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    Centralità di Dio

    nel dialogo tra le religioni

    Sintesi della relazione di Carlo Molari

     


    Tra i tanti motivi dell'urgenza di una riflessione rinnovata sul dialogo tra le religioni (religioni causa di conflitti, presenza nel nostro paese di persone provenienti da altre culture, le aperture del Vaticano II sulle religioni come vie di salvezza) vorrei sottolineare quella del cambiamento dell'orizzonte culturale.


    Il cambiamento culturale: da una visione statica ad una dinamica ed evolutiva

    La nostra epoca è contrassegnata dal passaggio da una concezione statica ad una visione dinamica ed evolutiva della realtà.
    Nella concezione statica della realtà (niente di nuovo sotto il sole) le cose sono già fatte, già stabilite. Il movimento avviene all'interno di un orizzonte già stabilito. Il concetto di natura e di legge naturale è dentro questo orizzonte: tutto è stabilito fin dall'inizio.
    Se la realtà è in movimento, se l'uomo stesso sta diventando ciò che ancora non è, se la natura è in divenire non sarà forse necessario porsi i problemi in modo completamente nuovo?
    Si può esemplificare il cambiamento facendo ricorso alla concezione della perfezione primitiva, del male e del peccato e della salvezza.
    In una concezione dinamico evolutiva dobbiamo ritenere che la perfezione non sta all'inizio, ma alla fine. L'universalità del mito di una iniziale età dell'oro probabilmente rinvia all'esperienza che ciascuno di noi fa nella vita fetale. Non c'è stato un universo perfetto e ordinato all'inizio. I doni preternaturali dell'uomo primitivo, affermati dalla dottrina teologica comune, (impassibilità, immortalità, scienza infusa e integrità) non poggiano su alcun fondamento.
    Anche il concetto di male in una visione statica è un mistero. Se Dio ha fatto buone tutte le cose, donde deriva il male? di qui le soluzioni che si rifanno all'esistenza di un dio cattivo o alla dottrina del peccato originale ritenuto responsabile di tutti i guai dell'umanità.
    Il peccato incide sulle scelte dell'uomo, ma non è la ragione del male. Il male, nella prospettiva dinamica, è il presupposto iniziale, il nulla, il caos dell'inizio. Noi stiamo emergendo dal male e la salvezza della creatura è lo stato compiuto della perfezione.
    Se uno si mette nella prospettiva statica crede che la propria esperienza religiosa sia espressione di una perfezione già definita. La stessa rivelazione veniva considerata come una comunicazione definitiva di idee, di dottrine da parte di Dio agli uomini.
    La visione dinamica ed evolutiva della realtà modifica profondamente il nostro modo di vedere le cose e di interpretare la nostra esperienza religiosa e quindi ha conseguenze sul dialogo tra le religioni. Nell'entrare in dialogo con le altre religioni dobbiamo avere un elemento in comune, che non può essere che l'esperienza religiosa, la fede in Dio. La rivelazione secondo il Vaticano II non è la comunicazione di dottrine, ma un'economia di eventi.


    L'esperienza religiosa

    Non si può esprimere l'esperienza religiosa in termini confessionali, ma comuni.
    Quando diciamo di credere in Dio indichiamo anzitutto l'esperienza di una realtà più grande di ciò che noi siamo. Quando noi amiamo, il bene che è presente nel nostro amore, è più grande del bene che noi siamo, la verità che è in gioco in ogni nostra ricerca è più grande delle idee che formuliamo, la giustizia che ci stimola a formulare progetti di fraternità e di uguaglianza è più esigente di tutte le leggi che noi formuliamo. Quindi avere fede in Dio significa che la forza creatrice che alimenta il processo in cui siamo inseriti è positiva e contiene ricchezze non ancora espresse.
    Inoltre la fede in Dio presuppone l'abbandono fiducioso alla forza che ci investe e ci conduce a nuove forme di umanità.
    Un dialogo teologico che giochi solo sulle formulazioni delle dottrine delle diverse religioni sarebbe solo un confronto tra diverse culture. In comune deve essere messa l'esperienza di fede.


    Il concetto di rivelazione

    La rivelazione non è comunicazione di idee da parte di Dio. Noi possiamo solo ascoltare parole umane, che sono sempre prospettiche e legate a una particolare cultura. La rivelazione è un'economia di eventi accompagnati da parole.
    La traduzione delle parole divine in parole umane comporta uno svuotamento (incarnazione), una limitazione all'orizzonte culturale delle esperienze fatte.
    L'azione creatrice non sostituisce le creature, la loro mente, ma le costituisce nella loro realtà (l'amore di Dio non farà mai nascere nessun bambino se non diventa amore di padre e di madre). Solo per analogia noi possiamo dire che Dio è amore. E analogia vuol dire che ciò che noi diciamo di Dio vale in quanto è causa di ciò che noi siamo: è l'analogia di attribuzione. Dio è amore nel senso che è la realtà che rende possibile il nostro amore. In caso contrario ricondurremmo Dio dentro le nostre categorie.


    Opinioni teologiche

    Tra le soluzioni proposte al tema del dialogo tra le religioni io ne propongo quattro.

