Per una pastorale giovanile delle «missioni» oggi: annotazioni teologiche



    Mario Midali

    (NPG 1973-12-19)

    Un discorso di pastorale giovanile sulle «missioni» oggi, dovrebbe muoversi, come d'altronde ogni azione pastorale seria, lungo tre direttrici:
    * La diagnosi pastorale della situazione locale, e, più in generale, delle proprie chiese; l'analisi, cioè, degli atteggiamenti, delle iniziative e delle immancabili carenze rilevabili in campo giovanile di fronte a questo compito ecclesiale.
    * L'individuazione di obiettivi generali e rispondenti alle condizioni locali verso cui polarizzare l'azione pastorale: dovrebbero riguardare, per esempio, la mentalizzazione dei giovani a questo problema, la promozione di iniziative concrete in merito sia a lunga che a breve scadenza, e l'eventuale creazione di strutture nuove, o il ricorso a quelle esistenti per garantire efficacia e continuità di impegno.
    * L'elaborazione di una specie di strategia d'intervento, con la formulazione di programmi concreti e commisurati alle possibilità locali, in cui dovrebbero essere contemplati i settori, i tempi, i modi e i mezzi di intervento ai fini del raggiungimento degli obiettivi nella propria situazione pastorale. Dovrebbero pure essere previsti momenti periodici di verifica e di revisione del lavoro fatto e l'aggiornamento dei programmi suggeriti dal movimento dell'azione svolta.
    A monte di questo discorso tipicamente pastorale c'è un discorso previo da fare, che offre delle indicazioni indispensabili per il lavoro in tutte e tre le direzioni indicate: riguarda il quadro teologico globale in cui va collocato e visto oggi l'impegno missionario della Chiesa universale come delle chiese particolari e, in esse, dei giovani. In effetti, senza dei solidi presupposti teologici, l'azione pastorale in questo campo come in tutti gli altri, è esposta al pericolo di rimanere sfuocata, disarticolata, incerta, e, quindi, almeno parzialmente inoperante. Le annotazioni teologiche che seguono si collocano in questa prospettiva e si prefiggono appunto di indicare le attuali premesse teologiche per un'illuminata pastorale giovanile delle «missioni».
    Il piano editoriale per il 1974 prevede uno studio ampio e particolareggiato sul tema, anche nel quadro di «evangelizzazione e sacramenti». Questo articolo di M. Midali intende offrire una piattaforma di sensibilità comune: per parlare... la stessa lingua.

    LE «MISSIONI» ESPRESSIONE FORTE DELLA «MISSIONE» DELLA CHIESA

    Nella linea del Vaticano II e della missiologia post-conciliare, quando si parla di «missioni» (al plurale) ci si intende riferire alle «iniziative principali con cui i divulgatori del Vangelo (vescovi, sacerdoti, laici, e membri di Istituti missionari) vanno nel mondo intero e vi svolgono il compito di predicare il Vangelo e di fondare la Chiesa in mezzo ai popoli o ai gruppi che ancora non credono in Cristo».[1]
    Questo compito grave non può essere oggi considerato un impegno a sé stante al di fuori o a prescindere dall'orizzonte più ampio della «missione» (al singolare) della Chiesa. Non può essere neppure giudicato un settore accanto ad altri settori in cui si articola l'azione della Chiesa. È vero, nessuno lo afferma in questa forma nuda e cruda, ma in pratica non pochi lo pensano, o, per lo meno, assumono atteggiamenti ispirati dal fatto di annoverare le «missioni» tra una delle tante «opere» più o meno facoltative della Chiesa. Ed è questo un errore molto grave che incide profondamente sull'intera vita delle comunità ecclesiali. Le «missioni» non costituiscono un impegno ecclesiale a sé stante; vanno, invece, collocate a1 centro del «mistero» della Chiesa, del suo essere e della sua «missione» nella realtà umana. Le «missioni» non sono, ancora, una delle tante opere della Chiesa; sono, invece, un'attività di sintesi che ingloba tutta la «missione» della Chiesa, e una responsabilità privilegiata che impegna con particolare intensità la sua energia spirituale. È, infatti, in giuoco la cattolicità della Chiesa universale e delle chiese locali, cioè, la loro apertura e disponibilità al servizio evangelico verso tutti gli uomini e, in particolare, verso quanti non conoscono ancora il Cristo e il suo Vangelo. Ciò condiziona radicalmente la vitalità della Chiesa mondiale e di ogni chiesa, tanto che il prescindere dall'impegno missionario o un affievolimento in esso, sarebbe un metro sicuro del loro imborghesimento, mentre un più intenso sforzo in esso sarebbe garanzia del loro valido e generale rinnovamento.

