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    Orientamenti per la pastorale giovanile (Conferenza Episcopale Spagnola)



    Conferenza Episcopale Spagnola

    (NPG 1992-09-50)


    PRESENTAZIONE


    1. Noi vescovi spagnoli abbiamo seguito da vicino e con molto interesse le varie e diverse iniziative di pastorale giovanile messe in atto in ognuna delle nostre diocesi, e in tutta la Spagna.
    Si tratta di un'azione costante ed efficace, intrapresa da anni da un gran numero di sacerdoti, religiosi e laici, giovani e adulti.

    2. Il IV incontro della Gioventù a Santiago di Compostela, con la presenza di Giovanni Paolo II, ha dimostrato il dinamismo della pastorale giovanile in Spagna,[1] confermato nell'ultimo Incontro Mondiale celebrato a Czestochowa. I nostri incontri coi giovani nelle parrocchie, per le celebrazioni della cresima, le giornate diocesane della gioventù e gli incontri coi movimenti in diverse occasioni, ci fanno sentire gioia per questa gioventù della Chiesa, che si rinnova costantemente.[2]

    Perché un progetto di pastorale giovanile

    3. Mentre costatiamo questa realtà, siamo coscienti delle limitazioni dell'azione pastorale coi giovani. Queste limitazioni si fanno vedere nel gran numero di giovani che nel nostro paese vivono lontani dalla Chiesa e dal contatto col vangelo, da quelli che soffrono per svariati motivi e hanno perso la speranza nel futuro e la voglia di vivere, o che vivono secondo ideologie materialistiche di consumo e di competitività non solidale.

    4. Nell'azione pastorale segnaliamo inoltre le seguenti limitazioni: la moltiplicazione delle iniziative teoriche e una certa divergenza rispetto alle impostazioni concrete, la mancanza di scopi chiari e di itinerari comprovati, l'improvvisazione e la conseguente discontinuità, l'assenza di sostegno e d'impegno delle comunità. Questo dà origine, in molti casi, ad una pastorale occasionale e di iniziative disperse che mettono in difficoltà un lavoro continuo ed organico.

    5. Di fronte a questi problemi, mentre la Chiesa è concentrata nel compito magnifico e impegnativo dell'evangelizzazione,[3] impresa che ha bisogno di tutti i battezzati, vogliamo invitare le nostre comunità e specialmente i giovani, a rinnovare ed intensificare la pastorale giovanile.

    6. Nella linea della promozione della partecipazione e della corresponsabilità dei laici nella vita e nella missione della Chiesa, noi vescovi abbiamo proposto, nel Piano di azione pastorale della CES per il triennio 1990-1993, la «elaborazione di un Piano di pastorale giovanile». Con questo impegniamo le nostre Comunità, e noi stessi, a dare un nuovo impulso a questo compito, che consideriamo prioritario per la Chiesa in Spagna.

    A quale scopo un progetto di pastorale giovanile

    7. La finalità del progetto di pastorale giovanile è di aiutare l'azione della pastorale perché sia più completa, definita e coordinata. Si tratta di tenere in considerazione tutti gli aspetti della vita dei giovani: educazione, cultura, esperienza sociale, impegno ecclesiale. Rendere presente il vangelo in tutti gli ambienti: quelli della campagna e quelli della città, quelli che sono lontani e quelli che sono vicini, gli emarginati e gli integrati, gli studenti e i lavoratori. E si tratta di mettere a profitto tutte le energie disponibili, doni dello Spirito e, allo stesso tempo, coordinarle, in modo che le sue attuazioni vengano gerarchizzate secondo l'urgenza e l'importanza.

    8. Il progetto non vuole essere una nuova metodologia, ma uno strumento per aiutare alla realizzazione di una pastorale più organizzata che costruisca gruppi e comunità vive, che prendano coscienza della realtà nella quale vivono, progettino il loro cammino e si organizzino, secondo i piani diocesani di pastorale, per un'azione evangelizzatrice più efficace. È conveniente differenziare la pastorale dei giovani dalla pastorale degli adolescenti, benché abbiano un rapporto molto stretto. Dobbiamo anche distinguere, in questa nostra azione pastorale, tra i «giovani- adolescenti» (17-20 anni) e «giovani- adulti» (20-25 anni)

    9. Con questi orientamenti intendiamo raccogliere alcuni degli elementi essenziali di ogni programma d'azione pastorale coi giovani, che in seguito si svilupperanno nel progetto pastorale. L'azione pastorale deve cominciare dalla realtà dei giovani nella società e nella Chiesa d'oggi; proporre un itinerario formativo e una metodologia adeguata per facilitare il processo edu cativo nella direzione intesa. Infine, segnalare l'importanza degli animatori, della loro formazione e la loro corresponsabilità nella missione ecclesiale.

