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    Itinerari di educazione alla fede: il progetto


     

    (NPG 1990-07-49)

     

    Da qualche anno si sta compiendo un notevole sforzo di rinnovamento per sottrarsi al pressapochismo educativo e pastorale. Le intuizioni del momento, l'attenzione a singole esperienze, il rincorrere le emergenze pastorali mostrano, a lungo andare, crescenti limiti di efficacia educativa e di consistenza propositiva.
    Per giustificare un simile stile di procedere non si possono certo tirare in campo la fiducia disponibile nell'iniziativa di Dio o l'affidamento alle sollecitazioni dello Spirito. Il dono di Dio non sottrae all'impegno di ricerca sistematica e di progettazione organica della nostra azione, pur nel rispetto della originale peculiarità dell'intervento pastorale.
    Il tema dell'itinerario di educazione alla fede stimola a sottrarci all'improvvisazione e a progettare dei percorsi che indichino il cammino di fede da compiere insieme.
    L'idea di «itinerario educativo» non è una assoluta novità nella riflessione pastorale. I maestri di spirito parlano da tempo di vie spirituali, di tappe nel cammino cristiano, di itinerari della mente di Dio. Peraltro l'anno liturgico è da sempre considerato come un autentico itinerario di fede nella chiesa.
    Anche nel nostro linguaggio corrente ci si esprime oggi sempre piú spesso con le metafore che si rifanno in sostanza a queste idee: cammino, percorsi, progetto di vita, progetto uomo, piani d'azione...
    È poi ormai divenuta consuetudine di pensiero fare riferimento all'itinerario come a una categoria che sollecita a operare chiarezza e organicità nella no stra azione.
    La ricerca sull'itinerario ci immette nella scia della qualificazione e del rinnovamento piú volte raccomandati dalla Chiesa italiana. Il convegno ecclesiale di Loreto ha richiamato con forza l'urgenza di operare con una rinnovata metodologia pastorale per corrispondere alle nuove esigenze dell'evangelizzazione.
    A scanso di equivoci è bene dichiarare subito che l'interesse per l'elaborazione di itinerari non deriva da un'ingenua convinzione di poter confezionare ricette educative pronte per l'uso. Nessun itinerario, anche l'ottimale, può assicurare il successo in educazione.
    Educare ed educare alla fede comporta il rischio del fallimento, oltre che dell'imprevedibile e dell'imponderabile. Educare è sempre inoltrarsi nel mistero dell'uomo e della sua libertà.
    L'intendimento nostro è far si che gli insuccessi non siano dovuti alla negligenza o faciloneria; l'intenzione è in positivo predisporre modelli di itinerario che diano ragione del nostro fare educativo e fungano da strumenti guida per garantire organicità ai molteplici interventi educativi.
    Ciò si configura come una sfida e un compito di comunità. Una sfida che proviene dalla domanda, ormai esplicita, di spiritualità da parte delle giovani generazioni ai loro educatori. Un compito che la comunità cristiana avverte sempre piú come inderogabile impegno. Con l'itinerario di educazione alla fede non si fa fronte a un lusso spirituale, ma si accoglie l'esigenza di un progressivo cammino nella fede.

    QUADRO DI RIFERIMENTO DELL'ITINERARIO

    Nel momento culturale odierno conferire sull'itinerario significa collocarsi in un contesto di rinnovata mentalità. Una concezione statica di educazione o di pastorale incontrerebbe non poche difficoltà nell'affrontare l'argomento. L'esistere educativo e pastorale è considerato oggi sostanzialmente dinamico, e con tale categoria va interpretato. Le evidenti trasformazioni culturali e i continui cambiamenti sociali, di cui siamo spettatori e attori, hanno reso palese a tutti la verità del dinamismo del reale. Perciò una certa visione fissi- sta, immobile, del mondo lascia oggi sempre piú posto a una considerazione dinamica. Ciò implica un mutamento di categorie interpretative della realtà e una variazione dei criteri di intervento su di essa.
    Collocati in questa prospettiva chiariamo il significato di itinerario di educazione alla fede e descriviamo il suo quadro di riferimento.

