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    Giovane animatore, vita da cani /2

    Riflessioni semiserie per «scoraggiare» l'animatore sprovveduto

    Domenico Sigalini

    (NPG 1985-05-60)

    IL PROBLEMA

    Composizione di luogo: l'altra volta si è fatto tardi e si è aggiornata la seduta. Siccome bisogna tener conto anche dei genitori, stasera ci si trova nella casa di un animatore. L'accoglienza è garantita, il clima pure, la torta è un punto d'onore dell'ospitalità.

    Soggetti

    - Lui, il prete, arriva sempre dopo; lascia iniziare, poi con qualche battuta ribalta tutto in maniera molto democratica.
    - Noi, gli animatori, ci sono sempre tutti. La riunione è importante perché bisogna impostare una nuova unità di lavoro. È stata spostata a stasera dopo vari tentativi e accordi. La suora s'è letto il Q19 La programmazione educativa e deve suggerire lo schema.
    - Loro, gli adolescenti, non sono presenti, ma fanno da giudici implacabili sulla possibilità di attuare quanto si decide. Vengono interrogati uno per uno, posto per posto, smorfia per smorfia su quello che vogliono, e per ciascuno si misura il passo che si può fare, la meta che si può raggiungere, la tenuta che sapranno dimostrare.

    Fatti e misfatti

    La suora comincia la presentazione del suo schema. Tutti prendono appunti. Girano parole come: significatività potenziale e psicologica, sequenzialità gerarchica e a spirale, retroazione e feedback, operazionalizzazione... (cf Q19). Tutto sembra chiaro e quindi si passa all'azione.
    Il tema da scegliere è un primo dramma: chi si preoccupa dello slogan, chi del contenuto. Chi vuole prima lo slogan giura che è la cosa più urgente, dato il ritardo con cui si parte nel programmare, poi con calma si sminuzzerà la verità da comunicare. Chi si preoccupa del contenuto passa immediatamente dalla parte del più forte, perché tutti si domandano qual è l'obiettivo dell'unità didattica (o del campo-scuola).
    Dopo un po' di discussione una domanda mette tutti KO: ma agli adolescenti interessa questo tema? Da qui discussioni, analisi, fotografie. È il momento in cui nella mente di ogni animatore passano in rassegna gli adolescenti del gruppo a uno a uno.
    Nonostante i vari corsi per animatori seguiti, ci si divide in due tendenze. Quelli dello slogan privilegiano l'analisi, quelli dei contenuti naturalmente sposano l'istanza veritativa e rischiano di imporre il famoso modello deduttivo.
    Quando alla fine sembra ricomporsi la discussione, stavolta più partecipata perché il cammino che si decide è caricato in groppa a ciascuno e ne deve sopportare lui tutto il peso, la riuscita o la frustrazione per gli adolescenti del suo gruppo; finalmente arriva lui, il prete che candidamente dice: «Veramente il tema l'aveva già fissato il Vescovo nel piano pastorale...».
    Non vai la pena di dare relazione della discussione seguita: il succo è che con qualche accorgimento tipo «oggi è la festa di S. Giuseppe - S. Giuseppe faceva il falegname - sicuramente ha costruito i confessionali - quindi parliamo della confessione», si è riusciti a mediare il tema.
    Lo schema introduttivo della suora viene ridotto a obiettivo, tappe, strumenti; ci si divide in gruppetti e dopo qualche altra riunione è pronta l'unità di lavoro.
    La programmazione non è sempre stata così. Alcune volte gli adolescenti stessi hanno travolto ogni possibilità di unificazione del lavoro tra gruppi diversi, perché una esperienza forte li aveva orientati a qualche iniziativa particolare; altre volte la sagra del paese ha fatto passare velocissimo il tempo e ci si è ridotti a usare il sussidio trovato in libreria con qualche adattamento dell'ultima ora; l'anno scorso si doveva andare a Roma dal Papa e il tema è slittato su inziative più o meno di accattonaggio per raggranellare i soldi necessari.

    RIFLESSIONE

    Come si percepisce l'animatore di fronte alla programmazione? Quali «attenzioni» deve avere l'animatore perché le riunioni di programmazione non siano sterili?

    Interiorizzazione personale

    Per gli adolescenti si sforza di operare la sintesi tra la situazione, l'esperienza e la proposta di fede; per la sua vita non si preoccupa di fare tante sintesi, procede solo a flashes.
    La fase della interiorizzazione personale del cammino di fede proposto agli adolescenti del suo gruppo è elemento indispensabile per non sentirsi un mestierante, per vivere e lasciarsi coinvolgere nella vita di gruppo e per maturare una conduzione sapienziale di esso.
    Questa interiorizzazione che può essere aiutata dal gruppo animatori, da letture e meditazioni personali, da discussioni approfondite, non orientate immediatamente sul come trasmettere tali contenuti agli adolescenti, permette all'animatore di fare unità nella sua vita. Per esempio: non può preparare un cammino di gruppo sulla gioia di vivere, se non si domanda che volto ha la sua voglia di vivere, se non la ricupera nei suoi rapporti, nelle sue ansie, nei suoi stessi impegni; se non la collega alle sue stesse frustrazioni da superimpegnato. Se non c'è questa interiorizzazione rischia di ridurre l'attività educativa a pura tecnica di insegnamento.

