Roberto Giannatelli
(NPG 1971-01-86)
TERZA PARTE
I CONTENUTI
Nell'articolo precedente (cfr. Note di pastorale giovanile, n. 11) abbiamo fissato come primo obiettivo della catechesi ai preadolescenti l'attuazione di «una sufficiente proposta di fede».
Infatti l'elemento informativo (le conoscenze, le idee) è alla base di una mentalità di fede. La componente cognitiva è essenziale all'atto di fede (insieme con la libera scelta dell'uomo e l'opera dello Spirito Santo), ed è conseguentemente esigita in ogni azione catechistica, che deve «destare e nutrire la fede».
«La fede è conoscenza di Dio (...). Per questo, la catechesi è insegnamento, esposizione chiara e sempre più profonda della dottrina rivelata, nel rispetto delle esigenze e delle capacità dei fedeli (...). C'è vera mentalità di fede, quando c'è capacità di comprendere e di interpretare tutte le cose secondo la pienezza del pensiero di Cristo» (RdC 39).
Ma ciò che fa problema non è tanto il dare o no un contenuto di fede, quanto piuttosto la «quantità» delle conoscenze da proporre in questa età, e ancor più il «taglio» adatto con cui esse vengono presentate e la loro «sistemazione» in vista della formazione della mentalità di fede. Anche in questo caso la considerazione del fine sta all'inizio del piano educativo e pastorale («finis primus in intentione»), per cui la «mentalità di fede» del preadolescente diventa il criterio secondo cui accettare o scartare una data impostazione dei contenuti della catechesi. È questa d'altronde la dottrina del Documento di Base per il nuovo catechismo italiano.
«L'adesione a Gesù Cristo deve ampliarsi e approfondirsi in uno sviluppo organico, che soddisfi al bisogno di fede di ciascuno, secondo la sua vocazione e situazione» (RdC 74).
«La misura e il modo di questa pienezza sono variabili e relativi alle attitudini e necessità di fede dei singoli cristiani e al contesto di cultura e di vita in cui si trovano» (RdC 75).
Dobbiamo dire onestamente che non risulta oggi in modo del tutto chiaro la risposta da dare al problema che abbiamo posto. Siamo in fase di ricerca. Anche i lavori della Commissione per il catechismo nazionale sono alle prime battute e non è per ora prevedibile l'orientamento che verrà scelto. Tuttavia esistono delle convinzioni su cui si accordano la maggioranza dei dati che abbiamo a disposizione, e queste ci paiono sufficientemente indicative per il lavoro che deve svolgere un catechista.
Incominciamo con l'esaminare questi dati, per ipotizzare, in un secondo tempo, alcune linee di contenuto per la catechesi dei preadolescenti.
Le posizioni dei catecheti
Le raccogliamo attorno a tre tendenze principali.
♦ C'è chi afferma che nessun programma «oggettivo» e sistematico è possibile per la preadolescenza (12-14 anni). Così J. Colomb e, al suo seguito, i numerosi autori di «fiches» catechistiche in Francia [1]. Alcune realizzazioni olandesi si allineano pure con questa posizione [2]. Colomb ritiene che un programma «ben pensato, logico, completo» non si adatti alla psicologia del ragazzo tra i 12 e i 14 anni. Il preadolescente attraversa infatti un nuovo periodo di soggettività con «la scoperta a tastoni della sua personalità e lo sforzo entusiasta ma talora doloroso della sua realizzazione». La catechesi di conseguenza deve essere sollecita non tanto di «assicurare un programma oggettivo» quanto piuttosto di «promuovere un atteggiamento religioso». Le conoscenze ricevute nella fanciullezza sono sufficienti, a giudizio di Colomb, ad assicurare l'oggettività che d'altronde sarà riconquistata più facilmente alla fine dell'adolescenza quando sarà raggiunto un certo equilibrio della personalità.
In accordo con questi principi, Colomb propone per l'adolescente non una sintesi dottrinale, ma delle «piste» di catechesi che permettono di passare dall'una all'altra, senza attenersi a una successione rigida
di argomenti. Sono la pista «dottrinale», storica, parrocchiale e dell'attualità.
♦ All'estremo opposto si colloca la soluzione adottata, tra l'altro, in Germania, in Italia e parzialmente in Austria.
Il «catechismo tedesco» per questa età (propriamente è per i 10-13 anni) prevede una sintesi unica per i tre anni di insegnamento che si sviluppa secondo lo schema del Simbolo. Si tratta di una sintesi prevalentemente storica, che segue le grandi tappe della «storia della salvezza», parallela quindi a quella che offre la Bibbia e la Liturgia. La nuova stesura del catechismo tedesco lascia immutato l'ordine dato alla materia [3].
