Preadolescenti in vacanza: le cose importanti vanno preparate!



    (NPG 1973-04-82)

    Parlare di vacanze in aprile... è certamente correre troppo. D'accordo. Il titolo riproduce però il «significato» del sussidio: le cose importanti vanno preparate. Il tempo delle vacanze è un'avventura «importante» per i preadolescenti: attesa e sognata ma spesso strascicata nella noia per mancanza di sbocchi concreti.
    Una volta si preferiva mettere l'accento sulla «pericolosità» del tempo libero. Oggi preferiamo analizzarne, in prospettiva pastorale, l'aspetto positivo. Il tempo libero è un tempo meraviglioso (non per niente è ciò che ci fa pensare concretamente al Paradiso...) quando è vissuto positivamente, quando è vissuto come dono di cui ci si sente continuamente responsabili, come pugno di talenti da trafficare.
    La preoccupazione educativa e pastorale mette oggi l'accento, con preferenza, su questa dimensione di responsabilità; quando non è compresa con i fatti, davvero le vacanze sono un tempo «pericoloso».
    L'impegno e la responsabilità non si inventano di punto in bianco. Esigono, per diventare «fatti», una doppia attenzione:
    • educare a cogliere fino in fondo la «dimensione di responsabilità», presente in ogni scelta e quindi nel tempo libero, il tempo delle «scelte»;
    • offrire sbocchi concreti, per non arenare nel solito ritmo stantio gli entusiasmi suscitati.
    Questi due «momenti» educativi sono nelle mani degli operatori pastorali. Abbiamo preferito offrire del materiale in anticipo, proprio per costringere a «prevenire», organizzando una «proposta» di preparazione alle vacanze. il sussidio, come sempre più a livello di «centone» disarticolato che di prét-à-porter, mira soprattutto a rendere «operative» queste sottolineature.

    Il materiale proviene in larga misura da esperienze condotte da Luigi Bandera.

    DUE CONVERSAZIONI
    GUIDATE SUL SIGNIFICATO DELLE VACANZE 

    Gli «appunti» si indirizzano agli educatori. Sono stati utilizzati soprattutto in contesto oratoriano e parrocchiale. Per questo gli educatori cui ci sì rivolge immediatamente sono giovani catechisti-animatori di gruppi preadolescenziali. Anche gli sbocchi offerti sono a livello prevalentemente oratoriano. Con facili adattamenti, l'utilizzazione diventa subito molto più ampia.

    ALCUNE NOTE PER L'EDUCATORE

    ♦ Termine dell'anno scolastico: l'estate, il sole, la libertà, la gioia, le vacanze, la possibilità di fare quello che si vuole; sono un dono da valorizzare. Quattro mesi, che se sprecati, lasciano nel cuore un segno duraturo per noi e soprattutto per i ragazzi, uomini in formazione.

    ♦ L'educatore intelligente si propone al ragazzo come guida per la valorizzazione massima anche di questi mesi.
    L'educatore propone al ragazzo un ritmo di vita che possa piacergli, che gli si adatti cosicché, attraverso la vita, il ragazzo impari a usare bene i doni del Signore.

    ♦ L'educatore come si inserisce in questo discorso?
    Innanzitutto ricordandosi che egli è educatore sempre, anche durante le vacanze!
    Per questo l'educatore consapevole deve costantemente tenere presente:
    – che l'eccessivo tempo libero avvia i ragazzi ad un pericoloso ozio
    – che il clima caldo e il senso di smobilitazione generale ha anche lo svantaggio di determinare fiacchezza.
    Per questo agirà in modo da valorizzare tutto il tempo libero del ragazzo attraverso varie iniziative.
    Inoltre cercherà di stare in contatto con loro: il che vuoi dire, per esempio, anche chiedere il loro indirizzo e dare il proprio.
    Stare con i ragazzi vuol dire moltiplicare attraverso varie iniziative il contatto personale con loro durante le vacanze.
    Il maggior tempo libero della vacanza ci potrà consentire di portare i propri ragazzi alla Messa vespertina feriale, almeno una volta alla settimana.

    ♦ Infine le vacanze sono per l'educatore un momento di verifica sincera della propria attività svolta durante l'anno. È un momento in cui, attraverso la riflessione, analizza gli aspetti positivi e negativi del proprio stare con i ragazzi e si prepara alla nuova attività con l'inizio dell'anno.

    COME RIPOSARE IN UN MODO SANO

    Due idee centrali

    1) Far capire ai ragazzi che la vacanza è riposo
    – non è però una evasione
    – ma è la vita di sempre che assume un ritmo più personale.
    2) Fissare concretamente
    – alcune attività
    – alcuni momenti di preghiera (personale e con i compagni).

    Primo chiodo

    Partiamo dalla vita che uno di voi vive in un giorno di vacanza!

    ♦ Beppe si stiracchiò una volta, e un'altra e un'altra ancora. Aprì gli occhi e li rinchiuse subito: il sole era inesorabile con la sua luce. Guardò il suo orologio: erano le 10. Questa era vita!
    Da una settimana si tirava avanti così; e non poteva lamentarsi. Aveva diritto al riposo dopo i mesi di scuola!
    Aveva incontrato nuovamente tre o quattro amici che per tutto il mese di maggio non si erano visti: le mamme li avevano chiusi in casa perché a scuola i professori minacciavano tempesta e bocciature. Ora però... riposo fino alle 10,30, o anche alle undici; poi ci si sarebbe visti nella piazza o all'oratorio, a scambiarsi i giornaletti e le barzellette, seduti sulle panchine.
    E poi al pomeriggio ancora in oratorio o in qualche campetto per tirare quattro calci al pallone.
    E la sera: televisione fino a tardi.

    ♦ A mezzo pomeriggio scoperse che aveva già sbadigliato due volte, di noia certamente, perché non aveva proprio né sonno, né fame. Quel fumetto che stava leggendo lo aveva annoiato. Lo buttò da una parte e uscì.
    Per strada incontrò la solita banda di cosiddetti amici: faceva troppo caldo e di dar calci al pallone non aveva voglia. Prima uno scherzo, poi una manata. E poi ci fu la zuffa.
    Per fortuna non durò molto, perché l'istinto dell'amicizia prese il sopravvento; ma alla camicia di Beppe mancavano due bottoni; i pantaloni avevano una scucitura alla tasca; e al viso, tra orecchio e naso, si vedeva un lungo graffio. Poi gli amici si separarono.

    ♦ Cominciava a venir la sera. Il cinema era lì a due passi. Entrò. Poi ritornò a casa: papà lo aspettava in cucina. «Sai che ore sono»? Beppe guardò l'orologio: erano le undici passate! Il tempo era trascorso senza che se ne fosse accorto. Ma papà alzava la voce sempre di più: chiedeva se la casa fosse solo un albergo dove si va per mangiare e per dormire, e se per caso mamma non avesse il diritto di essere aiutata...
    «Queste cose – concluse – tu, purtroppo, non le capirai mai! '. Poi pensò di dare maggior efficacia alle parole aggiungendovi un bel paio di ceffoni... Beppe si trovò solo nella cucina: sentiva di aver fame. Cominciò a sbocconcellare un pezzo di pane, ma poi lasciò perdere. Piegò la testa sulle braccia incrociate sul tavolo e pianse.
    Dapprima era solo rancore verso il padre, che lo aveva «accarezzato» in maniera violenta; poi sentì qualcosa di nuovo dentro di sé, un pensiero gli si fece strada nella mente: tirare avanti così per tutta la vacanza, fino a ottobre, non era proprio possibile!

    Secondo chiodo

    Cerchiamo di scoprire insieme il significato e il valore del riposo e quindi della vacanza.
    ♦ Se affrontiamo le vacanze con il desiderio di vivere così come capita, facilmente passeremo alla noia, alle liti, ai dispiaceri per noi e per gli altri.
    ♦ Se crediamo che riposo» significa «non fare niente» sbagliamo in pieno; così diventeremo sempre più fiacchi, incerti, egoisti.
    ♦ Dobbiamo invece pensare che riposo vuol dire fare qualcosa di diverso. Infatti: l'uomo ha bisogno di essere attivo sempre, però, per non diventare un robot, deve variare attività, deve dedicarsi di tanto in tanto alle cose che più gli piacciono.
    Durante l'anno ci siamo concentrati tutti nella scuola; adesso cambiamo attività. Prima eravamo curvi sui libri e ora ci potremo dedicare a studiare il grande libro della natura. Ci dedicheremo alle varie collezioni, giochi, tornei... Andando in gita o in villeggiatura conosceremo molte altre persone.
    ♦ Ma soprattutto dobbiamo ricordarci che riposare, fare vacanza... è una grossa possibilità di fare qualcosa di utile a sé e agli altri.

    Terzo chiodo

    Suggeriamo alcune attività.
    L'educatore fa passare, come in un carosello, le varie attività delle vacanze. Far parlare i ragazzi, mettendo in ordine di importanza tutte le attività che essi suggeriscono.
    importante che l'educatore sottolinei che durante la vacanza dobbiamo dedicare un po' più di tempo alla vita di preghiera; o per lo meno che durante le vacanze si deve mantenere il ritmo «normale» di preghiera: confessione possibilmente settimanale, Messa domenicale, oratorio feriale e domenicale... (Anzi, il catechista dovrebbe invitare il ragazzo alla Messa almeno un giorno feriale ci deve essere anche lui!).

    COME VIVERE BENE LE VACANZE

    Come vivere le vacanze?
    Ci sono molti modi:
    – C'è chi va in colonia o con i genitori.
    – C'è invece chi resta a casa.
    – Chi partecipa a iniziative più serie ancora!

