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Un doppio processo in quattro tappe

1. L'inizio di

un doppio processo

«Cristo e l'adultera» di Vasilj Polenov

Note estetico-spirituali di Maria Rattà

 

Presentiamo il tema evangelico «Cristo e l’adultera» nell’arte attraverso un viaggio tra epoche e artisti diversi.
Il racconto giovanneo si presta a una rilettura in quattro tappe, attraverso differenti opere d'arte che descrivono il "doppio processo" intentato da scribi e farisei ai danni dell'adultera  (prima tappa) e di Gesù (seconda tappa). Ma Cristo, mettendo a nudo i segreti degli accusatori e chiamandoli ad esercitare una giustizia superiore (terza tappa), farà concludere con un lieto fine il dramma della donna, assolvendola dal suo peccato e invitandola a cambiare vita (quarta tappa).
Le quattro puntate saranno le seguenti:
1. L'INIZIO DI UN DOPPIO PROCESSO («Cristo e l'adultera» di Vasilj Polenov)
2. LA LEGGE CONTRO GESÙ O GESÙ CONTRO LA LEGGE? («Cristo e l'adultera di Girolamo Brusaferro)
3. LA FORZA LAPIDARIA DELLA VERITÀ («Cristo e l'adultera» di Brueghel il Vecchio)
4. PERDONARE DI VERO CUORE («Cristo e l'adultera» di Enrico Barberi)

In questa prima puntata sarà analizzato il dipinto di Vasilj Polenov, pittore russo (1844-1927), orientato alla descrizione di un Gesù "storico". Il suo «Cristo e l'adultera» si presta a un'analisi della prima tappa della narrazione evangelica, ossia la presentazione dell'imputata a Cristo, il "giudice" (che poi diverrà anch'Egli imputato) chiamato in causa da scribi e farisei.

 

Polenov

«Bisogna leggere l’episodio dell’adultera nel Vangelo di Giovanni per capire che cos’è il genio della sceneggiatura, per imparare come si fa a tagliare per campi narrativi efficaci ed essenziali, senza incertezze, senza sbavature, un fatto drammatico ad alta densità emotiva.
In poco più di cento parole, senza un aggettivo di troppo, anzi, senza un aggettivo, nulla concedendo alla curiosità (com’era la donna? Era bella, era giovane? E il suo amante chi era? Come hanno fatto a sorprenderli?) l’evangelista svolge e governa una articolata pluralità di situazioni, di emozioni.
Prima c’è il tumulto e il clamore dello scandalo; la donna portata a giudizio, prigioniera dei miliziani che l’hanno arrestata, circondata dalla morbosa cattiveria delle gente. Poi l’assalto verbale dei farisei che vogliono incastrare Gesù. Infine al centro del racconto (e pare di avvertire il silenzio che si è fatto sulla piazza) le parole misteriose che Cristo scrive col dito nella polvere; parole che nessuno ha capito e che neppure l’evangelista conosce.
Da ultimo, la sceneggiatura vede i farisei allontanarsi in rapida dissolvenza a uno a uno, a cominciare dai più vecchi e dunque dai più carichi di peccati e di rimorsi, per concludersi con il perdono, il perdono senza riserve, il perdono come gratuita compassionevole misericordia e balsamo dell’anima».
(Antonio Paolucci)

 

1. L’INIZIO DI UN DOPPIO PROCESSO

«Gesù al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio la posero in mezzo e gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio”».
(Gv 8, 1-4)

polenov details 

Vasily Polenov [1] descrive la scena evangelica con estremo realismo e in tutta la sua crudezza, realizzando un’opera dalle dimensioni gigantesche (325 × 611 cm), considerata da molti il suo capolavoro. 

UN PROCESSO AVVIATO ALL’ALBA

Il corteo accusatorio

Polenov details 2Gesù sta insegnando - avvolto dalla tenue luce del primo mattino - nel cortile del Tempio. È attorniato da un gruppetto di gente e la scena ha un che di intimo e familiare: «Gesù è lì per “tutto il popolo” ed insegna con calma, non in piedi pronto per andarsene» [2]. Qualcosa, però, lo costringe a interrompersi: un corteo vociante di scribi e farisei è giunto sul posto, trascinando al suo cospetto - con la forza - una donna. Questo misterioso personaggio femminile dallo sguardo impaurito è tenuto ben stretto da alcuni uomini, e punta i piedi sul suolo, mentre il corpo, totalmente irrigidito - come stretto in una morsa esteriore e interiore -  ricade leggermente all’indietro. È evidente che sta opponendo resistenza. Dal corteo, parato in processione, spuntano delle braccia levate in alto; qualcuno brandisce delle verghe, qualcun altro prorompe in roboanti acclamazioni. Al passaggio di questo stuolo imponente e facinoroso di gente il terriccio più fine si libra dal suolo. L’atmosfera si surriscalda: sta per essere sollevato un gran polverone.