Il «catechismo austriaco» del 1960 ha preferito adottare, al posto della sintesi unica, una sintesi diversa per ciascun anno:
– la nostra fede in Dio (secondo lo schema del Simbolo)
– la nostra vita in Dio (grazia e sacramenti)
– la nostra vita a Dio (la morale).
La divisione tripartita è motivata da istanze didattiche: si ritiene che
i preadolescenti non siano in grado di afferrare una sintesi che si protrae lungo tre anni di insegnamento, e che al catechista riesca difficile mantenere per un così lungo periodo di tempo un medesimo centro di interesse. In realtà la soluzione austriaca non sfugge al pericolo della giustapposizione delle parti e di una eccessiva analiticità [4].
I programmi italiani di religione per la scuola media del 1963 non fanno altro che assumere una divisione della materia rimasta classica nei catechismi degli ultimi secoli, da quelli della Controriforma fino al catechismo cosiddetto di Pio X. Rimettendo la trattazione dei sacramenti al secondo posto, hanno inteso presentare una visione del mistero cristiano più unitaria e perciò teologicamente meglio fondata.
♦ Una via di mezzo tra le opposte tendenze ci sembra rappresentata dai programmi canadesi per il biennio di scuola dai 12 ai 14 anni. Il programma è biblico (i personaggi e gli avvenimenti principali dell'A.T. nel 1° anno; la persona e l'opera di Gesù nel 2°) , ma la trattazione non resta su un piano puramente oggettivo, impersonale, staccato; essa viene efficacemente connessa con la vita del preadolescente. Perciò si attua nella catechesi un continuo «va e vieni» tra i fatti e parole della Bibbia, ed esperienze, aspirazioni e problemi dei ragazzi.
Questo obiettivo trova poi espressione in un metodo di lavoro avvincente, confortato da splendidi sussidi didattici [5].
Le richieste dei preadolescenti
Nel campo della programmazione pedagogica e catechistica è di vitale importanza non solo ascoltare la voce degli esperti, ma anche quella dei soggetti a cui è rivolta la catechesi, per cogliere le loro esperienze, le stesse difficoltà in cui essi si imbattono nello studio della religione, le eventuali lacune e deficienze dovute a una cattiva didattica. Purtroppo in Italia non disponiamo di ricerche capaci di fornirci una panoramica informata della situazione attuale. Pertanto ci riferiremo unicamente alle ricerche che da alcuni anni abbiamo condotto sia per mezzo di «prove oggettive» sia utilizzando i «questionari di atteggiamento».
Prove oggettive
♦ Le prime indagini risalgono al 1963 e si sono svolte a Roma dove sono stati esaminati con l'ausilio di sei prove oggettive 1.200 alunni delle scuole tenute da religiosi. Successivamente nel 1966 abbiamo condotto una ricerca su 1.700 alunni di prima media, appartenenti a otto città del Piemonte. Infine nel 1967, in collaborazione con l'U.C.D. di Novara abbiamo esteso l'indagine a 14.000 studenti della scuola media delle diocesi di Novara [6]. Il giudizio che è venuto formulandosi nell'esame di questo materiale davvero considerevole, può essere sintetizzato in queste affermazioni:
• Le conoscenze religiose che risultano apprese dagli alunni durante la scuola media non raggiungono il livello di sufficienza comunemente indicato dagli esperti di didattica. Oltre un terzo delle conoscenze attese dalle prove sono ignorate in media dagli alunni. Ora, i ricercatori ritengono che «in conoscenze strumentali o in materia considerata essenziale, il livello medio dovrebbe probabilmente essere del 66%; i 2/3 d'un gruppo normale dovrebbe cioè essere in grado di risolvere esattamente i quesiti» [7]. Ricerche simili alla nostra condotte in Belgio e in Canadà hanno dato risultati considerevolmente superiori a quelli da noi registrati;
• Ciò che è specifico della religione cristiana viene più facilmente ignorato che non quegli elementi che sono in comune con una religiosità naturale. Così, per esempio, le conoscenze dei fatti, dei personaggi, delle parole della Bibbia: il 410/0 dei soggetti della ricerca del 1967 non ricorda neppure il nome di uno dei profeti; solo il 33% conosce «quando si è compiuta la nuova alleanza tra Dio e l'uomo»; il 71% ignora quale sia il sacrificio della nuova alleanza; solo il 46% degli alunni ricorda il grande comandamento dell'amore, ecc. Ugualmente ignorata è la dottrina del Corpo mistico: l'820/0 dimostra di non conoscere questo paragone usato da S. Paolo; solo il 17% sa dire che Gesù è il capo del Corpo mistico, il 10% che lo Spirito Santo è l'anima e il 15% che i battezzati sono le membra;
• L'analisi delle risposte rivela ancora lacune o fraintendimenti dovuti non più a un mancato studio della religione, ma a difficoltà che provengono dallo sviluppo psichico del preadolescente.