    Primo modo

    Per chi va in colonia o al mare o ai monti con i genitori occorre che il catechista spieghi bene che deve rispettare se stesso e gli altri (è la prima regola delle nostre vacanze).
    Facciamo alcuni esempi concreti:

    ♦ Gianni è in un paese di villeggiatura con i suoi, e dal mattino alla sera è giù in strada a giocare come un forsennato con gli amici che ha incontrato in villeggiatura.
    Gioca al pallone e vuole sempre vincere. Alla sera sale stanco morto in casa e appena tocca la sedia si addormenta.
    Ti pare che questa sua vita sia riposante?

    ♦ Quando Gianni va in gita si diverte a rompere i rami degli alberi con la scusa che gli intralciano la strada per salire in montagna.
    Quando incontra persone che magari sono stanche e si fermano lungo il viaggio a riposare, le prende in giro.
    Questo ti pare rispettare la natura e soprattutto gli altri?

    ♦ In villeggiatura per Gianni la Chiesa non esiste, la confessione è sparita. Tanto – dice – non c'è don Luigi o il mio catechista che mi vedono! E poi sono in vacanza...: ora posso fare quello che voglio.

    ♦ I compagni che ha trovato in vacanza non li aiuta; anzi è pronto a dimostrare loro come lui è superiore a tutti. Fa lo spaccone: «lo vengo dal milanese. Sono forte, importante. So giocare molto bene al pallone. In oratorio vincevo tutti i tornei, ero il migliore goleador della squadra. A scuola ero bravo, con i miei compagni l'ho sempre spuntata»...
    Se poi incontra dei ragazzi un poco timidi è il primo a fare lo sbruffone! Fa scherzi di cattivo gusto. Ci prova gusto a farli restare in figura davanti agli altri.
    E questo ti pare giusto? Ti pare che lui serva i compagni con generosità? Certamente no!
    Eppure quando era in oratorio sembrava il più bravo ragazzo. A scuola era timido, era studioso. In casa era obbediente... Ora invece, poiché è in vacanza, è cambiato! «È in vacanza».
    Voi che ne dite?

    lo vi proporrei alcuni modi di vivere bene le vacanze.

    ♦ Anzitutto la vacanza deve essere fatta di giorni di gioia serena, cioè di gioia vera.
    Sai: io vorrei essere nei panni di Gianni per vedere se veramente lui sia contento della vita che fa, oppure sia stufo, o annoiato. È sempre la stessa vita: si alza, va in cortile a giocare, va in gita in montagna, o va al mare a fare il bagno, sempre i soliti amici, sempre le stesse cose... E così Gianni si annoia. Ne sono sicuro!
    Ora come puoi fare tu per rendere la tua vacanza al mare o in montagna veramente serena, gioiosa?

    ♦ Ecco: devi essere te stesso, anche se sei a Varazze, Riccione, in montagna... E sì... ricordati che tu sei sempre il Gianni, Beppe, Luigi.
    Quindi non devi dimenticare ciò che ti è stato insegnato in oratorio, dal tuo catechista; a scuola, in famiglia...
    Per esempio: perché non vai in chiesa qualche volta a pregare, perché non ti confessi ogni sabato come facevi in oratorio, perché non vai a messa come quando eri a casa? E non dire che non conosci il prete del paese!

    ♦ Quindi innanzitutto ricordati di essere fedele all'amico Gesù. È lui che ti ha dato la possibilità di passare un mese al mare o in montagna per godere le bellezze della natura.

    ♦ Poi, oltre le varie passeggiate o bagni, puoi fare anche molte altre cose, utili a te o agli altri.
    Perché per esempio non fai la raccolta di conchiglie, di cartoline illustrate; perché non fai la raccolta di pietre o altra roba simile che puoi trovare al mare o in montagna?
    Perché per esempio non fai il tuo diario di «bordo», segnando giorno per giorno ciò che ti capita?
    Per esempio: Oggi giorno 5 luglio ho fatto un bagno, ma ho bevuto tanta acqua nell'aiutare il mio amico che non sapeva nuotare.
    Oggi ho visto molte persone...
    Oggi ho fatto una bella gita in montagna. C'era un bellissimo panorama: lo Spluga si ergeva bellissimo; c'erano delle nuvole bianche che avvolgevano la cima. Era un capolavoro.
    E così via...
    Stasera ho aiutato la mamma a tavola...
    Perché non ti metti ad aiutare i genitori, qualche parente; o in oratorio o in parrocchia?

    ♦ E poi non dimenticare i tuoi amici e parenti!
    Prima di partire armati di un libriccino su cui annotare gli indirizzi del tuo sacerdote, del catechista, dei tuoi amici e dei parenti ai quali scrivere!

    Secondo modo

    Per chi rimane a casa c'è l'oratorio feriale!
    Che cosa è?
    È un modo per vivere e passare bene le vacanze!
    Cosa si fa?
    Si attua in pieno la nostra legge delle vacanze.
    Si vive il pomeriggio in serena gioia con gli altri ragazzi!
    Giochi, stai con i tuoi amici, vivi con i tuoi catechisti un pomeriggio sereno. E un modo sano per passare il pomeriggio delle vacanze.
    Sì; perché altrimenti rischieresti di passare i pomeriggi in maniera noiosa, barbosa... Ti stancheresti come il Beppe di cui ti parlavo prima.

    I «PUNTI-FERMI» DI UNA VACANZA INTELLIGENTE

    Le proposte che piovono dall'alto... lasciano spesso il tempo che hanno trovato. Le scoperte, sofferte e faticosamente conquistate, danno invece un sapore gioioso e personale alle verità di sempre.
    Che farne delle vacanze? Su quali pilastri poggiare una costruzione che si vuole significativa?
    Proponiamo un metodo «induttivo» per creare una risposta all'interrogativo, offrendo una traccia di idee e di questionari su cui i ragazzi possono lavorare a gruppi.
    La messa in comune delle proprie «scoperte» e il confronto sulle posizioni acquisite, nelle mani sapienti dell'educatore, possono condensare una batteria di «punti-fermi» per vacanze intelligenti.
    Ad ogni tema è aggiunto un episodio: può rappresentare il punto di partenza «concreto» delle riflessioni o delle comunicazioni (peccato che gli episodi citati siano a sfondo... militaristico!).

    1. OPERAZIONE RIFORNIMENTO

    Senza benzina un aereo non può volare. Il carburante è necessario al volo: oggi si fanno addirittura i rifornimenti in volo per mezzo di aerei cisterna. ll nostro volo nel cielo libero delle vacanze deve prevedere i momenti di «rifornimento», nei quali agganciarci a Dio per «rifornirci» della sua forza. I grandi canali di rifornimento sono i Sacramenti: la Confessione e l'Eucaristia.

    • Confessione:
    – è solo il colpo di spugna per cancellare le macchie dell'anima, o qualcosa di più, specialmente in vacanza?
    – con quale frequenza confessarsi nelle vacanze?
    – quali sono le difficoltà più gravi che incontreremo: poca disponibilità di confessori, poca confidenza nel nostro Parroco, svogliatezza...
    – problemi della confessione nei luoghi di villeggiatura...

    • Eucaristia:
    – Messa: vi partecipiamo con raccoglimento oppure distrattamente, negli ultimi banchi, in piedi...
    – perdiamo senza motivi gravi la Messa alla domenica: gite, visite a parenti...
    – che frequenza alla Comunione? Quali difficoltà e come risolverle?
    – possibilità, difficoltà e vantaggi della Messa e Comunione infrasettimanale.

    L'ultima, più terribile battaglia della guerra del Pacifico, fu combattuta nell'ottobre 1944, al largo dell'isola Luzon (Filippine).
    Le portaerei dell'ammiraglio giapponese Ozawa lanciarono grappoli di caccia contro la flotta americana agli ordini dell'ammiraglio Halsey. Se fossero riusciti a sterminare quella flotta, le Filippine sarebbero ricadute in mano giapponese e la guerra avrebbe preso un altro corso.
    Gli schermi radar americani individuarono presto le squadriglie giapponesi e trasmisero frenetici segnali di pericolo imminente. Sulle vaste piste delle portaerei americane le eliche dei caccia cominciarono a vorticare. Ma improvvisamente dagli altoparlanti di diffuse un comunicato breve e imperioso: «Attenzione! Parla l'ammiraglio!». Mentre i motori rombavano, i piloti calarono febbrilmente la cuffia radio sugli orecchi. «Prestatemi attenzione – scandì la voce fredda e calma dell'ammiraglio. – Non abbiate fretta di partire. I ricognitori mi hanno avvertito che le portaerei dí Ozawa sono molto lontane. Andare incontro ai suoi aerei è fargli un grosso favore. Dobbiamo lasciarli arrivare fín sopra di noi, in maniera da far loro consumare più carburante possibile. Poi partirete voi e li aggancerete. E non li dovete mollare nemmeno al diavolo. Portateli in mare aperto, fatevi inseguire, insomma, fate che non inizino il ritorno prima di quindici minuti. E se non li avrete abbattuti voi, li inghiottirà l'oceano, perché non avranno carburante sufficiente per ritornare alle piste d'atterraggio. Nervi a posto, quindi, e attendete il mio ordine per lasciare le piste. In bocca al lupo, ragazzi».
    Solo quando i caccia giapponesi sbucarono velocissimi dalle onde arrivò l'ordine, brevissimo: «Via!». Fu un rischio terribile: sarebbe bastato un secondo di ritardo, e le portaerei sarebbero state centrate e squarciate dalle bombe giapponesi. Ma il ritardo non ci fu. I caccia americani agganciarono i giapponesi in duelli alla morte. I minuti passavano, e mentre il carburante degli americani era ancora a buon livello, quello dei giapponesi cominciava pericolosamente a scarseggiare. Ma voltare la coda al nemico voleva dire farsi infilare comodamente dalle mitragliatrici, ed i giapponesi dovettero continuare ad accettare la lotta. Ad un tratto giunse un altro ordine: «Lasciateli andare!». Come in una manovra, i caccia stellati puntarono il muso al cielo, e con un ampio giro si sganciarono dalla lotta. I giapponesi iniziarono allora il ritorno. Ma i ricognitori americani che li seguirono da lontano li videro ad uno ad uno perdere quota ed inabissarsi, mentre le radio di bordo chiamavano disperatamente S.O.S. Quel giorno il Giappone perse magnifici stormi di caccia. Il carburante non era stato sufficiente; ed il piano dell'ammiraglio Halsey era riuscito a perfezione.

