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    «Terzo Mondo»: uno stile di vita per servire qui e là



    Gruppo OMG - Oratorio S. Paolo Torino

    (NPG 1974-01-28)

    Nei gruppi più sensibili, si è ormai assopita una polemica che scaldava gli animi qualche tempo fa: «Terzo Mondo» qui o là?
    Quando la scoperta della graffiante provocazione proveniente dalla situazione infraumana di molti paesi del Terzo Mondo ha messo in movimento la sensibilità giovanile, sono fiorite molte e diverse iniziative.
    Tutte orientate verso un servizio attivo a quei paesi. E spesso si è dimenticata quell'animazione degli interessi locali che prima assorbiva le energie migliori. Una scelta, certo saggia sulla scala delle priorità oggettive, ributtata però sul volto di chi restava, con le facili assolutizzazioni dell'entusiasmo. Da qui la polemica. e il «terzo mondo» di casa? Una polemica, verissima nelle istanze che avanzava, ma strana e per molti giovani incomprensibile, perché facilmente strumentalizzata a recuperare la crisi improvvisa di tante istituzioni, in quegli anni di fervore «politico».
    Ora i gruppi più sensibili hanno riscoperto l'impegno-qui, proprio a partire dall'ardore per il Terzo Mondo. Nella violenza dei problemi hanno trovato una chiave di lettura, per cogliere, con occhio nuovo, i drammi che il quotidiano pone.
    Per questi gruppi, la strada della «scoperta» è stata filigranata di esperienza. Non sono state le parole o i buoni consigli, a decentrarli verso un servizio locale, ma l'impatto duro con la realtà.
    O, spesso, il contatto di sintonia con gruppi che questa scoperta avevano già fatto.
    La redazione crede molto a questo reciproco collegamento: un servizio a quel terzo mondo che sta dietro l'uscio di casa, a partire e con la sensibilità del Terzo Mondo storico.
    Ne abbiamo parlato spesse volte, teorizzandoci.
    Ne abbiamo parlato attraverso esperienze.
    Quella che presentiamo è una delle tante: significativa per alcuni versi, normale (ma proprio per questo «vera») per tanti. Con i suoi pregi e i suoi limiti. Un gruppo di giovani incontra un progetto di servizio al Terzo Mondo. Si sente provocato. E sceglie di «lavorare».
    La guida attenta di un buon animatore, la coltivata capacità di riflessione e di verifica, la disponibilità dell'ambiente in cui l'esperienza fiorisce, l'impatto con una realtà locale bisognosa di animazione «diversa»... un sacco di elementi che favoriscono la scelta caratterizzante: uno stile di «terzo mondo», per servire qui e là.
    Il movimento, con cui questi giovani sono entrati in contatto e che è servito da motorino di avviamento alla nuova coscienza, è l'Operazione Mato Grosso (OMG). È un fatto storico. Come fatto lo trascriviamo. Avrebbero potuto incontrare un altro movimento; uno dei tanti. E impiantarsi nel servizio con una «spiritualità» diversa.
    Queste pagine, quindi, non vogliono affatto descrivere l'OMG. Ne parlano nei termini in cui il gruppo in questione vive un certo spirito. Poiché ogni buon gruppo ha sempre un alto potenziale di filtro, non è possibile nessuna identificazione a priori: l'OMG ha altri canali qualificati per descriversi.
    Come sempre, ci pare opportuno sottolineare alcuni aspetti di particolare peso educativo, quasi per fornire un indice di lettura in profondità dell'esperienza.

    1. L'aspetto più interessante è quello di cui si è già parlato: il riflusso dalla cura per le spedizioni in America Latina (il Terzo Mondo là) all'animazione diretta al centro giovanile, con la sensibilità e la disponibilità maturata nell'impegno OMG. Il tutto con un vero stile di servizio. Che supera la facile tentazione di strumentalizzare alla attività in cui ci si riconosce, quanto di immediato si fa. Lo diciamo, perché ci pare sia esente, nel gruppo in questione, la tendenza a finalizzare l'attività nel centro giovanile, o il centro giovanile stesso, come campo di proselitismo o come terreno di prova della propria scelta sociale. E questa è una gran cosa. Visto che non sono pochi i gruppi che, in buona o cattiva fede, fanno esattamente il contrario...

    2. Appare anche a prima vista la notevole densità «organizzativa» del gruppo. Le realizzazioni sono molte e significative, «anche» grazie alla decisione di lasciar perdere un certo spontaneismo oltranzista. È interessante cogliere la motivazione che sorregge una scelta del genere, coraggiosa nell'attuale contesto giovanile. I «poveri» sono realtà seria: non possono essere serviti abboracciando o improvvisando.
    Organizzazione significa anche qualificazione. E nel gruppo il tasto della qualificazione è spesso all'ordine del giorno.

    3. Di valore pastorale notevole è la strada su cui il gruppo cammina, per maturare l'identità cristiana dei suoi membri. Ci sono attività che problematizzano e che offrono quindi il supporto di una efficace «evangelizzazione» e momenti di esplicita vita di fede, partecipati con l'intensità proporzionata al livello di coscienza cristiana raggiunta dai singoli. I fatti confermano... che è una buona strada.

