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    Elementi per costruire un itinerario (di formazione socio-politica)


     

     

    Domenico Sigalini

     

    (NPG 1991-05-41)  

     

     

    I contributi qui contenuti, che hanno spaziato dall'analisi alla proposta, ci hanno fornito materiale

    sufficiente per impostare un itinerario di educazione dei giovani alla politica.

    Il lavoro di quest'ultima fase è appunto quello di montare in una sequenza agibile per i giovani di oggi tutti gli elementi che abbiamo acquisito. Da una parte si tratta di un lavoro di sintesi, dall'altra di uno sviluppo in passi calibrati di un cammino.

    Quando parliamo di itinerario intendiamo un progetto dinamicizzato, operazionalizzato, ma soprattutto un percorso graduale che non si perde per strada, che non assolutizza una intuizione pur valida, che sa riscrivere sempre la strada da seguire e aiuta a percorrerla. Si tratta di tradurre le nostre intuizioni e ipotesi, le analisi e le utopie, in un cammino graduale e progressivo. L'esperienza che abbiamo acquisito in questi anni, sviluppando itinerari di educazione alla fede o di maturazione in alcune particolari dimensioni della vita cristiana, ci permette oggi di tentare un approccio al tema della educazione alla politica attraverso la modalità appunto dell'itinerario. 

     

    ELEMENTI FONDAMENTALI DI UN ITINERARIO: LA DEFINIZIONE DI UN OBIETTIVO

     

    È un'operazione talvolta non poco astratta, perché sembra di distillare con delle frasi piuttosto contorte una serie di intuizioni libere e spontanee.

    È invece una opera di sintesi necessaria per chiarire a se stessi e ai giovani dove si vuol arrivare, operando unità tra le varie intenzioni, mettendo in risalto le cose più importanti, stabilendo delle priorità. È più facile fare un elenco di cose che servono, piuttosto che ripensare in maniera unitaria una figura di giovane che fa del servizio alla politica una esperienza decisiva della sua vita di cristiano e di cittadino.

    Avere un obiettivo chiaro permette alle persone di misurarvisi, di scatenare creatività nel raggiungerlo, di favorire interventi e competenze diverse, di «andare verso», che è l'unica possibilità che ci è data di crescere.

     

    La scansione di passaggi concatenati per raggiungerlo.

    L'intuizione di una meta chiara ha bisogno di essere operazionalizzata, cioè tradotta in gradualità e distribuzione ragionata di tentativi collegati, aderenti alla situazione reale, attenti ai punti di partenza, alle situazioni delle persone, alle forze disponibili e alla attrezzatura culturale delle persone.

    I passi enunciati forse ancora in maniera un po' astratta, anche se progettuale e realisticamente progressiva, vengono realmente fatti se le persone si costruiscono degli atteggiamenti di vita, se sanno collegare il momento espressamente cognitivo con il momento produttivo dei gesti e dei comportamenti, se si creano delle disposizioni interiori a operare scelte motivate e significative da tradurre in vita vissuta.

     

    La proposta di esperienze e di strumenti che li servono.

    Il cammino previsto si traduce in attività. L'esperienza, ancor prima di essere un «finalmente si fa qualcosa» perché «il prodotto è finito», ha una grande rilevanza educativa, fa parte della stessa crescita prima di esserne l'effetto. Le esperienze esigono un dispiegarsi creativo di strumenti, di iniziative, di contatti, di tentativi, di sbocchi concreti. 

     

    GLI ITINERARI SI DISTRIBUISCONO PER AREE

     

    Proprio perché si vuol fare un percorso capace di far giungere all'obiettivo generale, è necessario prevederne più di uno, accentuando diverse dimensioni della meta generale. In questa maniera si permette alla persona di concentrarsi su un aspetto e da questo maturare verso l'insieme, oppure di distribuire in maniera ancor più graduale l'unico cammino da fare.

    L'obiettivo è sempre la sintesi, la maturazione della persona nella sua complessità e ricchezza di relazioni, la sua struttura di personalità. Ma sappiamo che, per il principio della equifinalità, si può giungere allo stesso scopo da molteplici punti diversi e che ci si può aspettare un risultato anche da strade che non lo avevano espressamente previsto.

    Non solo, ma la persona è sempre una grande unità in un tessuto ampio di relazioni: l'obiettivo è la persona, ma la via obbligata sono le molteplici relazioni che vive.

