Il libro per ragazzi: frontiera di incontro fra giovani e adulti



    Rita D'Amelio

    (NPG 1974–4–81)

    Molti educatori si interpellano sul grosso problema della lettura dei ragazzi. La scelta di ciò che è buono e di ciò che serve sul favoloso mercato editoriale è assai ardua. È un problema di primo ordine dove non basta un intervento volontaristico. Come dovunque, per chi si muove nel labirinto della educazione giovanile, anche qui è necessaria una buona competenza.
    Abbiamo fatto nostra l’ansia educativa di molti operatori di pastorale e per questo abbiamo interpellato chi competenza ne ha e per preparazione e per condivisione di istanze educative.
    La prof.sa Rita D’Amelio, docente di Storia della Letteratura per l’infanzia nella facoltà di Magistero dell’Università di Bari ci ha offerto alcune riflessioni veramente utili e nuove; una lettura attenta (anche per l’adulto è importante) porterà a conclusioni profondamente positive tali da muoverci verso interventi saggi e quindi autenticamente educativi. All’articolo di studio fa seguito una proposta pratica: ci siamo serviti di esperienze vissute che i nostri lettori potranno comprendere e rivivere opportunamente ristudiate coi loro ragazzi: perché non manchi la proposta concreta.
    Il discorso sui mezzi di comunicazione di cui la stampa occupa un posto essenziale crediamo di continuarlo nelle prossime pagine della rivista.

    Per varie ragioni ci sembra oggi necessario proporre un discorso nuovo sulla letteratura giovanile, che, rilevandone le tendenze più vive, cerchi di elaborarne un concetto valido e attuale. Anche alla domanda: «quale libro è giovanile e perché?», non si può oggi rispondere con quella sicurezza che si presumeva di avere ancora non molti decenni fa.
    La prima di queste ragioni, di carattere più esterno. è il boom quantitativo del «materiale di lettura» destinate in vari modi ai ragazzi, provocato in buona parte dalla scuola, per l'estensione dell'obbligo scolastico, e in specie per la pressione dei nuovi programmi, che prescrivono, per la II e la III media, la lettura di un'opera narrativa. Accanto ai fattori scolastici, anche il veloce ritmo del consumismo è penetrato nella editoria per ragazzi e ne preme l'acceleratore. Da una parte viene offerta alla scuola una produzione a getto continuo non solo dei tradizionali testi, ma di letture che vogliono rispondere alle nuove esigenze dei programmi, e dall'altra parte anche i ragazzi sono sfruttati direttamente come campo di mercato di libri, albi, giornalini, fumetti... È sorta così, a fianco di una vecchia letteratura cosiddetta per adulti, una nutrita letteratura giovanile già capace di entrare in competizione con quella.
    In questa massa di letture «giovanili» si possono inoltre riscontrare delle sostanziali novità rispetto alla tradizionale letteratura per ragazzi, novità che tendono tutte, sostanzialmente, a offrire dei libri sempre più «adulti» e impegnati, in cui i lettori sono posti a confronto con le problematiche più attuali.

    VECCHIO E NUOVO NELLA LETTERATURA GIOVANILE 

    Da qui nasce la necessità di riprendere in mano il problema della letteratura giovanile, se non vogliamo lasciarci travolgere dai fatti, perdendo il controllo educativo del fenomeno delle letture dei ragazzi: già gli adulti hanno abdicato a molti dei tradizionali impegni educativi, e noi pensiamo che questa della letteratura giovanile sia una delle poche frontiere attraverso le quali essi possono ancora sperare di mantenere fruttuosi scambi con le generazioni dei giovani.
    Alcune delle accennate novità nel campo della letteratura giovanile si sono già largamente affermate, mentre altre rimangono ancora allo stato di tendenze o di proposte. Questo fa sì che convivano aneera forme tradizionali accanto a quelle più recisamente innovatrici, e che quindi occorsa molta cautela nell'esprimere giudizi generali sull'attuale panorama della letteratura giovanile.
    In questi limiti, è tuttavia possibile indicare alcuni aspetti di «novità» che la caratterizzano [1].

