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    Abbiamo scelto i «poveri» e quindi lavoriamo con i ragazzi del nostro oratorio



    Comunità giovanile di Desio

    (NPG 1973-11-27)

    Oratorio sì – oratorio no.
    Una vecchia polemica, combattuta spesso a suon di affermazioni infarcite di malintesi.
    La redazione crede fortemente alla validità educativa dell'oratorio.
    Ad un patto: il coraggio di passare dai rilanci altisonanti sulla validità, ad uno studio attento sul «come», per fare dell'oratorio uno strumento educativo efficace, oggi.
    L'esperienza che presentiamo è tutta su questa linea.
    Un gruppo di giovani che crede all'oratorio e ci lavora dentro, con passione. Al servizio dei ragazzi. Le cose, trascritte dalla penna di uno dei protagonisti, sono normalissime. Eppure profondamente stimolanti nella loro organicità e articolazione. Chiunque lavora all'oratorio le fa, più o meno.
    progettarle... tutte assieme, diventa interessante ed emblematico.
    Nell'esperienza della comunità giovanile di Desio ci sono molti degli «ingredienti» che la rivista spesso raccomanda, per un buon piano pastorale.
    • Gli animatori sono un gruppo, attento e impegnato, con precisi momenti di qualificazione legati a doppia mandata all'azione compiuta.
    • La catechesi avviene in gruppo; e una lunga batteria di attenzioni permette veramente di giungere al consolidamento dell'esperienza di gruppo (si pensi al gioco, per esempio, così come qui è descritto).
    • È viva la preoccupazione di «situare» l'impegno educativo nel contesto normale di vita del ragazzo (la cosa è esplicita per quanto riguarda la famiglia; l'interrogativo è aperto invece nei confronti della scuola e della realtà «storica» del quartiere).
    • Davvero interessante la percezione del peso educativo che di fatto hanno tutti i momenti di vita del ragazzo (dal film che vede, al gioco in cui si immerge...); da qui la scelta consequenziale di impostare in essi un movimento sintonizzato con la catechesi (davvero una integrazione tra fede e vita), ritrovando il «tempo pieno» catechistico, nel pomeriggio all'oratorio. Si noti come, in questa scelta, sia ben lontana quella concezione, giustamente rifiutata, di oratorio come «alienazione da tempo disoccupato»...
    • Tra le righe appare spesso sottolineata la presenza di adulti con i giovani catechisti. Si giunge a quella circolazione di esperienze e a quella proposta concreta di sbocco, su cui spesso abbiamo insistito.
    Non manca, inoltre, nella comunità dei catechisti il raccordo esplicito con l'ambiente «sociale» (scuola, impegni vari...) che permette alla proposta catechistica una vera dimensione di «chiesa locale».
    • Vivissimo è lo spazio formativo a chiare tinte di fede, per i giovani catechisti-animatori. Qui sta veramente uno dei pregi più singolari dell'esperienza. C'è da augurarsi che i giovani di Desio... facciano scuola. Solo a questi livelli la scelta educativa non è un'avventura a larga o ridotta gittata, ma, come dicono loro, «una vera esperienza e un momento di vera crescita personale».
    E l'elenco potrebbe continuare.
    Altre caratteristiche sono legate invece al loro clima particolare, tanto magari da far arricciare il naso a qualche schizzinoso, ammalato di perfezionismo teorico. Del resto, in ogni esperienza non tutto deve essere subito perfetto: ci sarebbe il rischio del «pronto-per-il-museo».
    Una lettura attenta di queste pagine potrà, insomma, offrire abbondante materiale «concreto», per stimolare la fantasia di chi è con le mani in pasta e attende l'imboccata per partire. E, forse, potrà indicare un punto di confronto obbligato per chi è partito troppo sparato... ed è preoccupato delle conseguenze di alcune scelte precipitose.

    (La redazione dell'esperienza è di CARLO GARIBOLDI, della comunità giovanile di Desio).

    CHI SIAMO E COSA FACCIAMO 

    Siamo un gruppo di giovani che hanno scelto come proprio impegno apostolico l'educazione dei ragazzi che frequentano il nostro oratorio. E questa è la nostra storia, l'esperienza del nostro servizio educativo. Il luogo d'intervento è l'oratorio di una parrocchia di Desio, una grossa cittadina nell'entroterra milanese.
    Qualcuno contesta l'oratorio e lo vede come fumo negli occhi. Per noi invece va bene.
    Abbiamo anche noi fatto una scelta, come tanti nostri amici: i poveri. I poveri, però, nel senso più pieno: quello del Vangelo.
    Per noi i «primi» poveri sono i ragazzi che frequentano il nostro ambiente.
    Ma non basta la buona volontà. Abbiamo scoperto la necessità della qualificazione. Senza educatori qualificati, veramente l'oratorio non funziona. Noi sentiamo molto l'esigenza di preparazione, per realizzare una catechesi valida, valorizzando e realizzando così pienamente la nostra missione di educatori.
    In concreto, vogliamo diventare giovani:
    – impegnati nell'educazione a vari livelli e con competenze specifiche e caratteristiche;
    – pronti a seguire e ad aiutare il ragazzo e l'adolescente nelle varie tappe del suo sviluppo psicologico, morale, religioso;
    – in una chiara esperienza di vita cristiana: noi per gli altri. Il tutto, lo ripetiamo, all'interno del nostro oratorio.
    Siamo convinti che nella nostra zona l'oratorio è l'unica istituzione dove il ragazzo può trovare un ambiente sereno in cui divertirsi, intrecciare rapporti sociali, incontrarsi con i suoi educatori in un clima disteso. E in forza di questa sua funzione educativa che esso merita non solo la stima ma soprattutto l'attenzione e la collaborazione di tutti i parrocchiani. Non vogliamo e non accettiamo la comoda posizione di molti genitori, anche buoni cristiani, per i quali l'oratorio è il luogo di «posteggio» per i ragazzi.
    È tempo che ciascuno si prenda la propria responsabilità educativa. Tenendo anche in conto il fatto che ci pare una illusione pensare di impostare una esperienza educativa cristiana, ignorando le strutture ecclesiali che dovrebbero fare questo servizio.
    Questa è la nostra convinzione. Da qui la nostra scelta. E la nostra storia.