    4. La frequente riflessione e i momenti programmati per la verifica facilitano una notevole convergenza verso un fascio di valori: il «credo» del gruppo. Negli incontri vissuti con il gruppo, l'elenco dei valori rimbalzava facile e immediato: segno di una seria interiorizzazione. Sul credo del gruppo ci sarebbero tante cose da aggiungere. Il lettore attento le coglierà spontaneamente. Ci basta ricordarne alcune, a titolo di esempio:
    – i valori danno uno «stile» di vita, con cui si cerca di imbastire sia i momenti-forti che i tempi normali;
    – il credo del gruppo è la piattaforma su cui si coltiva la «politica dei nuovi». C'è tutto uno sforzo di iniziazione che ha il pregio di evitare bruschi impatti e crisi di conflitti (anche se con il rischio di cui parliamo più sotto);
    – i valori vissuti sono la «proposta» che coi fatti il gruppo offre nel servizio di animazione verso l'esterno. E questo, tra le altre cose, assicura la circolazione di partecipazione e un certo sano proselitismo.

    5. Ogni cosa viva non può essere solo un insieme di «valori». Nel quotidiano, i valori germinano frammisti agli aspetti problematici e a quelli «pericolosi». Anche l'esperienza che presentiamo, proprio perché viva, offre aspetti circa i quali avanziamo perplessità. Unicamente per dare una mano ad assumere un atteggiamento critico nei confronti di questa, come delle altre proposte.
    Il gruppo gode di un'alta coesione, controllata e coltivata attraverso la limitazione delle esperienze, le periodiche verifiche, la copertura ideologica e il fascino notevole dei valori del gruppo. Ma ad una coesione di questo tipo potrebbe fare spesso da controfigura una forte e incontrollata pressione di conformità.
    Anche lo stile di impatto con il nuovo è chiaramente finalizzato a facilitare un adattamento che non provochi troppi scossoni né al gruppo né al nuovo. Da tutto ciò nasce la tentazione di privilegiare le attività nel tempo libero a scapito di quello occupato, dove la mischia della vita permette meno... la sicurezza e la gratificazione che invece dà il bel gruppo, accogliente e caldo, proprio perché fortemente impegnato.

    Abbiamo filtrato l'esperienza attraverso le scelte della rivista. forse, un buon metodo per fare servizio. Ma può diventare a lungo andare... un'autogratificazione. Per questo invitiamo il lettore a ricostruirsi, per conto proprio e nel proprio
    ambiente, questo difficile ma importante lavoro interpretativo. (r. t.)

    (La redazione dell'esperienza è di F. Garelli, sul materiale raccolto attraverso la partecipazione diretta e l'intervista).

    LE QUATTRO PRIMAVERE DEL GRUPPO

    In una scuola media superiore tenuta da salesiani i giovani di una classe sono invitati ad un ritiro. Offre alcuni spunti di riflessione un giovane prete impegnato con un gruppo che opera per il terzo mondo. Alcuni giovani colgono più che le parole la testimonianza. E in pochi decidono di iniziare nel loro ambiente di istituto e di annesso centro giovanile un'attività in favore dei poveri dell'America Latina. Carta, stracci, ferro vecchio cominciano a far volume e bilanciano in parte la permissività indifferente dell'ambiente.
    Dopo alcuni mesi è destinato nel centro giovanile un giovane prete reduce da quattro mesi di lavoro in Bolivia, in un gruppo dell'Operazione Mato Grosso. I giovani trovano un appoggio esplicito e hanno la possibilità di uscire all'aperto con le loro idee alla ricerca di un'identità più precisa. Il gruppetto respira, prende consistenza, allarga i confini e progetta di costituirsi gruppo OMG all'interno del centro giovanile.

    Dal lavoro nasce il gruppo

    All'inizio le piste sono due. Anzitutto molto lavoro. Si appaltano piccoli lavori da alcune ditte, si continua la raccolta carta, vengono organizzati in paesi attorno a Torino campi di raccolta. Ci si vuole misurare con l'impegno serio.
    La seconda pista che i giovani percorrono è il collegamento con gli altri gruppi OMG. Si partecipa così a campi di lavoro e campi di ripensamento che permettono un proficuo bagno nella problematica articolata dei gruppi che operano per il terzo mondo. Le prospettive si allargano e con esse le amicizie, gli scambi, la circolazione dei valori.
    La coscienza di far parte di un movimento esteso nell'Italia e che ha le punte di diamante nell'America Latina dà un senso di ampiezza al lavoro che i giovani fanno nel proprio ambiente. E nello stesso tempo nasce l'esigenza dello studio dei problemi e della ricerca dell'identità del proprio gruppo per potersi situare con precise caratteristiche all'interno del più vasto movimento.