    CONTENUTI IN PROSPETTIVA DINAMICA

    Tra questi ci sembra fondamentale il fatto che oggi la letteratura giovanile non vede più il ragazzo nel quadro «presentistico» dell’attivismo del Dewey, che tendeva a soddisfarne gli interessi immediati; oggi si mira piuttosto a proiettare il giovane nel futuro, si sollecita il suo intervento attivo, anche socialmente qualificato, e lo si spinge a una scelta culturale o addirittura ideologica. L'attenzione non è più rivolta tanto alla «formazione» diretta, all'acquisizione di notizie, di capacità, di virtù; si vuole piuttosto mettere il ragazzo in azione, in un'azione costruttiva e creativa. Piuttosto che Iasciarlo pascersi del suo «presente», le si spinge .continuamente a uscire da se stesso. Questo implica, naturalmente, una rivalutazione della «cultura» e dei contenuti di fronte allo psicologismo, e ripresenta i pericoli di una esagerazione in senso contrario.
    Non possiamo allargare qui il discorso, e perciò ci limitiamo a segnalare ancora soltanto alcuni aspetti di novità riguardanti i contenuti.
    Innanzi tutto c'è da dire che questi, nella recentissima letteratura giovanile, non vengono più selezionati a priori, «ad usum ìuventutis», Non c'è, si può dire, argomento che non venga affrontato nei libri destinati ai
    giovani: guerra e Resistenza, con i corrispettivi della barbarie e dell'eroismo, dell'incomprensione e dell'amore; conflitti razziali; ingiustizie sociali, povertà, sfruttamento, schiavitù; oppressione e libertà; emigrazione, interna ed esterna; progresso, ignoranza e superstizioni ancestrali; problemi del sesso; condizione della donna; droga e banditismo; persecuzione di popoli; comprensione del passato; rapporti scuola e società: problemi della famiglia moderna, tra cui il divorzio: orizzonti della scienza e della
    tecnica; necessità della conservazione del patrimonio archeologico, culturale e ecologico ... Questi temi convergono tutti nel duplice sforzo di inserire il ragazzo nel mondo in cui deve vivere, perché non viva in esso come un cittadino «di serie B», e insieme di presentargli contesti sociali cultu­ralmente e esistenzialmente diversi dal suo.
    C'è da aggiungere che i suddetti contenuti non vengono più offerti al ragazzo quasi di soppiatto: egli oggi, non solo viene reso protagonista impegnato della vicenda, ma viene sollecitato a prendere 'una posizione
    critica davanti a problemi di vita personale e sociale. Questi nuovi aspetti, che già si presentano in un numero di libri abbastanza consistente, mostrano decisamente una nuova strada dalla quale non si tornerà facilmente indietro. Per conseguenza gli argomenti cosiddetti «scabrosi» o «non adatti» non compaiono scaglionati per età, sovrapponendosi, quasi blocco su blocco, in senso verticale col passare degli anni. Con un procedimento molto più logico, in molti libri troviamo toccati tutti i punti che la vita presenta nella sua verità, e la loro presentazione ai giovani è quindi solo un problema di «verità» psicologica, che non deforma tuttavia la sostanza dell'argomento.
    li ragazzo è quindi messo dinanzi a dei problemi piuttosto che a delle dottrine da imparare. I contenuti sono offerti in maniera sciolta, diretta e problematica, e questo fa sì che, nonostante le apparenze, essi diventino
    addirittura nuovi: il viaggio di Marco dagli Appennini alle Ande, per esempio, riferisce un fatto di emigrazione, ma non ne sfiora n problema, nonostante la carica socialista dell'autore, e il ragazzo ne ricava soltanto una spinta emotiva all'amore per la mamma e per la patria. Ben diversa­mente lo stesso argomento viene presentate, in forma problematica, nella copiosa letteratura meridionalistica che va attualmente in mano ai ragazzi.
    L'esemplificazione potrebbe continuare a proposito della guerra, della Resistenza, dell'obiezione di coscienza, argomenti che, per esempio, in un Rigoni Stern non rappresentano certamente un surrogato di una eccitante avventura. Se ricordiamo Incompreso, troviamo oggi libri che addirittura capovolgono il rapporto della tesi: il ragazzo, parte lesa, soffre più consciamente e passa anche decisamente all'azione, adattandosi in nuove situazioni non familistiche, che possono giungere addirittura all'autocreazione di una società di ragazzi (come in Zora la rossa di KURT HELD, ne Lo straniero di I. JURGIELEWICZ, in Surabaja di P. BERG, e in molti altri).
    Onestamente ci pare la differenza essenziale tra gli Oliviero e i David di DICKENS e i Sergio di VERA PANOVA e gli Stefano di I. JURGIELEWICZ.
    Si riscontra quindi una significativa inversione di tendenza: mentre fino a non molto tempo fa la «giovanilità» della letteratura era fatta consi­stere nel presentare ai ragazzi il mondo ridimensionato alla loro misura, e quasi miniaturizzato, e quindi necessariamente falsato, – oggi si tende invece a spingere il ragazzo verso il mondo quale esso è, ma obbedendo al modo autonomo e originale con cui il ragazzo vede le cose in ogni età.
    I ragazzi stessi, come ci risulta dalle nostre inchieste, hanno indicato chiaramente questa difficile via a chi vuole scrivere per loro: essi, infatti, esprimendo il loro giudizio sui vari libri, hanno dato alle parole «attualità» e «verità» dei significati precisi in stretta relazione con il loro attuale modo di vedere e di intendere le cose. Nello stesso tempo, però, banno respinto come «bambinate» tutti i libri in cui hanno creduto di scorgere il tentativo di camuffare la «realtà», di cui essi sono, a modo loro, degli avidi ricercatori.
    Questo è dunque il fondamentale motivo della attuale letteratura giovanile: la presentazione del mondo e delle sue «esperienze», Questo motivo si sfaccetta poi in tante variazioni. di cui possiamo presentare qui, più che altro, un indice:

