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    Carta educativa



    (NPG 1978-10-59)


    Il discorso sul Seminario minore è strettamente collegato alla pastorale vocazionale.
    Il Concilio di Trento, istituendo i seminari, non ha inteso imporre un sistema, ma ha voluto mettere freno alla moltitudine di chierici incontrollati ed ha voluto richiamare le diocesi alla responsabilità di formarsi i preti in maniera seria e continuativa. Le forme educative si devono trarre dalla lettura dei segni dei tempi salvando la personalità di ciascuno e la pluralità dei carismi nella Chiesa. Oggi i tempi non sono quelli di ieri. È necessaria una verifica radicale di strutture e di metodi.
    Non si concepisce inoltre una pastorale vocazionale che non si svolga all'interno di una pastorale generale, della quale è una dimensione essenziale. Il problema vocazionale non è un problema personale, è un problema ecclesiale. È necessario quindi prendere coscienza della situazione reale della Chiesa e della società di oggi per coordinare un piano pastorale che sia autentico servizio delle vocazioni nella comunità locale.
    Per le difficoltà nuove, parecchi seminari hanno preferito «chiudere o cambiare indirizzo». Altri hanno continuato, in modo più aperto, sperimentando e qualificando sempre meglio il proprio servizio di orientamento. La «carta educativa» che presentiamo fa parte di questi ultimi. Crediamo di fare cosa utile presentandola, mentre sollecitiamo i lettori a farci conoscere le loro esperienze al riguardo e, in generale, a manifestare il proprio parere.

    I - NATURA DEL SEMINARIO MISSIONARIO

    Il seminario missionario di BOARIO per le scuole medie, aperto nel 1969, ha lo scopo di suscitare e favorire vocazioni missionarie in Valle Camonica e circondario.
    Per questo esso è essenzialmente un centro di educazione-formazione alla vocazione missionaria. Propone infatti al ragazzo che sceglie di entrare, fra le molte proposte di vita, la via di Gesù fatta di disponibilità totale a spendere la propria vita per l'annuncio del Vangelo «alle genti» come missionario sacerdote o laico.
    Il seminario è cosciente dei suoi limiti di strut-
    tura, ma conosce pure la pratica impossibilità che la sola famiglia possa educare e formare alla vocazione missionaria un proprio figlio investita com'è da pressioni ideologiche, economiche, sociali tipiche della condizione contemporanea.
    Il seminario conosce anche le potenziali ricchezze del ragazzo e crede nella presenza dell' azione dello Spirito Santo in lui. Per questo esso propone al ragazzo fin dal primo anno di permanenza un discorso vocazionale specifico nel rispetto della maturazione e sensibilità del singolo.
    Il seminario si pone così come momento e ambiente di pastorale vocazionale missionaria assolvendo un compito della Chiesa locale.

    2 - CRITERI DI ACCETTAZIONE E PERMANENZA

    Evidentemente non qualsiasi ragazzo può far parte del seminario, ma solo coloro che, oltre a qualità e attitudini fondamentali quali: la buona salute fisico-psichico-morale, la sana estrazione familiare, il carattere socievole e la disponibilità al lavoro formativo e alla missionarietà, possiedono una reale inclinazione a vivere una vita cristiana impegnata e sanno di far parte di un ambiente di ricerca vocazionale in senso missionario.
    Inoltre devono avere alle spalle una famiglia armonica il più possibile, oltre che cristiana, con retta intenzione e con disponibilità alla collaborazione con il seminario per favorire il progetto vocazionale del figlio, permettendo che si realizzi secondo il piano di Dio, piano che tutti siamo tenuti a ricercare e rispettare.
    NB. Ogni ragazzo entrando in seminario deve essere accompagnato da certificati civili, religiosi (sia personali che dei genitori), scolastici, medici, psicologici (quando è opportuno e possibile) e da un profilo steso dall'Animatore che lo ha seguito e dal Parroco.

