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    Il quotidiano in classe


     

    PREADOLESCENTI

    Giuseppe Morante

    (NPG 1980-07-67)

    Nella scuola ad ogni livello si va introducendo sempre più il giornale come sussidio didattico e come importante strumento di confronto con la realtà.
    Si tratta di iniziare una nuova esperienza didattica che con gli altri strumenti di comunicazione sociale sarà utile per una più completa formazione del ragazzo specialmente nel campo delle relazioni. Ciò importa un passaggio da una educazione tradizionale, basata su criteri formativi acquisiti attraverso una didattica sistematica verticale, ad una educazione rinnovata che utilizza opportunamente i mass-media e procede di preferenza secondo un criterio didattico orizzontale, sicché all'educazione trasmessa di prima subentri la co-educazione.
    «La scuola, come tante strutture tradizionali, è stata colta impreparata dall'irrompere della comunicazione sociale nella vita moderna. I cosiddetti mass media o strumenti della comunicazione sociale (stampa, cinema, radio, televisione) si sono affermati come una scuola parallela, a volte addirittura alternativa, più stimolan-
    te di quella tradizionale, anche se pericolosamente aggressiva, disordinata, dissipatrice.
    Il mondo scolastico ha sostanzialmente ignorato il mondo della comunicazione di massa e tra questi due mondi esiste tuttora una frattura profonda...
    Finalmente qualcosa sta muovendosi. Recenti normative regionali promuovono infatti l'introduzione del giornale nelle scuole, perché i giovani possano meglio apprenderne il linguaggio e meglio partecipare all'intenso difficile dialogo con la concretezza.
    Il giornale, meglio degli altri mass media, si presta alla attività didattica e formativa: non è labile come una trasmissione radiofonica o televisiva, può essere letto e riletto, fotocopiato, ritagliato, conservato e soprattutto riscritto. Purtroppo questa non piccola variante ai tradizionali interessi didattici, trova impreparati i docenti: si dibatte a livello di consiglio di classe la scelta della testata, si discute sui dettagli d'orario (come se il giornale fosse semplicemente una materia in più), si " tollera " l'innovazione, in atteggiamento poco più che rassegnato, solo critico e difensivo...
    Il giornale in classe pone ovviamente dei problemi ai docenti, forgiati alla sola scuola del libro: è necessario superare l'imbarazzo di una impreparazione incolpevole, e valorizzare - finalmente - il giornale come eco coinvolgente della vita reale, per una scuola che insegni davvero " a leggere e scrivere " come vuole il nostro tempo» (L. Schiatti, Finalmente (o purtroppo) il giornale in classe, «Pagine aperte», 1979, n. 10, p. 9-10).

     

    Con motivazioni culturali diverse, giustificazioni pedagogiche varie, sperimentazioni didattiche azzardate il quotidiano sta entrando sempre di più nella scuola come diffuso strumento di lavoro. Non è segno di ponderatezza pedagogica plaudire con entusiasmo ad ogni novità didattica, ad ogni scoperta che esca fuori dai classici binari del testo scolastico più o meno esaustivo del programma, della lezione più o meno espositiva o di ricerca, del facile orario settimanale delle lezioni. È comunque apprezzabile ogni novità didattica che si presenta come stimolo al rinnovamento della scuola per incisività educativa e realismo critico.

    1. UN FATTO DI MODA?

    Diversi educatori (presidi, insegnanti, genitori), di fronte ad un fenomeno che di giorno in giorno fa scrivere carta stampata in abbondanza, trova nuovi simpatizzanti... hanno levato la voce contro la facile moda dell'ultima novità didattica!

    Lo può diventare in alcuni casi

    In realtà il quotidiano in classe può essere declassato ad un fenomeno di moda
    - se è usato senza giustificazioni pedagogiche serie, come mero strumento di attivismo; non è colpa dello strumento se insegnanti pedagodicamente impreparati non sanno servirsene per raggiungere finalità educative ben precise quali lo sviluppo del senso critico ed il rapporto tra scuola e società di cui il giornale è specchio più o meno fedele;
    - se è strumento di ricerca non guidata, messo a disposizione del ragazzo ma di cui egli non ne conosce l'uso, le strutture, i metodi di lettura...;
    - se è letto superficialmente senza la necessaria decodificazione e la scarsa comprensione del complesso fatto editoriale;
    - se non è usato per scopi linguistici quali l'accostamento alla lingua come strumento di comunicazione e come strumento che aiuta a comprendere la realtà sociale ed i suoi condizionamenti sulla vita dell'uomo...

