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    «Per una comunità che si converte»: un sussidio quaresimale



    Sussidi per l'azione

    (NPG 1974-03-55)

    La Quaresima è il «tempo forte» per eccellenza dell'anno liturgico. Essa segna infatti l'itinerario di preparazione alla Pasqua, che è il mistero centrale della vita cristiana. Essere cristiani vuol dire riuscire a «fare pasqua», cioè a rivivere il mistero della morte e della risurrezione del Signore, perché diventi legge fondamentale dell'esistenza e segno di liberazione per l'umanità intera.
    Questo suppone evidentemente l'assunzione di un atteggiamento di conversione radicale che non può e non deve avvenire soltanto a livello individuale ma comunitario. È la comunità ecclesiale, nel suo concreto e vario articolarsi - dai gruppi, alle parrocchie, alla diocesi - che deve convertirsi. L'impegno di conversione assume un duplice risvolto:
    - Conversione alla comunità
    Si tratta di prendere anzitutto coscienza che la salvezza è un fatto comunitario. Dio non ci vuole salvare da soli. Egli ci chiama a fare esperienza della nostra liberazione all'interno di un popolo. La Chiesa, come comunità concreta di coloro che vivono nel segno della unica fede e della unica speranza e si ritrovano insieme a spezzare il pane dell'unità e della comunione fraterna, è il luogo nel quale e attraverso il quale si opera la salvezza cristiana.
    - Conversione della comunità
    Si tratta di prendere coscienza che la comunità cristiana non può vivere la sua esperienza di fede chiusa in se stessa, ma in una costante apertura al mondo. Essa è nel mondo e per il mondo. La salvezza cristiana è per tutti e va annunciata e realizzata per tutti gli uomini. Nasce di qui l'impegno delle comunità cristiane ad immergersi nel vivo delle situazioni umane, cioè a fare giudizio e a compromettersi direttamente nella storia dell'uomo e del mondo.
    La proposta offerta da questo sussidio intende appunto far prendere coscienza di questa duplice esigenza.

    La conversione alla comunità e della comunità viene colta sotto quattro angolazioni:
    1. Non ci salviamo da soli
    È la presentazione della salvezza come dono di Dio nella sua essenziale dimensione comunitaria. Nel clima di individualismo e di massificazione in cui viviamo questo non è certo un compito facile. È necessario calarsi nel vivo delle situazioni per far emergere da una parte le mancanze di solidarietà e di comunione tra gli uomini nei diversi ambienti e dall'altra i sintomi positivi di ricerca di unità e di cooperazione. Su tali avvenimenti la Parola di Dio è chiamata a fare giudizio stimolando i cristiani ad un impegno concreto e fattivo.
    2. La fatica di camminare insieme
    La realizzazione della comunità è un compito faticoso e logorante. Le difficoltà esistono a tutti i livelli: mancanza di occasioni di autentico incontro, tensioni inevitabili dovute a divergenze di età e di mentalità, incapacità di dialogo e di rispetto del pluralismo, ecc. Prendere coscienza di tutto questo non significa abdicare all'impegno.
    La storia della salvezza ci insegna che questi sono gli ostacoli di sempre e che la strada della croce è una strada obbligata per chi vuole celebrare la Pasqua del Signore. Del resto impegnarsi a superare tali barriere è già salvezza nel piano di Dio.
    3. La comunità ha bisogno di segni
    Il ricupero del valore del segno è essenziale alla comprensione della comunità. L'incontro si realizza sempre attraverso il segno: la parola, i gesti dell'amicizia e dell'amore, il gruppo, l'associazione, la parrocchia, ecc. Molti segni hanno perso il loro sapore originario e sono diventati espressione di un formalismo vuoto, privo di contenuto.
    Ricuperare il valore dei segni umani dell'incontro è indispensabile per capire la logica di Dio. I sacramenti e tutta l'azione liturgica della Chiesa sono i segni della salvezza cristiana e sono tutti segni di comunione e di incontro. L'accento può essere posto qui particolarmente sulla celebrazione della Penitenza e dell'Eucaristia per far riscoprire il valore comunitario, assembleare di tali sacramenti.
    4. Ci salviamo liberando l'uomo
    La salvezza cristiana deve essere presentata come impegno «politico» per la liberazione dell'uomo e l'umanizzazione del mondo. Si tratterà di mettere in evidenza le situazioni di sfruttamento, di alienazione, di disumanizzazione tipiche della nostra società e di chiedersi concretamente che cosa significa liberare l'uomo, in questo contesto storico nel quale siamo inseriti. Certo la salvezza cristiana non è solo salvezza politica nel senso intramondano, ma essa passa attraverso la salvezza politica. La comunità cristiana è chiamata direttamente in causa nella scelta delle forme e degli strumenti operativi idonei a liberare l'uomo.
    Il sussidio è stato elaborato tenendo conto dell'esperienza di gruppo, cui è destinato. È evidente quindi che le indicazioni contenute sono a livello di stimoli: per guidare e incanalare la ricerca e la riflessione del gruppo; e non per bloccarla.
    Ogni tema è montato nei tre momenti classici della revisione di vita: vedere capire agire. Per permettere una comprensione «piena» del fatto, attraverso una diagnosi approfondita, in cui la Parola di Dio sia la luce che dà significato decisivo alla ricerca umana, verso un coinvolgimento personale e comunitario, nell' «azione».