    2. OPERAZIONE OSSIGENO

    Senza ossigeno si muore. Per questo gli aviatori, quando volano ad alte quote e in zone povere di ossigeno, devono portare tute e maschere speciali, o usare dispositivi che assicurino l'ossigeno in cabina.
    La preghiera è l'ossigeno dei nostri polmoni spirituali. Durante le vacanze riveste una importanza specialissima: siamo più liberi, tocca a noi decidere se pregare o non pregare: tutto dipende da noi.

    • Preghiere del mattino e della sera: le recitiamo sempre? Difficoltà?
    • Preghiere prima e dopo i pasti: rispetto umano?
    • Una decina di Rosario al giorno: possibile o impossibile?
    • Dieci minuti di meditazione ogni mattino: difficoltà vere o... scuse?
    • Elevazioni al Signore nella contemplazione delle bellezze della natura.
    • Partecipazione a funzioni in Parrocchia...

    Il 25 giugno 1950 una notizia scosse il mondo: la guerra era scoppiata in Corea. Dal Nord scendevano gli eserciti comunisti coreani e cinesi, armati dall'URSS. Dal Sud si avviavano alla frontiera coreani ed americani, mentre ai porti sbarcavano i marines e le truppe dell'ONU.
    Il 2 luglio, nei cieli della Corea, si svolse il primo duello aereo della storia tra apparecchi a reazione. Una squadriglia di Mig calò come una torma di falchi sopra una formazione di bombardieri statunitensi scortati da caccia a reazione. Coloro che da terra assistettero a quello scontro lo raccontarono come uno spettacolo meraviglioso e terribile. Mentre i duelli tra la caccia normale si svolgono nello spazio di un centinaio di metri, il duello tra i caccia a reazione si svolse tra un'altezza di cento metri e quella di diecimila metri. Gli aerei tra l'urlo inumano dei reattori si inseguivano e si superavano in picchiate ed impennate fantastiche. E le mitragliatrici pesanti laceravano l'aria e scardinavano gli aerei bellissimi con una violenza spaventosa.
    Il capo squadriglia John Huppins aveva alle sue dipendenze altri quattro caccia, e lanciava ordini concitati alla radio per tenere uniti gli apparecchi. Ogni tanto gli passavano accanto come lampi, e riusciva a stento a distinguere i suoi uomini vestiti come marziani. Avevano alla faccia la maschera unita al tubo dell'ossigeno, e grossi dischi metallici imbottiti difendevano gli orecchi dalla pressione delle cabine pressurizzate. Quegli sbalzi enormi di altezza erano permessi unicamente dalla pressione costante delle cabine. Ma guai se il minuscolo tubo dell'ossigeno si fosse interrotto. La violenza dell'aria compressa, entrando nei polmoni, li avrebbe squarciati.
    Huppins era riuscito con un enorme sforzo ad accodarsi ad un Mig, e le sue mitragliatrici ruggivano ingoiando i nastri delle pallottole perforanti. Il Mig guizzava come una serpe presa al laccio, s'impennava violentemente, virava strettistimo, cercando di svincolarsi dall'inseguitore, mentre le sue mitragliatrici di coda sgranavano nastri su nastri. Ma Huppins non mollava la preda. Fu in quel momento che alle sue orecchie risuonò nettissimo il richiamo radio del suo secondo apparecchio. Dopo la sigla d'identificazione la radio ripeteva due terribili parole: «Precipito. Ossigeno. Precipito. Ossigeno...». Huppins si sganciò dal Mig che ormai stava smantellando, virò e scese in picchiata. Il caccia del suo amico Smell stava scivolando d'ala, virava a tratti come impazzito, poi continuava a perdere quota. Non un filo di fumo da quella macchina da guerra che luccicava al sole. Non un indizio che dicesse che era stato colpito a morte. Eppure precipitava. Huppins gridò per radio a Smell cosa diavolo stesse combinando. Poi gli urlò di buttarsi col paracadute. Non ebbe risposta. L'aereo si frantumò al suolo.
    Il giorno dopo la commissione medica e tecnica che aveva esaminato i relitti dell'aereo e dell'equipaggio, mostrò a Huppins un tubo di gomma reciso nettamente. Era il tubo dell'ossigeno di Smell. Non riuscivano ancora a capire come, ma forse in una virata stretta per sganciarsi da un Mig, una leva s'era impigliata nel tubo dell'ossigeno, e l'aveva tagliato di colpo. ll secondo pilota, scaraventato lontano dalla virata, non aveva fatto in tempo ad impugnare i comandi. E quell'aereo bellissimo e intatto s'era inabissato, perché i polmoni di Smell, che cercavano disperatamente ossigeno, erano scoppiati, invasi dall'aria compressa della cabina.

    3. OPERAZIONE SQUADRIGLIA 

    Non siamo soli nel cielo delle nostre vacanze. Incontriamo ogni giorno anche altri compagni e amici. Non siamo aerei solitari, voliamo sempre in squadriglia: come comportarci con gli altri ragazzi?

    • Scelta degli amici:
    – Ricordare le tre categorie: ragazzi buoni: amicissimi! - ragazzi mediocri: si possono conquistare - ragazzi cattivi: evitarli decisamente.
    – In quali situazioni ci troveremo concretamente?
    – «Come» agganciare i compagni mediocri, con quale tattica?
    – «Come» sganciarci dai compagni veramente cattivi e corrotti?
    – Il problema «discorsi cattivi»...
    – Un punto fondamentale: compromettersi subito nel bene.
    – La neutralità sinonimo di coniglismo...

    • In Parrocchia o all'Oratorio:
    I nostri migliori compagni di squadriglia li troviamo in Parrocchia o all'Oratorio.
    – Ci è facile entrare nelle associazioni parrocchiali. Eventuali difficoltà da superare: non ci conosciamo, gli altri ci guardano come intrusi...
    – Possibilità di aiutare il Parroco nell'assistere altri ragazzi, nell'organizzare giochi e partite, nel fare cartelloni...
    – Sentiamo il dovere di metterci a servizio degli altri e di non pretendere che siano gli altri a mettersi a servizio nostro?

    Nell'aprile 1943 una formazione aerea italiana aveva attaccato Gibilterra. Volando a pelo d'acqua ì 25 bombardieri erano riusciti ad arrivare sull'obiettivo prima che la caccia potesse levarsi in volo. Avevano scaricato le bombe da 500 chili sulle navi all'ancora e sui moli del porto, erano riusciti a sgusciare tra i proiettili rabbiosi della contraerea, ed ora, con la caccia alle spalle, stavano fuggendo. L'ordine del capo-stormo era chiaro: disperdersi sul mare per dividere e scoraggiare la caccia inseguitrice, poi raccogliersi al punto X per il ritorno entro le 16,10. L'aereo guidato dal capitano Ferraro aveva dovuto faticare parecchio per seminare due caccia che si erano incollati sulla sua scia. Ma poi, volando sempre a pelo d'acqua, c'era riuscito. Era tardi però, ed occorreva raggiungere immediatamente il punto concordato per il raggruppamento. Alle 16,10 il capitano Ferraro virò sul punto X. Lì dovevano incontrare i caccia italiani ed i ricognitori che li avrebbero scortati nel ritorno. Ma degli altri bombardieri italiani neppure l'ombra. Eppure era arrivato in tempo. Appena appena, ma era arrivato. E il punto era quello indicato negli ordini cifrati che portava nella cartella. Diede uno sguardo al livello carburante: era il minimo consentito per rientrare. Diede un avviso secco secco nella radio di bordo: «Rientriamo da soli. Mitragliatori ai posti di combattimento. Radiotelegrafista, trasmetti senza sosta la nostra sigla d'identificazione ed il segnale di soccorso». Gli uomini dell'equipaggio si guardarono in volto turbati. Tornare da soli voleva dire rischiare quasi sicuramente la pelle. Bastava che una delle tante navi inglesi che incrociavano al largo li scorgesse, che avrebbero avuto alle calcagne una squadriglia di caccia americani. Senza caccia e senza ricognitori era quasi una pazzia. Mentre il capitano Ferraro scendeva il più possibile a pelo d'acqua per diminuire al massimo la possibilità di essere visto, il radiotelegrafista trasmetteva senza intermittenza: «Pz 16 chiama squadriglia – Pz 16 chiama squadriglia – Pz 16 chiama squadriglia...».
    Fu dopo una quindicina di minuti che dalle onde sorsero quattro aerei che virarono appena li videro. Il capitano Ferraro dapprima ebbe un brivido, poi gridò: «È la nostra squadriglia!». Intanto dall'aereo di punta, che s'era portato a poca distanza dal Pz 16 segnalavano in continuità. «Vedi cosa vogliono «gridò Ferraro al marconista. «Dicono di smetterla di trasmettere, che altrimenti tra poco avremo tra capo e collo tutti i caccia americani della costa algerina!».
    Entrato in formazione, il Pz 16 seguì la squadriglia in un'ampia curva verso il nord, e dopo pochi minuti entrava con essa sotto la protezione della caccia e dei ricognitori italiani. Ancora una volta era andata bene!

    4. OPERAZIONE ANTIRUGGINE 

    Gli aerei sono fatti per volare, volare, non per restare sul campo o nel chiuso di un hangar ad arrugginire. Non è meglio e più bello lanciarsi a tutta velocità e col motore a pieni giri nell'azzurro del cielo che restare su tre zampe nel prato o sulla pista di cemento?
    È il problema di cosa fare nelle vacanze per non arrugginire nell'ozio, per non affogare nella noia.