    3 - PROTAGONISTI DELL'EDUCAZIONE

    In una educazione personalizzata, a misura d'uomo, quale vuole essere quella del seminario, centro del processo educativo è il ragazzo stesso con la sua esperienza vitale.
    Per questo egli deve partecipare coscientemente, il più possibile, al suo processo di formazione, deve diventare protagonista del suo sviluppo con la guida dell'educatore che assiste al suo processo di crescita, verificandolo e stimolandolo.
    Indispensabili diventano così le persone e gli ambienti che attorno al ragazzo lo educano e lo orientano ad essere protagonista della formazione della propria mentalità (cultura, informazione, fede), del rapporto con gli altri (relazione, socialità, comunione ecclesiale), della propria esperienza (crescita, attività, vita liturgica). Il seminario con il suo ambiente educativo detiene un posto privilegiato tra i protagonisti dell'educazione.
    Esso infatti è educativo in senso vero perché non antepone la sua istituzione alla persona del ragazzo, ma propone un progetto vocazionale arricchente la persona stessa del ragazzo.
    Tutti i Padri del seminario sono in funzione educativa e formativa alla vocazione missionaria dei ragazzi residenti in seminario, ma in modo particolare lo sono i loro delegati, i quali diventano un mezzo qualificato e tecnico per la formazione del ragazzo e della famiglia.
    Essi hanno il compito di promuovere dall'interno del soggetto, con fatti e atti educativi, una azione liberatrice tale da liberare nel ragazzo quelle capacità caratteristiche che distinguono l'uomo dagli altri esseri.
    L'educatore è una delle componenti la comunità educante (genitori, ragazzi, parrocchia, scuola, società). A lui compete il gravoso onere di coordinare i vari interventi educativi per facilitare ai ragazzi la loro piena realizzazione come persone cristianamente mature, capaci cioè di relazioni con gli altri e con Dio e di autocontrollo per affrontare la vita che si apre al loro avvenire.
    La pedagogia cristiana dà la massima importanza al primato educativo della famiglia quale veicolo naturale di trasmissione di valori, siano essi proposti a parole o attraverso il comportamento.
    Per questo si rende necessario mentalizzare la famiglia ai valori che il seminario propone al ragazzo (familiarizzare il seminario e seminario-rizzare la famiglia), al modo di essere presenti in seminario, alla responsabilità e significato dei compiti educativi, alla inopportunità di delegare ad altri (seminario, scuola, stato) l'educazione dei propri figli e alla attiva collaborazione con gli educatori.
    Se si accetta che il seminario e la famiglia sono due istituzioni educative complementari, che hanno per area di azione lo stesso soggetto come uomo da progettare e costruire, è naturale che tale progetto sia elaborato insieme.
    Mezzi per una presenza qualitativamente diversa dei genitori in seminario sono: creare rapporti di stima, fiducia e amicizia reciproca, favorire e programmare incontri informali e formali, ritiri spirituali, inviti alla preghiera e alla testimonianza cristiana.
    Altro ambiente educativo è la parrocchia di provenienza del ragazzo alla quale egli rimane legato e alla quale viene inviato settimanalmente
    per trovare lì motivi e momenti di animazione e di servizio pastorale.
    La parrocchia in quanto comunità cristiana è luogo di esperienza e di crescita nella fede, nella liturgia, nella ecclesialità.
    È .compito del seminario coordinare, nel limite del possibile, la sua attività con quella della parrocchia per assicurare continuità e completezza alla crescita cristiana del ragazzo nella comunità ecclesiale.
    Per questo i contatti che il seminario tiene con i parroci e viceparroci tramite servizi, animazione, visite e relazioni, sono un continuo invito perché il ragazzo sia considerato una promettente espressione missionaria della parrocchia e trovi spazio per un inizio di attività pastorale.
    La scuola ha un peso determinante nella mentalizzazione e formazione culturale del ragazzo. Purtroppo la situazione scolastica italiana attuale è poco positiva.
    Il seminario, nel limite delle sue possibilità di intervento nella scuola di stato, si adopera per trasformare «l'istituzione scuola» in «comunità educante», aperta alle realtà sociali, quale mediatrice di rapporti interpersonali e di scambi culturali.
    Sono ricercate per questo la stima e la collaborazione degli insegnanti coinvolgendoli nel rispetto e valorizzazione dei contenuti del seminario. Vengono inoltre favorite e sollecitate ricerche e studi sul mondo, sui popoli, sulle religioni, sui gravi problemi dell'umanità.

