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    Il disco nella preghiera comunitaria? Esperienze e proposte



    Antonio Sartori

    (NPG 1973-10-64)

    La pastorale non può più essere imbastita con il solo mezzo tradizionale della parola. Il giovane, ritagliato su dimensioni «audiovisive», ha bisogno di proposte adeguate.
    Abbiamo chiesto ad un collaboratore, esperto nel settore: può essere il disco funzionale alla preghiera, in gruppi giovanili?
    La sua risposta è concreta: una rassegna di esperienze riuscite come buona caparra a livello di principio.
    D'altra parte, nella Rivista abbiamo già pubblicato larghe proposte di celebrazioni di preghiere imperniate nell'ascolto di testi musicali registrati.

    Con un briciolo di fantasia, l'insieme delle esperienze che presentiamo offre stimoli molto interessanti, per montare qualcosa, nel proprio ambiente d'intervento.
    Finora la ricerca di novità nel campo discografico religioso aveva generalmente come scopo di trovare, ascoltare e insegnare qualche canto per la liturgia (in modo particolare quella eucaristica). Consapevole di questo interesse preminente, qualche casa cattolica lanciava le sue novità incidendo sulle facciate B il play-back, che aiutasse nell'insegnamento. Penso che il disco abbia uno spazio maggiore nell'ambito della preghiera. È un campo abbastanza nuovo e delicato: non mi sentirei di teorizzare su alcune esperienze, quasi tutte personali o almeno controllate personalmente. Posso assicurare che in misura diversa e con limiti evidenti hanno aiutato la preghiera comunitaria.
    Duplice è lo scopo della presentazione di queste esperienze: ipotizzare nuove possibilità di questo umile mass-media e aprire uno scambio di idee e di realizzazioni per rinnovare la pastorale d'insieme.

    L'ORGANO DI TAIZÉ

    Ogni anno migliaia di cristiani di ogni denominazione visitano Assisi.
    Sensibile a questo ecumenismo di massa, Monsignor Nicolini volle che una delle chiese della città, S. Gregorio, fosse aperta al culto ecumenico. Qualsiasi denominazione cristiana trova un tempio dove poter celebrare la propria liturgia. Ma anche gli assisani e i numerosi stranieri che vivono nella cittadina umbra sentono il messaggio ecumenico del Santo e cercano di viverlo soprattutto durante l'ottavario di preghiere per l'unione delle chiese che si celebra ogni anno nella seconda metà di gennaio. Ogni anno si cerca di cambiare i modi, gli orari e i luoghi per rendere la celebrazione sempre più autentica e sentita.
    Nel 1969 una delle stazioni» di preghiera fu la discoteca della Cittadella Cristiana. Vi si tenne una tavola rotonda sul momento ecumenico mondiale. Quella sala era stata scelta perché si voleva usare anche il disco. Motivi d'organo costituirono il preludio, l'intermezzo e la conclusione dell'incontro. Ancora qualche mese fa una signora non cattolica, presente alla serata, mi ricordava il Padre nostro finale, recitato lentamente in varie lingue mentre come sottofondo suonava l'organo di Taizé. La musica strumentale ben scelta può creare quell'atmosfera ideale perché una preghiera personale diventi comunitaria.

    MEDITAZIONE IN MUSICA

    Ci sono mille modi per impegnare bene le serate degli esercizi spirituali. Durante due corsi predicati a sacerdoti da due predicatori di diversa età e formazione, ho voluto sperimentare se il disco poteva completare il messaggio e la forza della viva voce. Ho scelto la sera in cui i due predicatori avevano trattato il tema della morte. Ho preparato un recital che alternasse poesie di Cardarelli e Llorca, brani di Primo Mazzolari e alcuni slogans del a Breviario cristiano a di Don Giovanni Rossi con stacchi musicali di alcune canzoni del recentissimo longplaying a Non dobbiamo essere tristi come chi non ha speranza», motivi d'ascolto sulla morte e risurrezione di Marcello Giombini. L'uso del synthetizer e del bass-keyboard conciliavano la meditazione e aiutavano a ripensare alle considerazioni del predicatore in un clima di speranza. Gli interventi e le osservazioni di buona parte dei presenti si susseguirono a lungo. Sfortunatamente i presenti non avevano davanti i testi cantati. (È una norma importantissima in qualsiasi genere di discoforum). Ciononostante vi fu una certa convergenza nel riconoscere che il disco può avere delle possibilità per aiutare a meditare.

