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    I bisogni espressivi delle nuove generazioni sfida all’educazione



    Caterina Cangià

    (NPG 1999-03-29)


    Ogni suono, ogni grido è già una musica che esprime le tendenze degli esseri, il loro dinamismo segreto, ossia, per generalizzazione o per metafora, il loro amore.
    (Sertillanges)

    Un antico amuleto egizio, la colonna di papiro, ha la forma di un gambo al quale è delicatamente sospesa una gemma. Il valore ideografico dell’oggetto conduce ai significati: «verde, fresco, vigoroso». Viene da commentare che il papiro «si esprime» nella gemma che ne firma la vitalità.
    Parto da quest’immagine per organizzare il mio discorrere su alcune possibili risposte da offrire ai bisogni espressivi delle nuove generazioni. Stando sul versante che mi compete, quello cioè dell’educazione dal taglio preventivo mirata a interlocutori di età compresa tra gli undici e i sedici anni, definisco i termini esprimere/esprimersi, poi, come controcanto ad alcune conclusioni emerse da uno studio di Vettorato e Mion [1] percorro quattro spartiti che stimolano e celebrano l’espressione nei ragazzi e dei ragazzi.
    Dal latino expressus, participio passato di exprimere, tirare fuori, l’elemento sempre presente nella definizione è: manifestare, significare e rendere sensibile. Ciò avviene attraverso la parola, il movimento, lo sguardo, l’azione, l’arte e la musica. Quanto viene espresso è il pensiero, gli affetti e qualsiasi altra cosa esiste all’interno di noi. Una seconda accezione presenta expressus legato a sucus, liquore, estratto, essenza. Esprimere significa perciò anche tirare fuori l’essenza, il meglio di sé. Parlando di bisogno espressivo intendo riferirmi, in queste pagine, alla necessità di «tirarsi fuori». Di questo, le nuove generazioni, oggi, hanno fame. Riuscire a «tirarsi fuori» implica prima di ogni altra cosa possedersi e avere qualcuno a cui dirsi e poi conoscere i percorsi più gratificanti e acclarati per farlo. Presento alcune riflessioni orientate alla conquista della musica assaporata e prodotta, poche indicazioni per la pratica della danza/espressione corporea creativa e un fascio di riflessioni in riferimento all’appropriazione di valori legati all’arte drammatica. Una caratteristica comune ai percorsi che racconto è la presenza delle nuove tecnologie.

    Esprimersi. Perché e per chi

    Sono sempre rimasta colpita dal modo con il quale i ragazzi possono ri-crearsi in un ambiente ricco di stimoli e da come la ri-creazione dipenda sia da ciò che viene loro proposto che dall’incontro con un «Tu». L’aver inoltre vissuto a confronto con altre culture, occidentali e orientali, mi ha permesso di constatare che esistono due modi di educare, di pensare e di apprendere; uno, intellettuale ed astratto, legato alla mente; l’altro, orientato all’esperienza di tutto il corpo e della mente. Tentare la riunificazione di questi due modi è stato ed è per me un impegno. Quanto propongo da queste pagine è perciò frutto di un vissuto. Una terza convinzione che desidero richiamare proviene dal versante psicologico. Si può esprimere, in totalità e pienezza, solo la personalità che ha raggiunto il «Sé». La personalità centrata sul «Me», dipendente cioè dalla situazione normativa esterna, dall’approvazione degli altri e dal rinforzo sociale e la personalità organizzata attorno al fulcro dell’»Io», tendente all’affermatività, al dominio e alla competizione, non sono capaci di esprimersi in modo creativo e autentico.[2]
    Il «Sé» si forma e comincia a sbocciare soltanto dall’esperienza forte di scambio, attraverso il riconoscimento del proprio limite e della propria unicità e si esprime quando c’è un «Tu» a cui dirsi. Per Buber, filosofo dell’incontro e del dialogo, all’origine dell’educazione c’è lo stupore per la parola che il giovane interlocutore avverte istintivamente rivolta a sé in quanto essere unico. Sa, a livelli non espressi, di essere il «Tu» per un «Io-educatore» che comunica e, reciprocamente, si pone come «Io» che indirizza necessità e domande all’attenzione e alla competenza del «Tu-educatore». La magia del sentirsi interlocutore unico segue alla magia dello sguardo che accetta, ama e accoglie.
    Caricarmi di un’autentica, costante e leggibile amorevolezza è per me la traduzione quotidiana del pormi in dimensione personalista e dialogica nei confronti dei ragazzi-interlocutori sui percorsi dell’educazione. Credo nell’adulto-educatore appassionato a ciò che fa; credo nell’educatore-professionista che insegna per «emanazione» e solo per ciò che è e per come si pone di fronte alle cose e alla vita, per come sta con i suoi ragazzi. Per quanto li ama.