    a) Esperienza interiore e maturazione. Una larga fascia di questa letteratura si impegna ad andare incontro al ragazzo per chiarificargli la sua attuale esperienza e per stimolarne la maturazione interiore: il ragazzo è portato a scoprire il significato di ciò che prima viveva in modo spontaneo e inconscio.

    b) Davanti agli uomini e alla vita. Oltre che andare incontro al ragazzo, molta parte della letteratura giovanile mira a invitarlo a uscire allo scoperto, ad acquistare esperienza degli uomini e delle cose. Ci sono varie tappe in questo cammino promozionale. In una fase iniziale si cerca di svezzare il ragazzo dalle illusioni della fantasia per fargli prendere co­scienza dei duri spigoli della realtà e a cui non si sfugge. Il passo successivo è dato dall'avventura realistica, in certi casi ancora ovattata dal­l'alone romanzesco e in altri casi più scopertamente veristica, che talora giunge a svilupparsi prevalentemente in una chiave psicologica non facilmente apprezzabile dai ragazzi.

    c) Vita di gruppo. Sono numerosi i libri che presentano le vicende, e quindi i problemi, i rischi, i vantaggi della vita associata dei ragazzi nel gruppo o nella «banda». Spesso in questi libri la vita di gruppo serve
    come cornice per inserirvi le più diverse problematiche personali e sociali.

    d) La documentazione. Molti sono i libri che forniscono informazioni dirette sui più vari argomenti. Tra questi sono da ricordare con lode quelli che .con diversa dosatura tra informazione e fantasia si presentano come racconti-romanzi, accostandosi all'ideale più proprio della letteratura giovanile. Molti di essi si occupano di fatti e ambienti della Resistenza, e spesso prendono la forma diaristica (di veri o falsi Diari).

    e) Meridionalistica e memorialistica. Sulla meridionalistica il discorso potrebbe diventare lungo, sia per la quantità dei libri di questo settore, sia per i molti e vari problemi che esso presenta. Qui il realismo si fa
    addirittura crudo e i fatti vengono talora comprovati con documenti e testimonianze come nell'aula di un tribunale. Più che di vicende personali, i personaggi sono qui oggetto e rappresentazione di una collettività umana presa nella morsa di un fatalismo a cui sembra impossibile ribellarsi. Si incontrano qui autori di forte impegno. Questi libri, quando sono destinati alla scuola, prendono poi spesso la forma antologica che, a nostro parere, aggrava ancora la possibilità del rapporto didattico-educativo con il ragazzo; tuttavia non ne mancano di quelli che presentano la difficile problematica in forme romanzate, più accessibili ai ragazzi. Valgono per questo settore le osservazioni che faremo dopo a proposito dei libri di «documentazione»,

