Luigi Crivelli
(NPG 1973-03-16)
Introducendo l'articolo su «canzoni e amore», abbiamo sottolineato, tra l'altro, due cose che meritano di essere richiamate in questo contesto: il significato di questa serie di articoli, a carattere prevalentemente documentaristico, e la loro effettiva capacità di fotografare la realtà.
Stiamo, a livello di redazione, elaborando una proposta sulla educazione dei giovani all'amore e alla famiglia. Ci pare indispensabile partire da un'attenta analisi della realtà. Abbiamo scelto come strumento funzionale a cogliere la realtà giovanile a proposito del progetto «amore», le «voci-simbolo» della nostra società: letteratura, canzoni, cinema. Potevamo battere un'altra strada: l'inchiesta sociologica, per esempio.
Abbiamo preferito una via più viva, più saporosa. Anche per dare una mano agli operatori pastorali ad avvertire che queste voci, mentre registrano abbastanza bene una tensione presente (altrimenti non sarebbero gettonate, come invece di fatto lo sono), contribuiscono a formare indirettamente questa stessa mentalità. In che misura condizionano e sono condizionate? In che misura sono oggettive nella trascrizione fotografica della realtà?
Crivelli, su questo studio, presenta un pregevole materiale per costruire una risposta all'interrogativo. L'articolo, non solo risponde al piano editoriale per cui è stato commissionato, ma anche ci pare comprensibile da due punti di vista: come documentazione di un mondo, da conoscere e da valutare, e come stimolo, nello stesso tempo, a motivare l'oggettività e la lontananza tra immagine e realtà.
Può essere importante aggiungere un suggerimento metodologico. Questo articolo, come il precedente, è utilizzabile anche come sussidio. Presenta una rassegna di titoli (e non acriticamente). Possono fornire adeguato materiale per incontri, tavole rotonde, ricerche sull'immagine corrente di amore.
QUALE LETTERATURA
L'uomo come protagonista
La letteratura, quando è seria, rispecchia sempre il mondo dell'uomo; sia che voglia accompagnare amorevolmente i fatti o, invece, che svolga una azione di disturbo diventando prova di rottura e di eversione nei confronti di tutto quanto viene quietamente accolto, la letteratura ha un asse portante in quello che è sempre stato il suo eterno protagonista, l'uomo. L'uomo nella sua complessità, nel suo essere e nel suo divenire, nel suo dato e nel suo possibile, nella sua realizzazione e nella sua contraffazione, nel suo stare e nel suo perire: una serie di contrapposizioni che colgono valenze diverse di una parabola complessa come è l'esistenza. Che potrebbe essere coniugata anche con altre categorie, non escluse quelle più tipicamente bibliche quali peccato e redenzione. L'unica vera concessione che la letteratura può permettersi è quella di non disattendere mai l'uomo. Fare attenzione quindi alla letteratura, interrogarla, è una parte del legittimo largo campo di indagine che ciascuno si trova di fronte per poter conoscere gli altri e se stesso.
L'ambito preciso che la rivista ha preso come tema e che vuole essere verificato in queste brevi note informative, è quello dei giovani nei confronti dell'amore e della famiglia. Che cosa ci dice al riguardo la letteratura contemporanea? Beninteso qui si tratta solo della letteratura italiana contemporanea e perché le osservazioni possano offrire qualche utile suggerimento agli educatori che svolgono adesso, con questi giovani il loro compito formativo, sarà più interessante cogliere l'immagine, il comportamento, la collocazione, il giudizio che i giovani danno o assumono oggi nei confronti dell'amore e della famiglia. Il campo inevitabilmente si restringe, anche se per la logica del discorso sarà necessario fare qualche riferimento che porta un po' indietro nel tempo.
La letteratura registra o inventa?