    Prima di procedere alla costruzione degli itinerari e alla definizione delle aree, abbiamo voluto privilegiare alcuni punti di vista per tenere i piedi per terra, valorizzare, reinterpretare, riflettere sulle esperienze che oggi di fatto aiutano i giovani alla politica.

    Senza la pretesa di essere esaustivi, ne abbiamo ascoltate alcune. Ci siamo posti da punti di vista differenti con l'intenzione di costruire un intervento il più possibile unitario e concatenato: un itinerario appunto.

    Alle esperienze non abbiamo chiesto che fossero il tutto che esiste per educare i giovani alla politica. Questo ci permette di ricuperare dalla nostra esperienza altri elementi e metterli in comune.

    Le esperienze ascoltate sono:

    - l'associazionismo, come prima palestra della democrazia;

    - la scuola, come prima necessaria esperienza di base per l'educazione al pensiero critico e alla convivenza;

    - le scuole di politica oggi molto diffuse nel mondo educativo giovanile.

    Nelle riflessioni che seguono, alle tre esperienze di cui negli articoli precedenti, aggiungiamo anche quella del volontariato, come luogo privilegiato per i giovani per crescere nelle responsabilità sociali.

    A partire da ogni singola esperienza ci si è chiesti: che tipo di identità del giovane vedo dal mio punto di vista? che passaggi è importante aiutare a compiere? che contributo deve dare la scuola, il volontariato, l'associazione?

    L'ascolto di esperienze ci ha convinti ancora di più della necessità di dare unità progettuale all'educazione politica dei giovani.

    A noi educatori che siamo preoccupati di far crescere le persone a passo d'uomo, ma con una forte carica ideale, interessa stabilire un cammino consequenziale di educazione alla politica e non una accozzaglia di interventi, belli per la loro spontaneità, ma improduttivi per la loro occasionalità.

    L'elaborazione dell'itinerario risponde a queste preoccupazioni.

     

    Prima area:

    identità e maturità personale del giovane

     

    Intenzionalità del cammino (obiettivo): aiutare il giovane a fare unità nella sua vita tra aspirazioni alla propria felicità e impegno per il bene comune, in una personalità equilibrata, motivata da forte carica ideale e aperta alla realtà.

    È più facile chiarire l'obiettivo da raggiungere attraverso alcune domande.

    - Quale tipo di maturità umana e cristiana deve costruirsi un giovane perché l'impegno politico sia per lui l'espressione di una vita compiuta, equilibrata e, nello stesso tempo, «sbilanciata» verso gli altri?

    - Quali passaggi sono necessari per raggiungere tale maturità? che atteggiamenti bisogna maturare? quali esperienze simbolo li fanno acquisire?

    La scuola si mette a disposizione per creare una struttura intellettuale critica, capace di discernere in autonomia.

    Il volontariato offre un ottimo contributo per creare uno stile di vita caratterizzato da una capacità sempre più matura di prendersi in mano la vita, di non delegarla e di rispondere in prima persona delle proprie attività.

    L'associazionismo fornendo una sistematica esperienza di democrazia crea un assetto della personalità sbilanciato verso la convivenza, il confronto progettuale, un punto di vista che giudica e proietta verso mete praticabili.

    Le scuole di educazione politica hanno il vantaggio di sistematizzare i vari aspetti dal punto di vista culturale con testimoni che li vivono, e di farli entrare nel dibattito vivo delle impostazioni e ideologie politiche.

     

    Seconda area:

    rapporti coi bisogni della gente e servizio al bene comune nelle istituzioni

     

    Intenzionalità del cammino (obiettivo): aiutare il giovane a leggere con passione i bisogni, a maturare scelte di servizio competenti entro un progetto di società, in uno stato di diritto, da alcuni punti di vista che rispondono alla sua concezione della vita e al suo mondo ideale, in un confronto maturo e democratico tra diverse ispirazioni e forze politiche.

    - Che equilibrio deve esistere tra la percezione dei bisogni della gente, la risposta tempestiva ad essi e la pianificazione di una progettualità sociale?

    - Quali passaggi obbligati bisogna percorrere per sentirsi al servizio delle persone?

    - Che competenze deve avere un giovane che intraprende la strada del servizio progettuale al bene comune, cioè all'impegno politico? quali esperienze sono propedeutiche all'impegno politico? come si deve caratterizzare l'impegno politico di in giovane?