    La chiesa è tutta missionaria

    Come dicevo, le «missioni» vanno viste nel più vasto orizzonte della «missione» della Chiesa e situate al centro di essa. Secondo la dottrina del Concilio Vaticano II la visuale missionaria fa scorgere più a fondo la dimensione trinitaria della Chiesa e l'importanza della presenza di Dio e del suo amore per l'uomo nella travagliata avventura della storia.
    In effetti, la Chiesa procede dall'amore del Padre, ha avuto inizio dalla missione del Cristo, vive e sussiste perché continuamente animata dallo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio. Investita da questa cascata di missione divina, è a sua volta inviata al mondo per continuare nell'umanità la missione del Cristo sotto la spinta dello Spirito, il quale dal di dentro la anima, la vivifica, la rinnova e le fa intraprendere sempre nuove vie per rivelare e comunicare la carità di Dio a tutti gli uomini.[2]
    Come «Popolo di Dio Padre», la Chiesa è la realizzazione progressiva di un progetto di salvezza di cui la bontà del Padre abbraccia generosamente tutti gli uomini, senza nessuna eccezione. Come «Corpo di Cristo», la Chiesa vive il mistero pasquale del Dio Figlio che si è incarnato per assumere la storia umana, santificando tutti i suoi lavori e purificandola dai suoi peccati. Come «Tempio dello Spirito Santo», la Chiesa è permeata d'un amore indissolubile a Dio e al mondo e si lancia a ricapitolare nel Cristo la creazione stessa, presentandosi come il «Sacramento universale della salvezza» e come la «Cattolica», che deve riunire in una famiglia tutta l'umanità.
    Annunciare e comunicare agli uomini la ricchezza salvatrice e liberatrice di questa presenza di Dio: ecco la grande missione della Chiesa! La realizza in una permanente tensione tra due poli indissolubili: la «Trinità di Dio» e la «Storia dell'uomo», facendo vedere che non si conosce Dio se non si ama l'uomo, e non si conosce l'uomo se non si ama Dio.
    La Chiesa mondiale, come ogni Chiesa particolare è quindi per natura e per definizione missionaria. In essa tutti e ciascuno, in virtù del battesimo e della confermazione, sono partecipi della missione del Cristo. A tutti e a ciascuno incombe l'obbligo della testimonianza, dell'evangelizzazione, e tutti devono essere segno e strumento di santificazione e di riconciliazione per gli altri in vista dell'avvento del Regno di Dio nella storia umana.[3]
    La missione della Chiesa è unica e unitaria, è partecipata a tutti e vincola tutti. La sua attuazione pratica però avviene attraverso l'esercizio di funzioni ed operazioni differenti ed in situazioni di vita differenti. Si tratta delle funzioni dei fedeli e di quelle del collegio episcopale che succede al collegio apostolico, e delle diverse forme di vita cristiana (matrimoniale, consacrata, ecc.).
    I vescovi «sanno - dice la Lumen Gentium - di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo» (LG 30). Loro compito specifico è l'ufficio pastorale di maestri, sacerdoti e guide.[4]
    I laici hanno «una parte propria e assolutamente indispensabile nella missione della Chiesa», aggiunge l'Apostolicam actuositatem (AA la).[5]
    Essi l'attuano con attività molteplici e in campi diversi (culturale, sociale, politico, familiare...) e con tipi di rapporti con i vescovi che vanno dalla «missione canonica», al «mandato», al riconoscimento, alla lode e alla semplice informazione. In particolare, molte iniziative apostoliche che i laici intraprendono e conducono avanti con responsabilità propria, fanno parte anch'esse dell'unica missione della Chiesa. La Lumen Gentium, anzi, raccomanda ai pastori di incoraggiare i laici «perché intraprendano opere di loro iniziativa» (LG 37c).[6]
    Di conseguenza l'unica missione della Chiesa comprendente l'attività propria dei pastori e dei laici, è più ampia dell'azione pastorale che abbraccia soltanto l'insieme delle iniziative che, ai diversi livelli, sono programmate e guidate dai pastori e dipendono da essi.
    Come si è accennato, il Vaticano II presenta l'azione della Chiesa nei cosiddetti «luoghi di missione» in questa più ampia cornice della missione di tutto il Popolo di Dio e come espressione forte della sua dinamica apostolica.[7]

    Alcuni aspetti urgenti della «missione» della chiesa oggi

    Sin qui si è studiata la missione della Chiesa a partire dalla sponda di Dio che manda. Deve essere però compresa insieme a partire dalla sponda dell'uomo, e dell'uomo di oggi, a cui uno è inviato da Dio, o, se si vuole, deve essere compresa attraverso il riconoscimento di fede dei segni dei tempi moderni, rivelatori della presenza di Dio nella nostra storia.
    In concreto, la considerazione della Chiesa mondiale e delle chiese particolari nell'ambito dell'umanità di oggi fa emergere alcuni aspetti più urgenti della sua missione verso gli uomini nostri contemporanei, e unitamente, alcuni caratteri nuovi dello stesso impegno ecclesiale per le «missioni».

    Missione speciale verso i poveri

    Si tratta innanzi tutto, sull'esempio di Cristo, di un «annuncio della buona novella ai poveri», di un identificarsi e porsi al servizio dei poveri, dei più bisognosi, degli indifesi, degli emarginati, degli oppressi. «Come Cristo è stato inviato dal Padre "a dare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito" (Lc 4,18), "a cercare e salvare ciò che era perduto" (Lc 19,10), così pure la Chiesa circonda di affettuosa cura quanti sono afflitti dall'umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l'immagine del suo Fondatore, povero e sofferente, si premura di sollevare l'indigenza e in loro intende di servire a Cristo» (LG 8c).[8]