    Che cosa intendiamo per itinerario educativo

    Ciascuno di noi ha esperienza di viaggi nella sua vita quotidiana. Sa che ci sono mete da stabilire, percorsi da seguire, tappe da prevedere, strumentazione da portare. Compiere un viaggio significa entrare in simile dinamica di riferimento.
    Anche nell'esperienza di crescita umana e nella vita dello spirito si possono predisporre mete, percorsi, tappe; si può compiere un cammino educativo e spirituale. È l'idea di itinerario educativo e di educazione alla fede.
    Itinerario significa allora il percorso di un viaggio che comprende perlopiú delle tappe. È l'iter che si intende seguire per giungere a una meta stabilita.
    La sua descrizione diventa conseguentemente una «mappa di percorso», uno «strumento di guida» per coloro che vogliono percorrere il cammino tracciato. Interrogarsi sull'itinerario educativo e di educazione alla fede vuol dunque dire interrogarsi sui percorsi e sulle tappe che permettono di giungere alla meta del cammino educativo. Sollecitare un itinerario per un iter educativo di maturazione significa attendersi una descrizione sintetica del cammino da percorrere per raggiungere la meta finale, che può essere espressa con parole differenti e ricorrendo a tipiche metafore come l'espansione piena della vita, la maturità della fede, l'integrazione fede e vita, l'orientazione a Cristo, l'uomo perfetto, l'adulto nella fede, la pienezza di vita in Cristo...
    Il cammino da percorrere, l'itinerario, si configura secondo la meta ideata, nel riferimento al progetto di comunità e richiamandosi a una peculiare spiritualità.

    Segni di riferimento per l'itinerario: la spiritualità e il progetto

    Come educatori ci siamo sentiti interpellati a delineare la proposta di vita cristiana attorno a valori, atteggiamenti, convinzioni, nuclei tematici, che esprimono l'essere giovani credenti nel mondo d'oggi.
    Ha preso forma così una spiritualità per i giovani d'oggi che esprime l'amore alla vita e l'impegno nel quotidiano come terreno proprio dell'incontro con Cristo.
    Tale «spiritualità» è giovanile perché è una proposta di vita cristiana pensata all'interno dell'esperienza del giovane, anzi che delinea un'immagine di giovane credente proponibile oggi e si prefigge di renderlo protagonista della sua esperienza spirituale; si rivolge a tutti, fatta com'è su misura dei piú poveri e al contempo in grado di offrire traguardi impegnativi sino alla santità di vita.
    Essa con le sue idee forza e i nuclei tematici, con i suoi convincimenti e proposte di significato, con l'indicazione di atteggiamenti da assumere quali disposizioni a vivere in un certo stile di vita, costituisce il quadro di riferimento tematico per l'elaborazione dell'itinerario, che si configura così come l'attuazione concreta della proposta cristiana in percorsi educativi.
    Ma l'itinerario di educazione alla fede ha un altro punto di riferimento da cui attinge ispirazione e indicazione: è il progetto educativo-pastorale.
    In tutte le nostre presenze tendiamo a realizzare la comunità educativa pastorale, cui è affidata la responsabilità della missione giovanile e popolare. La comunità è il soggetto dell'azione educativa e pastorale: in essa si ravviva la coscienza della missione comune, si sviluppa la corresponsabilità di tutti e si attua la partecipazione e la collaborazione vicendevole.
    Oggi è piú che mai indispensabile potersi rifare a una criteriologia pastorale unitaria e a un quadro di riferimento comune, che sappiano far convergere la comunità attorno a istanze a cui ci si ispira coralmente e in cui ci si riconosce, superando il rischio della frammentazione e assicurando l'integralità degli interventi.
    Esigenza sentita è di disporre di un insieme organico di convinzioni e di atteggiamenti, di azioni e di interventi, di metodi e strumentazioni che costituiscono progressivamente un caratteristico modo generale di essere e di agire personale e comunitario: uno stile di azione insomma corale e condiviso.
    La risposta a queste attese sta in una parola: il progetto.
    La missione comune si fa reale, allorché viene tradotta in un concreto progetto di comunità, un progetto organico capace di orientare all'impegno educativo e di evangelizzazione l'azione di tutti e di ciascuno.
    Ora tra itinerario e progetto esiste una stretta interconnessione: l'uno si richiama coerentemente all'altro. Il progetto appare come un quadro di riferimento di carattere generale, mentre l'itinerario descrive più in specifico un cammino da perseguire nell'azione educativa quotidiana.
    Il progetto è normalmente inteso come un piano d'azione globale, con intendimenti operativi, che vede organizzati in modo complessivo e sistematico: le scelte d'indirizzo fondamentali e le finalità educative, le aree o dimensioni generali secondo cui si articola l'azione, le indicazioni di metodo e le linee d'intervento in generale, l'articolazione di funzioni e strutture per la attuazione del progetto, e infine i criteri di verifica e di valutazione in vista di una riprogettazione ricorrente.
    Secondo tale prospettiva il progetto deve attivare un coinvolgimento e una condivisione allargata e vasta della comunità educativa.
    L'itinerario invece è concepito sostanzialmente come una mappa di percorso: esso evidenzia obiettivi circostanziati riferiti alle mete generali, fa attenzione ai processi e alle dinamiche dell'azione; accenna in specifico alle tappe progressive, ne eplicita gli atteggiamenti, le conoscenze (i contenuti), i comportamenti, traduce in esperienze concrete quanto viene delineato. Necessariamente un itinerario di educazione alla fede fa riferimento coerente a un progetto educativo-pastorale e alle sue scelte di fondo: si riconosce nella sua meta ultima, si rifà alle aree in esso delineate come a momenti essenziali, si inserisce nelle logiche di metodo, si richiama ai criteri generali di valutazione.
    In conclusione, un itinerario di educazione alla fede rinvia a una spiritualità e a un progetto, e insieme presuppone una comunità educativa pastorale. La quale propone e testimonia una spiritualità, formula e attua un progetto, traccia e percorre un itinerario unitario. Essa, portatrice prima della missione giovanile, traduce in concretezza di proposte, di progetto e di itinerari il suo cammino d'insieme.