    - Che capacità di partecipazione deve maturare? quali conoscenze e informazioni politiche gli sono necessarie?

    La scuola aiuta a una lettura metodica e a fornire gli strumenti scientifico- tecnici della analisi e quindi a creare le competenze scientifiche e etiche.

    Il volontariato dà della lettura un taglio decisamente esperienziale, ottenuto sul campo dentro le situazioni che si servono e si sperimentano, e aiuta a decifrare le difficoltà di soluzione entro una progettualità politica, l'importanza e spesso l'impotenza delle istituzioni, ma anche la loro necessità per soluzioni a largo respiro e coinvolgimento.

    L'associazionismo crea soprattutto una mentalità di apertura, un allenamento attraverso piccoli o grandi progetti formativi, prepara una mentalità e una sensibilità particolare che precede ogni efficienza e efficacia.

    Le scuole di educazione politica affrontano soprattutto le emergenze e permettono al giovane di sperimentare sul territorio non solo i bisogni, ma anche i moduli di soluzione di essi, le forze che bisogna mettere in campo per rendere politica la risposta.

     

    Terza area:

    ispirazione cristiana

     

    Intenzionalità del cammino (obiettivo): abilitare il giovane a radicare la sua scelta politica e il suo impegno concreto per il bene comune in una carica ideale, in una esperienza quotidiana di fede e in una scelta motivata e convinta di Gesù Cristo, elaborata culturalmente e confrontata con le situazioni concrete della convivenza mondiale.

    - Quale traguardo di fedeltà alla Parola e di fedeltà ai problemi dell'uomo si deve raggiungere per dirsi giovani cristiani impegnati politicamente?

    - Che ruolo vi occupa l'esperienza di fede? che significa ispirazione cristiana? che adesione a Gesù Cristo è necessaria perché un giovane si senta di spendersi nella politica per il suo Regno?

    - Quali atteggiamenti interiori e che stile di relazione si deve curare? quali approfondimenti culturali?

    La scuola aiuta a questo riguardo a tradurre in termini culturali le scelte di fede, a vederne l'autonomia delle realizzazioni concrete e dà un supporto critico alle varie scelte possibili in nome della fede e al dialogo interculturale e, oggi particolarmente necessario, anche interreligioso.

    Il volontariato aiuta ad approfondire l'ispirazione cristiana di fondo rifacendosi e strutturando in scelte non provvisorie alle motivazioni di fondo; permette di vedere la concretezza della prassi ispirata a una scelta religiosa e l'importanza di renderla solida e confrontabile con le ispirazioni di quant'altri, di altre ideologie o fedi, si mettono al servizio dei bisogni degli ultimi.

    L'associazionismo cura in particolare gli aspetti formativi della persona entro uno scambio continuo con i pari, nel confronto costantemente ripensato con le ispirazioni di partenza (statuto) e nello sviluppo delle interazioni con ambienti e istituzioni.

    Le scuole di educazione politica, mettendo a contatto con la storia e le molteplici e diversificate incarnazioni delle istanze evangeliche nella politica, affinano e orientano l'attenzione alle sorgenti culturali e religiose dell'agire politico.

    Si potevano ascoltare altre esperienze, altri contributi: questo è solo un esempio di come si può costruire un itinerario di educazione alla politica senza partire sempre da zero e mettere in atto operazioni palingenetiche debitrici più alla moda o, nel caso migliore, all'urgenza del bisogno, che al bene del giovane e della società.

    Abbiamo così visto come già nell'ascolto di esperienze diverse si intuiscono grandi possibilità di convergenza su un progetto di educazione alla politica.

    A questo punto diventano veramente insufficienti i tentativi di scuole di educazione alla politica che proliferano e che non tengono conto di questa convergenza assolutamente necessaria di tutte le agenzie educative del mondo giovanile.

    Un lavoro ulteriore è quello di stabilire piccole mete intermedie (nel gergo dell'itinerario dette movimenti) e servirle con atteggiamenti, esperienze e strumenti. 

     

    METE, TAPPE, STRUMENTI DELL'ITINERARIO

     

    Avanziamo qualche iniziale sottolineatura, quasi per dare i criteri e i riferimenti del lavoro che resta da compiere.

     

    Le mete

     

    La maturità politica, esito dell'educazione politica, è un fatto globale.