    La scoperta del «terzo mondo qui»: il servizio al centro giovanile

    A questo punto il gruppo presenta una consistenza numerica discreta. Si impone alla attenzione dell'ambiente in cui vive. E spunta la coscienza di questo stesso ambiente, come campo privilegiato di intervento. Da una parte i giovani intendono qualificare la loro azione per le spedizioni in America Latina; dall'altra, quasi come conseguente riflesso, impegnarsi qui, nel proprio ambiente.
    Lo sguardo agli obiettivi dell'OMG ha maturato questa scelta.
    Ci pare che OMG sia soprattutto uno stile con cui vivere in tutti gli ambienti, in tutta la vita.
    Ad un certo punto nella storia del gruppo ci siamo detti: tutto quello che noi possiamo fare per le spedizioni è giusto farlo qui.
    È giusto farlo qui perché la gente che ci vede lavorare se lo chiede costantemente: perché lavorate là e non fate nulla qui?
    È giusto anche per l'esigenza stessa del gruppo, perché su 70/80 persone che lo formano, potranno andare in America Latina 8/10 persone. Tutti gli altri, invece, o perché sono troppo giovani, o perché hanno poca salute, o per situazioni familiari, non potranno mai realizzare la classica spedizione.
    Un altro motivo: anche se è difficile, è assai urgente lavorare qui, per tutte le necessità che questo nostro povero quartiere presenta e che suonano di continuo appello alla nostra sensibilità.
    Per cui questa presa di coscienza costituisce per noi un rifluire della classica spedizione dall'America Latina a qui, anche se l'obiettivo primo mantiene totalmente la sua importanza.
    Impegnarsi qui significa entrare nel vivo dell'ambiente in cui il gruppo è inserito: il centro giovanile e la parrocchia.
    Inizia un tentativo considerevole di sensibilizzazione dei giovani che vi circolano attraverso recitals, incontri vari, inviti a campi di lavoro. Viene tentato un aggancio dei giovani che si dedicano allo sport. Col tempo e con alcune azzeccate proposte e realizzazioni, il dialogo matura e un certo stile di vita comincia a caratterizzare molte attività.
    Ma il centro giovanile non è che l'obiettivo più vicino a cui tendere. Dietro questa realtà c'è il quartiere con tutto il gravame di problemi da zona di case popolari. Su questo terreno il gruppo preferisce non addentrarsi in una specifica azione di quartiere, ritenendo di non avere ancora la necessaria preparazione e le energie per impegnarsi nel comitato. Cerca invece di venire incontro a una esigenza molto sentita nell'ambiente: far fare un po' di montagna, d'estate, ai ragazzini di famiglie bisognose. Nasce così la colonia estiva.
    Ormai il gruppo ha un volto preciso e un'organizzazione interna definita. Vi sono alcuni sottogruppi in cui i giovani operano: giornalino, gruppo liturgico, gruppo addetto alla preparazione dei campi-raccolta e lavoro, gruppo che si interessa del deposito carta-stracci-ferro... È una divisione puramente dettata dall'efficienza, che cerca di situare ognuno in un ambito più consono alle proprie capacità. Aldilà di questi settori c'è una consistente circolazione di valori nel gruppo che impedisce il frazionamento e cerca di tenere tutti uniti attorno a quell'ideale comune che permette l'impegno in campi diversi.
    Il gruppo continua a crescere. L'essere in molti e il dover gestire molteplici impegni su diversi fronti, ha consigliato i giovani a non disperdere energie in altri settori e a curare la vita del gruppo.
    In particolare c'è l'esigenza di non aumentare i contatti esterni e le attività per non sbilanciare il gruppo sulla linea del fare.

    La carta di riconoscimento: gli impegni

    Cerchiamo di meglio inquadrare i momenti e i settori in cui il gruppo è ufficialmente impegnato.

    Durante la settimana

    • martedì sera: riunione degli animatori; si tratta di 20/25 ragazzi tra i più impegnati la cui sensibilità è in grado di recepire eventuali difficoltà, prospettive, sbocchi della comunità; è un momento in cui si fa il punto della situazione del gruppo e si progettano a grandi linee i possibili interventi;
    • giovedì sera: messa per tutto il gruppo che nella quasi totalità è composto da giovani credenti; vi partecipano in media 70 giovani;
    • sabato pomeriggio: sistematica raccolta della carta nel quartiere; il ricavato di ogni raccolta si aggira sulle 200.000 lire;
    • domenica mattina: intervento dei giovani alla messa della parrocchia con l'intenzione di tentare un'animazione liturgica;
    • momenti extra: aldilà dei momenti «ufficiali» i vari sottogruppi devono trovare spazio all'interno della settimana per portare avanti il loro settore di impegno.

    Durante l'anno

    • Le spedizioni in America Latina sono uno degli obiettivi principali del nostro lavoro; lo scorso anno il gruppo ha mandato in America Latina due giovani: uno ha lavorato per 4 mesi, l'altro si è fermato per un anno ed ora ha ottenuto di fare il servizio civile; quest'anno sono partiti in sei: tre per il lebbrosario di Campo Grande e tre in Ecuador.

    • Campi di lavoro e campi di raccolta carta: ogni anno organizziamo una serie di campi lavoro e raccolta; attualmente cerchiamo di non fare troppa propagranda per avere persone di altri gruppi al campo: vogliamo evitare di toccare un numero eccessivo che impedisca gli scopi principali per cui lo si organizza; il campo è un momento forte in cui il gruppo deve ritrovarsi ed allargare la base con l'inserimento graduale dei «nuovi».

    • La colonia: 120 bambini, divisi in due turni, trascorrono 20 giorni estivi in montagna a complete spese del gruppo; si tratta di ragazzi del quartiere appartenenti a famiglie particolarmente bisognose; oltre che assumersi l'intero onere finanziario, il gruppo ha in mano tutta l'organizzazione della colonia: si va dal far da mangiare, al bucato e rammendo, sino all'organizzazione della giornata: svago, riposo, iniziative di doposcuola, recitazione, disegno, attività di espressione.