    Possedersi per esprimersi

    Nella relazione citata di Vettorato e Mion emerge come una forte percentuale di ragazzi che frequentano le discoteche desiderano raggiungere lo «sballo», cioè il perdere «il controllo di se stessi e di abbandonarsi alle sensazioni più varie al di là del tempo e della monotonia del quotidiano».[3] Il primo spartito che propongo dice dell’impegno a possedersi, prima condizione per potersi esprimere veramente. Non ci si possiede nell’agitazione. Per trovarsi, raccogliersi, incontrarsi occorre esercitarsi e imparare.
    Inizio con l’insegnare la consapevolezza del proprio respiro. Respirare bene è un’arte. In mezzo a tutti i fenomeni che condizionano l’energia umana, quello della respirazione è senza dubbio uno dei più tangibili e imparare ad adoperarlo vuol dire introdurre in tutto l’organismo un nuovo fattore di forza e di equilibrio. Chiedo di sedersi comodamente su una sedia, unire le mani e posarle senza premere sull’addome, nella regione del diaframma. Dopo aver espulso il più possibile tutta l’aria dai polmoni, si comincia ad inspirare dilatando prima l’addome, poi la parte inferiore del petto, mentre quella superiore resta immobile. A questo punto si può espirare, contraendo prima l’addome per terminare con la parte bassa del torace. Questo primo esercizio non è tutto ma insegna a rallentare la cadenza del respiro e, combinato in seguito con movimenti delle braccia, fa prendere l’abitudine ad una respirazione profonda e regolare.[4]
    Quando la respirazione si è fatta intensa e profonda chiedo di sentire il proprio cuore battere e di accompagnare il proprio respiro al battito del proprio cuore. Propongo ai miei interlocutori una lunga e intensa concentrazione mentre ripeto frasi del tipo: «Il volto della pace è un volto sorridente»; «Il fiore di mandorlo apre la primavera»; «Mi hai ricamato tutto intero». A volte chiedo di fissare il pensiero su un oggetto. Di solito l’albero. Altre volte chiedo di ripetere brevi frasi scritturali: «Mi hai fatto poco meno di un Dio»; «Padre nostro»; «Rimanete in me». Ho chiesto a volte di visualizzare le mani di Dio e di sentirsi raccolti interamente in esse. All’inizio, il gruppo di ragazzi sembra un cespuglio di rovi; dopo alcuni mesi lo stesso cespuglio pare raggiunto da una scintilla e sprigiona un fuoco caldo e vivo.
    Durante gli esercizi di raccoglimento utilizzo alcune musiche. Di Enya, brani tratti da «The Celts» e da «The memory of trees»;[5] di Steven Halpern la serie «Music for Relaxation and Well-Being»,[6] di Chris Michell «Dolphin Love»;[7] con i ragazzi più grandi ho tentato alcuni canti di Battiato, ad esempio, «Ricerca sul Terzo» e «Haiku».[8] Il corpo, immobile, perfettamente rilassato, è nostro. Una straordinaria quiete scende nella mente mentre dal profondo sale un silenzioso concerto di lode e di offerta a Dio per ciò che si è.
    In riferimento ai sensi, insegno la percezione globale [9] che associa la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’olfatto. Un mezzo che utilizzo spesso, appoggiato dalle nuove tecnologie, è la fruizione multisensoriale delle immagini.[10]
    Ci esercitiamo, insieme, a posare lo sguardo, ad ascoltare la «voce» di qualcuno che parla, quella del fiume, la voce dell’intuizione che si annida in ciascuno di noi e vibra nascosta. Faccio fare l’esperienza di una chiesa silenziosissima, di un grande bosco. Un ulteriore passo, che propongo ai più grandi, è sottrarsi al «chiasso» che fa il silenzio per sentire soltanto un mormorio leggero che fa raggiungere lo stato di preghiera, la voce di Dio che vive in noi. Mi diceva una volta un ragazzo di 15 anni di «avere un cuore a cuore» con Dio. Sempre per affinare la sensorialità giochiamo ad individuare i colori estraendoli dall’influenza che il contesto di forme e luci ha su di essi: dal verde tenero della foglia al verde cupo del sottobosco. Con il tatto cogliamo la rugosità della corteccia, l’umidità della linfa, il velluto di una gemma, i ricami del muschio. La sensazione fisica delle cose rende il cuore ampio e aperto agli altri.
    Tra i sensi e il corpo colloco la parola, guscio verbale del nostro pensare e sentire. La voce è corpo in quanto da esso deriva e con esso si esprime. La parola va insegnata. Si parte dall’imparare a modulare la propria voce, a emettere il suono con l’espirazione mentre si pensa che con il suono esce qualcosa di noi. Ai più grandi dico che la voce va orchestrata perché cooperi in modo coerente e convergente con le parole che si vogliono dire.[11]
    Delineo così ai ragazzi l’affascinante fenomeno del linguaggio: gioco con le parole nella mia mente prima di dire o di scrivere qualcosa; modello e formulo istantaneamente frase dopo frase, a cascata, quando racconto; traduco sentimenti di stupore o di adorazione, di solitudine o di ansia, quando scrivo; capisco chiaramente, nello sforzo di esprimerle, idee che un attimo prima erano oscure.
    Quando usiamo le parole, queste sono vestite non solo di suono ma anche d’intonazione, di accento, di spessore e di «tessitura» della voce e vengono confermate o smentite dai gesti, dagli sguardi e dalle pause tipicamente personali. Anche quando le nostre parole si frantumano nel silenzio non smettiamo di comunicare attraverso altri linguaggi non verbali che sottolineano, rafforzano, sostituiscono o completano il linguaggio scritto o verbale.
    Cerco di far provare amore per le parole, dette e scritte, di far prestare attenzione alla loro forma e sfumature. Un monaco e studioso buddista diceva: «Non usate parole che non fanno altro che rumore».
    I sensi sono anche rivelazione: «Ciò che era dall’inizio, ciò che abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita, noi ve l’annunciamo». Il cristianesimo, quello vero, è la riabilitazione del corpo e dei sensi. Spettacolo e linguaggio, questo è Dio nel suo Cristo e nei sacramenti che lo continuano.

