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    Dove vanno le convinzioni e le preferenze, le aspirazioni e le attese delle studentesse italiane 1968



    Magda Fiori

    (NPG 1968-11-49)


    La così detta «problematica giovanile» sta diventando un'alluvione, nel terreno cartaceo, a tutti i livelli: c'è chi deplora e chi esalta, chi emette previsioni apocalittiche e chi strumentalizza allegramente il fenomeno a scopo commerciale (scoperto o clandestino).
    Pochi s'impegnano a interrogare seriamente e sistematicamente i giovani, in un tu per tu franco, che dia loro modo di studiarsi lealmente e di esprimersi in piena libertà. Meno ancora sono quelli che si interessano direttamente delle ragazze, particolarmente di un settore tutt'altro che trascurabile del mondo femminile giovane, quello studentesco, che dovrebbe preparare il lievito della società a venire.
    Studi scientifici completi sull'argomento non esistono ancora in Italia, particolarmente nell'ambito femminile. Da ciò l'idea di una indagine sui valori socio-religiosi e morali di un gruppo di giovani studentesse italiane. E sorta alla luce della dichiarazione conciliare «Gravissimum educationis», che ha reso quanto mai urgente l'istanza di rivedere i sistemi educativi tradizionalmente in uso negli ambienti cattolici – e in quelli religiosi particolarmente – per adeguarli (senza introdurre novità rivoluzionarie e nel rispetto di metodi che hanno fatto buona prova nel passato) al diverso contesto socio-culturale in rapida evoluzione, in cui le ragazze d'oggi vivono. «La vera educazione – si legge nel documento – deve promuovere la formazione della persona umana, sia in vista del suo fine ultimo, sia per il bene delle varie società di cui l'uomo è membro e in cui, divenuto adulto, avrà mansioni da svolgere».
    Per aiutare i giovani «a sviluppare armonicamente le loro capacità fisiche, intellettuali e morali e ad acquistare gradualmente un più maturo senso di responsabilità» la dichiarazione conciliare esorta a tener conto del progresso della psicologia, della pedagogia e della didattica» [1]. Perciò l'indagine: – condotta in collaborazione col Prof. Gian Carlo Milanesi del P.A.S. di Roma – parte da un questionario base, riguardante la vita, i suoi ideali, i suoi problemi e lo appoggia con tests psicologici riconosciuti validi [2]. Oggetto dell'inchiesta sono stati: una Scuola Magistrale privata e un Istituto Magistrale statale ligure; un Istituto Magistrale privato e un Corso Steno-dattilo del Veneto nei primi mesi del 1967. La ricerca si vale pure dei risultati raccolti dal Prof. Luigi Deganis in un Istituto Magistrale Statale del Friuli e dal Direttore del Centro d'Orientamento psico-medico-pedagogico di Mogliano Veneto, Prof. Severino De Pieri, in un liceo del Veneto.
    L'età media dei soggetti studiati va dai 15 ai 18 anni; la maggioranza proviene da medio e basso livello socio-culturale e da famiglie non numerose (in media 2-3 figli) e aventi – tranne poche eccezioni – viventi
    i genitori o uno dei genitori. La ricerca ha raggiunto circa 900 studentesse di scuole private e statali dell'Alta Italia.
    Per saggiare ulteriormente il valore delle prove è stata tentata (con successo) un'analisi di tipo clinico individuale su 75 soggetti del campione veneto, dallo psicologo prof. Severino De Pieri. Si tratta, dunque, di un buon campione di studentesse italiane di scuola media superiore, nel periodo della seconda adolescenza, quando, cioè, dovrebbe essere superata la fase cruciale d'instabilità dell'età puberale, e quando l'evoluzione psicologica e morale delle ragazze dovrebbe tendere verso un maggiore equilibrio e avviarsi alla maturazione. Il campione, quindi, pur abbracciando un arco parziale dell'Alta Italia, può essere abbastanza indicativo, sia per il numero dei soggetti raggiunti, sia per l'età e il livello socio-culturale, che possono esser ritenuti l'età e il livello medio delle adolescenti italiane di scuola media superiore 1968.
    L'indagine è stata preceduta da una breve presentazione, fatta classe per classe e volta, sia a motivare la ricerca «capire meglio e quindi meglio aiutare i giovani a risolvere i loro problemi» sia a garantire l'anonimato e il più assoluto riserbo sulle risposte ottenute. La garanzia dell'anonimato e del segreto ha molto contribuito alla spontaneità e genuinità delle risposte. Per questo la riteniamo fondamentale in simili ricerche, anche per rispetto alle particolari sfumature della sensibilità femminile.
    I risultati dell'indagine sono calcolati dagli strumenti elettronici dell'Istituto di Psicologia del P.A.S. di Roma. I dati ottenuti sono stati in seguito elaborati in un ampio studio del Prof. G. C. Milanesi [3], lavoro molto prezioso, sia per la ricchezza delle statistiche che lo documentano, sia per gli interessanti accostamenti a ricerche analoghe, condotte recentemente in Italia e all'estero. Il condensato che presentiamo ha più modeste pretese e si limita a riassumere i rilievi più specificamente femminili dell'indagine, nell'intento di offrire, in questo campo, qualche indicazione, particolarmente alla classe più qualificata degli educatori e delle educatrici, quella che alla formazione umano-cristiana delle ragazze d'oggi ha consacrato con fede soprannaturale, l'intera vita.

