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    (NPG 1990-05-67)

    Problema - Parola usata per dire che non c'è: non c'è problema. Variante euforica: no problem. Tipica di esistenze assillate da troppi problemi. Ha una funzione comunque liberatoria e per questo ricorre anche quando non è il caso. Mi può portare in via Bixio? Non c'è problema. Poi ci si impiega cinquantacinque minuti. Questo è il problema.

    Addetti ai lavori - Espressione tetra, burocratica, invernale, impiegata abitualmente dai letterati per i loro simili. Evoca schiene curve, cantieri della metropolitana, case in costruzione. Disertata generalmente da altre categorie professionali, che preferiscono specialista o esperto. Forse scelta dai letterati come male minore, riferita a una élite di massa.

    Inter nos - Inter omnes.

    Incredibile - Usato per attirare l'attenzione su ciò che stiamo dicendo, perciò usato continuamente. Suscita rassegnazione in chi lo ascolta, perché non si tratta mai dell'incredibile, ma di ciò che è credibile solo in parte. Ho fatto un incontro incredibile (detto per interessante). Ma l'interesse di chi ascolta è già scemato. Ho conosciuto una donna incredibile. L'interesse è zero. Incredibile è, alla lettera, solo chi lo dice.

    Simpatico - Riservato a oggetti pregiati, un arazzo fiammingo, un archibugio istoriato, una lucerna romana. Vorrebbe esprimere familiarità con la cultura e il denaro, ma non ci riesce.

    Decodificare - Ho scoperto che viene considerato preistorico da alcuni che l'hanno usato furiosamente per qualche anno. Certe parole invecchiano con gli uomini che le usano.

    Cavalli di razza - Adottato nell'ambito della politica per nobilitare ronzini e riceverne un riverbero modesto, come i proprietari di cani quando dicono pedigree.

    Ella - Pronome personale usato, come vocativo, in conferenze stampa scenografiche. L'intervistato che, dopo una pausa pensosa, stringendo l'apice del naso tra il pollice e l'indice, si rivolge al giornalista e gli dice: «Come Ella avrà notato, il mercato dell'automobile in questi anni, ecc.». E il giornalista, rapito dalla investitura pronominale, che risponde: «Ella però vorrà acconsentire che». Esempio di promozione grammaticale.

    Vincenti - Basta guardarli.

    Filosofia - Amata da dirigenti, imprenditori, allenatori. La nostra filosofia. Non è la filosofia che non sono riusciti a frequentare, ma la controfigura con cui possono andare a letto.

    Bagaglio - Ama accollarsi l'aggettivo «culturale». Evoca bauli a doppio fondo e traslochi onerosi. Difficile immaginare carico più greve, eppure viene portato con disinvoltura, come bagaglio a mano.

    Diciamo - Plurale humilitatis, diverso da quel noi maiestatis e accademico a cui gli studenti contrappongono un io insicuro. «Diciamo» è pacioso e bonario, tende a cooptare gli ascoltatori in affermazioni che riguardano solamente chi le pronuncia. Sorniona-mente democratico, modestamente capzioso, usato da tutti, atleti, clinici, capiservizio. È il coro delle individualità negli anni Novanta.

    Direi - Variante distinta di diciamo. Il passaggio narcisistico al singolare viene attuato dal condizionale. È affabile, laconicamente discorsivo, suggerisce moderazione, distacco, competenza. Meglio farlo precedere da un indugio meditativo.

    In qualche modo - Emergente anzi emerso. In alcuni intellettuali avalla l'idea che, «in qualche modo», tutto si possa dire e che si possa dire tutto. Che la prigione è l'unico spazio libero che conosciamo. O che il presente è il ricordo del futuro. In qualche modo.

    Rileggere - Si usa per i classici che si leggono per la prima volta.

    Estremamente - Ricorre con l'accanimento di «assolutamente». Vorrebbe aggiungere energia a un linguaggio stremato e finisce per sottrargli anche quella residua. «Uomo perfido» è una espressione forte. «Uomo perfido e cattivo» è una semicatastrofe. «Uomo estremamente perfido e cattivo» è ciò che si dice comunemente.

    Epocale - Mutamento epocale. Ce n'è ogni giorno.

    Ritorno - Tema eroico dell'epica greca. Ricorreva qualche anno fa insieme con l'aggettivo «economico», che oggi viene omesso perché superfluo: «Non c'è ritorno».

    Amore-odio - Onnipresente. Si ama-odia la madre, il padre, il figlio, la suocera, il cane, la città, il lavoro. Catullo: «Odi et amo». Più serio. Prima l'odio, poi (ma si sente in croce) l'amore. Oggi non si ama e non si odia più. Si ama-odia.

    Qui lo dico e qui lo nego - C'è tutta l'Italia.

    (Giuseppe Pontiggia, Corriere della Sera, 8 marzo 1990)


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