    Esprimersi assaporando e producendo musica

    La musica costituisce un fenomeno di singolare ampiezza nella vita dei preadolescenti e degli adolescenti. La percentuale rilevata dallo studio di Vettorato e Mion indica come questa sia consumata passivamente. Propongo, in controcanto, di far passare i ragazzi, da fruitori di musica che «colpisce direttamente i centri nervosi del ‘simpatico’ con effetti sul sistema motorio e muscolare» [12] a fruitori di musica che arricchisce olisticamente. Non parto dalla musica classica ma invito ad utilizzare produzioni quali quelle di Stephen Mikus: «Music of Stones», «Athos» e «Implosions»,[13] o le musiche del giapponese Yamash’ta, in particolare «Sogno solare: fantasia della sanukite». Di indicibile pregnanza è l’opera «Officium» dello svedese Yan Gabarek [14] che presenta brani dell’ufficio divino, dove il canto gregoriano e la voce del sassofono sono meravigliosamente fusi. Con i ragazzi di 15-16 anni ho tentato anche l’ascolto della liturgia ortodossa slava: un bellissimo Pater Noster, Otche nach, d’Arkadi Dubenski, distinto per tenore solista, a struttura recitativa, è il loro preferito. I ragazzi hanno apprezzato i salmi musicati da Benedetto Marcello, dalla raccolta Estro poetico-armonico del 1724 e i concerti vocale e spirituale di Monteverdi.
    Sugli effetti nettamente positivi dell’educazione musicale e del canto corale riferisce una ricerca estesa a molte scuole medie e superiori, condotta in Svizzera, nel cantone di Berna. La ricerca constata che l’orario intensificato di studio della musica comprendente il canto, la produzione di musica in gruppo, la danza e l’insegnamento della lettura e dell’ascolto della musica aumenta la capacità di concentrazione, la memoria e la capacità di esprimersi linguisticamente e globalmente e, addirittura, aumenta la «gioia di vivere».[15] Per coltivare la cultura musicale indico il CD-Rom «Music Central 96» che comprende il profilo di artisti, recensioni, video clip, canzoni e proposte musicali.[16]
    Invoglio i ragazzi ad esplorare un numero di ottimi siti su Internet. Sempre più musica naviga in Internet. Un sito di fama mondiale è OperaWeb (https://www.opera.it), ricco di un piano editoriale che prevede l’uscita, ogni mese, di un lavoro di cui vengono citati i principali interpreti e viene fatta un’analisi musicale. Contiene anche un menu dedicato a cantanti celebri. RadioZone (https://radio.zone.it) è la prima radio italiana – ancora in costruzione – diffusa esclusivamente via Internet. Il progetto del provider Flashnet e della società WIP (World in Progress) è di costituire un luogo di comunicazione integrata che riunisca vari media come radio, televisione e stampa, all’interno di un unico sito. Musicashow (https://www.microsoft.com/italy) è un importante sito web di riferimento per la musica italiana. Diffonde via Internet interviste a cantanti, videoclip e brani musicali inediti attraverso l’uso della tecnologia Netshow di Microsoft.
    Mi pare importante introdurre, tra le attività espressive, la produzione di musica. Con le tecnologie disponibili oggi è possibile produrre musica anche con minime conoscenze musicali. Ci sono buoni software, come il Mix’n Play,[17] per comporre, missare e suonare a ritmo di rock, blues, rap, reggae e swing, attraverso molteplici interfacce grafiche. L’esperienza di produzione di musica è arricchente dal punto di vista sociale perché viene speso parecchio tempo insieme a lavorare conoscendosi meglio. A volte l’esperienza si perfeziona con l’apporto di professionisti. Ne ho vissuto una di recente con 10 ragazzi e ragazze dai 13 ai 16 anni.[18]
    Un’altra attività sperimentata è stata la costruzione, con i ragazzi, di un ipertesto su alcuni cantautori, dove le scelte di navigazione hanno permesso di esplorare conoscenze e informazioni sulla musica, sulla vita del singolo cantautore e sulle tematiche e valori emergenti dalle sue canzoni.[19]

