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    Direttive pastorali per gli oratori della diocesi di Bergamo


     

    A cura dell'Ufficio per la pastorale dell'età evolutiva

    (NPG 1987-09-35)

    Da qualche tempo si assiste ad un rinnovato interesse della chiesa italiana per gli oratori. Dopo anni di smobilitazione si comincia a rivalutarne l'indispensabile funzione in mezzo ai giovani.
    Se da una parte l'attività sembra riprendere con vigore e fantasia creatrice, con/una significativa presenza di laici animatori, dall'altra si moltiplicano i convegni di rielaborazione del suo progetto pastorale. Anche i responsabili della pastorale ecclesiale sentono il bisogno di dare una chiara legittimazione al nuovo impegno e delle direttive opportune per sostenere la ripresa e orientare a un cammino unitario. Da piú parti vescovi e uffici pastorali hanno già maturato degli stimolanti documenti, espressione spesso di un paziente confronto tra i diversi operatori.
    Offriamo ai lettori uno di questi documenti, quello della diocesi di Bergamo.
    Diciamo subito che non è un progetto educativo, ma un direttorio operativo, sbilanciato sul versante organizzativo. Rimanda invece ai vari progetti educativi già esistenti per le diverse fasce di età.
    Il documento di Bergamo offre un quadro dei vari nodi pastorali che la riorganizzazione degli oratori deve affrontare. Alcuni li affronta direttamente, altri è facile leggerli tra le righe.
    Ci interessa sottolineare alcuni di questi ultimi, anche perché è sulla soluzione dei problemi impliciti, quasi dati per scontati, che si gioca il futuro dell'oratorio: il rapporto tra educazione e evangelizzazione qualificando in termini autonomi i processi educativi rispetto a quelli di specifica iniziazione alla fede; il rapporto tra catechesi e animazione per evitare le sovrapposizioni e il percorrere cammini pastorali diversi; l'approfondimento del metodo educativo dell'oratorio e la particolare importanza che in esso viene ad avere il gruppo; il ruolo dell'oratorio dentro la pastorale giovanile parrocchiale e diocesana, e il rapporto tra questo e le diverse associazioni ecclesiali senza assorbire tutto nell'oratorio.
    Ma il problema piú urgente, quello a cui anche il documento di Bergamo rimanda, è quello del progetto pastorale dell'oratorio nel suo insieme e per le diverse fasce di età. Solo di sfuggita il direttorio accenna al modello di uomo e di cristiano, al tipo di spiritualità da proporre, all'identikit di cristiano adulto su cui lavorare. È su questo versante, oltre che su quello organizzativo, che la fantasia della chiesa italiana è chiamata a esercitarsi.


    1987-09-37

     

    INTRODUZIONE

    1. Il discorso sull'oratorio come istituzione per una formazione cristiana dell'età evolutiva si inserisce in quello generale della formazione alla fede e in quello piú specifico della educazione alla fede dei fanciulli, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani.
    Poiché questo quadro generale è fondamentale e prerequisito per l'oratorio esponiamo alcune riflessioni sui due problemi:
    - l'educazione alla fede;
    - l'educazione alla fede nelle varie tappe dell'età evolutiva.

    L'educazione alla fede

    2. L'oratorio, luogo privilegiato per la cura pastorale delle nuove generazioni nella tradizione della nostra diocesi, si colloca nel contesto piú vasto della pastorale giovanile. Qui ci si trova subito ad affrontare il problema del rapporto tra fede ed educazione che va preso in esame partendo dalla natura della fede e dalla problematica che l'istanza educativa porta con sé nella realtà culturale contemporanea.

    Il rapporto fede-educazione

    3. L'educazione è il processo propositivo che conduce l'«uomo» alla propria maturazione personale nell'ambito diuna società e della sua cultura. La persona giunge alla realizzazione della propria personalità attraverso la libera assimilazione dei valori che le vengono via via proposti sul piano dei comportamenti e delle idee.
    L'azione educativa è tanto piú incisiva quanto piú le motivazioni profonde portano alla piena realizzazione umana: la loro efficacia dipende in gran parte dal fine a cui tendono.
    In questo ambito si inserisce il discorso di fede che è il solo perfettamente educativo perché tiene conto di tutto l'uomo orientandolo verso il fine ultimo, che è il Cristo.
    La fede non è elemento aggiunto o sovrapposto a una educazione veramente umana, ma si inserisce in ogni suo aspetto vivificandolo, conducendo l'educando a valorizzare in senso positivo tutte le proprie potenzialità, a rinunciare liberamente a tutto quello che impedisce il pieno sviluppo della propria personalità.
    Non si tratta soltanto di una presentazione di verità da credere, ma della proposta del piano divino di salvezza dell'uomo rivelato dalla Parola di Dio, annunciato dalla Chiesa, accolto nella fede come adesione alla persona di Cristo, proposta resa in certo modo visibile dalla testimonianza dei cristiani, in particolar modo degli educatori. L'adesione di fede conduce quindi a una vita nella fede che porta a operare continuamente scelte conformi alla fede.

    La Chiesa soggetto dell'educazione alla fede

    4. La Chiesa è il luogo dell'educazione alla fede, che non è elemento aggiunto ma componente essenziale della sua realtà. Tale educazione si realizza attraverso tutte le espressioni concrete che caratterizzano la vita della comunità: l'ascolto della Parola, la catechesi, la celebrazione dell'Eucarestia e degli altri sacramenti, la comunione fraterna, l'apostolato e il servizio. Fattore privilegiato di questa educazione è la testimonianza di una vita autenticamente cristiana visibile nei pastori, nei consacrati, nei genitori, in tutti quei laici impegnati che hanno risposto alla chiamata battesimale, accogliendo in sé le esigenze della vocazione evangelica in una speciale consacrazione o nel servizio quotidiano ai fratelli per amore del Signore.
    Da tutte le azioni educative della Chiesa, catechistiche, liturgiche, di apostolato e servizio, deve risplendere la fonte che la vivifica: il Signore Gesú Cristo, unico vero Maestro. È nella sua persona e nel suo vangelo che converge l'azione educante dell'età evolutiva, perché conformandosi a Cristo le nuove generazioni possono realizzare in pienezza quelle caratteristiche personali e originali che costituiscono le singole personalità, nella gioia di una vita liberamente donata.