    Non lo è se serve al raggiungimento di finalità educative

    Ogni strumento didattico è funzionale al processo educativo nella misura in cui serve validamente al raggiungimento delle finalità della struttura scolastica; nessuna assolutizzazione indebita è permessa nel campo degli strumenti. Forse ha portato discredito - e siamo appena agli inizi della sperimentazione su vasta scala - all'uso del quotidiano nella scuola proprio qualche forma di strumentalizzazione, di facile entusiasmo, di vuoto attivismo... insomma il fatto che indulge facilmente alla moda corrente.
    L'uso del quotidiano in mano ad insegnanti preparati didatticamente lascia intravedere buone prospettive; non è da rigettare quindi con troppa facilità questo «nuovo» sussidio didattico, non si deve gridare allo scandalo come se si trattasse di una nuova profanazione del sacro tempio della cultura, una ulteriore degradazione della scuola, caduta in una umiliante forma di nozionismo presentistico, perché «introdurre nella classe uno strumento di analisi e di riflessione critica abitua i giovani alla discussione, al rispetto e alla tolleranza delle altrui opinioni, e soprattutto perché avvicina la scuola ai concreti problemi della vita sociale e politica del Paese...» come dice un docente, Silvano Chiari, che ha sperimentato questo strumento didattico (cf «Tutto-scuola». ott. 79).

    Tali finalità escludono qualsiasi strumentalizzazione: politica, partitica, ideologica

    Un rischio pedagogico da non sottovalutare è l'uso del giornale finalizzato all'indottrinamento, da qualsiasi parte esso venga: strumentalizzazione politica, partitica, ideologica. Rischio tanto più pericoloso quanto più il ragazzo (non ancora adulto maturo) è incapace di discernimento necessario per smascherare affermazioni tendenziose e false... L'esperienza dimostra che esistono pseudo-educatori che hanno fatto della loro professione uno strumento di indottrinamento e di proselitismo partitico. Il fatto si condanna da se stesso, non per l'uso oggettivo del giornale!
    Esistono poi giunte regionali che legiferano in certo modo sulle scelte del giornale in classe, pagato con pubblico danaro. Certo, non si richiede ad una legge che precisi le linee pedagogiche e didattiche di un piano di studio, ma è certamente limitante e riduttiva quella legge che introduca nella scuola il sussidio del giornale quotidiano come puro attivismo didattico, peggio se, dietro il paravento della didattica, si nascondesse il finanziamento delle testate, senza un riferimento ad iniziative culturali d'appoggio che possano giustificarne la scelta politica; come per esempio l'aggiornamento pedagogico degli educatori circa l'uso dello strumento didattico, corsi sperimentali per gli alunni, per evitare il pericolo di una violenza culturale.
    Infatti, pur legiferando sulla introduzione del quotidiano nella scuola, è necessario affermare anche, senza darlo troppo per scontato, che è importante sapere come gli insegnanti lo debbano usare didatticamente, quali criteri ne debbano ispirare l'azione educativa, per non fermarsi alla lettura della semplice notizia. Perché è risaputo che ogni mezzo di comunicazione di massa che esprima idee allo stato di opinione crea mentalità che - se in sintonia con le mode culturali correnti - non facilita una autentica autonomia di giudizio a chi non è educato alla lettura.

    2. UNO STRUMENTO DI INTEGRAZIONE TRA SCUOLA E SOCIETÀ

    «Il giornale in classe vuol dire esattamente questo: aprire l'occhio su una realtà meno impolverata, sul dinamismo della cultura e dunque della vita, dare ai testi sempre fondamentali che informano sul valore di una tradizione la possibilità di prendere colore affinché dal confronto dell'ieri coll'oggi, e soltanto da esso, prenda motivo il domani» (G. Bonetto, Il giornale è tuo, EP. 1978, pag. 27).
    Sono puntuali certe conquiste didattiche, almeno a livello di principio; sono chiarissime certe precisazioni pedagogiche premesse alla riforma della scuola dell'obbligo che si pone come
    - scuola della socializzazione;
    - scuola dell'apertura non solo numerica a tutti, ma perché ciascuno in essa usufruisca del massimo sviluppo personale e civico e di una maggiore interazione con la realtà sociale; col mondo del lavoro, con i problemi dell'uomo...;
    - scuola della ricerca come metodo che esige strumenti di cultura e d'informazione recepibili da tutte le componenti della società cittadina, regionale, nazionale, mondiale;
    - scuola della programmazione curricolare (e non più del programma) che tiene presente la totalità delle condizioni che intervengono nel processo formativo per cercare risposte adeguate alle istanze proveninenti dalla comunità nazionale e locale e nello stesso tempo deve rispondere adeguatamente al compito illuminato e critico che essa deve svolgere nella società...