    Esprimersi attraverso la danza creativa

    Nella discoteca, la pista da ballo potrebbe essere paragonata al trampolino su cui esibire se stessi. Il progressivo sviluppo della conoscenza e della padronanza del proprio corpo e dei suoi movimenti nello spazio è strettamente legato alla conquista di un più sicuro senso d’identità; è questo quanto cercano i nostri giovani interlocutori. Cosa proporre per questo bisogno in modo pieno e gratificante?
    Tra le attività motorie che più mi sembrano rispondere ad una considerazione globale della persona richiamo la psicomotricità [20] e l’«educazione al movimento creativo» (traduco così il termine inglese «dance education»), in quanto esse sono esplicitamente riferite all’unità psicofisica del soggetto e mirano non solo al suo sviluppo fisico ma anche a quello affettivo, cognitivo e sociale.
    Allo sviluppo della globalità della persona e dell’insieme delle sue possibilità espressive e comunicative mira l’esperienza dell’«educazione al movimento creativo» che sviluppa la creatività in generale attraverso l’esperienza motoria, e della «didattica Orff-Schulwerk» che, attraverso l’esperienza del ritmo, associa musica, danza e parola.
    La fusione di intelletto ed emozioni rende l’esperienza della danza particolarmente interessante per la crescita globale della persona.[21] A conferma dei benefici psicofisici della danza cito la ricerca condotta da Gurley-Neuringer-Massee [22] su un campione di adolescenti. I risultati evidenziano come l’esercizio della danza promuova un miglioramento dello stato psicologico significativamente maggiore della pratica dei vari sport. Sembra anche che la danza diminuisca l’ansia e la depressione.[23] Inoltre la pratica della danza è correlata ad un aumento dell’autostima e delle sensazioni soggettive di rilassamento e creatività [24] e aiuta ad avere un «locus of control» orientato internamente.
    La danza creativa dà una connotazione gioiosa, poetica di concepire la corporeità. Direi anche religiosa. Cristo infatti è venuto perché potesse schiudersi e fiorire questa «creatura di Dio», così bella, così ricca nelle sue forze, nei suoi sensi, nascosta però, non dimentichiamolo, in un complesso umano avvilito e diviso dal peccato originale. Ecco che solo dalla presenza della grazia il corpo trova tutto il suo splendore e lo possiamo godere pienamente solo quando è nella grazia. Ogni forma di educazione, di disciplina e di ascesi che coopera per il possesso del corpo collabora con la grazia. Anche insegnare a muovere passi di danza.