    4 - CAMMINO EDUCATIVO

    Il ragazzo delle medie si presenta con alcune caratteristiche peculiari che si possono ricondurre sostanzialmente a tre dimensioni inter-connesse tra loro e inscindibili:
    – una dimensione biologica, la pubertà che è un complesso di fenomeni che investono progressivamente la personalità;
    – una dimensione psicologica che si presenta principalmente in funzione delle reazioni che si determinano di fronte al realizzarsi delle trasformazioni biologiche;
    – e una dimensione sociologica che si evidenzia soprattutto nella progressiva accentuazione della sensibilità ai problemi sociali, nella ricerca di amici e nel nuovo modo di vedere e giudicare la realtà sociale con cui interagire: famiglia, scuola, seminario, coetanei, società in genere.
    Per questo ragazzo concreto il seminario propone il seguente obiettivo globale da raggiungere. Attraverso mete e mezzi adeguati alle singole classi, sulla linea di una sana pedagogia e nel rispetto della naturale dinamica evolutiva, vuole raggiungere una «educazione umana piena» che è nello stesso tempo anche cristiana perché non esistono due maturità, ma un unico processo per cui la persona in crescita è aiutata ad elaborare un quadro armonico di valori, capaci di essere organizzati e significati da quelli religiosi.
    In altre parole al ragazzo è proposto un avvio al suo sviluppo personale, alla maturazione della sua coscienza morale, alla conquista della sua libertà e responsabilità, alla sua crescita sociale, alla disponibilità al dialogo e alla accettazione dell'altro, alla maturazione dello spirito di collaborazione, all'orientamento e realizzazione della propria missione nella vita.
    Per questo è preoccupazione costante del seminario condurre il ragazzo a conoscere e comprendere l'uomo come persona, il quale nella visione religiosa e cristiana della vita trova la sorgente principale della umanizzazione; la problematica esistenziale dell'uomo, alla quale la esperienza religiosa dà una risposta; la religione come forza liberante collocata nel cuore del mondo.
    La proposta della scelta vocazione missionaria, la scelta di vita intesa come missione, rimane il perno e il substrato di ogni intervento educativo dell'obiettivo globale.
    Le mete, cioè i passaggi graduali che ci avvicinano all'obiettivo si concretizzano così:

    Prima media
    Nella graduale presa di coscienza del ragazzo delle contraddizioni proprie degli undicenni, che non vanno vissute come fatti negativi, incoerenze, scoraggiamenti, ma come anelito a crescere, come ricerca di equilibrio e scoperta della propria identità umana e cristiana, si inserisce:
    – la scoperta degli altri attraverso l'amicizia, la collaborazione, il lavoro di gruppo, il gioco, l'aiuto vicendevole e la donazione.
    – la ricerca e scoperta dei dinamismi di crescita per la prima conoscenza di sé e la costruzione del proprio progetto di vita.
    – la conoscenza pratica e cosciente della natura del seminario e del significato della ricerca vocazionale da parte del ragazzo e della famiglia.

    Seconda media
    Il particolare momento di sviluppo fisico porterà il ragazzo ad evadere da tutto quanto lo contrasta. Per questo si insisterà:
    – sul potenziamento delle capacità di osservare, analizzare e sintetizzare il concreto reale suo e del mondo esterno;
    – sull'arricchimento interiore attraverso un costante esercizio di valutazione di fatti e scoperta di valori con particolare attenzione alla missionarietà;
    – sulla collaborazione cosciente con i coetanei e gli adulti.

    Terza media
    È il tempo della personalizzazione attraverso il gruppo e la riflessione, dei valori proposti negli anni precedenti. Verrà chiesto quindi:
    – un allenamento ed educazione della loro capacità di giudizio critico attraverso l'analisi, sintesi, osservazione e problematicizzazione degli argomenti propri dell'età e non;
    – un comportamento coerente al proprio progetto di vita che va delineandosi in una scelta concreta, specifica.
    A queste vanno aggiunte le mete catechetiche. Esse si muovono nell'opzione fondamentale della catechesi: integrazione tra fede e vita, fedeltà all'uomo e a Dio.
    – Una presa di coscienza approfondita e motivata della realtà cristiana.
    – Rendere personale la partecipazione liturgica e la vita di preghiera.
    – Inserire più pienamente il cresimato nella vita della Chiesa. Una attenzione particolare nell'istruzione religiosa è data ai cresimandi.
    – Primo avvio ad una revisione critica dei valori cristiani e ad una scelta personale.
    – Educare la coscienza morale e promuovere un comportamento coerente e responsabile.
    – Proposta di costruire il proprio progetto di vita in collaborazione con Dio per vivere, come «chiesa nel mondo e per il mondo», la missione.