    Impreparazione della scuola ad accogliere i mass-media

    Però, non esiste ancora, per unanime consenso, un rapporto soddisfacente tra scuola e società e quindi tra scuola e mezzi di comunicazione di massa che della società ne sono specchio. Anzi, ed è doloroso affermarlo, la scuola è stata colta impreparata dall'irrompere con violenza di tali mezzi nella vita degli uomini del nostro tempo. Proprio per questo ritardo i mass-media si sono affermati come scuola parallela, didatticamente molto più stimolante di quella tradizionale, tutta poggiata sui programmi e poco aperta alla realtà. Atteggiamenti di diffidenza, rapporti di ignoranza reciproca non fanno che accentuarne la frattura creando barriere insormontabili. Questa distanza tra insegnamento e informazione di massa priva sempre più la scuola di quel collegamento con la vita della società che al contrario è postulato come uno dei momenti essenziali di una piena educazione.
    «Solo un'incosciente sprovvedutezza pedagogica può far sperare, oggi, che la scuola possa essere un'isola avulsa dal contesto sociale o una mera fabbrica di cultura. Il suo compito si è enormemente dilatato, essa non può sottrarvisi e l'insegnante coscienzioso non può disattendere le nuove possibilità che incombono su di lui e che, in fondo, rispondono anche alle esigenze e alle attese dei giovani. La lettura del giornale, il commento del fatto di cronaca, la discussione della notizia, sistematici o casuali, secondo una stimolazione di interessi che risponde ai più felici canoni pedagogici, possono essere una felicissima occasione di non pedantesche sollecitazioni morali, di pertinenti indagini sociologiche, di efficaci riflessioni critiche. Senza contare poi che il dibattito sull'attualità si presenta inevitabilmente per il docente come il mezzo più semplice per conoscere la classe e gli allievi nelle loro idee, nelle loro reazioni emotive, nei loro sentimenti» (cf Osservatore romano, 15 aprile 1976).
    Molti insegnanti al contrario si trincerano dietro una posizione difensiva di fronte ai mezzi di comunicazione di massa; il loro atteggiamento assume il tono della diffidenza se non addirittura dell'ostilità... perché se il giornale entra in classe scombussola, come ospite inatteso e scomodo, il ritmo di una metodologia troppo facile perché abitudinaria. Il sussidio infatti richiede rottura di schemi che non tutti sono disposti ad accettare; anche se, paradossalmente, suscita improvvisi e prepotenti gli interessi degli alunni.
    Non si fa quasi nulla per modificare quel volto che la scuola presenta di una società priva di contrasti, conformista, rassicurante, anche se ogni giorno è sconfessata dai resoconti e dalle immagini dell'attualità dei mass-media. I testi scolastici che descrivono la società in modo ironico e priva di contraddizioni - e sono ancora purtroppo molti - vengono ogni giorno più sconfessati dal realismo dei mass-media. Ed è triste che tali testi vengano difesi in nome di una pedagogia che in barba alle finalità della scuola favorisce l'accentuazione della distanza con la vita reale di ogni giorno.
    I mezzi di comunicazione di massa, e tra essi in primo piano il giornale, sono gli aspetti più significativi della vita contemporanea, una realtà che non può essere misconosciuta nel processo di formazione delle giovani generazioni.

    Tale impreparazione si riscontra anche nella famiglia

    Come la scuola, anche la famiglia si è trovata impreparata, perdendo prestigio ed influenza, e quindi incapace a recepire il fenomeno della comunicazione di massa. In buona sostanza, la famiglia ha perso una occasione che poteva aiutarla nella sua funzione educativa e socializzante; cioè i mass-media, per genitori accorti, potevano essere occasione di confronto dialettico con la realtà e aiuto per una progressiva introduzione dei figli in crescita nella vita sociale. La famiglia a cui compete oggi il ruolo di un'autentica agenzia educativa non è quella che si mette in rapporto ai mass-media in termini eminentemente difensivi, quasi che si possa considerare una cellula chiusa in se stessa per sopravvivere; ma quella che rompe questa cerchia egoistica per aprirsi alla vita e alla società, per stabilire un collegamento costante con essa attraverso un processo educativo efficace; e i mass-media ne sono strumento valido.
    Se oggi il ruolo della famiglia come quello della scuola è pedagogicamente poco efficace è perché si sono mostrate istituzioni con scarsa incidenza sulla vita. I mass-media infatti sono molto più efficaci nel trasmettere modelli di riferimento e informazioni.