    L'educazione alla fede in un mondo secolarizzato

    5. Questo vale tanto piú nell'attuale contesto culturale che ha messo in crisi fortemente il concetto e la pratica dell'educazione. Il rifiuto di ogni norma oggettiva vista come costrizione e il libero scatenarsi delle emozioni che conduce a fare ciò che «piace», ha fatto esplodere la questione giovanile, nel contrasto tra le generazioni.
    L'abbandono della pratica religiosa nella preadolescenza, proprio perché legata a motivazioni soltanto soggettive e altri fattori, come la fragilità della volontà e l'incostanza dell'impegno, chiedono un adeguamento dei metodi educativi. Occorre quindi che la Chiesa, guidata dall'amore e mossa dallo Spirito Santo, sappia trovare nuovi «segni» per farsi presente al mondo giovanile.
    6. Nel concreto, da noi la Chiesa si esprime anche di fronte ai giovani nella parrocchia. La sua capacità di elaborare itinerari educativi alla fede delle nuove generazioni e di predisporre gli strumenti per realizzarli, deve essere la naturale conseguenza e l'espressione privilegiata del compito che la impegna nella sua intenzione a progettare e a costruire se stessa. La pastorale giovanile sarà tanto piú efficace, quanto piú sarà percepita e praticata come un momento del realizzarsi della comunità parrocchiale nell'articolazione delle sue funzioni interne e in stretta comunione con gli obiettivi della pastorale diocesana, dal cui legame la parrocchia deriva la sua qualità di comunità ecclesiale.

    L'educazione alla fede nelle varie tappe dell'età evolutiva

    7. Per età evolutiva intendiamo l'arco della vita da zero anni alla giovinezza.
    Solitamente si distinguono varie tappe convenzionali. L'infanzia (da O a 5 anni); la fanciullezza (dai 6 agli 11); la preadolescenza (dai 12 ai 14); l'adolescenza (dai 14 ai 17 circa); la giovinezza (dai 18 ai 25 anni).
    8. Le mete da raggiungere nella formazione cristiana di questa età sono una fede e un comportamento cristiano maturi e un inserimento progressivo nella Chiesa - concretamente nella parrocchia -conformi alla capacità di ciascuna di queste tappe.
    L'inserimento nella Chiesa dovrà, evidentemente, crescere con l'età, fino a raggiungere al termine della giovinezza non solo una fede matura ma anche adulta, non solo una appartenenza passiva alla Chiesa, ma un impegno attivo in essa e per essa.
    9. Responsabili di tale opera di formazione cristiana sono la famiglia e la parrocchia, in quanto l'una e l'altra sono espressione di Chiesa.
    La struttura portante per l'educazione nella parrocchia è l'oratorio. Notevole importanza hanno le aggregazioni ecclesiali che devono operare all'interno dell'oratorio, dando un apporto qualificato per il raggiungimento delle finalità educative.

    L'ORATORIO

    Oratorio: comunità educante

    10. Nella nostra diocesi l'oratorio è e deve rimanere l'espressione piú tipica, lo strumento piú efficace e piú qualificato dell'azione pastorale che la comunità parrocchiale possiede per la formazione delle giovani generazioni; con esso infatti la parrocchia attua la sua missione di educare alla fede i fanciulli e le fanciulle,
    i ragazzi e le ragazze, gli adolescenti e le adolescenti, i giovani e le giovani.
    11. L'oratorio è innanzitutto una comunità composta da fanciulli, ragazzi, adolescenti e giovani, educatori e genitori, sotto la guida del direttore nella persona del parroco o di un vicario parrocchiale in collaborazione con il parroco. L'oratorio è pure un ambiente che favorisce il formarsi di amicizie cristiane ed offre strutture e possibilità per un sano ed educativo uso del tempo libero.
    12. L'indispensabile presenza di educatori adulti autenticamente cristiani apre iragazzi a modelli adulti cui tendere. Inoltre, rispettando la funzione primaria che è quella di educare i ragazzi, è opportuno aprire l'oratorio a tutti i fedeli della parrocchia, adulti e anziani, quale ambito in cui le varie generazioni si incontrano, si conoscono, si scambiano valori ed esperienze, senza trasformarlo in una generica «casa della comunità», perché l'oratorio è luogo di educazione giovanile.
    13. Un oratorio cosí concepito diventa l'ambiente di formazione e di crescita globale del fanciullo, del ragazzo, dell'adolescente e del giovane. Questo progetto educativo infatti si rivolge a ragazzi, adolescenti e giovani impegnati o almeno disponibili a un'autentica formazione cristiana.
    14. Nelle nostre parrocchie, però, adolescenti e giovani sempre piú numerosi praticano solo saltuariamente e in modo non impegnativo la vita cristiana, ma si interessano dell'oratorio per la disponibilità delle strutture di tempo libero o per la presenza di amici.
    L'oratorio deve essere aperto anche a costoro, ma alle ovvie condizioni:
    - che non venga in nessun modo travisato, o anche solo sminuito, il volto dell'oratorio come comunità finalizzata all'educazione cristiana;
    - che non sorga un pericolo grave per gli oratoriani cristianamente impegnati.
    Inoltre, un oratorio propositivo dal punto di vista cristiano ed educativo per la sua serenità, per l'amicizia e la gioia diquanti lo frequentano, può essere una testimonianza e un invito anche per gli adolescenti e i giovani che cercano il piacere e la gioia in altri ambienti.
    15. Accanto alla finalità della prevenzione, ogni progetto educativo dell'oratorio deve prevedere anche una particolare attenzione al mondo della devianza e dell'emarginazione senza cadere nel pericolo di sostituirsi ad enti, associazioni e comunità nate per questo.