    CRITERI ORIENTATIVI PER UN ITINERARIO DI EDUCAZIONE ALLA FEDE «UNITARIO»

    Avanzando una proposta di itinerario «unitario» ci si mette con evidenza in continuità con l'azione propositiva di questi anni, sia a riguardo della spiritualità giovanile che del progetto.
    Non si tratta di iniziare «altra cosa», staccata dal cammino compiuto, bensì di continuarlo secondo linee di sviluppo in vista di una sempre piú qualificata formazione umana e cristiana della gioventú.
    Quanto segue, serve a delineare la concezione di itinerario educativo e a indicare le linee secondo cui viene concretamente configurato.

    Un itinerario educativo

    Anzitutto una tipica scelta caratterizza la concezione di itinerario educativo: esso viene ideato secondo le esigenze dell'educazione e della evangelizzazione nello stile di animazione.
    Ciò significa concepire l'itinerario di educazione e di educazione alla fede in maniera globale e organica, senza creare separazioni tra la realtà umana e credente, pur tenendo in debita distinzione la loro specifica peculiarità. Educare ed evangelizzare in stile di animazione attraversano, lievitano tutta la nostra azione.
    In particolare, per l'elaborazione dell'itinerario, ciò vuol dire:
    - procedere nell'integrazione tra fede e vita, tra educazione ed evangelizzazione, tra vangelo e cultura;
    - concepire la nostra azione nei termini di progettualità, di progressività, di animazione dal di dentro, di articolazione organica di interventi educativi;
    - tendere a formare nei giovani atteggiamenti, ossia disposizioni a scegliere e ad agire secondo la logica evangelica, proponendo contenuti vitali ed esperienze positive e significative;
    - credere nel gruppo come luogo educativo per l'esperienza di crescita e di fede, e come mondo vitale per la piú vasta esperienza di chiesa in comunità;
    - usare un linguaggio capace di evocare il mistero di Dio e dell'uomo insieme, di dare parola umana a Dio rendendolo presente e operante nella storia dei giovani per chiamarli a vita nuova.