    LA NOSTRA ATTIVITÀ EDUCATIVA IN ORATORIO 

    Ci siamo fissati tre mete:
    – una valida catechesi e un bel gioco
    – la classe deve diventare un gruppo
    – la formazione di una comunità vera di educatori.

    UNA VALIDA CATECHESI

    il punto centrale della nostra azione educativa.
    Renato, educatore di prima media, così descrive il suo metodo di catechesi:

    «Ho notato la difficoltà di fare un discorso catechistico ai miei ragazzi. I ragazzi infatti hanno dimostrato subito interesse per le cose e gli avvenimenti di cui vengono a conoscenza nella loro vita quotidiana, per gli interrogativi propri della loro età: i problemi della scuola, della famiglia, dell'amicizia, dei rapporti interpersonali sono sentiti più vivamente dal ragazzo in quanto egli sta scoprendo il mondo e comincia ad inserirsi nella vita e nella società. Allora ho deciso di partire sempre dalla realtà della vita (nei suoi aspetti positivi e negativi) e che a volte tento di presentare in modo vivo per mezzo di fotografie o illustrazioni.
    Da qui cerco di aiutare i ragazzi a vedere dove e come agisce Cristo nella storia attuale. Occorre riuscire ad abituare il ragazzo ad uno sguardo critico e di fede sugli avvenimenti.
    Partendo da qui mi riesce più facile agganciare il discorso di Cristo; introdotto così il discorso su Cristo, inizio allora una catechesi vera e propria sulla sua vita e su ciò che egli ha detto e su ciò che egli ha fatto.
    E tutto questo cercando di fargli vedere tutto in una luce di Cristo».

    Quindi una catechesi che si incarna nella realtà della vita del ragazzo.
    «Il nostro gruppo si trova ogni domenica pomeriggio a trattare argomenti che interessano loro e cerchiamo di dare una traccia religiosa.
    Questo consiste nel commentare la Messa della domenica meditando sulle letture e rapportando il loro insegnamento alla nostra vita e ai nostri rapporti con gli altri» (Claudia, educatrice di un gruppo di adolescenti).
    Per noi la «catechesi» non si riduce alla mezz'ora in cui teniamo la conversazione religiosa, ma per noi è tutta l'impostazione della domenica che deve incidere sul ragazzo come una catechesi prolungata e diffusa. Puntiamo specialmente su due momenti ben precisi: la messa dei ragazzi e l'oratorio pomeridiano.

    La Messa

    Il tema della catechesi viene innanzitutto sviluppato e illustrato alla Messa domenicale che si celebra apposta per i ragazzi alle 10,30 nella chiesa Parrocchiale.
    Tutta la Messa aiuta a sviluppare e illustrare il tema della conversazione religiosa:
    – il commento che precede le letture
    – la predica che ricalca lo schema di conversazione preparato dai catechisti
    – le offerte portate all'altare che concretamente simboleggiano il tema della catechesi
    – i canti appositamente scelti
    – tutta l'animazione della messa, affidata a turno ai ragazzi delle varie classi con il loro catechista.
    Come si vede, tutta la celebrazione eucaristica è intonata al tema della catechesi.
    Al pomeriggio il ragazzo riprende ancora le idee sentite alla Messa e questo attraverso due momenti ben precisi: attraverso un cartellone illustrativo e attraverso la conversazione con il suo catechista. Da alcuni anni a questa parte abbiamo deciso di illustrare il tema della conversazione su tabelloni posti sotto il portico dell'oratorio e in posizione «strategica», dove cioè il ragazzo è obbligato a passare. Sul cartellone, oltre a un disegno illustrativo, riportiamo alcuni slogans che verranno poi ripresi dal catechista durante la conversazione religiosa. Ci siamo accorti come il ragazzo osserva il tabellone e nei suoi interventi spesso fa riferimento.