    (Il sussidio è stato elaborato dal Centro Diocesano Aci di Novara)

    primo tema:

    NESSUN UOMO E UN'ISOLA

    (non ci salviamo da soli)

    Vedere

    Ha detto Renan: «Il Cristianesimo è una religione fatta per la consolazione interiore di un piccolissimo numero di eletti».
    È un'accusa frequente alla nostra vita di cristiani: «Avete ideali gretti, meschini, chiusi, siete individualisti ed egoisti, tutti piegati su voi stessi».
    Non si vorrebbe accettare. È duro incassare, ma che cosa si potrebbe intuire dalla situazione in cui viviamo?
    Non sono tutti gli uomini che devono diventare popolo, famiglia?
    * Il mondo è diviso
    «Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall'altro» Don Milani).
    Italiani e stranieri, privilegiati ed oppressi.
    Ci sono altri steccati anche più vicini a noi: anziani e giovani, studenti e lavoratori, quartieri residenziali e sobborghi di baraccati...
    * Il mondo è squilibrato
    «Almeno la metà dell'umanità, valutabile in quasi due miliardi di persone, è malnutrita e il 10-15% dell'umanità (cioè circa 500 milioni di persone) è denutrita. Il numero dei denutriti aumenterà progressivamente finché nel 2000 sarà circa il doppio dell'attuale. Lo stato acuto o cronico di denutrizione provoca conseguenze disastrose: il 65% dei morti annuali (cioè circa 50 milioni) è dovuto a malattie di denutrizione».
    Ci sono altri squilibri più vicini a noi: c'è chi può permettersi una pensione di 12.000 lire mensili e chi di...
    C'è chi ha la casa in città, l'appartamento al mare e la villa in montagna e chi vive in una stanza.
    Ma anche semplicemente nel tuo gruppo, chi riceve 100 cartoline a Natale, 10 telefonate amichevoli per sera e chi non può mai rispondere al tuo saluto.
    * Il mondo è una giungla
    Ci si combatte e nella migliore delle situazioni ci si disinteressa: ognuno si accaparra la sua parte di sole e di pane.
    * La chiesa almeno è una famiglia?
    «Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della divisione.
    Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace, l'unità» (Anna Frank).

    Capire

    Avverrà così?
    Oppure la vita del mondo per causa degli uomini continuerà ad essere un dramma?
    Che risposta ci dà la Parola di Dio? Dio ci ha detto che la salvezza:
    - è salvezza della famiglia umana;
    - è salvezza del singolo in quanto membro della famiglia umana. Infatti:
    A.T.: La salvezza si identifica con la salvezza di un popolo: «lo farò di te una grande nazione, ti benedirò e farò grande il tuo nome» (Gen 12,2). «Sarete il mio popolo fra tutti i popoli» (Es 19,5).
    N.T.: Dio è Carità. Dio è Trinità.
    Il nostro Dio è un rapporto, è un'unità di persone.
    Lo stare insieme, il sociale, fa parte dell'Assoluto per i cristiani.
    Il nostro Dio è l'Unità perfetta nella Trinità, nella pluralità delle persone.
    Il nostro Dio è un Dio che si dona, si apre, fa unità nella Creazione, in Cristo, nella Chiesa.
    «lo prego per loro: per quelli che mi hai donati perché sono tuoi. Ed ogni cosa mia è tua ed ogni cosa tua è mia. Padre Santo custodiscili affinché siano una cosa sola in noi» (Gv 17,10-13 passim).
    * Chiesa
    La vita trinitaria è calata sulla terra con Cristo: occorre comunicarla a tutti gli uomini.
    Dio vuole chiamare tutti gli uomini per riunirli tutti in una sola famiglia, la famiglia di Dio, donando a ciascuno la sua vita.
    La Chiesa è Cristo «come è oggi», non più solo, ma in unità con tutti gli uomini.
    Ne derivano due conseguenze:
    * Esigenza di cattolicità
    Individualismo e Cristianesimo sono due termini diametralmente opposti; il senso cristiano della vita si svuota nella misura in cui, nel tuo modo di giudicare ed agire, s'infiltra l'individualismo.
    Siamo in grado di capire il significato del termine «Cattolico» come veniva inteso dai primi cristiani. È stupendo, deriva dal greco e si contrappone ad un'altra parola:
    kath'ekàstou = fare ognuno per conto suo, individualisticamente;
    kath'òlou = fare secondo il tutto, per il tutto, per il Regno di Dio cioè per tutti.
    * Esigenza comunitaria
    Tutti gli uomini sono chiamati ad essere una sola persona con Cristo e quindi una sola persona tra loro: sono Cristo.
    «Non c'è più né ebreo, né greco, né schiavo, né libero, né uomo, né donna, ma tutti siano uno in Cristo» (Gal 3,28).
    Che linguaggio avrebbe usato S. Paolo oggi per i cristiani della nostra diocesi? Quali barriere, quali divisioni dobbiamo superare?
    La storia sfida i cristiani ad essere cristiani. Sfida i cristiani ad essere cattolici, cioè universali, aperti al mondo intero, pronti ad accogliere e a servire il mondo perché:
    «Ogni uomo è una parte di me, io sono parte e membro del genere umano. Ogni cristiano fa parte del mio stesso corpo perché noi tutti siamo membra del Cristo» (Thomas Merton).
    Quello che io faccio viene dunque fatto per gli altri, con loro e da loro: quello che essi fanno è fatto in me e per me. È vero «nessun uomo è un'isola in sé completa: ognuno è un pezzo di continente, una parte di un tutto» (John Donne).

