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    (NPG 1969-12-89)

    CIVILTÀ DEI CONSUMI

    Canto: Ogni uomo ha il suo prezzo («Salmi» di Giombini)

    1. LA CIVILTÀ DEI CONSUMI E I SUOI IDOLI

    G Ogni epoca ha i suoi idoli, ogni civiltà i suoi totem.

    L II popolo, vedendo che Mosè tardava a discendere dal monte, si radunò intorno ad Aronne e gli disse: «Su, facci un dio che cammini innanzi a noi perché di questo Mosè, l'uomo che ci ha fatto uscire dalla terra di Egitto, non sappiamo cosa sia avvenuto». Aronne rispose: «Togliete gli anelli d'oro che pendono dagli orecchi delle vostre mogli, dei vostri figli, e delle vostre figlie e portateli a me». Tutto il popolo tolse gli anelli d'oro dalle orecchie e li portò ad Aronne, il quale come li ebbe ricevuti dalle loro mani, li fece fondere in una forma e ne modellò un vitello di metallo fuso. E dissero: «Israele, questo è il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra di Egitto «. Vedendo ciò Aronne costruì un altare davanti al vitello e annunciò: «Ormai ci sarà una festa in onore di Jahvè». Il giorno dopo si alzarono di buon mattino, offrirono olocausti, e portarono vittime per sacrifici pacifici; il popolo sedette quindi a mangiare e bere e si diede ai divertimenti (Es 32,1-6).

    (Voci dall'assemblea)
    (diapositive)
    1 Noí abbiamo l'auto e la sua liturgia.
    2 Questa pianta l'ho fatta io.
    3 È qui dove abito io.
    4 Chi siamo, donde veniamo, dove andiamo, non ci interessa: ci danno tutto.
    5 Produrre. Consumare. Produrre. Consumare. Inesorabilmente. Ti persuadono a consumare in fretta per produrre ad un ritmo sempre più vertiginoso. Ti creano sempre nuovi bisogni e ti riducono ad un cliente. Siamo tutti presi nell'ingranaggio del sistema consumista.
    6 Donde vengono contese e liti tra voi? Non forse di qui? Dalle vostre passioni che militano nelle vostre membra? Non avendo, desiderate. Non potendo ottenere, uccidete, invidiate. Combattete e guerreggiate (Giac 4,1-2).
    7 Tutto viene ingoiato dal sistema: anche la protesta. Anche il Natale. È il Natale consumista, delle cassette dei liquori, delle valanghe frenetiche dei regali.

    L Finiremo per inaridirci tutti, per diventare concentrati ambulanti dl formule e di cifre, nella nuova civiltà tecnologica che stiamo costruendo con le nostre mani? Ci sarà ancora posto per l'uomo? Per il dialogo dell'uomo? Per la creatività dell'uomo? Per il destino dell'uomo? Per la persona dell'uomo? Per la dignità dell'uomo?

    Canto: Sento i passi di un fratello («Salmi» di Giombini)

    2. NON CI SONO MERCATI DI AMICI

    G L'uomo che si sente alienato nella fabbrica, quando potrà trovare se stesso? Che stanno diventando la letteratura, l'arte, il cinema, lo sport, per l'uomo?