    IL DISCO IN CONVENTO

    La prima esperienza degli esercitandi di Assisi è da qualche tempo una realtà tra le suore più giovani di alcune congregazioni italiane che vivono in Inghilterra. In queste comunità vivono suore italiane, inglesi, portoghesi, africane, irlandesi, nordamericane e spagnole.
    Comunità molto vivaci e adattissime per nuovi esperimenti, data la varietà di composizione. In tutte vi è un desiderio immenso perché la preghiera si rinnovi e diventi sempre più autentica e vitale. In questa tensione la comunità più numerosa sta esperimentando la preghiera di piccolo gruppo, organizzata a turno. Tra le relazioni ricevute noto come le più giovani fanno uso del disco non solo per prepararsi alla preghiera, ma anche per pregare. Molte sono le canzoni d'oggi che ci portano con n pensiero a Dio e ai fratelli.
    Il buon esito dell'esperienza in piccolo gruppo ha convinto alcune a fare un tentativo a più ampio raggio. Si è pensato alla novena dell'Immacolata. L'inserimento di un solo motivo inciso come momento di meditazione dopo la parola di Dio, si è rivelato efficace. Era evidente che la prima esperienza venisse fatta con discrezione, tenendo conto del pluralismo della comunità e dei cattolici che frequentano la loro cappella. Un'altra comunità più piccola, ma non meno vivace, impossibilitata di avere ogni mese un predicatore per il ritiro, ha fatto uso di alcuni dischi parlati e di qualche salmo sapienziale d'ascolto.
    Una delle osservazioni sulla loro esperienza esprime il desiderio che aumenti il numero di dischi italiani che siano ben incisi e la cui musica porti un messaggio veramente biblico.

    VEGLIA PASQUALE A LONDRA

    Sempre in Inghilterra un gruppo giovanile animato da un dinamico prete londinese Tony Castle ha usato il disco in una delle liturgie più significative dell'anno: la veglia pasquale. Accanto alla chiesa della zona, vi è la sede del club. Fin qui niente di nuovo, perché molte parrocchie dopo la liturgia eucaristica sentono il bisogno di scambiarsi quattro parole, bevendo la rituale tazza di the. Erano una trentina. Uno degli organizzatori presentò i quattro tempi della veglia. Tema generale «Morendo, viviamo» (Dying, we live). Il primo tempo è introdotto da una canzone di Simon e Garfunkel «Un ponte sulle acque agitate» (Bridge over troubled water) che canta coloro che sono morti per Cristo. Un documentario, visto, discusso in gruppo, rivisto allarga la visione per una meditazione che dura fino a mezzanotte e che ha come sottotitolo: «Se il grano di frumento non muore, non può dare frutti». Il secondo tempo (dopo una buona tazza di the!) che viene introdotto da una canzone di Joan Baez: «There but for fortune», (nota in Italia con il titolo «Perché non tu?»), ha come slogan «Sollevato sulla croce, attirerò tutti a me». I temi della guerra, della solitudine e della fame sono sottolineati da canzoni incise, da brani moderni e da preghiere. Tutto culmina nella Via Crucis visualizzata con filmine e pregata con testi di Quoist. Poi una pausa un po' più lunga. Oltre a una nuova tappa nel bar, si lascia spazio per le confessioni individuali. Per introdurre il terzo tempo «Tu in me e io in te porteremo molto frutto», si riascolta la prima canzone della serata. Sono ormai le tre e sta per incominciare la liturgia eucaristica. Giustamente i chitarristi domandano un po' di tempo per poter provare
    i canti che tutti eseguiranno. La lunga preparazione dispensa da una particolare liturgia della parola. I brani presi tutti da S. Giovanni hanno avuto un preludio sufficientemente esteso. Ricevuta l'Eucaristia si ascolta con un cuore nuovo il piano liberatore di Dio come è narrato nell'Esodo e viene spontaneo rivivere in molti motivi moderni le tappe di questo piano che si rinnova. Gli otto motivi di ascolto vengono presi da Kossoff e altri cantautori moderni e dai due popolari musicals «Jesus Christ Superstar» e Godspell». Oramai può essere acceso il cero e si possono ravvivare le promesse battesimali. Sono le sei, è l'alba di Pasqua. Anche i numerosi dischi hanno preparato all'alleluia del nuovo giorno.