    POTENZIARE LA RIPRESA DEGLI ORATORI
    Il papa ai Vescovi della Lombardia


    Giovanni Paolo II ha ricevuto, giovedí 18 dicembre 1986, a coronamento della visita «ad limina», tutti i Vescovi della Lombardia. Nel suo discorso ha trattato della funzione educativa della Parrocchia e dell'importanza dell'Oratorio, auspicando che continui a svilupparsi. Riportiamo integralmente la parte del discorso riguardante gli Oratori.
    Ho appreso con compiacimento, venerati Fratelli, che, in preparazione alla Visita «ad Limina», avete esaminato gli aspetti caratteristici della situazione regionale e ne avete dedotto l'importanza rilevante che assumono oggigiorno, nell'àmbito della struttura e della programmazione pastorale delle diocesi, «la Parrocchia e la sua azione educativa-, in special modo quella che viene attuata mediante «gli Oratori giovanili».
    A sostegno della missione formativa propria della parrocchia, le diocesi lombarde posseggono una istituzione peculiare, caratteristica e comune a tutte, per la formazione delle giovani generazioni: sono gli Oratori. L'Oratorio, si può dire, in numerosi casi, è ancora il punto dove la quasi totalità dei ragazzi di una parrocchia passa, non senza riportare almeno qualche valore cristiano, anche se poi non pochi prendono altre strade.
    Come altre istituzioni, anche l'Oratorio ha attraversato un periodo critico agli inizi degli anni '70. Ma la forza di una lunga tradizione, i frutti convalidati da tante testimonianze, e un piú equanime giudizio nel valutare ciò che il passato ha consegnato al presente, hanno aiutato a superare la crisi. Occorre potenziare questo movimento di ripresa, pur con lo sforzo di adattare alle esigenze dei tempi nuovi ciò che di autentico e valido c'è nella realtà «oratoriana». La formula oratoriana è frutto del genio di grandi anime, come San Carlo Borromeo, San Filippo Neri, San Giovanni Bosco, e altri Santi amici della gioventú, i quali si sono ispirati alla predilezione del Di-vin Maestro per i fanciulli e i giovani. Sul loro tracciato si sono inseriti da un'epoca all'altra, con opportuni adattamenti di metodo, nuovi apostoli, sacerdoti e laici.
    In uno dei numerosi interventi in tema oratoriano, Papa Paolo VI delineò una specie di paradigma, che conserva la sua indole programmatica. «L'Oratorio è l'espressione dell'amore della Chiesa, organizzata in comunità parrocchiali o in istituzioni educative, per i suoi figli piú giovani e piú degni e piú bisognosi d'affetto e di pedagogico interessamento, opera indispensabile; l'Oratorio è l'istituzione complementare della famiglia e della scuola; l'Oratorio è una palestra di vita, dove la preghiera, l'istruzione religiosa e parascolastica, il gioco, la ricreazione, l'amicizia, il senso della disciplina e del bene comune, la letizia ed il vigore morale si fondono insieme per fare del giovane un cristiano forte e cosciente, un cittadino solido e leale, un uomo buono e moderno».
    L'intera azione educativa della parrocchia passa attraverso la pastorale giovanile. È qui che si lavora per la vitalità dell'oggi e la continuità nel domani. Immerso nelle schiere giovanili, il sacerdote rivive ad ogni età la freschezza delle sue primizie presbiterali, mentre personifica piú visibilmente agli occhi della comunità l'ideale del sacerdozio cattolico. L'apostolato giovanile è lo strumento idoneo ad una seminagione capace di espandersi in fecondità, che favorisce la purezza del cuore e l'onestà del costume; che alimenta le vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita di speciale consacrazione; che sostiene le vocazioni alla santità dell'amore coniugale, del matrimonio e della famiglia, per le vocazioni alle varie forme di apostolato. Auspico pertanto che la formula oratoriana continui a svilupparsi, grazie alla simpatia, all'ama re, al sostegno con cui il clero e il popolo lombardo custodiscono questo patrimonio vivo e prezioso.

    Oratorio: le sue attività educative

    16. L'oratorio ha lo scopo di educare i soggetti delle nuove generazioni a diventare uomini e donne cristiani.
    Per questo è necessario un progetto o piano educativo diocesano che dia le grandi linee per la formazione cristiana dell'età evolutiva.
    Il progetto educativo tiene conto delle attività che esprimono e perseguono piú profondamente: 
    * la finalità dell'evangelizzazione, quali:
    - la catechesi permanente e sistematica come vero itinerario di fede;
    - la preparazione ai sacramenti della Riconciliazione, dell'Eucarestia e della Confermazione;
    - la vita di preghiera liturgica, comunitaria e personale;
    - le iniziative di apostolato e di servizio cristiano;
    - le iniziative per il risveglio e la scoperta della propria vocazione;
    * la finalità di promozione umana, quali:
    - le attività sociali;
    - le attività culturali;
    - le attività ludico-sportive e di tempo libero.
    17. Per raggiungere le sue finalità l'oratorio predispone, a partire dal progetto educativo diocesano, un articolato programma annuale maturato e realizzato nell'ambito della programmazione pastorale parrocchiale.
    Tale progetto educativo dell'oratorio, preparato dal suo consiglio, deve essere presentato nel consiglio pastorale parrocchiale, perché sia collocato nella pastorale generale della parrocchia.

    Oratorio maschile, femminile, misto

    18. Nella nostra diocesi esistono oratori maschili, oratori femminili e da qualche tempo alcuni oratori misti di nome e/o di fatto.
    Dove vi sono ancora gli oratori maschili e femminili distinti si conservino, realizzando però un consiglio congiunto dei due oratori che, sotto la presidenza del parroco, crei identità nelle linee educative, fissi programmi concordati e coordinati, stabilisca momenti e gesti di incontro.
    Dove invece si è introdotto l'oratorio misto si deve assolutamente evitare una promiscuità incontrollata o comunque senza finalità educative.
    19. Per questo è necessario che ci siano momenti distinti di catechesi e preghiera; che il gioco e l'uso del tempo libero siano confacenti all'indole dei sessi e soprattutto che in tutti i momenti della vita d'oratorio (catechesi, preghiera, tempo libero) il contenuto cristiano ed educativo sia ricco e incisivo.
    20. Per raggiungere tali mete sono indispensabili educatori particolarmente esperti nella formazione di ciascun sesso e, dove è possibile, sarà opportuno scegliere le responsabili dell'educazione delle ragazze, soprattutto nei momenti a loro riservati, tra le religiose, alle quali va riconosciuta competenza pastorale e che si presteranno volentieri a tale impegno anche per il loro specifico carisma.

    L'oratorio: edificio

    21. L'edificio dell'oratorio sta alla comunità oratoriana come la casa sta alla famiglia.
    In questo edificio non devono mancare il luogo della preghiera, le aule di catechismo e di incontro, le sale e i campi da gioco in misura adeguata alle dimensioni e alla situazione di ciascuna parrocchia.
    Nella costruzione sia tenuto presente anche l'inserimento dei ragazzi portatori di handicaps.
    L'oratorio sia costruito in modo funzionale, dando la priorità al progetto educativo dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani.
    Oggi occorre evitare ambienti troppo grandi, di difficile gestione e soprattutto difficilmente riconducibili ad una funzione educativa.
    22. La cessione in uso delle strutture oratoriane deve essere regolata da convenzione, secondo le indicazioni dell'ufficio per la pastorale dell'età evolutiva. («Direttive per la cessione in uso delle strutture oratoriane», Allegato).
    23. La progettazione di un nuovo oratorio tenga conto della situazione del paese, e/o del territorio in città, delle prospettive future, delle possibilità economiche. Tutto questo sia verificato attraverso il consiglio pastorale parrocchiale e i competenti uffici diocesani.
    24. Nelle parrocchie con un solo sacerdote la casa parrocchiale, là dove è possibile, venga strutturata in modo da offrire un ambiente per le attività oratoriane.
    Oratorio: l'amministrazione economica e il bar
    25. All'interno dell'amministrazione economica della parrocchia, l'amministrazione dell'oratorio sia chiara, trasparente, in regola con la legislazione vigente e le disposizioni dei competenti uffici di Curia. Alla comunità oratoriana venga assicurato dalla parrocchia un funzionamento economico sereno, evitando ogni spreco incompatibile con le finalità educative. In oratorio si tenga una cassa comune per tutte le attività.
    26. La struttura oratoriana può anche avere bisogno del bar che deve essere a servizio dell'oratorio e quindi non ostacolarne le finalità.
    Pertanto sia sempre gestito da persone sensibili ai valori educativi cristiani, eventualmente con la collaborazione dei giovani stessi, per impedire che il bar somigli ad un qualsiasi locale pubblico.
    Non è quindi opportuno che venga affidato a persone o enti che perseguono scopi diversi da quelli dell'oratorio, con orari e attività estranee o alternative a quelle dell'oratorio stesso. In ogni caso si senta il parere dei competenti uffici della Curia, specialmente riguardo alle licenze.