    A chi ci indirizziamo

    10. I primi destinatari sono i giovani. La Chiesa li ama e ha bisogno di loro, ed essi a loro volta hanno bisogno della Chiesa quando cercano e costruiscono il loro futuro.[4] La Chiesa annuncia Gesù Cristo e proclama il suo vangelo come l'unica e sovrabbondante risposta alle aspirazioni più radicali dei giovani, e come la proposta forte ed esaltatrice di una sequela personale: «Gesù, fissando gli occhi su di lui, lo amò e gli disse: solo una cosa ti manca; va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e così avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi» (Mc 10,21). Questo comporta di condividere l'amore filiale di Gesù per il Padre e di rendere l'uomo partecipe della missione di salvezza dell'umanità.[5]

    11. Ci indirizziamo, inoltre, agli animatori di pastorale giovanile: laici, giovani ed adulti, sacerdoti, religiosi e religiose, quelli che stanno già lavorando per la pastorale giovanile o quelli che vogliono collaborare con essa. Questo messaggio è per loro, perché sia per loro un orientamento e uno stimolo, così come noi stessi abbiamo ricevuto l'esperienza ispiratrice di tanti altri.

    12. Finalmente ci indirizziamo a tutte le nostre comunità. Tutti i cristiani debbono interessarsi e partecipare direttamente o indirettamente alla pastorale giovanile. Speriamo nell'accoglienza di tutti: sacerdoti, religiosi e religiose, laici, adulti e giovani, genitori, educatori...
    La preoccupazione per la pastorale giovanile e in genere per l'evangelizzazione dei giovani deve animare il dinamismo missionario delle nostre comunità e stimolare la conversione dei suoi membri, per rendersi credibili di fronte a chi necessita ed esige la massima convinzione e coerenza.

    FONDAMENTO E OPZIONI DELLA PASTORALE GIOVANILE

    Fondamento

    13. Gesù, inviato dal Padre e animato dallo Spirito, rivela la sua vocazione e la sua missione a Nazaret: proclamare il vangelo di Dio. Ancora di più: Gesù di Nazaret, Figlio del Dio vivo, è il vangelo di Dio. Cristo vive nella sua Chiesa. Per questo, la presenza della Chiesa tra i giovani è imprescindibile ed è condizione della loro evangelizzazione. La Chiesa esiste per evangelizzare. Vive per annunciare il vangelo a tutto il creato (Mc 16,15). Evangelizzare costituisce la sua identità più profonda.[6] Evangelizzare implica trasformazione, testimonianza di vita, annuncio di Gesù Cristo, adesione alla comunità, partecipazione alla missione della Chiesa.[7]

    14. La missione della Chiesa nasce dalla fede in Gesù Cristo, dalla comunione del Dio vivo, Padre, Figlio e Spirito Santo, e si definisce come missione di comunione e comunione missionaria.[8] Impegno principale della Chiesa è di annunciare il vangelo, annunciare Gesù Cristo, evangelo di Dio, a tutti gli uomini, perché convinti che la fede in Cristo è «l'unica risposta valida ai problemi e alle aspettative di ciascun uomo e di ogni società».[9] È giunto il momento di una nuova evangelizzazione e della missione «ad gentes».[10] Tutti nella Chiesa, adulti e giovani, devono assumere questo compito urgente. I giovani cristiani devono essere i protagonisti in prima linea della evangelizzazione dei giovani.

