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    Giovani e tempo libero: aspetti psicologici



    Severino De Pieri

    (NPG 1991-07-11)


    Più tempo libero oggi, più tempo per essere giovani e liberi: questo è lo slogan che può sintetizzare efficacemente le attese, i bisogni, gli ideali di vita e i comportamenti della fascia adolescenziale e giovanile della nostra società. Il tempo per i giovani è per antonomasia il tempo libero, un tempo «disoccupato-disponibile», un tempo che viene vissuto per costruire la propria identità personale e sociale.In effetti il «tempo libero» non solo rappresenta, per la maggior parte dei giovani d'oggi, una fetta cospicua della vita quotidiana, ma acquista soprattutto grande rilevanza soggettiva, ai fini cioè della propria crescita individuale e collettiva.[1]
    In ogni tempo il divertimento ha rappresentato una componente evolutiva essenziale per le giovani generazioni. Ciò resta vero anche se oggi il detto «divertiamoci finché siamo giovani» cessa forse di essere prerogativa dei solo giovani, per divenire esigenza fortemente sentita anche da adulti e perfino da anziani, a seguito delle modificazioni intervenute nei riguardi del concetto stesso di età evolutiva, non più riservata ai primi decenni della vita ma ormai coestesa a tutto l'arco dell'esistenza.
    Oggi tuttavia alcuni fattori di indole socio-economica e culturale, come il dilazionamento dell'entrata nella vita adulta, la caduta delle tensioni sociali e il ridimensionamento della centralità dello studio, hanno portato ad esaltare la rilevanza e la persistenza del bisogno ludico, non più inteso come incentivo per vivere con maggiore responsabilità e autenticità ogni età della vita, soprattutto giovanile.
    Proprio in forza del tempo libero i giovani si trovano oggi nella condizione di acquisire processi di maturazione che in passato non si potevano neppure immaginare. Queste opportunità inedite consentono loro di vivere un'umanità dentro l'umanità, il «tempo dei giovani» per l'appunto, che è soprattutto il tempo libero, quasi nuova agenzia di socializzazione, da affiancare alle altre tradizionali.
    Pare pertanto legittimo chiederci, sotto il profilo psicologico della costruzione della personalità, quale rilevanza abbia il tempo libero per la formazione dell'identità dei giovani, quale ruolo gioca al riguardo la mediazione del gruppo e della vita associativa, e infine quale peso vengono ad acquistare le modalità di impiego del tempo libero nella formazione dei valori nella cultura e condizione giovanile attuale.