    Preparazione degli incontri

    L'animatore affida al gruppo educatori una preparazione che deve possedere personalmente.
    È finito il tempo in cui si andava al gruppo a vedere che cosa succedeva. C'era sempre qualcuno che sapeva caricare di interesse le riunioni, sprigionare cose nuove. La discussione era ricca.
    L'animatore rischia invece ora di andare al gruppo della programmazione solo per portar via o con atteggiamento fatalistico. Oggi, invece, soprattutto a un gruppo animatori si deve andare preparati: è necessaria una qualificazione personale. Bisogna dare del tempo preciso allo studio o alla riflessione per arricchire la vita di gruppo e dare respiro alla programmazione.
    Certe riunioni di animatori rischiano di ripetere i molteplici «boh!» degli adolescenti se non sono preparate personalmente, soprattutto quando l'obiettivo non è un feeling, ma la condizione del proprio ruolo.

    Inserimento nell'ambiente

    L'animatore talvolta è talmente fissato nelle esigenze e bisogni del gruppo di adolescenti da non avvertire il clima sociale e ecclesiale in cui opera. Rischia spesso di specializzarsi nella conoscenza degli adolescenti da adolescente e non da adulto. Perde le coordinate che gli permettono di collocare la posizione della sua azione educativa.
    Il suo lavoro invece va inserito in una comunità cristiana per essere messo a disposizione del mondo.
    Deve abituarsi a pensare in termini «cattolici» nel vero senso della parola. Da questa sua preoccupazione non soltanto può venire un vantaggio per gli adolescenti, ma può svilupparsi un suo contributo a quello che in genere viene chiamato piano, scelta, tema pastorale, sul quale diffondono non poca confusione anche gli addetti ai lavori. Perché il suo lavoro non sia sterile deve vederlo sintonizzato non solo sull'onda dei bisogni degli adolescenti, ma anche sull'onda delle necessità e scelte del mondo e della chiesa.

    Valorizzazione dell'esistente

    La tentazione di ogni programmazione, nonostante l'impostazione teorica dell'animazione culturale, per gli animatori è di partire da una posizione di sfiducia nel confronto degli adolescenti. L'animatore legge la loro vita, ne vede le carenze e crede che il cammino di fede che vuole loro proporre debba avere come scopo il colmare queste lacune.
    Raramente è una lettura positiva della vita degli adolescenti, dei loro sentimenti, delle loro esperienze, che non devono essere distrutte ma allargate, risignificate dalla gioia dell'annuncio. Se ama questi adolescenti, deve valorizzare il più possibile la loro vita.
    Tale atteggiamento probabilmente nasce dal non aver ancora fatto sua, per se stesso, la porta del quotidiano, per ritrovarvi la esaltante e terribile avventura che dietro le spoglie della banalità può vivere, fino a definirsi «uomo nuovo», assunto e salvato da Cristo.
    Alla base di tutto, prima ancora di sentirsi animatore, deve porre un grande amore per la sua vita, per gli uomini, per quanto Dio ci ha dato: un amore non così ingenuo da non vedere i limiti dell'uomo, ma non così disperato da non scorgere nell'uomo l'autorivelazione di Dio, la sua trasparenza.

    PER UN APPROFONDIMENTO

    Indichiamo alcune pagine utili per un approfondimento ne I quaderni dell'animatore:
    - per quel che riguarda la interiorizzazione della esperienza nell'animatore: si veda Q1 Decidersi per l'animazione: Un triplice approccio all'educazione: scienza, saggezza e prassi (pp. 26-27) e soprattutto Q2 La maturità umana dell'animatore (pp. 6 ss) e il Q4 La spiritualità dell'animatore;
    - sull'inserimento dell'animatore nell'ambiente si possono rileggere le pagine del Q1 che analizzano il processo di educazione alla luce del processo di socializzazione e di inculturazione (pp. 21-24) come pure le pagine dedicate alla qualificazione
    dell'animatore (pp. 25 ss); altre indicazioni utili possono essere ricercate nel Q18 Il «centro giovanile» nella chiesa e nel territorio, al paragrafo Territorio, spazio vitale per ogni persona (pp. 4-7);
    - per l'atteggiamento di base con cui avvicinarsi al mondo giovanile si veda nel Q1 il paragrafo La «logica educativa» (pp. 2728); e il Q4 al paragrafo Saper leggere i segni dei tempi «attraverso» la parola di Dio (p. 19 ss.); più in generale 010 Leggere la parola di Dio «dentro» la vita quotidiana, in particolare alle pp. 23-24;
    - ovviamente sulla programmazione educativa si veda il Q19.

     


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