    Missione di liberazione totale

    Si tratta in secondo luogo dell'educazione dell'uomo ad una profonda libertà interiore, e della promozione di autentica libertà in tutti i campi dell'agire umano: quello culturale e sociale, quello politico ed economico, quello religioso.[9] Questa missione implica: 1) un nuovo concetto di libertà; 2) il riconoscimento dell'autonomia delle realtà temporali e della loro relatività; 3) una presenza critica che mette in luce i rischi, gli squilibri e le ingiustizie di cui soffre la costruzione attuale della storia. La libertà umana non è il semplice dato di natura, ma il frutto di ricerca costante e di conquista. Esige di essere riempita di contenuti concreti di ordine culturale, sociale, economico, politico e religioso, ed implica il riconoscimento e il rispetto dei diritti di Dio e degli altri uomini. È missione propria della Chiesa educare, promuovere e difendere per tutti questa libertà.[10]
    Tutte le conquiste dell'impegno e del lavoro umano nei diversi campi, rappresentano certamente dei valori, che servono a rendere più umana la vita. In forza della sua missione la Chiesa ha il compito di riconoscerne l'autonomia, di tutelarla e di stimolare uno sviluppo ed un progresso che rispondano alla vocazione integrale della persona umana (= secolarizzazione in senso cristiano).[11]
    Tali valori però sono relativi: l'assolutizzarli equivarrebbe a fare di essi degli idoli. Compito della Chiesa è quello di sottolinearne la relatività e di denunciarne ogni mistificazione (= desacralizzazione in senso positivo).[12]
    L'umanità si trova oggi, come ieri, immersa in un mistero di iniquità che la attraversa in profondità. Nell'esercizio della sua missione divina, indirizzata ad un fine superiore ad obiettivi puramente temporali, Cristo ha denunciato con le parole e l'azione le ingiustizie degli uomini del suo tempo e certe loro strutture. La Chiesa, incarnando oggi questo atteggiamento del suo Signore, ha un servizio critico da svolgere nei confronti di mentalità, strutture e situazioni, frutto dell'iniquità e della debolezza umana, per liberare quanti vivono nella schiavitù, nell'oppressione e in genere nella discriminazione razziale, economica e politica. Non si tratta di un impegno «partitico», o «sindacalista», ma di un'altra politica legata in modo indissolubile alla sua missione salvifica.[13]
    Nella dichiarazione sulla libertà religiosa, in particolare, la Chiesa conciliare rivela un atteggiamento nuovo che si basa sul riconoscimento dell'intangibile valore della persona umana, comprese le sue personali concezioni della vita, anche eventualmente false. Importante è la dichiarazione che ognuno può esprimere le sue convinzioni liberamente, pubblicamente e incontrastatamente, però nell'ambito dei confini, non facilmente determinabili, del bene comune, e salvo restando l'obbligo della ricerca sincera della verità.[14]

    Missione di integrazione

    Si tratta in terzo luogo di una missione illuminatrice che proietti sulla storia la luce di Cristo. «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo» (GS 22a). Solo Cristo dà il senso definitivo della vita dell'uomo, della sua attività e della società. Solo Cristo offre la risposta fondamentale ad ogni interrogativo esistenziale umano.[15] Solo in Cristo è possibile trovare in concreto il centro di unificazione di ogni forma di attività e di vita.
    Compito grave della Chiesa è quello di condurre ad un'integrazione - e non al rigetto - di tutti i valori umani e di quelli divini, e di educare ad armonizzare: il patrimonio valido del passato con i valori e i progetti del presente e del futuro; la persona e la comunità; l'ubbidienza e l'autorità; la libertà e l'ordine; i valori temporali e quelli della fede; il «culto spirituale» inerente alla vita ed attività quotidiana del fedele, con il culto rituale; la consacrazione e la missione; la testimonianza e il servizio al mondo.
    Si tratta di una missione che deve mostrare come Dio non è un concorrente dell'uomo, ma piuttosto che apre all'uomo un orizzonte infinito e un futuro assoluto.[16]

    Missione pacificatrice

    Dal mandato [17] che Cristo le ha affidato «scaturiscono dei compiti, della luce e delle forze che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la legge divina» (GS 42b). Con la parola e con l'azione essa testimonia che la vera unione sociale esteriore scaturisce dall'unione creata dalla fede e dalla carità, e la «forza che essa riesce ad immettere nella società contemporanea consiste appunto nella fede e nella carità» (GS 42b). In forza della sua missione universale trascende ogni cultura e ogni sistema politico, economico e sociale, e può costituire un legame strettissimo tra le diverse comunità umane e tra le differenti nazioni.[18] La pace che vuole costruire nel mondo è quella evangelica: pace che è opera della giustizia; pace che è frutto dell'amore portato da Cristo e dal suo Spirito; pace che va costruita in continuità,[19] non con un atteggiamento pacifista, ma con un impegno combattivo.[20] Il cristiano deve essere un «facitore di pace» (Mt 5,9).