    RISULTATI DEL QUESTIONARIO

    Il Questionario [4] si presenta in forma di pieghevole stampato, preceduto da una breve presentazione. Dopo alcune righe, riservate alle informazioni preliminari sul soggetto (età, classe, situazione familiare, residenza – in città o fuori –, appartenenza o no a clubs o associazioni giovanili), seguono dieci gruppi di items, che troviamo in genere ben formulati, tranne il nono, che è risultato alquanto ambiguo, anche a giudizio delle ragazze e di cui, perciò, non si terrà conto.
    I dieci items riguardano: l'atteggiamento di fronte alla vita; una definizione di vita; gli ideali di vita; i problemi della vita giovanile; una scelta della professione; le qualità di un futuro capo-famiglia; una scala di giudizio morale su un gruppo di quindici azioni riprovevoli; argomenti di religione e di vita che il soggetto vorrebbe approfondire; influsso positivo o negativo di vari fattori sulla condotta dei giovani; atteggiamento verso la Chiesa.
    La prima osservazione che emerge dall'esame delle statistiche, riguarda il livello socio-culturale: ne risulta che le ragazze frequentanti le scuole religiose-private, contrariamente a quanto comunemente si pensa, non sono «figlie di papà» se non in numero minimo (5,89 %); la maggioranza proviene da famiglie di medio (42,21 %) e di basso livello socioculturale (48,11 %) gente, comunque – specie nel medio livello – che lavora e maneggia denaro. Questo particolare avrà la sua importanza nelle considerazioni che andremo facendo.
    Il secondo rilievo riguarda l'appartenenza ad associazioni o a gruppi giovanili [5].
    Dall'analisi dei risultati, si nota una netta differenza fra i due gruppi di scuole: tra i soggetti di scuola privata l'associazionismo giovanile appare assai più spiccato, sebbene tenda a diminuire nelle ultime classi. L'esame dei questionari delle singole classi permette una distinzione per tipi di associazione: l'appartenenza a gruppi religiosi tocca le punte più alte, sia nelle scuole private, sia nelle statali, particolarmente nelle prime classi. Ciò potrebbe significare che la tendenza all'associazionismo religioso è sentita spontaneamente dalle adolescenti e non è attribuibile solo ad un particolare ambiente educativo. Quindi riteniamo che il diminuire dell'interesse per i gruppi religiosi col crescere dell'età e della classe, imponga una riflessione: forse la struttura di tali gruppi andrebbe riveduta e resa più articolata, più agile, più consona agli interessi e alle particolari esigenze psicologiche della seconda adolescenza; e il quadro dei valori andrebbe allargato, secondo le prospettive e le direttive del Vaticano II.
    Il gruppo sportivo è pure ben rappresentato in ambedue i tipi di scuola, con vivace interesse per la palla-canestro, la palla-volo, lo schettinaggio, il tennis, specie in alcune scuole.
    Riteniamo positivo questo entusiasmo e ci auguriamo che venga sostenuto. La leggera accentuazione di interesse del campione veneto privato per il gruppo culturale è dovuta all'iniziativa della lettura guidata, dei vari discoforum e cineforum preparati da cicli di lezioni, che le scuole offrono settimanalmente alle ragazze come scelta spontanea nel tempo libero. Ultimamente si è pure tentato un gemellaggio delle classi terminali con le locali G.S. (Gioventù Studentesca) e F.U.C.I. (Federazione Universitari Cattolici Italiani) sia per tali iniziative culturali, (particolarmente i cineforum), sia per attività catechistiche e assistenziali in zone di periferia. Pare che l'esperimento desti interesse e che valga la pena di potenziarlo, proprio come formula educativa di «ponte» fra la teoria della scuola e la pratica della vita.