    3. POSSIBILI FINALITÀ DELLA SCUOLA A CUI PUÒ RISPONDERE L'USO DEL QUOTIDIANO

    «L'utilizzazione educativa dei mass-media e della tecnologia rientra nella didassi di una scuola che non si sottomette alla massa e alle sue novità tecniche, ma che si serve di queste ultime quali strumenti demassificanti. Anzi, tra i compiti specifici dell'odierna scuola di base (elementare e media dell'obbligo) - aiutare a personalizzarsi, a realizzarsi, a raggiungere la propria identità, a culturizzarsi, a saper godere del tempo libero, a integrarsi, a socializzarsi e ad assicurare una convivenza giovanile di gruppo - tra questi compiti, preminente ed interdipendente con gli altri, è quello di avviare a difendersi dal pericoloso appiattimento dei mezzi di comunicazione di massa. Di fronte al potere dei nuovi mezzi - stampati ed elettrici - l'impegno morale ed educativo di una scuola degna di tal nome consiste nella mediazione critica, nell'esercizio della presa di coscienza dei piccoli e dei giovani recettori, nel ricordare, rielaborare, ristrutturare i contenuti dei messaggi e farli oggetto di dialogo, di discussione, di giudizio estetico e razionale adeguato all'età intellettiva dei riceventi. In questa opera ci si serve dei mezzi della cultura di massa: sia di quelli in uso in casa, fuori della scuola, sia delle attrezzature più semplici, maneggevoli (libri, quotidiani, riviste, radio, cinema, registratori, giradischi, televisione) e meno costosi esistenti nell'ambito scolastico. L'ideale sarebbe che le scuole tutte si trasformassero in centri educativi polivalenti, che comprendessero biblioteche, cineteche, discoteche, campi sportivi, sale per il video, la discussione, gli spettacoli, la stampa, oltre che in aule di studio, di ricerca, di lavoro, intellettuale, manuale e creativo...» (cf Mass-media ed educazione in una prospettiva mondiale, in Atti XIV settimana di studio CEM, 1975).
    La lunga citazione specifica l'importanza di alcuni irrinunciabili fini che nella scuola possono essere raggiunti con l'uso dei mass-media e fra essi il quotidiano; il suo uso - a scanso di ogni equivoco - non comporta l'introduzione di una nuova materia affidata ad un altro insegnante tutto da inventare, e neppure comporta l'eliminazione di qualche disciplina scolastica.
    Molto più degli altri «media» il quotidiano si presta ad essere utilizzato nel processo didattico come premessa di alcune discipline se non si vogliono considerare «materie morte». Può essere letto, riletto, ritagliato, conservato, fotocopiato; soprattutto può essere riscritto divenendo così cosa propria. Questa appropriazione del mezzo porterà il ragazzo a capire che esso non è mai specchio fedele della realtà e quindi lo metterà in guardia favorendone la maturazione critica.