    I RESPONSABILI DELL'ORATORIO

    Nella diocesi: l'ufficio per la pastorale dell'età evolutiva

    27. L'ufficio per la pastorale dell'età evolutiva è il necessario punto di riferimento a livello diocesano per la pastorale negli oratori. Tra i suoi compiti si richiama quello/di dare direttive, di promuovere e coordinare le attività pastorali dell'età evolutiva, di raccogliere e far conoscere nei modi piú idonei le esperienze oratoriane piú significativa.
    28. Spetta all'ufficio l'organizzazione di periodici incontri di aggiornamento per i sacerdoti incaricati per la pastorale delle nuove generazioni nei vicariati, per
    i direttori d'oratorio e, in collaborazione con l'ufficio per l'orientamento vocazionale, per le religiose/i presenti in oratorio, al fine di coordinare la pastorale dell'età evolutiva.
    29. Si dimostra utile e necessario al riguardo il quindicinale «Il Cantiere» con la funzione di collegamento tra gli oratori.
    30. Essendo il vicariato una struttura che favorisce un'efficace pastorale d'insieme, gli oratori vi troveranno un ampiospazio di incontro, di aiuto, di esperienza.
    31. Nel programma annuale del vicariato siano previsti incontri per gli oratori.
    Ai sacerdoti, agli educatori, ai genitori vengono raccomandati tali incontri coordinati dal sacerdote incaricato nel vicariato per la pastorale dell'età evolutiva, al fine di stabilire iniziative comuni a favore delle nuove generazioni, di dare un aiuto nell'attuazione del lavoro e di compiere le opportune verifiche.

    Nella parrocchia

    32. Poiché l'oratorio è l'azione pedagogico-pastorale della parrocchia per la formazione cristiana delle nuove generazioni, il parroco ne è il responsabile principale.
    Egli deve quindi impegnare la sua sollecitudine pastorale in particolare perché siano vissute le «Direttive pastorali per gli oratori della Diocesi», valorizzando la responsabilità e la collaborazione di tutti gli educatori.
    33. È necessario che la realtà oratoriana sia presente e operante in ogni parrocchia, anche in quelle piccole. In queste parrocchie l'oratorio sarà dotato delle strutture indispensabili per la catechesi, per il gioco e per la formazione culturale e sociale. Poiché qui il parroco è solo, si rende particolarmente necessaria la presenza di educatori laici ben preparati.
    Il parroco, salva sempre la sua responsabilità pastorale, può affidare la direzione dell'oratorio a una religiosa o a un laico particolarmente idoneo, in accordo con il Vicario Episcopale per la formazione ed educazione del popolo di Dio.
    Inoltre l'oratorio di tali parrocchie deve fare affidamento anche sulla cristianasolidarietà e sulla collaborazione degli oratori del vicariato.

    Nell'oratorio: il direttore (parroco o vicario parrocchiale)

    34. Direttore dell'oratorio è normalmente il sacerdote, parroco o vicario parrocchiale, eccezionalmente una religiosa o un laico.
    Il direttore sacerdote deve avere preparazione, formazione, sensibilità e disponibilità pastorali adeguate, a partire dagli anni del seminario durante i quali si devono educare i candidati al sacerdozio a un vero e cordiale attaccamento alla realtà oratoriana.
    Il ministero del sacerdote d'oratorio inoltre esige:
    - sul piano delle iniziative, una programmazione metodica che sappia guidare i ragazzi, gli adolescenti e i giovani lungo itinerari formativi con mete ben definite, sempre all'interno della programmazione della parrocchia e in conformità con le direttive diocesane;
    - sul piano personale, una continua riscoperta della gioia di essere educatore delle nuove generazioni.
    35. Il sacerdote direttore d'oratorio deve innanzitutto essere educatore alla fede mediante la catechesi, la preghiera, l'azione formativa e il servizio.
    Verso i fanciulli, i ragazzi, gli adolescenti e i giovani che frequentano l'oratorio il sacerdote è chiamato a:
    - conoscerli personalmente, facendo in modo che arrivino facilmente a un confronto personale attraverso la direzione spirituale e che siano aiutati ad assumere responsabilmente iniziative a favore della comunità ecclesiale e civile;
    - far emergere in ciascuno di essi la risposta alla chiamata di Dio o alla famiglia o al sacerdozio o alla vita consacrata;
    - suscitare anche vocazioni all'apostolato organizzato, in particolare nell'Azione Cattolica, prevista e promossa in tutte le parrocchie e quindi in tutti gli oratori. '
    Il sacerdote è poi chiamato a educare gli educatori perché crescano nella fede e nella capacità educativa, cosí da formare in oratorio una comunità educante che sappia presentare con chiarezza e vigore il messaggio cristiano.

    Allegato

    DIRETTIVE PER LA CESSIONE IN USO DELLE STRUTTURE ORATORIANE


    Premessa
    Art. 1. Con una certa frequenza, soprattutto nelle località prive di attrezzature adeguate, Enti pubblici, Società sportive, o gruppi particolari, richiedono l'uso di alcune strutture dell'oratorio per svolgervi determinate attività culturali, sportive o ricreative.

    Direttiva generale
    Art. 2. L'oratorio è anzitutto una comunità educante di ragazzi, adolescenti e giovani, di educatori e di genitori con lo scopo di educare alla maturità cristiana quanti lo frequentano, mediante la catechesi, l'esperienza di preghiera, iniziative di apostolato cristiano e un uso costruttivo del tempo libero.
    Art. 3. Le strutture e gli ambienti oratoriani devono essere utilizzati nel rispetto delle finalità di questa realtà educativa.

    Condizioni preliminari
    Art. 4. Le strutture e gli ambienti dell'oratorio non possono ospitare attività e iniziative:
    - incompatibili con le finalità dell'oratorio;
    - organizzate o gestite da partiti politici;
    - paralizzanti in parte o in tutto l'attività educativa specifica dell'oratorio.
    Art. 5. Prima di ogni eventuale concessione in uso di strutture dell'oratorio, debbono verificarsi le seguenti condizioni:
    - la visione preventiva del programma dettagliato delle attività che si intende svolgere;
    - la definizione:
    1. dei diritti che vengono concessi agli ospiti;
    2. dei limiti entro i quali è ammessa la loro presenza, sia quanto alla condotta degli utenti, sia per gli orari, sia per le attrezzature da utilizzare;
    3. del contributo alle spese di gestione, precisate per quanto riguarda sia il carico sia la distribuzione (acqua, luce, quote assicurative, pulizia degli ambienti e delle attrezzature, ecc.).