Per esempio, la persistenza della logica concreta nell'età degli 11-12 anni rende impervia agli alunni di la media una certa catechesi sulla SS. Trinità e sulla persona del Verbo incarnato. Un verbalismo ancora presente a questa età affiora in diverse risposte in cui appare evidente come molti termini (persona, natura, originale, immortale, ecc.) sono per i ragazzi dei semplici «flatus vocis»: parole vuote senza contenuto. In prima media il senso storico è ancora informe; perciò il ragazzo è incapace di abbracciare una sequenza di fatti troppo lunga (è possibile sintetizzare la «storia della salvezza» a questa età, come sembrano insinuare i programmi?), e l'atteggiamento «fideistico» prevale su una preoccupazione apologetica (il 49% delle risposte a proposito della risurrezione di Gesù).
L'analisi di tutti questi dati pone un grosso interrogativo alla catechesi che si fa tra gli 11 e i 14 anni. Il bilancio deficitario delle conoscenze religiose apprese nella scuola media è da attribuirsi in gran parte alla situazione precaria in cui viene impartito l'insegnamento religioso: tempo insufficiente, insegnanti non sempre ben preparati, scarso interesse dei ragazzi, mancanza di appoggio da parte della scuola e della famiglia. Ma c'è da domandarsi se responsabile non sia anche una errata programmazione catechistica, quanto a mete, contenuti e metodi e non solo della scuola media, ma anche della precedente scuola elementare, e della catechesi che si fa in parrocchia e nelle associazioni.
Questionari di atteggiamento
♦ Un secondo tipo di ricerche da noi realizzato nella scuola media, sono quelle svolte per mezzo di questionari d'atteggiamento che si rivelano più ricchi delle prove oggettive nel ricevere le aspirazioni dei preadolescenti nei confronti dell'insegnamento religioso. Uno di questi questionari è stato somministrato nel 1968 a 500 alunni di terza media a Roma [8]. Si chiedeva loro di fare un piccolo bilancio sull'insegnamento della religione ricevuto in tre anni di scuola media. Ora, se la valutazione degli alunni è largamente positiva (l'89% giudica utile l'insegnamento religioso ricevuto) , tuttavia nelle risposte emergono anche le modifiche che essi si attendono nell'insegnamento della religione. Ciò appare, ad esempio, nella graduatoria ottenuta circa gli argomenti religiosi e morali preferiti.
Argomenti religiosi e morali preferiti da alunni di 3a media
1. Il problema del comportamento tra ragazzi e ragazze: 77% M. e 86°/o F.
2. Il problema del sesso: 74% M. e 73°/o F.
3. Il problema della fame, della guerra, delle sofferenze nel mondo: 66°/o M. e 55°/o F.
4. Le relazioni tra genitori e figli, professori ed alunni: 57°/o M. e 81% F.
5. Il problema dell'origine del mondo e dell'uomo: 51°/o M. e 41°/o F.
6. L'esistenza di Dio: 43°/o M. e 41°/o F.
7. I problemi sollevati dalle scoperte scientifiche: 33%M. e 20°/o F.
8. La missione e le opere della Chiesa nel mondo: 28% M. e F.
9. La vita divina in noi: 25°/o M. e 28°/o F.
10. La figura e l'opera di Gesù Cristo: 25°/o M. e 27°/o F.
11. Il peccato originale e la redenzione: 18°/o M. e 19°/o F.
12. La Chiesa, popolo di Dio: 12% M. e F.
13. La Messa e i sacramenti: 12°/o M. e 8°/o F.
Le scelte qui fatte, trovano conferma nella preferenza data in maniera assoluta al programma della terza media rispetto a quello svolto in prima e seconda.
Gli argomenti che mi hanno maggiormente interessato sono stati proprio quelli di quest'anno, il III, poichè lo abbiamo svolto diverso da quello del I e del II. Mentre negli anni passati parlavamo soltanto della religione, quest'anno abbiamo parlato della religione in campo pratico, per esempio del divorzio, omicidio e suicidio (F 14).
