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    Linee progettuali per la pastorale giovanile italiana. Prime riflessioni


    “Dare casa al futuro” [1]

    Cesare Bissoli

    (NPG 2019-08-76)

     

    Ho letto con attenzione il documento citato nel titolo, che definirei ‘manifesto’ per il suo valore-guida della Pastorale Giovanile (PG) italiana, modulato con fedeltà creativa sul recente Sinodo incentrato sui giovani[2]. L'ho trovato un buonissimo documento. Ne sono scaturite delle riflessioni che qui esprimo sinteticamente, distinguendo un’attenzione sui dati e sulla proposta.

    IL PROFILO. Uno sguardo globale

    È stato un tentativo, sentito necessario, di proporre in modo organico e completo un profilo di PG, stante l’attuale processo di maturazione di essa nel nostro paese, grazie all’animazione intelligente e appassionata del Servizio nazionale per la PG. Questo non significa che si sia risolto il problema, ma l’esperienza letta con il discernimento dello Spirito permette di tracciare indicazioni per una PG più efficiente e gratificante.
    Di qui, la redazione di queste Linee progettuali (LP) (con comprensibile modestia non si dice “progetto”), che aprono alla speranza, cui deve corrispondere una paziente, progressiva attuazione. A questo scopo si attenderà a due fattori: si va affermando un profondo cambio di paradigma socio-culturale – come si dice – per l’annuncio della fede; in diverse comunità e movimenti si sta già operando in tale situazione. [3] Proprio delle LP è di promuovere una PG di comunione, offrendo uno strumento seriamente pensato ed elaborato. In quest’ottica il volume è unico nel suo genere, pur riconoscendo altre proposte in circolazione.
    Sottolineo sinteticamente queste qualità: adeguata completezza del quadro dei contenuti, piena valorizzazione dei dati sinodali, riconoscimento e assunzione dei criteri aggiornati di matrice religiosa e umana, attingendo dai diversi saperi, ricchezza delle fonti di documentazione esemplarmente citate, esposizione chiara, precisa e coinvolgente, stimolo alla autovalutazione e ad una realizzazione congrua al proprio genere di servizio.
    Prima di approfondire quanto ora detto, rammentiamo altri aspetti esteriori del sussidio. Una parola va detta sul format del volume: ha il profilo di un quaderno di appunti di 191 pagine, con fogli lasciati in bianco per riflessioni dei fruitori, con articolazioni chiare e debitamente numerate paragrafo per paragrafo, in parti, aree, titoli, sottotitoli, con le note non a fondo pagina, ma a fianco per facilitare la lettura. Sono puntualmente segnati rimandi ad altre pagine del volume. In finale sono posti dei testi-stimolo, in particolare il racconto di Emmaus con le ben note rappresentazioni pittoriche di Arcabas. Sta implicito il richiamo del percorso di Emmaus (Lc 24, 13-25) ad icona del cammino formativo, come è già stato scelto nel lavoro sinodale (IL; DF; CV). Seguono indici accurati, in particolare va segnalata la ricca scelta bibliografica, fatta di libri (citati nel volume, ben 73) e di siti (6). È pregevole e gradita l’accuratezza redazionale perseguita.
    Infine una parola sull’impianto. Per una visione di insieme rimandiamo al chiaro grafico di p. 12.
    - Apre la presentazione “Per iniziare…” del Direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, Don Michele Falabretti, che della stesura documento è l’anima, in quanto esprime il suo sentire profondo e il suo stile di ascolto e coinvolgimento di collaboratori.
    - Segue una “Premessa di utilizzo”, importante per capire senso e portata del sussidio, ciò a cui mira e ciò che non vuol essere: vuol essere “uno strumento a sostegno della PG”; non vuole essere un progetto compiuto, ma gli indicatori per una progettazione da fare in loco.
    - Comprende due parti. La prima parte (racchiusa nel c. zero) presenta il “Senso del progettare” e sottolinea non il fare immediato qualcosa, ma il “saper fare” una progettazione a due livelli strettamente interagenti: progettazione pastorale e progettazione educativa.
    - La seconda parte, la più ampia, intende elaborare, si può dire alla lettera, i dati del Sinodo in chiave di PG, assumendo come traccia “Le parole coraggiose del Sinodo”, racchiuse in nove parole-guida. Ne nasce una architettura alquanto complessa, ma armonica. Guardando la cartina di p. 12, si nota la suddivisine in tre aree. Ciascuna con tre “parole coraggiose” pertinenti.
    - La prima area mira ad evidenziare ”le attenzioni e competenze della PG”, scandite dalle prime tre “parole coraggiose”: esserci (prossimità attiva), comunicare (confronto con il mondo digitale) aprire luoghi (creare incontri) (cc. 1-3).
    - La seconda area si concentra sulla “formazione dei giovani”. Le tre parole-guida sono: chiamati (quale rapporto tra vita-fede-vocazione); responsabili (come agire secondo coscienza e facendo discernimento); unici (rilevamento di tre fattori costituenti: corpo-sessualità-spiritualità) (cc. 4-6).
    - La terza area evidenzia che quanto fin qui delineato ha attuazione corretta e vitale “nella vita di comunità”, espressa dalle ultime tre “parole coraggiose”: comunione (che assume il processo della sinodalità, ossia di pensare e agire insieme); annuncio (dove la liturgia e la vita spirituale incarnata ne sono mediazioni prioritarie); diaconia (la vita come servizio e il modo di attuarlo) (cc. 7-9).
    Lasciamo la parola illuminante agli estensori del testo: “In queste nove parole coraggiose è come se il sinodo ci avesse consegnato nove piste di lavoro che ha riconosciuto come importanti per la PG in chiave vocazionale. È importante dire subito che le tre aree di riflessione: le attenzioni e competenze specifiche della PG, la formazione dei giovani, l’identità comunitaria vanno lette e vissute con uno sguardo di insieme… esprimono livelli che devono crescere contemporaneamente: le competenze educative, i giovani e la comunità devono essere considerati elementi convergenti nell’intenzione di essere generativi nella PG” (pp. 37-38).