    f} La fiaba moderna. Per la sua rilevanza, vogliamo fare anche. un cenno di questo filone letterario, in cui i numerosi problemi che appesantiscono la nostra civiltà, minacciando di stritolarla, vengono presentati in libri, presenti anche nella scuola, che si possono definire delle «fiabe moderne». Ce ne sono di quelli in cui lo spunto fiabesco resta un pretesto del tutto esteriore che non riesce a mascherare la sostanza didatticistica del libro, mentre per altri la convincente fusione della linea narrativa con lo sviluppo interno del significato li solleva a notevole livello arti­stico. Eccezionalmente venendo meno al nostro proposito, vogliamo fare un cenno speciale di alcune opere di alto livello letterario, in cui il rac­conto fiabesco assume un particolare pathos, che gli deriva da quello che chiameremmo «il fascino della distanza», in quanto esso si eleva, come mondo a sé, al disopra del mondo di tutti i giorni, quasi come meta di aspirazione e di attesa perché vengano sciolti in esso i nodi che legano gli: uomini ci perché questi possano finalmente decollare per il volo verso l'infinito a cui li chiama il loro destino di. uomini. Con diversissimi toni, variano questo tema i libri di R. BACH (Il gabbiano Jonathan Llvingston}, di L CALVINO (Il barone rampante), di A. DE SAINT–EXUPÉRY (Il piccolo principe) e di C. ZAVATTINI (Totò il buono). (Tutti questi libri sono presenti nelle adozioni di narrativa nella Scuola Media).

    QUALE LIBRO È «PER RAGAZZI»?