    1. Atteggiamento di fronte alla vita

    Il questionario presenta una serie di cinque items per sondare l'atteggiamento generale dei soggetti – ottimista o pessimista – di fronte alla vita [6].
    L'instabilità giovanile induce le ragazze a orientarsi di preferenza sulle posizioni intermedie, con notevole convergenza sulla più instabile: «a volte pessimista, a volte ottimista». Si nota una leggera accentuazione pessimistica nelle più mature, e, in particolare nelle studentesse delle classi più agiate.
    Complessivamente, però, esiste una buona tendenza generale all'ottimismo, che supera quasi sempre la tendenza al pessimismo.

    2. Definizioni di vita

    Il questionario presenta varie alternative, proponendo due scelte positive e un rifiuto [7].
    Il convergere delle preferenze delle ragazze sulle concezioni di vita in chiave di dono a Dio e agli altri; in chiave di speranza cristiana in una eternità felice; e in chiave battagliera e di conquista (items h, d, a) pare confermare l'impressione di un prevalere di ottimismo e di impegno nelle ragazze d'oggi, contro l'opinione diffusa – e forse un po' gratuita – che tende ad accentuarne l'indifferenza e l'amarezza.

    3. Ideali di vita

    Il questionario presenta dieci alternative, alcune affini, altre opposte, proponendo un'unica scelta [8].
    I risultati di queste tavole inducono a una constatazione interessante: le adolescenti del nostro campione – particolarmente nella seconda adolescenza – presentano notevole senso di apertura sociale, di solidarietà, di impegno e di disponibilità personale, e tendono decisamente a superare le posizioni borghesi e chiuse di benessere e tranquillità individualistico-familiare, verso mete più altruistiche, dinamiche e generose. Rispetto ai risultati raccolti nel 1961 da P.G. Grasso [9] pare dunque che l'evoluzione si orienti in un senso positivo e veramente giovane.

    4. Problemi di vita

    Il questionario propone alle studentesse dieci problemi di vita: individuale, interpersonale, economica, morale, religiosa, e sociale, invitandole a collocarli in ordine di classifica, dal più assillante al più trascurabile [10].
    Dall'esame delle tavole risulta che il più angustiante di tutti i problemi per le ragazze, nella seconda fase dell'adolescenza, è la propria formazione morale. Così è unanime la valutazione del problema volgarmente economico «far denaro», che tutte relegano in classifica all'ultimo posto. Il problema delle «difficoltà per la purezza» e quello «dell'amore e dei rapporti fra ragazzi e ragazze» è più sentito dalle alunne delle scuole religiose private, forse per la particolare accentuazione che vi riceve nell'ambiente. Per qualche gruppo di studentesse di scuole statali e anche delle più adulte della scuola privata, l'amore e il rapporto fra i due sessi non sono collegati al problema della purezza. Il problema religioso si direbbe più sentito dalle alunne della scuola statale che da quelle della scuola religiosa privata, specialmente nelle ultime classi. L'interesse per le questioni sociali, in contraddizione con la scelta degli ideali di vita fatta precedentemente dalle ragazze, appare generalmente scarso.