    5 - IPOTESI METODOLOGICA

    Il seminario mette in valore l'esperienza del ragazzo, il suo vissuto quotidiano e in particolare quelle esperienze che vengono considerate «privilegiate» perché contengono una apertura al problema religioso. Anzi l'esperienza di ogni giorno viene resa cosciente al ragazzo, descritta, allargata, a volte provocata, sempre problematizzata, colta nei valori di cui è portatrice; interpretata come segno e simbolo di una realtà che è nell'esperienza e in più la trascende.
    Inoltre il seminario vuole dare al ragazzo una interpretazione religiosa dell'esperienza, non però a livello speculativo ma nella concretezza dell'ascolto della Parola di Dio.
    Per questo l'ipotesi metodologica elabora strategie concrete di intervento, esperienziali, basate prima di tutto su un rapporto umano. In seminario il ragazzo deve sentirsi come a casa sua, amato e rispettato. L'ambiente deve essere circondato da una serenità di luogo e di persone. Il contatto del singolo o del gruppo con il formatore e viceversa deve avvenire in un clima di fiducia e di sincerità reciproca.
    Parallelamente, strategie basate su un rapporto cristiano dove la catechesi, la vita di preghiera, la vita liturgica la vita ecclesiale e la missionarietà hanno un ritmo qualitativamente impegnato, nel rispetto sempre dell'età.
    La proposta dei valori deve preferire come metodo la pedagogia dei modelli. Questo per rispondere a due fondamentali esigenze del ragazzo: il bisogno di concretezza e il bisogno di sicurezza.
    Egli tende a identificarsi con un modello che lo attrae e lo entusiasma. Modelli primi sono i genitori, gli educatori, i giovani impegnati, figure rappresentative contemporanee e del passato fino a giungere al massimo dei modelli: Gesù l'uomo nuovo, l'uomo Dio.
    Al ragazzo vengono richiesti una serie di impegni fatti di convivenza, di collaborazione, di rispetto, di formazione del carattere, di preghiera,
    di partecipazione alla vita di gruppo, di studio, di gioco, di lavoro, di pulizia revisionati periodicamente attraverso assemblee di classe o generali, attraverso interventi disciplinari pubblici e privati.
    L'impegno scolastico è ritenuto il centro della giornata del ragazzo. Egli è chiamato a sentire la scuola e lo studio come il suo lavoro quotidiano.
    Sempre su questa linea il ragazzo viene educato al sacrificio e alla rinuncia come allenamento alla padronanza di sé e alla conquista della sua libertà.
    Il seminario pur dando l'impressione del «tutto strutturato» lascia al ragazzo spazio per la sua creatività, anzi la domanda e la favorisce, e il suo attivismo (imparare facendo), consapevole che il fare del ragazzo è un fare guidato, che ha bisogno cioè di essere stimolato dall'ambiente, ma anche un fare partecipato, che reclama cioè di essere integrato nelle iniziative e nelle esperienze.
    Tempi forti di questa opzione sono: la Giornata missionaria mondiale, l'Avvento, la Quaresima, il mese di Maggio con la festa della Consolata e il campo scuola estivo.

    6 - CRITERI PER IL PASSAGGIO AI CORSI SUPERIORI

    Al ragazzo che domanda di passare ai corsi superiori in un nostro seminario, si chiede che abbia raggiunto in modo sufficiente l'obiettivo che il seminario gli aveva proposto e cioè un certo grado di socializzazione, una serenità psicologica, una sensibilità ai valori umani e religiosi, un grado di maturità scolastica.
    Inoltre manifesti una chiara intenzione o desiderio di cercare la sua opzione in senso vocazionale missionario.


    T e r z a
    p a g i n A


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