    Agire

    Robinson Crosuè è morto.
    La pedagogia e la psicologia ci dicono che il bambino non può crescere normale quando è isolato dagli altri.
    Il Cristianesimo ci dice: è nella comunità che troviamo modo di crescere normalmente.
    La comunità ha la funzione di permetterci di salvarci insieme.
    «Vivere in una comunità non è servirsi di uno strumento per raggiungere un fine, ma vivere la dimensione normale della propria umanità».
    «Non sei mai così uomo come quando dici noi invece di io».
    Veramente è necessaria una conversione. Convertirci significa liberarci da ciò che ci porta al male, ma anche liberare il mondo dalla situazione in cui si trova che dipende dal male che ognuno compie In pratica ognuno di noi deve convertirsi sia sul piano individuale che sociale
    - Rispetto al posto in cui lavoro (fabbrica. scuola, ufficio, casa) che cosa significa in pratica? Che cosa comporta per me? Mi impegno concretamente a fare unità in questi ambienti?
    - La Chiesa nel tuo ambiente viaggia su binari suoi, tende a strutturarsi in società perfetta ed autonoma, divisa dai problemi del paese?
    - Come incarnare la Chiesa nella realtà del tuo paese come lievito nella pasta?
    - Quale azione concreta si può studiare se nella nostra comunità esistono grossi agglomerati urbani e conseguenti casermoni in cemento, oppure frazioni e casolari sparsi per stabilire rapporti umani e cristiani?
    - Che senso ha la Parrocchia? Da gente divisa che si trova in un ambiente per motivi diversi, che non si conosce e forse si ignora, vivendo indipendentemente ed individualmente, deve fare un popolo, una famiglia.
    - Che cosa si può fare?
    - La meta è probabilmente lontana: quale può essere il primo passo?
    - Che senso ha il gruppo ecclesiale? Deve essere un segno di Chiesa, cioè una immagine ed una presenza efficace della Chiesa nei vari ambienti.
    - È un gruppo cattolico, cioè aperto al servizio di tutti?
    - È un gruppo comunitario, cioè aperto alla comunità, non ghetto nella Parrocchia, nella Diocesi?

    secondo tema:

    GIUDA NOSTRO FRATELLO

    (la fatica di camminare insieme)