    5. Scelta della professione

    Il questionario propone una scelta unica fra un gruppo di dieci professioni aperte alla donna, da quella di casalinga a quelle di attrice, hostess, scienziato, medico, missionaria... [11].
    Dall'esame della tavola appare – e in parte sorprende sebbene sia la meta naturale del loro tipo di scuola – una propensione generale delle adolescenti del nostro campione per la professione d'insegnante.
    Le percentuali di ragazze che scelgono professioni diverse, prese una ad una, rimangono molto al di sotto, ma risultano – ci pare – un'ulteriore conferma della disponibilità delle adolescenti -- specie delle più mature – per le professioni più tipicamente femminili di dedizione e di servizio, anche se talvolta tinte d'idealità e d'avventura, come quella di hostess; o di affermazione di sè e di prestigio come quella di giornalista, medico e scienziato, su cui si accentra, con quella di assistente sociale, la maggioranza delle scelte.
    Nonostante la spiccata preferenza del gruppo interrogato per la professione d'insegnante, è interessante notare che oltre la metà delle ragazze del nostro campione (se si sommano le frequenze di tutte le altre scelte) si orientano verso professioni diverse. Alcune ne danno anche la motivazione: la sfiducia nelle possibilità d'impiego e l'aspirazione a professioni superiori, fra cui notevoli quelle connesse con la specializzazione in Psicologia.

    6. Qualità di un futuro capo-famiglia

    Il questionario propone alle adolescenti dieci qualità di un futuro capofamiglia, ritenute generalmente importanti dalla generazione giovane, proponendo di scegliere le tre che personalmente preferirebbero veder spiccate in lui.
    Dall'esame della tavola XIX [12] risulta una buona concordanza su alcune scelte: la preferenza è data generalmente alla fedeltà, all'intelligenza, alla religione.
    Una buona concordanza esiste anche per la laboriosità, la sicurezza economica, la fermezza. La qualità più trascurata appare la presenza fisica. Meno sentita è l'esigenza di cultura. Rimangono un po' cenerentole pure la modernità d'idee e la tolleranza.

    7. Valori morali

    Il questionario propone di collocare in ordine di classifica una serie di quindici azioni riprovevoli, da quella ritenuta più grave, alla meno grave. La prima costatazione che l'esame della tavola XXI [13] mette in rilievo è l'unanime convergenza del giudizio morale delle adolescenti sul valore e il rispetto della vita: il suicidio, il bombardamento atomico, l'infanticidio e (con minore accentuazione da parte di qualche gruppo, ma ancora sostanzialmente in evidenza) l'omissione del soccorso stradale sono unanimemente condannati come atti di massima gravità morale. Una sensibile convergenza si nota pure nella condanna della bestemmia. Nei riguardi della morale sessuale, l'azione più grave appare loro l'abbandono di una ragazza dopo averla compromessa, cioè – in sostanza –non tanto l'atto in sè, quanto il rifiuto della corresponsabilità. La condanna delle relazioni sessuali pre-matrimoniali è meno netta; leggermente più accentuata la condanna dell'adulterio. I valori sociali, pur con varie sfumature, sono i meno sentiti da tutti i gruppi.