    In un secondo luogo un itinerario fa perno sull'educatore: spetta a lui animare e sostenere il cammino in condivisione e corresponsabilità. Egli fa sua nel gruppo e nella comunità la logica dell'itinerario proposta, rifacendosi ad esso come a mappa di viaggio, e ne vive lo stile in cui si esprime incarnandola nella situazione concreta dei soggetti.
    Per questo egli è chiamato ad acquisire progressivamente atteggiamenti caratteristici che rendono praticabile l'itinerario e lo interpretano in modo dinamico e non meccanicistico.
    Si tratta di crescere:
    - nell'attenzione a ogni persona nella situazione in cui si presenta per accompagnarla nel suo processo di crescita e di maturazione umana e cristiana;
    - nella capacità di sollecitare e sostenere il protagonismo giovanile, perché ciascuno sia riconosciuto quale soggetto attivo del suo cammino;
    - nella disponibilità e competenza a vita di gruppo aperta alla comunità civile ed ecclesiale, e a promuovere responsabilità personale in ogni membro;
    - nella disposizione alle verifiche ricorrenti, che richiedono capacità di lettura dei segni dei tempi nella cultura odierna, chiarezza di intenti e di mete, abilità nel coniugare la fatica della ricerca e il coraggio della proposta;
    - nella consapevolezza di vivere dentro il mistero della vita, in cui Dio veglia sulla nostra crescita: è la logica del seme; è la mistica del mistero di Dio e dell'uomo, che sfugge a qualsiasi nostra pretesa di catturarlo, della nostra fragile vita attraversata dall'amore di Dio; è la chiamata a vivere la passione educativa in termini di fede, speranza e carità per la realizzazione del Regno tra i giovani; è in definitiva vivere la spiritualità giovanile come chiamata alla santità per tutti.

    Opzioni per la formulazione dell'itinerario

    La prima opzione per la elaborazione dell'itinerario riguarda la questione: «itinerario unico e itinerari molteplici».
    I termini del problema non devono essere posti in contrapposizione né tanto meno in alternativa. Nella realtà si possono formulare itinerari per ambienti come la scuola, l'oratorio...; può essere scelto come criterio discriminante l'età o la tipologia sociologica; si può anche affermare che in definitiva ogni gruppo deve avere il suo itinerario. Al contrario si potrebbe sostenere che l'itinerario deve essere unico per tutti, senza esclusione.
    Tra le varie possibilità noi facciamo la scelta dell'itinerario «unitario», e non per volontà di mediazione o di compromesso, ma di attenta corrispondenza alle esigenze della situazione educativa e pastorale.
    Tale itinerario unitario è concepito come una traccia generale del cammino da compiere da parte di ogni giovane e di tutti i gruppi di una comunità; esso viene scandito in quattro grandi tappe, rappresentate dalle «fasi di sviluppo o di crescita», ossia la fanciullezza, la preadolescenza, l'adolescenza e la giovinezza. In questa visione unitaria le discriminanti dell'età o del sesso, dell'ambiente o delle tipologie giovanili, o altro, sono considerate criteri secondo cui si potranno successivamente far derivare itinerari differenziati. Si garantisce così l'unità della proposta per i vari gruppi nella comunità educativa e l'organicità del processo di maturazione lungo le varie fasi di crescita, considerate come momenti evolutivi determinanti.