    15. In questa direzione, per pastorale intendiamo la presenza e quell'insieme di azioni attraverso le quali la Chiesa aiuta i giovani a interrogarsi e a scoprire il senso della propria vita, a scoprire ed assimilare la dignità e le esigenze dell'essere cristiano, propone loro le diverse possibilità di vivere la vocazione cristiana nella Chiesa e nella società, e li anima e accompagna nel loro impegno per la costruzione del Regno.[11]

    16. È necessario allora articolare tutte le azioni della comunità cristiana in un processo d'accompagnamento che garantisca la formazione integrale del giovane, la sua conversione costante e lo sviluppo armonico e coerente nei suoi rapporti con gli altri, col mondo e con Dio in coerenza con la fede cristiana.
    La pastorale giovanile possiede una chiara dimensione educativa che comporta una speciale attenzione alla crescita personale e armonica di tutte le potenzialità che ogni giovane ha dentro di sé: la ragione, l'affettività, il desiderio di assoluto; una attenzione alla sua dimensione sociale, promuovendo atteggiamenti di solidarietà e di dialogo, e stimolando un impegno per la giustizia e per una società a misura umana; una preoccupazione per la dimensione culturale, dato che l'evangelizzazione non è aggiungere a un bagaglio di conoscenze religiose dei contenuti che le risultano estranei, ma fondare un'azione che «raggiunge e trasforma i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti d'interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita».[12]

    Opzioni pastorali

    17. La pastorale giovanile può essere sviluppata in modi diversi, e ciascuno può essere valido ed efficace. Vogliamo tuttavia indicare le grandi linee maestre che devono servire da caratteristica comune a tutti.[13]

    1° Presenza della Chiesa, specialmente dei giovani cristiani, negli ambienti giovanili.

    18. La presenza della Chiesa tra i giovani è imprescindibile e costituisce allo stesso tempo una condizione per la loro evangelizzazione. La Chiesa deve portare la Buona Notizia di Dio a tutti gli uomini in tutti gli ambienti. Evangelizzare dal di dentro [14] è un'esigenza che nasce della logica del mistero del l'Incarnazione del Figlio di Dio.[15] Unicamente quello che si assume può essere trasformato e salvato.[16] Di fronte a situazioni non accoglienti, inospitali di tanti ambienti, alcuni giovani possono essere tentati di rifugiarsi in determinate forme di vita cristiana. È opportuno ricordare le parole del Concilio: «I giovani devono diventare i primi e immediati apostoli degli stessi giovani, esercitando l'apostolato personale tra i propri compagni, tenendo conto dell'ambiente sociale in cui vivono».[17] Questa presenza deve essere attiva e significativa; esige l'accompagnamento e la revisione da parte del gruppo, ma anche massima fiducia nel Signore che precede» (cf Atti 18,9-10).

    2° Protagonismo e corresponsabilità dei giovani nella Chiesa-comunione.

    19. Se l'evangelizzazione definisce la Chiesa, la missione nasce dalla comunione e genera comunione. La Chiesa, animata dallo Spirito, è comunità di missione. I giovani cristiani, corresponsabili con la Chiesa dell'evangelizzazione, devono partecipare attivamente alla comunione ecclesiastica; devono esprimere, celebrare ed alimentare la loro fede nella comunità e riconoscere ed assumere le loro responsabilità verso di essa.
    Da parte sua la comunità deve anch'essa riconoscere e promuovere al suo interno la presenza e la partecipazione dei giovani. «I giovani non devono essere considerati soltanto come l'oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa; sono di fatto - e devono venire incoraggiati ad esserlo - soggetti attivi, protagonisti dell'evangelizzazione e artefici del rinnovamento sociale».[18]

    20. Questo protagonismo ha la sua ragione d'essere nel battesimo che li fa diventare membri del popolo di Dio[19] e nella stessa caratteristica educativa della pastorale giovanile, dal momento che nel lavoro, nella programmazione, realizzazione e valutazione dei compiti della comunità, essi possono crescere e maturare come credenti.

    3° Opzione preferenziale per i poveri.

    21. L'adesione a Cristo e la comunione ecclesiale portano al servizio dell'uomo e all'impegno per il bene comune della società. Cristo rivela l'uomo all'uomo,[20] la pienezza della sua dignità, quella d'essere figlio di Dio. La Chiesa poi, corpo di Cristo, è fermento del Regno, della nuova umanità. Attraverso Cristo, ogni uomo e tutti gli uomini, specialmente i poveri e quelli che soffrono, diventano una via per la Chiesa [21] che prolunga l'incarnazione di Cristo tra i poveri e il suo impegno liberatore.