    • Impegno di animazione di alcuni gruppi (ad esempio quelli dello sport) che sono presenti nel centro giovanile; oppure, più in generale, animazione di alcuni momenti significativi per i ragazzi dell'oratorio (ad es.: il carnevale).

    • Recitals di sensibilizzazione e teatri.

    • Tutta questa attività può reggersi solamente se viene portata avanti, parallelamente, una fase approfondita di ripensamento; il gruppo ha quindi, durante l'anno, alcuni momenti privilegiati di ritiro che servono per affrontare determinate tematiche o per compiere una revisione delle motivazioni od attività; in modo analogo vengono indetti dei momenti di riunione ogni qual volta se ne presenta l'opportunità e l'argomento da trattare richiede immediata considerazione.

    • Per far fronte a un'esigenza di formazione e qualificazione dei giovani è nato quest'anno un corso di approfondimento di alcuni temi essenziali per chi vuol dare un preciso senso alla propria vita; il corso si tiene nella sede della comunità: una sera alla settimana, per la durata di cinque mesi, alcuni esperti stimolano attraverso una serie di lezioni-incontri i giovani del gruppo; questi i temi: antropologia (l'uomo alla scoperta di se stesso); analisi della società d'oggi; revisione dei principali punti della propria fede; dinamica di gruppo.

    IL GRUPPO ALLO SPECCHIO: LA NOSTRA IDENTITÀ

    Il gruppo ha una sua identità. Se l'è costruità nel tempo, lentamente, soppesando le varie proposte presenti sul «mercato», verificando alla luce di nuove istanze e dell'esperienza le scelte iniziali.
    È un'identità che proprio perché sudata e ripensata ha dei lineamenti precisi.
    Il nostro gruppo anzitutto si riconosce parte dell'Operazione Mato Grosso (OMG). Di questo movimento assume totalmente lo stile e gli obiettivi. Ne sposa, in altri termini, la storia.
    Non è un legame leggero.
    Non possiamo dimenticare quanti hanno sofferto, sono anche morti, per questa idea. Dobbiamo tener conto di tutta la storia con cui ci siamo incontrati entrando nell'Operazione.
    Non si può bruciare un po' d'incenso a questi ricordi, appendere il manifesto dei poveri in camera, o piangere perché ricordiamo alcune persone magari care, magari a noi vicine.
    Questo è un trattare da morti le persone.
    Considerarle vive, credere che quanto hanno fatto non si cancella perché lo sforzo dell'uomo, la morte di un uomo, va aldilà dei risultati che è riuscito a conseguire, vuol dire assumere le responsabilità che questi esempi, la conoscenza dei loro valori, ci danno. Altrimenti continuiamo a baloccarci tra poesie e sentimentalismo, eterni adolescenti velleitari...
    La storia con cui ci siamo imbattuti, le persone che più hanno pagato nel movimento, ci danno la responsabilità di essere onesti di fronte agli ideali e ai poveri e convinti di quanto stiamo facendo.

    Riconoscersi dentro una storia

    Ormai il gruppo opera da quattro anni. È una realtà effettiva.
    I valori dell'OMG sono vissuti in maniera originale. Ci siamo impegnati in alcune realizzazioni concrete, per il Terzo Mondo e qui, nel nostro quartiere.
    Questi campi di intervento implicano un movimento di persone, un investimento di capitali, la nascita di attese da parte della gente, dei poveri... La responsabilità di tutto ciò è sulle nostre spalle.
    Il gruppo prepara dei giovani che vanno con l'Operazione a fare volontariato in America Latina. Attualmente i membri del gruppo che fanno questa esperienza sono dieci.
    Quando il gruppo ha giudicato opportuno ed importante fornire al movimento alcuni partenti, si era tutti consci delle difficoltà e delle conseguenze di questo impegno.
    I dieci giovani volontari sono stati l'espressione della maturità del nostro gruppo. E se hanno accettato di fare questa esperienza ciò è dovuto alla coscienza di avere alle spalle un gruppo che ha la possibilità di prepararli ad affrontare questa missione.
    La storia di ognuno è ormai decisamente implicata nella storia del gruppo e dell'Operazione.
    Le proposte, gli impegni che il gruppo si è preso sono il risvolto della volontà di tanti giovani che nella loro vita hanno ritenuto importante operare questa scelta. Ci siamo quindi decisamente compromessi. Molti di noi, di fronte a questi ideali, hanno rinunciato a tante altre cose...
    OMG San Paolo è da accettare così com'è perché per questo OMG sono stati fatti tanti sacrifici: Toni ha rinunciato a una carriera professionale, Eugenio al gruppo giovani sposi, Gianni a qualche ragazza, Sandro agli studi, Tizio fa chilometri per venire alle riunioni, quell'altro magari deve prendere posizione in casa...: ecco, questa è la parte più vera e più consistente dell'OMG San Paolo.
    Essere quindi OMG qui a San Paolo non è fare la mia o la tua idea. È mettersi in atteggiamento di profondo rispetto con la storia del gruppo, con quanto sino ad ora è stato maturato. Entrando in contatto con questa identità, io sono costretto a prendere posizione, a riconoscermi in una certa linea oppure a cercare altri lidi. E questo nel pieno rispetto dei tempi e della novità di ogni persona. Quando un giovane entra all'interno di una realtà, contribuisce anche lui a fare la storia del movimento ed eventualmente a modificarlo.
    L'OMG è gruppo non quindi tante individualità con idee di fondo contrastanti.