    Esprimersi attraverso la drammatizzazione e il teatro

    La drammatizzazione è una forma di letteratura, sia in prosa che in versi, solitamente scritta a dialogo ma non finalizzata allo spettacolo pubblico. È applicata alle attività della classe o del gruppo. Sua caratteristica è perciò la scioltezza, a volte l’assenza di copione, senza problemi per la riuscita e, molte volte, senza prove.
    Attraverso essa si possono raggiungere vari obiettivi quali lo sviluppo fisico, l’espressione del sé, il gioco dei ruoli, la presa di decisioni e l’esplorazione della fantasia che aiuta a sviluppare l’immaginazione.
    Dal punto di vista educativo il teatro, a differenza della drammatizzazione, si fonda sull’obiettivo dell’andare in scena raggiungendo i sottobiettivi legati agli aspetti: psico-sociologico (lavoro cooperativo, motivazione intrinseca, impegno e costanza, capacità di affrontare il pubblico e di esibirsi prefigurandosi il successo) e cognitivo-comportamentale (affinamento delle abilità di comprensione, memorizzazione e dizione riguardo al testo e riguardo alla caratterizzazione da ricreare).
    Nel teatro dei ragazzi e per i ragazzi, l’azione teatrale e i contenuti che essa esplicita costituiscono l’espressione della stessa situazione del gruppo nei suoi aspetti più significativamente psicologici e culturali. Va attribuita una valenza formativa alle situazioni che si sciolgono, alle tensioni collettive che hanno una funzione genuinamente educativa. Il teatro educativo non è solo un prodotto, ma un processo; è un’azione artistica in cui il rapporto con il ragazzo diventa il punto essenziale con l’intenzione di educarne il comportamento attraverso la riscoperta del gioco, dell’improvvisazione, del reale dialogo tra attori e pubblico. È una fonte incredibile di espressività. In scena, lo spazio e le relazioni pre-ordinate vengono trasgrediti e si mettono in azione atti simulativi e relazioni spazio-corpo che liberano al massimo l’espressione. Ho detto altrove della parola, parlo qui del gesto, le radici del quale riposano al centro del nostro essere. Ecco perché spiego ai ragazzi come la strada per esprimersi inizi dal seguire la risonanza che ha in noi una parola di lode o di amicizia: è quasi un suono di campana che si amplifica dentro. Nell’ambiente dove ci incontriamo, chiedo ai ragazzi di chiudere gli occhi per tentare di «sentire» le cose che dico. Parlo del passato, dei milioni di anni incisi nelle stalattiti e stalagmiti di una grotta immensa; chiedo di «sentire» gli anni che si accumulano, goccia d’acqua su goccia d’acqua. Cambio bruscamente soggetto e chiedo di «sentire» la sete di una pianta che da parecchi giorni non riceve acqua. Tento poi esercizi più impegnativi. Descrivo la situazione: «tra le pietre, sopra le pietre, un cerbiatto impaurito corre fino a sentire il cuore scoppiargli nel petto». Chiedo ai ragazzi di gestualizzare, di volta in volta, l’acqua, chiara come il cristallo; la pietra, sulla quale l’acqua passa; la sabbia fine che l’acqua accarezza e lo scoglio contro il quale l’acqua si frange.
    Una delle ultime tappe, nel processo di espressione, porta ad affrontare contenuti più complessi. Leggo il passo di Ezechiele e mi fermo sulla frase: «toglierò dal vostro petto il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne»... Sentiamoci il cuore di pietra, freddo, pesante, insensibile. Dio decide di cambiarcelo e lo fa poco alla volta. Da cuore di pietra diventa cuore di cristallo; è sempre impassibile, ma una fiamma si è accesa all’interno, lo riscalda... diventa sempre più caldo. Dio ci chiede di «addomesticare» il nostro cuore, di addolcirlo. Piano piano prende vita, comincia a pulsare. È vivo. Batte forte. Il sangue va e viene. Lo sentiamo in mezzo al petto, nelle vene del collo, nelle tempie. È il cuore di carne che lancia il sangue in tutto il corpo. È il cuore che mi fa. Sono unico. Sono vivo. Sono una cosa santa. Sono io! Ripeto spesso quest’esperienza, con ogni gruppo che formo. Mi arricchisce sempre. Mi pare di avvicinarmi ad un altare a passi lenti: ogni ragazzo che si esprime.
    Da alcuni anni sperimento il teatro multimediale, un teatro che rende compresenti diversi linguaggi simbolici di comunicazione della cultura e/o delle informazioni associando, sullo stesso supporto fisico del computer, l’immagine grafica, fotografica, tridimensionale, cinematografica, musicale e sonora. La multimedialità, oltre ad offrire i vantaggi propri della compresenza dei linguaggi, si arricchisce di modelli comunicativi che integrano la comunicazione interpersonale a quella di massa e si arricchisce inoltre di modalità psicologiche di fruizione che stimolano contemporaneamente i processi percettivi, emotivi e cognitivi.
    Il teatro multimediale comporta pianificazioni a lunga gettata e la possibilità di esprimersi attraverso mezzi diversificati. Ho felicemente sperimentato la realizzazione di «Alice nel paese delle meraviglie» come riflessione sulla preadolescenza.