    La rassegna potrebbe continuare, ma ci fermiamo qui.
    La conoscenza dello stato attuale della letteratura giovanile è la base da cui occorre partire per proseguire il discorso sulla sua natura e sui suoi caratteri.
    Si possono oramai considerare cadute le vecchie pregiudiziali, che sono state espresse, per esempio, dal Croce, e ancora prima dal Manzoni, secondo I quali non si può parlare di vera letteratura a proposito dei libri, per ragazzi, sia perché l'arte non può essere indirizzata a priori a scopi particolari (Croce), sia perché il libro per ragazzi deve avere un carattere e un fine direttamente e apertamente didascalico-morale (Manzoni), La più recente produzione di letteratura giovanile ha superato coi fatti queste posizioni, offrendo dei libri eli notevole valore artistico, e insieme rispondenti in pieno alle attese psicologiche dei ragazzi. A fianco a questi. tuttavia, resistono ancora, come eredi dei vecchi giannettini, numerosi libri, modernissimi per certi aspetti formali. e per i contenuti, ma anti­quati per il tipo di rapporto che aprono con il ragazzo. Libri che non solleverebbero nessuna critica se fossero scritti e usati come moderni sussidiari
    scolastici e come strumenti didattici, ma che non ci sembrano accettabili come surrogati della lettura del romanzo, della narrativa letteraria.
    Questo fatto ci impone di fare una fondamentale distinzione, allo scopo di chiarire il significato della «giovanilità» della letteratura destinata ai ragazzi. Distinguiamo perciò una letteratura giovanile intesa nel senso di una produzione artistica che si pensa o si riconosce adatta ai ragazzi, da un insieme di libri di contenuto istruttivo e morale, più o meno ingegnosamente «condito» con attrattive esteriori per renderlo accettabile dai ragazzi.
    Tra questi due estremi ci sono, naturalmente, molte gradazioni, ma la distinzione tra i due tipi è molto precisa, e viene misurata dal grado di trasfigurazione fantastica dei contenuti e dei messaggi, e praticamente dalle diverse finalità a cui si mira. Il libro «didascalico» parte da un contenuto, da una notizia ben determinata in se stessa, che si vuole trasmettere, e al suo autore incombe poi il compito di trovare le forme più adatte (stilistiche, psicologiche, didattiche) per trasmetterla ai lettori.
    Si tratta di tecniche, anche se di grado elevato. Nell'altro caso, invece, il messaggio dell'arte si incarna in un mondo di esperienza umana, in una situazione di vita più o meno ricca e complicata, ma sempre completa e
    coerente. Gli «insegnamenti» che ne derivano non restano delle notizie parziali, di tipo nozionistico, ma sono elementi di vita vissuta, forme di una mentalità e di una moralità che non si sovrappongono alla personalità, ma la costituiscono e la costruiscono.
    Entrambi i generi, quello «letterario» e quello «didascalico», hanno una loro funzione e una loro validità; entrambi possono essere buoni o difettosi: l'essenziale è di non confonderli insieme. La «cultura», o, meglio, l'informazione trasmessa in linea didattica non deve ritenersi dello stesso genere dell'esperienza viva delle condizioni umane offerta dall'opera letteraria: in questa, Come si è detto, la notizia si fa elemento di vita; l'informazione diventa perciò crescita, maturazione, e cioè educazione. Solo in questo caso ci troviamo davanti a una vera opera di letteratura giovanile, che, a preferenza delle opere didascaliche, presenta già attuata e viva la fusione tra il «materiale» nozionistico e le situazioni di vita e di
    esperienza, che coinvolgono in prima persona il giovane. La documentaristica, la «trascrizione» di fatti e di notizie, esercita senza dubbio un suo peso, che può giungere, al di là della pura informazione, a sensibilizzare i giovani ai problemi, a commuoverli, a renderli partecipanti, ad allargarne gli interessi, non solo mentali, ma anche morali e sociali. Tuttavia, per i giovani, non può estendersi a questi risultati se non nella misura in cui riesce a impadronirsi, per così dire, di tutto il lettere: della sua intelligenza, della sua sensibilità, della sua fantasia... E questo è propriamente il compito dell'arte.
    Scartando quindi dall'ambito della «letteratura» giovanile i sottoprodotti delle letture informative e didascaliche, ci sembra che si possano rilevare alcune qualità comuni, presenti nei migliori libri di letteratura giovanile, in base alle quali è possibile definire il carattere ideale del libro per ragazzi.
    Per questo scopo occorre partire, come abbiamo detto, dai fatti, e cioè dai libri che si danno effettivamente da leggere ai ragazzi. In particolare non si può prescindere dalla situazione scolastica, cioè dai libri adottati
    come testi di «narrativa» nella scuola media italiana, situazione che noi ci siamo dati cura di rilevare con varie inchieste, negli anni 1967, 1974 e 1975, i cui risultati abbiamo pubblicato nei nostri studi già citati.
    La scuola media rappresenta oramai un punto di passaggio obbligato per tutti i ragazzi italiani, e perciò sarebbe una fatica a vuoto quella di volere definire e studiare la letteratura giovanile senza tenere conto anche dei libri che vanno sicuramente in mano ai ragazzi nella scuola, e senza prendere in considerazione le reazioni dei ragazzi a queste loro letture: queste reazioni rappresentano una ricca e indispensabile fonte di informazioni per giudicare l'effettiva presa che il libro ha esercitato sui lettori.