    MODALITÀ PRIVILEGIATA PER LA FORMAZIONE DELL'IDENTITÀ PERSONALE E SOCIALE

    Gli adolescenti e i giovani d'oggi, nel psicologiche, e non fisiche, dalla famimomento in cui prendono le distanze glia di origine - dato il loro cosí lungo permanere in essa - non ancora inseriti nella società e nel mondo degli adulti, vivono un tempo intermedio dilatato di crescita, un tempo in cui si ritagliano una specifica modalità di essere.[2]
    Terminata l'epoca in cui questa configurazione assunta dalla condizione giovanile veniva esorcizzata e demonizzata, sta entrando oggi nella mentalità comune e perfino nella pubblica opinione il convincimento che questa del «divenire in un tempo senza tempo», più che una moda passeggera, possa essere concepita come una modalità essenziale per la formazione delle nuove generazioni.
    Si tratta, in altri termini, di ipotizzare un percorso della costruzione dell'identità in cui acquistano rilevanza i tempi, i luoghi e i modi non istituzionalizzati.
    Cosí, accanto e oltre la famiglia, la scuola, la chiesa, prendono sempre più importanza il tempo libero da impegni, la vita di gruppo, i luoghi «neutri» (come strada, bar, campi di gioco, palestre, discoteche, ecc.).
    Accanto alle precedenti e tradizionali identificazioni, oggi prende rilievo e si strutturano queste modalità di vivere la vita quotidiana, modalità che comportano vere e proprie nuove identificazioni, talora perfino simbiotiche, come quella con il gruppo, intravisto come nuovo «utero sociale», o con il tempo libero come ambito privilegiato di confluenza e approdo tipicamente adolescenziale e giovanile.
    In ciò favorite anche dalla società dei consumi che ha puntato quasi tutto sul «mercato giovane», le nuove generazioni trovano il punto massimo di aggregazione e di espansione psicologica e sociale negli spazi e nei tempi di libera espressività, spazi e tempi che divengono pertanto il laboratorio in cui sperimentare una modalità di essere ti picamente adolescenziale e giovane.
    Già a partire dalla preadolescenza assistiamo oggi ad una massiccia identificazione sociale, attraverso l'assimilazione generalizzata di consumi e modelli esteriorizzati e di facile fruizione, mutuati dal mondo dello sport e dello spettacolo.
    Attraverso queste identificazioni e in forza di esse, il preadolescente perviene a una più approfondita conoscenza di sé e a una progressiva transizione verso l'identità.[3]
    I segni e i passaggi di questo percorso in età preadolescenziale, caratterizzata oggi da un vissuto a «mezzadria» tra casa, scuola, parrocchia e mondo dei coetanei in libera sociali77azione, si possono individuare tra i seguenti:
    - un allargamento della prospettiva temporale, intesa come sentimento della propria continuità in direzione di futuro, e massimamente conquistata attraverso le modalità del tempo liberamente trascorso con i coetanei nel gioco, nello sport e nel tempo libero;[4]
    - una migliore messa a fuoco del concetto di sé, ottenuta nel laboratorio sociale degli scambi liberi e nella conquista di nuovi spazi territoriali e sociali (a questa età abbiamo il massimo impiego di giovani leve in tutti i tipi di sport più o meno strutturato);
    - un inizio di sperimentazione di nuovi ruoli e più personalizzati, vissuti - oltre la famiglia - soprattutto nel tempo per la vita di gruppo, l'amicizia e il tempo libero.
    Ma è nell'adolescenza vera e propria che - soprattutto attraverso la mediazione del tempo libero - si compie un decisivo passo avanti per l'elaborazione della propria sia pure «imperfetta» identità personale e sociale.
    In questo travaglio della «seconda nascita» gli adolescenti, pur vivendo oggi un dilatato periodo di dipendenza dalla famiglia, con l'emergere - al dire degli psicanalisti - di un «Edipo secondo» nei confronti del genitore di sesso opposto, sperimentano in forma massiccia e con esiti incerti processi multipli di identificazione con le agenzie informali del gruppo del pari, dei mass-media e del tempo libero.
    Tali identificazioni nel loro divenire appaiono ambivalenti, facendo per così dire «oscillare» gli adolescenti tra dipendenza, imitazione e conformismo da una parte e sperimentazione critica e acquisizione di una più matura autonomia dall'altra.
    Nell'adolescenza, dato il modo insistito, irruente e travagliato di vivere il passaggio dalle identificazioni all'identità, pare quasi logico attendersi non solo percorsi contraddittori, frammentati e differenziati, ma anche disturbati, disagiati e talora anche «squilibrati», con confusione, crisi e perdita di identità.
    È il caso delle adolescenze a rischio o devianti che oggi si ritrovano ai margini degli spazi protetti, in caduta libera - per così dire - negli ambienti di vita al di fuori di ogni controllo e regola.[5]
    Il consumismo pervasivo da un lato e la mancanza di politiche adolescenziali di contenimento e guida dall'altro, possono esporre molti adolescenti dei nostri giorni alla perdita definitiva dell'identità e in non pochi casi anche della vita fisica.
    Nell'età della giovinezza vera e propria, anche se oggi in sovrimpressione con una dilatata adolescenza, la formazione dell'identità comporta il conseguimento di traguardi ulteriori nella definizione di sé, nell'autonomia, nella maturazione affettiva, sociale e partecipativa, anche se l'identità resta oggi, tra le generazioni giovanili, piuttosto incerta e «debole».[6]
    Nei processi di costruzione dell'identità personale e sociale presso i giovani acquistano oggi grande rilevanza l'impiego del tempo libero e la vita associativa.
    Pur persistendo al riguardo consistenti forme di identificazione da dipendenza, imitazione, conformismo, acquiescenza e immaturità comportamentale, le attuali generazioni giovanili dispongono di un potenziale inedito e ricchissimo per costruire nuovi percorsi nella maturazione della propria identità, in vista anche dell'innovazione sociale e culturale.
    Le opportunità di accedere a molteplici forme di sport strutturato, la funzione della musica e degli spettacoli, la possibilità di compiere viaggi culturali e di svago, consentono ai giovani di dilatare ed espandere importanti dinamiche e modalità operative per la crescita dell'autonomia e della vita di relazione, per l'aumento delle capacità progettuali e per la sperimentazione di ruoli sociali di appartenenza, partecipazione, solidarietà e condivisione.
    In particolare, in tutte le attività di gruppo che hanno grande rilevanza associativa, è possibile pervenire più facilmente all'identità sociale, intesa come sentimento di attribuzione e appartenenza a una realtà sociale che viene usata come termine di confronto e verifica per l'acquisizione di caratteristiche utili alla propria realizzazione.
    In tal senso l'identità sociale, anche nel tempo libero, non risulta come effetto determinato dalla fruizione collettiva, bensí come prodotto interiore, elaborato da ogni individuo sulla base di assimilazione, verifica e confronto.
    Purché sia cautelato dai rischi di condizionamento e di plagio, tale identità sociale può costituire una condizione essenziale per strategie di cambiamento embrionalmente inaugurate e portate avanti oggi dai comportamenti giovanili.[7]