    Missione profetica

    Si tratta infine di una missione profetica con la quale la Chiesa suscita la speranza in Cristo: l'unico che apre all'uomo un futuro assoluto, ricapitolazione dell'evoluzione terrestre e che, in questo modo, stimola l'impegno nel progresso temporale e nell'umanizzazione del mondo e ne offre le capacità effettive.[21]

    L'aiuto che l'umanità offre oggi alla missione della chiesa

    Nell'esercizio di questa sua missione, la Chiesa crede di poter contribuire molto, coi singoli suoi membri e con tutta la sua comunità, a rendere più umana la famiglia degli uomini e la loro storia. Allo stesso tempo è persuasa che gli uomini singoli come la società umana contemporanea possono offrirle un aiuto molteplice ed indispensabile per la realizzazione della sua missione di salvezza.
    Grazie all'esperienza dei secoli passati, al progresso delle scienze e ai tesori presenti nelle varie culture contemporanee, la Chiesa è in grado di comprendere più a fondo il Vangelo e può esprimerlo ed annunciarlo nei diversi linguaggi propri degli uomini del nostro tempo.[22]
    Facendo tesoro dello sviluppo della vita sociale soprattutto moderna, può conoscere più profondamente la costituzione datale da Cristo, può strutturarla meglio e adattarla con più successo alle esigenze degli uomini di oggi.[23]
    Sa infine «di dover continuamente maturare... nel modo di realizzare i suoi rapporti con il mondo» (GS 43e).
    È allora dovere ed impegno della Chiesa e del mondo di instaurare un dialogo mutuo e permanente, e sforzarsi di far convergere la luce del Vangelo e l'esperienza odierna.[24] Insieme devono cercare la soluzione dei problemi dell'umanità di oggi: problemi sempre nuovi [25] e perciò il dialogo deve essere rinnovato costantemente; problemi sempre pluriformi e perciò il dialogo richiede il concorso di tutti e non esclude nessuno.[26]

    Incidenze sull'impegno missionario

    Di fronte a questa visione generale della Chiesa universale e delle chiese locali del mondo contemporaneo, l'impegno ecclesiale per le «missioni» assume un significato particolare, e vede aprirsi davanti prospettive nuove e più impegnative che mai, in tutte le direzioni appena indicate. In effetti, il servizio della Chiesa ai poveri, la sua missione di liberazione totale, di integrazione, di pacificazione e l'annuncio profetico, come l'assunzione critica dei valori locali, acquistano un rilievo unico nella molteplicità delle situazioni proprie dei distinti luoghi di «missione». Di più, incidono profondamente sulle stesse attività fondamentali che caratterizzano l'azione missionaria: l'evangelizzazione e la costruzione della comunità ecclesiale nei popoli che ancora non l'hanno. Su questi due punti vorrei fare ora alcune annotazioni generali.

    LE «MISSIONI» OGGI

    Evangelizzazione e creazione delle chiese locali

    La varietà delle situazioni dei gruppi umani, le differenti culture, le mutate epoche storiche, e, soprattutto, la molteplice gamma delle esperienze e tradizioni religiose, fanno sorgere dei modi diversi di impegnarsi nell'unica missione della Chiesa per la salvezza umana. È in questa varietà di impegni apostolici che s'inserisce l'originalità delle «missioni» nel senso indicato in precedenza.
    Fine specifico dell'azione missionaria è l'annuncio e la realizzazione concreta del Vangelo e la costituzione di comunità ecclesiali in zone che ne sono attualmente prive. Il compito strettamente missionario non si definisce, quindi, da un punto di vista semplicemente geografico (andare lontano) o promozionale (civilizzare delle tribù), ma da un punto di vista religioso (manifestare e attuare il Vangelo di Cristo) ed ecclesiale («impiantare» la Chiesa dove non c'è ancora).[27]
    Ci sono anche altri livelli di attività propriamente «missionarie»: non solo di «inizio» e di «impiantazione», ma anche di speciale aiuto a comunità ecclesiali «nuove e giovani», in cui c'è bisogno d'un intenso impegno apostolico per costituire in modo definitivo e per irrobustire la chiesa particolare.[28]
    L'opera di impiantazione della Chiesa in un gruppo umano è compiuta quando l'assemblea dei fedeli viene radicata nella vita sociale e modellata sulla cultura locale... con qualche stabilità e fermezza.[29] Il compito missionario indica, perciò, uno speciale invio ad annunciare e realizzare il Vangelo a gruppi umani propriamente pagani, e a un lavoro tipicamente iniziale di costituzione della chiesa locale, o perché comincia o perché è ancora giovane e poco consistente nella cultura autoctona.
    Vale la pena far percepire qui che l'impegno missionario è realmente un compito d'avanguardia, un lavoro di «prima linea», dove c'è bisogno non solo di speciale coraggio, ma di più acuto senso autenticamente cristiano nella conoscenza e apprezzamento di ogni realtà umana e nell'intelligente percezione di una gerarchia di valori nel mistero di Cristo per comunicarli pedagogicamente agli uomini. Questa osservazione può far capire perché la «dimensione missionaria» è un metro sia dell'intensità spirituale di una chiesa locale, sia del suo possibile imborghesimento.

    La vocazione «missionaria»

    L'affermazione dottrinale che tutta la Chiesa è missionaria non impedisce, anzi, esige il fatto che alcuni siano «messi a parte» per l'apostolato strettamente missionario; così come la verità che tutto il Popolo di Dio è «sacerdotale» non impedisce, anzi, richiede che alcuni siano chiamati al sacerdozio ministeriale.
    C'è una vocazione «missionaria» specifica, che implica doti particolari, una spiritualità appropriata e tutta una formazione peculiare con una intelligente sensibilità antropologica e con un accurato ascolto della Parola di Dio.[30]
    Una tale vocazione non è assolutamente monopolio dei sacerdoti o dei religiosi o dei membri degli Istituti missionari, anche se finora questi sono stati i principali agenti delle «missioni».[31] È una vocazione che Dio rivolge oggi ai laici e in forme nuove come lo indicano i diversi movimenti missionari laicali.