    22. Alle soglie del terzo millennio sta ai giovani dare lo slancio a una nuova evangelizzazione servendo l'uomo e la società al fine di contribuire con la forza del vangelo alla costruzione di una nuova civiltà: civiltà dell'amore, della vita, della verità, della giustizia e della pace. Questo impegno si concretizza sia nella solidarietà coi poveri e gli emarginati che stanno tra noi, che con quelli che stanno fuori dalle nostre frontiere.

    23. Consideriamo importante potenziare i diversi volontariati e animare, senza timori, verso impegni stabili e definitivi in questa direzione.[22] In questa linea si vede la necessità di contemplare nei piani di formazione dei giovani una seria educazione sociale e politica seguendo la dottrina sociale della Chiesa.[23]

    4° Una spiritualità che integra la fede e la vita.

    24. È fondamentale aiutare i giovani nella ricerca di una autentica spiritualità che integri la fede in tutta la vita dei giovani: nella loro vita affettiva, familiare, lavorativa, di svago, di impegno; che sviluppi il senso della vita nella comunità cristiana come fraternità e in maniera che, grazie all'esperienza di preghiera e vita sacramentale, essi possano essere contemplativi nell'azione; che aiuti ad accettare le proprie esperienze di insuccesso e il peccato alla luce della misericordia del Padre, manifestate nella croce di Cristo. Spiritualità che giunge a manifestare la fede nelle opere, sfuggendo dalla tentazione di privatizzare la fede e ricercando l'unità di coscienza.[24]

    25. La formazione di questa spiritualità deve comportare gli elementi più genuini della fede cristiana:
    - il mistero della nostra comunione di fede e d'amore col Padre per Cristo nello Spirito Santo;
    - la configurazione con Cristo nella sua ubbidienza filiale al Padre e nel suo impegno per il Regno;
    - la devozione a Maria, Madre della Chiesa e modello di vita di fede;
    - il senso della comunione con la Chiesa e la partecipazione nella sua azione evangelizzatrice;
    - la partecipazione alla liturgia, specialmente ai sacramenti della riconciliazione e dell'eucaristia;
    - la vita di preghiera;
    - la gioia come manifestazione della salvezza;
    - l'accettazione cristiana della croce nella propria vita;
    - l'impegno nella pratica del nuovo comandamento di amore fraterno in unione con Cristo;
    - uno sguardo pieno di speranza e di impegno verso il mondo con le sue luci e le sue ombre.

    5° Coordinazione e articolazione della pastorale giovanile

    26. La coordinazione, come manifestazione effettiva della comunione, ha la sua radice nell'essere stesso della Chiesa e nella nostra fede in Gesù.
    Le sue parole «Che tutti siano uno come Tu, Padre, sei in me ed io in Te» (Giov 17,19-23) sono la radice della coordinazione.
    Essa poi a sua volta fortifica e accresce la comunione.

    27. La Chiesa possiede un'unità di missione, missione ricevuta da Cristo che, a sua volta, l'ha ricevuta dal Padre. Quest'unità di missione non impedisce la diversità delle azioni, di carismi, di vocazioni, d'iniziative.
    Però ogni gruppo ha bisogno degli altri per riconoscersi e identificarsi come Chiesa.
    La coordinazione implica lo sforzo di aprirsi agli altri, di riconoscere che nessuno è autosufficiente, di paziente ascolto, ecc., però è anche fonte di gioia fraterna e di efficacia apostolica. La mutua stima e la reciproca collaborazione tra i gruppi sono manifestazione della comunione ecclesiale[25].

    ELEMENTI CHE DEVONO CONFIGURARE IL PROGETTO DI PASTORALE GIOVANILE

    Il punto di partenza: il giovane nella sua situazione

    28. Il destinatario della pastorale giovanile è il giovane nella sua concreta situazione. Perché la pastorale giovanile sia autenticamente evangelizzatrice, deve essere adeguata alla concreta e diversa situazione dei giovani nei vari ambienti ed occupazioni.