    LA MEDIAZIONE DEL GRUPPO E LA DIMENSIONE ASSOCIATIVA

    Parlare oggi ai giovani vuol dire essenzialmente comunicare attraverso l'esperienza associata del gruppo sia formale che strutturato.
    Il gruppo rappresenta il luogo «neutro» dove vivere la libertà, la sicurezza, gli affetti, il tempo libero, il divertimento.
    Nel gruppo adolescenti e giovani non solo si sentono uguali agli altri, ma esprimono una cultura alternativa, elaborata in controdipendenza nei riguardi degli adulti.
    Il mondo dei coetanei è percepito dagli adolescenti e dai giovani d'oggi come il contesto nel quale viene legittimata l'esigenza di sentirsi in certo qual modo adulti.
    Di fronte al venir meno dell'appoggio istituzionale di famiglia, scuola e in parte anche chiesa, il gruppo dei pari e gli amici rappresentano il luogo privilegiato dove avvengono i più importanti processi di crescita (identità, progettualità, socialità).
    Come si vede, l'uscita (temporanea e parziale) dalla famiglia e la ricerca dei coetaneni nel gruppo dei pari e nell'amicizia, rappresentano la caratteristica più visibile e generalizzata delle nuove generazioni.
    La nuova cultura adolescenziale e giovanile, in ciò favorita anche dai mezzi di comunicazione di massa, appare molto intrisa di «amicalità».
    Questa «tendenza fusionale», mentre sembra caratterizzare bene l'attuale momento della condizione giovanile, non cessa di porre nel contempo seri problemi di interpretazione del fenomeno, in termini di prolungamento del «narcisismo» e di faticoso divenire della maturazione affettiva e sociale.[8]
    Quando questi dinamismi non evolvono positivamente, abbiamo dei gravi risvolti negativi nel comportamento individuale e sociale, come stanno a dimostrare le condotte devianti spesso indotte dal gruppo circa il suicidio, il sesso, l'aborto, l'alcool, la droga e la delinquenza.
    I gruppi «informali» assumono oggi un'importanza eccezionale nel vissuto giovanile in genere, e nell'uso del tempo libero in particolare.
    Questa esperienza amicale del gruppo dei pari, non strutturato, coinvolge 8 giovani su 10: è l'ambito privilegiato della socializzazione, con una frequentazione quasi quotidiana.
    Due aspetti accomunano questi giovani dei gruppi informali: l'amicizia e il bisogno di svago e divertimento nel tempo libero. Sono bisogni prevalentemente centrati sull'autorealizzazione individuale, mentre appaiono scarsamente presenti i bisogni culturali, politici e sociali.[9]
    Sotto il profilo etico-valoriale i gruppi informali possiedono una «debole identità sociale». Essi tuttavia rappresentano l'unica alternativa di cui oggi dispone la maggioranza degli adolescenti e dei giovani per realizzare una solidarietà «a corto raggio», sia pure autocentrata ma realmente espressa, anche se in forma povera e immatura.
    Diversa appare, anche se fortemente minoritaria, la configurazione dei gruppi «formali» o strutturati (sportivi, formativi, culturali e sociali). Anche in questi ultimi la prospettiva finale appare più orientata verso il raggiungimento di mete evolutive personali che all'assunzione di ruoli sociali e adulti.
    Cosí la povertà di interazione con la società dei grandi si coglie anche nel versante più aperto e socialmente orientato dei gruppi strutturati.
    In questi tuttavia la domanda di autonomia sembra non escludere il bisogno di guida e orientamento da parte della società adulta.
    In ogni caso nel gruppo strutturato, specialmente quando è presente una dimensione associativa più allargata e pedagogicamente garantita, i bisogni affettivi, ludici e di autorealizzazione evolvono più facilmente verso traguardi di maturazione sociale.
    Questa analisi ci fa comprendere come in mancanza di un ancoraggio soddisfacente con le istituzioni formali e tradizionali (famiglia, scuola, lavoro, chiesa, ecc.), i giovani, attraverso l'esperienza del gruppo, recuperano nonostante tutto una valenza formativa che, sia pure povera e ambivalente, risulta essere in molti casi l'unica possibile e in larga parte finalizzata verso esiti positivi al termine di un'età più allungata di maturazione.
    È proprio il caso di dire che i «giovani salvano» i giovani, o meglio che si salvano da soli, nonostante il prezzo elevato che una parte di essi paga nell'avventura del divenire adulti.
    Anche sotto questa angolatura non è chi non veda l'ambivalenza della mediazione del gruppo, quando in non pochi casi esso finisce per diventare alternativo alla protezione e alla sicu rezza offerta prima dalla famiglia e non più assicurata poi dagli altri ambiti istituzionali.
    Il discorso si allarga perciò in direzione educativa.
    «Se dunque, guardando al gruppo dei pari ed alla rilevanza di questo per gli adolescenti, si può percepire il loro bisogno di autonomia, sembra non si possa fare a meno ancora una volta di percepire, assieme ad esso, il bisogno di paternità e di assunzione di responsabilità da parte della società adulta, senza le quali ogni autonomia finisce per essere più apparente che reale e rischia di avere sbocchi difficilmente prevedibili».
    «Dalla valutazione che adolescenti ed adulti fanno dei rapporti reciproci sembra emergere con insistenza l'immagine di una società senza padre dove gli adulti appaiono essi stessi ora sopraffatti ora latitanti».[10]
    Da queste considerazioni deriva la necessità di sostenere e maturare la vita di gruppo attraverso l'apporto delle associazioni giovanili, che hanno il pregio di fornire consistenza e continuità ai bisogni giovanili, soprattutto sotto il profilo istituzionale, progettuale e formativo.
    «Nella vita associativa, infatti, l'individuo può esprimere la sua autonomia aprendosi ad una esperienza di ruoli sociali che gli facilita l'inserimento e l'affermazione nella società, preparandolo criticamente a scomporre e ricomporre modi di essere e processi del sociale».[11]