    LA PROPOSTA. Spunti di valutazione

    Ho già indicato alcune motivazioni per il mio giudizio assolutamente positivo. Aggiungo altri pensieri che la lettura ha suscitato.
    Colpisce l’ampiezza di senso e di identità che viene data alla PG in forza della molteplicità delle componenti considerate necessarie: teologiche, antropologiche, pedagogiche, comunicative, tra loro intrecciate. I saperi assunti sono numerosi. Ne risultano certi tratti.
    - Il volume non è produzione di un estensore a tavolino, ma il frutto di un processo che possiamo definire sinodale, espresso dal dialogo tra una cinquantina di esperti, coordinati dal direttore del Servizio nazionale per la PG.
    - Il marcato richiamo alla centralità della persona giovanile con cui fare dialogo configura la proposta non nel genere di un anonimo e astratto decalogo di norme, ma come offerta di un cammino, che intende valorizzare la ricchezza del Sinodo da concretizzare però nelle svariate circostanze.
    - È congruo a ciò un dialogo interculturale. Prova ne sia anche la bibliografia usata che va oltre il perimetro strettamente confessionale, in connessione al sentire libero e pluralista dei giovani di oggi.
    - Questo porta a dire che si tratta di un disegno di PG ‘missionaria’, aperta certamente ai giovani che sono ‘dentro’ la comunità, ma anche ‘fuori’, con ciò rispondendo in qualche misura all’obiezione qua e là suscitata che i documenti sinodali usano un linguaggio per soli credenti e appartenenti.
    Segnaliamo alcuni significativi indicatori di lettura. Il primo sta nell’invito posto all’inizio delle diverse parti e capitoli: “In ascolto…” con citazioni della Scrittura e dei documenti sinodali. È richiamo ad un clima di preghiera e di pacatezza di lettura, riflettendo su paragrafo per paragrafo. Nella stessa logica di apprezzamento va menzionata l’attenzione alla dimensione educativa, con una opportuna distinzione - abitualmente poco rispettata - fra adolescenti e giovani. Mettiamo infine l’attenzione sullo scopo fecondo delle LP, espresso dal vocabolo “generativo” (p. 38). È un termine che richiama una visuale comunicativa che ha ricevuto ampia considerazione nel mondo catechistico francofono: gli insegnamenti della Parola di Dio contenuti nella stessa Bibbia e nella viva tradizione non sono elementi da copiare, ridire materialmente, ma da accogliere come dati vitale dal seno materno della Chiesa da far crescere nell’evolversi della vita. Si può dire che l’accettazione di queste LP si manifesta in una fedeltà creativa. Diamo una qualifica all’intento delle LP: mirare ad una “PG generativa”.
    Appare chiaro e netto il richiamo all’uso corretto che si deve fare del documento. Lo si legge nel sussidio fin dall’inizio: “Qui nessuno troverà ricette facili o norme da applicare. Ci siamo accontentati di far emergere quelle parole che, nel cammino degli ultimi anni, si sono rivelate efficaci per poter rispondere all’urgenza di una semplice domanda: 'e ora, cosa dobbiamo fare?'. Accettare la complessità di questo tempo, non significa rassegnarsi all’impossibilità e tantomeno cedere alla lusinghe di certa banale superficialità” (p. 4). Più avanti con lodevole sincerità si afferma: “Queste linee vogliono offrirsi come uno strumento pastorale, sono quindi affidate all’intelligenza di ogni comunità, senza la pretesa di risolvere i problemi, ma con la speranza di sostenere il lungo cammino di Chiesa che abbiamo intrapreso e che Papa Francesco ci invita a non abbandonare” (p. 38).
    Queste parole sono significative perchè in certo modo attestano la complessità del testo proposto. Si potrebbe notare in esso una certa, inevitabile astrattezza nel linguaggio, una rilevante molteplicità di idee tra loro strettamente connesse, una certa ripetitività dei contenuti… Ciò richiede una receptio attenta e paziente che ci viene da sostenere così.
    - Colpisce la simpatica presenza di testimonianze concrete di impegno tra i giovani fissate qua e là a forma di lettera. Esse richiamano al realismo delle situazioni. In consonanza con ciò, potrebbe essere utile provocare anzitutto delle reazioni degli addetti ai lavori di PG, e ancora curare una raccolta di ‘progettazioni’ (totali o parziali) realizzate nelle comunità e movimenti, come pure mi spingo a chiedere un sussidio che faccia seguito a questo, con determinazioni più concrete di contenuto e di metodo. Ciò faciliterebbe la comprensione e attuazioni delle LP.