    Il nostro credo

    E gruppo vuol dire camminare insieme secondo un certo stile che da sapore a tutta la vita, un camminare secondo precisi obiettivi e impegni che vengono insieme presi.
    Il nucleo di questo impegno è: lavorare insieme per i poveri con un certo stile.

    Lavorare

    II gruppo non vuoi essere una palestra piena di contestatori a parole, di istrioni dalla lingua facile... Preferiamo misurarci con il lavoro.
    L'accento su questo aspetto è fondamentale. Le discussioni verranno dopo, col tempo. Prima è necessario che ogni giovane scopra la «pedagogia» racchiusa nell'impegno costante e fermo che da solo qualifica il lavorare per gli altri, per i poveri del terzo mondo. I calli alle mani, la maggior disponibilità, il sacrificio, daranno garanzia di validità e autenticità alle parole e alle discussioni.

    Insieme 

    La forza del gruppo è il lavorare insieme.
    e una dimensione importantissima che nasce spontaneamente dalle riflessioni condotte precedentemente.
    Non accettiamo che qualcuno si «apparti». Quando due o tre agiscono di loro iniziativa ciò che dà fastidio non è quanto hanno intrapreso a fare, ma che certe cose siano circolate solo tra di loro, che non le abbiano messe a conoscenza, a «disposizione» di tutti... Perché questo atteggiamento vuol dire creare il gruppetto, creare l'appendice...

    Il morire 

    Credere nel valore dell'impegno, del lavoro, e nella dimensione dell'agire in gruppo richiede spontaneamente la nascita del senso della... disciplina, anche se la parola per un certo significato deformato che è venuta prendendo, può essere ostica. Noi invece accettiamo un'altra immagine che meglio esprime il concetto: il morire, morire soprattutto a se stessi, neí propri piccoli impegni che fanno il quotidiano di ognuno.
    Da una parte ciò vuole dire sforzo per essere coerenti con i propri impegni, tentativo di unità della persona attorno ad alcuni precisi ideali, acquisizione di atteggiamenti più veri ed autentici... D'altra parte, in una dimensione di gruppo, vuol dire stare insieme, mettere tutto in comune, anche le doti e le idee, operare insieme per qualificare il servizio.
    Questa «morte» per adempiere gli impegni presi è garante della responsabilità con cui vogliamo caratterizzare la nostra presenza.

    Per i poveri 

    Chi sono i poveri?
    Anzitutto per noi è la gente con cui l'OMG ha a che fare nell'America Latina e che conosciamo o per gli studi che abbiamo fatto sulla loro situazione o attraverso resoconti di quanti del movimento operano o hanno operato sul posto. Se si entra in contatto con le loro esigenze, con il quadro della loro vita, è difficile cancellarli dal proprio orizzonte. Rimangono sempre lì a far da pungolo alla nostra azione, a non lasciarci tranquilli nel nostro borghesismo dalla pancia piena e dalla costruzione di problemi di «lusso».
    Ma non è solo questa l'unica accezione del termine «povero».
    Povero è ciascuno di noi, che nello sforzo di far qualcosa per gli altri si scopre vuoto, mentre ha la tentazione di gonfiare i polmoni per la contentezza. Povero è chi ci circonda, i nostri amici del gruppo, forse proprio quelli che portano maggiormente il peso delle responsabilità e della fatica di tirare anche per chi tira in direzione opposta.
    Poveri sono i nostri genitori, i ragazzini del centro giovanile in cui siamo inseriti, i ragazzi della colonia, la popolazione che ci dà la carta e gli stracci...

    Dal credo uno stile per il quotidiano

    Da queste convinzioni l'impegno per partecipare a quanti fanno parte della nostra vita i valori di bontà e disponibilità in cui crediamo, cercando di alimentare i momenti di incontro.
    In questa linea, ad esempio, si situa l'iniziativa di trascorrere insieme a tutti i nostri genitori una domenica all'anno, caratterizzata dal momento dell'Eucaristia, dal pranzo che ogni giovane offre al papà e alla mamma, e dal clima di comunità e familiarità che si crea. Vogliamo vivere insieme una giornata non raccogliendo carta, ma cercando di dare ai genitori una dimostrazione sensibile di credere in certi valori.
    Ci pare importante che essi vengano in contatto con i nostri amici, con gli animatori del gruppo, che si rendano conto che gli impegni che ci siamo presi e che spesso ci fanno gravitare fuori casa, sono sulla linea della nostra personale formazione e non contro i valori della famiglia.

    II MOMENTO DELLA VERIFICA

    Uno dei momenti-chiave della vita di gruppo è la verifica. È un po' il livello di guardia del gruppo.
    Noi non permettiamo che alcune persone imbocchino una strada diversa da quella del gruppo e che pur con uno spirito e delle attività autonome si ritengano ancora del «giro».
    Così come non possiamo lasciar passare un certo tipo di assenteismo ingiustificato, che si prolunga nel tempo senza validi motivi. L'identità del gruppo è chiara, senza mezzi termini. Chi tenta di cambiarla in qualunque modo, o per omissione di precisi impegni assunti, o per calcolata e convinta manovra, deve assumersi le proprie responsabilità e rendere ragione a tutti dei motivi del proprio comportamento o atteggiamento.
    Sarà il gruppo a vagliare il grado di verità presente in questi tentativi e a modificare eventualmente la propria carta di identità. Oppure a ribadire a un suo membro che la validità di una certa linea continua e che è responsabile verso se stesso e verso tutto il gruppo chi tenta di minare convinzioni e investimenti di energie.