    LA FORMAZIONE DEI VALORI E DELLA CULTURA GIOVANILE

    Le ricerche psicosociali sui giovani e il tempo libero mettono in luce la crescente espansione nell'impiego di tempo dedicato per lo svago, il divertimento, il turismo, ma parimenti non sembrano documentare una maggiore soddisfazione da parte dei fruitori.
    È un che il disagio è maggiormente manifestato dalle donne e al Sud, rispetto ai maschi e al Nord.
    Senza dubbio giocano ancora un ruolo pesante certi condizionamenti socio-culturali, ma l'insidia maggiore nei confronti di questo disagio sembra provenire dal fatto che il tempo libero è largamente intaccato dalla mentalità consumistica che non riesce a coniugare il benessere con i valori.
    Anzi c'è sovente il rischio che tempo libero, svago e sport divengano occasione per aggravare l'immaturità e il disagio giovanile, non favorendo - in altri termini - quel passaggio dalle identificazioni all'identità che costituisce il traguardo di un'autentica formazione della personalità.
    Eppure nel tempo libero dedicato allo svago, alla musica, allo sport e al turismo, gli adolescenti e i giovani possono costruire autentici valori di comunicazione, condivisione, autonomia, senso di appartenenza, impegno e creatitivà.[12]
    Oggi soprattutto tra le giovani generazioni emergono istanze di rapporti affettivi e interpersonali basati sul gusto non solo dell'avventura e dell'originalità, ma anche sull'apertura a nuove esperienze creative sul piano personale e sociale.
    Attraverso lo «stare insieme» su un piano di parità e condivisione, i giovani stanno, ad esempio, maturando i valori di accoglienza reciproca, di integrazione razziale, di impegno per la difesa ambientale e per la pace.
    Soprattutto, attraverso una sperimentazione per molti versi inedita e originale, danno un contributo all'innovazione pedagogica attraverso la scelta dell'animazione educativo-culturale e socio-politica, nella vita associativa e di gruppo.[13]
    Infine, attraverso il volontariato largamente presente anche nelle associazioni per il tempo libero, lo sport e il turismo, i giovani danno risposte di elevata caratura sociale, non solo supplendo alla carenza delle politiche giovanili dello stato e degli enti pubblici proposti, ma anche espandendo in modo originale e creativo la domanda di nuovi valori e di una migliore qualità della vita.