C'è un rapporto fra la letteratura corrente e i comportamenti? Cioè, la letteratura corrente dà una immagine veritiera dei comportamenti effettivi? la prima rispecchia veramente i secondi? Pensiamo di poter rispondere che normalmente la letteratura fotografa i comportamenti senza preoccuparsi di una verifica critica. Nel caso nostro è più facile incontrarsi con testimonianze in cui i modi di intendere l'amore e di vivere la famiglia da parte dei giovani sono offerti come risultanze di cui non ci si preoccupa di scoprire l'origine o il perché. La letteratura non procede per affermazioni di principio, fa scoprire il suo tipico apporto e le scelte che stanno alla base del suo impianto fantastico, mediante una storia che accumula e dipana situazioni e sentimenti attraverso i quali è possibile capire come la gente vive i fenomeni. Dato che la letteratura facilmente accetta e avvalla, spesso acriticamente – ci riferiamo sempre al nostro assunto – quello che è invalso nel costume, solo una riflessione critica può riuscire a svolgere le idee dai fatti.
Quanto alla domanda se la letteratura corrente rispecchia i comportamenti effettivi occorre osservare ancora che la letteratura è il risultato delle convinzioni morali e delle scelte ideologiche dei suoi autori. È difficile dire di quanto della realtà corrente ognuno di essi sia rappresentativo. Questo ci conferma che mentre l'attenzione alla letteratura – come del resto ad ogni altro settore culturale – è un dovere, proprio per la sua capacità di testimonianza, le risposte e le indicazioni che essa ci offre sono soltanto un dato che deve essere unito ad altri dati per poter avere una immagine più veritiera della realtà che si vuole considerare.
Letteratura = ciò che circola?
Quello che cercheremo di dire in queste brevi note deriva per noi da quei testi che più propriamente si suole considerare letteratura, cioè quei testi che o sono già ufficialmente entrati nel giudizio critico perché di autori notoriamente riconosciuti, o pretendono e attendono un analogo trattamento. Prescindiamo qui da tutta quella pubblicistica da rotocalco e da quelle collane «rosa» assai diffuse e quindi più facilmente e più direttamente avvicinate. Non è mistero per nessuno che oggi la gente consuma di più questo tipo di prodotto che non la letteratura ufficiale. Anzi di questa non sono poi molti i testi che arrivano tra le mani delle persone.
Una osservazione un po' forse affrettata, ma non per questo meno vera, è che proprio i giovani oggi sembra che siano meno attenti ai testi che la critica ufficiale, la propaganda massiccia e i premi letterari vogliono imporre ad ogni costo.
Ecco allora un'altra domanda: c'è una adeguazione fra letteratura corrente, attuale, e «testi tra le mani»? In parte abbiamo già risposto; il pubblico non si ritrova con quello che gli autori blasonati e la editoria potente ci offrono a scadenze quasi obbligate. Questa distanza della letteratura da chi legge, o viceversa, è il vero nocciolo esplicativo della scarsa attenzione che la letteratura consegue, nonostante gli impegni della propaganda. Non è questa la sede per indagare le molteplici cause che originano il fenomeno; a noi qui basta accennarlo per essere consapevoli che i «testi tra le mani» non sono sempre e non sono tutta la letteratura corrente. È ovvio che noi daremo la nostra attenzione a quei testi che presumibilmente circolano di più, – o perché vengono letti o perché vengono «visualizzati» con la riduzione cinematografica, ormai largamente usata nel nostro costume [1] – e a quegli autori che ormai hanno una facile conoscenza e accoglienza presso il grande pubblico.
GIOVANI E AMORE
Sarà bene tenere disgiunti i due temi e vedere prima i giovani nei confronti dell'amore e poi i giovani nei confronti della famiglia; è chiaro infatti che il primo aspetto è più diffuso, più ricco, diremmo quasi più proprio della narrativa, per natura sua attenta a cogliere le profonde evocazioni e risonanze che la realtà riesce a suscitare nelle coscienze. E poi l'amore è comunque l'eterna presenza di ogni intreccio volto a scandagliare l'animo.