    A. Formazione di una mentalità critica nell'uso dei mezzi di comunicazione di massa
    Se la scuola - e quella dell'obbligo in modo particolare - si assume oggi il compito non tanto di trasmettere conoscenze, ma di aiutare il ragazzo alla formazione di un giudizio critico... è senza dubbio utilissimo abituare gli allievi a guardarsi intorno con occhi consapevoli, per non essere strumentalizzati dalla manipolazione potente dei mezzi di comunicazione di massa.
    E il giornale, tra questi, è quello che coinvolge di più il lettore in quanto destinatario di un messaggio. Leggere il giornale significa mettersi in sintonia con la realtà descritta. Ma tale lettura non è educativa se non è critica, se non coglie cioè il modo con cui il messaggio di quella realtà viene proposto. Certo l'apprendimento critico della lettura del giornale non risolve d'incanto il vastissimo problema dell'influsso dei mass-media, ma di sicuro è un buon inizio, quando non si sa da dove incominciare. Per imparare a leggere criticamente un giornale potrebbe essere premessa necessaria:
    - Sapere a chi appartiene, chi è il padrone del giornale. Dietro ogni testata c'è sempre una testa ha sempre un suo modo di pensare, di vedere la realtà in un determinato modo. Come si fa ad ad individuare questo condizinamento ideologico troppo spesso mascherato dall'appartenenza ad un partito o ad una ideologia? Questo esercizio potrebbe essere utile allo scopo: ritagliare le prime pagine di diversi quotidiani, privarle del titolo della testata, segnare sempre alla stessa maniera (con pennarello) le stesse notizie o i medesimi articoli dei diversi fogli dei giornali decapitati. Si otterranno confronti che riveleranno gli interessi specifici delle diverse testate che acquisteranno agli occhi dei ragazzi significati molto diversi gli uni dagli altri... Si tratta di un semplice giochetto a carattere didattico che metterà in risalto la non indipendenza dei giornali, anche di quelli che si dicono indipendenti nel sottotilo.
    - Non credere alla separazione tra notizia e commento. Per il semplice fatto, scrive Umberto Eco, che scelgo di dire una cosa piuttosto che un'altra, l'ho già commentata. Il primo insegnamento che un redattore impara è questo: sia il lettore a trarre il suo giudizio dalle notizie presentate, ma si faccia in maniera che sia il giudizio che vuole il giornale.
    - Non accontentarsi di leggere un solo giornale se si vuole avere un'idea chiara su un avvenimento. Confrontando al contrario più testate emerge il confronto del contenuto, assumono risalto i particolari, si chiarifica l'insistenza su alcuni aspetti piuttosto che altri, diventa evidente ciò che è più importante per l'uno o per l'altro. Solo cosi si può arrivare ad un'idea abbastanza esatta facendo lavorare il proprio giudizio critico.
    - Resistere alla carica emotiva dei titoli e delle foto. Specie in prima pagina, con i titoli cubitali di facilissima lettura, con messaggi che entrano nella memoria con immediatezza impressionante, con fotografie convincenti a colpo d'occhio... i giornali trasmettono notizie di facile appropriazione ma senza la necessaria selezione. Entrate emotivamente nel subconscio, queste notizie possono diventare condizionanti pur essendo notizie vere parzialmente o addirittura non vere. Un avvenimento appreso solo attraverso un titolo o una foto icastica non è mai un fatto reale. Con manipolazione occulta le foto, per esempio, possono essere usate dal giornale non per documentare un avvenimento, ma per creare sentimenti positivi o negativi sul lettore verso un determinato fatto.
    - Riflettere su notizie pubblicate o non, pubblicate in un posto o in un altro del giornale. Una notizia non gradita ad una testata non trova posto nel giornale; oppure può essere relegata in una pagina secondaria, oppure può essere presentata con una titolazione stravolta. Per esempio, è tipica la presentazione di abbondanti notizie estere di alcuni giornali quando vogliono distogliere il lettore da problemi locali scomodi.

    B. Attenzione ai problemi di attualità e conseguente riduzione del rapporto tra scuola e vita
    Lavorare coi ragazzi, partendo da avvenimenti attuali di vario interesse (locale, nazionale, mondiale) significa aprire, meglio spalancare le porte della scuola agli interessi ed ai problemi più urgenti dell'umana società e soprattutto cogliere la relazione che lega la scuola alla vita di ogni giorno. Scuola e società, infatti, due mondi ancora chiusi per buona parte l'un l'altro e gelosi delle proprie autonomie, possono così finalmente interagire, l'una facendo vivere ai propri allievi un'esperienza di vita democratica e viva, l'altro si aprirebbe alla scuola mostrando il suo vero volto ambivalente e contrastante.
    La scuola diventa in questo modo una finestra aperta attraverso cui i ragazzi sono stimolati a cercare la verità della notizia e a scoprire dopo il confronto critico di vari articoli sullo stesso argomento, la fragilità della testimonianza umana, l'inevitabile divergenza dei punti di vista, il sano pluralismo, la tolleranza...
    Il processo educativo non si accontenta di preparare dei lettori che sappiano leggere e criticare il giornale; ma vuole che essi siano capaci di costruire, di montare il proprio giornale. Questo comporta un atteggiamento tale da mettersi di fronte agli interlocutori con idee proprie come contributo personale offerto al problema dibattuto, significa comprendere il linguaggio della realtà che ci permette di comunicare con chi ci sta vicino; significa educazione ad assumersi proporzionatamente le proprie responsabilità verso gli altri e verso l'ambiente in cui viviamo.
    Quale il metodo? Aiutare a cogliere nel fatto le sue ragioni ed il suo significato; andare al di là di quello che appare o si descrive per scoprirne tutte le motivazioni profonde.
    È il mezzo che facilita l'inserimento nella realtà sociale fin dalla adolescenza, favorendone anche l'orientamento professionale; perché guardare dentro la propria casa, il proprio quartiere, la propria città, orienta ad un certo lavoro, impegno, professione. Così la scuola si lega alla vita e la orienta.