    I compiti «missionari» dei laici

    Può essere utile in proposito riportare le dichiarazioni del decreto Ad Gentes, in cui il Vaticano II indica un vasto ventaglio di possibilità vocazionali e di cooperazione missionaria che si apre oggi innanzi ai laici, e, primi fra tutti, ai giovani.
    «I laici cooperano all'opera evangelizzatrice della Chiesa partecipando insieme come testimoni e come vivi strumenti alla sua missione salvifica, soprattutto quando, chiamati da Dio, vengono dai vescovi destinati a quest'opera.
    Nelle terre che sono già cristiane, i laici cooperano all'opera evangelizzatrice, sviluppando in se stessi e negli altri la conoscenza e l'amore per le missioni, suscitando delle vocazioni nella propria famiglia, nelle associazioni cattoliche e nelle scuole, offrendo sussidi di qualsiasi genere, affinché il dono della fede, che han ricevuto gratuitamente, possa esser comunicato anche agli altri.
    Nelle terre di missione, invece, i laici, sia forestieri che indigeni, devono insegnare nelle scuole, avere la gestione delle faccende temporali, collaborare all'attività parrocchiale e diocesana, stabilire e promuovere l'apostolato laicale nelle sue varie forme, affinché i fedeli delle nuove chiese possano svolgere quanto prima la propria parte nella vita della Chiesa. I laici, infine, devono offrire volentieri la loro collaborazione in campo economico-sociale ai popoli in via di sviluppo. Tale collaborazione è tanto più degna di lode, quanto più direttamente riguarda la fondazione di istituti connessi con le strutture fondamentali della vita sociale, o destinati alla formazione di coloro che hanno responsabilità politiche. Meritano una lode speciale quei laici, che nelle Università o negli Istituti scientifici promuovono con le loro ricerche di carattere storico o scientifico-religioso la conoscenza dei popoli e delle religioni, aiutando così i messaggeri del Vangelo e preparando il dialogo con i non cristiani».[32]

    Aspetti nuovi dell'impegno «missionario» suggeriti dalla situazione attuale

    L'approfondimento dottrinale del Vaticano II fa emergere alcuni aspetti nuovi dell'impegno «missionario» attuale. Quattro di essi meritano una particolare attenzione: 1) la nuova presenza della Chiesa tra i non cristiani; 2) il cambiato atteggiamento della Chiesa di fronte all'ateismo; 3) l'approfondimento del rapporto tra evangelizzazione e sviluppo; 4) i nuovi rapporti con i non cattolici.

    Nuova presenza della chiesa tra i non cristiani

    Spesso in passato il giudizio portato sui pagani era negativo: la loro religione appariva come il dominio privilegiato del demonio, la loro cultura era per lo più misconosciuta, ed erano anche trattati come minorenni. Così il missionario poteva considerarsi, più che un servitore, una specie di colonizzatore religioso: un civilizzatore (nel senso paternalista!). Il Vaticano II chiede ora a tutti una svolta in questa mentalità. La Chiesa post-conciliare intende ormai impostare con i non cristiani un dialogo onesto e comprensivo, espressione evangelica rinnovata della sua missione. I tratti caratteristici di questa presenza ecclesiale tra i seguaci delle religioni non cristiane, sono i seguenti:

    - Riconoscimento dei valori positivi.
    Alla luce della Parola di Dio, la Chiesa riconosce l'esperienza religiosa, la ricerca di Dio, la fede nell'Assoluto e l'incontro nascosto di grazia con il divino, che, in forme differenti, è alla base delle religioni non cristiane.[33] Guarda con stima ai valori religiosi e morali operanti nella religione musulmana.[34] Ritiene che è «molto grande il patrimonio spirituale comune a Cristiani e a Ebrei» (NAE 4e).[35] Insegna che tutti questi «che non conoscono ancora il Vangelo, in vari modi sono ordinati al Popolo di Dio» (LG 16).

    - Atteggiamento critico degli aspetti negativi.
    Non sottovaluta, d'altra parte, le differenze e divergenze più o meno profonde che esistono tra ciò che essa crede ed annuncia e la realtà religiosa e morale di queste religioni,[36] né copre di silenzio i dissensi e le inimicizie sorte in passato soprattutto tra cristiani, musulmani e ebrei, anche se invita a dimenticarle.[37] «Esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini o persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione» (NAE 5c).