    29. L'accompagnamento pastorale, personale o in gruppo, deve fare attenzione alla diversa maturazione della fede dei giovani. Non tutti sono allo stesso livello e situazione di fede, e quindi i processi devono essere distinti, senza dimenticare che il messaggio è per tutti: associati e non associati, praticanti e non praticanti, credenti e non credenti. Tutti sono chiamati all'incontro con Cristo e alla partecipazione alla comunità cristiana.[26]

    Il punto d'arrivo

    30. È chiaro che la meta dell'itinerario dell'evangelizzazione e dell'educazione nella fede dei giovani è la scoperta, da parte loro, di Cristo come pienezza di senso e come il senso di tutta la loro vita, e la ricerca della più piena identificazione con Lui, con tutto ciò che questo implica: santità di vita, la vita secondo lo Spirito, la configurazione con Cristo. Per questo ogni pastorale coi giovani deve proporre e animare l'incontro personale e comunitario del giovane con Cristo vivo, che è al tempo stesso l'origine e il cammino di questo processo. Deve sollecitare e ancor più facilitare la partecipazione alla vita della comunità, e promuovere e accompagnare il suo impegno nell'azione evangelizzatrice della Chiesa a favore degli uomini e della società.

    31. Questo obiettivo generale segna le linee di lavoro di ogni azione pastorale coi giovani. È proposta e accompagnamento.
    La proposta è di convocazione e missione; è un aiuto a scoprire il senso della vita in un darsi, in una missione, in un servizio. L'accompagnamento definisce la pedagogia della pastorale giovanile, che esige dall'animatore e dalla comunità cristiana l'essere vicini, stimolare e promuovere il protagonismo dei giovani.

    32. La vocazione, universale e comune, alla santità nella sequela di Gesù si specifica in diverse vocazioni laicali [27] e di speciale consacrazione: ministero sacerdotale, vita religiosa, vita monacale, vita laica consacrata e vocazione missionaria come possibilità per tutti gli stati di vita. La pastorale giovanile aiuterà il giovane a scoprire qual è la sua concreta vocazione, alla quale cercherà di rispondere con generosità,[28] e aiuterà al progressivo inserimento nella comunità dei credenti e alla partecipazione corresponsabile in essa.

    L'itinerario educativo: tappe

    33. La pastorale giovanile deve istituire il processo attraverso cui la comunità cristiana guida e accompagna il giovane dalla sua situazione concreta fino alla piena maturità umana e cristiana.
    Questo processo di scoperta è lungo e lento: non esistono ricette né soluzioni esterne. È il giovane che scopre la propria vita ed è quello il luogo in cui può incontrarsi con Cristo attraverso la fede.

    34. Tra il punto di partenza e la meta finale dell'itinerario di evangelizzazione, possiamo distinguere tre momenti o tappe, con obiettivi e azioni specifiche: tappa missionaria, tappa catecumenale e tappa pastorale,[29] per chiamarle in qualche modo.
    Queste tappe non intendono definire un processo cronologico ma unicamente metodologico, dato che possono anche coincidere. Esse aiutano a comprendere come il processo educativo della fede deve sempre tener conto della situazione concreta in cui il giovane si trova nelle diverse dimensioni della sua vita.

    35. La tappa missionaria, tappa di convocazione e di proposta, corrisponde alla situazione dei giovani non credenti e di quelli lontani dalla fede e dalla comunità ecclesiale, e comprende le azioni della comunità verso di loro. Il primo elemento di questa azione missionaria sarà la testimonianza dei credenti come «presenza, partecipazione e solidarietà».[30]
    Questa testimonianza deve farsi annuncio esplicito del vangelo di Gesù.[31] Questa tappa si conclude quando il eiovane accetta Gesù Cristo e desidera incorporarsi nella comunità cristiana.

    36. La tappa catecumenale, tappa di iniziazione e di formazione, corrisponde alla situazione dei giovani che hanno dato un'iniziale adesione alla persona e al vangelo di Gesù Cristo e desiderano entrare in una piena comunione ecclesiale.
    Questa tappa comprende tutte le azioni attraverso le quali la comunità cristiana fa comprendere, celebrare e vivere nella Chiesa la novità della vita cristiana.
    Questa azione catecumenale è al servizio dell'iniziazione cristiana, che come insegna il Concilio deve essere una iniziazione: al mistero della salvezza, all'esercizio degli atteggiamenti evangelici, ai riti sacri che si celebreranno successivamente, alla vita di fede, di liturgia e di carità del popolo di Dio.[32]
    All'interno di questa tappa, rivestono una capitale importanza in alcune diocesi la catechesi e il sacramento della confermazione.