    (4 lettori)
    1 II mondo è strano, pieno di cose incomprensibili e di muri assurdi. La vita trascina l'uomo in una corsa meccanica, pazza e vuota: alzarsi, tram, 4 ore di ufficio o di fabbrica, mangiare, tram, 4 ore di lavoro, mangiare, dormire e lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato sullo stesso ritmo... C'è infine la sofferenza sotto tutte le sue forme e ultima, in forza delle sanguinanti matematiche che regolano la nostra condizione, la morte, che rende tutto inutile. Non senso. Scandalo. Non si può chiamare patria questa terra spessa, opaca, in cui l'uomo finisce in bocca ad animali ciechi (Camus).
    2 L'uomo oggi è abituato a comperare sui mercati le cose già fatte, ma poiché non ci sono mercati di amici, l'uomo non ha più amici (Saint-Exupéry).
    3 Fame è il mio paese natio nella terra delle passioni. Fame di comunione umana, fame di rettitudine: una comunione costruita sulla rettitudine. realizzata in comunione. Non seguire gli altri per comprarne la comunione, non erigere la legge, la convenzione, invece di vivere la rettitudine. Quale esempio della condizione umana: strofinarsi gli uni gli altri, per creare l'illusione di affinità e di contatto (Hammarskjoeld).
    4 L'uomo moderno soffre della solitudine in cui l'hanno confinato le cose, soffre dell'angoscia di non possedersi più, soffre dei tanti idoli di cui è schiavo. Il lavoro è divenuto una droga contro la solitudine; i libri, le macchine, la folla anonima, surrogati di uomini e appellativo di Dio.

    Canto: Beato chi la notte («Salmi» di Giombini)

    3. IL «CONSUMISMO» QUI, IN MEZZO A NOI
    (conversazione con l'assemblea, alla scoperta di situazioni locali)

    4. CRISTO, L'UOMO LIBERO

    G La logica della abbondanza della civiltà dei consumi in cui siamo inseriti tende a «cosificare» la nostra vita, ci estranea da noi stessi, mortifica i rapporti personali, Chi ci libererà da questo corpo dl morte? il potere critico della ragione ci aiuta, ma non è sufficiente. Cristo è l'uomo «libero» da se stesso e dalle cose, libero per amare. Libero e liberatore.

    L Allora Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito, per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. E il tentatore, avvicinandosi, gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, ordina che questi sassi diventino pane». Egli però rispose: «Sta scritto: non di pane soltanto vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»...
    «Che cosa giova all'uomo d'aver guadagnato il mondo intero, se poi ha perduto se stesso?»... lo sono il buon Pastore e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me ed io conosco il Padre e do la mia vita per le pecore. Nessuno me la toglie, la do da me, liberamente.

    (3 lettori)
    1 O Cristo, uomo libero, è in questa società che tu ci chiami a vivere la nostra avventura umana e cristiana. Abbiamo risposto al comando primordiale di «assoggettare la terra» ed abbiamo iniziato un lento e lungo cammino di liberazione. Oggi, liberati dalla fame di pane e di alfabeto dal progresso tecnico, prendiamo coscienza sempre più vivamente e struggentemente che abbiamo anche fame di responsabilità, fame di partecipazione e decisioni che riguardano il destino comune, fame di rapporti umani da pari a pari, fame di rispetto reciproco, fame di interiorità, fame di amore.
    2 O Signore, noi avvertiamo che il progresso non può saziare la fame che suscita. Se per un verso è sorgente di liberazione, per un altro può diventare forza tremenda di alienazione e di schiavitù, perché ci rinchiude come in una gabbia di stupefacenti forniti dall'abbondanza.
    3 O Cristo, fa' che non diventiamo gli schiavi dei nostri manufatti. Essi ci sollecitano in tutti i sensi, ci saziano, ci riempiono l'esistenza, oppure ci
    svuotano, anemizzano la nostra coscienza. Diventano i nostri idoli, i nostri padroni.

    T Abbiamo bisogno di un «Liberatore».
    che ci liberi dalle nuove schiavitù.
    Tu, o Cristo, sei l'Uomo libero che ci libera.
    Affinché fossimo liberi,
    tu ci hai dato la libertà.
    Concedi a noi, ti preghiamo, di stare saldi
    e di non piegarci di nuovo al giogo della schiavitù
    e di non invocare la libertà quale pretesto per una condotta carnale,
    ma mediante l'amore, di metterci a servizio
    gli uni degli altri e di Dio.

    Canto: Non so proprio come far
    oppure: Diamo a Dio («Salmi» di Giombini).


    T e r z a
    p a g i n A


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