    Perché una verifica?

    Le funzioni di questa verifica sono molteplici.
    Un gruppo di giovani ha per necessità esperienze e sensibilità diverse che continuamente vengono portate all'interno della comunità in cui ci si è impegnati a vivere certi valori. L'identità del gruppo viene quindi sottoposta al setaccio di diverse prospettive, talvolta contrastanti, dinanzi alle quali è urgente verificare quelle che in precedenza erano considerate convinzioni così importanti da giustificare un preciso impegno.
    Il momento di verifica di istanze presentate da alcune persone o sentite da molti è quindi quel sentiero essenziale, magari tortuoso e pieno di alternative, che permette al gruppo di costruire una identità aggiornata e viva. E questa verifica non è fatta solo sui fini ma anche sui modi con cui si porta avanti un impegno.
    Ovviamente una certa problematica è maggiormente appannaggio dei «più sensibili» e di quanti hanno i galloni di anzianità nell'impegno di gruppo... C'è quindi il grosso rischio che i «nuovi» o i meno dentro rimangano al di sopra dell'atmosfera non percependo spontaneamente la ridda di problemi che un gruppo formato si porta nel proprio bagaglio. Verificare in gruppo ha anche lo scopo di informare tutti di un certo problema e promuovere un ripensamento di tutti per una maturazione di gruppo. Ciò consente anche di evitare il continuo ritorno su alcune tematiche.
    Altra funzione essenziale di queste verifiche è quella di mai aggirare i problemi. Come gruppo rifiutiamo di mettere la testa sotto la sabbia. Non crediamo che sia sufficiente scrivere a caratteri cubitali che tutto va bene per autoconvincerci che la realtà sia davvero così.
    Ogni gruppo ha una fetta di problemi da cui non può abdicare. Noi li vogliamo guardare in faccia, non con un atteggiamento temerario, ma con la coscienza che fanno parte della vita e che la politica del temporeggiare o del rimandare l'impatto non fa che ingigantire le difficoltà.
    Crediamo anche che questo atteggiamento di gruppo si ripercuota nel modo con cui ognuno di noi affronta i propri problemi personali..È un clima che si espande.
    Nessuno inoltre ha la verità in tasca. Verificare a livello di gruppo sui fatti e problemi più importanti, ci rende coscienti che siamo tutti in ricerca, che non vi sono posizioni acquisite per il semplice motivo che sono state prese, che non vi sono ruoli intoccabili, il cui compito è solamente quello di sanzionare.
    Questa consapevolezza dà la possibilità a tutti di vivere all'interno del gruppo la propria originalità.
    Solo con l'apporto di ognuno il gruppo ha consistenza. È necessario quindi che tutti, nuovi e «veterani», studenti e lavoratori, universitari e giovani che non hanno proseguito gli studi, giovani e coppie, facciano la propria parte, nella ricerca di una verità che non ha sposato nessuna categoria.

    Uno stile da gruppo

    Proprio perché la verifica ha alcuni scopi precisi è importante il modo con cui viene condotta.
    Come si è accennato la maggioranza dei problemi possono nascere per il comportamento o atteggiamento singolare di alcune persone. Una soluzione potrebbe essere ricercata in un ambito privato, tra pochi, senza portare a livello generale certi problemi. E proprio quello che vogliamo evitare. Verificare in gruppo, quindi.
    Un'impostazione di questo tipo, però, rischia di creare un clima da «processo» che aldilà di tutta la buona volontà può scivolare in una tensione da accusa reciproca. Per ovviare a questo pericolo si cerca di immettere la verifica in un quadro più ampio di ricerca della verità. Così talvolta si iniziano le riunioni con la lettura di un brano del vangelo seguita da personale riflessione.
    momento di queste «legnate» è importante.
    Ogni tanto capita che qualche veterano, all'interno del gruppo, creda di aver raggiunto una posizione-chiave, insostituibile. Che si senta «qualcuno». Era il mio caso.
    In una riunione generale non venne messa in questione la mia posizione, ma l'atteggiamento con cui la vivevo. Mi si fece notare la linea errata che avevo imboccato.
    Fui messo di fronte ad un «aut-aut»: o scegli il tuo comportamento o scegli il gruppo. Il compromesso non era contemplato poiché c'era il pericolo di modificare il gruppo, gli ideali, gli obiettivi.
    Dovevo fare le mie scelte.
    Ecco: in quel momento mi sono sentito completamente «a terra «, con le quattro ruote bucate... La mia posizione nel gruppo era crollata. Mi sono anche scoraggiato.
    Poi però il «conflitto» ha avuto uno sbocco positivo. Le critiche erano cadute in un terreno che a distanza è riuscito a controllarle e a verificarne la validità. Così non me ne sono andato sbattendo la porta, «chiudendo» in maniera definitiva un'esperienza.
    Mi sembrava superbia al cubo chiudere con un ambiente quando ti vengono presentati e motivati eventuali errori di comportamento e quando c'è la possibilità di giungere a chiarificazioni utili.
    Se si è delineata una situazione, occorre, magari con sforzo, con responsabilità accettarne le conseguenze.