    La conversazione religiosa

    Da ormai parecchi anni ci stiamo sforzando di creare un clima tale da favorire il dialogo tra catechisti e ragazzo e tra ragazzi stessi. Certo che per noi è molto più impegnativo del metodo «tradizionale del maestro di catechismo», ma però è più aderente alla realtà del ragazzo e quindi a tutti i costi ci sforziamo di creare il clima di dialogo. E veramente ci siamo accorti come, dopo i primi mesi, i ragazzi riescono a dialogare. Naturalmente non è che sia tutto roseo perché a volte la «classe» è talmente inquieta che non solo non si riesce a instaurare un dialogo, ma neppure a trattare il tema della conversazione.
    Per rimediare a questo stiamo attuando un metodo.
    Ogni catechista ha il suo vice. Compito del vice è principalmente quello di collaborare con il catechista, ma è anche quello di prendere con sé quei ragazzi che creano disturbo in aula e portarli fuori in cortile e vedere un poco di dialogare con loro e farli ragionare un poco.
    Si cerca quindi di instaurare il dialogo tra catechista e ragazzi e tra ragazzi stessi. E per far questo il catechista sfrutta tutti i mezzi a sua disposizione: filmine, cartelloni, ritagli di giornale, lettura di fatti accaduti, slogans...
    Mi ricordo per esempio un conversazione religiosa nella quinta elementare. Il tema della lettura della Messa era «il lebbroso».
    Il catechista, dopo aver illustrato le condizioni del lebbroso al tempo dei profeti, è passato poi a presentare come Gesù non abbia respinto i lebbrosi, ma anzi li ha guariti e li ha inseriti nella società.
    A questo punto il catechista ha affermato che ancora oggi attorno a noi esistono molti che noi consideriamo lebbrosi e che quindi evitiamo perché ci danno fastidio.
    E qui i ragazzi allora a chiedersi chi erano questi lebbrosi. Il catechista come risposta a questi loro interrogativi ha proiettato diapositive che illustravano scene di bambini poveri, meno dotati, immigrati, i vecchi.
    Così i ragazzi hanno capito come l'episodio del lebbroso era ancora attuale e che loro non dovevano respingerli, ma come Gesù, dovevano accoglierli. Un'altra domenica il tema era sulla «confessione».
    La mattina, alla Messa dei ragazzi il nostro assistente durante l'omelia aveva suggerito tre parole per una buona confessione:
    VEDERE: dove si è sbagliato
    RICONOSCERE: di aver sbagliato
    DECIDERE: di non sbagliare.
    Al pomeriggio il catechista della terza elementare su un tabellone posto in mezzo all'aula ha disegnato le tre sigle V.R.D. e su questo si è svolta la ricerca del significato di esse.
    Naturalmente il metodo varia da classe a classe.
    Per esempio nella prima media i catechisti usano spesso e con successo questo sistema:
    – sfruttare alcuni fatti di cronaca recenti,
    – portare la propria esperienza personale.
    L'ultima domenica di gennaio nella nostra parrocchia alla messa dei ragazzi erano state festeggiate le famiglie che celebravano il 25° e 50° di matrimonio. Il catechista di prima media, sfruttando questa occasione, ha sviluppato il tema della famiglia iniziando la conversazione religiosa con il portare la propria esperienza personale nel rapporto con i genitori quando aveva la loro età e dando ora un giudizio.
    Si è sviluppato così un dialogo tra loro e il catechista.
    E questo metodo sia di illustrare il Vangelo e il tema della conversazione religiosa nella realtà, come quello di portare la propria esperienza personale, ci è parso molto utile per il ragazzo.
    Infatti il ragazzo ha bisogno di idee, ma di idee che siano concretizzate: ecco allora i fatti reali e attuali.
    Il ragazzo ha bisogno di vedere come il suo educatore sia uno di loro, uno che vive i loro problemi, anche se più adulto: ecco allora le esperienze personali dell'educatore. Anzi proprio attraverso questo il ragazzo viene abituato a parlare dei propri problemi, viene abituato a dare un giudizio dei fatti che succedono attorno a lui. Ed in questo viene aiutato dal catechista che parla di se stesso e che dà giudizi, alla luce del Vangelo, sui fatti successi.
    Quando poi il tempo lo permette, alcuni catechisti portano i loro ragazzi fuori dall'oratorio: al parco, alla Villa dei Missionari o addirittura fuori paese utilizzando il pulmino dell'oratorio e le macchine dei genitori. Come si vede, sfruttiamo tutti gli espedienti pur di fare in modo che la conversazione sia fruttuosa e avvenga in un clima sereno.
    Naturalmente però rimane fondamentale una valida preparazione del catechista.

    Preparazione catechistica

    L'esperienza ci insegna che le cose riescono bene, incisive, quando vengono ben preparate; ci siamo anche accorti che la miglior preparazione è la preparazione comunitaria.
    Noi ci prepariamo così.
    Ogni martedì sera, dopo la S. Messa delle ore 18,30 cui partecipano tutti i catechisti, ci viene distribuita la traccia di riflessione sulle letture della Messa domenicale.
    La traccia contiene spunti per una riflessione personale e spunti per la conversazione religiosa con i ragazzi.
    Le letture della Messa vengono poi illustrate dall'assistente dell'oratorio a tutti i catechisti.
    Al giovedì alle ore 18,30 ci si ritrova, distinti per catechisti elementari e medie, per mettere in comune le proprie esperienze nella riflessione personale sulla Parola di Dio.
    Infatti ciascun catechista si sente impegnato a riflettere e a vivere concretamente la Parola di Dio che poi dovrà trasmettere ai propri ragazzi.
    Inoltre ciascun catechista, munito di un quaderno personale, legge e mette in comune lo schema della conversazione religiosa che farà la domenica alla propria classe.
    Nasce così una preparazione comunitaria della conversazione in cui ciascuno si arricchisce delle idee dell'altro.
    Certo questo è un lavoro impegnativo che richiede sforzo da parte di ciascuno e a volte ci accorgiamo come non tutti stanno al ritmo di questa preparazione.