    37. La tappa pastorale, tappa dell'impegno e della missione, comprende le azioni della comunità ecclesiale verso i giovani già iniziati alla fede: l'educazione permanente della fede, la celebrazione dei sacramenti, la comunione fraterna nelle comunità vive, partecipi corresponsabili, e la testimonianza della nuova vita in Cristo.
    Questa testimonianza raggiunge tutte le situazioni della vita e in modo speciale, oggi, questa testimonianza si deve esprimere nel rispetto e difesa della dignità dell'uomo, nella solidarietà coi poveri e nell'amore alla povertà evangelica, nel dialogo tra fede e cultura,[33] nel lavoro per la pace e l'ecologia, e deve portare alla trasformazione della struttura di peccato secondo il piano di Dio.[34] Questi giovani, iniziati nella fede, sono coloro che possono promuovere un duplice e urgente compito: la nuova evangelizzazione e la evangelizzazione missionaria «ad gentes».[35]

    Pedagogia e metodologia pastorale

    38. La pedagogia del processo di evangelizzazione e la metodologia della formazione, sempre importante, rivestono un significato speciale in tutto il processo dell'educazione del giovane alla fede.

    39. Di conseguenza bisogna stabilire chiaramente quei fondamentali criteri che servono ai movimenti e associazioni per la revisione ed aggiornamento dei metodi utilizzati, e che aiutano i gruppi, le associazioni e le comunità ad adottare i criteri più adatti alla formazione integrale, spirituale e dottrinale, dei giovani.

    40. Possiamo ricordare alcuni princìpi a cui devono ispirarsi tali criteri: la lettura credente della realtà personale e sociale e la lettura del vangelo a partire dalla realtà personale e da quella della comunità cristiana; la formazione intesa come «autoformazione»,[36] però sempre e soltanto in seno alla comunità ecclesiale, in piccoli gruppi, in associazioni o movimenti; la formazione spirituale coi mezzi comuni e adeguati alle condizioni personali di vita - ascolto della parola, preghiera personale e comunitaria, partecipazione attiva nella liturgia... - e la formazione dottrinale, con una sistematica azione di catechesi [37] che garantisca l'assimilazione del mistero di Cristo e della Chiesa.[38]

    41. La stessa vita di Gesù, come maestro ed educatore degli apostoli e del popolo, è anche, nella sua totalità, una pedagogia attiva e liberatrice che culmina nella croce e nella resurrezione.

    Ambiti di formazione

    42. Le comunità cristiane non possono ignorare né escludere la ricchezza e la diversità delle vie che contribuiscono, ognuna secondo la sua propria funzione, alla formazione integrale dei giovani dal punto di vista umano, dottrinale e spirituale.[39]

    43. Il progetto di pastorale giovanile dovrà articolare e coordinare gli apporti specifici e complementari della famiglia, della scuola, della parrocchia, delle associazioni e movimenti.[40] Ciascuno di questi ambiti ha una missione distinta ma necessaria: per questo è importante ottenere una efficace collaborazione di tutti questi ambiti.

    44. Affermiamo, ancora una volta, che l'insegnamento della religione ha un rapporto molto stretto con l'evangelizzazione e la pastorale giovanile. A questo riguardo rimandiamo a quanto detto in altre occasioni.[41]

    45. Secondo il nostro giudizio, il gruppo giovanile costituisce un elemento molto importante per situare il processo di educazione alla fede e la personalizzazione dell'esperienza, e d'altra parte può essere una mediazione privilegiata di esperienza di Chiesa.

    PROFILO E FUNZIONE DELL'ANIMATORE DI PASTORALE GIOVANILE

    46. Questo lavoro pastorale non potrebbe realizzarsi senza la collaborazione, lo sforzo e la generosità di un gran numero di animatori, sacerdoti, religiosi e laici, adulti e giovani. Sappiamo che essere animatore di pastorale giovanile non è una vocazione facile né realizzabile in breve termine, ma che richiede una formazione tecnica, una maturità umana e una forte esperienza personale di fede.