Gli argomenti riguardanti i problemi attuali che la religione deve affrontare, perché è inutile parlare e riparlare di cose che già si sanno, ad esempio: la nascita, la vita e la morte di Gesù; o perlomeno è inutile conoscere il fatto senza approfondirlo, mentre i problemi attuali, cioè dei nostri giorni ci fanno riflettere e ci preparano per quegli ostacoli che noi, come cristiani, dovremo superare nella nostra vita (M 14).
Di argomenti religiosi nessuno, ma di argomenti che trattano i problemi di tutti i giorni sì (F. 15).
È questa una scelta contingente dovuta al fatto che gli alunni si riferiscono a un programma appena svolto, oppure rivela un atteggiamento di fondo nei preadolescenti?
Personalmente mi orienterei verso la seconda alternativa. Il preadolescente, infatti, non è uno «speculativo» che si trovi a suo agio in mezzo ai difficili e fondamentali problemi del dogma cristiano o che sappia gustare una sintesi ben ordinata, completa, organica delle verità cristiane. Egli è immerso nel suo mondo «soggettivo», non molto vasto, in cui assumono importanza e interesse i piccoli problemi del quotidiano: quelli affettivi, i rapporti con i genitori, l'amicizia con i compagni, i successi e gli insuccessi scolastici, lo sport e i divertimenti. Un certo «orizzontalismo» è connaturale al preadolescente, per cui la catechesi non dovrebbe avere mire troppo ambiziose nè allontanarsi molto dal mondo e dalle esperienze dei preadolescenti.
Linee di contenuto per la catechesi dei preadolescenti
Le considerazioni riportate sopra conducono al superamento del programma rigido e astratto a cui è sottoposto l'insegnamento della religione nella scuola media. Ma, come si è detto all'inizio, non è per ora ipotizzabile lo sbocco che avranno sia la ricerca dei centri catechistici sia i lavori per il nuovo catechismo nazionale. Attualmente disponiamo solo degli orientamenti del Documento di base, che sono indubbiamente validi (come sono quelli del cristocentrismo, del riferimento alle fonti, della fedeltà a Dio e all'uomo, ecc.), ma che si riferiscono alla catechesi in generale e non specificamente al nostro settore.
Qui ci limiteremo a proporre le due linee prevalenti nel definire il contenuto della catechesi, quella tradizionale della catechesi – «proclamazione di un messaggio» e quella nuova della catechesi – «interpretazione dell'esistenza».
♦ La linea tradizionale: proclamare un messaggio di salvezza
Chiamiamo «tradizionale» questa linea dal momento che non prendiamo neppure in considerazione la catechesi nozionistica delle formule o degli schematismi di tipo scolastico. La catechesi «proclamazione di un messaggio» si colloca all'interno dell'indirizzo biblico-liturgico, proponendosi di «ridare alle formule le loro radici» (Card. Garrone), e di conferire maggior concretezza e vitalità all'insegnamento della religione.
Lo schema secondo cui procede questo tipo di catechesi, si articola in tre momenti:
• momento storico-dottrinale in cui si cerca di fondere insieme gli aspetti storici, liturgici, ecclesiali e sistematici della rivelazione secondo una linea principale di sviluppo che è data dalla «storia della salvezza»;
• un momento sacramentale, in cui, partendo dalla presenza del popolo di Dio nel mondo («attualizzazione» della storia della salvezza), si studia la sua struttura, la sua missione, il suo sviluppo, la sua vita (sacramenti);
• un momento vitale-personale nel quale tutta la condotta morale viene considerata come risposta all'appello di Dio, collaborazione all'edificazione del suo Regno.
Non è difficile ravvisare in tale sintesi quella tentata dal Catechismo tedesco del 1955 e da alcuni testi italiani per la scuola media, (ad es. «La scoperta del Regno di Dio», L.D.C.). Questi catechismi rappresentano indubbiamente un superamento decisivo delle catechesi nozionistiche e lontane dalle fonti della fede; ma ciò che viene loro rimproverato, è di non essere sufficientemente antropologiche, di non promuovere efficacemente quella integrazione tra fede e vita che è il fine della catechesi. «Invece di annunciare il mistero di Dio come qualcosa che investe l'uomo e lo trasporta in un altro mondo, noi dobbiamo trovare il modo – di fronte ai problemi umani e senza mai abbandonarli – di situarli, di interpretarli alla luce di Cristo (...). La nostra catechesi dunque – come la teologia – è antropologica: essa non parla d'altra realtà che quella dell'uomo amato da Dio in Cristo» [9].