    8. Interesse per alcuni problemi di religione e di vita

    Il questionario propone alle studentesse sette problemi di religione e sette di vita, chiedendo loro di sceglierne tre, che vorrebbero sentire maggiormente trattati a scuola di religione.
    L'esame della tavola XXIII [14] mette subito in risalto la concordanza, già precedentemente notata, fra le tre prime classi di tutto il campione.
    Al limite estremo della fase puberale della prima adolescenza, e immediatamente dopo esserne uscite, tutte, indistintamente, le 900 studentesse raggiunte esprimono con decisione il desiderio di veder chiariti problemi morali in genere e più specificamente quelli sessuali-familiari.
    Altri problemi che vorrebbero sentir trattare di più a scuola di religione sono, in ordine di preferenza: l'esistenza di Dio, il futuro dell'uomo e dell'universo, il male nel mondo e la giustizia sociale, la figura e l'opera di Cristo, la Chiesa.

    10. Atteggiamenti di fronte alla Chiesa

    Il questionario presenta alle studentesse nove atteggiamenti verso la Chiesa, abbastanza comuni nella gioventù d'oggi, proponendo una scelta e un rifiuto.
    La tavola XXVII [15] documenta, innanzi tutto, un netto superamento delle posizioni radicali di anticlericalismo rilevate nel passato (anche recente) tra giovani e ragazze, soprattutto nelle percentuali di rifiuto degli items c) i) che sono alte, particolarmente nelle due scuole statali Friuli e Ligure. La scelta positiva ha una buona convergenza sull'items a) che presenta la Chiesa come «popolo di Dio e Corpo mistico». Seguono immediatamente percentuali che indicano incertezza e instabilità, convergenti all'items b): «La Chiesa per me? A volte niente, a volte tutto». E pure notevole il numero delle non risposte, più alto qui che per gli altri gruppi di items.

    QUALCHE RILIEVO SUI RISULTATI

    I risultati esposti inducono ad alcune riflessioni e suscitano qualche interrogativo. Innanzi tutto l'accentuazione di pessimismo delle più adulte – e particolarmente delle appartenenti alle classi sociali più elevate – si presta ad una duplice interpretazione: l'età più matura consente una visione più realistica della vita; ciò richiede, però, maggiore dinamismo combattivo, e perciò tempestivo allenamento al sacrificio; il pessimismo delle benestanti fa pensare che le condizioni sociali agiate inducano al malumore e alla passività più delle condizioni disagiate, le quali formano di più le ragazze al sacrificio, le aprono maggiormente agli altri e sono stimolo all'attività e alla conquista.
    L'alta percentuale di ragazze che rivelano volontà di apertura e generosa disponibilità agli altri esige basi di fede più solide, altrimenti è esposta al fallimento, o, quanto meno, all'esaurirsi di questa buona carica d'entusiasmo di partenza, che fa bene sperare.
    Una costatazione interessante è questa: le ragazze 1968 – particolarmente nella seconda adolescenza – rivelano notevole senso d'apertura sociale. Questa dote, tuttavia, si presenta a uno stadio piuttosto idealistico-emotivo, non ancora collaudato dalla pratica: occorre allenamento sperimentale per consolidarla.
    Tale collaudo appare ostacolato – particolarmente per le appartenenti a famiglie borghesi agiate – dall'effettiva assenza di senso sociale dell'ambiente in cui si trovano immerse. Da ciò l'apparente incoerenza tra le risposte date ad alcuni gruppi di items e quelle ora rilevate, che, mentre sarebbero dovute risultare una conferma delle generose posizioni di partenza, in effetti sembrano contraddirvi.
    Il desiderio espresso dalle adolescenti interrogate di veder francamente chiariti i problemi della morale sessuale, indica – a nostro modo di vedere – volontà di superamento e d'equilibrio, e non più l'avida curiosità della prima adolescenza. La maggior disinvoltura di qualche gruppo di fronte al tema è ambivalente: o indica più rapido superamento del problema della purezza, o indica un certo conformarsi alla tendenza, oggi diffusa, di una maggiore libertà sessuale, specie per quanto riguarda i rapporti prematrimoniali.
    La scelta della professione e quella delle qualità d'un futuro capo-famiglia documentano – ci pare – un buon orientamento nelle nostre adolescenti e una insospettata maturità, specie nell'unanime sdegno per la prestanza fisica, che è ritenuta generalmente determinante nelle scelte della loro età. E se la particolare accentuazione della fedeltà traduce una sfumatura psicologica spiccatamente femminile, (il bisogno di sicurezza, di stabilità e di protezione), la convergenza delle scelte sulle doti d'intelligenza e di religiosità appare un superamento della mentalità borghese in cui le ragazze d'oggi vivono, verso valori più autentici, di solidità umana e spirituale.
    L'interrogativo sorge per il problema religioso-ecclesiale. Si direbbe che
    l'apertura alla questione religiosa sia molto più vivace per le alunne delle scuole statali che per quelle della scuola religiosa-privata: superamento, indifferenza, o saturazione?
    L'atteggiamento verso la Chiesa oscilla fra posizioni entusiastiche, frutto di concezioni teologicamente esatte, e posizioni d'incertezza e d'instabilità: mobilità adolescenziale o insufficienza di convinzioni concrete per lacune nella catechesi?