    • Attività «intelligenti»:
    – Come utilizzare il tempo delle vacanze per fare cose furbe?
    – Quali attività programmare?
    – Le vacanze e gli hobbies?
    – Ricerche, raccolte, collezioni...
    – Estate: tempo di sport. Quali e come?

    • Disponibili per gli altri:
    – Ti pare giusto consumare tutte le vacanze per te? Che fare per gli altri?
    – Esistono attività organizzate con cui puoi collaborare (campi di raccolta, attività all'oratorio...)?
    – Con gli amici... è possibile programmare qualche «servizio» nel tuo quartiere?

    Nel maggio 1944, il sud dell'Inghilterra si trasformò in un enorme arsenale: si radunavano gli uomini ed il materiale per il grande sbarco di Normandia. Nascosti tra i boschi, vastissimi campi d'aviazione si stendevano a vista d'occhio. Undicimila aerei, bombardieri e caccia, ala contro ala, attendevano il segnale di via. Erano arrivati sopra lunghissimi convogli dall'America, ed ora, perfettamente equipaggiati, lubrificati e zeppi di carburante, erano pronti ad entrare in azione.
    Scattarono come un enorme stormo nella notte del 5 giugno, rovesciando sulle spiagge della Francia terribili montagne di esplosivo e intere divisioni di paracadutisti.
    Dove sono finiti ora quegli undicimila apparecchi? Chi li ricerca, li trova accatastati in enormi «cimiteri di aerei», ai margini delle grandi città degli Stati Uniti. Finita la guerra, essi attesero per lunghi anni negli aeroporti dell'Europa e dell'America di venire ancora impiegati. E intanto la ruggine cominciò la sua opera. Rosicchiò le estremità degli alettoni, penetrò nelle parti più delicate del motore, rovinò i timoni di profondità. Quando in Corea scoppiò un'altra guerra, chi pensò di utilizzare gli undicimila aerei dello sbarco di Normandia si trovò davanti un immenso stormo di aerei morti, inservibili. La ruggine aveva vinto gli eroi della seconda Guerra Mondiale.
    Li radunarono allora, con moltissimi altri, in enormi cimiteri. Qui, per pochi dollari, l'aviatore nostalgico può comprare la carcassa d'un caccia da collocare nel suo giardino per farci divertire il figlioletto. E i dirigenti delle grosse industrie meccaniche possono, a prezzi convenientissimi, comprare centinaia di bombardieri per fonderne e ricuperarne il metallo.

    5. PERICOLO BASSA QUOTA

    Purtroppo ogni tanto accade una disgrazia aerea. Apparecchi che si schiantano contro il dorso di una montagna o che ricadono al suolo appena decollati. Qualche volta basta un guasto all'altimetro in una giornata nebbiosa o nel volo notturno: il pilota non sa di essere a bassa quota e rischia di distruggere tutto. Anche per noi esiste il pericolo «bassa quota»: tutto ciò che ci tira al basso: specialmente cinema e spettacoli pericolosi, riviste, giornali...

    •Cinema:
    – nel nostro ambiente troviamo pericoli? Pericoli da pellicole sconvenienti, pericoli da sale scorrette?
    – Come regolarsi per il cinema? Che valore hanno le classifiche del CCC? Ci obbligano in coscienza?
    – Ci sono divertimenti più sani e intelligenti del cinema?
    – Ci andiamo con i genitori, con gli amici: «Che male c'è?»...
    – Come usare con intelligenza e misura del cinema per non diventare dei «patiti»?...
    – Come imparare ad essere intelligenti nelle scelte?

    • Giornali, riviste:
    – Che cosa ci capita tra mano in famiglia? «Ma io sfoglio soltanto le riviste di mio papà, di mío fratello, di mia sorella,... guardo solo le figure...».
    – Giornalini, «fumetti», albi...: che pericoli comportano? Cosa scegliere?
    – Letture utili: viaggi, esplorazioni, storia, scienze, folklore, biografie, ecc...

    L'altimetro segnava quota 3.300. La visibilità era pessima. ll comandante dell'aereo «Britannia», che stava volando alla velocità di 550 chilometri orari, chiamò la torre di controllo di Innsbruck.
    – Qui «Britannia», qui «Britannia». Chiamo aeroporto di Innsbruck. Passo. La risposta giunge immediata:
    – Qui torre di controllo di Innsbruck. Parlate pure.
    – Sono il comandante del «Britannia». Ho a bordo 83 passeggeri. Viaggio a 550 chilometri orari quota 3.300. Devo atterrare e la visibilità è pessima. Datemi istruzioni. Passo.
    – Scendete a 3000 metri di quota. La visibilità sarà buona. Infilate la vallata dell'Inn e puntate sull'aeroporto. La pista n. 1 è sgombra per il vostro atterraggio. Passo e chiudo.

    Era il 1° marzo 1964. II capitano del «Britannia» consultò la bussola di bordo, virò a nord e si preparò ad una picchiata di 300 metri per imboccare la valle dell'Inn. Ma l'altimetro da alcuni minuti non funzionava più. S'era incantato sul numero 3300, mentre la quota a cui viaggiava l'apparecchio era di 2630 metri. L'enorme montagna Glungezer, la cui vetta tocca i 2678 metri, distava ormai pochi chilometri dal «Britannia». L'aereo inglese gli andò incontro ad una velocità che sfiorava i 600 chilometri orari. Un boato scosse la montagna dai fianchi ammantati di neve. Una fiammata vivissima e poi una nuvola nera e pesante s'alzò sui nevai.
    Gli elicotteri che salirono immediatamente sul luogo della sciagura videro uno spettacolo di desolazione e di morte. Le guide che per prime raggiunsero il relitto e riuscirono a recuperare 14 salme, hanno detto che il «Britannia» fu quasi interamente polverizzato nell'urto. I pezzi furono trovati sparpagliati all'intorno per una lunghezza di oltre un chilometro ed una larghezza di 150 metri. E tutta quella tragedia era stata provocata da un piccolo apparecchio, da una lancetta rossa che s'era incantata sul numero 3300, mentre l'aereo era già molto più in basso.

    PREGHIERE PER IL TEMPO DI VACANZA

    Per un giovane cristiano pregare è cantare i doni di amore che Dio gli fa, ascoltare la sua parola, contemplare le meravigliose imprese che Dio ha compiuto per salvarci, impegnarsi a donare amore, gioia, pace, «servizio» a tutti i fratelli.
    Non si può quindi «far vacanza» dalla preghiera.
    È però importante guidare a sintonizzare la preghiera con gli avvenimenti diversi di cui si è protagonisti e con le situazioni nuove in cui si vive. Ci può essere una preghiera per il tempo di vacanza.

    AL MATTINO

    Resta per sempre in mezzo a noi, Signore.
    Tu sei la mai vita, la mia gioia. La tua presenza
    è fonte di gioia, di speranza.
    Ti consacro questo nuovo giorno, pieno di luce per dono tuo.
    Fa' che sia capace di viverlo

    in atteggiamento di amore e di servizio
    verso tutti i fratelli miei che tu mi fai incontrare.

    ALLA SERA

    Ti ringrazio, Signore, per la giornata che mi hai donato.
    II tuo amore mi ha circondato,

    come le braccia di mamma.
    Ti chiedo perdono.
    So che sei grande nell'amore,
    sei buono e perdoni,
    per chi si rivolge a te.
    Mi hai custodito da ogni male, in questo giorno.
    Veglia su di me e sugli uomini tutti,

    in questa notte.

    COME MARIA

    O Signore, rendici liberi e disponibili,
    puri di cuore ed attenti a te,
    perché sappiamo scegliere come Maria la Parola di verità,
    tutta la verità, anche quella che ci fa paura,
    perché snida i nostri egoismi segreti,

    le nostre subdole complicità col male
    a cui siamo attaccati.

    Fa' che ascoltiamo l'appello che ci invita
    a mettere la nostra vita a servizio degli altri,
    e a non chiuderci in uno sterile egoismo.

    LO SPORT

    O Signore, il nostro corpo, agile e forte è tuo dono. Ti ringraziamo.
    Ti offriamo la gioia del nostro gioco e delle competizioni sportive.
    Mentre ci impegniamo per la vittoria in campo,

    ci impegneremo anche per riportare vittoria su noi stessi;
    vogliamo essere leali ed obbedienti, coraggiosi ed umili, puri e generosi.
    La tua grazia sia presente nel nostro impegno.

    PRIMA DELLA GITA

    O Signore, sii a noi di guida nella gita che stiamo per intraprendere.
    Ispiraci sentimenti di delicata bontà verso i nostri compagni di viaggio.
    Concedi la grazia di ritornare incolumi alle nostre case,

    più forti nel corpo e migliorati nello spirito,
    cosicché possiamo riprendere con maggiore alacrità e rinnovato
    fervore l'arduo cammino del dovere.

    SIGNORE, GRAZIE

    Per le vacanze che sono una cosa tanto bella;
    per il meraviglioso mare che hai inventato per farmi nuotare felice;
    per le cime stupende che mi fanno salire faticosamente verso l'alto
    per contemplare la Tua creazione.


    MINI GIACULATORIE

    * lo voglio cantare, io voglio giocare per te (salmo 107).
    * Signore, tu lo sai che ti voglio bene!
    * lo voglio fare ciò che tu ami, Signore, per essere sempre tuo amico (salmo 118).
    * Dammi, Signore, un cuore puro, e sarò più bianco della neve.
    * Signore, fammi capire ciò che ti piace e ciò che ti dispiace!