    Negli studi critici di letteratura giovanile si sogliano enumerare molte caratteristiche che dovrebbero, nel loro insieme, garantire con la loro presenza la destinazione giovanile di un libro [2]. A noi sembra che il problema sia diverso; noi siamo convinti che i numerosi criteri in base ai quali si suole giudicare il libro per ragazzi trovino la loro giustificazione soltanto quando ciascuno di essi è posto in relazione funzionate con l'unico, fondamentale canone che qualifica intrinsecamente la letteratura giovanile, e che è, secondo noi, la promozione di un'esperienza vitale nel giovane lettore. Ci sembra pertanto necessario unificare in questo solo aspetto i molti caratteri che si sogliono attribuire alla letteratura giovanile.
    Alla domanda: «quale libro è "giovanile" e perché?» si può quindi rispondere solo in base al tipo di esperienza che la sua lettura provoca nel ragazzo. Non ci sembra che esistano altri punti fermi di riferimento indipendenti da questo. Il ragazzo è vitalmente impegnato e «interessato» alla sua crescita, e in tutte le sue attività, compresa quella della lettura, cerca motivi e mezzi per crescere e maturare.
    L'«esperienza» di cui noi parliamo prende allora un significato del tutto particolare e non può essere confusa con nessun altro contatto parziale del ragazzo con la realtà. In particolare, non appartiene a questo tipo di esperienza l'apprendimento di notizie o di norme morali, e neppure il provare un'emozione. Questi fatti possono restare isolati nella sfera mentale o in quella emozionale senza coinvolgere la persona nella sua integrità. Si tratta invece di un evento-esperienza da mettere in relazione con le più profonde esigenze di crescita del ragazzo, alle quali la lettura del libro dà soddisfazione quando costituisce per lui un «evento» vitale che lo interessa totalmente, non come semplice «mezzo» di crescita, ma come fatto e momento attuale della crescita stessa.
    Per questo siamo convinti che solo un libro di elevato livello artistico possa offrire questo tipo di «evento» alla vita del ragazzo: questo è pro­priamente il compito dell'arte «giovanile», e in particolare della letteratura per i ragazzi. Col libro d'arte non si parla più soltanto alla mente per «arricchirla», ma si costruisce la personalità e si modella il carattere in tutte le loro componenti: intellettuali, emotive, volontarie, fantastiche ...
    Esso rappresenta la via maestra per attuare la tanto desiderata fusione tra apprendimento e vita con la massima naturalità, in modo che la notizia non resti una «mobilia» della mente, ma entri come «vital nutrimento» nel circolo della maturazione globale.
    E questo perché, come è noto, le situazioni di vita e di esperienza fanno appello alle motivazioni fondamentali del ragazzo, che è lanciato verso la crescita in tutte le direzioni, e quindi lo coinvolgono, come si è visto, in prima persona con il giuoco psicologico della «identificazione».
    Questo tipo di libri, perciò, non offre un'esperienza puramente mentale, e neppure un 'esperienza «vicaria» simile a quella di chi fa un viaggio immaginario leggendone un racconto: si tratta, invece, di un'esperienza reale e attuale, completamente vissuta dal ragazzo, che assume il ruolo di protagonista. Qui sta l'intramontato fascino di libri come quelli, per esempio, del Salgari. Ai ragazzi non interessa quello che manca in tali libri, essi non si pongono dal punto di vista dell'educatore: a loro interessa quello che c'è. Chi dunque riesce a fondere in perfetta unità i valori artistici, culturali e morali in simili, graditi contesti di «esperienza» vissuta come momento di reale crescita, ha scritto il libro ideale di letteratura giovanile.
    Ouesti sono i motivi per cui ci sembrano sbagliate le adozioni come testi di narrativa (che pure ci risultano numerose) di libri come quelli di K. KUBERZIG (Per la pace e la libertà; Nel segno della libertà), di E. BIAGI (Testimone del tempo; Dai nostri inviati in questo secolo; Sto1re di questi giorni), di V, LILLI (Penna vagabonda)... Abbiamo dovuto citare alcuni libri di documentaristica, e ne abbiamo appositamente scelto alcuni che rappresentano, per i loro pregi stilistici e per il contenuto, delle raccomandabili letture per i ragazzi, fatte però, come si è detto, in altra sede. Sono libri che non appartengono al dominio della narrativa per il fatto che non offrono ai ragazzi né spazio di fantasia né validi e attraenti modelli di identificazione, di cui la psicologia giovanile non può fare a meno per la sua espansione e la sua crescita.
    Il contatto freddo e immobile con la cruda verità del fatto, non lascia giuoco alla fantasia, al rischio e all'evasione; blocca il ragazzo in un rigido spazio senza orizzonti, e lo induce a sottrarsi a quel tipo di esperienza, rifiutandone i contenuti e ponendosi in una zona fantastica di sicurezza, oppure gli fa assumere una prematura aria dottorale, di carattere scola­stico, che non ha niente a vedere con una genuina crescita.
    La sensibilizzazione dei giovani ai problemi attuali, per esempio a quelli dibattuti dalla letteratura meridionalistica; l'allargamento dei loro inte­ressi mentali; la partecipazione alla dinamica della vita sociale sono tutti scopi validissimi e anzi indispensabili per la loro educazione oggi: ma noi diciamo che tali scopi non possono essere perseguiti direttamente, con la facile scorciatoia del Iinguaggio «essenziale» dei fatti; essi, invece, sono raggiunti soltanto quando vengono presentati come elementi vivi in un contesto vitale, dentro il quale il ragazzo si riconosca come attore pienamente partecipante.