    CONCLUSIONE

    Sui risultati delle prove d'appoggio – che non abbiamo avuto modo di studiare a sufficienza, anche per mancanza di calcoli di correlazione –attendiamo l'annunciata seconda parte del lavoro del prof. G.C. Milanesi, cui recherà certamente prezioso apporto l'analisi di tipo clinico individuale, condotta dal prof. S. De Pieri, su 75 soggetti del campione veneto. Si tratta di referti coscienziosi e precisi (verificati e confermati da un colloquio individuale con ciascuna delle 75 ragazze esaminate), che il prof. De Pieri ha messo gentilmente a disposizione del nostro studio – sempre sotto la garanzia dell'anonimato e del più severo riserbo – e che riteniamo molto preziosi e illuminanti.
    Tali risultati potranno essere, eventualmente, oggetto di una prossima sintesi per la nostra rivista. Per ora ci limitiamo a segnalare alcune conclusioni.
    Innanzi tutto, i risultati delle prove e gli altri sondaggi effettuati hanno messo in rilievo – ci pare – aspetti positivi stupendi, che come nota pure il prof. De Pieri, non risultano sufficientemente valorizzati. Esistono, nel fondo delle nostre adolescenti, meravigliose disponibilità sul piano intellettuale non meno che sul piano affettivo e su quello dell'apertura comunitaria e sociale; ottime forze in potenza, che rischiano di disperdersi o d'intristire, se non vengono sviluppate e orientate in senso costruttivo. Per limitarci all'ambito socio-religioso e morale – che è quello della nostra ricerca – molte adolescenti del nostro campione presentano una buona carica di ottimismo e di impegno morale-sociale; sete di verità e di autenticità, desiderio d'equilibrio e d'armonia, tensione verso ideali religiosi e oblativi, ottime disposizioni di ricettività, che come nota Josette Oberwiler [16] «possono servire di punto d'appoggio per avviarle alla scoperta di una religione autentica, la quale non è solo conoscenza: è vita» e sono già la base indispensabile per disporre le nostre adolescenti ad accogliere una verità soprannaturale.
    L'inchiesta ha messo, però, in evidenza, una sensibile frattura fra scuola e realtà, fra religione e vita, causa di tensioni, che nei nostri soggetti vengono spinte, in non pochi casi, al limite dell'ansietà e del nevroticismo, come è segnalato l'analisi del prof. De Pieri. Tale disagio è espresso eloquentemente da due righe, scritte da una diciottenne, in risposta a un quesito, sul questionario dell'orientamento: «Provo difficoltà ad accettare la religione come me l'hanno presentata».
    Si rende, quindi, necessaria, da parte di ogni ambiente educativo, una più viva sensibilità ai segni dei tempi, una più chiara coscienza che il costume culturale in cui viviamo accelera la maturazione affettiva e psico-sessuale delle nostre adolescenti, perciò l'urgenza di una maggiore apertura alla precocità dei loro problemi. Occorre, in una parola, infondere in esse la certezza che la loro evoluzione affettiva è compresa e considerata con simpatia. Questa ci appare la condizione base per aprirle alla confidenza, aiutarle a superare l'emotività e l'insicurezza della loro età immatura e anche per orientarle a Dio e ai valori soprannaturali, in una visione serena, equilibrata e integrale del senso della vita e della meta eterna che ci trascende.
    I due scogli che è veramente urgente superare sono dunque:

