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    (NPG 1968-08/09-92)

    Una pastorale per i non praticanti

    Si è svolto a Parigi, dal 16 al 18 aprile 1968, il 5° Congresso Nazionale dell'Insegnamento Religioso, organizzato dal C.N.E.R. (Centro Nazionale dell'Insegnamento Religioso).
    Erano presenti più di 10.000 partecipanti, animatori della catechesi in Francia (sacerdoti, religiosi e religiose, laici). Non mancavano larghe rappresentanze di altri paesi europei ed extraeuropei.
    Una recente inchiesta dell'I.F.O.P. ha sottolineato che l'82% dei francesi si dichiara di religione cattolica; di essi: il 21% sono praticanti regolari;
    il 61% non praticanti.
    Questo largo arco di non praticanti incontra la Chiesa solo in alcune particolari circostanze della propria vita (matrimoni, battesimi, prime comunioni, funerali).
    Da queste constatazioni – certamente molto generali e facilmente riportabili ad ogni paese di larga maggioranza cattolica – ha preso l'avvio il tema del Congresso:
    Incontro della comunità ecclesiale con i battezzati non praticanti.
    Fin dalle prime battute, l'incontro con i non praticanti ha assunto il volto e il tono di un chiaro rispettoso abbraccio di pace, privo di irenismo ad oltranza e di sufficiente trionfalismo.
    Gli animatori della catechesi di Francia hanno dichiarato di volere:
    – un incontro vero: un dialogo da uomo a uomo: una proposta di fede rispettosa delle singole personalità e libertà;
    – in un linguaggio vero che, senza tradire la fede, la renda però vicina, concreta e comprensibile all'uomo d'oggi.
    È stato frequentemente un coraggioso esame di coscienza riguardo ad atteggiamenti, strutture e preconcetti: la disponibilità ad incontrare l'altro nasce nell'accettazione e nella valutazione di tutto ciò che è positivo nell'altro.
    E frequentemente – affermazione diventata quasi un ritornello che ha ritmato molti interventi – i non praticanti hanno un coraggio di coerenza, una fede viva anche se non strutturata, una apertura alla verità, una completezza umana, sentono l'urgenza di una ricerca e di una scoperta che il cattolico praticante non può misconoscere.
    È stata frequentemente sottolineata la distinzione tra vita sacramentale e vita ecclesiale: la vita sacramentale è ordinariamente manifestazione e realizzazione di vita ecclesiale; ma non necessariamente solo la vita sacramentale adegua la vita ecclesiale. I cristiani non praticanti non accettano (se non saltuariamente) una intensa vita sacramentale. Ma non per questo rifiutano la vita ecclesiale: continuano a chiamarsi cristiani, desiderano che i loro figliuoli siano educati cristianamente (battesimo, prima comunione e professione solenne di fede), incontrano la Chiesa in circostanze speciali (matrimoni, funerali).
    Anzi, succede spesso – si è detto –che i cristiani praticanti riducano la loro vita ecclesiale alla semplice vita sacramentale, accontentandosi di un cristianesimo fatto di riti e di gesti, esteriorizzato e privo di ogni anima interiore, mentre – forse proprio a causa del vuoto esteriorismo cultuale dei praticanti – i non praticanti rifiutano ogni strutturismo per praticare un cristianesimo – almeno allo stato embrionale – intessuto, nella vita, di cose essenziali.
    I giovani – hanno affermato i relatori della tavola rotonda sulla crisi di fede giovanile – non accettano un volto di Cristo «addormentato», adacquato e borghesizzato quale è quello che molti giovani cristiani portano impresso: vogliono un Cristo vivo, di oggi, vicino e incarnato.
    Non vanno a cercare colui che è vivo, tra i morti!
    La pastorale per i non praticanti non potrà quindi essere una pastorale di rifiuto: non li potremo relegare tra i non cristiani: tra i non coerenti, tra quelli che ci auguriamo abbiano il coraggio di saltare definitivamente il fosso della fede.