A voler stabilire una sistemazione logica dei dati che la letteratura ci offre potremmo fare innanzitutto una affermazione globale: la narrativa coglie l'amore come la vera novità della vita dei giovani. La narrativa in questo campo procede proprio naturalmente, rispecchiando quello che normalmente è esperienza vissuta da ciascuno. Distinguendo un po' più dettagliatamente nella affermazione globale possiamo vedere innanzitutto quegli autori o quelle opere che parlano della nascita dell'amore tra i giovani scelti come protagonisti, e quindi l'incontro con esso attraverso movimenti trepidi, sensazioni complesse, esperienze determinanti. È «il fatto nuovo» dell'amore, come avvenimento che cambia il valore delle persone e delle cose perché possedute, quasi invase da quel sentimento.
La nascita» dell'amore
Ci viene d'obbligo il nome di Carlo Cassola – da La ragazza di Bube a Tempi memorabili, a Storia di Ada, a Paura e tristezza, ecc. (ed. Einaudi) – nel quale è facile cogliere come l'amore è il punto terminale dell'ansia, della gioia, dello spasimo; una felicità che trabocca su tutti e su tutto dando colorazioni diverse, filtrazioni profondissime che caricano il «quotidiano» di fascino e di soddisfazione, – e la tensione diventa una pace indicibile, una calma gioiosa [2].
Con sfumature diverse e con modi narrativi più disparati, più complessi procedono ad esempio Giorgio Bassani con il suo Dietro la porta (Einaudi), Anna Maria Ortense con Poveri e semplici (Vallecchi), Marina Jarre con Negli occhi di una ragazza (Einaudi) e anche Luigi Bongiorno con l'interessante La selva oscura (Mondadori). Quest'ultimo romanzo – opera prima di uno scrittore giovanissimo – ricco di intrecci e di risorse narrative, efficace a dare la immagine di individui sformati dalle incidenze di un vivere assurdo e di una città caverna, trova la sua attrattiva proprio dove e quando riesce a trasmettere la bellezza che caratterizza l'unione di giovani che si amano. Uscito nel 1972, il libro dice con cruda efficacia i vari passaggi e le manifestazioni che accompagnano l'amore dei protagonisti, non escluso un delittuoso epilogo.
L'amore è il battesimo alla vita
Un secondo elemento che vogliamo notare è che la narrativa spesso presenta e descrive la nascita dell'amore e soprattutto l'esperienza fisica dell'amore come il vero battesimo alla vita, il passaggio da una fase inconscia fanciullesca ad un momento più realizzato concreto, che ha come risvolto l'accettazione della vita. Questo aspetto è proprio in Moravia – da Agostino, a La disobbedienza, a La ciociara (Bompiani) [3] – ma anche di altri scrittori che hanno scandagliato, con profondità di indagine calata a livelli diversi, il ribollente animo degli adolescenti e dei giovani. Fra tanti viene facile il riferimento ad Ercole Patti, che con Un bellissimo novembre (Bompiani) ci offre la vicenda di un ragazzo iniziato all'amore-vita da una zia e come quel sentimento, prepotente ed unico, vissuto con totalità, diventi motivo di insonnia e di insicurezza perché accompagnato da una gelosia ingorda e assurda, fino al punto da portare Nino, con una corsa pazza nel bosco, a sfracellarsi dopo un paranoico fuggire. Golosità dell'amore e gelosia sono appunto due componenti spesso sottolineate come accompagnamenti negativi della grande scoperta; e fatali anche, per i protagonisti sprovveduti e immaturi.