    Vedere

    Il mondo oggi è ancora pieno di assurde contraddizioni nonostante le voci che si levano a condannare contrapposizioni, divisioni e steccati.
    «Non è forse una contraddizione che dopo venti secoli di Vangelo gli anni della guerra siano più numerosi che gli anni della pace?
    Che sia tuttora valida la regola pagana: «se vuoi la pace prepara la guerra»? Che l'omicida comune sia al bando come assassino, mentre chi guerreggiando stermina genti e città sia in onore come un eroe? Che nel figlio dell'uomo riscattato a caro prezzo dal Figlio di Dio, si scorga unicamente e si colpisca senza pietà il concetto di nemico per motivi di razza, di nazione, di religione, di classe?» (Primo Mazzolari).
    * Papà matusa
    La famiglia non fa più comunità. Nella casa è scomparso il focolare sostituito dalle stufe a gas e dal termosifone. Non ci si incontra, non ci si ascolta.
    «Faccio da me, con i miei mi limito a parlare di cose pratiche».
    «Abbiamo idee completamente diverse, perciò non parliamo. È inutile, non ci incontreremo mai. Loro sono fatti in un altro modo. Loro vogliono sempre imporsi. Allora lascio perdere perché penso non valga la pena continuare a discutere».
    * Preside fascista
    L'hanno scritto sui muri della scuola. Lo ripetono continuamente. Il Preside continua a ripetere ad ogni inizio d'anno che vuol fare della scuola una famiglia. Ma è una famiglia la scuola?
    «Agli alunni è fatto assoluto divieto I professori sono invitati a non fumare in classe» (Circolare 13-XII-'71).
    «Gli insegnanti non sono con noi: non lavorano per noi ma per lo Stato».
    «Non ho amici nella mia classe: siamo divisi non solo dai Professori, ma anche tra di noi».
    * Non credo la Chiesa cattolica
    Una Chiesa spaccata da differenze culturali profonde. Una Chiesa divisa dalle sue stesse istituzioni.
    Una Chiesa dove convivono persone sempre più estranee
    «Io sono religiosa e praticante, però non capisco la Chiesa» (Maria Rosa 20 anni).
    «Io credo in Dio, nei santi e tutto, ma non ho fiducia nei preti perché sono degli uomini come noi che parlano, ma fanno poco» (Carlo 19 anni).
    «La Chiesa ha preso la legge di Cristo ed ha cercato di girarla come le faceva comodo» (Alberto 22 anni).

    Capire

    «Conosco le tue opere, so che non sei né caldo, né freddo. Tu fossi o caldo o freddo. Ma poiché sei tiepido, ti vomiterò dalla mia bocca» (Apoc 3,15).
    «Guai a voi scribi e farisei ipocriti! Pagate la decima della menta, dell'anice e del cimino, ma trascurate le cose più essenziali: la giustizia, la misericordia e la fedeltà» (Mt 23,23).
    - È certo che dobbiamo prendere posizione. La Parola di Dio ci interroga e ci giudica.
    Noi con tutta la Chiesa dobbiamo essere in uno stato di conversione permanente, in una situazione di lotta continua, incominciando da oggi perché: «Non serve a nulla cercare di immaginarsi come saremo tra qualche tempo: magari non ci saremo più. Quindi la cosa più intelligente è dare ogni momento il meglio di sé» (Robert Kennedy).
    - Come affrontare ogni giorno la fatica di una lenta conversione che cambia noi e il mondo?
    «Chi non porta la sua croce e non viene dietro a me non può essere mio discepolo».
    «Così chiunque di voi non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo» (Lc 16,27-33).
    «Nessuno può dire di amare come colui che dà la vita per il suo prossimo». Sacrificarsi per il prossimo fino al dono di sé: è condizione essenziale per essere una cosa sola.
    Realizzare questo programma nella nostra vita significa:
    - Essere per gli altri
    «Portate i pesi gli uni degli altri e così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6,2).
    «Non guardi ciascuno solo alle proprie cose, ma anche a quelle degli altri» (Fil 2,4).
    «Il Signore ci ha messo al mondo per gli altri» (S Giovanni Bosco).
    «Mi sforzo di vedere Dio attraverso il servizio dell'umanità, perché so che Dio è in ciascuno di noi» (Gandhi).
    «Una cosa è certa: non si può salvare se stessi senza avere fatto qualcosa per i propri fratelli» (S. Giovanni Crisostomo).
    «Tutto ciò che incontri sulla tua strada è fatto per permetterti di amare di più: il cibo per sviluppare la vita che devi donare, la macchina perché tu corra in fretta a donarti, un disco, un film, un libro per arricchirti, per distenderti e disporti a donare di più, gli studi per conoscere e prepararti meglio a servire gli altri; l'amico perché possiate donarvi l'uno all'altro e reciprocamente arricchiti, donarvi poi agli altri; lo sposo, la sposa per donare la vita insieme» (Quoist).
    - Essere come gli altri
    Come Gesù che è venuto a condividere pienamente la vita degli uomini. Il cristiano perde la sua vita nel servizio in modo anonimo, si fa comune.
    «E il Verbo si è fatto carne e abitò tra noi» (Gv 1,1 1).
    «Non è egli il falegname, il figlio di Maria e fratello di Giacomo, di Giuda, di Simone? E le sorelle sue non sono qui tra noi?» (Mt 6,3).
    «Comune sacerdote: servo apparentemente inutile. Come nessuno. Persino se fosse possibile senza nome. Radicalmente comune. L'amore è grande quando è comune.
    Quando tutto sarà comune, gli uomini, le cose, la terra, il cielo, il mare, Dio, come tutto ciò che Lui crea? Per questo io voglio essere un uomo comune, un cristiano comune. Un comune sacerdote, rivelando in me il popolo e Dio, i due poli comuni della realtà più comune.
    Per questo non mi irrito con la verità: sono un prigioniero comune sperduto in mezzo a milioni di schiavi comuni» (Lettera di un Sacerdote Brasiliano carcerato).
    - Morire per gli altri
    «È necessario che il Figlio dell'uomo debba patire molto... venga rigettato... sia ucciso».
    Anche gli Apostoli si aspettavano ben altro.
    Queste parole demoliscono ogni sogno di gloria umana. La concezione messianica è spazzata via.
    Cristo ha scelto il destino dell'ucciso.
    Siamo anche noi spesso abbacinati da falsi sogni messianici: stentiamo a dire un no categorico ad alcune cose per dire un sì schietto e fermo ad altre.
    La scelta di Cristo non ammette possibilismo o qualunquismo.
    È una scelta inequivocabile che rimane davanti agli Apostoli delusi e titubanti, che non si piega davanti ad Erode, che lo fa reagire davanti al servo del Sommo Sacerdote.
    Quella scelta fissa dei principi che devono reggere anche la vita dei suoi seguaci. La Chiesa non può accontentarsi di dire parole da un posto sicuro, ma deve saltare il fossato e confondersi con il destino dei più poveri.
    È la scelta che ha fatto il ragazzo di Barbiana di cui riferisce Don Milani:
    «Nell'ultimo numero di "Politica" c'è la fotografia di un processo contro un partigiano sulla montagna. Da una parte si vede l'imputato dall'altra l'accusatore con il dito puntato. Ho preso Ferruccio e gli ho chiesto: "Per chi sei te di questi due?". "Per questo".
    E non ce ne importa neanche di sapere quali sulla foto erano i fascisti e quali i partigiani Sotto la foto non c'era data. Se fosse di quando ormai le parti erano invertite sceglieremo nello stesso modo. Da una parte ci sono quelli che hanno il potere, dall'altra c'è quello legato L'incertezza della scelta l'avremmo solo davanti alla foto di un combattimento ad armi pari».
    - Morire per continuare a vivere
    «Il morire senza il crescere e moltiplicarsi della vita non è della creazione e tanto meno del Vangelo».
    La morte, la croce, nei Vangeli è superata dallo splendore della risurrezione. I Vangeli ci tramandano soprattutto questo: l'esperienza della risurrezione vissuta da un gruppo di uomini della Palestina. La loro vita è stata trasformata dalla loro esperienza. La loro visione del Cristo e di tutta la storia umana è stata capovolta. Questo miracolo deve avvenire anche in noi.
    Per gli Apostoli la risurrezione significò una conversione radicale.
    * E per noi?
    Gesù è vivente. La morte è vinta.
    La morte in senso paolino cioè il termine di tutti i mali: l'odio, la separazione degli uomini, il non amarsi, l'ingiustizia.
    Dobbiamo vivere non tenendo più conto di queste cose ormai vinte.
    È questa la nostra fatica. La salvezza avviene solo in un cammino fatto insieme: è un cammino non privo di sofferenze, ma porta alla vita.