    L'esclusivismo
    Era l'opinione teologica prevalente sino al concilio. Si sostiene che Gesù è l'unico mediatore di salvezza per l'uomo e che la chiesa ne è il prolungamento nella storia umana. Si è inteso la formula fuori della chiesa non c'è salvezza in modo estremamente rigoroso e rigido (salvezza solo per quelli che appartengono alla chiesa cattolica), sino a concepire la chiesa in termini più allargati (chiesa come comunione dei giusti), distinguendo poi tra chiesa visibile e chiesa invisibile con forme moderate di esclusivismo.
    L'esclusivismo cristologico non tiene conto della distinzione tra Gesù storico e Verbo eterno. L'esclusivismo ecclesiologico non distingue tra funzione di testimonianza propria della chiesa e appartenenza alle sue strutture.

    Il relativismo religioso
    Qui si afferma che tutte le religioni sono valide vie di salvezza e non vi sono differenze sostanziali tra di loro. Il cristianesimo è una delle tante religioni senza possibilità di rivendicare alcuna specifica assolutezza, se non quella propria di ogni religione salvifica. Per vie diverse tutte le religioni esprimono l'incontro dell'uomo con Dio.
    Il relativismo non mette in luce in modo adeguato la particolarità e la specificità delle diverse esperienze religiose.

    L'inclusivismo
    Si sostiene che Cristo riassume tutte le espressioni salvifiche possibili ed è quindi presente nelle diverse espressioni religiose apparse nella storia e presenti oggi nel mondo. Cristo è l'espressione compiuta della salvezza offerta da Dio nella storia.
    Tutte le esperienze religiose hanno un certo rapporto con Cristo e l'esperienza di Cristo include tutti i valori religiosi espressi nelle diverse esperienze religiose del mondo.
    Da qui è facile dedurre che le chiese cristiane contengono tutte le ricchezze espresse nelle diverse religioni.
    Non si distingue sufficientemente tra Verbo e Cristo, tra azione di Cristo e fede in lui, tra fede in Cristo e appartenenza alla chiesa.

    Pluralismo convergente
    Si sostiene che unica è la Parola rivelatrice e salvifica di Dio, ma molti sono i mediatori storici di salvezza e molte quindi sono le religioni vere, anche se fra di esse vi sono notevoli differenze.
    Cioè per un verso il Gesù della storia ha un particolare significato e quindi non tutte le esperienze religiose hanno lo stesso valore. Per un altro verso però, proprio per il suo carattere storico, Gesù non esaurisce le possibilità salvifiche, non esaurisce le manifestazioni di Dio nella storia umana.
    Si può dire che tutte le religioni convergono verso una manifestazione di Dio, che per i cristiani ha in Gesù il criterio.
    Il fondamento dell'unità è la parola creatrice di Dio, è la Parola di Dio, il Verbo eterno che opera anche nelle altre esperienze religiose.
    Come il necessario riferimento ai segni dei tempi costituisce la ragione per superare l'esclusivismo ecclesiale, così la ricerca dei semina Verbi implica la varietà delle parole divine per la salvezza umana, la non esclusività di Gesù nei confronti della salvezza.
    Così la distinzione tra Gesù, l'uomo sacramento di Dio, e il Verbo, parola eterna del Padre, (distinzione sancita dal Concilio di Calcedonia del451) consente di cogliere altri spazi della Parola eterna.
    La soteriologia è così passata da una centralità della chiesa (ecclesiocentrismo), ad una centralità di Cristo (cristocentrismo), ad una centralità della Parola di Dio che in Cristo si svela (Logocentrismo). Tutte le religioni sono in ascolto della Parola eterna.
    Per ogni credente la sua religione è assoluta in quanto consente una esperienza che attinge realmente la Parola di Dio. Questa assolutezza tuttavia non è esclusiva perché non impedisce analoghe esperienze salvifiche assolute. È un'assolutezza relazionale.


    I problemi in prospettiva pluralista

    Alla luce delle riflessioni proposte è possibile affrontare importanti problemi.

    Il nome che salva: distinzione tra il Nome di Dio e Gesù
    Non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (Atti4,10.12).
    Nel nome storico di Gesù risuona il nome eterno, il nome di Dio che dà la vita.
    Il nome che salva è l'azione di Dio che in Gesù si rivela come progetto di salvezza universale, ma per un cammino che conduce altrove.

    L'universalità della salvezza: distinzione tra Gesù e il Verbo
    Cosa significa che per mezzo di Cristo è offerta la salvezza a tutti? È necessario qui introdurre la distinzione tra Gesù e il Verbo. Non c'è separazione, ma distinzione senza mutazione, senza confusione, senza separazione e senza divisione.
    La realtà umana resta realtà umana e la realtà divina resta divina con un'azione molto più ampia. In Gesù si esprime la forza della Parola eterna, ma non per confusione: Gesù resta Gesù e il Verbo Verbo. Gli echi della Parola risuonano nelle diverse culture e religioni. La missione oggi non è solo andare ad annunciare la tradizione cristiana, ma anche ascoltare le parole che risuonano nelle altre esperienze religiose.

    Universalità salvifica dello Spirito e la chiesa
    Che cosa significa che per mezzo della chiesa è offerta la salvezza a tutti? Che è necessaria la mediazione delle comunità cristiane?
    Qui c'è il problema del rapporto tra azione dello Spirito e azione della chiesa. Lo Spirito non opera solo nella chiesa. Tutte le religioni, in quanto luoghi di azione dello spirito possono essere luoghi di rivelazione.
    Le riflessioni svolte sono state guidate da queste distinzioni:
    - la distinzione tra il Nome ineffabile del Padre e il nome storico di Gesù;
    - la distinzione tra il Gesù storico e il Verbo eterno;
    - la distinzione tra l'azione dello Spirito nella storia degli uomini e la struttura ecclesiale.

    Verbania Pallanza, 16 marzo 1996


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