     

    Un sussidio
    per preadolescenti in vacanza:

    VACANZE FORMULA 1
    per lasciare la tua impronta nel mondo

    In un libretto agile, illustrato a 4 colori, scritto e realizzato per essere messo in mano ai preadolescenti: tutto sulle vacanze «cristiane» di un ragazzo degli anni 70:

    • il senso cristiano delle vacanze
    • la scoperta di Dio nel tempo libero
    • la preghiera: l'ora della luce e delle stelle
    • la natura ci parla di Dio
    • idee chiare sulla confessione
    • per non restare solo: come scoprire gli amici veri
    • attività per il tempo delle vacanze
    • mille consigli utili per chi va al mare e ai monti... e per chi resta a casa
    • canzoni e giochi per le vacanze
    • pronto soccorso
    • barzellette, scherzi, proverbi
    • pericoli nelle vacanze
    • alla scoperta dell'Italia
    • che tempo farà?

    Il testo è edito dall'A.C.R. di Milano (Via S. Antonio 5 - 20122 Milano). Va quindi richiesto direttamente, fino ad esaurimento delle copie disponibili. Prezzo e sconti... trattabili sul numero delle copie prenotate.

    _________________________________________________

    Pagine di riflessione
    per i preadolescenti in vacanza:

    Teresio Bosco
    NUOVA FRONTIERA
    pp. 216 - L. 1.000 - Elle Di Ci

     

    Ogni giorno, per dieci settimane, una pagina scritta in forma brillante ed avvincente, per non «smontar di servizio» nel tempo di vacanza. Il sussidio può diventare un ottimo prontuario per incontri formativi di preadolescenti, nelle mani dell'educatore.