    Agire

    Riscopriamo il senso della sofferenza, dell'attesa, del rischio che ogni giorno dobbiamo affrontare in noi e nel mondo.
    Sono «i dolori del parto», il frutto del venire alla luce ed affermarsi della vita. La croce per il cristiano non è un portafortuna o un talismano ma è il simbolo di un impegno: perdere la vita, morire con Cristo per redimere il mondo.
    * In pratica che significa?
    - Chiudersi in preghiera per chiedere di essere salvati e di salvare?
    - Rifugiarsi nell'intimità ascetica per cercare la propria giustizia, una conversione personale?
    - Oppure mettersi dalla parte della vittima?
    - Dove la riconosciamo nell'attuale situazione storica?
    - Nella nostra comunità le preferenze vanno verso il fratello più «bisognoso» o verso quello più congeniale?
    È cioè verso i potenti (i dotati di beni, di cultura, di maniere civili) o verso i più sprovveduti (poveri, ignoranti, piccoli...)?
    - Che cosa facciamo per i fratelli più bisognosi del terzo mondo?
    - Come viviamo la dimensione missionaria della Chiesa?
    - Hai mai pensato che la tua famiglia potrebbe essere la «struttura alternativa al sistema» per l'educazione dei figli orfani o abbandonati o menomati?
    - Che nome ha la fatica che tu personalmente e la tua comunità dovete affrontare subito e con più coraggio?
    «È così bello arrischiare quando ci si affida a mani onnipotenti» (Giovanni XXIII). «Noi portiamo questo tesoro in vasi di creta affinché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi.
    Siam tribolati in tutto ma non ridotti agli estremi, perplessi ma non disperati, perseguitati ma non abbandonati, abbattuti ma non annientati» (2 Cor 4,7-10).

    terzo tema:

    IL SEGNO Dl GIONA

    (la comunità ha bisogno di segni)