    UNA PROPOSTA EDUCATIVA

    In conclusione, se si vuole oggi proporre un nuovo e aggiornato concetto di letteratura giovanile, liberandolo dai pregiudizi moralistici e didatticistici e da ipoteche filosofiche, bisogna indicarlo nella narrativa giovanile, nelle forme del romanzo di elevato livello artistico, che introduca il ra­gazzo nel complesso mondo della realtà e degli uomini che la vivono, con la stessa immediatezza e ricchezza che è propria dell'evento vissuto, nella misura e nelle forme in cui esso può essere attualmente rivissuto dal lettore.
    Bisogna quindi allargare l'antico schema didascalico ancora molto resistente: è tempo che, oltre al linguaggio. scolastico di sempre, il ragazzo senta anche il linguaggio dell'arte, che è mediatore, per lui, verso la pienezza della vita. In questo filone Letterario si trovano veramente i mezzi di un'educazione piena di vigore e di significato. Il primo passo per potere parlare di educazione alla lettura e, soprattutto, di educazione per mezzo della lettura, è quello della scelta di libri che incorporino già in se stessi
    gli elementi educativi nella maniera specifica che si è detta: libri, cioè, che non separino gli elementi educativi dal contesto del racconto, e che non restringano il fatto educativo aIla comunicazione di notizie e alla conoscenza di fatti e di problemi, che è il vecchio didatticismo della nuova moda. Il libro ideale è quello che unisce in unità viva, se vogliamo ripeterlo, la notizia e la «lezione di vita», che non può essere tale se non è fatta realmente vivere al giovane come momento di esperienza propria, per mezzo del potente aiuto della sua fervida fantasia.
    C'è poi una possibilità da non trascurare oggi, dato che anche la scuola mette in mano ai ragazzi libri di ogni genere: ed è la via della lettura guidata, che può trovare, specialmente nella scuola, la sua applicazione
    ottimale. In questa situazione, è nostro parere che molti libri di letteratura possono diventare libri di «letteratura giovanile», se vengono inseriti nella triangolazione: libro-ragazzo-educatore, e non restano un tète-à­-tète con il giovane lettore abbandonato a se stesso. Se è vero che l'essenza «giovanile» di un libro è costituita dall'esperienza verso cui il libro guida il ragazzo, non c'è motivo di negare la qualifica di «giovanilità» alla lettura «guidata» di un libro, quando la guida riesce a suscitare tale esperienza dalla viva sequenza del racconto, nei casi in cui il ragazzo non sarebbe in grado di ricavarla da sé.
    Vogliamo aggiungere che, nella maggioranza dei casi, la presenza del libro non può considerarsi sostitutiva dell'educatore, che faccia da mediatore vivo tra il libro e il ragazzo, in quel «triangolo» che abbiamo ricordato, e che noi amiamo indicare con lo slogan: «tre per leggere un libro».
    Oggi più che mai occorre combattere la tendenza al disimpegno educativo, favorita dall'illusione che si possano ottenere risultati di educazione e di maturazione con il mezzo spiccio della pura lettura e della semplice informazione. Ma si tratta di un'illusione, come, purtroppo, è abbastanza facile costatare.

    NOTE

    [1] Come il lettore vedrà, nel presentare alcuni aspetti dell'attuale Ietteratura giovanile noi ci asteniamo, praticamente, dal citate libri particolari: una esemplificazione, anche solo limitata, ci avrebbe portato troppo per le lunghe.
    Per una documentazione critica sulla letteratura giovanile di oggi, rimandiamo al nostro volume, già in avanzato corso di stampa: La «giovanilità» del libro per ragazzi (Balli, Editr. «Adriatica»). Presso la stessa Editrice sono stati pubblicati altri nostri recedenti studi sull'argomento RITA D'AMELIO, Le letture dei ragazzi (1969); L'educazione alla lettura (1969); L'Antologia italiana per. la Scuola Media (1968); I giovani e il libro (1972). In questi volumi si trovano i risultati delle nostre inchieste sulle letture dei ragazzi, e lo studio teorico di alcuni dei problemi connessi con queste.
    [2] Si vedano, per esempio i volumi editi da Armando (Roma): I. JAN, Genitori, ragazzi e libri. Origini e sviluppi della letteratura per l'infanzia (1970); L.H. SMITH, Uomini, ragazzi e libri. Generi e criteri di scelta della letteratura per l'infanzia (1971); S.I. FENWICK, Genitori, ragazzi e libri. Prospettive psicosociologiche ed estetiche (1970).