    ♦ Quello di una catechesi non sufficientemente adeguata alle adolescenti. Di qui l'istanza di un rinnovamento di contenuti e di metodi tale, che possa avvincere il loro interesse, appagare la loro sete di verità, creare convinzioni e costruire l'atmosfera più adatta per un atto di fede consapevole e personale.
    «Un insegnamento – afferma Josette Oberwiler – che si svolga su un piano astratto, estraneo al linguaggio e all'esperienza del vivere quotidiano, relega le conoscenze in un cantuccio della memoria, dove perdono subito ogni valore vitale, ogni interesse» [17].
    In particolare riteniamo di dover segnalare l'istanza di una catechesi più concreta sul piano morale-sessuale. L'ansia di verità rivelata dalle adolescenti interrogate, nei riguardi di questo settore, nella sua sofferta immediatezza, potrebbe essere il punto d'appoggio per sollevarle dai valori autentici, è vero, ma fortemente suggestionanti, nella loro relatività, ed eccitanti energie (che nei giovani sono ancora immature, tumultuose e incontrollate) in senso veramente disgregatore della personalità, per sollevarle – ripetiamo – da questi stimoli erotici, in cui si trovano sempre più immerse e sempre più indifese, a valori più universali ed eterni. Il cristianesimo non è un ideologia, è vita, e non c'è situazione di vita che la verità di Cristo non possa investire, illuminare e trasfigurare. Se dunque occorre partire dal sesso e dai suoi problemi per evangelizzare la generazione presente, non bisognerà per questo sgomentarsi: visti nel piano di salvezza voluto da Dio, questi problemi si collocano in una dimensione di verità umano-divina che, mentre da una parte li sdrammatizza e li rasserena, dall'altra li nobilita e li impone alla nostra ammirazione e al.nostro rispetto.
    Metodologicamente interessante a questo proposito è sembrato un servizio di Piero Zullino, «Noi siamo i giovani casti», apparso su Epoca il 15 maggio 1966 e rimbalzato da Epoca sul mensile Dimensioni per tutta l'estate 1967. Ci è sembrato interessante, perchè propone una soluzione positiva del problema della purezza: una soluzione in chiave di gioia. Perchè il vero test della purezza è la gioia.
    Presentare alle ragazze la morale in questa chiave, equivale a presentare un Cristianesimo giovane e autentico, vissuto in situazione, e tale da allenarle gradualmente a tradurne in pratica i principi.
    Altra istanza, non meno urgente, è quella di una più concreta catechesi sociale.
    Si rende necessaria – riteniamo – una formula educativa che preveda più frequenti contatti con persone e cose esterne all'ambiente scolastico, più intensi rapporti interpersonali e scambi culturali, che aiutino le adolescenti a uscire dal loro mondo limitato e individualistico, arricchendole e iniziandole ai compiti futuri.
    Come è indispensabile una catechesi ecclesiale più viva e convincente: far penetrare in una studente la persuasione che la Chiesa è qualcosa di vivo, di operante, di umano e divino insieme, che è una realtà attuale, piena di freschezza e dinamismo, ricca di apertura e di possibilità, equivale non solo ad offrirle una direzione verso cui incanalare le prorompenti forze della sua età, ma anche a immettere nella Chiesa un'ondata di energie nuove, ricche di freschezza e di iniziativa, che potranno contribuire efficacemente a darle quel volto giovanile «senza macchia e senza ruga» che le nostre ragazze hanno dichiarato di attendere dal Concilio Vaticano II, e che dovrà essere il suo volto definitivo.