    La seconda opzione si riferisce alla logica di fondo dell'itinerario, scelti tra i diversi modi di concepirlo. Mettere in atto un itinerario significa inserirsi in una sua logica e agire di conseguenza.
    Ora, la logica scelta va nella direzione seguente. Il punto di partenza su cui si fa leva è la vita concreta dei giovani nella loro situazione, e la meta finale consiste nel generare integrazione tra fede e vita, ossia nell'organizzare le molteplici esperienze dell'esistenza attorno alla persona di Cristo, l'uomo perfetto e il Signore della vita. La maturità umana si misura sulla qualità dei valori riconosciuti come significativi e assunti come normativi, e al centro del processo di maturazione si colloca il riferimento a Gesù Cristo come persona determinante per l'esistenza. La sollecitudine di evangelizzare «si attua così all'interno del processo di formazione umana, consapevole delle deficienze, ma anche ottimista circa la progressiva maturazione, nella convinzione che la parola del Vangelo deve essere seminata nella realtà del vivere quotidiano per portare i giovani ad impegnarsi generosamente nella vita. Poiché essi vivono un'età peculiare per la loro educazione, il messaggio salvifico del vangelo li dovrà sostenere lungo il processo educativo e la fede divenire elemento unificante e illuminante della loro personalità» (Juvenum Patris 15).
    In questa visione l'incontro del giovane con Gesù e il suo messaggio non distrugge la logica del processo di costruzione dell'identità personale, anzi la purifica, la potenzia, le infonde il senso ultimo e decisivo. La fede non viene vissuta come un valore radicalmente alternativo ai valori dell'uomo, ma come una esperienza centrale carica di una potente forza di verità che illumina tutta l'esistenza.
    La maturità cristiana è così riconosciuta nella capacità di risignificare i valori nel confronto pieno e totale con Cristo, come è testimoniato e vissuto nella comunità ecclesiale oggi, che genera alla vita nuova nello Spirito.
    In questa logica di fondo, di maturazione umana e cristiana in reciproca profonda integrazione, si colloca l'itinerario in stile salesiano.
    - Tale logica assicura che la meta dell'itinerario è teologale, costituita dagli atteggiamenti della fede, speranza e carità. Questi atteggiamenti sono dono di Dio, che sollecita l'impegno dell'uomo. Per questo il loro progressivo perseguimento è preparato mediante atteggiamenti educativi corrispondenti.
    - Tale logica raffigura la vita umana e l'esperienza di fede come un seme. Esso porta dentro tutta la pianta, eppure rimane un germe che cresce gradualmente e in maniera dinamica. Per forza intrinseca e in presenza di condizioni favorevoli, il seme cresce progressivamente in qualcosa di nuovo.
    Così si sviluppa la vita e la vita nuova del credente in Cristo nella Chiesa.
    - Tale logica considera l'integrazione tra fede e vita non come una sistemazione organica e unitaria di contenuti che possono essere preconfezionati, ma assai piú quale processo da accompagnare in ogni persona: l'attenzione ai contenuti ed esperienze di fede deve essere coniugata con l'attenzione alle motivazioni e alle situazioni delle persone, in modo che scaturiscano davvero atteggiamenti integrati e significativi.

    La terza opzione concerne la meta dell'itinerario articolata in quattro aspetti (aree) di una medesima finalità unitaria.
    La meta globale di maturazione viene esplicata in aree, che si integrano vicendevolmente. Queste cioè non sono da concepire come compartimenti stagno, isolate l'una dall'altra; anzi, ciascuna area riprende tutte le altre ed è contenuta nelle altre, così come ognuna si integra nell'insieme. Può servire da esempio il riferimento alle dimensioni personale, sociale, professionale in campo educativo: queste sono aspetti tra loro distinguibili, ma non separati nella realtà; peraltro tra loro si richiamano in mutua integrazione.

    LE AREE DELL'ITINERARIO

    La meta globale dell'itinerario si articola dunque nelle rispettive mete delle aree enucleate, che spieghiamo brevemente.
    - L'area della identità personale: la meta corrispondente consiste nel promuovere la crescita della persona in apertura al trascendente, sviluppando ogni risorsa sino alla piena maturazione del giovane; si tende così a costruire un tipo di uomo con un patrimonio ideale e valoriale, con atteggiamenti positivi verso l'esistenza di sé e degli altri, con capacità di scelte libere e responsabili e con disponibilità alla solidarietà e al servizio: è una concezione dell'uomo ispirata all'evangelo.
    - L'area dell'incontro con Cristo: la meta porta a far percepire la credibilità e l'affidabilità della fede sino ad accogliere Cristo coma la persona determinante e a far vivere l'esperienza di vita e di fede, in modo che si cresca in Cristo come uomini nuovi.
    - L'area della appartenenza ecclesiale: la meta sta nello sviluppare la disposizione a percepire il valore dell'altro e degli altri, partendo dagli ultimi, e della comunità civile ed ecclesiale, nel promuovere la disponibilità alla partecipazione e alla corresponsabilità, nel condurre a vivere l'esperienza di Chiesa come comunione e servizio, sacramento universale di salvezza.
    - L'area della vita come vocazione: la meta propone di collocare ciascun giovane davanti al futuro in atteggiamento di disponibilità, di fargli percepire la vita come missione e responsabilità, di sollecitare a formulare un proprio progetto di vita riferito alla chiamata del Signore, di accompagnare in forma specifica le vocazioni apostoliche, sia laicali che religiose e sacerdotali.