La presentazione dell’imputata

Due uomini - probabilmente i più anziani - si sono avvicinati a Gesù. Uno di essi gli presenta, ergendolo a giudice di un caso delicato, l’imputata di quello che può considerarsi un vero e proprio “processo”: la donna condotta fino a lui è stata colta in flagrante adulterio. Ogni ebreo sa quello che prevede la Legge in casi simili, così, la furia zelante di questi "pii osservanti" e conoscitori dei precetti religiosi è ben sottolineata dai loro gesti. Il portavoce del gruppo - un uomo arso di zelo e dall’aspetto severo, intransigente, imperioso - tende le braccia: punta l’indice della mano sinistra contro la donna, e quella della destra contro il suolo, eloquente rimando alla lapidazione. Dietro di lui spuntano due braccia. Un altro uomo, con la foga dipinta sul volto e nei gesti, mostra a Gesù la pietra che tiene in mano, lo "strumento" dell'applicazione della Legge.

Polenov details 3

L’adultera rimane ferma, a pochi passi di distanza, nel suo tentativo di strenua resistenza. Polenov coglie l’aspetto “violento”, irruento e distruttivo della scena, violenza che diventa il vero motore di questi uomini che hanno letteralmente trascinato la peccatrice davanti a Gesù, infervorati dai loro sentimenti negativi mascherati di buone intenzioni.

INTERPELLATI DAL QUADRO

Un dramma quotidiano

Interessante, sul piano artistico, è la cura dei dettagli, i quali sottolineano la veridicità della scena, collocandola all’interno del suo contesto socio-culturale. Dettagli che vanno dai ciuffi di erba che trasbordano dalle mura del Tempio, fino al fariseo col bastone; dall’uomo che, in groppa al suo asino, si volge a guardare la scena, fino all’ammalato che giace sulla scalinata del Tempio; dalla donna, qualche gradino più su, che si ferma per osservare, anche lei attirata dalle grida della folla e dal tono minaccioso dell’uomo che interloquisce con Gesù, fino agli altri personaggi all’interno delle mura, che continuano imperturbati a svolgere le proprie attività.

 polenov details 4

Questo realismo contribuisce a sottolineare quanto il peccato e la condanna degli altri siano un dramma “quotidiano”, in una duplice accezione: dramma dal quale nessuna realtà (neppure il mondo della fede) e nessuna epoca sono esentati; dramma che si consuma ogni giorno sotto gli occhi di tutti o di molti, nella propria esistenza o in quella del prossimo.
La storia dell’adultera si coglie allora come “vita tra vite”, in un gioco di intersezioni umane, spirituali, psicologiche e affettive che chiamano in causa non solo i diretti interessati, ma anche altri personaggi, dall’uomo sul suo asino, alla donna sulla scalinata. Nessuno può “lavarsene le mani”: ciascuno, in una certa misura, ne diviene partecipe, ne è coinvolto, se non altro come spettatore chiamato ad associarsi interiormente agli accusatori o ai difensori.
Questo dramma apre una finestra sulla vita e sugli errori dell’altro, traccia la strada per la riflessione interiore su ciò che sono il peccato e la giustizia; getta un ponte per costruire (o non costruire) gesti di possibile comprensione e vicinanza.
Non si può rimanere a guardare. Il peccato dell’altro chiama in causa ogni uomo, perché esige una risposta, che può essere di condanna oppure di comprensione e alla fine di perdono; perché richiede la consapevolezza di essere stati tutti “perdonati per primi” in Cristo e di dover essere misericordiosi come il Padre, nello stile di Gesù, quello stile, quel modus che Egli manifesterà nei confronti dell’adultera.

