 1917.
    [2] Turner, Victor W., From Ritual to Theatre: The Human Seriousness of Play. New York: Performing Arts Journal Publications, 1982.
    [3] Tinterri, Andrea, di Padova, Marilena, Basta, Angelo, & Dipace, Anna (2024). AI Specialist - a new professional figure for higher education. “Journal of Inclusive Methodology and Technology in Learning and Teaching”, 4(1).
    [4] Rogers, Everett M., Diffusion of Innovations, 5th edn (New York: Free Press, 2003).
    [5] Campbell, Heidi A., Digital Religion: Understanding Religious Practice in New Media Worlds (London: Routledge, 2012).
    [6] Putnam, Robert D., Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community (New York: Simon & Schuster, 2000).
    [7] Floridi, Luciano, Josh Cowls, Mariarosaria Taddeo et al., 'AI4People - An Ethical Framework for a Good AI Society: Introduction', Minds and Machines, 28/4 (2018), 689-707.