Una storia da abitare
Identità narrativa, adolescenza ed educazione alla fede: tre studi

Questi tre studi nascono da una convinzione e da una domanda. La convinzione è che educare alla fede gli adolescenti non significhi trasmettere informazioni né proporre ideali, ma mettere in dialogo due racconti: quello che un ragazzo sta componendo di sé, spesso senza saperlo, e quello di Gesù, che la fede cristiana presenta come una storia che precede, accompagna e chiama ogni storia umana. La domanda è come questo accada in concreto: che cosa significhi, per un quindicenne, possedere una storia; chi la racconti; con quali materiali si componga; in che senso la storia di un Altro possa diventare la sua senza annullarla; che cosa possa fare, e che cosa debba evitare, chi lo accompagna.
Lo strumento che regge l'insieme è l'identità narrativa di Paul Ricoeur: l'idea che il «chi» di una persona non si definisca ma si racconti, e che una vita diventi umana nella misura in cui riesce a essere raccolta in una storia riconoscibile da sé e dagli altri. Lo assumiamo per due ragioni: antropologica, perché risponde al bisogno di unità e orientamento di giovani che vivono tra ambienti e linguaggi frammentati; teologica, perché la fede biblica è fin dall'origine una fede che si dice raccontando, e il suo centro è una persona la cui identità i vangeli consegnano in forma di storia.
I tre studi formano un unico percorso, ma ciascuno può essere letto da solo: il primo, antropologico e fenomenologico, spiega che cosa sia l'identità narrativa e come un adolescente costruisca la propria; il secondo, teologico, si chiede in che modo la storia di Gesù tocchi quella del giovane, con uno spazio specifico al perdono, al dubbio, agli idoli e alla tradizione narrativa di don Bosco; il terzo, pedagogico e pastorale, traduce il tutto in itinerario: esperienze, modi di aiutare a narrare, atteggiamenti dell'educatore, strumenti, cautele e criteri di verifica. L'ordine è quello di un movimento: comprendere, fondare, agire.
Dichiariamo fin dall'inizio ciò che questa proposta non è: non è una tecnica da applicare a tutti allo stesso modo, non è un obbligo di confidenza, né una terapia, né un mezzo per condurre alla fede chi non la cerca. È un modo di guardare il giovane e di accompagnarlo, che educatori, catechisti, animatori, insegnanti e genitori potranno adattare con discernimento ai propri contesti.
Primo studio
«Chi sono, se cambio?»
L'identità narrativa e la storia dell'adolescente
Secondo studio
«Una storia che mi precede»
La storia di Gesù e la storia del giovane
Terzo studio
«Camminare accanto»
Un itinerario per accompagnare gli adolescenti a narrarsi