    Viene assicurata attraverso il conseguimento di un insieme di mete educative, quei traguardi che rappresentano dimensioni di personalità, da compaginare in un tutto armonico.

    - Costruzione di una capacità critica. Essa è l'esito di un maturo senso di realismo e della percezione riflessa del senso della storia.

    Il realismo sa evitare sia l'utopismo (una criticità senza realismo), sia il conservatorismo (un realismo senza criticità).

    La coscienza storica sa leggere il presente alla luce del passato, e in questo sa aprirsi prospetticamente verso il futuro.

    - Acquisizione di un bagaglio di conoscenze e informazioni politiche.

    L'educazione politica comporta la necessità di curare l'informazione intellettuale della persona, allargando le sue conoscenze con i diversi saperi, implicati nella politica.

    In questo la persona si abilita a superare il rischio facile della unilateralità nelle valutazioni, sa decifrare razionalmente i meccanismi in cui è embricata, può progettare con cognizione di causa.

    - Capacità di partecipazione, consapevole e impegnata.

    La partecipazione è qualità costitutiva della definizione di politica in cui ci muoviamo. La sua percezione e l'esercizio relativo sono di conseguenza mete obbligate di ogni maturazione politica.

    Nell'esigenza di partecipazione rientrano due modalità complementari: il «prendere parte» fisicamente e attivamente alle azioni, e il «condividere intenzionalmente» i valori e i significati che le ispirano e le orientano.

    - Solidarietà e responsabilità personale.

    Alla base di ogni azione politica sta la coscienza della solidarietà, costruita sulla responsabilità personale.

    Solidarietà e responsabilità sono i due aspetti di una stessa presenza. La solidarietà riconosce la molteplicità. La responsabilità se ne prende carico. L'apertura verso l'azione, nella diversità.

    L'amore e l'impegno diventano «politici» quando si traducono in concrete azioni promozionali, a livello della gestione del potere. Le espressioni variano sulla sensibilità personale e sulla densità della situazione in cui si intende operare.

    - Capacità utopica.

    Questa meta ricorda l'urgenza di far spazio alla fantasia, alla capacità inventiva, alla creatività, anche nella realtà dura dell'azione e della progettazione politica.

     

    Le tappe

     

    Le mete suggerite sono raggiungibili attraverso un cammino, segnato da tappe intermedie e progressive. Ne ricordiamo alcune in vista di un possibile itinerario di educazione all'impegno politico.

    - Il punto di partenza è, come sempre, il vissuto giovanile «reale»: accolto come luogo di preziose indicazioni di prospettiva e «educativamente lavorato» per riportarlo progressivamente verso una sua piena maturazione.

    In questo ambito, vissuto giovanile è anche l'atteggiamento spontaneo verso la politica e gli uomini politici, il livello di partecipazione ricercato e assicurato, la percezione, spontanea e riflessa, dei problemi veri del territorio di vita...

    - Un momento importante è costituito dalla progressiva ricostruzione di atteggiamenti decisivi per la maturazione di una coscienza politica: capacità di dialogo e di integrazione, rifiuto dell'assolutezza delle proprie posizioni, capacità di prendere decisioni e assumere responsabilità, partecipazione, progettazione, conoscenza dei meccanismi, la solidarietà e la cooperazione.

    L'abilitazione a questi atteggiamenti avviene attraverso il clima che si respira nell'istituzione educativa e attraverso la ripetizione, controllata e programmata, di comportamenti nella linea degli atteggiamenti previsti.

    Ogni comunità educativa è chiamata a verificare l'esistente, per decidere interventi finalizzati a sostenere le tendenze positive e a modificare quelle negative.

    - Il momento successivo è dato dalla costruzione di un disegno politico, cioè di un insieme di princìpi di azione che prevedano modelli di relazione e di integrazione. L'azione dell'uomo può infatti essere definita politica solo se esiste un disegno di questo tipo.

    Questo disegno, al ritmo concreto dell'istituzione che lo progetta, va costruito con l'esplicita preoccupazione di sperimentare, nel piccolo e nel concreto, quel respiro politico verso cui si vuole abilitare: si pensi, per esempio, alla partecipazione e al controllo dei meccanismi dell'informazione e della gestione del potere, all'interno della istituzione educativa e della comunità scolastica.

    - Un altro momento è quello che si incarica di coniugare il «realismo» - vale a dire i modi e la qualità del «fare politica» - con quel tanto di «utopismo» che ci consente di procedere nel nostro cammino.