      (NPG 1973-04-82)     Parlare di vacanze in aprile... è certamente correre troppo. D'accordo. Il titolo riproduce però il «significato» del sussidio: le cose importanti vanno preparate. Il tempo delle vacanze è un'avventura «importante» per i preadolescenti: attesa e sognata ma spesso strascicata nella noia per mancanza di sbocchi concreti. Una volta si preferiva mettere l'accento sulla «pericolosità» del tempo libero. Oggi preferiamo analizzarne, in prospettiva pastorale, l'aspetto positivo. Il tempo libero è un tempo meraviglioso (non per niente è ciò che ci fa pensare concretamente al Paradiso...) quando è vissuto positivamente, quando è vissuto come dono di cui ci si sente continuamente responsabili, come pugno di talenti da trafficare. La preoccupazione educativa e pastorale mette oggi l'accento, con preferenza, su questa dimensione di responsabilità; quando non è compresa con i fatti, davvero le vacanze sono un tempo «pericoloso». L'impegno e la responsabilità non si inventano di punto in bianco. Esigono, per diventare «fatti», una doppia attenzione: • educare a cogliere fino in fondo la «dimensione di responsabilità», presente in ogni scelta e quindi nel tempo libero, il tempo delle «scelte»; • offrire sbocchi concreti, per non arenare nel solito ritmo stantio gli entusiasmi suscitati. Questi due «momenti» educativi sono nelle mani degli operatori pastorali. Abbiamo preferito offrire del materiale in anticipo, proprio per costringere a «prevenire», organizzando una «proposta» di preparazione alle vacanze. il sussidio, come sempre più a livello di «centone» disarticolato che di prét-à-porter, mira soprattutto a rendere «operative» queste sottolineature.   Il materiale proviene in larga misura da esperienze condotte da Luigi Bandera.     DUE CONVERSAZIONI GUIDATE SUL SIGNIFICATO DELLE VACANZE (12)   Gli «appunti» si indirizzano agli educatori. Sono stati utilizzati soprattutto in contesto oratoriano e parrocchiale. Per questo gli educatori cui ci sì rivolge immediatamente sono giovani catechisti-animatori di gruppi preadolescenziali. Anche gli sbocchi offerti sono a livello prevalentemente oratoriano. Con facili adattamenti, l'utilizzazione diventa subito molto più ampia.   ALCUNE NOTE PER L'EDUCATORE (10)   ^ Termine dell'anno scolastico: l'estate, il sole, la libertà, la gioia, le vacanze, la possibilità di fare quello che si vuole; sono un dono da valorizzare. Quattro mesi, che se sprecati, lasciano nel cuore un segno duraturo per noi e soprattutto per i ragazzi, uomini in formazione.   ^ L'educatore intelligente si propone al ragazzo come guida per la valorizzazione massima anche di questi mesi. L'educatore propone al ragazzo un ritmo di vita che possa piacergli, che gli si adatti cosicché, attraverso la vita, il ragazzo impari a usare bene i doni del Signore.   ^ L'educatore come si inserisce in questo discorso? Innanzitutto ricordandosi che egli è educatore sempre, anche durante le vacanze! Per questo l'educatore consapevole deve costantemente tenere presente: – che l'eccessivo tempo libero avvia i ragazzi ad un pericoloso ozio – che il clima caldo e il senso di smobilitazione generale ha anche lo svantaggio di determinare fiacchezza. Per questo agirà in modo da valorizzare tutto il tempo libero del ragazzo attraverso varie iniziative. Inoltre cercherà di stare in contatto con loro: il che vuoi dire, per esempio, anche chiedere il loro indirizzo e dare il proprio. Stare con i ragazzi vuol dire moltiplicare attraverso varie iniziative il contatto personale con loro durante le vacanze. Il maggior tempo libero della vacanza ci potrà consentire di portare i propri ragazzi alla Messa vespertina feriale, almeno una volta alla settimana.   ^ Infine le vacanze sono per l'educatore un momento di verifica sincera della propria attività svolta durante l'anno. C un momento in cui, attraverso la riflessione, analizza gli aspetti positivi e negativi del proprio stare con i ragazzi e si prepara alla nuova attività con l'inizio dell'anno.   COME RIPOSARE IN UN MODO SANO (10)   Due idee centrali   1) Far capire ai ragazzi che la vacanza è riposo – non è però una evasione – ma è la vita di sempre che assume un ritmo più personale. 2) Fissare concretamente – alcune attività – alcuni momenti di preghiera (personale e con i compagni).   Primo chiodo   Partiamo dalla vita che uno di voi vive in un giorno di vacanza!   ^Beppe si stiracchiò una volta, e un'altra e un'altra ancora. Aprì gli occhi e li rinchiuse subito: il sole era inesorabile con la sua luce. Guardò il suo orologio: erano le 10. Questa era vita! Da una settimana si tirava avanti così; e non poteva lamentarsi. Aveva diritto al riposo dopo i mesi di scuola! Aveva incontrato nuovamente tre o quattro amici che per tutto il mese di maggio non si erano visti: le mamme li avevano chiusi in casa perché a scuola i professori minacciavano tempesta e bocciature. Ora però... riposo fino alle 10,30, o anche alle undici; poi ci si sarebbe visti nella piazza o all'oratorio, a scambiarsi i giornaletti e le barzellette, seduti sulle panchine. E poi al pomeriggio ancora in oratorio o in qualche campetto per tirare quattro calci al pallone. E la sera: televisione fino a tardi.   ^ A mezzo pomeriggio scoperse che aveva già sbadigliato due volte, di noia certamente, perché non aveva proprio né sonno, né fame. Quel fumetto che stava leggendo lo aveva annoiato. Lo buttò da una parte e uscì. Per strada incontrò la solita banda di cosiddetti amici: faceva troppo caldo e di dar calci al pallone non aveva voglia. Prima uno scherzo, poi una manata. E poi ci fu la zuffa. Per fortuna non durò molto, perché l'istinto dell'amicizia prese il sopravvento; ma alla camicia di Beppe mancavano due bottoni; i pantaloni avevano una scucitura alla tasca; e al viso, tra orecchio e naso, si vedeva un lungo graffio. Poi gli amici si separarono.   ^ Cominciava a venir la sera. Il cinema era lì a due passi. Entrò. Poi ritornò a casa: papà lo aspettava in cucina. “ Sai che ore sono»? Beppe guardò l'orologio: erano le undici passate! Il tempo era trascorso senza che se ne fosse accorto. Ma papà alzava la voce sempre di più: chiedeva se la casa fosse solo un albergo dove si va per mangiare e per dormire, e se per caso mamma non avesse il diritto di essere aiutata... «Queste cose – concluse – tu, purtroppo, non le capirai mai! '. Poi pensò di dare maggior efficacia alle parole aggiungendovi un bel paio di ceffoni... Beppe si trovò solo nella cucina: sentiva di aver fame. Cominciò a sbocconcellare un pezzo di pane, ma poi lasciò perdere. Piegò la testa sulle braccia incrociate sul tavolo e pianse. Dapprima era solo rancore verso il padre, che lo aveva «accarezzato» in maniera violenta; poi sentì qualcosa di nuovo dentro di sé, un pensiero gli si fece strada nella mente: tirare avanti così per tutta la vacanza, fino a ottobre, non era proprio possibile!   Secondo chiodo   Cerchiamo di scoprire insieme il significato e il valore del riposo e quindi della vacanza.   ^ Se affrontiamo le vacanze con il desiderio di vivere così come capita, facilmente passeremo alla noia, alle liti, ai dispiaceri per noi e per gli altri.   ^ Se crediamo che riposo» significa «non fare niente» sbagliamo in pieno; così diventeremo sempre più fiacchi, incerti, egoisti.   ^ Dobbiamo invece pensare che riposo vuol dire fare qualcosa di diverso. Infatti: l'uomo ha bisogno di essere attivo sempre, però, per non diventare un robot, deve variare attività, deve dedicarsi di tanto in tanto alle cose che più gli piacciono. Durante l'anno ci siamo concentrati tutti nella scuola; adesso cambiamo attività. Prima eravamo curvi sui libri e ora ci potremo dedicare a studiare il grande libro della natura. Ci dedicheremo alle varie collezioni, giochi, tornei... Andando in gita o in villeggiatura conosceremo molte altre persone.   ^ Ma soprattutto dobbiamo ricordarci che riposare, fare vacanza... è una grossa possibilità di fare qualcosa di utile a sé e agli altri.   Terzo chiodo    Suggeriamo alcune attività. L'educatore fa passare, come in un carosello, le varie attività delle vacanze. Far parlare i ragazzi, mettendo in ordine di importanza tutte le attività che essi suggeriscono. importante che l'educatore sottolinei che durante la vacanza dobbiamo dedicare un po' più di tempo alla vita di preghiera; o per lo meno che durante le vacanze si deve mantenere il ritmo «normale» di preghiera: confessione possibilmente settimanale, Messa domenicale, oratorio feriale e domenicale... (Anzi, il catechista dovrebbe invitare il ragazzo alla Messa almeno un giorno feriale ci deve essere anche lui!).   COME VIVERE BENE LE VACANZE (10)   Come vivere le vacanze? Ci sono molti modi: – C'è chi va in colonia o con i genitori. – C'è invece chi resta a casa. – Chi partecipa a iniziative più serie ancora!   Primo modo   Per chi va in colonia o al mare o ai monti con i genitori occorre che il catechista spieghi bene che deve rispettare se stesso e gli altri (è la prima regola delle nostre vacanze). Facciamo alcuni esempi concreti:   ^ Gianni è in un paese di villeggiatura con i suoi, e dal mattino alla sera è giù in strada a giocare come un forsennato con gli amici che ha incontrato in villeggiatura. Gioca al pallone e vuole sempre vincere. Alla sera sale stanco morto in casa e appena tocca la sedia si addormenta. Ti pare che questa sua vita sia riposante?   ^ Quando Gianni va in gita si diverte a rompere i rami degli alberi con la scusa che gli intralciano la strada per salire in montagna. Quando incontra persone che magari sono stanche e si fermano lungo il viaggio a riposare, le prende in giro. Questo ti pare rispettare la natura e soprattutto gli altri?   ^ In villeggiatura per Gianni la Chiesa non esiste, la confessione è sparita. Tanto – dice – non c'è don Luigi o il mio catechista che mi vedono! E poi sono in vacanza...: ora posso fare quello che voglio.   ^ I compagni che ha trovato in vacanza non li aiuta; anzi è pronto a dimostrare loro come lui è superiore a tutti. Fa lo spaccone: «lo vengo dal milanese. Sono forte, importante. So giocare molto bene al pallone. In oratorio vincevo tutti i tornei, ero il migliore goleador della squadra. A scuola ero bravo, con i miei compagni l'ho sempre spuntata»... Se poi incontra dei ragazzi un poco timidi è il primo a fare lo sbruffone! Fa scherzi di cattivo gusto. Ci prova gusto a farli restare in figura davanti agli altri. E questo ti pare giusto? Ti pare che lui serva i compagni con generosità? Certamente no! Eppure quando era in oratorio sembrava il più bravo ragazzo. A scuola era timido, era studioso. In casa era obbediente... Ora invece, poiché è in vacanza, è cambiato! «È in vacanza». Voi che ne dite?   lo vi proporrei alcuni modi di vivere bene le vacanze.   ^ Anzitutto la vacanza deve essere fatta di giorni di gioia serena, cioè di gioia vera. Sai: io vorrei essere nei panni di Gianni per vedere se veramente lui sia contento della vita che fa, oppure sia stufo, o annoiato. È sempre la stessa vita: si alza, va in cortile a giocare, va in gita in montagna, o va al mare a fare il bagno, sempre i soliti amici, sempre le stesse cose... E così Gianni si annoia. Ne sono sicuro! Ora come puoi fare tu per rendere la tua vacanza al mare o in montagna veramente serena, gioiosa?   ^ Ecco: devi essere te stesso, anche se sei a Varazze, Riccione, in montagna... E sì... ricordati che tu sei sempre il Gianni, Beppe, Luigi. Quindi non devi dimenticare ciò che ti è stato insegnato in oratorio, dal tuo catechista; a scuola, in famiglia... Per esempio: perché non vai in chiesa qualche volta a pregare, perché non ti confessi ogni sabato come facevi in oratorio, perché non vai a messa come quando eri a casa? E non dire che non conosci il prete del paese!   ^ Quindi innanzitutto ricordati di essere fedele all'amico Gesù. È lui che ti ha dato la possibilità di passare un mese al mare o in montagna per godere le bellezze della natura.   ^ Poi, oltre le varie passeggiate o bagni, puoi fare anche molte altre cose, utili a te o agli altri. Perché per esempio non fai la raccolta di conchiglie, di cartoline illustrate; perché non fai la raccolta di pietre o altra roba simile che puoi trovare al mare o in montagna? Perché per esempio non fai il tuo diario di «bordo», segnando giorno per giorno ciò che ti capita? Per esempio: Oggi giorno 5 luglio ho fatto un bagno, ma ho bevuto tanta acqua nell'aiutare il mio amico che non sapeva nuotare. Oggi ho visto molte persone... Oggi ho fatto una bella gita in montagna. C'era un bellissimo panorama: lo Spluga si ergeva bellissimo; c'erano delle nuvole bianche che avvolgevano la cima. Era un capolavoro. E così via... Stasera ho aiutato la mamma a tavola... Perché non ti metti ad aiutare i genitori, qualche parente; o in oratorio o in parrocchia?   ^ E poi non dimenticare i tuoi amici e parenti! Prima di partire armati di un libriccino su cui annotare gli indirizzi del tuo sacerdote, del catechista, dei tuoi amici e dei parenti ai quali scrivere!   Secondo modo   Per chi rimane a casa c'è l'oratorio feriale! Che cosa è? È un modo per vivere e passare bene le vacanze! Cosa si fa? Si attua in pieno la nostra legge delle vacanze. Si vive il pomeriggio in serena gioia con gli altri ragazzi! Giochi, stai con i tuoi amici, vivi con i tuoi catechisti un pomeriggio sereno. E un modo sano per passare il pomeriggio delle vacanze. Sì; perché altrimenti rischieresti di passare i pomeriggi in maniera noiosa, barbosa... Ti stancheresti come il Beppe di cui ti parlavo prima.   I «PUNTI-FERMI» DI UNA VACANZA INTELLIGENTE (12)     Le proposte che piovono dall'alto... lasciano spesso il tempo che hanno trovato. Le scoperte, sofferte e faticosamente conquistate, danno invece un sapore gioioso e personale alle verità di sempre. Che farne delle vacanze? Su quali pilastri poggiare una costruzione che si vuole significativa? Proponiamo un metodo «induttivo» per creare una risposta all'interrogativo, offrendo una traccia di idee e di questionari su cui i ragazzi possono lavorare a gruppi. La messa in comune delle proprie «scoperte» e il confronto sulle posizioni acquisite, nelle mani sapienti dell'educatore, possono condensare una batteria di «punti-fermi» per vacanze intelligenti. Ad ogni tema è aggiunto un episodio: può rappresentare il punto di partenza «concreto» delle riflessioni o delle comunicazioni (peccato che gli episodi citati siano a sfondo... militaristico!).   1. OPERAZIONE RIFORNIMENTO (10)   Senza benzina un aereo non può volare. Il carburante è necessario al volo: oggi si fanno addirittura i rifornimenti in volo per mezzo di aerei cisterna. ll nostro volo nel cielo libero delle vacanze deve prevedere i momenti di «rifornimento», nei quali agganciarci a Dio per «rifornirci» della sua forza. I grandi canali di rifornimento sono i Sacramenti: la Confessione e l'Eucaristia.   • Confessione: – è solo il colpo di spugna per cancellare le macchie dell'anima, o qualcosa di più, specialmente in vacanza? – con quale frequenza confessarsi nelle vacanze? – quali sono le difficoltà più gravi che incontreremo: poca disponibilità di confessori, poca confidenza nel nostro Parroco, svogliatezza... – problemi della confessione nei luoghi di villeggiatura...   • Eucaristia: – Messa: vi partecipiamo con raccoglimento oppure distrattamente, negli ultimi banchi, in piedi... – perdiamo senza motivi gravi la Messa alla domenica: gite, visite a parenti... – che frequenza alla Comunione? Quali difficoltà e come risolverle? – possibilità, difficoltà e vantaggi della Messa e Comunione infrasettimanale.   L'ultima, più terribile battaglia della guerra del Pacifico, fu combattuta nell'ottobre 1944, al largo dell'isola Luzon (Filippine). Le portaerei dell'ammiraglio giapponese Ozawa lanciarono grappoli di caccia contro la flotta americana agli ordini dell'ammiraglio Halsey. Se fossero riusciti a sterminare quella flotta, le Filippine sarebbero ricadute in mano giapponese e la guerra avrebbe preso un altro corso. Gli schermi radar americani individuarono presto le squadriglie giapponesi e trasmisero frenetici segnali di pericolo imminente. Sulle vaste piste delle portaerei americane le eliche dei caccia cominciarono a vorticare. Ma improvvisamente dagli altoparlanti di diffuse un comunicato breve e imperioso: «Attenzione! Parla l'ammiraglio! «. Mentre i motori rombavano, i piloti calarono febbrilmente la cuffia radio sugli orecchi. «Prestatemi attenzione – scandì la voce fredda e calma dell'ammiraglio. – Non abbiate fretta di partire. I ricognitori mi hanno avvertito che le portaerei dí Ozawa sono molto lontane. Andare incontro ai suoi aerei è fargli un grosso favore. Dobbiamo lasciarli arrivare fín sopra di noi, in maniera da far loro consumare più carburante possibile. Poi partirete voi e li aggancerete. E non li dovete mollare nemmeno al diavolo. Portateli in mare aperto, fatevi inseguire, insomma, fate che non inizino il ritorno prima di quindici minuti. E se non li avrete abbattuti voi, li inghiottirà l'oceano, perché non avranno carburante sufficiente per ritornare alle piste d'atterraggio. Nervi a posto, quindi, e attendete il mio ordine per lasciare le piste. In bocca al lupo, ragazzi». Solo quando i caccia giapponesi sbucarono velocissimi dalle onde arrivò l'ordine, brevissimo: «Via! «. Fu un rischio terribile: sarebbe bastato un secondo di ritardo, e le portaerei sarebbero state centrate e squarciate dalle bombe giapponesi. Ma il ritardo non ci fu. I caccia americani agganciarono i giapponesi in duelli alla morte. I minuti passavano, e mentre il carburante degli americani era ancora a buon livello, quello dei giapponesi cominciava pericolosamente a scarseggiare. Ma voltare la coda al nemico voleva dire farsi infilare comodamente dalle mitragliatrici, ed i giapponesi dovettero continuare ad accettare la lotta. Ad un tratto giunse un altro ordine: «Lasciateli andare!». Come in una manovra, i caccia stellati puntarono il muso al cielo, e con un ampio giro si sganciarono dalla lotta. I giapponesi iniziarono allora il ritorno. Ma i ricognitori americani che li seguirono da lontano li videro ad uno ad uno perdere quota ed inabissarsi, mentre le radio di bordo chiamavano disperatamente S.O.S. Quel giorno il Giappone perse magnifici stormi di caccia. Il carburante non era stato sufficiente; ed il piano dell'ammiraglio Halsey era riuscito a perfezione.   2. OPERAZIONE OSSIGENO (10)   Senza ossigeno si muore. Per questo gli aviatori, quando volano ad alte quote e in zone povere di ossigeno, devono portare tute e maschere speciali, o usare dispositivi che assicurino l'ossigeno in cabina. La preghiera è l'ossigeno dei nostri polmoni spirituali. Durante le vacanze riveste una importanza specialissima: siamo più liberi, tocca a noi decidere se pregare o non pregare: tutto dipende da noi.   • Preghiere del mattino e della sera: le recitiamo sempre? Difficoltà? • Preghiere prima e dopo i pasti: rispetto umano? • Una decina di Rosario al giorno: possibile o impossibile? • Dieci minuti di meditazione ogni mattino: difficoltà vere o... scuse? • Elevazioni al Signore nella contemplazione delle bellezze della natura. • Partecipazione a funzioni in Parrocchia...   Il 25 giugno 1950 una notizia scosse il mondo: la guerra era scoppiata in Corea. Dal Nord scendevano gli eserciti comunisti coreani e cinesi, armati dall'URSS. Dal Sud si avviavano alla frontiera coreani ed americani, mentre ai porti sbarcavano i marines e le truppe dell'ONU. Il 2 luglio, nei cieli della Corea, si svolse il primo duello aereo della storia tra apparecchi a reazione. Una squadriglia di Mig calò come una torma di falchi sopra una formazione di bombardieri statunitensi scortati da caccia a reazione. Coloro che da terra assistettero a quello scontro lo raccontarono come uno spettacolo meraviglioso e terribile. Mentre i duelli tra la caccia normale si svolgono nello spazio di un centinaio di metri, il duello tra i caccia a reazione si svolse tra un'altezza di cento metri e quella di diecimila metri. Gli aerei tra l'urlo inumano dei reattori si inseguivano e si superavano in picchiate ed impennate fantastiche. E le mitragliatrici pesanti laceravano l'aria e scardinavano gli aerei bellissimi con una violenza spaventosa. Il capo squadriglia John Huppins aveva alle sue dipendenze altri quattro caccia, e lanciava ordini concitati alla radio per tenere uniti gli apparecchi. Ogni tanto gli passavano accanto come lampi, e riusciva a stento a distinguere i suoi uomini vestiti come marziani. Avevano alla faccia la maschera unita al tubo dell'ossigeno, e grossi dischi metallici imbottiti difendevano gli orecchi dalla pressione delle cabine pressurizzate. Quegli sbalzi enormi di altezza erano permessi unicamente dalla pressione costante delle cabine. Ma guai se il minuscolo tubo dell'ossigeno si fosse interrotto. La violenza dell'aria compressa, entrando nei polmoni, li avrebbe squarciati. Huppins era riuscito con un enorme sforzo ad accodarsi ad un Mig, e le sue mitragliatrici ruggivano ingoiando i nastri delle pallottole perforanti. Il Mig guizzava come una serpe presa al laccio, s'impennava violentemente, virava strettistimo, cercando di svincolarsi dall'inseguitore, mentre le sue mitragliatrici di coda sgranavano nastri su nastri. Ma Huppins non mollava la preda. Fu in quel momento che alle sue orecchie risuonò nettissimo il richiamo radio del suo secondo apparecchio. Dopo la sigla d'identificazione la radio ripeteva due terribili parole: “ Precipito. Ossigeno. Precipito. Ossigeno... «. Huppins si sganciò dal Mig che ormai stava smantellando, virò e scese in picchiata. Il caccia del suo amico Smell stava scivolando d'ala, virava a tratti come impazzito, poi continuava a perdere quota. Non un filo di fumo da quella macchina da guerra che luccicava al sole. Non un indizio che dicesse che era stato colpito a morte. Eppure precipitava. Huppins gridò per radio a Smell cosa diavolo stesse combinando. Poi gli urlò di buttarsi col paracadute. Non ebbe risposta. L'aereo si frantumò al suolo. Il giorno dopo la commissione medica e tecnica che aveva esaminato i relitti dell'aereo e dell'equipaggio, mostrò a Huppins un tubo di gomma reciso nettamente. Era il tubo dell'ossigeno di Smell. Non riuscivano ancora a capire come, ma forse in una virata stretta per sganciarsi da un Mig, una leva s'era impigliata nel tubo dell'ossigeno, e l'aveva tagliato di colpo. ll secondo pilota, scaraventato lontano dalla virata, non aveva fatto in tempo ad impugnare i comandi. E quell'aereo bellissimo e intatto s'era inabissato, perché i polmoni di Smell, che cercavano disperatamente ossigeno, erano scoppiati, invasi dall'aria compressa della cabina.   3. OPERAZIONE SQUADRIGLIA (10)   Non siamo soli nel cielo delle nostre vacanze. Incontriamo ogni giorno anche altri compagni e amici. Non siamo aerei solitari, voliamo sempre in squadriglia: come comportarci con gli altri ragazzi?   • Scelta degli amici: – Ricordare le tre categorie: ragazzi buoni: amicissimi! - ragazzi mediocri: si possono conquistare - ragazzi cattivi: evitarli decisamente. – In quali situazioni ci troveremo concretamente? – «Come» agganciare i compagni mediocri, con quale tattica? – «Come» sganciarci dai compagni veramente cattivi e corrotti? – Il problema «discorsi cattivi»... – Un punto fondamentale: compromettersi subito nel bene. – La neutralità sinonimo di coniglismo...   • In Parrocchia o all'Oratorio: I nostri migliori compagni di squadriglia li troviamo in Parrocchia o all'Oratorio. – Ci è facile entrare nelle associazioni parrocchiali. Eventuali difficoltà da superare: non ci conosciamo, gli altri ci guardano come intrusi... – Possibilità di aiutare il Parroco nell'assistere altri ragazzi, nell'organizzare giochi e partite, nel fare cartelloni... – Sentiamo il dovere di metterci a servizio degli altri e di non pretendere che siano gli altri a mettersi a servizio nostro?   