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    4. Il canone

    della Bibbia

    fabris4


    La parola "canone", deriva dalle lingue semitiche, dove qanáh, significa "misura", "regola", "norma".
    Riferito alla Bibbia questo termine indica l'elenco dei libri sacri per ebrei e cristiani, chiamati rispettivamente Antico Testamento (= AT) e Nuovo Testamento (= NT). Successivamente questo elenco diventa la "regola" della fede per le rispettive comunità religiose. Infatti esiste un canone ebraico sia nella terra di Israele sia fuori, nelle città dove vivono gli ebrei che parlano la lingua greca. In questo ambiente dell'emigrazione - Diaspora - si forma il canone dei libri biblici tradotti in greco, utilizzato successivamente dai cristiani. La formazione del canone dei libri scritti in ebraico, chiamato "TaNaK" - dalla combinazione dei termini Toráh, Nebjîm, Ketuvîm - avviene nell'ambiente dei farisei, in un processo che va dal II secolo a.C. fino al II d.C.
    Nel prologo del libro di Gesù Ben Sira, chiamato "Siracide", si menziona la legge, i profeti e gli altri scritti o libri. L'autore di questo libro, parla di "dodici profeti", attestando che nel II secolo a.C. questi scritti formano una raccolta (Sir 49,10). Alla fine di questo processo il canone dei libri sacri per gli ebrei comprende 22 libri, anche se lo scrittore Flavio Giuseppe parla di 24 libri.
    Per gli scritti cristiani il processo di formazione del canone inizia nel II secolo, come reazione al canone proposto dal sacerdote dissidente Marcione e si conclude nel quarto secolo. Al tempo della Riforma - XVI secolo - si rimette in discussione l'elenco dei libri sacri in quanto Martin Lutero per l'AT accoglie il canone ebraico ed esclude alcuni libri dal NT. Per la chiesa cattolica, che prende posizione nei confronti della Riforma di Lutero con il Concilio di Trento - 1546 - i libri sacri dell'AT sono 46 e quelli del NT 27.
    Il criterio fondamentale per riconoscere i libri ispirati che fanno parte del canone per gli Ebrei è laToráh, "istruzione" o "legge", il cuore della Bibbia. Nell'epoca antica per i cristiani il criterio di cononicità è il consenso di fede delle chiese e l'uso liturgico dei libri biblici (Eusebio di Cesarea). I riformatori scelgono come criterio per accogliere un libro nel canone la fede in Gesù Cristo (M. Lutero) oppure i frutti dello Spirito santo (G. Calvino). La chiesa cattolica privilegia l'apostolicità e la tradizione (Concilio Fiorentino, Concilio di Trento). Nel concilio Vaticano II si precisa che sono canonici i testi scritti dagli apostoli o da persone della cerchia della loro cerchia.
    A partire dalla metà del secolo XVI - Sisto da Siena, 1566 - sette libri dell'AT e sette del NT sono chiamati "deuterocanonici", perché non sempre e ovunque riconosciuti come canonici (AT: Tb, Gdt, 1-2Mac, Bar, Lettera di Ger; alcuni brani di Est e Dan; NT: Eb, Gc, 2Pt 2-3Gv, Gd, Ap).


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