L'amore come fatto fisico
Sia pure da accenni schematici come i nostri si può percepire come in questa visione siano intimamente presenti e interferenti il fatto fisico dell'amore e alcune valenze psicologiche, anzi pare quasi che queste siano il tessuto che rende più interessante e più ricco il primo. Ma non è raro il caso in cui la letteratura ci offra testimonianze in cui l'amore che prende o interessa i giovani sia visibilmente corposo, animalesco quasi, un fatto fisico del gioco della vita e delle capacità del corpo che parte dalla genitalità e si esaurisce in essa. Pare che più nessuna valenza vi affiori o conti, in certi protagonisti, nel condurre un avvenimento che sprigiona tante potenzialità o tante astuzie pur di accaparrarselo e gustarlo; chi lo insegue e lo consuma lo usa come un unico e sommario mezzo di comunicazione col partner, l'esercizio è solamente la sperimentazione e l'accostamento di un sesso diverso.
Di questa mentalità Luigi Santucci in Non sparate sui narcisi (Mondadori) [4] dà una gustosa e grottesca versione quando trascrive un dialogo immaginario fra la statua di Giacosa e alcuni giovani. Al primo che afferma: «Beh, occorre – come dire? – l'atmosfera giusta, una certa tensione, alle spalle una storia di contrasti, di turbamenti. Se volete, dei divieti da infrangere», una ragazza risponde: «Quali divieti? Non ci sono più tabù, lo volete capire? Basta averci voglia, insomma. Fare l'amore non ha niente di diverso, di più scabroso che mangiare, correre o cantare; è una necessità naturale».
La letteratura è molto abbondante di conferme a questo riguardo, anzi pare che oggi essa si sbizzarrisca a fornirci un campionario di storie e di personaggi costruite e consumati all'interno di una logica soltanto biologica. Quanto ha contribuito Pier Paolo Pasolini nel «far saltare» o nel dare l'immagine «saltata» dell'amore fra i giovani? È difficile attribuire paternità e preminenze ma Ragazzi di vita (Garzanti) e Una vita violenta (Garzanti) sono un test significativo di una gioventù di periferia, di un proletariato urbano giovanile per il quale l'amore, prima ancora di aver perso ogni valenza morale (o proprio per questo?), ha perso anche ogni valenza psicologica; è pura curiosità, è pura esercitazione. Occorre insistere su questo dato perché molte linee narrative si specchiano in esso, dandoci l'immagine di una gioventù spensierata e meccanica che in un gioco dissacratorio e sprovveduto pare aver percorso i tratti via via più regressivi: dall'amore, alla sessualità, alla genitalità.
È di Libero Bigiaretti, ne La controfigura (Bompiani), la affermazione che «a questo mondo non esistono più madri, né suocere, né nuore, né figlie, né nipoti... Chi è contemporaneo è anche coetaneo: tutti siamo reciprocamente utilizzabili ai fini sessuali» perché crede che l'amore sia «una cosa che si fa a una certa ora, una ginnastica che fa bene». Affermazioni esplicite, quasi teoriche, che determinano un costume che la letteratura si incarica puntualmente e abbondantemente di registrare, ora – e più spesso – con piccoli squarci e svelte immagini, ora con intere storie costruite su quell'assunto. È il caso di La bella di Lodi (Einaudi) di Alberto Arbasino, in cui i due protagonisti, fra una serie di scherzi bizzarri e divertiti, hanno come unico scopo di tentare l'accoppiamento nelle situazioni più disparate e nei luoghi meno favorevoli come garages, motel, raccordi, svincoli, autostrade, ecc. Ma cosa ci si può aspettare da chi è stato educato a pensare che sia sincerità «dicendo soldi ai soldi e... al...»?
L'amore ridotto a sessualità genitale – e quindi oggetto di consumo e di avventura – impedisce la maturazione verso la pienezza del rapporto interpersonale; i due interessati non «giocano se stessi» nel rapporto e non «cercano l'altro». La mentalità che la letteratura spesso tradisce e offre è quella dello scambio amoroso come un fatto ineluttabile senza storia e senza conseguenze, come l'incontro con uno che non conta per sé, per la propria vita, che non incide e non deforma niente e nessuno. È visibile la distanza e la differenza con quanto affermavamo di Cassola o di Moravia o di Patti più sopra, ma la perdita di alcune valenze psicologiche crediamo sia uno dei fatti più visibili negli esempi di amore tra i giovani (e non tra gli adolescenti) che la letteratura ci offre. Si pensi ad esempio ad alcuni momenti della figura di Isina in Questa specie d'amore (Rizzoli) e alla figura di Ines ne Il viaggio misterioso (Rizzoli) di Alberto Bevilacqua.