    Un bel gioco

    L'esperienza educativa ci ha convinto della necessità di affrontare con la massima serietà il problema del gioco dei ragazzi.
    Alcuni catechisti hanno preso il diploma di animatori del tempo libero e ad essi è affidato l'incarico della scelta e della preparazione materiale dei giochi.
    Infatti all'inizio di ogni mese viene distribuito un ciclostilato con la spiegazione dei giochi che verranno effettuati.
    Inoltre ogni domenica il gioco viene illustrato ai ragazzi su un tabellone. Ai giochi che si fanno subito dopo il cinema vengono invitati a partecipare tutti i ragazzi con i loro catechisti.
    Certo non è che tutti i giochi riescano molto bene perché a volte ci accorgiamo come molti ragazzi non vi partecipano.
    Abbiamo cercato il perché e siamo giunti a due conclusioni:
    – far giocare i ragazzi distintamente: elementari da una parte e medie dall'altra;
    – scegliere giochi più o meno movimentati a seconda del tipo di film. Per esempio ci siamo accorti come dopo un film in cui venivano illustrate le corse con le moto, il far giocare i ragazzi a giochi più o meno statici era un fallimento. Infatti i ragazzi erano ancora immedesimati nella corsa e quindi in loro c'era una potente voglia di correre.
    molto importante che il catechista partecipi con la propria classe al gioco.
    Infatti attraverso il gioco il ragazzo vede il suo catechista come uno di loro.
    Inoltre attraverso il gioco l'educatore attento studia il ragazzo, ne scopre i lati positivi e negativi. Si abitua a far giocare il ragazzo con lealtà e con serenità e non con il solo spirito di vincere a tutti i costi.
    I punti che ci siamo prefissati quest'anno per il gioco sono tre:
    – preparare bene i giochi,
    – far sì che i giochi siano in armonia a tutto il contesto della vita oratoriana di quella domenica (cinema e conversazione religiosa) ,
    – tutti i catechisti devono partecipare con la loro classe.

    Films

    Al nostro oratorio viene effettuata una programmazione apposita per i ragazzi.
    Il film viene proiettato dalle ore 13,30 alle 15 e poiché la maggior parte dei ragazzi è al cinema, anche il catechista vi partecipa stando con i suoi ragazzi.
    Al catechista viene precedentemente data la trama del film per cui può valorizzare il film anche per accenni durante la conversazione religiosa. Anche per il film abbiamo fissato un catechista incaricato il quale, in collaborazione con i programmatori, fa avere a tutti i catechisti l'elenco dei films che si proietteranno nel mese unitamente alla trama e al giudizio critico.
    Abbiamo anche in programma un corso per capire il linguaggio dei films. Come si sarà potuto notare, nel nostro oratorio, tutto è visto in funzione dei ragazzi e gli educatori sono continuamente invitati a «stare con i loro ragazzi» per stabilire con essi un cordiale e valido rapporto personale. Soltanto in tal modo l'educatore non è staccato da loro, ma diventa il fratello maggiore che con loro condivide il gioco, il divertimento e la conversazione religiosa.

    LA CLASSE DEVE DIVENTARE UN GRUPPO

    Motivazioni di fondo

    Se il catechista vuole veramente educare il ragazzo, si accorge come l'incontro domenicale non è che sia molto fruttuoso...
    Serve solo a gettare delle basi, delle idee su cui lavorare.
    Alla domenica non si riesce quasi mai a impostare veramente un dialogo personale con i ragazzi perché il tempo è poco e i ragazzi sono qualche volta assenti.
    Per questi motivi è sorta l'esigenza di far sì che il gruppetto dei ragazzi «fedeli» si ritrovasse anche durante la settimana assieme al proprio catechista.
    Durante l'incontro feriale il catechista trova il tempo per poter dialogare con loro, giocare con loro, pregare con loro.
    E ciò è indispensabile se veramente vogliamo educare sul serio.
    Infatti siamo convinti che non tutti quelli che frequentano l'oratorio domenicale recepiranno un'educazione cristiana.
    Ecco allora l'esigenza di agire su piccoli gruppi.

    Chi fa parte del gruppo

    Quei ragazzi che frequentano l'oratorio domenicale, ma si dimostrano più attenti e attivi.
    Ed è per questo che il catechista, pur non tralasciando tutti gli altri, si rivolge a loro con particolare attenzione.
    Ecco allora che si forma il gruppo e che si ritrova in un giorno feriale con il suo catechista.
    Questo gruppetto di ragazzi diventa poi l'animatore di tutta la classe all'oratorio domenicale.