    LA POLITICA DEI NUOVI

    Il gruppo è diventato ormai un forte polo di attrazione.
    Ogni settimana due o tre giovani «nuovi» si affacciano alla porta della nostra sede per informarsi sulle attività, sugli obiettivi, e per assicurare la loro disponibilità. Di solito sono nostri compagni di scuola, amici, amici degli amici, giovani che hanno sentito parlare di noi e sono a conoscenza di quanto facciamo.
    Di fronte a un'affluenza così consistente, il gruppo si impegna per un'accoglienza il più possibile costruttiva.
    Anzitutto si cerca di avvicinare i nuovi a livello personale, per conoscere la storia che ogni giovane vive e le motivazioni che l'hanno spinto a cercare l'inserimento in un gruppo.
    Parallelamente i nuovi vengono informati sulla storia, stile, obiettivi del nostro gruppo e più in generale dell'Operazione Mato Grosso. E questo non solo in un ambito personale. Vi sono delle riunioni in cui vengono proiettate diapositive e filmine per meglio illustrare il discorso OMG. Seguono dibattiti allo scopo di chiarire l'impatto tra quanto i nuovi cercano e lo spirito dell'Operazione. Aldilà di questo livello di chiarificazione e incontro i nuovi vengono invitati ad impegnarsi nei campi di intervento del gruppo. Solo con questa dimensione concreta è possibile immettersi totalmente nello spirito della comunità.

    Diciamo grazie ai nuovi...

    Ovviamente i nuovi sono altrettanto ossigeno per il gruppo. Portano entusiasmo là dove i «veterani» si scoprono «piallati» dal quotidiano zeppo di costante impegno. È una ventata di rinnovamento.
    Non si tratta solo del fatto che alcuni giovani affrontano con spirito fresco gli impegni. Anche quelli della «prima ora», vivendo a fianco con i «nuovi», cercando di chiarire le motivazioni dell'impegno del gruppo, sono costretti a rinverdire le proprie scelte, a ripensarle. Si ritorna con i nuovi a fare la stessa strada di maturazione che ognuno di noi ha fatto, a suo tempo, nel gruppo. Di fronte ai discorsi dei «nuovi», alle critiche, a questo atteggiamento di novità ed entusiasmo, i «veterani» debbono rinnovare ogni giorno le proprie scelte.

    ... anche se è duro

    La politica dei nuovi presenta però delle difficoltà considerevoli. Anzitutto non è facile conciliare l'attenzione a quanti fanno i primi passi nel gruppo con gli impegni che la comunità deve portare avanti. C'è il grosso pericolo di sottolineare un aspetto a scapito dell'altro. Di fronte agli impegni c'è molte volte l'atteggiamento spontaneo di adempierli nel modo migliore possibile, impiegando le energie più valide che si hanno a disposizione. Questa vernice di perfezionismo, di per sè buona, può rivelarsi precaria in una situazione di notevole affluenza di nuovi al gruppo. Si rischia di dare sempre la responsabilità degli impegni a poche e «navigate» persone, lasciando da parte chi non ha ancora «esperienza». Di qui la facilità che si verifichi una situazione di accentramento di impegni e responsabilità nelle mani di alcuni e di marginalità di altri, soprattutto nuovi.
    Occorre assumere a volte anche il rischio di sbagliare, di diminuire forse la qualità iniziale del lavoro, nella coscienza di aver contribuito allo sviluppo delle persone.
    Il fatto di crescere continuamente rivela il pericolo di non riuscire più a creare un clima di famiglia all'interno del gruppo. Ci pare importante la dimensione dei rapporti personali tra i giovani di un gruppo. È ciò che permette di mettere le basi per quell'incontro più profondo sui valori, per una comunicazione di esperienze, per una ricerca in comune.

    L'IDENTITÀ CRISTIANA DEL GRUPPO

    La grande maggioranza del gruppo è credente...
    Le nostre famiglie si possono definire tutte quante «cattoliche», anche se perlopiù si caratterizzano per una religiosità tradizionale. E noi, inseriti in un ambiente cattolico, abbiamo un po' ereditato questo tipo di
    religiosità. Siamo sempre andati a messa, abbiamo frequentato i sacramenti... qualcuno forse più perché ci andava il gruppo che per chiare convinzioni personali.
    Ciò che decisamente ci ha attirati all'interno del gruppo è il servizio e l'impegno per gli altri.
    Da un po' di tempo però, a mano a mano che stiamo maturando, nasce l'esigenza di approfondire il senso della nostra religiosità.

    La scoperta della fede viene dalla vita

    Questo rinnovato impegno religioso ha un senso preciso:

    • Qualcuno comincia a scoprire la durezza dell'impegno costante per gli altri; lo stile di vita da tradurre nelle singole situazioni quotidiane apre, a lungo andare, il discorso sulle motivazioni. Perché lo faccio? Chi me lo fa fare? Perché andare contro corrente? Ci vuole qualcuno alla base dei miei sforzi... Allora si cerca anche a livello religioso una risposta.

    • L'operare certe scelte di gruppo e personali comporta avere dinanzi un modello di uomo a cui attingere, con cui confrontarsi... Proprio per vedere se alcuni obiettivi sono possibili, concreti... E il Vangelo, e nel Vangelo la figura di Cristo, costituiscono per molti questi modelli di ricerca e di confronto.