E la dimensione morale?
Si può dire infine che la immagine dell'amore tra i giovani che ci consegna la letteratura raramente è filtrata da valenze morali. Non esiste e non si pone di solito un problema di significati e non si pone e non esiste di solito un problema di liceità; la liceità è nei fatti. Se l'amore nasce, non conta chiedersi se è bene o male, lo si asseconda e lo si fa; così pensano i giovani di Non sparate sui narcisi (Mondadori) di Santucci, e così si comportano gli amici e il fratello di Maria Cristina, la protagonista di Negli occhi di una ragazza (Einaudi) della Jarre, assieme agli ultimi cui abbiamo accennato e a moltissimi altri [5].
E chiaro che quanto più un fatto è privato della possibilità di inquadrarlo con un «perché» o di guidarlo con un «come», tanto maggiormente sfugge – almeno soggettivamente – alla possibilità di riportarlo ad un paradigma; l'amore dei giovani che la letteratura ci consegna non è quasi mai parte di un piano di Dio, prescinde quindi dal suo giudizio e non è consapevolmente aperto alla sua trascendenza.
GIOVANI E FAMIGLIA
L'altro problema che ci interessa vedere – i giovani e la famiglia – non si presta a troppe annotazioni, perché effettivamente è meno presente nei testi letterari. Solitamente la famiglia viene chiamata in causa come fattore a monte, più o meno influente e determinante nella riuscita o nell'insuccesso dei giovani protagonisti. Ecco quindi che i «ragazzi di vita» o i «violenti» di Pasolini vengono presentati come degli sradicati o come dei sofferenti in una situazione familiare contraddittoria. E evidente quindi come in essi non eserciti nessuna attrattiva una prospettiva familiare futura.
La famiglia borghese poi – quella più tipica di Moravia, di Bassani, di Patti – pur nella sua apparente compostezza, non sfugge a larghe notazioni di contraddittorietà in quanto raggruma nelle sue espressioni fallimenti e compromessi di ogni tipo, oppure resta in un alveo tranquillo e tradizionale, un buon impianto che non suscita molto interesse. Insomma la letteratura non ci offre esempi in cui la famiglia sia fatta oggetto di progetto da parte dei giovani. Le notazioni che si possono raccogliere da testimonianze sparse dicono appena o la contentezza di essere in una famiglia normale, o danno a vedere il danno patito per trovarsi in una famiglia contraddittoria e per provenire da una famiglia inesistente o sfatta.
Questa mancanza di interesse esplicito può essere interpretata come una affermazione, detta nei fatti, che ai giovani più che la famiglia interessa l'amore, e che l'incontro con un'altra persona è guardato più nel suo significato immediato che non nei suoi sviluppi futuri istituzionalizzati. Ciò fa prevedere che se l'amore finirà per dar origine ad una convivenza stabile, questa non sarà diversa dal modello che fin qui è stato comunemente realizzato.
Avremo quindi una famiglia tranquilla e non nuova, come quella che si conosce già, vittima spesso di contraddizioni che la rendono incapace di essere portatrice e fautrice di valori educativi, alla mercé delle forze disgregatrici dell'egoismo, o di un complesso di routine assolutamente senza fascino. Tutto fa prevedere – stiamo sempre interpretando il silenzio quasi totale che la letteratura registra nei giovani a riguardo della famiglia – che i protagonisti, se faranno una famiglia (perché la prospettiva della «comune» e più ancora quella di vivere insieme senza definizioni giuridiche fanno ormai capolino anche nei testi letterari) essa avrà tutte le contraddizioni e le virtù del modello in uso, della famiglia comune. L'alternativa presumibilmente non ci sarà.