♦ La nuova linea della catechesi: interpretare l'esistenza
Nell'intervista concessa alle «Informations catholiques internationales» D. Giulio Girardi ha espresso con chiarezza la nuova sensibilità presente nella coscienza moderna e, di riflesso, nell'attuale problematica catechetica. «Il movimento centrale ci conduceva un tempo dai valori religiosi ai valori profani; oggi noi tendiamo a rimontare verso una autenticità religiosa a partire da una pienezza umana (...). Una volta noi avvicinavamo l'umano a partire dal religioso, inteso come condizione e mezzo per la realizzazione di quello; ora noi avviciniamo il religioso a partire dall'umano» [10].
Questa tendenza moderna viene registrata d'altronde nello stesso documento della CEI per il nuovo catechismo.
«Non è sempre possibile partire dalla divina rivelazione; anzi, soprattutto in questi nostri tempi, occorre spesso muovere dalle situazioni di vita dei fedeli per disporli gradualmente all'ascolto religioso» (RdC 164).
«Chiunque voglia fare all'uomo d'oggi un discorso su Dio, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell'esporre il messaggio» (RdC 77).
I principi sopra menzionati hanno indubbie risonanze anche per la catechesi dei preadolescenti. Ne elenchiamo alcune, a modo di esemplificazione.
• La catechesi non deve essere un'astratta presentazione della rivelazione, ma del suo significato per l'esistenza umana.
• Tutto ciò che, a partire dalla condizione e dall'esperienza umana, è senza significato per l'uomo, non ha rilevanza per la catechesi. Ora, nella attuale catechesi dei preadolescenti sembra che venga data «rilevanza» a tanti elementi privi di significato per la loro vita: certe distinzioni teologiche a proposito di Cristo e della Trinità, questioni liturgiche e casistica morale che non hanno nulla a che fare con l'esperienza del preadolescente, ecc.
• L'esperienza personale viene assunta a contenuto di catechesi (RdC). La vita non è considerata semplicemente come «testa di ponte» in vista della proclamazione di un messaggio, ma è assunta a tema centrale di tutto l'insegnamento religioso. È interessante al riguardo la posizione di E. Alberich. «Contenuto della catechesi è quindi la realtà umana e mondana illuminata dalla rivelazione, e perciò, in quanto realtà interpretata, fa riferimento a un doppio livello di fonti: a quelle della realtà da interpretare (fonti materiali della catechesi, si potrebbe forse dire) e a quelle della parola interpretativa (fonti formali della catechesi) [11].
Per «fonti materiali» si intende l'esistenza umana, il mondo e la storia, in quanto realtà suscettibili di essere interpretate alla luce del Vangelo; e per «fonti formali» i documenti e le esperienze che manifestano la parola interpretativa della realtà dell'uomo e della storia (incarnata concretamente nella esperienza religiosa di Israele, di Cristo e della Chiesa).
In base a queste considerazioni, come giudicare tante catechesi per preadolescenti in cui la vita è ridotta al rango di semplice «aggancio psicologico»?
• Il linguaggio è intimamente connesso con il contenuto della catechesi: esso non fa che esprimere l'atteggiamento profondo con cui viene trasmessa l'esperienza religiosa, nel nostro caso, dagli adulti alla nuova generazione. Una sua prima qualità è che risulti comprensibile agli uditori; e lo sarà nella misura in cui è capace di assumere la cultura del nostro tempo. I catechisti hanno molto da imparare ascoltando i preadolescenti, lasciando loro la possibilità di esprimersi nella ricerca di gruppo, ricordando infine che molta parte del linguaggio attuale viene veicolato dai mass media e dagli audiovisivi.
♦ A questa nuova linea di catechesi fanno capo alcune realizzazioni recenti: ad es., i volumetti olandesi «Io e gli altri» di P. Bakker e W. Saris tradotti dalla L.D.C., il catechismo canadese per i 12-14 anni («Regard neuf sur un monde neuf», «Regard neuf sur la vie»), il «documento di base» francese per la catechesi degli 11-12 anni. Lo stesso itinerario con cui procede quest'ultimo catechismo, è rivelatore della nuova impostazione:
• la tua esperienza (si parte dalla vita)
• allargamento della tua esperienza (l'educatore aiuta il preadolescente a completare la propria «scoperta»)
• il messaggio cristiano che spiega la tua esperienza.