    TRA GLI EMIGRATI ITALIANI

    Per dieci anni di esperienza personale so che l'assistenza religiosa agli emigranti italiani non è mai facile; diventa poi molto difficile e sporadica quando le zone missionarie sono più estese di una regione italiana. Nell'imminenza della Pasqua il cappellano deve coprire decine e decine di chilometri per conciliare i turni di lavoro, le ore dei pasti e il poco tempo libero dei vari gruppi. Cominciai allora a usare del disco per raccogliere gli italiani in Inghilterra e ricordare loro il significato della Pasqua. Ultimamente ho ripetuto l'esperimento tra italiani in Francia e in Svizzera con maggior cognizione dei limiti e dei pregi del disco. Ben riusciti gli esperimenti in due cantieri di montagna. Una breve Via Crucis che riassume in cinque stazioni gli ultimi giorni del Signore. Cinque salmi moderni che parlano di conversione di morte e di vita, qualche parola di commento, qualche preghiera che tutti conoscevano e poi le confessioni individuali. In un secondo cantiere vi era meno tempo e gli operai erano molti. Feci con loro l'esame di coscienza ascoltando i dieci comandamenti come sono cantati da Giombini nel salmo: Sono dieci le tue leggi, Signore, dieci piccole frasi che ci mettono in crisi».

    VIA CRUCIS A BAGNOREGIO

    Fino a qualche anno fa Bagnoregio era sede di diocesi e aveva un vescovo residenziale. Ora la borgata di poche migliaia di abitanti costituisce una sola parrocchia. II giovane dinamico parroco volle, nella Quaresima del 1972, preparare, con una tre giorni, i giovani alla Pasqua.
    Alla fine dei dibattiti serali si organizzò una paraliturgia della Passione. Doveva essere una serata per i giovani, ma diventò una liturgia per tutti. L'appuntamento per la statio quaresimale era la cattedrale. Una breve processione permise a tutta l'assemblea di partecipare attivamente con preghiere e canti tradizionali. Arrivati alla chiesa di S. Agostino, oramai avvolta nella penombra, si meditarono sette momenti della Via Crucis secondo un nuovo schema di Vittorino Joannes. All'annuncio di ogni stazione un giovane o una ragazza accendevano un cero che illuminava la croce del presbiterio. Le stazioni venivano commentate dai missionari, le preghiere recitate da tutti. Era in programma di dare spazio alla musica vocale e strumentale. Un preludio strumentale inciso di motivi quaresimali accolse l'assemblea. La conclusione fu affidata a tutti i presenti che cantarono un motivo tradizionale sulla Passione. Durante la pausa di meditazione dopo le letture bibliche serviva da sottofondo l'ascolto di un salmo del nostro tempo. Si ascoltarono successivamente: «Molti si domandano» (59), «Ti chiesero aiuto» (78), «Una è la strada» (86), «Una guerra d'amore» (20), «Strade vuote» (77), «Il male è la morte del bene» (38). Una buona introduzione e i testi ciclostilati aiutarono a non essere distratti dall'impianto sonoro che funzionava in sagrestia. La buona qualità del suono non solo non disturba ma aiuta la meditazione. Anche tra i non più giovani l'esperimento fu accettato.

    ECUMENISMO E PREGHIERA

    Due anni fa mi trovavo a Londra durante l'ottavario di preghiere per l'unione dei cristiani. Andavo ogni sera alla cattedrale di Westminster dove si alternavano nella predicazione i leaders delle principali denominazioni. La quarta sera parlò il metodista dott. Maurice Barnett. Ricordando i fratelli Wesley che iniziarono la riforma metodista nella chiesa anglicana, fece osservare che molti cristiani, solo di nome, furono evangelizzati dai numerosi canti corali che i due fratelli scrissero o adattarono a vecchie melodie. Non esistono molti testi di teologia metodista, perché tutto il loro messaggio cristiano è affidato alla musica. Le riflessioni del Barnett mi suggerirono un'idea. Perché non si poteva ascoltare insieme alcuni dei più bei canti che ogni denominazione possiede? Per cinque giorni, ma soprattutto nel week-end, con alcuni amici dedicammo qualche ora all'ascolto e alla meditazione di quei dischi che ognuno suggeriva. Ascoltammo motivi dell'anglicano Britten, dell'unitariano E. Grieg, del metodista C. Wesley, del luterano Bach, dei cattolici Deiss e sister Estelle, dell'ortodosso Stravinsky e dell'ebreo E. Bloch. Diventava sempre più evidente, a mano a mano che proseguivano l'ascolto e il commento che questi musicisti così diversi per vita, stile, ambiente, avevano trovato nella Bibbia un punto d'incontro per scrivere musiche ispirate che per un momento ci facevano dimenticare che appartenavamo a sei denominazioni cristiane diverse. Anche questa volta la cenerentola dei mass-media, il disco, aveva collaborato alla meditazione e preghiera ecumenica.


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