    Che posto occupa l'educatore

    Emmanuele, catechista di prima media, così descrive il suo rapporto feriale con i suoi ragazzi: «La cosa più importante è avere l'amicizia del ragazzo. Infatti senza l'amicizia si rivela inutile il tentativo di portare avanti con lui un certo discorso educativo.
    II ragazzo è molto sensibile all'amicizia ed è per questo che cerco di stare il più possibile con loro la domenica, ma soprattutto nei giorni feriali nella nostra sede...».
    La presenza del catechista è condizione essenziale della vita del gruppo. Il catechista nell'incontro feriale, giocando con loro, lavorando con loro, pregando con loro, conosce il ragazzo e da qui imposta il suo dialogo educativo.
    E il dialogo educativo diventa più facile in quanto il ragazzo vede nel catechista, non un estraneo, non uno che comanda, ma uno come lui, uno che gioca con lui, che si diverte con lui, uno che prega come lui, uno come lui, al quale egli offre la fiducia e la stima in quanto è «più grande di lui», è «più bravo di lui».
    L'esperienza mi insegna che il dialogo educativo sorto da ragazzi continua anche a livello adolescenziale e giovanile.
    Naturalmente sta al catechista favorirlo, essere attento ai problemi dei ragazzi, ascoltarli: se il ragazzo si vede ascoltato, allora si apre e si può così instaurare un vero dialogo educativo.

    Cosa si fa

    Ogni classe di catechismo (che corrisponde alle classi scolastiche) ha una propria aula o sede.
    L'incontro feriale viene fatto nella propria sede e ogni classe ha il giorno fissato per l'incontro.
    Il motivo per cui si è deciso di fare dell'aula di catechismo, la sede della classe, è molto semplice: offrire a ciascun gruppo un luogo, un locale in cui possa ritrovarsi e sentirsi a suo agio.
    Nella sede si gioca, si fanno lavoretti, ricerche, si preparano assieme al catechista i commenti alla Messa domenicale che la classe dovrà fare. Se vi capitasse di girare nelle varie aule vi troverete cartelli murali, lavo-retti fatti con gesso, legno, carta...
    Naturalmente il gioco, i lavoretti, le ricerche... variano a seconda della classe e dell'impegno del catechista.
    A metà pomeriggio vi è la parte formativa: ci si reca in Cappella a pregare con il proprio catechista. Anzi è lui stesso che sceglie la preghiera e che invoglia poi i ragazzi a una preghiera personale.
    Per far continuamente capire che il catechista è uno che vive la loro vita «sfruttiamo» tutte le più svariate iniziative: gite domenicali, castagnate, partite al pallone tra catechisti e ragazzi, iniziative caritative verso gli altri...
    L'incontro feriale di gruppo è il primo anno che lo stiamo attuando per cui non possiamo dire se riuscirà a lasciare un segno nei ragazzi. Dall'esperienza sinora fatta si nota come molti catechisti sono fedeli con i ragazzi, e così pure si vede come i ragazzi aspettino «fremendo» il loro catechista che apra la sede.
    Naturalmente si desidererebbe la partecipazione di tutti i catechisti e di un maggior numero di ragazzi.

    RAPPORTO CON LE FAMIGLIE

    Se vogliamo veramente educare il ragazzo è indispensabile conoscere l'ambiente familiare in cui cresce e vive.
    A questo proposito utilizziamo tutti i mezzi pur di arrivare alle famiglie:
    – Concorso presepi: il catechista con la scusa di giudicare il presepio, entra in contatto con i genitori dei ragazzi.
    – Pranzare a casa del ragazzo: il catechista, con un po' di tatto, si fa invitare a pranzo o a cena a casa del ragazzo e così può instaurare un rapporto personale con i genitori.
    – Gli incontri mensili dei genitori dei cresimandi o comunicandi: si svolgono ogni seconda e terza domenica del mese e ad essi vi partecipano i catechisti della terza e quinta elementare.
    – Portare personalmente a casa dei ragazzi gli avvisi: anche questo è un buon mezzo per poter conoscere i genitori.
    Altre iniziative poi variano secondo l'inventiva o la disponibilità del catechista.
    Comunque il rapporto con le famiglie è un punto fondamentale della nostra esperienza.

    ALTRE COMPONENTI DELL'ATTIVITÀ EDUCATIVA
    DELLA NOSTRA COMUNITÀ

    Descritta così la nostra vita di educatori, può sorgere la domanda: ma come facciamo a mandare avanti tutte queste attività?
    In effetti è una domanda che ci siamo posti anche noi responsabili dell'oratorio maschile unitamente al nostro assistente.
    La risoluzione l'abbiamo trovata attraverso un incontro domenicale. Questo incontro lo chiamiamo «verifica delle attività domenicali».
    È un'esigenza che tutti noi, impegnati in campo educativo, sentiamo di estrema importanza.

    Verifica delle attività educative domenicali

    È un'esigenza di comunità, di vera comunione.
    Infatti ogni domenica verso le ore 17, quando ormai i ragazzi se ne vanno a casa, noi catechisti ci ritroviamo assieme per rivedere in gruppo come abbiamo vissuto e attuato le iniziative educative della domenica con i ragazzi.
    E così assieme facciamo passare i vari punti positivi e negativi della domenica.
    – La messa dei ragazzi: come è andata, se c'erano tutti i catechisti, se i ragazzi vi hanno partecipato veramente;
    – II film: se è stato interessante o meno, se ha offerto spunti catechistici;
    – Il gioco: esaminiamo se i ragazzi vi hanno partecipato, i vari punti positivi e negativi;
    – La conversazione religiosa: come è stata impostata, se è stata seguita dai ragazzi, i vari stratagemmi usati;
    – I servizi al bar dell'oratorio: se sono stati o meno rispettati;
    – Le varie attività comuni alle comunità degli oratori maschile e femminile quali la partecipazione agli incontri del martedì e giovedì.
    Quest'incontro di verifica è un momento forte della nostra comunità educativa. Infatti tutti i catechisti parlano di come hanno passato la domenica con i ragazzi, dei successi, degli insuccessi, delle difficoltà incontrate, dei vari stratagemmi attuati...
    Ed è veramente bello vedere come ciascuno di noi con tanta semplicità e serenità mette in comune le proprie esperienze e come assieme ci si aiuta nel campo educativo.