    Conclusione

    «Siamo giunti alla conclusione che le categorie di ‘espressività’ e ‘strumentalità’ più che essere vissute e percepite dai soggetti, sembrano artificiosamente imposte dall’esterno».[25] Questo è quanto avviene nel consumo della discoteca. Ho definito l’espressione, all’inizio di queste pagine, come il «tirarsi fuori» ed ho affermato che solo il possedere il proprio corpo calma i sensi, libera forze d’intuizione e forze affettive impensate e rende incomparabili servizi all’espressione. Si diventa giganti dell’energia nascosta in noi. Essere «raccolti», «riuniti», possedersi, permette di tenersi tra le mani. Solo così ci si può esprimere ed offrire.
    Ritorno alla colonna di papiro con le parole di Bachelard: «... la parola [l’espressione] è come una gemma che copre un ramoscello».[26] Quanto vicina abbiamo l’espressione: del Creatore nella sua parola. Di Dio nel suo amore. Per i nostri giovani interlocutori il bisogno di esprimersi è invocazione. Rivolta a noi. È desiderio di pienezza e felicità. Rispondiamo.


    RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

    * AA.VV., Ecstasy e sostanze psichedeliche, Verso l’Utopia, 1997.
    * AA.VV., Gruppi di adolescenti e processi di socializzazione, Bologna, Il Mulino, 1990.
    * Bachelard G., 1960, La poetica della rêverie, trad. it. 1972, Bari, Edizioni Dedalo, p. 25.
    * Campbell J., Attività artistiche di gruppo, 1996, Milano, Erickson.
    * Déchanet, J.-M., 19764, Yoga per i cristiani, Roma, Edizioni Paoline.
    * Delle Chiaie R – G. Brunetti – P. L. Marconi, 1991, Aspetti psicologici della danza: uno studio psicometrico in Perugia L. – Leoni P. – Manganaro M. (a cura di), «Dottore... io danzo: problemi di medicina per la danza», Roma, Edizioni Sigma-tau, pp. 75-89.
    * Dropsy J., 1973, Vivere nel proprio corpo, Milano, Ottaviano, pp. 72-91.
    * Gurley V. – Neuringer A. – Massee J., 1984, Dance and sports compared: effects on psychological well-being in «Journal of Sports Medicine and Physical Fitness», 24, pp. 58-68.
    * Iacomino Mario, 1992, Psicomotricità. Il corpo fondamento dell’Io, Napoli, Editrice Apogeo.
    * Mirabella M. (Ed.), 1983, Fare teatro: guida completa alla pratica teatrale, Roma, Gremese.
    * Takahashi M. – S. Brown, 1989, Qigong. Esercizi tradizionali cinesi per la salute, Roma, Edizioni Mediterranee.
    * Vettorato G. – R. Mion, Giovani in discoteca: rischio ed evasione, in «TGN», 1995, n. 38.