    C. Ricerca di una forma espressiva linguistica più personalizzata e meno affetta da scolasticismo
    L'uso del quotidiano può costituire un esercizio utile che porterà a conoscenza di molte espressioni linguistiche per un possesso sempre più ampio e sicuro della lingua. Il linguaggio dei giornalisti è di solito a metà strada tra la lingua parlata e la lingua letteraria: esso può far comprendere che ci si può esprimere in modo corretto e chiaro senza il ricorso a frasi elaborate.
    Inoltre la verifica del lessico utilizzato dai giornali sarà ancora una preziosa occasione per precisare il senso di certe parole di moda arricchendo così il proprio linguaggio semantico. Una metodica ed esatta analisi linguistica di alcuni articoli porterà gli alunni all'acquisizione degli elementi essenziali sia della comunicazione (emittentemessaggio-destinatario-canali di informazione) sia delle strutture del discorso.
    A questo riguardo, e solo a titolo di esemplificazione, si considerino nella didattica della lettura i seguenti passaggi:
    - rilevare i termini tecnici, facendoli rimarcare in qualche modo, perché acquistino rilievo visivo immediato;
    - far notare i neologismi, le parole nuove che non sempre si trovano nei vocabolari e che pure sono espressioni vive della lingua parlata;
    - far notare, spiegandone il significato, le parole che non si comprendono facilmente ad una lettura immediata, perché richiedono un bagaglio culturale da adulti o da gente avvezza a leggere quotidianamente il giornale;
    - rilevare l'alternarsi di sinonimi nello sviluppo dello stesso pezzo e far notare così la ricchezza della lingua;
    - confrontare gli articoli di diversa natura (cronaca e politica, sport ed economia, letteratura e spettacolo), per mettere in risalto il lessico dei singoli campi;
    - mettere in luce gli eufemismi (parole che dicono in maniera meno impressionante la stessa cosa detta con espressioni che potrebbero urtare) e così avviare alla comprensione del linguaggio figurato;
    - rilevare il linguaggio troppo sintetico dei titoli ed educare al linguaggio essenziale senza cadere nella ridondanza, nelle lungaggini, nella ripetizione di termini;
    - rilevare gli errori grammaticali e quelli sintattici comportati dall'influsso della lingua parlata su quella giornalistica;
    - mettere in luce l'eventuale apporto linguistico del dialetto locale e non locale, le espressioni dialettali, le parole dialettali che sono entrate nella lingua parlata;
    - favorire la composizione attraverso il giornale di gruppo o il giornale murale liberando l'estro creativo, al di fuori della solita costrizione del protocollo. Si possono scrivere gli articoli direttamente su strisce di carta, fissandone preventivamente la lunghezza. I titoli dovranno essere impostati dalla redazione, e realizzati variando opportunamente caratteri e dimensioni (per i titoli lunghi usare caratteri minuscoli; essenziale per l'esercizio scolastico è rispettare il tempo di uscita - se no non è un giornale!), e lo spazio; così si sperimenterà dal vivo che il giornale riporta le notizie che ha, le dispone se, come e dove crede.

