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    I sacramenti dell'iniziazione cristiana e gli universitari


    Temi di pastorale universitaria /3

    Cettina Cacciato


    (NPG 2018-01-64)

    I termini messi a confronto nel titolo – sacramenti dell’iniziazione/universitari – creano una relazione che appare, di primo acchito, impropria e questo sia perché è la parrocchia titolare dell’iniziazione alla vita cristiana con il conferimento dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (IC), sia perché si presume che i giovani universitari siano già stati iniziati alla vita cristiana o comunque siano già orientati ad una qualunque scelta di fede. Se è vero che la parrocchia è titolare dell’IC ciò non preclude un’azione pastorale sinergica che punti su obiettivi di natura iniziatica. L’azione pastorale di associazioni, movimenti, oltre alla pastorale ordinaria che favorisce lo sviluppo della fede, dovrebbe includere ed esplicitare anche azioni pastorali di natura iniziatica, ovvero il suscitare la fede e promuovere l’adesione a Cristo e il consolidare le dimensioni base che strutturano il Credo della vita cristiana. Da quanto appena affermato si evince che è chiamato in causa anche il rapporto tra catechesi e pastorale. Non ho intenzione di entrare in merito a questi due settori regolati dalla teologia pastorale e assumo la definizione di pastorale giovanile quale riflessione sistematica sull’agire pastorale verso i giovani (principi, condizioni, criteri). La pastorale giovanile (come riflessione sistematica) ha una storia molto più recente rispetto alla catechetica, ovvero la riflessione sistematica sulla prassi catechistica. Rinnovata sotto l’influsso di nuove correnti culturali specialmente di ordine pedagogico e psicologico, la catechesi (e la catechetica) è più estesa della pastorale giovanile in quanto non rivolta soltanto ai giovani ma a tutte le età della vita. Il processo di crescita nella fede, infatti, ha una sua fase d’inizio e una di maturazione permanente ma per entrambe la finalità e il contenuto della catechesi rimangono invariati: promuovere la fede personalizzata e libera nel Cristo risorto, figlio di Dio, vivente nella Chiesa.
    Fare riferimento ad un preciso ambiente e contesto esistenziale del giovane e della giovane, consente di superare il rischio di riflessioni generiche ed è criterio per poter rispondere effettivamente ai loro bisogni concreti. Non fare riferimento alle caratteristiche dell’ambiente produrrebbe qui una riflessione priva… di realismo e con debole carattere testimoniale. Non è secondario, inoltre, riconoscere e precisare l’istituzione universitaria in cui quotidianamente vive il giovane poiché consente di superare anche il rischio di nominalismo o, come dice papa Francesco, «di pensare o riflettere sulle cose “in genere”, “in astratto”».[1] L’azione di cura pastorale (nel senso pieno e originale del termine: la presenza della comunità cristiana) e, per quanto qui ci riguarda, di pastorale iniziatica in università, ad esempio, è diversa se compiuta nelle università Cattoliche e Pontificie[2] o se nelle Statali, ed è anche diverso il tipo di interazione sacramenti dell’IC/universitari. Il taglio di queste riflessioni, dunque, prescinde da basi teologiche e nasce dall’esperienza su campo, ovvero dal concreto impegno pastorale a carattere iniziatico in un ambiente specifico.
    Prima di esplorare l’azione di pastorale iniziatica in università e con gli universitari, è opportuno esplicitare brevemente cosa intendere per iniziazione cristiana e successivamente riflettere su come (poter) fare pastorale iniziatica consapevoli che l’ambiente ‘modella’ l’azione e offre elementi per conoscere la condizione esistenziale del giovane e della giovane.

    Iniziazione alla vita cristiana

    L'espressione iniziazione alla vita cristiana, o più sinteticamente iniziazione cristiana (IC), è frutto di una recente riflessione avviata all’interno del Concilio Vaticano II e maturata nei decenni successivi. Ma ciò che IC significa è stato realizzato dalla comunità cristiana sin dal suo nascere. La Chiesa ha sempre proposto e attuato l'IC lungo la storia, sia pur in forme diverse, e mediante questo processo storico ha generato e genera alla fede nuovi cristiani, li accompagna nell’inserimento della comunità dei credenti in Cristo, e in Cristo li innesta in una nuova relazione filiale con Dio Padre. Questo processo, impegnativo quanto carico di mistero, è possibile perché il Cristianesimo ha in sé la capacità di arricchire ontologicamente l'essere umano. I sacramenti dell'iniziazione cristiana non sono per i credenti un additum, ossia momenti finalizzati solo all’aggregazione religiosa o all’introduzione in una generica religione. I sacramenti dell’IC compiono una vera trasformazione della persona e della sua esistenza. La salvezza cristiana, infatti, consiste nell’offrire ad ogni uomo e donna una novità di senso dell’esistenza, una novità davvero imprevista, un dono inestimabile dell'Amore-Logos: quello di essere figli di Dio in virtù del mistero pasquale di morte e risurrezione di Gesù Cristo. Non è inopportuno, inoltre, ricordare che con i sacramenti dell’IC (battesimo, cresima, eucaristia), celebrati nella fede, la vita cristiana non si conclude ma inizia! Per questo è importante riconoscere che l'iniziazione cristiana non è solo uno spazio da ritagliare nella più ampia pastorale della Chiesa, ma dovrebbe essere la pastorale ordinaria fondamentale della Chiesa.