    - Offerta di dialogo e collaborazione.
    Chiamata da Dio a creare l'unità e la carità tra gli uomini (NAE la), essa si prefigge: di favorire la mutua conoscenza e stima e di stabilire un dialogo onesto e comprensivo;[38] di collaborare con i seguaci delle altre religioni in vista del riconoscimento, della conservazione e del progresso dei valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi;[39] di difendere e di promuovere «insieme con loro e per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace, la libertà» (NAE 3b). In questo modo essa include nella attività missionaria il lavoro per lo sviluppo e il progresso.[40]

    - Azione missionaria pluriforme e graduale.
    La Chiesa ha ricevuto da Cristo il mandato di evangelizzare tutti i popoli. Tale missione unica, come si è detto sopra, assume in concreto espressioni operative differenti che dipendono sia dalla situazione storica e dalle possibilità effettive della Chiesa, sia dalle condizioni sociali, culturali e religiose degli uomini, dei gruppi o popoli cui è indirizzata la stessa missione. Conosce quindi una pluralità e gradualità di azione che va dalla semplice testimonianza della carità e della bontà di Cristo, all'annuncio diretto ed immediato del Vangelo, e questo fatto con atti e strumenti adeguati alle condizioni differenti dei destinatari.[41]

    - Non conquista ma promozione di pienezza in Cristo.
    Nell'esercizio di questa sua missione pluriforme e graduale, «la Chiesa nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni» (NAE 2c). Ritiene, anzi, che «tutto ciò che di buono e vero si trova (nei non cristiani) è come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da Colui che illumina ogni uomo, affinché finalmente abbia la vita» (LG 16). È questo riconoscimento come l'offerta di dialogo e collaborazione non sono ispirati da mire di conquista, ma da carità universale, la quale ha come obiettivo che i seguaci delle altre religioni raggiungano in Cristo e nella sua Chiesa la pienezza di tutti i loro valori.[42] È in questa visuale che il Concilio presenta l'azione «missionaria» della Chiesa tra coloro che non conoscono ancora il Vangelo.[43]

    Cambiato atteggiamento della chiesa di fronte all'ateismo

    L'attività missionaria si oppone costituzionalmente ad ogni ideologia atea. L'espansione dell'ateismo in tanti popoli deve essere per la Chiesa uno sprone ad una più audace ed autentica attività «missionaria». Però il grosso fenomeno dell'ateismo, nel mondo attuale, non si identifica con una ideologia atea ed ha delle cause complesse, tra le quali si deve annoverare precisamente un calo di fedeltà nella vocazione missionaria dei cristiani. I lineamenti essenziali dell'atteggiamento che la Chiesa postconciliare intende assumere nei confronti dell'ateismo possono essere ricondotti a questi punti, descritti dalla Gaudium et Spes 19-21:

    - Coscienza viva di un'alternativa radicale.
    La Chiesa è profondamente convinta dell'opposizione radicale esistente tra fede cristiana e negazione di Dio. Di fronte all'ateismo essa non può abdicare, pena la sua scomparsa, alla sua fede e alla sua missione: è piuttosto nella condizione di doverla affermare con più vigore e coraggio. Per questa fedeltà ai suoi doveri verso Dio e verso l'uomo «non può fare a meno di riprovare con fermezza e con dolore (quelle) dottrine perniciose che contrastano con la ragione e con l'esperienza comune degli uomini e che degradano l'uomo dalla sua innata grandezza» (GS 21a).

    - Grave compito di ricerca.
    Essa ha però raggiunto oggi una più chiara consapevolezza della complessità del fenomeno «ateismo», della varietà delle ragioni che conducono gli uomini alla negazione di Dio, e della gravità delle questioni che esso suscita. Questo esige da essa un rinnovato impegno diretto a raggiungere una conoscenza più seria ed approfondita di questo fenomeno, delle sue forme e delle sue cause, e a ridefinire i comportamenti evangelici da assumere nell'accostare i non credenti e le diverse forme associative di atei.[44]

    - Speranza cristiana: progetto di umanizzazione totale.
    Prendendo nella dovuta considerazione le critiche ed accuse che l'ateismo rivolge alle religioni, in genere, e a quella cristiana, in particolare, la Chiesa percepisce oggi con maggiore chiarezza la corrispondenza del Vangelo alle aspirazioni più segrete dell'uomo, e le possibilità enormi che la fede e la speranza cristiane offrono per un progetto di umanizzazione totale dell'uomo. Da esse l'uomo può attingere luce, vita e libertà indispensabili per il suo progresso,[45] cioè, per l'edificazione di una città terrestre in cui l'umanità persegue la sua progressiva realizzazione attraverso rapporti profondi di fraternità umana e di comunione d'amore con Dio fino al raggiungimento del Regno. Per questo crede che il riconoscimento di Dio non si oppone alla dignità e alla giusta autonomia e libertà dell'uomo, e che la speranza escatologica non distoglie l'uomo dalla sua volontà di liberazione politica, economica, culturale e sociale, né lo aliena dall'impegno temporale, ma gli offre piuttosto nuovi motivi ed energie per tali compiti. È convinta, anzi, che la mancanza di una fede e di una speranza in Dio conduce alla lesione grave della dignità umana, perché gli interrogativi fondamentali dell'uomo: la vita, la morte, la colpa, il dolore restano senza soluzione, e questo lo espone a forme diverse di frustrazione, di alienazione e di degradazione.[46]

    - Urgenza di rinnovamento e di testimonianza.
    La Chiesa conciliare riconosce con franchezza le responsabilità dei credenti di fronte all'ateismo. «Nella genesi dell'ateismo (infatti) possono contribuire non poco i credenti, in quanto per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione fallace della dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione» (GS 19c). Di conseguenza «il rimedio dell'ateismo lo si deve attendere sia dalla esposizione conveniente della dottrina della Chiesa, sia da tutta la vita di essa e dei suoi membri. La Chiesa infatti ha il compito di rendere presenti e quasi visibili Dio Padre e il Figlio suo incarnato, rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto la guida dello Spirito Santo» (GS 21e). Di qui l'importanza di una fede viva e matura che renda capaci di guardare in faccia con lucidità alle difficoltà per superarle. Di qui l'importanza di una fede operativa che penetri l'intera vita, anche profana, dei credenti e «li stimoli alla giustizia e all'amore specialmente verso i bisognosi». Di qui l'importanza di una fraternità cristiana credibile, che attui e riveli una profonda comunione di fede, di speranza e di carità operosa.[47] Nei «luoghi di missione» tutto questo assume un'importanza sovente decisiva.