Un Uomo mite

Polenov descrive un Gesù mite, non infastidito per essere stato interrotto e neppure agitato per quanto sta accadendo. Un Gesù che Polenov details 5non si lascia "sconvolgere" negativamente dalla concitazione degli scribi e dei farisei, e neppure dall’irrequietezza trattenuta della donna. Il Gesù di Polenov è un Uomo che non si scandalizza davanti alla peccatrice, perché è proprio per i malati e per i peccatori che Egli è venuto, al fine di sanarli, guarirli... non per condannarli (cfr. Mt 9,12-13). Scribi e farisei, al contrario, non solo si scandalizzano della donna, ma anche di Dio, nella persona di Gesù che ai loro occhi appare "scandaloso" proprio perché annunciatore una Buona Novella che essi non riescono a comprendere. Sono infatti troppo induriti nel cuore. Così, non soltanto mettono sotto processo la donna, ma addirittura il Figlio di Dio. Ma Gesù si dimostrerà superiore a ogni tumulto delle passioni umane. Alla fretta omicida del corteo accusatorio opporrà - come già sta facendo - una calma così sovrumana da infastidire i suoi oppositori, che ancora di più lo incalzeranno affinché risolva questo "delicato" caso di coscienza e di Legge. Al fruitore dell'opera, Polenov offre un coinvolgimento emotivo nella dimensione umana e spirituale del dramma di questa donna adultera, immortalata per l'eternità non solo dal Vangelo, ma anche dai più grandi artisti di ogni epoca. È quel coinvolgimento che sembrano manifestare anche i discepoli di Cristo, colti con espressioni diverse dipinte sul volto. E lo spettatore da che parte sta? Qual è il ruolo che il credente assume davanti al dramma del peccato altrui?

 