    Vedere

    * Ogni uomo è mio vicino
    Una parola, un saluto, un invito a cena erano segni che riservavo per il mio parente o, al massimo, per il mio vicino di casa...
    Oggi la mobilità sociale, i mezzi della comunicazione sociale ci mettono faccia a faccia con ogni uomo.
    Oggi, però, posso entrare in tram ed essere solo, passare davanti ad un agonizzante sul marciapiede e non accorgermi.
    Che valore hanno ancora la parola, il saluto, il sorriso, un bacio, una stretta di mano, una visita di cortesia?
    * La mia casa non è solo mia
    Incappo nei piani regolatori.
    Mi hanno costruito un appartamento standard, con vani standard, in un condominio standard, in un quartiere standard...
    Magari sorrido davanti a certi piani edilizi «avveniristici»: me ne accorgo solo quando mi tagliano una punta di terreno per farne. «verde attrezzato».
    Vado alla ricerca di ospitali centri di vita comune: centri culturali, assistenziali, commerciali, religiosi, scolastici, sportivi, sanitari A volte proprio per la gente più povera sono maledettamente fuori mano.
    La zona industriale è necessaria. Mi ammorba però quel poco di aria pura che posso respirare.
    Che valore hanno le iniziative per meglio abitare insieme? Quanti non riescono ad avere una casa conveniente?
    Come incide sul mio salario il mio appartamento standard, in cui, se voglio abitare, devo avere una famiglia standard?
    * L'avventura del vivere insieme
    C'è un Consiglio Comunale, c'è la Giunta: gente che litiga nella solitudine.. Mi chiedono di iscrivermi ad un partito, ad un sindacato..
    Il mio centro è popolato di club, di associazioni; perfino in parrocchia mi chiedono di fare parte di gruppi.
    Che senso ha l'associazione nella vita di insieme?
    Oggi molti parlano con insistenza di collettivo, di democrazia diretta, di assemblea.
    * La vita sociale è cultura
    Osservo che nel mondo ci sono schieramenti internazionali. Ogni popolo ha un suo mondo di tradizioni, di usi, di costumi, di modi di incontro.
    In ogni «cultura» nascono proposte programmatiche di convivenza, forme di regime.
    Me ne rendo conto?
    Che valore hanno le ideologie?
    Quale influenza esercitano nella vita comunitaria?
    Tutti i segni comunitari manifestano e nascondono l'ansia della comunione tra gli uomini.
    Istituzioni pubbliche e libere associazioni sono tentativi di manifestare e vivere a vari livelli l'unità della famiglia umana.
    Ma su quali fondamenti?

    Capire

    * L'uomo «immagine»
    Gen 1,26-27. Uomo e donna nella loro reciproca complementarietà di amore sono «immagine» di Dio.
    Convivere è amare. Essere in relazione di amore con un altro è essere segno di Dio che è eterna relazione: Padre, Figlio e Spirito Santo.
    Dio è per un popolo uno stimolo incessante a purificarsi dagli individualismi e dagli egoismi.
    * Il segno di Giona
    Mt 12,38-40. Per gli uomini dispersi (una generazione adultera e perversa) Dio ha fatto il dono gratuito di un nuovo pernio di unione (un segno dall'alto).
    Il Cristo, «immagine del Dio invisibile» (Col 1,15) e «primogenito tra i fratelli» (Rom 8,29) è il Verbo fatto carne, che abita in mezzo a noi (Giov 1).
    Attraverso nuovi segni tutti gli uomini sono in lui unità e «membri gli uni degli altri» (Rom 12,5).
    Ma in Cristo tutti devono morire perché risorgano come umanità più giusta. Egli ci insegna che i più grandi segni di comunione sono la croce e il pane.
    * Un popolo che camminava nelle tenebre
    Isaia 9,16. La salvezza sta per ognuno nel riconoscere il segno di un popolo purificato, che pone gesti nuovi di comunione il cui significato è relazione al Cristo, unione fraterna e cammino comune verso il Padre
    Atti 4,31-37. La moltitudine si salva con «lo stare insieme», «l'accogliere la parola», «lo spezzare il pane», «l'avere tutto in comune», «il lodare Dio». Il vivere liturgicamente questi segni suppone un condividere mediante la croce tutti i segni di solidarietà tra gli uomini.
    * Un invito a cena, dove c'è un solo pane (1 Cor 10,17)
    Nell'Eucaristia c'è un solo popolo ed un solo pane, che «rappresenta ed effettua l'unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo» (LG, 3).
    Chi partecipa alla Eucaristia deve essere disposto come Cristo al servizio (lavare i piedi) ed al dono di sé (prendete e mangiate).