    Durata della concessione
    Art. 6. Le richieste delle strutture oratoriane per singole iniziative potranno essere accolte dal parroco alle condizioni sopra descritte, stipulando di volta in volta una chiara pattuizione.
    Art. 7. Le richieste per un uso continuativo debbono essere esaminate tenendo conto, oltre alle indicazioni sopra riportate, anche delle seguenti esigenze:
    - Nessuna attrezzatura necessaria alla vita dell'oratorio può essere concessa in uso esclusivo a un determinato gruppo o società.
    - Qualora si ritenga opportuno, per un servizio alla popolazione, concedere in uso prolungato alcune attrezzature per iniziative di carattere culturale o sportivo, si stipuli una dettagliata convenzione di durata limitata con l'ente responsabile. A tale scopo è necessario che la parrocchia ottenga dall'Ordinario l'approvazione preventiva della convenzione.
    - Non si debbono concedere ad associazioni, enti o società sportive particolari diritti d'uso a contropartita di oneri che i sopraddetti enti intendono assumersi per interventi di restauro o di adattamento nelle strutture oratoria-ne.

    Ambito della normativa
    Art. 8. La presente normativa ha valore non solo per gli oratori, ma pure per strutture analoghe: centro giovanile parrocchiale, casa della comunità, centro parrocchiale, ecc.
    Le concessioni ad un Ente pubblico di aule per attività scolastiche o parascolastiche vengono date dall'Ordinario, che stipulerà una convenzione con l'Ente interessato.

    La religiosa

    36. Nella comunità oratoriana la religiosa è una figura di valore, portatrice di un dono singolare, derivante dalla sua vocazione e dal suo particolare carisma che, nella maggior parte delle famiglie religiose presenti nella nostra diocesi, è strettamente legato al tema dell'educazione.
    Tale presenza gioiosa e generosa testimonia pubblicamente che l'amore-servizio è possibile e che è via di realizzazione e di libertà ed è anche concretamente apportatrice di una sana femminilità pastorale.
    37. La crescita del numero dei laici impegnati all'oratorio per l'educazione dell'età evolutiva non pregiudichi la presenza della religiosa animatrice; si favorisca invece la collaborazione all'azione educativa anche oltre l'ambito delle scuole materne.
    38. Quanto alla formazione:
    - si favorisca il suo aggiornamento perché nell'opera educativa delle adolescenti e delle giovani esprima avvedutezza e competenza;
    - per tale aggiornamento occorrerà che l'ufficio per la pastorale dell'età evolutiva promuova incontri concertati con gli altri uffici pastorali di Curia.

    Gli educatori laici

    39. È indispensabile in oratorio la presenza di educatori (sposi, genitori, catechisti e animatori di tutte le attività, adulti e giovani) che siano testimoni autenticamente cristiani, motivati, consapevoli e adeguatamente preparati.
    Essi devono avere:
    - un vivo senso ecclesiale, che si esprime nella comunione interiore e visibile con la Chiesa e nella coralità dell'azione pastorale;
    - una profonda convinzione di essere educatori missionari: inviati da Cristo missionario per una Chiesa missionaria, in un oratorio missionario.
    Devono inoltre essere allenati:
    - al dono gratuito di sé;
    - alla capacità di dialogo;
    - al senso della gerarchia dei valori (l'apertura e l'accoglienza di tutto ciò che è nobile, bello e sano).
    40. In ogni oratorio siano presenti gli educatori catechisti, gli educatori alla preghiera, gli educatori-animatori di attività.
    La catechesi svolta in forma sistematica, permanente e interessante, è componente fondamentale della vita oratoriana (cf nn. 50-51).
    Per quanto riguarda la fisionomia, la preparazione e i compiti dell'educatore catechista, si fa riferimento alle precise indicazioni dell'ufficio catechistico.
    L'educatore alla preghiera è normalmente il catechista. Egli anima gli oratoriani a vivere i momenti della preghiera personale e comunitaria, presentandosi come esempio concreto di amore e di gusto alla preghiera.
    Anche l'educatore-animatore di attività e di iniziative come il gioco, lo sport, la cultura, il sociale, il turismo, la festa ... si deve muovere nella profonda convinzione del valore dell'itinerario educativo in oratorio.
    Va notato che una stessa persona può adempire a tutti questi compiti.
    È necessaria poi la presenza di educatori sposati, capaci di arricchire la proposta educativa oratoriana con la grazia proveniente dal sacramento del matrimonio.
    41. Particolare attenzione merita la formazione di tali educatori.
    Il compito della loro formazione a livello vicariale spetta ai presbiteri, in collaborazione con gli uffici diocesani competenti, attraverso la scuola vicariale per allievi operatori pastorali laici e i corsi residenziali.
    In ogni oratorio, oppure negli oratori dello stesso vicariato, i presbiteri devono provvedere alla formazione permanente attraverso incontri settimanali, ritiri ed esercizi spirituali frequenti.
    Anche l'animazione del tempo libero è un importante momento educativo nell'accostamento delle nuove generazioni. È quindi necessario che l'educatore-animatore del tempo libero sia un autentico educatore cristiano, in possesso di doti e di tecniche adatte. Per la sua formazione si faccia riferimento anche al Centro Sportivo Italiano (CSI) con il coordinamento dell'ufficio per la pastorale dell'età evolutiva.
    42. Ogni educatore d'oratorio deve impegnarsi a conformare ogni attività e iniziativa all'interno dell'itinerario educativo globale oratoriano. Diventano perciò necessari momenti di verifica e di confronto tra tutti gli educatori, per dare armonia alle proposte educative, mettere in luce gli aspetti di complementarietà eliminandone le contraddizioni, costruire progressivamente un itinerario educativo sempre piú qualificato nei fini pur nella varietà dei mezzi impiegati.
    Ogni educatore mantenga il collegamento con la famiglia dei ragazzi e presti attenzione alla scuola e piú in generale ai problemi del territorio.
    Tocca all'educatore favorire nel gruppo a lui affidato l'apertura ad una coscienza ecclesiale parrocchiale, vicariale e diocesana e l'adesione alla Azione cattolica, in vista di una disponibilità sempre maggiore verso la Chiesa e le necessità sociali (cf n. 79).

    I genitori

    43. La testimonianza e l'inserimento dei genitori nell'oratorio sono necessari per la ricchezza di esperienza e la loro primaria responsabilità educativa.
    Spetta infatti ad essi educare cristianamente i figli sul piano civile, morale e soprattutto su quello della fede.
    All'interno dell'oratorio è possibile attuare una efficace complementarietà educativa tra genitori cristiani e comunità parrocchiale, capace di evitare indebite ingerenze e, nello stesso tempo, deleghe deresponsabilizzanti.
    44. In concomitanza con tutto il cammino di fede dei figli, si organizzino incontri per genitori in vista:
    - di un particolare approfondimento di alcuni argomenti specifici di fede;
    - di un aiuto a capire meglio i sacramenti a cui i figli accedono;
    - del coinvolgimento attivo nella preparazione e nella celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione;
    - dello studio dei problemi tipici della preadolescenza e dell'adolescenza.
    45. Una rappresentanza dei genitori sarà chiamata a far parte del consiglio dell'oratorio.
    46. Sia istituito in ogni oratorio il consiglio.
    Esso è l'organismo di carattere consultivo che affianca il direttore per la promozione delle attività educative facendole oggetto di studio, di promozione, di verifica.
    È strumento di corresponsabilità e luogo di dialogo, e intende assicurare l'apporto e la collaborazione di sacerdoti, religiose e laici all'opera educativa dell'oratorio.
    47. È formato dal parroco che lo presiede, dal direttore e dai rappresentanti delle religiose, dei genitori, degli educatori, delle aggregazioni ecclesiali e dei gruppi oratoriani.
    48. Si raccomanda vivamente che in ogni oratorio il parroco, con l'aiuto del consiglio, prepari uno statuto che tenga presenti queste direttive pastorali, lo statuto-tipo del consiglio d'oratorio, la realtà locale ecclesiale e civile.