    - Per un dialogo ed una collaborazione.
    «La Chiesa, poi, pur respingendo in maniera assoluta l'ateismo, tuttavia, riconosce sinceramente che tutti, credenti e non credenti, debbono contribuire alla retta edificazione di questo mondo, entro il quale si trovano a vivere insieme: i1 che non può avvenire certamente senza un sincero e prudente dialogo. Essa pertanto deplora la discriminazione tra credenti e
    non credenti che alcune autorità civili ingiustamente introducono, non volendo riconoscere i diritti fondamentali della persona umana» (GS 21f). È inoltre consapevole - e la costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo ne è una prova - che da questo dialogo e collaborazione può venire a lei un arricchimento sia sul piano di una più chiara comprensione del suo mistero, come sul piano di una maggiore efficacia della sua azione di servizio e di testimonianza all'uomo. Anzi, «confessa che molto giovamento le è venuto e le può venire perfino a motivo dell'opposizione di quanti la avversano e la perseguitano» (GS 44c).

    - Un riconoscimento e un invito.
    Richiamandosi al Vangelo, la Chiesa crede che anche nei non credenti in buona fede opera, in modo nascosto, la grazia divina,[48] e ritiene che anch'essi, in questo modo, sono ordinati al Popolo di Dio (LG 16). Convinta però che la Parola di Dio di cui è portatrice è un messaggio divino di promozione totale dell'uomo, «invita cortesemente gli atei a voler prendere in considerazione il Vangelo di Cristo con animo aperto» (GS 21fg).
    L'intera attività missionaria della Chiesa diretta ai non credenti delle zone missionarie, trova qui delle indicazioni molto significative e illuminanti.

    Approfondimento del rapporto tra evangelizzazione e sviluppo

    La missione di evangelizzare i popoli non ripiega la Chiesa su una linea «spiritualista» che la allontani dalla realtà quotidiana del vivere umano. La spinge piuttosto ad essere «come fermento e quasi l'anima della società umana» (GS 40b), perché «l'evangelizzazione» non è solo «propagazione della fede», ma anche «perfezionamento di tutto l'ordine temporale con lo spirito del Vangelo» (AA 5). È con gioia che i cristiani debbono pensare che tocca loro, per vocazione, poter esercitare tutte le attività terrene «unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio» (GS 43a).
    Entra così anche nell'attività missionaria uno speciale interesse e un particolare impegno per lo sviluppo, cioè, per la promozione umana dei popoli. Porterà questo a stabilire un dilemma tra i diritti di Dio e i diritti dell'uomo? Il dilemma potrebbe essere posto solo da chi non conosce né Dio né l'uomo. Nell'intero piano della salvezza, Dio unisce insieme e in maniera indissolubile la sua gloria e la piena realizzazione dell'uomo.

    I nuovi rapporti con i non cattolici

    Le nuove dimensioni del dialogo ecumenico fanno percepire il dolore e l'errore della separazione dei cristiani, e le incidenze negative nell'intera opera missionaria. D'altra parte aprono la speranza a uno sforzo di convergenza in tante attività, che possono e devono influire positivamente anche nell'azione «missionaria».
    Si impone oggi un delicato ma urgente lavoro di cooperazione fra le differenti denominazioni cristiane impegnate nelle «missioni», e l'opera di evangelizzazione e di costituzione delle chiese in zone di missione non può ormai prescindere da questo aspetto della Chiesa contemporanea.

    CONCLUSIONE

    A conclusione di queste annotazioni generali, ognuna delle quali esigerebbe un ampio sviluppo, vorrei richiamare quanto ho accennato all'inizio. Una pastorale giovanile sulle «missioni» oggi deve tener presenti queste prospettive teologiche globali che rispecchiano l'ecclesiologia del Vaticano II e della missiologia post-conciliare.
    Esse indicano innanzi tutto il quadro attuale della «missione» della Chiesa in cui le «missioni» vanno collocate, in quanto costituiscono un'attività che ingloba l'intera missione della Chiesa universale e delle chiese particolari.
    Offrono inoltre delle indicazioni sicure per la diagnosi pastorale della situazione giovanile circa il problema missionario, con le sue possibilità nuove e con le sue zone d'ombra.
    Propongono ancora gli obiettivi generali da raggiungere, specialmente nel lavoro di coscientizzazione dei giovani alle urgenze missionarie attuali e agli impegni operativi che possono assumere in questo campo e che vanno da una cooperazione allo sviluppo, alla testimonianza, all'attività specifica di annuncio del Vangelo e di aiuto alle chiese giovani.
    Suggeriscono infine criteri validi per definire le modalità dell'azione missionaria nella realtà religiosa pluralista del mondo contemporaneo.
    Si deve riconoscere che se l'azione missionaria si presenta oggi, sotto molti aspetti, in visuali nuove, non percepite o non sufficientemente sottolineate in passato, non ha tuttavia perso nulla della sua urgenza, della sua necessità e della sua importanza per la sussistenza e la vita stessa delle chiese locali come della Chiesa mondiale.


