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    Le pecore son tornate

    Racconti di Rocco Quaglia /5


    75. Non c’è pace per gli empi

    Un mattino di primavera, Virginia vide passare davanti all’ovile un giovane lupo, dal pelo arruffato e dalla coda ben diritta. Subito, Virginia, invasa dalla passione salvatrice per la povera bestiola, si disse: «Ecco cosa vuole il Padrone da me, che io segua quell’empio lupo, e lo converta in un mansueto agnello, e così saremo per sempre felici e contenti nell’ovile del Buon Pastore».
    Il lupo, però, aveva altri progetti per la testa, e mal sopportava quella pecora che gli belava dietro tutto il giorno. Inutili si rivelarono i tentativi per liberarsene, depistandola, correndo a perdifiato, prendendo scorciatoie per dirupi e anfratti. Virginia non si lasciava scoraggiare, e continuava a gridare: «Arrenditi, poiché è scritto - Insistete a tempo e fuori tempo!».
    Il lupo intanto, sempre più cattivo, ululava, ringhiava, mostrava i denti, minacciava; infine, stanco e sfinito da tanto “amore”, dovette arrendersi e riconoscere che non c’è pace per gli empi!

    76. Prudenti come colombe

    Pecora Prodiga, di ritorno dal mondo e afflitta dall’accoglienza delle consorelle, andò alla ricerca del Buon Pastore. Lo trovò nella vigna del Padrone, a scegliere i vitigni. Il Buon Pastore accolse affabilmente la Prodiga, assicurandola di essere contento di rivederla.
    «Devi sapere – precisò Prodiga – che tu sei l’unico a dirmi di essere contento di rivedermi; le altre hanno continuato a brucare senza neanche accorgersi del mio ritorno».
    «L’hanno fatto per non rivelarsi», rispose il Buon Pastore.
    «Per non rivelarsi?», fece eco Pecora Prodiga.
    Il Buon Pastore rispose: «Vedi, oggi, soltanto un lupo può rallegrarsi alla vista di una pecora; se avessero mostrato gioia, si sarebbero tradite».

    77. Belato in falsetto

    Il giorno dopo, Pecora Prodiga ritornò dal Buon Pastore, che stava preparando un tino per la spremitura: «Sono venuta per dirti che a me tutta questa storia di lupi camuffati da pecore non sta per niente bene. Se tu sei il Buon Pastore, devi fare qualcosa!».
    «Tu cosa suggeriresti?», domandò il Buon Pastore.
    «Intanto potresti mandar via i lupi dall’ovile», replicò Prodiga.
    «Non è cosa semplice! Vedi, con il loro ‘belato’ in falsetto, così dolce e suadente, sono i soli a parlare bene del mio amore».

    78. Le “beate” dell’ovile

    Di ritorno all’ovile Pecora Prodiga si mise a gridare: «Io voglio sapere chi sono le pecore che belano, e chi sono quelle che beano!». Inutile dire che quel grido esplose come una bomba nell’ovile, creando un gran bailamme.
    Scribia, la dotta dell’ovile, si fece avanti, calmò gli animi e indisse una riunione dal tema: «Falsetto, il belato delle pecore beate».

    79. Il grido di dolore

    In quello stesso giorno, le Probe Ovine si riunirono per decidere quale misura prendere con Pecora Prodiga, poiché le une sussurravano: «È l’inviata del Padrone», le altre con forza sostenevano che fosse l’emissaria del Ciucciapecora, e che avesse bisogno di un esorcismo. Poiché non si mettevano d’accordo, inviarono, per mezzo di cane Converso, una pergamena al Buon Pastore, su cui era scritto:
    «Caro Buon Pastore, in mezzo a noi c’è Prodiga che grida come uno sciacallo contro di noi, spaventandoci tutte. Intervieni e fa’ qualcosa!».
    Il Buon Pastore rispose: «Per amor di me, perdonate il suo gridare, poiché anch’io ho gridato una volta con i mercanti nel Tempio».

    80. Zanna Bianca

    Un giorno un branco di lupi si presentò all’ovile, dicendo: «Chiediamo asilo politico».
    Tutte le pecore furono colte da un grande spavento, sentendosi perdute. Pecorissima indisse una riunione straordinaria, e subito l’ovile si divise in quelli che avevano paura dei lupi e in quelli che avevano paura di aver paura. I primi erano per l’accoglienza in nome di un ovile moderno, i secondi erano per la resistenza in nome dei vecchi ovili.
    «Apriamo le porte – gridava Sadducea sostenuta da Virginia - così i lupi potranno vedere come siamo brave e democratiche, e diventeremo un solo gregge e un solo pastore».
    «Spranghiamo le porte – gridava Santambéh incoraggiata da Pecora Magda – , così resteremo un solo gregge con un solo pastore».
    Si decise, infine, di inviare ai lupi una delegazione, capeggiata da Scribia.
    «Perché volete l’asilo politico?» domandò Scribia al branco.
    «Perché da voi c’è molta erba», rispose Zanna Bianca.
    «Ma voi non mangiate l’erba, non siete mica pecore», rispose Scribia.
    «Lo diventeremo – replicò ZetaBin -, poiché ognuno diventa ciò che mangia».