Ma senza riferirci necessariamente alle esperienze d'oltralpe, potremmo rammentare il nostro così discusso «catechismo dell'Isolotto», e il suo metodo di catechesi: dalla vita - al Vangelo - alla vita. La vita a cui fa riferimento questo catechismo è la fede vissuta dalla propria comunità, di cui i fanciulli fanno esperienza e nella quale devono essere introdotti. Essi sono perciò iniziati alla fede che la comunità cerca di vivere, di comprendere e di esprimere sempre meglio, e secondo un linguaggio che è quello della comunità, dell'ambiente culturale ove i fanciulli vivono, e non quello di un ambiente intellettuale e astratto.
Conclusione
La catechesi «proclamazione di un messaggio» e la catechesi «interpretazione della vita» non vanno tanto contrapposte quanto integrate, pur riconoscendo che si tratta di angolazioni differenti.
La catechesi «interpretazione della vita» lasciata a se stessa, correrebbe il pericolo di «non manifestare sufficientemente la gratuità e la novità dell'amore di Dio nel Cristo Gesù, di non condurre abbastanza alla adorazione, all'azione di grazia davanti alla Trinità, di minimizzare o dimenticare la necessità della fede libera» [12].
La catechesi «proclamazione di un messaggio», affermata in modo esclusivo, cadrebbe facilmente nel biblicismo, nell'indottrinamento, in una «dottrina» cristiana incapace di alimentare una mentalità di fede. Le due linee vanno tenute presenti contemporaneamente nella catechesi: sia l'«interpretazione della vita» perché questo è l'indiscusso punto di partenza soprattutto nella catechesi all'uomo d'oggi, sia la «proclamazione del messaggio» perché la catechesi d'interpretazione non saprebbe dire da sola l'ultima parola. Gli adolescenti, gli adulti, noi tutti abbiamo bisogno di essere salvati dalla Parola che ci è data dal Padre in Cristo Gesù.
NOTE
[1] JH. COLOMB, Au souffle de l'Esprit. Guide du maitre, Paris, C.N.E.R., 1967, pag. 66.
[2] U. GIANETTO, Insegnare o seguire un'esperienza?, «Catechesi», 1969, n. 467, pagg. 2-11; N. SUFFI, Tutte le strade possono portare a Dio, ib., pagg. 12-20.
[3] U. GIANETTO, Il «nuovo» catechismo tedesco (Glauben-leben-handeln), «Orientamenti Pedagogici, 1970, pp. 331-363.
[4] Cfr. L. CSONKA, Il nuovo catechismo austriaco, «Orientamenti Pedagogici», 1961, pp. 105-121; U. GIANETTO, Perché un nuovo catechismo in Italia? VIII. Il catechismo tedesco del 1955 e quello austriaco del 1960, «Catechesi», 1967, n. 359, pagg. 3-14.
[5] OFFICE CATECHISTIQUE PROVINCIAL, Regard neuf sur un monde neuf, Montreal, 1966 (schede e guida per la catechesi dei 12-13 anni); Regard neuf sur la vie, Montreal, 1967 (schede e guida per la catechesi dei 13-14 anni).
[6] R. GIANNATELLI, Prove oggettive di religione per la scuola media, Zürich, PAS Vg., 1966, pag. 168; Controllo oggettivo e conoscenze religiose alla fine della 1a media, «Orientamenti Pedagogici», 1967, pp. 1059-1100; Una diocesi si interroga; a che punto siamo con l'insegnamento della religione? Sondaggio con 14.000 alunni della scuola media inferiore, «Orientamenti Pedagogici», 1968, pp. 1042-1080.
[7] L. CALONGHI, La redazione dei quesiti, «Orientamenti Pedagogici», 1965, pag. 476.
[8] R. GIANNATELLI, Preadolescenti di fronte all'insegnamento della religione. Ricerca preliminare con 500 alunni della terza media, «Orientamenti Pedagogici», 1969, pagg. 73-104.
[9] JH. COLOMB, La catéchèse contestée, «Vérité et vie», 1970, serie 88, n. 631, pag. 9.
[10) I.C.I., l° gennaio 1970, pag. 24.
[11] E. ALBERICH, Le fonti della catechesi, in: Il rinnovamento della catechesi in Italia, «Quaderni di orientamenti Pedagogici», n. 19, Zürich, PAS Vg., 1970, pag. 75.
[12] COLOMB, art. cit., pag. 10.