    Il coordinatore

    ♦ Chi è
    Naturalmente, essendo varie le iniziative, ci siamo accorti come tra i catechisti occorra un coordinatore il quale sia un punto di riferimento di tutti i catechisti e anche colui che stimoli dall'interno la comunità. Al coordinatore la comunità dei catechisti del nostro oratorio ha chiesto le seguenti doti:
    – Una forte e spiccata personalità spirituale. Infatti dovendo essere lui lo stimolo della comunità si è sentita l'esigenza che lui viva più degli altri il contatto personale con Cristo e la Sua Parola.
    – Un dialogo personale con i catechisti: è un'esigenza che spesso si è avvertita tra di noi. Dovendo programmare le varie attività educative, egli deve ascoltare le singole esigenze dei vari catechisti, sia in campo educativo, che organizzativo.
    – Un punto di riferimento preciso: tutti i catechisti si sono impegnati a collaborare con lui per impostare veramente un oratorio a servizio dei ragazzi.

     Cosa fa
    Alla revisione domenicale egli ha il compito:

    – di presiedere l'incontro unitamente all'assistente,
    – di programmare le varie attività della domenica successiva. A questo proposito egli compila una scheda, che dopo essere stata studiata con i catechisti, viene ciclostilata e distribuita a tutti.
    La scheda contiene i seguenti punti:
    – La Messa dei ragazzi: come svolgerla; quale classe, con il proprio catechista, si impegna a preparare i commenti.
    – li film: viene indicato il film con la trama e il giudizio critico.
    – ll gioco: vengono fissati i giochi da farsi con i relativi incaricati.
    – Conversazione religiosa: si segue il tema già fissato.
    – li bar: si fissano i turni dei catechisti.
    – Altre iniziative: l'incontro comunitario del martedì e giovedì sera, le varie partite di calcio, i vari incontri comunitari, quali il ritiro mensile o la verifica mensile.
    Alla stesura di questa scheda partecipa ogni catechista con le sue varie proposte.
    Questo metodo si è rivelato molto utile, perché tutti partecipano responsabilmente alla gestione dell'oratorio domenicale.

    Consiglio dell'oratorio

    È l'incontro mensile fra tutti coloro che collaborano nel nostro oratorio. Ad esso vi partecipano i catechisti, l'assistente, gli adulti che collaborano con noi (dovrebbero parteciparvi anche i genitori!) .
    È il momento in cui si esamina un poco la vita oratoriana in tutti i suoi aspetti:
    – formativo (catechesi, preghiera...) ,
    – organizzativo (sistemazione aule, timbratura tessere, giochi, bar...) ,
    – economico (si presenta la situazione economica) .
    Questi incontri non hanno una scadenza fissa, ma vengono fatti ogni qualvolta ci si accorge che il tono della comunità scade un poco... e che le varie iniziative perdono la carica iniziale.
    Si svolgono di solito fuori paese dalle ore 17 alle ore 22, compresa una cena fatta assieme.

    Incontri di ricarica»

    Questi incontri vengono preparati dai catechisti stessi e vertono sulle varie attività educative che svolgiamo.
    Essi vengono sempre preceduti da una relazione introduttiva che ci obbliga a riflettere sulle motivazioni di fondo del nostro essere educatori.

    LA COMUNITÀ DEGLI EDUCATORI 

    Per noi catechisti che lavoriamo tutti per uno stesso scopo, è diventata un'esigenza il formare una comunità ove mettere in comune tutte le nostre esperienze educative, difficoltà, insuccessi, successi... In tal modo l'educatore non è più un isolato, ma ha alle spalle una comunità che vive i suoi stessi ideali, che si sforza di attuarli, che vive nelle stesse situazioni.
    Nella nostra Parrocchia esistono due oratori, il maschile e il femminile. Ciascuno ha un proprio assistente e una propria comunità di catechisti. Le due comunità svolgono in comune alcune attività, quali la verifica mensile, il momento formativo e la preparazione comune della conversazione religiosa domenicale (il tema della conversazione domenicale è comune a tutti e due gli oratori) e l'impostazione di alcune attività comuni ai due oratori.