    47. Tra i tratti che devono caratterizzare l'animatore ne mettiamo in risalto alcuni: essere persona che ama profondamente i giovani e che quindi ha fiducia in loro,[42] educatore vicino e attento, testimone della fede della comunità ecclesiale, animatore del gruppo e inviato della comunità.

    48. Nella pastorale giovanile il sacerdote svolge un ruolo fondamentale nel lavoro di accompagnamento, di aiuto a discernere la volontà di Dio, di guida nella vita spirituale e nella celebrazione dei sacramenti.
    Questo è un lavoro che deve essere realizzato tanto con i giovani quanto col gruppo di animatori.

    LINEE OPERATIVE PER SVILUPPARE QUESTI ORIENTAMENTI E METTERLI IN PRATICA

    49. Giunti al termine della nostra riflessione ci sembra opportuno indicare alcune linee operative che aiutino a sviluppare questi orientamenti.

    50. La Commissione Episcopale dell'Apostolato dei Laici, in collaborazione con quella dell'Insegnamento e Catechesi e quella dei Seminari e Università, elaboreranno il progetto guida di pastorale che sviluppi questi orientamenti.

    51. La nuova evangelizzazione nella quale la Chiesa deve impegnarsi esige che diamo risposta alle sfide al di là della semplice moltiplicazione delle iniziative. L'esperienza ci ha insegnato che, come strumento per un'azione coordinata e efficace, è conveniente che ogni chiesa diocesana abbia un progetto di pastorale giovanile.

    52. Tenendo conto dei diversi ambiti in cui si svolge la pastorale giovanile, il coordinamento delle diverse iniziative di pastorale giovanile promosse dalle parrocchie, dalle scuole, dalle congregazioni religiose, dai movimenti e associazioni e dalle comunità, deve poter trovare adeguati punti di riferimento nella pastorale diocesana,[43] tra cui spicca la Delegazione diocesana di pastorale giovanile.

    53. È importante articolare le diverse iniziative di pastorale coi giovani all'interno della pastorale giovanile e in accordo con ogni Chiesa particolare. La pastorale giovanile si intende collocare all'interno del Piano Diocesano di pastorale coordinato dai Consigli di pastorale e delle corrispondenti Delegazioni Episcopali.

    54. Ciascuna delle nostre diocesi dedicherà persone e mezzi necessari per il funzionamento delle delegazioni diocesane e farà in modo che si creino équipes di pastorale giovanile nelle vicarie e zone, in cui siano rappresentati gli animatori di pastorale giovanile e gli stessi giovani.

    55. Le delegazioni o i segretariati di pastorale giovanile stimoleranno ed aiuteranno a dare una struttura organica al gran numero di gruppi parrocchiali di giovani, molti dei quali sono nati dalla catechesi della confermazione per adolescenti e giovani. Una struttura che renda possibile creare gruppi permanenti, formare animatori, e facilitare la loro partecipazione alla vita tanto civile quanto ecclesiale.

    56. Le delegazioni, i segretariati e le parrocchie potenzieranno i movimenti, le associazioni e i centri del tempo libero, vedendo in essi uno strumento privilegiato per la presenza e la missione della Chiesa nei diversi ambienti in cui vivono i giovani. All'interno di questi luoghi meritano una speciale attenzione i movimenti d'azione cattolica.[44]

    57. Si faccia in modo di costituire scuole per catechisti, animatori di pastorale giovanile, educatori del tempo libero, mantenendo la necessaria unità: considerando la formazione di aiutanti, animatori ed educatori un compito urgente e necessario.

    58. I religiosi e le religiose che seguono i gruppi di giovani o si prendono cura di loro nella loro formazione scolastica, parteciperanno di questo compito evangelizzatore, assumendo gli obiettivi della pastorale diocesana e arricchendola col loro proprio carisma.

    59. Data l'importanza dell'insegnamento della religione per la formazione dei giovani, si potenzierà la formazione scientifica degli insegnanti di religione, così come il loro accompagnamento pastorale. Si coordineranno i servizi di pastorale in quello che riguarda i giovani, gli insegnanti e le università. Si cercheranno vie di collaborazione tra le parrocchie e le scuole, specialmente per quanto riguarda le attività del doposcuola, nelle quali tanti insegnanti, religiosi, religiose e laici si impegnano con sforzo e generosità.