    - Destinatari del testo sono quanti hanno relazione con giovani, clero e laici, genitori, insegnanti, animatori culturali, sportivi, anzitutto i cristiani. Chiaramente il primo destinatario è chi assume un compito educativo integrale alla luce del Vangelo. Sono i catechisti e più ampiamente gli animatori giovanili che hanno fatto una opzione di fede e si impegnano in comunità, nei movimenti… Diciamo subito che una adeguata conoscenza delle LP richiede lettura calma, magari insieme, dialogando schiettamente ma anche mirando a delineare quale incidenza pratica hanno le cose dette. E poi farne oggetto di conoscenza al Servizio Nazionale per la PG. Chiaramente primi interlocutori fra tutti sono i delegati di PG diocesani e dei religiosi.
    Passare all’operatività con umiltà e determinazione seguendo il principio di “imparare facendo”.
    - Mi permetto di aggiungere che assieme a quanto detto molto bene sulla liturgia in rapporto ai giovani (c. 8), meriterebbe che ci sia un riferimento esplicito più ampio alla Parola di Dio, sviluppando la pratica della lectio divina, completando quanto già si dice qua e là nel testo, stimolati in ciò dall’ottimo riferimento conclusivo al racconto di Emmaus come pista privilegiata del cammino da compiere. Sarebbe utile realizzare - e lo auspico dagli autori del sussidio - delle LP sul “mistero di Gesù Cristo” in relazione ai giovani. Chrstus vivit ne parla ampiamente, ma va in certo modo strutturato organicamente. Nella stessa prospettiva meriterebbe elaborare altri primari motivi cristiani come evangelizzazione, chiesa, sacramenti, preghiera, carità, vocazioni specifiche….
    - Nella prossima edizione di queste LP è auspicabile un indice tematico che riunisca i diversi rimandi segnalati tra i diversi paragrafi.
    “Dare casa al futuro” è il titolo dato a queste LP con buone motivazioni di senso tra loro connesse.
    - La PG vuol essere, non una sequenza di avvisi e comandi impersonali, ma una “casa” abitabile da parte dei giovani, una casa che è la famiglia dei figli di Dio. Gesù stesso ad Andrea e Giovanni (si può pensar che fossero giovani adulti) che gli chiesero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?, rispose: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui” (Giov 1, 38-39). È il nuovo inizio, dopo e con Israele, della casa di Dio fra gli uomini, detta Chiesa (cfr Tim 3, 15) in cui si articolano tante comunità.
    - Un “futuro” - come ama dire Papa Francesco - che non è illusione ma “sogno” che appartiene ai giovani, qualcosa che solo Dio può realizzare, ma che certamente opererà con loro (futuro come segno di speranza); ciò richiede un cammino paziente, fiducioso e fedele come il percorso di Emmaus.
    A chi ha fissato queste LP riconosciamo il coraggio di una proposta forte e nuova, in consonanza per altro con bisogni e attese di questi giovani del terzo millennio e in sintonia con gli incessanti e vibranti appelli di Papa Francesco.
    Le LP terminano con un coerente e giustificato stimolo “per continuare…”, con preziose parole del Card. Martini: “Ci permettiamo di affidare il finale di queste Linee progettuali alle parole di un grande maestro del secolo scorso. Chiudendo il Sinodo dei giovani a Milano nel 2002, il Card. Martini scriveva una lettera ai giovani commentano il passaggio di Gesù nella città nel racconto di Zaccheo (Lc 19, 1-10). Ci sembrano parole insuperate, una bella testimonianza di come, nello sguardo paterno rivolto ai giovani, si possa trovare il cammino di tutti” (p 157s). Lasciamo al lettore la meditazione del lungo testo riportato integralmente.

     

    NOTE

    [1] Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile. Conferenza Episcopale Italiana.
    [2] Costante è il riferimento ai documenti sinodali. Ricordiamo i più citati: Christus vivit (CV); Documento finale (DF); Instrumentum Laboris (IL).
    [3] “La pastorale giovanile in Italia non parte dal nulla: alle sue spalle vi sono secoli di dedizione e di prossimità, c’è la passione (per certi versi tutta italiana) di generare, custodire, offrire la cura che fa crescere; sorridere alle libertà che nascono e spiccano il volo” (p. 157).


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