    CARATTERISTICHE FONDAMENTALI
    DELLA COMUNITÀ DEI CATECHISTI

    Poiché siamo educatori, catechisti, e quindi annunciatori della Sua Parola, la nostra comunità è il luogo in cui ciascuno di noi mette in comune non solo la propria esperienza educativa, ma anche ciò che l'ascolto e la riflessione sulla Parola di Dio ha provocato in noi.
    Ed è nel rapporto con i fratelli della comunità, nella vita di comunione, che la Parola di Dio è forza di salvezza e di novità per me e per il mondo; in questo rapporto nuovo, per cui l'altra persona della comunità è essenziale a me, alla mia vita.
    È nel rapporto di comunione che il fratello diventa per me Parola di Dio, per cui io non sono più legato a me stesso, ma sono libero e disponibile a lasciarmi cambiare, sono disposto a confrontarmi con l'altro, a comunicargli quanto opera in me il fatto di Cristo perché la nostra unità cresca.
    Nell'incontro mensile di verifica tra le comunità educatori dei due oratori maschile e femminile, Renato, catechista in prima media, così sottolineava le caratteristiche della nostra vita comunitaria:

    ♦ Prima di fare una verifica della nostra attività comunitaria, mi sembra opportuno fare una costatazione iniziale, che sta alla base di tutto ciò che stiamo portando avanti.
    Ciascuno di noi sente veramente l'esigenza di essere in comunione con gli altri? Spesso nel portare avanti la testimonianza nel nostro ambiente ci sentiamo soli o quasi. Ecco allora un primo scopo cui deve tendere la comunità: accogliere l'individuo per potenziarlo e stimolarlo nel suo impegno individuale.
    Inoltre per noi educatori la comunità è la possibilità di una verifica di ciò che portiamo avanti sia a livello individuale che collettivo nei nostri oratori e nel nostro ambiente in cui giornalmente ci troviamo.
    Occorre pertanto tenere presente che la nostra comunità non è un valore solo per il fine che ci fa raggiungere, ma è un valore in se stessa: infatti solamente in essa il nostro io trova la sua vera e globale dimensione.
    Ma la comunità cristiana deve avere questa caratteristica: come il singolo cristiano non ha senso se non in quanto tende a Cristo, così la comunità cristiana non ha senso se non in quanto è orientata a divenire Chiesa.

     Come fare nella nostra comunità cristiana un'autentica esperienza di Chiesa? Occorre richiamare e meditare spesso la realtà profonda che la nostra comunità reca in sé.
    La nostra comunità è Chiesa, perciò Corpo visibile di Cristo, immagine quindi della comunità per eccellenza, la Trinità.
    Da ciò consegue che la nostra comunità dovrà essere mossa da due caratteristiche principali:
    – esigenza di comunione (dedizione reciproca per quanti sono membri della comunità),
    – esigenza di missione (o compito amoroso verso quanti ne sono fuori). Perciò la comunità ha dinnanzi a sé una traccia concreta da seguire per vivere la vita comunitaria sulla terra: vivere come Cristo l'ha vissuta.
    Da ciò si deduce un fatto che per me è di vitale importanza: non basta richiamare e meditare la realtà che la nostra comunità reca in se stessa, occorre anche «sperimentarla», viverla, realizzarla attraverso una educazione alla vita comunitaria.

    ♦ Come educare a rispondere a queste esigenze; come educare a fare esperienze di comunione.

    La liturgia

    La liturgia è la fonte e lo stile della nostra vita comunitaria.
    Se la liturgia non pone in noi la sete e il bisogno di donarci agli altri, costantemente e nelle più normali occupazioni della giornata, non è vera liturgia, ma un vuoto sentimentalismo o una tenera illusione.
    Fonte principale di vita comunitaria è la Messa e qui insisto sulla partecipazione quotidiana.

    Le iniziative

    – Per me la comunità in se stessa è già un potente mezzo educativo, perché ti pone in continuo invito a non imporre i propri gusti, i propri schemi, le proprie preferenze, ma a saper accettare invece, accanto ai tuoi, anche i gusti e gli schemi o proposte degli altri.
    Dobbiamo sforzarci di mettere in risalto questo invito, mirando a creare in ciascuno di noi una «vera attenzione agli altri» e l'abitudine a pensare e vivere la propria esistenza davvero come «condivisa» con gli altri. Per questo vorrei insistere sulle iniziative comuni alle nostre comunità (oratorio maschile e femminile):
    Martedì sera: Messa degli educatori e meditazione sulla Parola di Dio. Giovedì sera: messa in comune della riflessione personale sulla Parola di Dio meditata il martedì, e preparazione comunitaria della conversazione religiosa domenicale.

    – In ogni azione richiesta dalla comunità l'educazione al senso comunitario deve sempre essere tenuta presente, per cui tutto deve venire impostato sul criterio del dono di se stessi agli altri.
    Prima di lanciare una qualsiasi iniziativa, occorre ricercare in essa il gesto della carità.

    – Nella comunità tutti sono eguali: dobbiamo evitare di creare delle caste e i gruppetti.
    Tutti hanno responsabilità riguardo le decisioni e gli impegni che si portano avanti. Semmai ci saranno delle persone che stimoleranno dall'interno le varie proposte.
    Questo per evitare che le persone si sentano scartate, emarginate, non riconosciute nei propri meriti.
    Dall'altro canto avremo: maggior responsabilizzazione nei problemi della comunità; interesse, gioia di lavorare e di conseguenza crescita dell'esigenza comunitaria e così si forma la vera comunione lavorando assieme.