    • La vita di gruppo ha alcuni momenti essenziali ma delicati, in cui si operano delle revisioni spietate, rese necessarie per ribadire l'identità del gruppo. Ne nascono conflitti che non lasciano indifferenti le persone. In questi momenti duri i membri del gruppo sentono la necessità di trovare anche a livello religioso la forza per non lasciarsi sopraffare. Qualcuno toccato sul vivo può anche essere tentato di sbattere la porta e chiudere il capitolo. Certi discorsi evangelici però, sul «prendere la propria croce», sull'accettare i propri limiti, vengono a galla... E sono quelli che permettono all'individuo di riprendersi, ritornare in carreggiata, ricominciare il dialogo.

    • L'essersi impegnati con altri per i poveri, per vivere sulla propria pelle alcuni valori, rende assai duro il momento della sconfitta, della coscienza di aver invano creato attese. In questa accettazione dei propri limiti lo sguardo è allora alla ricerca di una forza che permetta di cancellare i momenti negativi, per riprendere con rinnovata energia il cammino.

    Parlando delle attività del gruppo, abbiamo ricordato i vari momenti espliciti di preghiera: sono i punti cardini dentro i quali giochiamo l'identità cristiana in cui ci riconosciamo.
    Ci pare di trovarci in questa positiva esperienza: uno stile impegnato nella vita di gruppo e lo sforzo del servizio serio ai poveri ci spingono a capire di più l'essere cristiani; quindi a riconoscerci con più calda coscienza nei momenti tipicamente cristiani che il gruppo vive. Non abbiamo stati di stallo «in attesa di...». Ci sono invece momenti di preghiera a cui partecipano coloro la cui sensibilità cristiana se ne sente coinvolta. Ed è consolante costatare la normale massiccia partecipazione.

    IL RUOLO DEGLI ADULTI

    Il gruppo rivela una caratteristica importante. È composto da alcune coppie di sposi che offrono alla vita della comunità un apporto singolare e insostituibile.
    Singolare, perché hanno minor tempo da dedicare al gruppo, perché solo qualche volta vi fanno capolino, e quasi sempre con qualche figlio in braccio. Non per questo crediamo che chi è sempre presente appartenga al gruppo più di loro. Noi pensiamo che se il gruppo sta in piedi, se molte attività possono essere progettate e svolte, è proprio per questa loro presenza fugace ma reale. La minor disponibilità di tempo è ampiamente compensata da altri fattori. Per questo li riteniamo insostituibili.
    Anzitutto ci fanno intravedere che è possibile continuare aldilà della fase-giovinezza un certo stile di vita. Il domani viene da noi sentito come una spada di Damocle. C'è il timore che l'impegno che oggi portiamo avanti abbia un termine alle soglie della professione e della famiglia. Queste coppie invece, testimoniando il contrario, sono per tutti una meta da raggiungere e da tener presente nella progettazione del proprio avvenire.
    Le coppie intervengono poi a livello di gruppo portando il frutto della loro esperienza, di una vita nata attraverso scelte concrete. Così sovente buttano acqua sul nostro fuoco giovanile, riportando un po' di semplicità e concretezza in un clima che nutrito da facili entusiasmi può costruire castelli in aria. Soprattutto ci stimolano a quella continuità nell'impegno che è caratteristica di un adulto.
    La loro presenza offre, in ultima istanza, un clima di sicurezza per tutti i giovani. Lo scoprire che le nostre scelte sono condivise da adulti, da persone che hanno responsabilità a livello familiare e professionale, è per noi un vero segno di speranza.

    GLI SBOCCHI DEL GRUPPO

    La presenza di alcune coppie, nel nostro gruppo, ci dà la certezza che si possono vivere anche da adulti i valori e lo stile della comunità. Per arrivare a questo traguardo è indispensabile mettere l'accento sulla nostra personale formazione. L'obiettivo è che noi diventiamo adulti-educatori in modo da poter poi impostare un lavoro per sensibilizzare altri giovani, per continuare questo ciclo di trasmissione di valori.
    Per facilitare questo obiettivo stiamo progettando la costruzione di un centro in montagna che possa servire da punto di spontaneo, ritrovo e momento di circolazione dei valori. Dovrebbe essere il centro di un certo stile di vita dove organizzare la colonia dei bambini poveri del quartiere, dove trascorrere i giorni di ripensamento durante l'anno e un periodo di riposo d'estate, nel respiro continuo del nostro clima di comunità. Un «cenacolo» di giovani che vivendo gli impegni di oggi si preparano alla responsabilità e agli sbocchi del domani. E il nostro domani vorrebbe essere una presenza qualificata nella zona. Sarà necessario che qualcuno di noi conservi un impegno di animazione dentro il centro giovanile, nei vari gruppi che possono circolarvi, nell'OMG. Altri però dovranno buttarsi decisamente nel quartiere o lavorando nell'apposito comitato o mettendo a disposizione studio e sensibilità per i poveri della parrocchia, della zona. Occorrerà qualificare il nostro servizio: avere a disposizione alcuni assistenti sociali, i nostri dottori, i nostri insegnanti che all'occasione siano disponibili per i più poveri, per quanti non hanno possibilità di provvedere diversamente.


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