    CONCLUSIONE

    Da quanto detto emerge un dato che pone problema: per affrontare le sfide e le urgenze che nascono soprattutto dai gruppi informali occorre prevedere un crescente investimento umano in risposte di tipo educativo. Solo una educazione diffusa può coestendersi con una popolazione giovanile che affronta l'ingresso nella vita adulta largamente al di fuori dei canali formativi tradizionali.
    L'associazionismo giovanile, e in modo particolare quello educativo, per le motivazioni che lo animano e per le forze che può mobilitare può configurarsi come un mondo vitale capace di tessere rapporti densi di significato e di valore.
    C'è anche il rischio che l'associazionismo, in forza di fattori socio-economici, tenda a privilegiare le categorie di fruitori più colti ed abbienti, con scarsa attenzione o possibilità di intervento a favore della grande massa dei giovani che vive essenzialmente l'esperienza dei gruppi informali.
    L'associazionismo si trova cosí di fronte ad una perentoria alternativa: «o ridefinire il proprio campo di intervento, la propria cultura, il proprio approccio ai giovani, oppure si verificherà un ulteriore allontanamento da loro e in specifico dai giovani socialmente più penalizzati».[14]
    Occorrerà infine, attraverso un uso più corretto e responsabile delle politiche giovanili messe in atto da Enti pubblici, riproporre il collegamento tra opportunità di tempo libero e iniziative parallele da estendere ai servizi, alla scuola, al lavoro, alla cultura, perché solo da un approccio istituzionale allargato ci si può attendere un contributo risolutivo per l'inserimento attivo e maturo dei giovani nella società degli adulti.


    Nota bibliografica

    AA.VV., Indagine sull'età adolescenziale. Condizioni di vita e rapporti educativi, CENSIS-Ministero dell'Interno, Roma 1986.
    AA.VV., Gruppi di adolescenti e processi di socializzazione, Il Mulino, Bologna 1990.
    M. Ambrosini-A. De Lillo (a cura di), Giovani anni '80. Secondo rapporto IARD, Il Mulino, Bologna 1986.
    S. De Pieri-G. Tonolo, Preadolescenza. Le crescite nascoste, Armando Editore, Roma 1990.
    A. Palmonari-F.Carugati-Ricci-Bitti-G. Sarchielli, Identità imperfette, Il Mulino, Bologna 1979.


    NOTE

    [1] Cavalli A.-De Lillo A. (a cura di), Giovani anni '80, Il Mulino, Bologna 1986.
    [2] Garelli F., La generazione della vita quotidiana, Il Mulino, Bologna 1984.
    [3] De Pieri S.-Tonolo G., Preadolescenza. Le crescite nascoste, Armando Editore, Roma 1990
    [4] Tonolo G.-De Pieri S., Educare i preadolescenti, ElleDiCi, Torino 1990
    [5] AA.VV., Indagine sull'età adolescenziale. Condizioni di vita e rapporti educativi, CENSIS-Ministero dell'Interno, Roma 1986.
    [6] Milanesi G., I giovani nella società complessa. Una lettura educativa della condizione giovanile, ElleDiCi, Torino 1989
    [7] De Pieri S., Identità (voce in), Dizionario di Pastorale Giovanile, ElleDiCi, Torino 1989. Palmonari A.-Carugati-Ricci Bitti F.-Sarchielli G., Identità imperfette, Il Mulino, Bologna 1979.
    [8] De Pieri S., Nuovi adolescenti e vocazione, Editrice Rogate, Roma 1989.
    [9] Durando A., Noi e il nostro gruppo, in «Animazione sociale», 33 (1990), 15-26
    [10] AA.VV., Indagine sull'età adolescenziale, o.c.
    [11] Cf Associazione (voce in), Nuovo Dizionario di Sociologia, Edizioni Paoline, Milano 1987.
    [12] Durando A., art. cit.
    [13] AA.VV., Animatori del tempo libero, ISAMEPS, Milano 1980.
    [14] Durando A., art. cit.


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