    La pastorale iniziatica nelle Università cattoliche e pontificie

    Nelle Università cattoliche e pontificie si respira quotidianamente l’intersecarsi di fede e ragione nei vari percorsi formativi e di ricerca. L’aula stessa è il primo luogo della pastorale universitaria dove il docente promuove nello studente l’integrazione feconda tra fede e ragione, tra scienza e vita, qualunque sia la facoltà o le discipline d’insegnamento.[3] Per l’universitario delle Cattoliche o Pontificie l’ambiente di studio consente di curare la propria vita di fede e anche di esprimere la spiritualità dell’Associazione di appartenenza. In queste condizioni l’azione pastorale rivolta agli universitari è certamente agevolata e le cappellanie si trovano in una condizione favorevole d’interazione con i percorsi formativi culturali: «la pastorale universitaria scorre attraverso le varie discipline, come scorre attraverso la convivenza quotidiana dei vari membri della comunità accademica» (E. Dal Covolo). Ma, anche in queste tipologie di università risulta sempre più frequente il caso di universitari che non hanno completato l’IC. Questi casi domandano una proposta pastorale che qui ho chiamato pastorale iniziatica. Il rilevamento di questi casi, per l’esperienza di chi scrive, è documentato attraverso semplici strumenti di esplorazione preparati da alcuni componenti dell’Equipe di pastorale universitaria. Nel riquadro a margine di queste pagine si descrive più ampiamente la pastorale rivolta a giovani universitari di una Facoltà Pontificia che non hanno completato il cammino di iniziazione alla vita cristiana.
    Il rapporto sacramenti dell'iniziazione cristiana e universitari sembrerebbe avere una certa consistenza e possibilità di realizzazione, almeno sul piano dei principi, nelle istituzioni universitarie cattoliche e pontificie, poiché non è detto che ogni realtà sia "attrezzata" in merito. Comunque sia, i giovani vivono in ambienti che consentono certamente di maturare ulteriormente la vita cristiana nella fase post-iniziatica, ovvero nella tappa della mistagogia, dove la cura pastorale è orientata a nutrire la vita cristiana con proposte spirituali, caritative e culturali.

    La pastorale iniziatica nelle università non ecclesiastiche

    Il rapporto sacramenti dell'iniziazione cristiana e giovani delle università statali si mostra certamente più impegnativo, come del resto anche la realizzazione di altre forme di evangelizzazione. Il rapporto è addirittura impossibile nelle istituzioni universitarie dove la cappellania non esiste perché non concessa dalle autorità accademiche. Per questo caso estremo, dove la pastorale d’ambiente non è realizzabile, è più direttamente interpellato l'ufficio di pastorale giovanile della diocesi e le équipe della pastorale territoriale e della cultura che per tale situazione dovrebbero connotarsi come operatori creativi capaci di strategie di incontro e di dialogo. Siamo di fronte a uno di quei casi che domanda un agire della comunità sinergico e in rete. In verità, va riconosciuto che sta lentamente maturando nella coscienza ecclesiale una maggiore apertura al mondo della cultura e dell’università.
    Infine, un breve cenno a quelle che sono, o dovrebbero essere, le cappellanie delle università statali. Piccole oasi spirituali, nel deserto dei grandi atenei e che possono essere considerate espressione e mediazione della chiesa nel mondo della cultura. Mi sembra chiarificatore in merito richiamare un paragrafo della Nota La comunità cristiana e l’università oggi, in Italia che riporta un paragrafo del discorso di Giovanni Paolo II nel 1998 ai cappellani europei: «La cappellania universitaria – come ha detto di recente il Santo Padre – è il luogo dello spirito, dove sostano in preghiera e trovano alimento e orientamento i credenti in Cristo, che vivono con modalità diverse l’esperienza dello studio accademico; è palestra di virtù cristiane dove cresce e si sviluppa con coerenza la vita battesimale; è casa accogliente e aperta per tutti coloro che, ascoltando il maestro interiore, si fanno cercatori di verità e servono l’uomo nella dedizione diuturna a un sapere non pago di orizzonti angusti e pragmatici…».[4] Realizzare tale identità è una grande sfida e richiede diverse condizioni, tra cui, come detta la Nota, sacerdoti ed équipe esperti nella conoscenza della vita universitaria, «per favorire la comunicazione con il variegato mondo accademico, con le personalità della cultura e, soprattutto, con gli studenti».
    Il rapporto sacramenti/universitari richiede, come ho cercato brevemente di dimostrare, particolari condizioni e un’azione pastorale di tipo iniziatica, una tipologia, a mio avviso, da approfondire ulteriormente nella sua modalità attuativa. Richiede anche a coloro che sono chiamati a rappresentare la Chiesa nel mondo universitario alcune caratteristiche specifiche che troviamo declinate in un documento della Conferenza Episcopale Europea sulla pastorale universitaria in Europa.[5] Il documento, tra le condizioni richieste al cappellano e ai collaboratori della PU, richiede attitudine al dialogo e all’accoglienza, visione cristiana della cultura e della società, conoscenza e rispetto del mondo della cultura e della vita accademica. È attraverso queste competenze che passa anche la pastorale iniziatica

    (nel sito di NPG: Un’esperienza di pastorale d’iniziazione cristiana in università)

    NOTE

    [1] Francesco, Discorso al convegno pastorale diocesano sul tema “Non lasciamoli soli! Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti”, Basilica di san Giovanni in Laterano, Lunedì 19 giugno 2017.
    [2] Si veda il profilo delle Istituzioni Universitarie ben esemplificato da Zavattini G., La Pastorale Universitaria, nodo strategico per una svolta con i giovani, in Note di Pastorale Giovanile (2017)5, 80-81.
    [3] Cfr. Zani V. – Pellerey M., Le istituzioni accademiche ecclesiastiche. Cultura della qualità e nuova evangelizzazione, LUP, Città del Vaticano 2012, 9-31.
    [4] Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la cultura, la scuola e l’università, La comunità cristiana e l’università oggi, in Italia. Nota, n. 11.
    [5] Cfr. Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa, La pastorale universitaria in Europa. Lineamenta, n. 22.


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