NOTE
[1] Il rapporto fra cinema e letteratura è un fatto di sempre, ma che è andato accentuandosi in questi anni in cui abbiamo visto alcuni scrittori impegnarsi anche in campo cinematografico. Si pensi a Mario Soldati, ad Alberto Bevilacqua, ad Ennio Flaiano, a Pasquale Festa Campanile, ecc. Molti dei romanzi cui noi accenneremo sono stati portati anche sullo schermo.
[2] Basti, a titolo esemplificativo, la figura di Fausto di Temi memorabili; arrivato finalmente alla affermazione culminante e appagante «Io amo Anna», costata che «la felicità gli era montata alla testa, dandogli le vertigini». Tutte le cose più semplici hanno sapore nuovo. «La mattina i rumori della strada lo svegliavano presto. Quando usciva, schiere di donne erano già negli orti ad annaffiare i riquadri, a rincalzare i cespi di insalata, a empire panieri e corbelli. Le giovani erano in calzoni o in tuta o con un cappellone di paglia; le anziane avevano il vestito lungo fino alle caviglie e in testa portavano una pezzuola nera annodata stretta, come le contadine di Volterra... Le botteghe erano già affollate. Il barbiere invece spazzava l'impiantito o metteva ordine sulla mensola. Fausto guardava tutti con simpatia, perché erano i compaesani di Anna. Mentre se incontrava qualche villeggiante, nemmeno gli badava». E altrove: «A Roma pioveva e faceva freddo; a Marina, invece, il tempo s'era fermato. Fausto sorrideva: dentro di lui era sempre estate».
[3] «Gli pareva di aver trovato finalmente un modo nuovo e tutto suo di guardare alla realtà fatta di simpatia e di paziente attesa. Questo modo, lo avvertiva, comportava un ritmo di pensiero più calmo, più disteso, più sereno di quello di un tempo e insieme uno sguardo non più diretto e aggressivo, ma studiosamente e ineffabilmente esitante e cauto. Ormai, pensò, avrebbe visto le cose dapprima con i nuovi occhi che gli si erano aperti dentro quella notte e poi con quelli che alla sua nascita erano stati abbagliati dalla prima luce del giorno. Seconda e più vera madre, l'infermiera l'aveva fatto nascere una seconda volta, dopo che era morto nel suo desiderio di morte» (da La disubbidienza).
[4] Il romanzo di Santucci si presta per una conoscenza del fermento giovanile di questi ultimi anni, della rivoluzione dei giovani nei confronti dei comportamenti e delle convinzioni tradizionali. Un apporto intenzionalmente costruito in chiave poetica, quasi una favola, per un confronto fra generazioni. Sui temi che ci interessano le affermazioni sono abbondanti e significative.
[5] Non può mancare un accenno ad alcuni romanzi che, affrontando come tema esclusivo e preponderante l'amore fra i giovani, guardano questo fatto cogliendo alcuni tagli che intersecano in qualche modo la visione cattolica. Romanzi cui non è estraneo un procedimento o una problematica che potremmo ritenere morale, ma con diverso intento. Non pare cioè che gli autori di queste opere siano interessati o condividano la visione cattolica del problema (anzi qualcuno addirittura la deride); i loro personaggi invece – per una educazione cattolica precedente –affrontano il fatto dell'amore portando in esso non i valori che il cristianesimo gli riconosce, quanto piuttosto le remore, le interdizioni che il cristianesimo farebbe pesare su di esso. Abbiamo quindi degli individui complessati, inibiti, goffi, più spauriti che liberati. La categoria del peccato genera paura e quindi intossica l'amore e rende grotteschi i protagonisti. Esempi evidenti di questa mentalità sono due romanzi fortemente diversi come La cosa buffa (Rizzoli) di Giuseppe Berto e Sposa mia (Bompiani) di Enrico Raffi.