    Agire

    Dio è venuto a stabilire una nuova coerenza tra i segni comunitari e il loro contenuto.
    Chi disprezza un bambino, disprezza Lui; ma chi dà al più piccolo dei fratelli anche solo un bicchiere d'acqua, l'ha data a Lui.
    A Dio non si sfugge. Non posso salutare, partecipare ad un corteo di solidarietà, passare a un povero un aiuto economico con doppiezza di cuore.
    I segni di comunione nel mondo sono a volte sdrusciti, logori o inadatti. C'è chi li disprezza, chi li snobba, chi si sottrae ad essi. Il Cristiano sa che su quelli, anche se fossero spazzatura, emergono i segni nuovi del regno.
    Non si può fare l'Eucaristia se si disprezza la comunità umana: sarebbe un segno vuoto e bugiardo.
    La partecipazione del Cristiano alla comunità umana è una partecipazione critica. Sfocia naturalmente nella tensione al superamento, in una ricerca sempre più appassionata di maggiore e più responsabile partecipazione e di segni migliori. Il segno della Eucaristia impegna tutta la comunità a cercare dei ritmi di vita comunitaria più intensi.
    I Sacramenti, la Catechesi, la Carità devono essere costruiti sulla vita con una azione educativa organica e che tenga conto dei segni dei tempi e delle varie circostanze in cui i membri della comunità vivono.

    quarto tema:

    OLTRE LE SBARRE

    (ci salviamo liberando l'uomo)

    Vedere

    * L'uomo a metà
    Apriamo a caso qualsiasi quotidiano. Il mondo è fatto di contraddizioni: di slanci, di idee, di sermoni in piazza a proposito di cultura, politica, sociologia, spettacolo. e di rapine, di cronaca nera, di intrighi tra chi ha il potere e chi lo subisce
    Ogni uomo è in fondo un incallito idolatra e continuerà ad adorare come dei un mucchio di realtà terrestri, magari buone, convertite in idoli: il denaro, il potere, il benessere, la tecnica, il lusso, la sessualità, la salute, la indipendenza. Ogni uomo è «metà angelo e metà bestia, metà morte e metà risurrezione, metà santo e meta demonio, meta creatore e metà creato, metà re e metà schiavo, meta cittadino e metà zingaro, metà angoscia e metà speranza, metà terra e metà spirito, metà bambino e metà vecchio, metà tecnica e metà poesia» (J. Arias Il dio in cui non credo).
    Ogni mia azione porta il marchio della insoddisfazione.
    Perché voglio una cosa e non la faccio mai come l'avrei voluta?
    * La società anonima per azioni
    La società è anonima Ogni giorno sorgono nuove società anonime. Sorgono per l'estrazione del petrolio, per lo sfruttamento delle acque termali, per la vendita dei giornali... L'industria, i mezzi di comunicazione ed il commercio producono non solo nuove macchine e nuovi elettrodomestici, ma anche nuove società. Solo che esse sono anonime! L'unico personaggio ben identificato nella società anonima è l'interesse.
    * La società senza volto è una società di schiavi
    Quale è la condizione degli operai, degli agricoltori, dei commercianti? Quale è la condizione degli immigrati, dei pendolari? Quale è la condizione degli emarginati: vecchi, malati, bambini?
    * La società senza volto crea a spirale sempre nuovi bisogni
    Abbiamo bisogno. abbiamo bisogno. Abbiamo sempre bisogno. Della macchina e del salotto, della televisione e della lavapiatti, dell'attrezzatura da sci e della cinepresa, dello spettacolo tutte le sere e della scampagnata settimanale, della permanenza al mare e dell'abito ultima moda...
    * Undicesimo comandamento: non far politica!
    - Vado in campagna per trovare Dio lì, nel cuore della natura vergine.
    - Lavoro tutto il giorno: mi permettete ora, signori, di recarmi al bar...
    - La politica è sporca: io sto a casa mia e non mi immischio.
    - Come cristiano devo pregare e fare la comunione: qui si fa politica perfino in chiesa.
    * Ma se la facciamo, facciamola a chiacchiere
    - Da una lettera di una Comunità giovanile
    «Era una proposta concreta di servizio, ma quell'intervento non ebbe seguito, perché nessuno riuscì a salvarlo dal problema più importante (?), di decidere se dare o meno al gruppo uno specificato indirizzo di denuncia sociale. E i discorsi che seguirono mi parvero dei poveri alibi e delle inutili ricerche di un modo di essere che non era nostro».
    - Un commento giornalistico alla lettera del Cardinal Pellegrino «Camminare insieme».
    «Il retroterra della DC è diviso tra «vescovi neri» e «vescovi rossi» come all'epoca del Bonaparte, tra l'osservanza tradizionale e quella nuova retorica prelatizia che dalla patristica è passata ad un singolare neomarxismo, per cui «l'oppio dei popoli» sarebbe ora l'alienazione industriale».
    Così mentre si parla di rosso e di nero, di destra e di sinistra, di poltrone e di prebende, la casa brucia.