    La logica delle aree

    Come si può ben rilevare, le quattro aree sono strettamente connesse nell'esperienza del giovane, si richiamano a vicenda edificando insieme la sua maturità umana e cristiana. E tuttavia ogni area presenta una sua logica tipica interna nell'edificazione comune, che si integra con le altre in modo complementare.
    - La prima area, proponendosi la costruzione dell'identità personale matura, utilizza in prevalenza contributi di scienza e sapienza. Nell'identificare problemi e nel formulare prospettive, l'educatore alla fede fa appello con disponibilità e convinzione alle scienze umane e alle scienze dell'educazione, oltre che alla saggezza della sua esperienza riflettuta. Nell'azione concreta egli agisce però con quella sapienza educativa che gli ispira lo sguardo di fede. Mediante la ragione, illuminata dalla fede, si orienta nel vasto panorama dei modelli antropologici, e nella profondità del cuore sceglie quell'immagine di uomo concreto di cui scorge il riflesso in Gesù.
    - La seconda area, quella dell'incontro con Gesù Cristo, è giocata sulla testimonianza. I cristiani parlano, con la loro vita di fede, speranza e carità, dell'evento che è determinante nella lo ro esistenza: il mistero di Dio rivelato in Gesù di Nazaret, come fondamento del cammino verso la pienezza della vita, la salvezza. A dar ragione di tale novità non sono più sufficienti scienza e sapienza umana. Il vissuto di una comunità credente e l'interpretazione di esso, fondata sulla parola di Dio, diventano indispensabili. Il riferimento privilegiato corre perciò al Vangelo, il documento dell'esperienza vissuta e interpretata dai discepoli di Gesù. Nella narrazione della storia del Signore e delle prime comunità cristiane riconosciamo il valore educativo dei testimoni per il cammino di novità di vita nel seguire il Signore.
    - La terza area della appartenenza alla comunità è incentrata sulla logica dell'esperienza. La solidarietà, la condivisione, la comunione ecclesiale, come esito e fondazione di ogni sforzo quotidiano di costruzione, vanno nella direzione precipua del farne l'esperienza. Questi valori infatti sono convincenti allorché si manifestano concretamente nella vita della comunità e quando diventano espressione impegnativa di quel mistero di profonda comunione che tutti ci avvolge. La vita della Chiesa è il documento da prendere in considerazione: gli Atti, le Lettere, i Padri..., la storia lungo i secoli sino ad oggi. In essi vengono messi in risalto i frutti della presenza operosa dello Spirito di Gesù nelle comunità e sottolineate le fatiche della fedeltà all'evangelo.
    - La quarta area ci conduce nello stile di vita nuova di chi ha incontrato il Signore della sua vita. Il cristiano vive sotto il segno delle Beatitudini, il manifesto del Regno, che proclama che la vera gioia sta nel donarsi per amore, che si guadagna la vita solo quando si è disposti a perderla.
    Davvero qui il buon senso non conta molto. L'autorevolezza di dichiarare un nuovo modo di esistere ci viene solo dal coraggio di prendere sul serio l'evangelo, di accogliere la novità radicale della fede che apre ad orizzonti senza confini.