    81. La battaglia dei versetti

    Un giorno esplose nell’ovile una battaglia, la solita guerra dei versetti. Il tema era: «Chi sono le Pecore Elette?». Ognuna andava alla ricerca del versetto giusto, e trovatolo lo gridava, lanciandolo contro gli altri a mo’ di giavellotto.
    «Le Elette sono le paolette!» dicevano le une.
    «Solo le cefalette sono vere!», affermavano le altre.
    «No! – sostenevano altre ancora – solo chi è apolletta andrà nell’ovile celeste».
    Quando tutte le pecore erano ormai crollate per la gran canizza, si fece avanti Zizù, che, non sapendo a chi dare ragione, né da che parte stare, esclamò:
    «A volte mi pare proprio che il Buon Pastore abbia detto certe cose solo per farci litigare; su certi argomenti poteva essere più chiaro, oppure non dire nulla, visto che affermava di conoscerci bene!».
    «Questo è il punto - rispose Scribia - il Buon Pastore disse di conoscere le sue pecore, non quelle degli altri!».

    82. La sete di Pecora Brava

    Un giorno Pecora Brava si lamentò con il Buon Pastore: «Buon Pastore, tutte le volte che ho sete e vado a bere, arriva subito una capra e mi scaccia; che cosa posso fare?».
    «Smetti di bere - rispose il Buon Pastore - dove si dissetano le capre».
    «Buon Pastore, - replicò Pecora Brava – a dire il vero, sono le capre che vengono a bere dove bevo io!».
    E il Buon Pastore: «Diciamo piuttosto che ogni giorno tu sei la prima e entrare nella cantina “Alle quattro capriole”».

    83. Lodi all’Agnello

    Giorno di domenica: secondo sermone di Pecorissima.
    «L’Agnello era altruista, generoso e sempre ben tosato;
    ma voi siete egoiste, avare e non vi tosate mai!
    L’Agnello fece tutto quello che il Padrone gli chiese di fare;
    ma voi non fate nulla di quanto io vi chiedo!
    L’Agnello ha fatto tutto e ha dato tutto per voi;
    ma voi, per chi vi istruisce, non fate nulla e soprattutto non date nulla!».
    «A volte ho l’impressione che parli bene dell’Agnello solo per farci stare male», commentò la Chiarina.
    «Io, invece, ho l’impressione che quando parla dell‘Agnello stia in realtà pensando a se stessa», esclamò la Candida.
    «Io penso che voglia soltanto cambiare la sua vecchia automobile», terminò Pecora Intonsa.

    84. Catechismo

    Gli agnellini chiedono a Pecora Anziana: «Ma perché il Padrone ha permesso a Pecore Antenate di peccare?».
    Rispose Pecora Anziana: «Perché il Padrone le ha lasciate libere».
    «Allora perché le ha mandate via dal giardino?», replicarono gli agnellini.
    «Perché erano libere di non peccare, non di peccare!», concluse Pecora Anziana.

    85. Il sogno di Virginia

    «Pecora Sigi, ho un sogno che mi turba molto!» confidò Pecora Virginia. «Ecco, nel sogno, io sono al pascolo con tutte le altre pecore; poi, improvvisamente arriva un lupo cattivo che mi guarda con occhio famelico. Tutte noi scappiamo, ma io sbaglio sempre strada e mi ritrovo sola, con il lupo che m’insegue. Io scappo, e più corro più mi angoscio, finché non mi sveglio. Cosa mi consigli di fare?».
    «Prova a rallentare la corsa!» rispose impassibile Pecora Sigismonda.

    86. Il nuovo sogno di Virginia

    Il giorno dopo, Pecora Virginia, torna sul lettino di Pecora Sigismonda, e racconta: «Pecora Sigi, ho seguito il tuo consiglio, e l’angoscia del lupo è sparita; tuttavia…».
    «… tuttavia!», incitò Pecora Sigismonda.
    «Per la verità, sono un po’ delusa», rispose Pecora Virginia.
    «Delusa?», incalzò Pecora Sigismonda.
    «Ecco, io ho rallentato, anzi mi sono proprio fermata. A dirla tutta, non mi sono neppure mossa, ma lui mi è passato davanti, inseguendo chissà chi, senza neppure far caso a me!- si lamentò Pecora Virginia – Non so proprio cosa pensare!».
    «Sicura di non sapere proprio cosa pensare?» domandò Pecora Sigismonda.
    «Per la verità una cosa la penso. Penso che i lupi di oggi non abbiano perso soltanto il pelo!», concluse malinconicamente Pecora Virginia.

    87. Timor lupi initium sapientiae

    Un giorno Pecora Serenissima convocò il Gran Consesso, presieduto da Pecorissima.
    «Care consorelle, sempre più lupi turbanti entrano nel nostro ovile; cosa avete in mente di fare?»
    «Dobbiamo dialogare!» propose subito Farisella.
    «Al dialogo! Al dialogo!» belarono in coro.
    «Ma questi lupi – riprese Pecora Serenissima – dicono che le pecore sono animali impuri, che cosa facciamo?».
    «Contrattaccare sarebbe antidemocratico» intervenne la Turchese.
    «Contraddire sarebbe intolleranza» precisò la Melandiosa.
    «Contrapporsi sarebbe razzismo» stabilì la Binderflora..
    «Vi dico io cosa facciamo – intervenne infine Pecorissima – Non facciamo nulla! Non diciamo nulla! Soprattutto non pensiamo nulla!»

    88. Lupi come pecore

    Il giorno dopo una legazione di pecore guidate da Scribia si presentò al Buon Pastore, intento a pigiare l’uva nel tino.
    «Buon Pastore è tempo che tu intervenga, poiché molti lupi rapaci sono entrati nell’ovile e ci minacciano».
    «Molto più di me potete fare voi», rispose il Buon Pastore.
    «Ma noi siamo soltanto povere pecore!».
    «Avete loro parlato di me?».
    «No!».
    «Eppure, li ho mandati come pecore in mezzo a voi!».


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