    ♦ Il secondo scoglio da superare è quello dell'impreparazione, (in qualche caso si dovrebbe dire l'insicurezza, il non raggiunto equilibrio affettivo-emotivo) del personale educativo, unita a una certa – per così dire – «psicosi dei programmi e degli esami» per sostenere il prestigio della scuola, per cui si rischia di perder di vista la vera meta educativa che la scuola si propone, cioè la formazione di personalità ben strutturate, le quali, proprio perché iniziate gradualmente al retto uso della libertà, saranno capaci domani di prendersi le proprie responsabilità personali e sociali.
    A questo scopo ci pare di poter affermare che un'evoluzione metodologica s'imponga e s'imponga con una certa urgenza, per non rischiare che la rapidità del ritmo evolutivo [18] delle giovani studentesse, verso valori diversi da quelli della generazione precedente, trovi il personale e l'ambiente educativo inadeguati, stagnanti e inefficaci.

    Per concludere, la ricerca conferma la fiducia che abbiamo sempre avuto nelle adolescenti, la simpatia e l'attesa con cui guardiamo il loro espandersi e il loro maturare alla vita [19].
    Siamo loro riconoscenti della franchezza e della fiducia, con le quali hanno risposto agli interrogativi proposti, e abbiamo la netta impressione, che, nonostante le intemperanze e le contraddizioni dell'età, nonostante i lati d'ombra e le lacune di carattere che esse possono presentare, le nostre adolescenti sono anche oggi una ragione di speranza.

    NOTE

    [1] Concilio Ecumenico Vaticano II. - Ancora - Milano, 1966, pag. 346.
    [2] Cfr. Gerard Lutte - Orientamento scolastico e professionale - P.A.S. Verlag Ziirich, 1965. Si tratta di una batteria di tests ideati per la ricerca del quoziente d'intelligenza l'Otis Quick-scoring Beta test (nell'adattamento di Calonghi e Baronchelli) nelle due gamme A e B, e il D/48. E l'I.S.D.P. per l'indagine sulla personalità.
    [3] G.C. Milanesi-F. Fiori - Ideali, problemi e atteggiamenti di 900 studentesse italiane – in Orientamenti Pedagogici, n. 4, agosto 1967.
    [4] Si ispira al Questionario formulato da P. Giov. Grasso in - I giovani stanno cambiando - Ziirich P.A.S. Verlag, 1963, pag. 75 - Diversi items sono identici.
    [5] Cfr. Le statistiche in: G.C. Milanesi-M. Fiori - lav. cit. tav. VI - pag. 808.
    [6] Cfr. statistica in Orientamento Pedag. n. cit. tav. VIII - pag. 815.
    [7] Cfr. Tav. IX, X, XI, XII, in Orient. Ped. cit. pagg. 819 e segg.
    [8] Cfr. Tav. XIII-XIV - pagg. 830-31-34:
    [9] P.G. Grasso- Cfr. I giovani stanno cambiando - cit.
    [10] Cfr. Tav. XV-XVI, pagg. 838-39 e 841 in Orient. Ped. cit.
    [11] Cfr. Tav. XVII, pag. 847 di Orient. cit.
    [12] Cfr. Orientam. Pedag. cit., pag. 852.
    [13] Cfr. Orientam. Ped. cit., pag. 858.
    [14] Cfr. Orientam. cit., pag. 864-65.
    [15] Cfr. Orientam. Pedag. cit., pag. 874-75.
    [16] Josette Oberwiler - La Physionomie Religieuse de le grande adolescente - Edit., Universitaire, Fribourg - Suisse, 1964.
    [17] Op. cit. pag. 55.
    [18] P. G. Grasso - Livellamento e transizionalità nel quadro giovanile dei valori - in Orietam. Ped. VIII, 6, 1961.
    [19] P. G. Grasso - Personalità giovanile in transizione - Ziirich - P.A.S. Verlag -1967.


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