    D. Organizzare variando liberamente la materia, già enucleata in «unità di notizie»
    A questo proposito forse il problema più arduo da affrontare è quello di cercare il punto d'incontro tra l'informazione attuale e le conoscenze che il «programma» prevede di far apprendere.
    Un metodo pratico e abbastanza collaudato dalla sperimentazione potrebbe essere quello di cercare la notizia nel giornale, attraverso l'occasione di un fatto di cronaca che fa notizia (un viaggio presidenziale o del papa, un avvenimento di cui è protagonista qualche personaggio molto noto, trattati commerciali...) mettendola in relazione alla geografia, alla storia, alla cultura di una determinata nazione. Dopo che gli alunni avranno riunito tutti i documenti sull'argomento, potranno esporre con ordine e chiarezza la relazione, oppure presentare un dossier o una documentazione attraverso un fotolinguaggio, ecc.
    Siffatte esercitazioni necessitano di minuziose ricerche di articoli, di foto, di estratti, di relazioni e di coordinamento. È un lavoro da realizzare in gruppo ben guidato per evitarne la dispersione.
    A titolo di esemplificazione oltre che di testimonianza può essere utile quanto scritto da alcuni docenti che hanno sperimentato in prima persona l'uso del quotidiano: «La lettura del giornale in classe offre spesso lo spunto per una serie di riflessioni e confronti con il passato, richiami alle istituzioni dei vari popoli, riferimenti a problemi economici, sociali, ecc., cosicché la storia acquista carattere di modernità e non appare come opera di altri tempi, in quanto viene riversata nel presente; mentre le città, i mari, i fiumi, i monti... non si riducono a semplici nomi da imparare a memoria, ma vengono inseriti nelle conoscenze del giovane come teatro quotidiano di avvenimenti» (prof. G. Caponetto).
    «Non ho mai considerato la lettura del giornale a scuola come una pausa nel regolare svolgimento del programma inteso quale presentazione e studio dello sviluppo degli avvenimenti storici e dei fatti geografici, non soltanto perché il programma non è un assoluto inamovibile, ma soprattutto perché la lettura degli articoli dei quotidiani mi ha offerto quasi sempre un ottimo spunto per allargare il discorso in ogni senso... I ragazzi, considerando gli avvenimenti storici e geografici dal punto di vista dell'attualità, hanno dedicato ai medesimi un interesse diversamente non sospettabile. In sostanza, lo svolgimento del programma, lungi dal subire un arresto, se n'è avvantaggiato sia per qualità di interesse, sia per quantità di materiale trattato in ogni lezione» (prof. D. Petrucci).

    E. Favorire l'apprendimento euristico attraverso l'attivismo e la partecipazione
    Chi non ha sperimentato l'interesse e la partecipazione degli allievi quando in classe, durante la lezione, è stato affrontato qualche argomento di attualità? Al contrario, quanti sforzi debbono fare gli insegnanti per trovare nelle proprie discipline dei motivi che possono colpire l'attenzione degli allievi!
    Ogni apprendimento è facilitato da un interesse, innato o indotto; ed ogni uomo è naturalmente attratto da quella attualità che è un po' il campo della sua realtà e della sua vita.
    L'uso del giornale facilita la partecipazione alla scuola, perché i ragazzi sono coinvolti in prima persona anche nel maneggiare materialmente lo strumento; facilita la ricerca euristica superando i limiti della normale lezione espositiva ed è mezzo di apprendimento induttivo, più confacente alle capacità intellettive dell'età.
    Da un punto di vista di metodo il giornale esige un tipo di esercizio che richiede procedure diverse per l'esecuzione a seconda della finalità che si vuol raggiungere e del contesto scolastico concreto. Questo tipo di esercizio non si può improvvisare e va studiato nell'adattamento alle singole classi e ai singoli ragazzi. A titolo di esempio e per la finalità descritta nella lettera A: per una lettura critica e attenta un primo esercizio potrebbe essere il mettere a confronto diverse testate verificando come, dove, quanto riportano delle principali notizie. Successivamente ogni notizia verrà scomposta nelle altre unità: cronaca, commento.
    La libertà d'informazione esige che ognuno possa crearsi il commento in piena autonomia e senza condizionamenti a partire dalla notizia di cronaca.
    La partecipazione personale, se ben guidata, a questo tipo di esercizio rende piacevole ed efficace il camminare verso una acquisizione dell'autonomia di giudizio, senza cadere nella trappola della manipolazione.

    IN CONCLUSIONE

    Molte volte la scuola ha insegnato a leggere ma non ha insegnato a capire quello che si leggeva. Si è trattato di un atteggiamento educativo errato perché, favorendo la semi-alfabetizzazione, ha perpetuato uno stato di colonizzazione mentale e la passività degli allievi.
    E la scuola oggi è una scuola attiva; non solo per l'attivismo, ma per educare ad essere attivi nella vita.
    Dopo una esperienza attiva sul giornale, il ragazzo guarderà il giornale con occhio diverso.


    T e r z a
    p a g i n A


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