    LE ATTIVITÀ EDUCATIVE

    49. Le attività educative dell'oratorio sono la catechesi, la preghiera, la liturgia e i sacramenti, la formazione del comportamento cristiano, l'apostolato e il servizio, il gioco, lo sport e il tempo libero.
    Nell'oratorio, in coerenza con la nostra tradizione e nel modo adeguato al nostro tempo, si deve superare la separazione tra queste attività che purtroppo è già presente.
    Il loro coordinamento è piú facile quando unico è il luogo in cui esse si attuano; ma tale coordinamento deve realizzarsi anche là dove i luoghi sono separati e dovrà essere presentato anche ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani.
    Del resto il dialogo tra le varie attività ricordate è indispensabile non solo ad un'educazione globale, ma anche alle singole attività: non c'è catechesi vera se non conduce alla liturgia e ai sacramenti, se non fonda una vita coerente; cosí pure non c'è liturgia autenticamente celebrata e sacramenti ricevuti nella fede se non c'è catechesi é se non si traduce il messaggio in comportamento e in culto spirituale; parimenti non c'è comportamento cristiano autentico, non c'è servizio cristiano e non c'è tempo libero cristianamente vissuto se non scaturiscono dalla fede.

    La catechesi

    50. La catechesi deve esprimersi come un fondamentale momento oratoriano, anche quando si faccia al di fuori dell'edificio dell'oratorio, e come tale la devono svolgere i catechisti, i quali devono perciò sentirsi educatori d'oratorio.
    51. La proposta educativa dell'oratorio, partendo dalle attese dell'età evolutiva e tenendo presenti i Catechismi CEI, sia ricca dei contenuti previsti per la «Catechesi nell'età evolutiva» secondo le indicazioni del Vescovo nel «Decreto della Visita Pastorale alla Città» (art. 56-60) e dell'ufficio catechistico.

    La preghiera, la liturgia e i sacramenti

    52. L'educazione alla vita di fede in oratorio comprende anche un'adeguata educazione alla preghiera e una iniziazione alla vita liturgica e sacramentale. Fermo restando che la chiesa parrocchiale è il centro per tutti i momenti liturgico-sacramentali, è opportuno che nell'oratorio (= luogo o scuola di preghiera), a scopo formativo e propedeutico, si possano creare:
    - tempi di silenzio, di ascolto, di meditazione;
    - celebrazioni della Parola con spunti di formazione biblica e liturgica;
    - formazione alla preghiera della Chiesa e con la Chiesa nella celebrazione della Liturgia delle ore;
    - momenti di adorazione eucaristica, non come sostitutivi di quelli della comunità, ma come propedeutici ad essi.
    53. L'iniziazione alla preghiera domanda che si propongano anche modi e formule per pregare, sia per arricchire il linguaggio della preghiera personale, sia per introdurre a quella liturgica. La liturgia infatti è scuola di preghiera per tutti, in quanto ne suggerisce le forme e i modi essenziali (l'invocazione dello Spirito, l'offerta, la memoria, la dossologia) e insegna che anche la preghiera personale o devozionale è preghiera di Cristo e in Cristo, con la Chiesa e per l'umanità. Si favorisca la partecipazione dei giovani alle scuole di preghiera diocesane o vicariali.
    54. L'importanza dell'educazione alla preghiera deve diventare patrimonio comune di tutti gli educatori dell'oratorio. Questi collaborano con le famiglie anche per lo sviluppo della vita di preghiera dei ragazzi.

    Il comportamento cristiano, l'apostolato e il servizio

    55. La catechesi, la preghiera e la liturgia, che comunicano e sostengono la fede e la vita dei giovani, tendono a formare un comportamento autenticamente cristiano.
    Chi frequenta l'oratorio deve essere educato a tradurre, in misura corrispondente alla sua età, ciò che ha accolto con fede nella catechesi e ciò che gli è stato donato dalla grazia per mezzo dei sacramenti.
    Questa traduzione della fede e della grazia nella vita deve esprimersi in tutti i momenti, in tutte le azioni, in tutti i luoghi, specialmente nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nell'oratorio.
    Oltre che realizzare la vita cristiana personalmente, l'oratoriano deve anche essere in grado di annunciare la grazia e la libertà cristiana ai compagni e agli altri con la testimonianza della vita e con gesti di apostolato e di servizio.
    56. L'apostolato e il servizio vanno vissuti in modi e forme molteplici, primariamente all'interno della Chiesa, a cominciare dalla propria parrocchia e oratorio; tuttavia, secondo un autentico spirito missionario, essi devono superare
    i confini della propria parrocchia per prendere in considerazione il vicariato come spazio piú ampio di incontro, di comunione, di aiuto missionario da parte delle realtà oratoriane e parrocchiali.
    Andando anche oltre il vicariato, si avrà un'attenzione particolare alla comunità diocesana e ai suoi legami con le Chiese sorelle d'Italia e con le Chiese del mondo, soprattutto quelle in cui operano come missionari preti, religiose/i e laici bergamaschi.

    Le attività sociali

    57. Nello svolgere il suo compito educativo l'oratorio ha il dovere di formare i giovani alla vita sociale, al servizio della comunità, all'assunzione di responsabilità civiche, politiche, sindacali e amministrative, aiutandoli specialmente a superare una mentalità di sospetto verso l'impegno politico.
    Perciò attraverso opportune iniziative di servizio, l'oratorio deve diventare il primo centro sperimentale di formazione al sociale e al pre-politico.
    Gli adolescenti e i giovani oratoriani devono infine essere aiutati a vivere in modo serio la realtà sociale e politica anche attraverso lo studio della dottrina sociale della Chiesa, la conoscenza della storia del movimento cattolico italiano e l'attenzione ai problemi delle amministrazioni locali.