Nell'aprile 1943 una formazione aerea italiana aveva attaccato Gibilterra. Volando a pelo d'acqua ì 25 bombardieri erano riusciti ad arrivare sull'obiettivo prima che la caccia potesse levarsi in volo. Avevano scaricato le bombe da 500 chili sulle navi all'ancora e sui moli del porto, erano riusciti a sgusciare tra i proiettili rabbiosi della contraerea, ed ora, con la caccia alle spalle, stavano fuggendo. L'ordine del capo-stormo era chiaro: disperdersi sul mare per dividere e scoraggiare la caccia inseguitrice, poi raccogliersi al punto X per il ritorno entro le 16,10. L'aereo guidato dal capitano Ferraro aveva dovuto faticare parecchio per seminare due caccia che si erano incollati sulla sua scia. Ma poi, volando sempre a pelo d'acqua, c'era riuscito. Era tardi però, ed occorreva raggiungere immediatamente il punto concordato per il raggruppamento. Alle 16,10 il capitano Ferraro virò sul punto X. Lì dovevano incontrare i caccia italiani ed i ricognitori che li avrebbero scortati nel ritorno. Ma degli altri bombardieri italiani neppure l'ombra. Eppure era arrivato in tempo. Appena appena, ma era arrivato. E il punto era quello indicato negli ordini cifrati che portava nella cartella. Diede uno sguardo al livello carburante: era il minimo consentito per rientrare. Diede un avviso secco secco nella radio di bordo: «Rientriamo da soli. Mitragliatori ai posti di combattimento. Radiotelegrafista, trasmetti senza sosta la nostra sigla d'identificazione ed il segnale di soccorso». Gli uomini dell'equipaggio si guardarono in volto turbati. Tornare da soli voleva dire rischiare quasi sicuramente la pelle. Bastava che una delle tante navi inglesi che incrociavano al largo li scorgesse, che avrebbero avuto alle calcagne una squadriglia di caccia americani. Senza caccia e senza ricognitori era quasi una pazzia. Mentre il capitano Ferraro scendeva il più possibile a pelo d'acqua per diminuire al massimo la possibilità di essere visto, il radiotelegrafista trasmetteva senza intermittenza: «Pz 16 chiama squadriglia – Pz 16 chiama squadriglia – Pz 16 chiama squadriglia...». Fu dopo una quindicina di minuti che dalle onde sorsero quattro aerei che virarono appena li videro. Il capitano Ferraro dapprima ebbe un brivido, poi gridò: «t la nostra squadriglia! «. Intanto dall'aereo di punta, che s'era portato a poca distanza dal Pz 16 segnalavano in continuità. «Vedi cosa vogliono «gridò Ferraro al marconista. «Dicono di smetterla di trasmettere, che altrimenti tra poco avremo tra capo e collo tutti i caccia americani della costa algerina!». Entrato in formazione, il Pz 16 seguì la squadriglia in un'ampia curva verso il nord, e dopo pochi minuti entrava con essa sotto la protezione della caccia e dei ricognitori italiani. Ancora una volta era andata bene!   4. OPERAZIONE ANTIRUGGINE (10)   Gli aerei sono fatti per volare, volare, non per restare sul campo o nel chiuso di un hangar ad arrugginire. Non è meglio e più bello lanciarsi a tutta velocità e col motore a pieni giri nell'azzurro del cielo che restare su tre zampe nel prato o sulla pista di cemento? È il problema di cosa fare nelle vacanze per non arrugginire nell'ozio, per non affogare nella noia.   • Attività «intelligenti»: – Come utilizzare il tempo delle vacanze per fare cose furbe? – Quali attività programmare? – Le vacanze e gli hobbies? – Ricerche, raccolte, collezioni... – Estate: tempo di sport. Quali e come?   • Disponibili per gli altri: – Ti pare giusto consumare tutte le vacanze per te? Che fare per gli altri? – Esistono attività organizzate con cui puoi collaborare (campi di raccolta, attività all'oratorio...)? – Con gli amici... è possibile programmare qualche «servizio» nel tuo quartiere?   Nel maggio 1944, il sud dell'Inghilterra si trasformò in un enorme arsenale: si radunavano gli uomini ed il materiale per il grande sbarco di Normandia. Nascosti tra i boschi, vastissimi campi d'aviazione si stendevano a vista d'occhio. Undicimila aerei, bombardieri e caccia, ala contro ala, attendevano il segnale di via. Erano arrivati sopra lunghissimi convogli dall'America, ed ora, perfettamente equipaggiati, lubrificati e zeppi di carburante, erano pronti ad entrare in azione. Scattarono come un enorme stormo nella notte del 5 giugno, rovesciando sulle spiagge della Francia terribili montagne di esplosivo e intere divisioni di paracadutisti. Dove sono finiti ora quegli undicimila apparecchi? Chi li ricerca, li trova accatastati in enormi «cimiteri di aerei «, ai margini delle grandi città degli Stati Uniti. Finita la guerra, essi attesero per lunghi anni negli aeroporti dell'Europa e dell'America di venire ancora impiegati. E intanto la ruggine cominciò la sua opera. Rosicchiò le estremità degli alettoni, penetrò nelle parti più delicate del motore, rovinò i timoni di profondità. Quando in Corea scoppiò un'altra guerra, chi pensò di utilizzare gli undicimila aerei dello sbarco di Normandia si trovò davanti un immenso stormo di aerei morti, inservibili. La ruggine aveva vinto gli eroi della seconda Guerra Mondiale. Li radunarono allora, con moltissimi altri, in enormi cimiteri. Qui, per pochi dollari, l'aviatore nostalgico può comprare la carcassa d'un caccia da collocare nel suo giardino per farci divertire il figlioletto. E i dirigenti delle grosse industrie meccaniche possono, a prezzi convenientissimi, comprare centinaia di bombardieri per fonderne e ricuperarne il metallo.   5. PERICOLO BASSA QUOTA (10)   Purtroppo ogni tanto accade una disgrazia aerea. Apparecchi che si schiantano contro il dorso di una montagna o che ricadono al suolo appena decollati. Qualche volta basta un guasto all'altimetro in una giornata nebbiosa o nel volo notturno: il pilota non sa di essere a bassa quota e rischia di distruggere tutto. Anche per noi esiste il pericolo «bassa quota «: tutto ciò che ci tira al basso: specialmente cinema e spettacoli pericolosi, riviste, giornali...   •Cinema: – nel nostro ambiente troviamo pericoli? Pericoli da pellicole sconvenienti, pericoli da sale scorrette? – Come regolarsi per il cinema? Che valore hanno le classifiche del CCC? Ci obbligano in coscienza? – Ci sono divertimenti più sani e intelligenti del cinema? –  Ci andiamo con i genitori, con gli amici: «Che male c'è?»... – Come usare con intelligenza e misura del cinema per non diventare dei «patiti»?... – Come imparare ad essere intelligenti nelle scelte?   • Giornali, riviste: – Che cosa ci capita tra mano in famiglia? «Ma io sfoglio soltanto le riviste di mio papà, di mío fratello, di mia sorella,... guardo solo le figure...». – Giornalini, «fumetti», albi...: che pericoli comportano? Cosa scegliere? – Letture utili: viaggi, esplorazioni, storia, scienze, folklore, biografie, ecc...   L'altimetro segnava quota 3.300. La visibilità era pessima. ll comandante dell'aereo «Britannia», che stava volando alla velocità di 550 chilometri orari, chiamò la torre di controllo di Innsbruck. – Qui «Britannia», qui «Britannia». Chiamo aeroporto di Innsbruck. Passo. La risposta giunge immediata: – Qui torre di controllo di Innsbruck. Parlate pure. – Sono il comandante del «Britannia». Ho a bordo 83 passeggeri. Viaggio a 550 chilometri orari quota 3.300. Devo atterrare e la visibilità è pessima. Datemi istruzioni. Passo. – Scendete a 3000 metri di quota. La visibilità sarà buona. Infilate la vallata dell'Inn e puntate sull'aeroporto. La pista n. 1 è sgombra per il vostro atterraggio. Passo e chiudo.   Era il 1° marzo 1964. II capitano del «Britannia» consultò la bussola di bordo, virò a nord e si preparò ad una picchiata di 300 metri per imboccare la valle dell'Inn. Ma l'altimetro da alcuni minuti non funzionava più. S'era incantato sul numero 3300, mentre la quota a cui viaggiava l'apparecchio era di 2630 metri. L'enorme montagna Glungezer, la cui vetta tocca i 2678 metri, distava ormai pochi chilometri dal «Britannia». L'aereo inglese gli andò incontro ad una velocità che sfiorava i 600 chilometri orari. Un boato scosse la montagna dai fianchi ammantati di neve. Una fiammata vivissima e poi una nuvola nera e pesante s'alzò sui nevai. Gli elicotteri che salirono immediatamente sul luogo della sciagura videro uno spettacolo di desolazione e di morte. Le guide che per prime raggiunsero il relitto e riuscirono a recuperare 14 salme, hanno detto che il «Britannia» fu quasi interamente polverizzato nell'urto. I pezzi furono trovati sparpagliati all'intorno per una lunghezza di oltre un chilometro ed una larghezza di 150 metri. E tutta quella tragedia era stata provocata da un piccolo apparecchio, da una lancetta rossa che s'era incantata sul numero 3300, mentre l'aereo era già molto più in basso.   PREGHIERE PER IL TEMPO DI VACANZA (12)   Per un giovane cristiano pregare è cantare i doni di amore che Dio gli fa, ascoltare la sua parola, contemplare le meravigliose imprese che Dio ha compiuto per salvarci, impegnarsi a donare amore, gioia, pace, «servizio» a tutti i fratelli. Non si può quindi «far vacanza» dalla preghiera. È però importante guidare a sintonizzare la preghiera con gli avvenimenti diversi di cui si è protagonisti e con le situazioni nuove in cui si vive. Ci può essere una preghiera per il tempo di vacanza.   AL MATTINO   Resta per sempre in mezzo a noi, Signore. Tu sei la mai vita, la mia gioia. La tua presenza è fonte di gioia, di speranza. Ti consacro questo nuovo giorno, pieno di luce per dono tuo. Fa' che sia capace di viverlo in atteggiamento di amore e di servizio verso tutti i fratelli miei che tu mi fai incontrare.   ALLA SERA   Ti ringrazio, Signore, per la giornata che mi hai donato. II tuo amore mi ha circondato, come le braccia di mamma. Ti chiedo perdono. So che sei grande nell'amore, sei buono e perdoni, per chi si rivolge a te. Mi hai custodito da ogni male, in questo giorno. Veglia su di me e sugli uomini tutti, in questa notte.   COME MARIA   O Signore, rendici liberi e disponibili, puri di cuore ed attenti a te, perché sappiamo scegliere come Maria la Parola di verità, tutta la verità, anche quella che ci fa paura, perché snida i nostri egoismi segreti, le nostre subdole complicità col male a cui siamo attaccati. Fa' che ascoltiamo l'appello che ci invita a mettere la nostra vita a servizio degli altri, e a non chiuderci in uno sterile egoismo.   LO SPORT   O Signore, il nostro corpo, agile e forte è tuo dono. Ti ringraziamo. Ti offriamo la gioia del nostro gioco e delle competizioni sportive. Mentre ci impegniamo per la vittoria in campo, ci impegneremo anche per riportare vittoria su noi stessi; vogliamo essere leali ed obbedienti, coraggiosi ed umili, puri e generosi. La tua grazia sia presente nel nostro impegno.   PRIMA DELLA GITA   O Signore, sii a noi di guida nella gita che stiamo per intraprendere. Ispiraci sentimenti di delicata bontà verso i nostri compagni di viaggio. Concedi la grazia di ritornare incolumi alle nostre case, più forti nel corpo e migliorati nello spirito, cosicché possiamo riprendere con maggiore alacrità e rinnovato fervore l'arduo cammino del dovere.   SIGNORE, GRAZIE   Per le vacanze che sono una cosa tanto bella; per il meraviglioso mare che hai inventato per farmi nuotare felice; per le cime stupende che mi fanno salire faticosamente verso l'alto per contemplare la Tua creazione. MINI GIACULATORIE *lo voglio cantare, io voglio giocare per te (salmo 107). *Signore, tu lo sai che ti voglio bene! *lo voglio fare ciò che tu ami, Signore, per essere sempre tuo amico (salmo 118). *Dammi, Signore, un cuore puro, e sarò più bianco della neve. *Signore, fammi capire ciò che ti piace e ciò che ti dispiace!