    NOTE

    [1] Ad Gentes (= AG) 6c.
    [2] Cf Lumen Gentium (= LG) 2-5 12b 17; AG 2-5. «La Chiesa che vive nel tempo per sua natura è missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il Piano di Dio Padre, deriva la propria origine» (AG 2a).
    [3] «La vocazione cristiana è per sua natura anche vocazione all'apostolato» (Apostolicam actuositatem [= AA] 2a). «Non vi è nessun membro che non abbia parte nella missione di tutto il Corpo mistico» (Presbyterorum ordinis [= PO] 2a). Si veda inoltre: LG 13 ab 17 32; AG 2a 5 6g 10 35-37.
    [4] «I vescovi... presiedono in luogo di Dio al gregge, di cui sono pastori, quali maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto, ministri del governo della Chiesa» (LG 20c). Si veda inoltre: LG 25-27; Christus Dominus (= CD) 12-18; AG 38-39.
    [5] Cf anche LG 30 33.
    [6] «L'apostolato dei laici ammette certamente vari tipi di rapporti con la gerarchia a seconda delle svariate forme e diversi oggetti dell'apostolato stesso. Sono molte infatti le iniziative apostoliche che vengono costituite dalla libera volontà dei laici e sono rette dal loro prudente criterio. Mediante queste iniziative, in certe circostanze la missione della Chiesa può essere meglio adempiuta, e perciò esse vengono non di rado lodate o raccomandate dalla gerarchia...» (AA 24bc).
    [7] Cf AG 2-9; LG 17.
    [8] Numerosissimi sono i testi in cui il Vaticano II definisce in questi termini evangelici la missione del Cristo: LG 8c; AG 3b 5b; PO 17e. Numerosissimi sono pure i testi in cui viene sottolineata questa priorità caratteristica della missione della Chiesa: AG 12a; AA 8c; Gaudium et spes (= GS) 1 21 42b 57 84 88.
    [9] «... effettivamente nella storia, anche terrena, degli uomini, il Vangelo ha sempre rappresentato un fermento di libertà e di progresso e si dimostra ininterrottamente fermento di fraternità, di unità e di pace» (AG 8b). Per quanto riguarda la liberazione nei diversi campi dell'agire umano si vedano: GS 20b 21cg 26c 58d 59c 62g 76c 78 39b 92.
    [10] Cf GS 17 21cg 26c 39b 41bc 58d 59c 62g 76c 78 92.
    [11] Questo principio è enunciato in termini molto chiari dal decreto AA 7ab. Si veda inoltre: GS 34-35 41bc 59 62 76.
    [12] Anche questo compito è messo bene in risalto dal decreto sui laici: AA 7c. Si veda inoltre: LG 36; GS 36 41b.
    [13] Cf AA 8e; Nostra aetate (= NAE) 5b; GS 4b 8 13b 25c 26d 27b 29b-d 30b 37.
    [14] Si veda l'intera dichiarazione conciliare Dignitatis humanae (= DH) ai nn. 2-3. Per la trattazione sulla teologia della liberazione oggi, soprattutto nell'America latina, rimando allo studio di questa stessa rivista apparso in febbraio: E. PIRONIO, Appunti per una teologia della liberazione, n. 2, p. 2-29.
    [15] Si veda: AG 8; GS 3 10b 22 32 37-39 45.
    [16] Cf Gravissimum educationis (= GE) 1 2 7 10 11.
    [17] Cf GS 78 42 46 48 52 76 77; LG 36; Unitatis redintegratio (= UR) 2e 12 23; GE 1a; NAE 3 5; DH 6 7; AG 5 8 12.
    [18] Cf GS 42c 76c 78.
    [19] GS 78.
    [20] Paolo VI, Discorso a Medellin, 1969.
    [21] Cf GS 28b 32 39 43a 93.
    [22] Cf GS 44b 58c; LG 22.
    [23] Cf GS 44c.
    [24] Cf GS 33 46.
    [25] Cf GS 4 42.
    [26] Cf GS 92.
    [27] Cf AG 6c.
    [28] Cf AG 6de.
    [29] Cf AG 19.
    [30] Cf AG 23-26.
    [31] Cf AG 23.
    [32] AG 41.
    [33] Cf LG 16; NAE 2bc.
    [34] Cf LG 16; NAE 3a.
    [35] Cf NAE 4e; LG 16.
    [36] Cf LG 16; NAE 2cd 3a 4d.
    [37] Cf NAE 3b 4g.
    [38] Cf NAE 2c 3b 4e.
    [39] Cf NAE 2c.
    [40] Cf AG 12b 6 9 l l.
    [41] Cf AG 6be.
    [42] Cf LG 16; AG 9.
    [43] Cf AG 9b 11-12 22, ecc.
    [44] Cf GS 21b e 19-20.
    [45] Cf GS 21g.
    [46] Cf LG 36; AA 7a; GS 43a.
    [47] Cf GS 21e.
    [48] Cf GS 22e; LG 16; AG 7a 9b; GS 38a 39c.