    60. La pastorale giovanile terrà conto non solo dei gruppi organizzati ma anche dei tanti giovani che, senza fare parte di gruppi determinati, si sforzano quotidianamente nella sequela di Gesù e nella fedeltà alla sua Chiesa.

    61. La Chiesa tiene conto della diversità culturale e politica della Spagna, manifestata nella struttura autonomista dello Stato. L'organizzazione della pastorale giovanile terrà conto di questa diversità culturale e politica.[45]

    62. La Sottocommissione di pastorale giovanile della CEAS è il luogo di incontro delle diverse realtà della pastorale giovanile che esistono nella Chiesa in Spagna, e resterà al servizio delle diverse diocesi stimolando ed aiutando processi di comunione e di servizi interdiocesani.

    Conclusioni

    63. Mentre affidiamo lo sviluppo e la concretizzazione ulteriore di questi orientamenti alla CEAS, confidiamo che, con la elaborazione del progetto, sapremo stimolare e accompagnare la fiducia e le speranze dei nostri delegati diocesani, dei sempre più numerosi animatori di pastorale giovanile e di tutti i giovani.
    Siamo coscienti che contribuiremo a un futuro migliore se sappiamo offrire ai giovani una ragione per vivere e un motivo per sperare, se possiamo offrire loro Cristo, speranza dell'umanità e fonte di gioia per coloro che lo riconoscono.[46]

    64. Affidiamo il frutto di questi orientamenti alla intercessione di Maria, che ha saputo ascoltare con ammirazione quello che si diceva di Gesù, e proclamare con gioia il vangelo che ci libera.


    NOTE

    [1] Così affermava proprio Giovanni Paolo II nell'udienza generale di mercoledì 23 agosto 1989.
    [2] Messaggio del Concilio ai Giovani.
    [3] Celam, 9, 3, 83.
    [4] Cf Puebla, 1206 ss.
    [5] Cf ChL 46.
    [6] Cf EN 14.
    [7] Cf EN 21-24.
    [8] Cf ChL 32.
    [9] ChL 34.
    [10] Cf RM 3, ChL 34, TDV 53.
    [11] Cf ChL 54
    [12] EN 19.
    [13] Cf Convegno sull'evangelizzazione: Conclusioni del gruppo «Giovani».
    [14] Cf EN 18.
    [15] Cf EN 15 e 18.
    [16] Cf AA 14.
    [17] AA 12.
    [18] ChL 46, Sinodo 37, Prop. 52. Cf AAl2, EN 72, CC 248.
    [19] Cf LG 33.
    [20] Cf GS 22, ChL 36.
    [21] Cf RH 14; CA 53, 56.
    [22] Cf RM 79-80.
    [23] Cf CA 56; ChL 42.
    [24] Cf ES 15; GS43.
    [25] ChL 30.
    [26] Cf Mt 9, 36-37.
    [27] Cf ChL 55-56.
    [28] Cf ChL 58.
    [29] Cf AG 6, 13, 15.
    [30] EN 21
    [31] Cf ibid. 21.
    [32] Cf AG 14.
    [33] Cf EN 19-20.
    [34] Cf SRS 36; TDV 53.65.
    [35] «La missione rinnova la Chiesa, rinforza la fede e l'identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si fortifica dandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani trarrà ispirazione e sostegno nell'impegno per la missione universale» (RM 2; cf RM 3; AA 12).
    [36] Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica ai giovani e alle giovani del mondo nell'anno internazionale della gioventù, 13.
    [37] Cf ChL 60.
    [38] Cf CES, Orientamenti dell'Episcopato Spagnolo sull'Apostolato dei laici
    [39] Cf ChL 59.
    [40] Cf ChL 61-61.
    [41] Commissione Episcopale per l'insegnamento e catechesi, Orientamenti pastorali dell'insegnamento religioso nelle scuole. Legittimità e contenuto. Ed. EDICE, Madrid 1979; Cf «Orientamenti pastorali sul ministero dei sacerdoti nell'azione evolutiva» 1987, 100-101
    [42] Cf 1 Tes 2, 78; Giovanni Paolo II, Lettera apostolica ai giovani e alle giovani del mondo nell'anno internazionale della gioventù, 7.
    [43] Cf LG 23.
    [44] Cf AA20.
    [45] ChL 63
    [46] Cf ChL 7.


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