NOTE

[1] Nato in una famiglia nobile, Vasily Polenov (1844-1927) eredita dai genitori la passione per l’archeologia e la pittura. Porta avanti, contemporaneamente, gli studi di Legge e quelli artistici, optando, infine, per la carriera di pittore, pur completando gli studi di Giurisprudenza.
Si dedica alla pittura di genere, a quella storica e alla ritrattistica, ma spazia anche sui temi religiosi, vincendo due medaglie d’oro, una per «Giobbe e i suoi amici», l’altra per «Cristo risuscita la figlia di Giario». La sua produzione si pone in quel filone che contribuisce a dare - mai come prima - un ruolo di spicco, nell’arte russa della seconda metà del XIX secolo, alle rappresentazioni di Gesù.
Si tratta di una corrente che vuole presentare un Cristo “realistico”, in cui gli uomini possano trovare «un alter ego, un essere umano che rassomigliasse a loro». Così gli artisti concepiscono «un Redentore i cui dolori o lotte interiori, riflettessero le loro» (Walther K. Lang , The "Atheism" of Jesus in Russian Art: Representations of Christ by Ivan Kramskoy, Vasily Polenov, and Nikolai Ghe, Sito Internet della rivista Nineteenth-Century Art Worldwide http://www.19thc-artworldwide.org/autumn03/73-autumn03/autumn03article/272-the-qatheismq-of-jesus-in-russian-art-representations-of-christ-by-ivan-nikolevich-kramskoy-vasily-polenov-and-nikolai-ghe ). Sulla scia di Ivanov - altro artista russo - Polenov si prefigge l'obiettivo di «creare non un Cristo che sta per arrivare, ma un Cristo che è già venuto nel mondo, che sta già percorrendo la sua strada fra la gente» (Christ and the Adulteress - Who is without sin?, Sito Internet del Russian Museum Augmented reality, http://rmgallery.ru/en/648). Tuttavia, l'opera di Polenov viene realizzata al di fuori di specifiche commissioni. L'artista è infatti scettico nei confronti della «cosiddetta cristianità» - che a suo avviso «ha poco a che fare con l’etica di Gesù» (Walther K. Lang, Ult. cit.). Per realizzare le sue opere  egli si reca per ben due volte in Palestina, al fine di studiarne il paesaggio, l’architettura e i personaggi del luogo. Scrive anche un’opera letteraria, «Gesù di Galilea», «un’edizione linguisticamente semplificata di brani dai quattro Vangeli» (Ibidem).
La realizzazione di «Cristo e l’adultera» (oggi conservato nel Museo Russo di San Pietroburgo) si snoderà per ben quattordici anni: cominciata nel 1873 (con la creazione dei primi schizzi preparatori) la tela sarà pronta solo nel 1887. Sebbene ispirata a «L’adultera» di Siemiradzki, quella di Polenov «si prefigge lo scopo di raggiungere una rappresentazione realistica di Cristo. Polenov lo dipinge come un autentico Orientale. In questo egli intende enfatizzare l’umanità di Gesù. Polenov voleva ritrarre la realtà storica di Gesù». Per questo motivo si era recato in Egitto, Palestina, Siria e Grecia negli anni 1881-1882, trascorrendo poi l'inverno del 1883/84 a Roma, occupandosi soprattutto degli studi dell'architettura e del paesaggio. Il quadro riscuoterà successo a corte: sarà  acquistato dallo zar Alessandro III, direttamente dalla quindicesima Esibizione di Peredvizniki del 1887, in occasione della quale l'opera verrà presentata per la prima volta. L'Esibizione deriva il suo nome dal gruppo di artisti - "i Quattordici" - che vi espone le proprie opere, ponendosi in aperta opposizione con le posizioni conservatrici dell'Accademia d'Arte, perseguendo l'intento "realista" di cui si sono già esposte alcune linee nelle righe precedenti. Tuttavia, a dispetto dell'importanza dell'acquirente, il quadro di Polenov aveva suscitato fin dall'inizio i pareri avversi della critica. Inizialmente era stato addirittura rifiutato il titolo originario proposto dall'artista, «Chi è senza peccato?», a favore del più tradizionale «Cristo e l'adultera», titolo che, nella versione russa, diventa - letteralmente - «Cristo e la Peccatrice». Subito dopo l'apertura dell'Esposizione era stata prescritta la rimozione della tela. In occasione di una visita privata, pochi giorni dopo l'accaduto, lo Zar aveva avuto modo di visionare la tela e di acquistarla, evitando così a Polenov i feroci attacchi che gli altri membri del gruppo di Peredvizniki avevano precedentemente subito. Ciononostante, il suo «Cristo e l'adultera» scatenerà un vivace dibattito, per l'estremo realismo archeologico e l'attenzione all'etnografia della società giudaica ai tempi di Gesù. Oggetto di critica saranno anche altri dettagli, come la scelta di collocare la scena fuori dal tempio, e la resa "anonima" di Gesù, che pur essendo visibile tra i personaggi seduti, non ha nulla che lo distingua dagli altri. In particolar modo, i detrattori di Polenov deploreranno l'assenza del copricapo bianco, che tuttavia lo stesso autore pare avesse eliminato (solo qualche giorno prima dall'esposizione) dalla tela, semplicemente per l'insistenza di sua madre. In opere successive, come «Sul lago di Tiberiade», il dettaglio tornerà a comparire. Il problema della critica è essenzialmente riducibile a una questione iconografica: un Cristo privo degli elementi che lo identificano, che lo rendono riconoscibile, non è più Cristo. Inoltre la questione assumerà anche una valenza religiosa: un'iconografia non canonica avrebbe rappresentato una forma di «blasfemia pittorica» e verrà definita da un critico «un'offesa ai sentimenti religiosi della maggior parte degli osservatori» dell'opera (Jefferson J. A. Gatrall, Douglas Greenfiel, After Icons: the Russian Icon and modernity, The Pennsylvania State University Press, 2010, p. 160).

[2] Scheda sulla V Domenica di Quaresima, Sito Internet di Mons. Nunzio Galantino, http://www.nunziogalantino.it/wp-content/uploads/2016/03/V-Domenica-Quaresima_Anno-C_13-marzo-2016.pdf


BIBLIOGRAFIA DEGLI ALTRI SITI E TESTI CONSULTATI

Vasily Dmitrievich Polenov (1844-1927), Sito Internet “Professional Artists of St. Petersburg”. http://petroart.ru/en/art/p/polenov/main.php

Biografia del pittore in http://vasily-polenov.ru/

Vasiliy Polenov, Sito Olga’s Gallery
http://www.abcgallery.com/P/polenov/polenovbio.html

Jefferson J. A. Gatrall, Douglas Greenfiel, After Icons: the Russian Icon and modernity, The Pennsylvania State University Press, 2010, pp. 158-160.

Mara Vorhess, San Pietroburgo. Guida città, EDT, 2008 p. 55.

 

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