    Capire

    * Il mistero del male ha un nome: peccato.
    Rom 5,12-17. La lettera ai Romani esplicita e conferma quanto è detto nei primi undici capitoli del Genesi: la descrizione della condizione umana nella sua gloria e nella sua miserie.
    «Il mondo intero è colpevole davanti a Dio» (Rom 3,19).
    Creazione, chiamata, peccato, liberazione sono le fasi normali a cui tutti siamo misteriosamente assoggettati.
    Malattia, morte, vizi, discriminazioni, emarginazioni, ingiustizie non sono estranee alla realtà del peccato.
    Tutti ne siamo coinvolti come in una unica grande peccaminosità.
    * Mille tentativi per una sola liberazione
    Parliamo della vita come sofferenza.
    Proverbi 3,1 «Sono stanco, o Dio. Sono stanco e non ne posso più; perché sono uno stupido e meno che uomo, privo di umana intelligenza; non ho imparato la sapienza, ne ho la conoscenza del santo».
    Abbiamo tutti un nostro proprio modo di liberarci dalla miseria, dalla insoddisfazione, dall'insicurezza: la prudenza, il lavoro accanito, la musica, ecc. Mille atteggiamenti personali che vogliono essere una liberazione dalla nostra insufficienza umana.
    «Chi ama la sua vita la perde» (Giov 12,23).
    * Vi ho portato con me su ali d'aquila
    Esodo 10,36. La liberazione dalla schiavitù è un dono da scoprire in un popolo giusto e santificato, raccolto in unità per intervento dall'alto e consacrato alla giustizia.
    * Oggi si è compiuta questa scrittura
    Lc 4,16-21. Segno della venuta del Regno di Dio è l'annuncio ai poveri e la libertà agli oppressi.
    Un popolo che non sceglie per i poveri e per gli oppressi contraddice alla attuazione oggi di questa scrittura.
    * Beato chi non conta e chi è perseguitato per la giustizia
    Matt 5,1-12. Le beatitudini stigmatizzano ogni sete smoderata di denaro e di potere. A volte si ha il dovere di costruire un mondo illogico e diverso da quello dei benpensanti.
    * Quello non e dei nostri
    Lc 9,49. «Maestro abbiamo visto uno che scacciava i demoni in tuo nome e volevamo proibirglielo perché non era dei nostri». Gesù rispose: «Non glielo proibite perché chi non sta contro di voi è con voi».
    Mt 25,31-46. Il regno di Dio non è fatto di gente che porta livree, ma di coloro che fanno la carità.
    «Una comunità religiosa o ecclesiastica che proclami pubblicamente la sua fede per Cristo, il suo impegno a servizio di Dio e che poi viva estranea al grido degli oppressi, indifferente agli abusi contro la libertà degli uomini, insensibile a quelli che muoiono ogni giorno affamati, senza curarsi di chi non saprà mai leggere, insensibile di fronte agli sfruttati in qualsiasi campo, dovrà aspettarsi secondo la parabola le sue dure parole: «Non vi conosco».
    E invece potremo avere la sorpresa di vedere che istituzioni che forse noi abbiamo qualificato troppo precipitosamente filantropiche, politiche, sociali, riceveranno la parola di benedizione: «Venite benedetti» (J. Arias ll dio in cui non credo).
    «Il mio Dio si negherebbe solo a chi volesse mettergli un prezzo».
    Isaia 67,17. «Allora per l'opera di Dio e dell'uomo vi saranno cieli nuovi e mondi nuovi».

    Agire

    * La trave
    Liberare gli altri significa innanzitutto e soprattutto liberarsi dal male, convertirsi. Guerre, oppressioni, persecuzioni non sono fuori di noi: la pagliuzza è nell'altro, ma in me c'è la trave. Ogni uomo deve dire: la trave è nel mio occhio.
    * Un cammino di penitenza
    Il cammino dell'umanità per liberarsi è un cammino di penitenza. La penitenza oggi è stare insieme, è accogliere ogni forma di comunione per purificarla dall 'interno.
    * Un cammino di carità
    Il cammino dell'umanità per liberarsi è un cammino di carità.
    Passa la figura fugace di questo mondo ma segna di sé il Regno. Nel Regno non rimarrà che la carità
    La carità è verità, ma è anche unirsi, nelle sedi competenti e acquisendo le specifiche competenze, a tutti quelli che sinceramente vogliono «fare il mondo più abitabile».
    * Le speranze del mondo
    «Intravediamo istintivamente che il mondo apparterrà su questa terra a chi gli offrirà fin da questa terra la più grande speranza» (Charles Moeller).
    «Il mondo è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio».
    «Signore, la tristezza è il ricordo di me, la gioia il ricordo di te» (Hello).


    T e r z a
    p a g i n A


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