    NOTE

    [1] Vettorato G.– R. Mion, Giovani in discoteca: rischio ed evasione, in «TGN», 1995, n. 38, pp. 5-31.
    [2] Le nuove generazioni vivono in bilico tra la tentazione di organizzarsi attorno al «Me», con la spinta a norme comportamentali di gruppo molto forti (Vettorato G.– R. Mion, op. cit., p. 14) e la tentazione di reificare i propri sogni di onnipotenza, di non stancarsi mai, di essere qualcuno, mentre si sottraggono a un confronto con la realtà che mostra tutti i loro limiti. (Cf Ibid; vedi anche il film Toto le Héros di J. Van Dormael, Belgio, 1991). Nella cultura e società odierne, narcisisticamente orientate, esiste una reale angoscia nei confronti di uno scambio con l’altro e nel confronto con la realtà.
    [3] Op. cit. p. 7.
    [4] Cf vari testi che insegnano la respirazione addominale e le sue motivazioni: Takahashi M.– S. Brown, 1989, Qigong. Esercizi tradizionali cinesi per la salute, Roma, Edizioni Mediterranee, capitolo 3; Déchanet J. M., Yoga per i cristiani, 1976, Roma, Edizioni Paoline, parte seconda, capitolo 3; Dropsy J., 1973, Vivere nel proprio corpo, Milano, Ottaviano, pp. 72-91.
    [5] Sono prodotti ambedue da Nicky Ryan per la EMI Songs Ltd.
    [6] Della Oreade Music.
    [7] Idem..
    [8] Dal CD «Caffé de la Paix».
    [9] Merleau-Ponty, sulla scia della Gestalt, non considera i cinque sensi come canali separati: la percezione, in pratica, ha caratteri di globalità. Non percepiamo una somma di dati tattili, visivi, uditivi, ma percepiamo in modo indiviso una struttura unica della cosa che «parla» contemporaneamente a tutti i nostri sensi.
    [10] Consiste nella proiezione, da computer, lenta e ripetuta di 10-12 diapositive, con un sottofondo musicale. Gli effetti di passaggio tra le diapositive sono ottenuti attraverso programmi del tipo CorelShow, Power Point o sono, a volte, programmati con un linguaggio ad oggetti. Dopo la proiezione, ogni interlocutore esplicita la risonanza provata comunicando anche ciò che la proiezione ha detto agli altri sensi oltre che alla vista e all’udito.
    [11] «Ciascuno provi a sognare un po’, a ‘covare’ una parola tra le più familiari e vedrà allora lo sbocciare più inatteso, più raro dalla parola che dormiva nel suo significato inerte come un fossile di significati» (Bachelard G., 1960, La poetica della rêverie, trad. it. 1972, Bari, Edizioni Dedalo, p. 25).
    [12] Vettorato G. – R. Mion, op. cit., pp. 14 ss.
    [13] Della ECM New Series.
    [14] Della ECM New Series.
    [15] Il rapporto completo della ricerca è stato pubblicato in tedesco nell’aprile del 1993 per i tipi della casa editrice Die blaue Eule, di Essen, sotto il titolo Musik macht Schule a cura di Ernst Waldemar Weber, Maria Spychiger e Jean-Luc Patry.
    [16] Della Microsoft.
    [17] Della Head-On.
    [18] Il CD prodotto è stato Christmas – Bimbo Dance per la Nuova Fonit Cetra; i motivi sono quasi tutti tradizionali armonizzati a ritmo di rock e di rap.
    [19] L’ipertesto è stato realizzato con ToolBook 3.00 di Asymetrix.
    [20] Iacomino M., 1992, Psicomotricità. Il corpo fondamento dell’Io, Napoli, Editrice Apogeo.
    [21] Delle Chiaie R–G. Brunetti–P. L. Marconi, 1991, Aspetti psicologici della danza: uno studio psicometrico in Perugia L.–Leoni P.–Manganaro M. (a cura di), Dottore... io danzo: problemi di medicina per la danza, Roma, Edizioni Sigma-tau, pp. 75-89.
    [22] Gurley V.–Neuringer A.–Massee J, 1984, Dance and sports compared: effects on psychological well-being in «Journal of Sports Medicine and Physical Fitness», 24, pp. 58-68.
    [23] Ibid., p. 63-65.
    [24] Ibid.
    [25] Vettorato G. – R. Mion, op. cit., p. 19.
    [26] Bachelard G., op. cit. p. 43.


    T e r z a
    p a g i n A


    NOVITÀ 2024


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano
    nella letteratura


    I sogni dei giovani x
    una Chiesa sinodale


    Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una
    "buona" politica


    Sport e
    vita cristiana
    rubrica sport


    PROSEGUE DAL 2023


    Assetati d'eterno 
    Nostalgia di Dio e arte


    Abitare la Parola
    Incontrare Gesù


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    oggi il Signore


    PG: apprendistato
    alla vita cristiana


    Passeggiate nel
    mondo contemporaneo
     


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    Di felicità, d'amore,
    di morte e altro
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    invetrina2

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    di spiritualità
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    A cura del MGS


     

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