    Le attività culturali

    58. Nella misura delle sue possibilità concrete l'oratorio si faccia promotore di un'azione culturale cristianamente ispirata, tesa alla formazione globale di chi lo frequenta.
    Non deve mancare una serie periodica di incontri che mirino a far conoscere e approfondire la visione cristiana delle realtà e a far riflettere criticamente sulle culture, sulle idee correnti, sulle mode che pervadono il nostro tempo. Per tali incontri ci si avvarrà di relatori ben preparati sull'argomento e in piena comunione con la Chiesa e di attività specifiche (teatri, concerti, cineforum, mostre d'arte, recitals...).
    Attraverso opportune iniziative si educhino i ragazzi, i giovani ad un uso costruttivo dei mezzi di comunicazione sociale. Nel caso di parrocchie piccole tali iniziative si studieranno nel vicariato.

    Il volontariato

    59. Il volontariato si pone al servizio disinteressato della comunità.
    La sua attenzione è rivolta alle esigenze delle persone presenti in oratorio e a quelle in situazioni di difficoltà e di emarginazione presenti nel territorio.
    Il volontariato opera attraverso:
    - la presenza all'interno delle istituzioni (ospedali, case di riposo);
    - l'attività promozionale ed educativa (affiancare e stimolare l'opera dei servizi pubblici, costituendo anche momenti di aggregazione, di prevenzione e di animazione del territorio);
    - la risposta alle povertà antiche (ammalati, anziani, famiglie...) e nuove (tossicodipendenti, alcoolizzati, ammalati mentali...).
    60. La promozione, la formazione e il coordinamento del volontariato deve realizzarsi in stretto collegamento con la Caritas diocesana.
    Occorre quindi offrire anche ai giovani in oratorio proposte nella linea dell'impegno di volontariato qualificato: volontariato nei paesi in via di sviluppo, obiezione di coscienza e servizio civile, anno di volontariato per ragazze e per giovani esenti dal servizio militare.

    Il gioco

    61. Soprattutto per l'età che va dalla fanciullezza alla adolescenza l'oratorio deve proporre momenti di gioco, non tanto come tecnica competitiva ma come momento forte di socializzazione e di educazione.
    Perciò sono da privilegiare i «giochi comunitari» che sviluppano, in particolare, la capacità di relazione dei ragazzi.
    L'intervento educativo realizza e sostiene le molte potenzialità insite nel gioco e ne fa emergere gli aspetti implicitamente presenti, utili alla crescita umana e cristiana.

    Lo sport

    62. Lo sport nell'oratorio non può essere considerato come un'attività fine a se stessa, ma va inteso come momento e mezzo per lo sviluppo delle proprie potenzialità psicofisiche e per la formazione umana e cristiana dei ragazzi e dei giovani alla lealtà, alla gratuità, alla valorizzazione del corpo, al rispetto delle capacità altrui, al dominio di sé, all'autodisciplina: si tratta di valori autenticamente umani e cristiani.
    Le iniziative sportive, quindi, si ispireranno ad alcuni inderogabili criteri; ad esempio dovranno:
    - favorire lo sviluppo psico-fisicodelle persone e la coscienza della loro dignità;
    - far riconoscere il diritto allo sport di tutti, anche dei piú deboli e dei meno dotati;
    - rifiutare un agonismo ad oltranza soprattutto quando pregiudica il sano sviluppo e il rispetto della dignità umana.
    63. I responsabili sportivi di un oratorio o nell'oratorio (dirigenti, allenatori, arbitri) devono essere impegnati nella propria formazione cristiana di base e permanente e partecipare all'azione pastorale parrocchiale, portando alla comunità le istanze della problematica sportiva e ricevendo, nel contempo, stimolo a crescere come educatori e testimoni cristiani.
    64. Si ritiene utile ribadire la validità metodologica e organizzativa del Centro Sportivo Italiano (CSI) e proporlo come l'associazione cui dare l'adesione preferenziale per le attività sportive negli oratori.
    Da parte sua il CSI deve agire in sintonia con l'azione educativa dell'oratorio.
    65. Nella consapevolezza che gli impianti sportivi sono patrimonio di tutta la comunità parrocchiale, si deve garantire a tutti il diritto di utilizzarli, salvi i prevalenti diritti dei ragazzi, nel rispetto delle finalità educative dell'oratorio.
    Per quanto riguarda l'uso di detti impianti da parte di polisportive e di gruppi sportivi, ci si attenga alle disposizioni diocesane in atto («Direttive per la cessione in uso delle strutture oratoriane», Allegato).

    Il tempo libero

    66. Per «tempo libero» si intende quello che, non occupato nella scuola, nel lavoro dipendente o autonomo o nella professione, è liberamente gestito sia dai singoli sia dai gruppi. Tempo libero non equivale a tempo di evasione, anche se esso viene molte volte e in molta parte impiegato, specie dai giovani, nel divertirsi.
    La finalità principale del tempo libero in oratorio è infatti quella di un tempo di riposo:
    - per dedicare uno spazio a Dio e al proprio spirito;
    - per riprendere forza e serenità;
    - per vivere in famiglia, nella propria comunità, nel proprio gruppo;
    - per realizzarsi in attività culturali di propria scelta.
    67. A proposito del tempo libero, la domenica ha un particolare valore come giorno festivo.
    Un uso pastorale di tale giorno deve educare ragazzi, adolescenti e giovani a vivere normalmente la domenica nella propria comunità, creando cosí, in oratorio, contatti e amicizie che tonificano lo spirito e il corpo.
    68. Il periodo estivo, normalmente periodo di «vacanza», è un momento intenso di vita oratoriana specialmente peri ragazzi. Sia quindi ricco di proposte educative quali i centri ricreativi estivi (Cre, i Grest, i mesi estivi per i fanciulli e le fanciulle, i preadolescenti e le preadolescenti in oratorio, i campeggi, i campi-scuola e le settimane per adolescenti, distinti per ragazzi e ragazze e le settimane per giovani).
    Le iniziative estive devono far parte del progetto o piano educativo dell'oratorio e del programma annuale.
    69. Un modo tradizionale di realizzazione del tempo libero all'insegna del messaggio cristiano è quello delle feste di apertura e di chiusura dell'oratorio.
    Siano sempre occasioni di incontro e di gioia, ricche di proposte e di contenuti educativi.

    L'ORATORIO E GLI ALTRI CENTRI EDUCATIVI

    La famiglia

    70. Il rapporto dell'oratorio, come comunità educante, con la famiglia riveste fondamentale importanza proprio sotto l'aspetto di educazione alla fede, ed è motivo di reciproca fecondità spirituale.
    La famiglia cristiana, proprio perché chiesa domestica e soggetto di pastorale, deve essere disponibile al servizio pastorale della parrocchia, non solo cooperando alla formazione dei propri figli, ma collaborando a pieno titolo in ogni iniziativa educativa in favore di tutta la popolazione giovanile della parrocchia.
    A tale scopo la famiglia cristiana, come tale, deve essere presente ed attiva nella programmazione dell'oratorio, sia enucleando le finalità e gli obiettivi educativi, sia individuando i mezzi piú appropriati per raggiungerli, sia attuando concretamente e verificando il progetto stesso.
    71. Le famiglie cristiane devono concorrere per formare nell'oratorio una mentalità e una sensibilità aperte a valori ecclesiali e sociali in un ambiente che favorisca la nascita e la maturazione di autentiche amicizie cristiane.
    72. Oltre alla formazione dei genitori, in concomitanza con il cammino di fede dei figli (cf n. 44), l'oratorio deve creare occasioni:
    - per presentare alle famiglie la programmazione annuale;
    - per vivere momenti di festa tra le famiglie e i ragazzi.
    73. Nelle parrocchie con un solo sacerdote si valuti l'opportunità di affidare la custodia dell'oratorio ad una famiglia che dia garanzie di vita veramente cristiana.