    La pastorale della Chiesa in dialogo deve diventare un incontro, una ricerca, un'accettazione, anche se questo potrà costare, e ci farà cadere parecchie illusioni.
    È stato affermato: il contatto con i non-praticanti fa cadere la maschera delle nostre soprastrutture e ci lascerà con la brutalità di ciò che siamo veramente.
    L'incontro con i non-praticanti corre parallelo all'incontro Chiesa-mondo: la vita è fatta delle piccole cose di ogni giorno: non è la Chiesa-istituzione che i non-praticanti incontrano... ma sono le piccole cose che formano la vita, vissute e sacramentalizzate dalla Chiesa-istituzione. La Chiesa, per essi, è il modo con cui queste cose sono vissute dalla Chiesa.
    La pastorale dei battezzati non praticanti è quindi una prova per la Chiesa e una speranza, se essa saprà operare in se stessa la conversione necessaria per incontrarli e per accoglierli.
    Prima conversione è la nostra all'ascolto del loro messaggio.
    Noi dobbiamo passare – è stato affermato – dalla colpevolezza alla lucidità. Non si tratta di abdicare a ciò che siamo, entrando con i non-praticanti nell'equivoco, ma nemmeno di essere rigoristi troncando ogni dialogo o chiedendo un ritorno che sconvolga la loro esistenza.
    Dobbiamo poi passare dalla purificazione al rinnovamento, nel coraggio di rivoluzionare, dove è necessario, la nostra pastorale e la presentazione catechistica del messaggio di salvezza.
    Molto spazio è stato dato nel corso del convegno a questo slancio di rinnovamento pastorale e catechistico.
    In questo clima è inquadrata anche la preparazione del nuovo catechismo nazionale francese.
    La testimonianza di fede che i non praticanti richiedono ai praticanti è il credere gioiosamente e totalmente a tutto e solo ciò che è vero di Dio Uno e Trino: ogni concezione magica, strana, infantile di Dio e del cristianesimo è barriera insormontabile per avvicinare alla fede essenziale i non-praticanti: le loro credenze diverranno fede, quando quelle dei praticanti diverranno fede. Il tema del Congresso era appunto: dalle credenze (che spesso rimangono, nel non-praticante, tenaci anche se parziali e incomplete) alla fede (esplicita, matura, purificata). Solo in un secondo momento si farà il passaggio dalla fede alla pratica.
    Questi affrettati rilievi, ricavati dalle affermazioni più significative dei molti oratori del Congresso, indicano, pur nella loro schematicità, il notevole processo di apertura e la grande capacità di dialogo posto nelle prospettive della Chiesa di Francia.
    Il Congresso non è stato certamente una riunione di studio, destinata all'approfondimento di qualche tema specifico, ma soprattutto un incontro di animazione, per sensibilizzare i responsabili della pastorale catechistica francese al grave problema.
    Per questo le riunioni tecniche di studio si alternavano con tavole rotonde su problemi attinenti in cui il contributo comune allo sviluppo del tema nasceva dall'esperienza molteplice anche se contrastante.
    Di notevole valore le visite guidate ad ambienti pastorali di punta: dalla viva voce dei diretti responsabili si coglievano problematiche, urgenze, soluzioni. Innervate con il tema, le celebrazioni liturgiche (riunioni di preghiera, concelebrazioni, celebrazioni della Parola) davano contemporaneamente tono e significato alla giornata e offrivano modello apprezzabilissimo.
    Certamente il 5° Congresso Nazionale dell'Insegnamento Religioso è stato stimolante, ha aperto larghe prospettive alla riflessione personale, ha messo in luce un problema come quello dell'incontro con i battezzati non praticanti dalla cui soluzione nasce la riprova della capacità di dialogo della Chiesa postconciliare.
    (Riccardo Tonelli)