    COME AGISCE LA NOSTRA COMUNITÀ

    La comunità, pur essendo composta da catechisti dei due oratori (maschile e femminile) con esigenze e ambienti diversi, vive una vita di comunione intensa sia a livello formativo, sia a livello di preparazione, sia a livello di amicizia.
    Infatti tutte le iniziative che riguardano le persone dei catechisti vengono svolte comunitariamente.
    Basti citare per esempio:
    – la gita di studio che da alcuni anni facciamo a centri specializzati per la catechesi;
    – la preparazione di teatri per la festa degli oratori e della mamma;
    – la settimana-educatori, in settembre;
    – il mini-ritiro dell'ultima domenica del mese;
    – l'incontro mensile di revisione delle due comunità.
    Poiché siamo coscienti che il vero educatore è Gesù, al quale dobbiamo continuamente riferirci per poter dare ai nostri ragazzi un'educazione profonda ed incisiva, la comunità si ritrova settimanalmente il martedì e giovedì sera per dei momenti formativi ben precisi.

     Martedì sera: Messa e lezione formativa.
    Ogni martedì sera ciascun catechista, se veramente vuol sentirsi tale, partecipa alla Messa Vespertina delle ore 18,30.
    È questo il momento più importante della nostra comunità perché è proprio dall'altare, dal Sacrificio eucaristico che essa ritrova le sue motivazioni più profonde.
    Dopo la Messa ci ritroviamo assieme per una lezione formativa tenuta a turno dagli assistenti dei due oratori.
    Il tema della lezione formativa è desunto dalle letture della Messa della domenica successiva, che sarà poi anche il tema della conversazione religiosa domenicale con i ragazzi.
    Scopo di questa lezione formativa è di aiutare noi catechisti a comprendere bene la Parola di Dio che poi trasmetteremo ai ragazzi e un invito a viverla concretamente nella nostra vita.
    Un valido aiuto in questo è il foglio ciclostilato che ci viene distribuito.

     Giovedì sera: riflessione e scambio di esperienze sulla Parola di Dio e preparazione comunitaria della conversazione religiosa.
    Esso avviene in due sottogruppi: catechisti delle elementari e catechisti delle medie.
    Ciò, evidentemente, per questioni didattiche: infatti la preparazione della conversazione religiosa per le elementari varia da quella delle medie. In questo incontro ciascun catechista, munito di un quaderno personale (il quaderno del catechista) , mette in comune la riflessione fatta sulle tre letture della Messa, sia seguendo il foglio distribuito martedì, che direttamente le letture.
    Dopo le prime incertezze o difficoltà comprensibili, ora ci stiamo accorgendo come poco alla volta tutti i catechisti presenti mettano in comune le proprie riflessioni personali.
    Anzi si avverte come proprio attraverso questo scambio di esperienze ci si conosce di più e di conseguenza cresce di più la nostra vera vita comunitaria.
    Inoltre sempre nell'incontro del giovedì, ciascun catechista legge lo schema o la lezione che terrà ai propri ragazzi.
    Il tema della conversazione religiosa con i ragazzi è stato distribuito il martedì sera alla lezione formativa.

    LA NOSTRA ESPERIENZA IN UN PROGETTO PIÙ VASTO 

    Abbiamo così espresso ciò che noi facciamo per i nostri ragazzi in oratorio.
    Difficoltà ne incontriamo tante.
    Limiti ce ne sono e siamo i primi a riconoscerlo.
    Ma in noi responsabili delle comunità è forte l'esigenza di far vivere un'esperienza educativa forte.
    Un'esperienza educativa che non consista solo nel fare, ma che abbia come fondamento la Parola di Dio, come luogo in cui incontro Lui. E si è visto come settimanalmente si insista sugli incontri formativi. Infatti siamo convinti che l'unico punto di riferimento della nostra vita è il continuo appoggio a Lui, alla sua Parola.
    Può sembrare che la comunità degli educatori (oratorio maschile e oratorio femminile) sia una comunità staccata dalla realtà della vita parrocchiale o civile.
    Anzitutto, va detto che, seguendo bene il settore ragazzi, si è proprio nel vivo della attenzione di tutta la parrocchia verso il mondo dei ragazzi. Inoltre la comunità partecipa a tutte le varie iniziative che lanciano i gruppi giovanili della parrocchia: iniziative culturali, formative, sociali... Naturalmente non sempre possono parteciparvi tutti, ma un responsabile vi partecipa sempre. Le idee poi dette vengono messe in comune nei vari incontri.
    Così pure a livello individuale ciascun catechista è impegnato nel proprio ambiente di scuola o lavoro a testimoniare la Parola.
    E anche qui non è solo, perché, mettendo in comune le proprie esperienze personali nei vari incontri, sa di avere alle spalle una comunità che lo segue, lo aiuta, lo comprende, lo sostiene.
    D'accordo, il nostro impegno sembra abbondante ed esigente. Ed è vero. La nostra vita di educatori è ben nutrita di impegni.
    Ma vogliamo fare una vera esperienza educativa e non una piccola o grande avventura educativa. Alle spalle poi di ciascuno c'è il sacerdote e gli adulti.
    Siamo convinti che l'esperienza educativa negli oratori non è un fatto isolato, non un riempitivo della domenica, ma un vero momento di crescita personale.
    Ci preme sottolineare il fatto che se uno veramente svolge la sua missione di educatore con «passione» cresce come persona. Diventa attento agli altri, diventa sale della terra e luce del mondo nei vari ambienti in cui opera (scuola, lavoro, impegno sociale...) .
    Si prepara veramente al suo domani.
    Un domani che può essere vissuto anche, come sta capitando, in un servizio apostolico a tempo pieno.


    T e r z a
    p a g i n A


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