    La scuola

    74. L'oratorio favorisca per la sua parte rapporti, oltre che con la famiglia, anche con la scuola, particolarmente con le scuole presenti sul territorio parrocchiale. L'opera educativa nei confronti delle nuove generazioni infatti richiede la convergenza educativa tra famiglia, oratorio e scuola.
    Tra oratorio e scuola, nel pieno rispetto, oltre che della autonomia, delle caratteristiche delle due istituzioni, potranno essere proposte e coordinate iniziative di comune interesse; risulterà pure utile lo scambio di informazioni su attività che riguardano i ragazzi.
    75. Gli «Accordi» di Villa Madama, nei quali lo Stato italiano si è impegnato ad assicurare l'insegnamento della religione cattolica nella scuola statale, impegnano l'oratorio a illuminare e guidare mediante opportune iniziative genitori ed alunni, perché chiedano di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica, non solo per motivi di coerenza cristiana, ma anche per ben precise motivazioni educative.
    Tramite prezioso di collegamento tra oratorio e scuola sono gli insegnanti di religione. Saranno utili periodici incontri tra i responsabili dell'oratorio e gli insegnanti di religione per lo scambio di vicendevoli informazioni pastorali sulla situazione degli alunni, della famiglia e della scuola.
    76. I responsabili delle scuole cattoliche mantengono contatti periodici con gli oratori, per favorire la partecipazione dei propri alunni alla vita oratoriana.
    77. L'oratorio si senta chiamato ad aiutare, formare e sostenere gli studenti delle medie superiori perché siano presenti attivamente e con la loro piena identità cristiana nella scuola, in particolare negli organismi collegiali.
    A tal fine siano dati agli studenti stimolanti possibilità di incontri, nei quali, oltre al dibattito sui problemi della scuola, sia presentata senza riduzioni la proposta educativa cristiana col suo esigente ideale di vita.
    Gli oratori cittadini abbiano una particolare attenzione agli studenti pendolari.

    Le aggregazioni ecclesiali

    78. L'oratorio nel suo programma:
    - coltivi e alimenti il sorgere e la presenza di associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali, armonizzandoli tra di loro nel rispetto delle specifiche forme di presenza e di apostolato nella Chiesa locale;
    - li riunisca in momenti comuni di formazione e di impegno incrementando la vicendevole stima;
    - favorisca la loro collaborazione nell'azione pastorale della Chiesa, nell'apostolato e nel servizio.
    Le aggregazioni ecclesiali, particolarmente necessarie in alcuni ambienti (scuola, lavoro, assistenza...), siano disponibili in spirito di reciproca stima e amichevole comprensione, per edificare insieme la Chiesa e la comunità locale.

    L'Azione Cattolica

    79. L'Azione Cattolica per il suo particolare carisma di associazione laicale, disponibile al servizio diretto della Chiesa particolare e della parrocchia in tutte le loro necessità pastorali, trova nel suo servizio dell'oratorio il luogo privilegiato del suo apostolato.
    Nell'oratorio, pertanto, si propongono ai fanciulli, ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani gli itinerari formativi dell'AC nelle sue diverse articolazioni, garantendone una realizzazione completa e aderente alla realtà parrocchiale e favorendo la partecipazione a iniziative e corsi formativi organizzati dall'associazione a livello vicariale e diocesano.
    L'AC, a sua volta, offre una costante e generosa collaborazione all'oratorio per la realizzazione del suo progetto educativo, con un profondo stile di comunione, tenendo viva l'attenzione anche a chi non è raggiunto ordinariamente dalle iniziative oratoriane.

    L'ORATORIO E GLI ALTRI AMBIENTI

    Il territorio

    80. Acquistando sempre piú la fisionomia di spazio educativo aggregativo, l'oratorio è presente nel territorio per aprirsi al confronto con i modelli di vita propri dell'ambiente e con le agenzie che si occupano della formazione (Scuola, Comune, Biblioteca, Circoscrizioni, USSL, Centri Culturali, Gruppi di Volontariato, Cine-circoli..).
    81. Nella chiarezza della propria identità e nel rispetto della propria e altrui autonomia, occorre promuovere e sviluppare sempre di piú collaborazione e rapporti in alcuni campi specifici, anche mediante convenzioni, per mediare atteggiamenti diversi, per rendere possibili esperienze significative di intervento e per educare alla partecipazione e alla responsabilità.
    L'attenzione dell'oratorio ai problemi locali può trovare un'espressione anche nella partecipazione agli organismi legati all'ente pubblico (biblioteca comunale, commissioni culturali, per lo sport, pro loco...).
    Va pure ricordato che se gli enti locali riconoscono all'oratorio determinati servizi (Cre, iniziative culturali...), lo devono fare nel rispetto della legge vigente e della completa autonomia amministrativa dell'oratorio stesso.
    82. È compito dell'oratorio formare i giovani affinché non si sentano estranei, ma partecipi dei problemi che interessano la gente nel territorio, come la casa, la cultura, la sanità e dei problemi che interessano le strutture a servizio dei bisognosi come gli ospedali, le case di riposo, le istituzioni e le iniziative contro la droga, la violenza, l'emarginazione.

    Il lavoro

    83. L'oratorio deve dare particolare attenzione ai problemi del lavoro e dell'occupazione perché l'inizio di queste attività avviene di solito nel periodo di vita oratoriana.
    È necessario perciò articolare l'educazione al lavoro in un itinerario educativo anche in oratorio, dove sembra talvolta prevalere l'attenzione agli studenti.
    84. La catechesi per le varie età, se veramente punta ad uno sviluppo globale della persona, non può certo ignorare la realtà del lavoro.
    Per questo bisogna formare l'adolescente e il giovane al «senso cristiano» del lavoro, di qualunque lavoro (dipendente o autonomo, nel settore agricolo o industriale o terziario), nella complessità dei problemi resi piú acuti dai profondi cambiamenti in atto (mobilità, crisi occupazionale, conflittualità, nuovi egoismi, ecc.) e nella prospettiva di un'autentica solidarietà.
    85. È importante che l'oratorio prepari il giovane all'impatto col mondo del lavoro e lo segua nelle concrete difficoltà mediante opportune iniziative, di concerto con l'ufficio per la pastorale dei problemi sociali e del lavoro, con la commissione vicariale e con le associazioni di ispirazione cristiana presenti sul territorio.


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