    Comitato per lo studio dei problemi della gioventù

    Pubblichiamo il testo integrale del decreto con cui il Presidente del Consiglio dei Ministri ha costituito un Comitato per lo studio dei problemi relativi alla gioventù. Non possiamo non sottolineare il compiacimento per l'iniziativa che, sebbene preliminare all'instaurazione di una effettiva politica per la gioventù in Italia tuttavia rappresenterà certamente il primo passo verso una rapida soluzione di tale problema e ha concluso, in ogni caso, con una nota di speranza una legislatura che al problema dei giovani sembrava aver dedicato soltanto discorsi e promesse.

    IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

    Ritenuta l'opportunità di costituire un apposito comitato per lo studio dei problemi relativi alla gioventù in materia di educazione extrascolastica, assistenza,
    lavoro, tempo libero, sport e turismo, con particolare riguardo ar coordinamento dell'azione statuale in favore dei giovani e con delineazione di una struttura istituzionale che consenta la compartecipazione, giovanile alla soluzione dei problemi della gioventù;
    Viste le designazioni pervenute dalle amministrazioni, dalle associazioni giovanili e dagli organismi interessati:

    DECRETA

    Art. 1
    È costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un comitato con il compito di studiare i problemi relativi alla gioventù in materia di educazione extrascolastica, assistenza, lavoro, tempo libero, sport e turismo, in vista di un efficace coordinamento dell'azione statuale in favore dei giovani e della delineazione di una struttura istituzionale idonea a consentire la compartecipazione giovanile alla soluzione dei problemi della gioventù e la valorizzazione dell'associazionismo giovanile anche in campo internazionale.

    Art. 2
    Il comitato per i problemi della gioventù è composto come segue:
    Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, presidente;
    Pelosi dott. Walter, rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
    Mochi dott. Marcello, rappresentante del Ministero degli affari esteri;
    Renato dott. Giuseppe, rappresentante del Ministero dell'interno;
    Manca dott. Pietro, rappresentante del Ministero di grazia e giustizia;
    Intreccialagli dott. Antonio, rappresentante del Ministero del bilancio e della programmazione economica;
    Fiorentini dott. Renato, rappresentante del Ministero del tesoro;
    Ristori dott. Mario, rappresentante del Ministero della difesa;
    Lo Gatto dott. Carlo, rappresentante del Ministero della pubblica istruzione;
    Di Virgilio dott. Corrado, rappresentante del Ministero del lavoro e della previdenza sociale;
    Vetere prof. Carlo, rappresentante del Ministero della sanità;
    Del Gaudio dott. Vincenzo, rappresentante del Ministero del turismo e dello spettacolo;
    Bonalumi Gilberto, rappresentante del Movimento giovanile della D.C.;
    Quercini Giulio, rappresentante del Movimento giovanile del P.C.I.;
    Cassola Roberto, rappresentante del Movimento giovanile del P.S.U.;
    Battistuzzi Paolo, rappresentante del Movimento giovanile del P.L.I.;
    Anderson Massimo, rappresentante del Movimento giovanile del M.S.I.;
    Pompei Angelo, rappresentante del Movimento giovanile del P.D.I.U.M.;
    Trulli Giuseppe, rappresentante del Movimento giovanile del P.S.I.U.P.;
    Benigni Carlo, rappresentante del Movimento giovanile del P.R.I.;
    Pallagrossi dott. Luciano, rappresentante della commissione giovanile della C.G.I.L.;
    Chioffi Erminio, rappresentante della commissione giovanile della C.I.S.L.;
    Mucciarelli Giovanni, rappresentante della commissione giovanile della U.I.L;
    Farinati Marta, rappresentante della commissione giovanile dell'A.C.L.I.;
    Napoli Mario, rappresentante dell'U.N.U.R.I.;
    Parisi dott. Arturo, rappresentante della G.I.A.C. (maschile);
    Gallinari Mirella, rappresentante della F.U.C.I. (femminile);
    Moretti Giancarlo, Palladino Stefano, Maffucci Mario, Crispolti dott. Giovanni, Prini prof. Pietro, Tamburrano dott. Giuseppe, Orsello dott. Giampiero, Manca dott. Enrico, Carbonaro prof. Antonio e Cappelli prof. Ildo esperti in problemi giovanili;
    il presidente del C.O.N.I. o un proprio delegato;
    il commissario della G.I. o un proprio delegato;
    il presidente del C.I.V.I.S. o un proprio delegato;
    il commissario dell'E.N.A.L. o un proprio delegato.

    Art. 3
    La segreteria del comitato avrà sede presso il Commissariato per la gioventù italiana - Lungotevere A. Diaz, 20 - Roma.

    Art. 4
    I lavori del comitato dovranno essere portati a termine entro il 31 dicembre 1968 e la relazione conclusiva verrà entro tale data presentata al Presidente del Consiglio dei Ministri.
    Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
    Roma, addì 6 marzo 1968

    MORO


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