    In questo momento risulta di importanza notevole la diffusione e l'acquisizione di informazioni relative al fatto politico, fino alla costruzione (che è spesso verifica dell'esistente e ricostruzione in direzione nuova) di un «vocabolario» politico.

    Sempre a questo livello risulta decisiva la consapevolezza riflessa della complessità, per possedere la realtà e la capacità di trasformazione con quel realismo indispensabile che sa evitare riduzionismi e eccessive semplificazioni.

    - Si tratta inoltre di definire (sul piano della prassi e non solo su quello della teorizzazione) gli spazi privilegiati in cui questo disegno può realizzarsi a livello giovanile; definire, in altri termini, quelle proposte dotate di significato e di percorribilità che oggi possono essere formulate e praticate in

    un itinerario di formazione socio-politica.

    A questo livello si colloca il problema serio e inquietante dell'esito dell'educazione politica (e in concreto, per esempio, delle «scuole di formazione politica»).

    Fra le numerose e positive ipotesi privilegiamo: lo sviluppo del volontariato e dello spirito cooperativo, la nascita di gruppi giovanili d'impostazione non violenta, ecologica, l'impegno per la lotta alla mafia, alla camorra, alla droga, contro la fame e per la pace.

    - Una dimensione importante (che non proponiamo come tappa a sé stante, ma come qualità di tutte) è data dall'attenzione continua per coinvolgere la fede e la concreta esperienza cristiana in questa educazione alla politica. L'esito è, come abbiamo ricordato studiando il rapporto tra fede e politica, la capacità di vivere la dimensione laica della politica e l'interiorizzazione di una profonda spiritualità per un cristiano impegnato in politica.

    A questo livello risulta prezioso il confronto critico con modelli: l'educazione alla politica passa anche attraverso la verifica delle «biografie» degli uomini politici.

     

    Gli strumenti

     

    La traduzione sul piano della prassi quotidiana dell'itinerario richiede, come è evidente, la scelta di una strumentazione adeguata e di strategie coerenti.

    NPG ne è consapevole e fa le sue proposte. Solo a titolo di esempio, e per aprire una ricerca che intendiamo continuare soprattutto attraverso la proposta di esperienze, segnaliamo:

    - il contatto (sempre critico e sempre finalizzato all'educazione) con uomini politici capaci di narrare la loro autobiografia;

    - la proposta di modelli concreti di sbocco (nel partito, nel sindacato, nell'attività sul territorio, nella professionalità ordinaria...) per mostrare il ventaglio delle ipotesi, la loro praticabilità, il realismo a cui sollecitano, le difficoltà incontrate e superate;

    - progetti e programmi di stages e di scuole di formazione politica, con esplicito raccordo verso il quotidiano;

    - esempi, progetti, modelli di «animazione politica» nella scuola: l'insegnamento e la formazione politica esplicita e diretta, la portata politica delle discipline, le prime e concrete esperienze politiche negli organi collegiali;

    - ritratti di politici cristiani: alla ricerca delle virtù dell'uomo politico e della sua necessaria spiritualità;

    - analisi critica dei meccanismi di potere insiti negli strumenti di informazione di largo consumo e nella gestione della cosa pubblica;

    - analisi critica del vissuto personale, per decifrare possibilità, esigenze, resistenze di una matura coscienza politica;

    - analisi critica dei modelli sociali esistenti: rapporto società-stato, sistemi di governo e di rappresentatività...;

    - rilettura di pagine di storia recente (il «sessantotto»...) alla ricerca dei meccanismi e dei processi politici implicati;

    - significato, funzione e limiti della cosiddetta «dottrina sociale della chiesa», nell'uso frequente e nei richiami ricorrenti;

    - un «tirocinio» di azione politica (guidato e misurato sulle reali capacità della persona), dove applicare sul campo le acquisizioni teoriche e pratiche e dove «imparare facendo»;

    - analisi delle presenze «cristiane» sul territorio, per valutarne la qualità e il significato, verso il modello teorico che sottostà alle scelte concrete;

    - verifica del tipo di potere di fatto gestito da ciascuno, verso una sua utilizzazione razionalmente motivata, in solidarietà e responsabilità, per superare la visione diffusa che lega la responsabilità del potere solo alle forme istituzionalizzate.

     


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