    PROPOSTA DI ITINERARIO DI EDUCAZIONE ALLA FEDE

    Tra le sequenze di itinerario possibili si fa la scelta per una modalità che sia consona alle prospettive delineate e agli intenti stabiliti.
    Riferendosi alle singole aree vengono sviluppate le rispettive mete. Ad ogni area corrisponde una meta peculiare, che esprime un aspetto complementare della meta globale dell'itinerario.
    Le mete di ciascuna area codificano i traguardi e gli esiti che si intendono perseguire. Da queste vengono sviluppati i movimenti progressivi, gli obiettivi formulati in atteggiamenti, conoscenze e comportamenti, le esperienze (e attività) da proporre, i criteri di valutazione.
    Delineiamo ora brevemente tali momenti sequenziali di itinerario.
    I movimenti progressivi delineano quelle situazioni crescenti che sono indice dei livelli di maturazione verso traguardi sempre più maturi e responsabili. La formulazione usata con le preposizioni «da... a...» traduce in linguaggio semplice i passaggi graduali da conseguire. Da livelli minimi e incompleti di crescita si passa in progressione organica alla indicazione di livelli sempre più maturi nella realizzazione delle mete stabilite.
    Questo momento dell'itinerario permette di tener conto della reale situazione in cui si trovano i soggetti, di graduare i passaggi progressivi e di riformulare con maggiore operatività la meta di ogni area.
    Gli obiettivi, ulteriore momento dell'itinerario, svolgendo un ruolo di orientamento e di guida nell'azione, rappresentano l'orizzonte intenzionale operativo entro cui muoversi e indicano i particolari esiti educativi da raggiungere. Tra i modi di concepire l'obiettivo, noi lo consideriamo come un insieme di abilitazioni da sollecitare e sostenere nella persona affinché cresca in maturità. Per formularlo in modo organico, determiniamo a quali atteggiamenti si debba abilitare, quali conoscenze siano da possedere e che comportamenti siano da assicurare.
    Il nodo centrale per dare corpo agli obiettivi educativi restano senz'altro gli atteggiamenti. Essi sono considerati quali dinamismi che collegano il momento espressamente cognitivo (conoscenze) con il momento produttivo dei gesti e azioni congruenti (comportamenti): è cioè un creare nel soggetto disposizioni (atteggiamenti) a operare scelte motivate e significative da tradurre in vita vissuta.
    L'accento posto sull'atteggiamento come obiettivo da conseguire denota che il processo da instaurare è progressivo e che l'interiorizzazione delle conoscenze risulta graduale, poiché i contenuti sono da acquisire come appropriazione soggettiva della verità dell'evangelo. Inoltre indica che nell'atteggiamento, che è già disposizione a gesti e comportamenti concreti, vi si riconosce una estrinsecazione significativa di scelte consapevoli da tradurre in atto, e non una semplice esecuzione di compiti estrinseci da portare a termine.
    Le esperienze (o attività) da prevedere sono un altro momento importante nella sequenza dell'itinerario. I movimenti e gli obiettivi trovano la loro attuazione nell'azione educativa senz'altro attraverso esperienze e attività. In un itinerario si rende pertanto indispensabile esplicitare esperienze e attività da mettere concretamente in atto per realizzare il cammino previsto. Il modo di enumerarle non può essere causale; occorre seguire criteri di gradualità e organicità. Senza dubbio a nessuno sfugge la grossa rilevanza educativa dell'esperienza. In essa si possono far convergere risorse di metodo e pregnanza di contenuti per conseguire gli esiti desiderati. Le esperienze contrassegnano in modo determinante il cammino educativo: esse devono perciò scaturire dall'insieme delle prospettive indicate, come un frutto maturo.
    Il tema della verifica-valutazione infine riguarda l'intero itinerario sia nella sua progettazione che nella realizzazione. È un momento considerato indispensabile, poiché offre la concreta opportunità di riorientare e riprogettare tutto l'iter, cammin facendo.
    Nell'azione educativa e pastorale tuttavia non tutto è verificabile e tanto meno controllabile. Gli eventi educativi devono fare i conti con l'inedito dell'uomo e con la sua libertà di scelta. Ciò vale ancor più nella prospettiva dell'educazione alla fede. Il dono di Dio non è misurabile in categorie umane, e merita tutto il senso del mistero. Cionondimeno la vita teologale manifesta dei segni umani, visibili. Questi possono essere terreno di una qualche valutazione educativa, in vista di un servizio pastorale più adeguato ed efficace.


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